Psicologia sociale II
Processi mediante cui l’individuo va a conoscere e interpretare la realtà sociale che lo circonda che può riguardare altri esseri umani. Processo intra-individuale. Individuo costruisce una relazione con altri individui, la comunicazione è il veicolo mediante cui questi scambi avvengono. La psicologia sociale si occupa delle dinamiche tra gli individui all’interno del gruppo quindi come si forma, si consolida come all’interno di esso si formano i ruoli. Quindi l’assunzione di differenti posizioni sociali che vanno a definire la struttura di quel gruppo. Ultimo focus di analisi è quel livello che non considera il gruppo da solo ma in relazione con un altro gruppo. Scontro e relazioni tra gruppi diversi.
Condotte aggressive
Aggressività = un comportamento di infliggere intenzionalmente qualche tipo di danno agli altri.
Nel corso del tempo si sono sviluppati diversi livelli interpretativi per leggere le condotte aggressive e quali sono le motivazioni che spingono gli individui a mettere in atto tali condotte, in particolare le principali spiegazioni che vengono date di queste condotte possono essere collocate lungo un continuum natura, fattori genetici, vs cultura, fattori ambientali.
All’estremo natura abbiamo tutte le spiegazioni legate al fatto che tutti i comportamenti aggressivi sono qualcosa di innato, istintuale e inevitabile e all’estremo opposto abbiamo la cultura in cui troviamo una serie di spiegazioni che vanno a leggere le condotte aggressive in termini di fattori situazionali dovuti alla specifica spiegazione in cui gli individui si trovano.
Accanto alle spiegazioni vengono anche inserite altre spiegazioni che hanno meno a che fare con aspetti psicosociali ma che comunque vengono fornite:
- Spiegazioni basate su fattori biologici es. livello di testosterone e quindi studi dimostrano che ad alti livelli di testosterone corrisponde una tendenza potenziale a mettere in atto condotte aggressive e pressione sanguigna per cui chi ha la pressione sanguigna alta ha la tendenza a mettere in atto comportamenti aggressivi rispetto a coloro che hanno livelli normali o bassi.
- Spiegazioni legate all’alcol più facilmente mettono in atto comportamenti aggressivi.
- Spiegazioni ambientali come ambiente fisico come per esempio il caldo e l’affollamento in cui in contesti affollati è possibile trovare persone che mettono in atto comportamenti aggressivi.
Approccio psicoanalitico
Il primo è l’approccio psicoanalitico, qualcosa che nasce dalle riflessioni di Freud, questo approccio si colloca all’estremo natura perché Freud riteneva l’aggressività come inevitabile, innata e naturale che riguarda tutti gli individui.
Questa aggressività Freud la spiega come uno scontro tra pulsioni fondamentali, l’individuo è sempre guidato da due pulsioni: eros è una pulsione positiva di autoconservazione e ci permette di migliorarci ogni giorno e quotidianamente accanto ad esso esiste anche thanatos, è la pulsione di morte e autodistruzione. Queste pulsioni che ogni individuo ha, crea uno scontro e per far sì che gli individui riescono a far prevalere l’istinto di autoconservazione quindi eros su thanatos scaricavano e convertono la pulsione distruttività verso l’esterno ossia verso gli altri individui mediante l’aggressività. Secondo lui per evitare di essere sopraffatti da pulsioni autodistruttive una delle strategie che l’individuo ha è quello di convertire le pulsioni distruttive verso gli altri.
Agli psicologi sociali serve nonostante sia legato molto all’individuo perché Freud scrive un saggio, Il disagio della civiltà, 1929, che porta a livello societario questo ragionamento e ci dice che il disagio della civiltà consiste nel fatto che ciascun individuo prova un senso di frustrazione dal fatto che vive in una società con dei limiti e regole di condotta in cui non può sempre e liberamente decidere di convertire le pulsioni verso gli altri come gli pare e in qualsiasi momento e proprio da questa limitazione di non poter sfogare in qualsiasi momento questa sua aggressività nasce la frustrazione civile e quindi disagio della civiltà come qualcosa di trasversale agli individui che riguarda tutti.
Per liberarci da queste pulsioni Freud suggerisce una terza via che identifica nel meccanismo di difesa chiamato sublimazione che è un modo di incanalare queste pulsioni negative in qualcosa di positiva l’esempio che riporta sono le forme d’arte spesso alcune correnti artistiche sono molto segnate da questi artisti che compongono opere come momento di sfogo per scaricare questa energia. In questo modo converto in qualcosa di positivo le mie pulsioni.
Approccio etologico
Vicino al modello psicoanalitico sempre nel continuum natura cultura troviamo l’approccio etologico, Lorenz, il quale va a studiare comportamenti degli esseri umani come se fossero animali, con analogie con quello che avviene nel mondo animale.
Ci troviamo sempre all’estremo natura perché vede aggressività come qualcosa di inevitabile e naturale che riguarda tutti da cui non possiamo prescindere ma in questo caso la spiegazione non riguarda più lo scontro tra pulsioni ma è il frutto delle strategie di selezione naturale ovvero la spiegazione che viene data del fatto che l’aggressività nasce come tentativo di preservare se stessi e i propri simili. Per consentire la sopravvivenza individuale e la conservazione delle specie, l’energia istintuale è indirizzata verso qualche bersaglio esterno, stimolo scatenante.
Questi due modelli, approccio psicoanalitico e etologico, sono stati letti in modo unitario per le loro similarità in termini di contributo sotto una logica del modello idraulico:
- Aggressività fa parte della natura umana.
- Aggressività dovrebbe essere trasformata in forme di scaricamento socialmente accettabili.
Entrambi questi modelli partono dal presupposto che ognuno di noi accumula prima di esplodere deve necessariamente trovare una valvola di sfogo in modo da scaricare questa pressione e prima di commettere una condotta aggressiva. Quindi in entrambi si ha l’idea in alcuni momenti di dover scaricare queste tensioni forti che si sono create, scaricandoli verso l’esterno con condotte aggressive o tramite delle modalità di incanalamento di queste pulsioni verso strategie positive, es. competizioni sportive o forme d’arte. Esempio: notte del giudizio, Simpson.
Critiche al modello
Critiche al modello → Lettura di entrambi gli approcci sono state sottoposte ad alcune critiche perché questi modelli sono stati formulati sulla base di teorizzazioni e poi qualcuno ha deciso di verificarli empiricamente e ha riscontrato sì la veridicità di ciò ma fino ad un certo punto e non in tutte le situazioni, non sempre funziona questa idea di valvola di sfogo e non sempre il commettere un atto aggressivo ci libera da queste pulsioni e non commettiamo più condotte aggressive anzi spesso tali condotte vengono ricreate nel corso del tempo.
Seconda critica che viene posta è che sempre secondo questi modelli c’era l’idea secondo cui la semplice esposizione a una condotta aggressiva permetteva di scaricare la tensione in una sorta di effetto catarsi quindi non solo scarico la tensione con aggressività ma anche guardando un video violente o guardando una persona aggressiva, questo è stato verificato non vero anzi è l’esatto contrario poiché l’esposizione a contenuti violente è un elemento facilitante nella messa in atto di comportamenti aggressivi.
Frustrazione
Frustrazione - Metà del continuum tra natura e cultura con il modello di Dollard sulla frustrazione.
Secondo questo modello l’aggressività non è un qualcosa di naturale ma qualcosa di evitabile ma allo stesso tempo non siamo totalmente all’esterno cultura perché la spiegazione che viene fornita si basa su alcune pulsioni e quindi su fattori individuali, in particolare secondo questo modello l’aggressività deriva sempre da un’esperienza di frustrazione, = condizione che si verifica quando degli ostacoli si frappongono fra l’individuo e il raggiungimento dei suoi fini.
Aggressività e frustrazioni sono concetti molto in relazione tra loro nel libro Frustrazione e aggressività, 1939, è un rapporto biunivoco cioè sempre l’aggressività si verifica a fronte di un’esperienza di frustrazione e sempre la frustrazione provoca un comportamento aggressivo. Per cui ogni volta che io provo un’esperienza di frustrazione commetterò un comportamento aggressivo viceversa ogni volta che commetterò un comportamento aggressivo questo sarà causato da un’esperienza di frustrazione e non da altre cause.
Anche questo modello ha subito delle critiche specialmente sulla relazione frustrazione-aggressività in quanto si sostiene che essa non è biunivoca:
- Frustrazione si manifesta anche in assenza di condotte aggressive, quindi non necessariamente quando io subisco un’esperienza frustrante commetterò una condotta aggressiva ci sono tanti modi per poter scaricare la frustrazione senza necessariamente sfogarla nell’aggressività, es. fuga, pianto, apatia.
- Condotte aggressive si manifestano anche in assenza di frustrazione, es. omicidi su commissione, atti terroristici.
Sviluppo del modello frustrazione-aggressività
È stato formulato in risposta concreta a queste critiche al modello di Dollard sull’aggressività uno sviluppo del modello frustrazione-aggressività, Berkowitz, si cercano di smussare le rigidità del modello precedente e con questo modello l’aggressività è frutto di una delle possibili risposte che derivano da un qualsiasi sentimento negativo e non solo la frustrazione, diventando dominante solo in determinate situazioni, es. esperienze pregresse.
Viene riconosciuto che la frustrazione ha un ruolo importante ma insieme ad altri fattori può produrre comportamenti aggressivi ma anche altri tipi di risposta, per verificare e mostrare questa teoria è stato condotto un esperimento sull’«effetto arma», Berkovitz e LePage, 1967: gli studiosi hanno preso i partecipanti e li hanno divisi in due gruppi, uno è stato sottoposta ad esperienza frustrante uno no. La prima manipolazione sperimentale era sulla base della frustrazione quindi tale modello è in dialogo con quello precedente perché ritiene importante tale concetto come possibile co-responsabile dell’aggressività.
Ai partecipanti viene chiesto di mettere in atto un comportamento aggressivo nei confronti di un complice dell’esperimentatore a questo punto viene introdotto una seconda variabile in cui i due gruppi vengono ulteriormente divisi in due sottogruppi in cui: ad un gruppo finché gli studiosi chiedono di mettere in atto il comportamento aggressivo rendono saliente un oggetto associato a un qualcosa di aggressivo ovvero sul tavolo c’è un fucile, un altro gruppo ha una racchetta da tennis. Abbiamo questo disegno 2 x 2 con frustrazione attivata sì-no e per entrambi i gruppi salienza di un qualcosa che evoca aggressività sì-no. Gli studiosi vedono da una parte che la frustrazione ha un ruolo nel mettere in atto il comportamento aggressivo ma anche insieme ad altri fattori, i due gruppi che avevano il fucile più facilmente degli altri accettano ben volentieri di mettere in atto il comportamento aggressivo nei confronti del complice dello sperimentatore. Quello che ci mostra questo esperimento mostra che la frustrazione ha un peso ma ha un peso anche tutta una serie di altre questioni legate anche alle nostre esperienze pregresse che abbiamo in quanto il fucile ci evoca, a seconda delle nostre esperienze pregresse, aggressività.
Setting: stimolo visivo che serviva per evocare qualcosa che noi abbiamo che ci evocava aggressività. L’oggetto non veniva preso, fungeva solo da stimolo visivo.
Apprendimento sociale
Apprendimento sociale, Bandura et al.
Estremo cultura in cui l’aggressività non è più qualcosa di inevitabile o dovuto a pulsioni ma qualcosa legato alle situazioni, questo autore afferma che l’aggressività è al pari degli altri comportamenti sociali e per questo motivo anche essa è frutto di un processo di apprendimento sociale è un processo di acquisizione e mantenimento a determinate condizioni che avviene tramite esperienza diretta o tramite osservazione, quindi sia che io attraverso esperienza diretta quindi sia vittima di condotte aggressive sia che io osservo tali condotte.
Questo comportamento viene acquisito e manutenuto nei casi in cui questo comportamento non ha esiti negativi ovvero qualcuno che commette un atto aggressivo ma non viene punito. Quindi questa associazione tra comportamento aggressivo che non hanno conseguenze negative io acquisisco e mantengono questo stile di comportamento. Bandura per mostrare questa sua teoria conduce un esperimento Baby-doll ovvero una bambola gonfiabile alla cui base vi è un peso per cui se si spinge resta sempre in piedi, dondolando o oscillando. Quindi vi è un adulto che maltratta questa bambola ciò viene visto dai bambini che successivamente vengono lasciati soli con la bambola in un ambiente in cui ci sono vari oggetti in cui possono decidere di giocarci in modo aggressivo o meno e quello che questo esperimento mostra è che non solo i bambini utilizzano la bambola replicando i comportamenti aggressivi svolti dagli adulti ma inventano anche nuovi modi per essere aggressivi utilizzando oggetti a disposizione nell’ambiente circostante.
Implicazioni che tale studio può avere rispetto a bambini che vivono in contesti familiari di maltrattamenti di cui non solo i bambini sono vittima ma sono anche osservatori di stili tra i genitori in cui avvengono questi comportamenti. Questo a cascata si ripercuote anche per quanto riguarda i contenuti violenti della tv. Questo discorso non riguarda solo i bambini ma qualsiasi persona in cui si trova a far fonte con qualcosa di nuovo e sconosciuto infatti troviamo anche una relazione con i contenuti pornografici, soprattutto per i pre-adolescenti in cui non essendoci un programma di educazione sessuale si trovano da soli ad imparare la sessualità con tali video e pensano che quello sia il modo giusto per affrontare una relazione intima.
Sono stati fatti degli studi longitudinali di bambini esposti a maltrattamenti di prima persona o contesti problematici ma non tutti da adulti sono dovuti persone aggressive ma più di altre possono avere l’inclinazione o essere potenzialmente più portati a commettere queste condotte.
Norme sociali
Norme sociali
Modello che va a spiegare l’aggressività sulla base del concetto di norma sociale, essa nasce dal conflitto tra norme sociali discordanti tra loro. Per cui è frutto di pressioni situazionali e di condizioni del contesto. Viviamo in una società complessa in cui in ogni situazione in cui ci troviamo siamo mossi da norme sociali ossia da aspettative e comportamento che quella situazione ci richiede ma non necessariamente queste norme vanno nella stessa direzione a volte qualcuna può sembrarci più rilevante di altre e quindi muoverci ad agire.
Norme contraddittorie → Non tutte le norme sono orientate alla limitazione dei comportamenti aggressivi. Alcune legittimano l’espressione di aggressività come risposta adeguata a determinati stimoli.
La probabilità di attuare un comportamento aggressivo è influenzata dal tipo di norma percepita come pertinente nel contesto.
Esempio: Will Smith e schiaffo per difendere la moglie. Scontro fra norme sociali.
Es. norma del «machismo», che definisce il comportamento che un «vero uomo» deve attuare in situazioni di offesa o provocazione si va a legittimare alcune forme di violenza.
Norma dell’onore in cui il codice penale metteva delle attenuanti ai delitti d’onore ossia a quei delitti commessi da uomini nei confronti di donne che non si erano comportate secondo dei canoni di comportamento che una moglie deve eseguire.
Norma che prevede il ricorso alla violenza come autodifesa e ripristino dei diritti individuali a fronte di eventuali violazioni.
Queste sono condotte aggressive legittimate da una norma che si contrappone alla norma universale dell’aggressività è sbagliata. Sono tutti casi in cui ci possono essere forme di legittimazione a comportamenti aggressivi della società in cui viviamo.
Esperimento sull’obbedienza all’autorità, Milgram, 1974: insorgenza di uno stato eteronomico in cui la norma dell’obbedienza prevale sulla norma della responsabilità sociale e si suppone che l’autorità si assuma la responsabilità del comportamento di cui ha impartito l’ordine.
Condotte altruiste
Latané e Darley: sono i primi che si sono occupati delle questioni delle condotte altruiste e che hanno creato la base su cui dopo ci sono state le elaborazioni successive.
L’interesse per questo in tema nasce da un fatto di cronaca avvenuto a New York nel 1964 in cui succede che una donna Kitty Genovese subisce un’aggressione che poi culmina con la sua uccisione questa aggressione è molto estesa temporalmente perché avviene nell’arco di una mezz’ora in punti distinti dell’isolato quindi non centralizzati in un unico punto. Dalle indagini della polizia emerge che questa aggressione ha avuto numerosi testimoni i quali attirati dalle urla di questa donna si sono affacciati alla finestra per vedere cosa stesse succedendo ma pur notando l’aggressione non sono intervenuti in soccorso della donna.
Da qui si sviluppa tutto l’interesse dei due autori e l’episodio come quello di Kitty Genovese ce ne sono stati molteplici non solo in contesti statunitensi.
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