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La psicologia sociale

Indice

  • Attribuzione causale ................................................... Pag. 1
  • Gli stereotipi .............................................................. Pag. 2
  • Gli atteggiamenti .................................................... Pag. 4
  • Il sé e l'identità sociale ..................................... Pag. 5
  • Le rappresentazioni sociali ................................. Pag. 6

Introduzione alla psicologia sociale

La psicologia sociale si occupa dei comportamenti, stati e processi mentali che si esprimono nel mondo sociale, lo influenzano e ne sono anche condizionati. L'importanza del mondo sociale è determinata dal fatto che lo condividiamo con gli altri e apparteniamo a un contesto sociale modellato dalla storia umana e in continua evoluzione. Inoltre, possediamo un'eredità biologica che predispone l'individuo a vivere, apprendere e agire in un mondo sociale.

Una delle tematiche cruciali della psicologia sociale è il problema della conoscenza della realtà sociale e non a caso, una delle correnti teoriche di questa disciplina si chiama social cognition o cognizione sociale. La social cognition “si occupa dello studio scientifico dei processi attraverso cui le persone acquisiscono informazioni dall’ambiente, le interpretano, le immagazzinano in memoria e le recuperano da essa, al fine di comprendere sia loro stessi sia il loro mondo sociale, ed organizzare di conseguenza i propri comportamenti” (Psicologia in azione, Bianchi-DI Giovanni).

Attribuzione causale

Uno dei modi in cui il soggetto cerca di spiegare la realtà sociale in cui vive è l'attribuzione causale. Secondo la “Psicologia del senso comune” o “Psicologia ingenua”, cioè l’insieme delle conoscenze psicologiche disponibili alle persone comuni, con le quali si cerca di spiegare gli eventi sociali e individuali, l’essere umano ha bisogno di trovare leggi che governano i fenomeni sociali e di attribuire spiegazioni a cause e fenomeni con cui entra in contatto.

L’opera di Heider (1958) ha fortemente influenzato i modelli teorici dell’attribuzione causale che si sono sviluppati in seguito al suo lavoro. Heider si interroga sul modo in cui la psicologia ingenua giunge ai propri risultati e sugli errori sistematici che la caratterizzano e definisce l’attribuzione causale come il “processo attraverso il quale individuiamo le cause delle azioni o degli eventi in cui siamo direttamente coinvolti o che osserviamo” (Palmonari, Il Mulino).

Heider focalizza la sua attenzione soprattutto sull’attore o l’osservatore che possono attribuire cause interne al soggetto (o disposizionali) o cause esterne al soggetto (o situazionali). Weiner e Seligman (1955) modificano lo schema di Heider aggiungendo ulteriori classificazioni delle cause e nello specifico Weiner quelle di stabile/instabile; controllabile/incontrollabile e Seligman quella di globale, cioè che agisce non solo sull’evento da spiegare, ma anche su altri eventi, e specifico, nel senso che agisce solo sull’evento da spiegare.

Jones e Davis (1965), sulla scia del modelli di Heider, hanno sviluppato la Teoria dell’inferenza corrispondente, ritenendo che lo scopo dell’attribuzione causale è quella di compiere inferenze corrispondenti su un’altra persona, cioè giungere alla conclusione che il comportamento o l’intenzione di attuare un comportamento corrisponde a delle qualità stabili della persona. L’inferenza corrispondente si basa su tre fattori:

  • Gli effetti non comuni, cioè il fatto che le persone possono avere a disposizione diversi comportamenti ognuno dei quali conduce a conseguenze differenti;
  • La desiderabilità sociale che se diminuisce può portare al fatto che il comportamento messo in atto sia dovuto a disposizioni interne;
  • La libertà di scelta che porta a mettere in atto comportamenti maggiormente informativi, rispetto a quelli dettati da imposizioni altrui.

Prima di giungere al giudizio sociale su un effetto o sul comportamento di una persona, l’individuo compie una serie di osservazioni e di analisi. È ciò che Kelley (1967) chiama covariazione e cioè il processo che permette di stabilire la causa di un evento mediante lo studio della corrispondenza tra una causa supposta e un effetto supposto. La varianza viene valutata relativamente al livello di consenso degli osservatori, il livello di differenziazione del giudizio su quell’evento rispetto ad altri eventi simili e il livello di costanza del giudizio in circostanze diverse.

Kelley propone anche una modalità più semplice per giungere a una attribuzione: le persone fanno ricorso a schemi di causalità che legano gli eventi alle loro cause più frequenti e che corrispondono a una conoscenza generale del mondo.

Negli studi sull’attribuzione causale, Heider aveva anche individuato l’errore fondamentale di attribuzione, ossia la tendenza a sovrastimare il peso dei fattori disposizionali (o interni) e a sottostimare il peso dei fattori situazionali (o esterni).

Kohneman e Miller (1986) costruiscono una visione alternativa alla teoria dell’attribuzione causale in quanto introducono il concetto di norma, inteso come un insieme di stimoli a cui uno stimolo particolare induce a pensare. La norma può anche essere costruita con il pensiero controfattuale, cioè un pensiero “contrario ai fatti” che immagina alternative ipotetiche ai fatti accaduti. In questo senso la nostra valutazione avviene su dati relativi e sulla base di rappresentazioni costruite sul campo.

A differenza dell’attribuzione, non viene fatta un’analisi della covarianza, ma viene individuata come causa il fattore che avrebbe potuto essere modificato dal pensiero controfattuale. Tuttavia, la ricerca empirica mostra che né la teoria dell’attribuzione né la teoria della norma sono in grado di spiegare in modo esaustivo tutti i comportamenti corretti. Nonostante questo limite, esse hanno un elevato valore euristico, cioè danno una descrizione relativamente valida di un soggetto.

Gli stereotipi

La social cognition si è posta come base anche allo studio dei processi di formazione degli stereotipi. Gli stereotipi costituiscono una classe particolare di Teorie implicite di personalità (credenze condivise sulla stabilità di tratti di personalità che si presume tendano a presentarsi associati in modo relativamente stabile nelle stesse persone) e consistono in un legame stabile tra l’appartenenza a un gruppo sociale determinato e il possesso di caratteristiche attribuite a quel gruppo. Può essere all’origine di pregiudizi o di discriminazione.

Lo stereotipo può essere attivato automaticamente dall’effetto priming, che consiste nell’interferenza di un compito (prime) sull’esito di un compito successivo considerato in apparenza indipendente dal primo. Lo stereotipo attiva nella memoria un concetto o un tratto, definito innesco, che verrà poi utilizzato per dare un giudizio sul comportamento o sulle caratteristiche di un individuo. Quando il priming agisce nella direzione attesa, si parla di “assimilazione”; quando, invece, esso agisce in direzione contraria, si parla di “contrasto”.

Il priming è efficace solo se lo stereotipo è applicabile all’oggetto di giudizio. L’applicazione dello stereotipo al giudizio sociale agisce lungo un continuum che va da un giudizio totalmente espresso sulla base delle caratteristiche del gruppo, a un giudizio espresso sulla base solo delle caratteristiche individuali.

Altri principali temi d’interesse della social cognition sono gli schemi cognitivi, cioè conoscenze immagazzinate in memoria che...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ciccina.ale di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Braibanti Angelo.
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