Psicologia sociale
Cap. 1 – Introduzione
Gli studi classici
Sherif, 1954 - studi su gruppi di ragazzi in un centro estivo;
Teoria del conflitto realistico: l’ostilità e il pregiudizio intergruppi sono il frutto di un conflitto di interesse tra gruppi, in relazione a beni o opportunità cui vengono attribuiti valore e importanza. L’ostilità tra gruppi si sviluppa quando questi hanno in comune lo stesso obiettivo che solo un gruppo può raggiungere.
Tajfel, 1971 - mette in discussione l’assunto per cui la presenza di scopi necessari competitivi sia una condizione affinché si crei ostilità tra gruppi. Affermava che basta una mera divisione in gruppi per provocare comportamenti discriminatori.
Macrae, 1994 - studia l’abilità delle persone nel sopprimere i propri pregiudizi. Le persone sviluppano precocemente dei pregiudizi dai quali, nel corso della vita, fanno fatica a liberarsi. Positivo sarebbe se riuscissero almeno a sopprimerli, ma non è così semplice.
(Esperimento con foto: effetto rimbalzo - influenza non solo i pensieri, azioni ma anche le esperienze) (esperimento incontro fittizio con skinheads).
Che cos’è la psicologia sociale?
Definizione di Allport: “La psicologia sociale è il tentativo di comprendere e spiegare come i pensieri, i sentimenti e i comportamenti degli individui siano influenzati dalla presenza, reale, immaginata o sottintesa, di altri esseri umani”.
Nel 1908, pubblicazione di due manuali di psicologia sociale ad opera di Ross e di McDougal.
- Primo esperimento di psicologia sociale? Sono molti, tutti risalenti all’ultimo decennio dell’Ottocento (Triplett-1898; Rngelmann-1882-1887; ecc);
- Primo manuale di psicologia sociale -> Floyd Allport, 1924;
- Sebbene alcune importanti ricerche furono condotte prima della Seconda Guerra Mondiale, le principali teorie risalgono al 1945;
- La Seconda Guerra Mondiale stimolò forte interesse nei processi di influenza sociale e di cambiamento degli atteggiamenti, i crimini nazisti ispirarono studi su conformismo e obbedienza e l’emigrazione forzata di accademici ebrei contribuì allo sviluppo di questa disciplina anche negli USA;
- Tra questi accademici, i più influenti furono Lewin, con i suoi collaboratori, e Heider;
- Dagli anni '70 del Novecento la psicologia sociale subì una crisi dovuta alla pubblicazione di due articoli che mettevano in dubbio la rilevanza sociale delle ricerche condotte e la natura scientifica dei metodi utilizzati. Secondo alcuni studiosi, gli atteggiamenti non consentivano di prevedere il comportamento, e le teorie sviluppate in Occidente non erano applicabili ad altre culture;
- Il superamento di tale crisi si ebbe grazie alla capacità degli psicologi sociali di dimostrare la loro abilità nel contribuire alla soluzione di problemi di vita reale e di applicare le teorie anche ad altre culture.
Cenni storici
Due orientamenti principali:
- Approccio centrato sull’individuo = l’individuo e i processi intraindividuali;
- Approccio centrato sul sociale = il ruolo del contesto sociale sui processi individuali.
Precursori della psicologia sociale
Lazarus Steinthal e con “la psicologia dei popoli” (Völkerpsychologie)
Le Bon Tarde e con “la psicologia della folla”
Völkerpsychologie
Völk: la base dell’associazione umana è la comunità culturale: il luogo in cui avvengono la formazione e l’educazione. L'ipotesi di base è che vivere insieme secondo modalità comuni porti allo sviluppo di contenuti mentali simili. I dati della coscienza individuale non possono essere compresi se non in riferimento a precisi contesti socio-storici.
A questo progetto contribuì Wundt (fondatore della psicologia sperimentale moderna) il quale distingue tra:
- Processi mentali elementari => risposte fisiologiche;
- Processi mentali superiori (linguaggio) => processi per loro natura sociali poiché, pur basandosi su abilità di tipo fisiologico, si manifestano sulla base del contesto socioculturale nel quale si realizzano. Richiedono un metodo d’indagine storico-comparativo.
La psicologia della folla
Studia gli effetti dell’interazione simultanea, con un grande numero di propri simili, sul comportamento individuale.
Le Bon: la folla è preda degli istinti più bassi e delle emozioni più forti che spingono l’individuo ad azioni che non avrebbe compiuto da solo e per le quali non si sente responsabile. Azione collettiva -> “mente collettiva” = entità psicologica sovraindividuale capace di condizionare il comportamento e i pensieri dei singoli individui -> questa entità è negativa e regressiva.
Tarde: dialettica tra tendenza all’imitazione e tendenza all’invenzione.
La psicologia sociale come disciplina autonoma
Primi del Novecento, la psicologia sociale si afferma come disciplina autonoma basata su: modello positivista e approccio individualista.
Si sviluppa a partire dalle grandi scuole del pensiero psicologico:
Orientamento biologico (teorie istintualiste)
- Teorie evoluzionistiche -> anche le caratteristiche psicologiche e comportamentali degli individui, sono l’esito di processi di selezione naturale. Questo orientamento influenza in maniera:
- Diretta -> teorie istintualiste;
- Indiretta -> psicoanalisi, cognitivismo, comportamentismo.
Orientamento psicoanalitico (inconscio)
- Freud: Il comportamento individuale è determinato dalla complessa interazione tra pulsioni e esigenze sociali;
- Jung: concetto di inconscio collettivo: depositi di contenuti archetipici trasmessi su base ereditaria e condivisi.
Orientamento comportamentista (teorie di apprendimento)
- Il comportamento è inteso come risposta appresa (risposta a stimoli esterni). La motivazione alla base del comportamento origina da un istinto fondamentale a perseguire il piacere/ evitare il dolore. Il comportamento osservabile va studiato evidenziandone il rapporto (in termini di causa-effetto) con le esperienze positive e negative che l’organismo ha precedentemente realizzato (rinforzi). La mente dell’individuo è una “tabula rasa” sulla quale si imprimono gli apprendimenti. Si esclude ogni riferimento a variabili intervenienti di natura mentale quali mediatori dei processi di apprendimento.
Orientamenti gestaltisti e pre-cognitivisti (centralità della mente)
- Basandosi sui dati emersi dalla ricerca nell’ambito della percezione, Wertheimer, Köhler e Koffka evidenziarono che i processi mentali presentavano caratteristiche e proprietà globali non riconducibili alla semplice associazione dei loro elementi costitutivi, ma piuttosto alla modalità con cui tali elementi si organizzano all’interno della totalità più ampia e quindi al sistema di relazioni tra le parti.
- La psicologia della Gestalt, dopo il suo esordio in Europa nei primi del Novecento, si diffuse rapidamente negli Stati Uniti in seguito all’emigrazione forzata dei suoi principali esponenti, a causa del nazismo.
- Lewin: estese il campo di applicazione della teoria dall’ambito della percezione all’intera sfera delle attività psichiche. Evidenziò le applicazioni della psicologia della Gestalt allo studio dei fenomeni sociali nella “teoria del campo” => il rapporto tra individuo e società viene concettualizzato come “dinamica del campo psicologico” -> i rapporti interpersonali e l’ambiente sociale non sono realtà esterne all’individuo ma parti essenziali del suo “spazio di vita”, in grado di entrare in rapporto dinamico con le regioni più personali e intime di questo spazio, ossia il sistema dei bisogni, le motivazioni, le aspettative, la storia personale.
Prospettive interazioniste e socio-costruttiviste (il sociale nella mente)
Cap. 2 – Percezione sociale e attribuzione
La teoria dell’attribuzione causale
Si occupa dell’attribuzione del nostro comportamento e di quello delle altre persone. Nel gergo della teoria, compiere un'attribuzione significa assegnare causalità a una persona un oggetto o una situazione. Secondo la teoria dell'attribuzione, siamo tutti psicologi dilettanti che cercano di spiegare comportamenti, nostri e altrui. Darci queste spiegazioni ci rende la realtà più accessibile.
Autoattribuzione -> diamo una spiegazione al nostro comportamento;
Eteroattribuzione -> diamo una spiegazione ai comportamenti altrui.
Queste attribuzioni possono avvenire in modo:
- Inconscio, quando la situazione ci è familiare;
- Conscio, quando la situazione è inaspettata e sorprendente.
Heider – padre della teoria dell’attribuzione, indica il processo attraverso il quale, nelle situazioni di ogni giorno, una persona cerca di comprendere il comportamento altrui.