Il bambino in relazione con il mondo
I cambiamenti teorici: dall'individuale all'interpersonale
Tutti i termini e i concetti psicoanalitici, a eccezione di oggetto e di relazioni oggettuali, si riferiscono all'individuo da solo, segnalando i limiti di una tradizione di lettura della personalità centrata su ciò che si chiama one-body-psychology, ossia la focalizzazione sulle caratteristiche della mente individuale vista come a sé stante e come l'unico vero luogo dell'inconscio. Si parte da un'analisi del bambino che si difende dal mondo, per giungere al bambino che è in relazione con il mondo e viene da quest'ultimo influenzato, ad un bambino che a sua volta è influenzato ed influenza l'ambiente che lo circonda.
La distinzione tra soggetto e oggetto appare meno dirompente se consideriamo i contributi delle neuroscienze. La scoperta dei neuroni specchio il cui funzionamento è attivo sia quando vengono eseguite azioni finalizzate a uno scopo, sia quando si osservano le stesse azioni eseguite da altri, illustra, infatti, la capacità innata e preprogrammata di interiorizzare, incorporare, assimilare e imitare lo stato di un'altra persona dove i neuroni specchio costituiscono la base di questa capacità. Affinché il bambino possa raggiungere la piena espressione di questa predisposizione, è necessario come complemento un adeguato comportamento del caregiver che lo rispecchi, interagendo con lui in modo coerente o prevedibile.
Queste concettualizzazioni, diverse l'una dall'altra e provenienti da diversi orientamenti teorici, sottolineano l'importanza dell'oggetto (esterno o internamente rappresentato che sia) nel rispecchiare il Sé come una modalità fondamentale di ristrutturare il mondo interno.
La costruzione del Sé e lo strutturarsi della personalità: modelli teorici a confronto
Le relazioni affettive determinano e influenzano profondamente la vita degli individui, costituendo la base su cui poggiare e costruire la propria personalità. Lo sviluppo, inteso nelle sue diverse traiettorie evolutive, ha luogo primariamente all'interno della relazione che il bambino costruisce con il genitore. La teoria dell’attaccamento ha fortemente sottolineato l'importanza della qualità del legame che si instaura tra caregiver e bambino nel corso del primo anno di vita, sostenendo come lo stile di attaccamento che il bambino acquisisce all'interno di questa relazione significativa possa costituire un fattore di protezione o, differentemente, un fattore di rischio rispetto agli esiti evolutivi.
In questo senso, l’attaccamento può essere inteso come il presupposto fondamentale per l’instaurazione e il mantenimento di un legame profondo e, affinché questo processo sia possibile, è necessario che l’organizzazione psicologica interna che ne deriva comprenda sentimenti, ricordi, desideri, aspettative e intenzioni che consentiranno poi la costruzione di altri rapporti interpersonali. Il passaggio che avviene dall’infanzia all'età adulta prevede una progressiva capacità di apprendimento e di astrazione delle esperienze precedenti, in modo che queste possano essere utilizzate come sorta di guida nelle relazioni successive.
Prima che questo sia possibile, è però necessario che l’esperienza di essere con la madre si ponga come terreno su cui edificare e organizzare la relazione stessa. In questa direzione, il senso di sé del bambino si forma all'interno dell'esperienza di essere con la madre e grazie alla disponibilità di quest’ultima di fornire una comprensione empatica ed un rispecchiamento che saranno il fondamento delle capacità intersoggettive del bambino. Gli stati interni, sia emotivi che fisiologici, vengono dunque modulati nell’esperienza di essere in due e attraverso la relazione con l'esterno.
Le emozioni, progressivamente, nel corso delle tappe evolutive che si susseguono e che prevedono cambiamenti a livello neurofisiologico e psicologico, alternano momenti di eteroregolazione e di autoregolazione, attribuendo gradualmente al bambino una maggiore autonomia nella modulazione dei propri stati interni. L’acquisizione nel bambino di un senso emergente del Sé passa, secondo questa cornice teorica, necessariamente attraverso momenti interattivi diadici. La madre, nel regolare gli stati interni del bambino, stabilisce con lui un ciclo di scambi a cui il bambino stesso partecipa attivamente.
Il ritmo interattivo che ne deriva stabilirà delle aspettative relazionali a partire dalle quali il bambino costruirà le interazioni successive. Le ripetute esperienze di sintonizzazione all’interno della diade favoriscono, grazie all’adeguatezza delle risposte interattive, la competenza necessaria nel gestire le emozioni negative e amplificare gli stati positivi, gettando le basi per legami di attaccamento sicuri e, conseguentemente, per l’organizzazione di modelli operativi interni della relazione.
Il ruolo svolto dai modelli operativi interni è di fondamentale importanza, soprattutto rispetto alla loro relativa stabilità nel tempo: la continuità dei modelli relazionali dell’individuo ha, di fatto, alla base, la continuità dello sviluppo. La relazione diadica, dunque, nelle sue caratteristiche relazionali, segna il percorso evolutivo dell’individuo che, a sua volta, tenderà a ricreare attivamente esperienze congruenti con la sua esperienza passata. In questa prospettiva, lo sviluppo di strutture mentali interne all'individuo offre la base per l’interpretazione affettiva delle esperienze successive, strutturando in maniera più o meno flessibile la personalità stessa.
Le relazioni interpersonali, che rivestano o meno il ruolo di legame di attaccamento, propongono, dunque, una cornice al cui interno diventa possibile comprendere l'equilibrio e il funzionamento psichico dell'individuo. Ovviamente l’infanzia rappresenta un periodo storico ed evolutivo in cui il contesto ambientale e, più specificamente quello relazionale, giocano un ruolo cruciale in funzione della maggiore dipendenza del bambino dal suo caregiver.
La qualità degli scambi che avvengono tra madre e bambino, oltre che modulare i meccanismi omeostatici fisiologici di base (fame, sonno, temperatura, arousal, ecc.) servono a porre le basi per un processo affettivo, sociale ed emotivo. Il primo anno di vita si accompagna a dei cambiamenti ormonali che avvengono nella madre e che la predispongono all'accudimento del figlio. In particolar modo sembra che i sistemi neuroendocrini, che implicano il rilascio da parte dell’ipotalamo della vasopressina e dell'ossitocina, siano coinvolti in modo alterno e complementare, svolgendo funzioni antidepressive e influenzando i processi mnestici e di apprendimento. Il livello di ossitocina presente nell’organismo materno aumenta con il contatto fisico e la prossimità, stabilendo un nesso tra il rilascio di questo neurormone e il sistema di attaccamento.
Emerge dunque, come la trasmissione intergenerazionale del legame di attaccamento tra madre e bambino passi non solo attraverso un sistema di caregiving che provvede in termini di affetto e sicurezza, ma anche grazie ad un substrato neurale che predispone la diade ai processi di regolazione omeostatica. Inoltre, studi di neuro imaging hanno dimostrato come le aree che si attivano in corrispondenza del comportamento di attaccamento implichino allo stesso tempo una soppressione di quelle aree deputate alla mentalizzazione, ossia della capacità di comprendere i propri e gli altrui stati mentali. Questo lascerebbe intuire come il vissuto elicitato da un intenso legame di attaccamento abbia come controparte una riduzione del bisogno di comprendere gli stati d'animo degli altri, connettendo sensibilmente l’attaccamento al sentimento di fiducia.
La psicoanalisi: dai contributi classici ai cambiamenti alla luce dei recenti studi
Anna Freud nell’intervento clinico, iniziando a coinvolgere i genitori nel lavoro effettuato con il bambino, per quanto questo si limitasse per lo più ad un approccio informativo circa le attività svolte. L'importanza del lavoro della Klein, diversamente, risiede, nel significato relazionale attribuito alla pulsione, per cui la mente del bambino, secondo il suo modello, si popolerebbe di oggetti dai quali assumere qualità affettive: la relazione consente in tal modo al pensiero di originarsi. Il pensiero della Klein trova la sua naturale applicazione clinica nella tecnica del gioco che sembrerebbe assolvere la stessa funzione delle libere associazioni per gli adulti, ponendosi così su di una posizione diversa rispetto a quella tenuta da Anna Freud.
L'azione ludica, secondo la prospettiva kleiniana, getta una luce sui processi inconsci consentendo la libera espressione dei propri impulsi e consentendo al terapeuta l’attribuzione di un significato più profondo ai comportamenti del bambino. Con il contributo della Mahler, viene data invece maggiore enfasi all'aspetto personale delle relazioni con la realtà, in cui il processo evolutivo ha luogo primariamente all'interno della relazione simbiotica madre-bambino, da cui poi emergerà l’identità stabile dell'individuo.
Target supporta la teoria psicologica della Mahler, sostenendo come il bambino piccolo non sia in grado di comprendere autonomamente gli stati d'animo propri e degli altri, pertanto, l'unità simbiotica intersoggettiva, in altri termini, è necessaria al fine della costruzione delle rappresentazioni mentali. La psicoanalisi ha da sempre considerato la mente umana come la risultante di esperienze evolutive che hanno sede nel corpo, rimandando ai processi psichici il processamento simbolico che caratterizza le funzioni più fini ed elevate. Le rappresentazioni mentali sono vicine alle azioni che le generano, ma la mente emerge al di fuori di queste con un significato che viene assegnato sulla base del comportamento che l’altro intrattiene con il bambino, ossia, in funzione della capacità del genitore di restituire un significato sotteso al comportamento del bambino.
I cambiamenti nella psicoterapia psicoanalitica dello sviluppo
L'esperienza di attribuzione e acquisizione di significato è qualcosa che avviene primariamente nella diade a partire dalla capacità materna di riflettere sugli stati mentali propri del bambino. Queste precoci fasi di vita rappresentano i momenti in cui ha origine il Sé, in cui vengono a delinearsi differenti traiettorie evolutive che aprono la strada a percorsi tipici o piuttosto a rischi che possono esitare nel bisogno di un trattamento.
C’è senza dubbio un’attuale tendenza ad incentrare il lavoro sul bambino, a partire dal quale si esploreranno anche i conflitti e le aree problematiche genitoriali nell’obiettivo di promuovere una comprensione empatica e, dunque, un cambiamento relazionale. Il coinvolgimento del bambino, in questo senso, non implica, l'esclusione del genitore, piuttosto abbraccia la possibilità di comprendere attraverso la sua mente, la storia relazionale diadica e triadica.
Lo sforzo attivo, sotteso a tale approccio clinico, sembra essere quello di consolidare o più francamente ristrutturare la capacità genitoriale di mentalizzazione, sostenendoli nella comprensione dei legami assenti tra loro e il bambino, riflettendo sulla qualità e il significato che questa esperienza assume nel mondo interno del figlio. Un’ulteriore considerazione utile ai fini della costruzione del setting di cura, risiede nella comprensione dello stadio di maturazione del bambino, su quali siano le difficoltà specifiche e le relative competenze genitoriali che possono favorire o viceversa ostacolare il lavoro sulla relazione.
È fondamentale comprendere come il modello relazionale, che fa da sfondo a questo tipo di lavoro clinico, ponga una precisa distinzione con l’approccio sistemico familiare. Non interessano, infatti, gli adattamenti o i cambiamenti del sistema nel suo insieme, quanto piuttosto la relazione che il terapeuta riesce a stabilire con il bambino, comprendendone la mente attraverso la conoscenza della sua esperienza diadica. Questo tipo di modello clinico influisce conseguentemente sulla capacità dei genitori di stare con il bambino, attribuendo loro una diversa consapevolezza dei sentimenti del figlio attraverso la mente del terapeuta.
Il terapeuta, concentrandosi sui limiti narrativi dell’individuo, è in grado di rintracciare lacune nella capacità di mentalizzazione del paziente. Queste ultime darebbero informazioni cruciali sulle sue esperienze passate e sulla sua modalità attuale di stare in trattamento, luogo in cui diventa possibile modificare le rappresentazioni interne delle sue relazioni. Grazie ad una comprensione esperienziale dei sentimenti che emergono nelle sedute e che attengono anche alle relazioni precedenti.
Nascere vivere cambiare: la relazione luogo di tessitura dell'essere
La relazione luogo di nascita e di cambiamento
Una quantità di studi dell'Infant Research hanno evidenziato che l'individuo possiede — e la possiede fin dalle prime settimane di vita — una capacità innata e programmata di connettersi con gli altri attraverso un processo di riproduzione all’interno dello stato mentale altrui. Tale processo non passa solo per le vie della mentalizzazione e della rappresentazione simbolica, attraverso le quali formuliamo inferenze cognitive sulle intenzioni ed emozioni altrui, ma anche per accessi preriflessivi molto più diretti e automatici, la cui mediazione è corporea.
La capacità della madre di pensare e reagire agli stati mentali del bambino, al centro delle riflessioni psicoanalitiche sulla relazione d'oggetto e delle ricerche contemporanee sull’infanzia, è di straordinaria importanza per lo sviluppo della capacità di comprendere gli stati mentali propri e altrui, poiché sviluppa la capacità di sentirsi sicuri e della regolazione affettiva.
Essere insieme e separati
L’insistere di tanti autori su questo profondo “essere insieme” e l’esperienza clinica interrogano sulle componenti necessarie per dare vita ad un vissuto forte, una "dipendenza" che faccia sentire esistenti. Il sé catturato nelle storie dell'altro, è costretto a identificarsi con esso e poi a narrarle e identificarle. Essenziale alla funzione generativa materna è l'amore erotico per il figlio, espresso più particolarmente nell’erotismo dell’allattamento che è una forma di sessualità. Neonato e madre sono saziati dall’allattamento come esperienza somatica, erotica ed emozionale.
Molto spesso nelle osservazioni dei gruppi madre-bambino sono più presenti le fatiche, le difficoltà e i dolori dell’allattamento piuttosto che il piacere. Per non parlare delle madri che non si sentono o non sono in grado di allattare i loro figli e che vivono questo limite con angoscia e colpevolezza rischiando di non godersi il bambino per tutto ciò che è.
La dipendenza, anzi si potrebbe meglio dire l'interdipendenza, è quindi base dell'esistere, non si dà vita senza dipendenza, e il fondamento è la tessitura dell’identità. Interdipendenza perché ciò che nasce non è solo un bambino. Viene espresso in termini poetici un’esperienza normale di vita; una fusione, un essere insieme che non è solo tale, ma già contiene nuvole, segno di separatezza e contemporaneamente di una fragilità-debolezza che stanno anche nell’esperienza più bella.
Due esseri che si danno reciprocamente identità in una dipendenza totale fisico-psichica, identità che nasce quindi sin dall'inizio da un complesso impasto di sana fusione, anche di separazione e di limite, nel senso che ogni fusione già contiene, nel suo radicarsi, una storia antica e i germi di una storia nuova. Si parla della complessità delle emozioni, per esempio paure corporee non sempre consapevoli, che si addensano in ogni vita e che impastano l’esistenza. Fantasmi che ossessionano la vita di alcune persone; fantasmi di brutalità nelle situazioni peggiori, ma anche di insensibilità incentrate nell’infanzia.
Le stesse condizioni di gravità possono contenersi proteggendo le madri stesse da gravi adattamenti e proteggendo così anche i figli dalla trasmissione transgenerazionale che può aver rovinato o reso meno buona la loro infanzia. Non solo c'è lo sguardo della madre verso il bambino sin dal concepimento, o si potrebbe dire ancora meglio la qualità e la tonalità emotiva dello sguardo, ma a questo si aggiunge, e a volte si sovrappone come una cappa difficilmente scrollabile, lo sguardo dell’ambiente, un manto culturale che avvolge e permea la vita. Sguardo che però ha perso il contatto con la vita stessa, con i bisogni centrali dell'essere e che spesso funziona su norme e regole a cui attenersi più che ad uno scambio profondo ed intimo.
Farsi cambiare dalla baby observation
L’idea di un bambino accolto e preso in carico dalla madre e dall’ambiente è centrale. L'accoglienza è un dato di base del costituirsi persona è una relazione che dà corpo al corpo, una madre che tiene in pancia un bambino in un determinato modo, e che lo tiene poi in braccio con quell’intensità e quelle tonalità emotive, è una voce che fa da raccordo e controcanto alla crescita. I movimenti del bambino, e ormai si può ipotizzare sin dall'inizio, trovano qualcuno che li accoglie e nel modo di accoglierli li fornisce di senso e li trasforma. Diventa quindi centrale il posto della relazione e il poter fare in modo che contenga meno scacchi possibili. E non c'è solo la madre, ma un'interazione profonda madre-bambino che rende unica quella madre e quel bambino. La comprensione di ciò che sta accadendo nella relazione può però aiutare a modificarla e a renderla maggiormente comprensibile.
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