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Psicologia sociale

Capitolo 1

  • Cos'è la psicologia sociale? È come le persone e i propri gruppi pensano gli altri. Si riferisce al rapporto tra individui, tra persona e gruppo; e tra gruppi e società.

  • Capisaldi: noi costruiamo la nostra realtà e anche se esiste una realtà oggettiva, noi la percepiremo sempre mediante le lenti delle nostre credenze (intuizioni); le intuizioni sono potenti, ma a volte pericolose perché possono essere sbagliate in quanto troppo repentine e ci fidiamo di loro più del dovuto; il contesto sociale, i nostri atteggiamenti e le nostre disposizioni influenzano il nostro comportamento e a volte ci comportiamo in modi avversi alle nostre credenze preconcette.

  • I principi della psicologia sociale sono applicabili alla vita di tutti i giorni; pone domande e dà risposte socialmente utili.

  • I valori dei ricercatori penetrano nel loro lavoro in due modi:

    • Manifesto, ad esempio nella scelta dell’ambito e dell’oggetto di studio.
    • Non manifesto, perché guardando la realtà tramite le lenti delle proprie credenze non ne sono esclusi i ricercatori dato che è una caratteristica umana.

Dato che ricercatori e studiosi condividono un comune punto di vista e provengono da una cultura comune, i loro assunti possono diventare inconsapevoli e difficilmente verificabili e verificati. Ciò che si ritiene oggettivo a volte non è altro che frutto di credenze condivise che Moscovici chiama rappresentazioni sociali. Dunque, il punto non è che i valori non sono negati, ma assumere valori e agire di conseguenza è un’attività umana da cui i ricercatori non sono esenti. L’unica cosa che si fa è migliorare gli strumenti sperimentali per tenere tali credenze sotto controllo e capirne la fonte affinché si eliminino.

Per la sua natura, la psicologia sociale va incontro a due critiche:

  • È banale perché documenta l’ovvio.
  • Le sue ricerche potrebbero manipolare le menti delle persone.

Spesso si osservano eventi che noi ignoriamo, ma che quando accadono non ci fanno rimanere stupiti poiché ce la si aspettava → bias della retrospezione (l’io-lo-so-da-sempre). Tale bias è la tendenza ad esagerare dopo che si è verificato un evento e la propria abilità nell’averlo previsto come qualcosa che sarebbe accaduto.

Storia della psicologia sociale

  • Europa XIX secolo-inizi XX secolo:

    • Psicologia delle folle
    • Psicologia dei popoli

Psicologia delle folle

Gustave Le Bon e Gabriel Tarde avevano una visione negativa del concetto di folle: le persone si annullano all’interno del gruppo, perdono la loro indipendenza e autonomia. Le Bon evidenzia tre meccanismi:

  • Contagio mentale
  • Senso di potenza
  • Suggestionabilità

Tuttavia, Tarde sosteneva che le differenze individuali non si cancellano mai e che l’imitazione è il vero motore del mondo.

Psicologia dei popoli (Volkerpsychologie)

Secondo Wundt, "la forma di base dell’associazione umana è il volk, cioè il luogo in cui gli individui vengono educati e formati; e dove il suo spirito o mente costituisce il principio mentale unificante o idea".

  • L’uomo è tendente intrinsecamente all’unione sociale.
  • Questa disciplina non può essere considerata storica perché si occupa di cose che non discendono dal contesto storico socio-culturale.
  • Oggetto di studio è il rapporto tra persone e prodotti delle loro interazioni, le quali influiscono sulle loro menti arricchendole.

Esaurimento dei due approcci: fino agli anni '40 non esistettero più comunità di psicologi sociali fino al 7 Nations Study del 1945, che vide la collaborazione di psicologi sociali europei e americani.

Critiche alla psicologia sociale americana

  • Prospettiva individualista in base alla quale il comportamento sociale viene spiegato mediante riferimenti a processi individuali e presociali.
  • Concezione della società come un semplice aggregato di persone collegate tra loro da relazioni interpersonali.

Tajfel, Doise, Moscovici e Lewin sostenevano che:

  1. La società ha una struttura propria che non può essere definita in base ai tratti individuali delle persone che la compongono.
  2. La realtà, per essere interpretata nel modo giusto, deve essere analizzata su quattro livelli di analisi: intrapersonale, interpersonale, posizionale, ideologico.
  3. Moscovici ritiene che oggetto della psicologia sociale sia il comportamento dei soggetti sociali, gruppo persone: studiare la psicologia sociale significa studiare il conflitto eterno e non eliminabile tra persona e società; essa studia anche genesi, struttura e funzionamento della comunicazione e cognizione della società; propone il concetto di ‘sguardo psicosociale’ che prevede l’io (soggetto percepente) e l’altro (soggetto sociale mediante il quale il soggetto percepisce l’oggetto: è il responsabile della relazione tra loro ed in base a lui il soggetto agisce e reagisce; può essere alterego (simile al sé) o alter (tutt’altro sé) ed oggetto).
  4. Lewin è il padre di questa disciplina ed opera in vari ambiti: epistemologico, problemi pratici e teorici, analisi delle dinamiche dei gruppi, focalizzazione sulla ricerca-azione (ricercare non solo per analizzare i fatti, ma anche per risolvere i problemi sociali) e teoria del campo (→ metodo di analisi delle relazioni causali fra eventi e di produzione di costrutti scientifici. È una teoria con lo scopo di fornire una comprensione scientifica dei fatti sociali. L’assunto di base è che ogni comportamento in un campo psicologico dipende dalla presentazione del campo in quello specifico momento).

Stati Uniti

  • 1885 → Triplett scoprì la facilitazione sociale.
  • 1880 → Ringelman con l’inerzia sociale.
  • 1908 → McDougall (l’individuo e soprattutto i suoi istinti devono essere la maggiore unità di analisi della disciplina) e Ross (l’influenza dei comportamenti collettivi sulla persona) → Allport (chiara definizione di psicologia sociale: "non esiste nessuna psicologia dei gruppi che non è parte di una psicologia degli individui. Quindi è una sua sezione").
  • Anni '20-'30 → avvio in un contesto culturale molto particolare (migrazioni in America di molte persone provenienti da Polonia, Italia e Russia).
  • 1935-1945 → anni dell’acme di questa disciplina anche grazie a due eventi: crisi di ventinove (durante la quale molti giovani psicologi perdono il lavoro e quindi si concentrano sulle questioni etiche e sociali. Nascita dell’SPSSI) e l’ascesa del nazismo (a molti psicologi viene chiesto di dare una mano nella selezione e formazione del personale e nell’individuare modi per minare il morale dei nemici).
  • Anni '40-'60 → rapida espansione della psicologia sociale.

Entrata in crisi della psicologia sociale (anni '70)

  • Perdita di fiducia nei confronti della disciplina.
  • Contestazione dei metodi di ricerca usati e dell’eticità delle ricerche.
  • Insinuazione del fatto che i valori del ricercatore influenzassero i risultati.

L’entrata in crisi genera una spaccatura tra i sostenitori del metodo sperimentale in laboratorio e coloro che lo rifiutano → acceso dibattito (continuare a prediligere il metodo sperimentale, ma uso anche di altri metodi come il correlazionale e altro).

Anni '80 → rinascita della disciplina. Confronto delle nuove ricerche con quelle avviate e portate a termine negli anni precedenti.

Capitolo 2

Metodi di ricerca per la psicologia sociale

  • Uso prediletto del metodo sperimentale
  • Oggetto di studio: “la persona in relazione”
  • Ricerca giocosa
  • Fasi della ricerca: curiosità del ricercatore, documentazione letteraria di ciò che riguarda lo studio che si vuole fare per vedere se alla propria domanda c’è stata già una risposta.
  • Attuazione della ricerca con l’obbligo di riportare tutto nella letteratura, in volume e in convegni alla fine di essa per divulgare le scoperte fatte.

Ricerca: spiegazione di fenomeni sociali insieme di teorie che devono essere verificate o che devono essere rivisitate.

  • Le teorie sono un insieme di costrutti, ovvero di concetti astratti non direttamente osservabili, ma lo diventano tramite le variabili.
  • Una buona teoria: sintetizza molte osservazioni e crea chiare ipotesi.
  • Le ipotesi permettono di verificare una teoria indicandoci come potremmo falsificarla; indirizzare meglio la ricerca dando nuovi spunti; possono dare indicazioni applicative.

Conclusa la ricerca si deve valutare la sua validità:

  • Sicurezza del ricercatore.
  • Invece dipendono dal controllo delle variabili:
    • Validità di costrutto (= se il fenomeno è stato definito operativamente bene).
    • Validità interna (= se ci potrebbero stare altre variabili che potrebbero interferire nel rapporto tra quelle osservate).
    • Validità esterna (= possibilità di generalizzazione).

Scopo della ricerca

Ricerca correlazionale: non evidenzia i legami di causa ed effetto, ma i legami che occorrono naturalmente tra le variabili. Concedono una predizione della causa dei fenomeni, ma non gli effetti.

  • Vantaggi: studio dei legami tra variabili nella realtà e considerazione di variabili non misurabili (razza, età, etnia ecc).
  • Svantaggi: alto rischio di terze variabili.

Ricerca sperimentale: indagare la causa e l’effetto. È un tipo di ricerca complesso per gli psicologi sociali poiché è difficile individuare i legami causa-effetto quando si osservano le relazioni tra persone in quanto le variabili intervenienti possono essere numerosissime. Agli psicologi in questo tipo di ricerca interessa piuttosto che il realismo mondano, il realismo sperimentale. Quest’ultimo mostra che l’esperimento deve coinvolgere le persone che vi partecipano come se lo stessero vivendo nella realtà. I soggetti devono comportarsi e provare emozioni come nel mondo reale. In questo caso mediante l’assegnazione casuale (la possibilità per ogni partecipante di essere inserito e nell’uno e nell’altro gruppo) vengono creati due gruppi: uno di controllo e uno sperimentale che diventano protagonisti di un disegno sperimentale mentale all’interno del quale viene manipolata la variabile indipendente (causa), di cui ogni gruppo sperimenta una sola condizione. Si andranno a creare gruppi in cui a ogni manipolazione corrisponderà un effetto particolare (variabile dipendente) equivalente alla causa (variabile indipendente).

Ambiente della ricerca

  • Sul campo (nella realtà) o in laboratorio (simulazione della realtà) a seconda del tipo di ricerca lo sperimentatore deve fare questa scelta. Entrambe le tipologie sono usate tanto però tra loro vi sono alcune differenze che concernono:
  • Minore o maggiore controllo delle variabili (= di certo nella ricerca sul campo vi è uno scarso controllo rispetto a quella di laboratorio).
  • Validità della ricerca (= apparentemente sarebbe più valida quella sul campo in quanto registra ciò che accade nella realtà, tuttavia però non si può rilevare il legame di causa-effetto a causa di variabili terze). D’altronde gli psicologi integrano continuamente le due ricerche per arricchirle a vicenda, infatti la ricerca sul campo aiuta la ricerca in laboratorio per la creazione di un realismo sperimentale maggiore.

Strumenti per la ricerca

  1. Osservazione
  2. Intervista
  3. Questionario

Osservazione

Processo complesso poiché si devono stabilire:

  • Tempi di ricerca
  • Dove osservare
  • Ruolo osservatore: esterno (osservazione naturalistica) o interno (osservazione partecipante)
  • Che cosa osservare (n° di sedute di osservazione, loro durata, tempo di rilevazione (continua o a intervalli), unità di tempo (durata sedute))
  • Che cosa andare a vedere: categorie molari (comportamenti con un inizio e una fine), categorie molecolari (comportamenti che durano pochi secondi)
  • Tecnica di registrazione: orale o videoregistrazione

Intervista

Serve a raccogliere dati mediante domande non messe per iscritto:

  • Interviste non-strutturate: senza domande predefinite e senza ordine
  • Interviste semi-strutturate: domande già fatte senza un preciso ordine di somministrazione
  • Interviste strutturate: domande già fatte con un ordine preciso

I risultati sono simili, magari con l’intervista variano di più e riguardano più alcune cose che altre, ciò perché ogni intervista prende direzioni diverse.

Questionario

Strumento di raccolta dati per misurare gli atteggiamenti, le opinioni e i pensieri delle persone. È costituito da domande e risposte standard dato che devono essere uguali per tutti. Le domande devono essere fatte con discrezione, in modo chiaro, non ambiguo, senza doppie negazioni, semplici poiché devono essere capite da tutti. Le risposte possono essere dicotomiche (vero o falso), unipolari (che vanno in un’unica direzione “poco frequenti” a “molto frequenti”) e bipolari (da un opposto all’altro con al centro un neutro). In questo caso si deve tener conto della desiderabilità sociale, ovvero le persone rispondono in un modo piuttosto che in un altro poiché vogliono sembrare persone a modo, perfetti soggetti di esperimento.

Relazione ricercatore-partecipante

Lo psicologo sociale deve considerare l’ipotesi che si vada a creare una relazione con i partecipanti e per questo deve fare molta attenzione. Per tenere sotto controllo il tutto si serve di alcune strategie:

  • Uso di confederati (terze persone scelte dal ricercatore alle quali viene dato un ruolo)
  • Uso di inganni e storie di copertura se sapere realmente a cosa serve la ricerca possa influenzare i partecipanti. Essi vengono sempre svelati, nel caso dell’inganno vi è il debriefing e vengono usati per creare meglio il realismo sperimentale.
  • Uso di strumenti come il questionario poiché magari toni di voce e gesti dello sperimentatore possono interferire.

Una cosa che sta sempre a cuore dello sperimentatore è la questione etica: vi è un codice etico che deve essere seguito. Può essere riassunto in tre parole: competenza, integrità e responsabilità sociale. Il ricercatore deve: essere competente e formato per usare bene gli strumenti; assicurare il benessere fisico e psicologico, e in caso di complicazioni deve riabilitare i soggetti; fornire tutte le sue referenze; essere responsabile a livello sociale della ricerca, cioè deve rispettare e far rispettare le regole. Il codice etico comprende 9 aree tra cui le più importanti sono: attenzione a ottenere il consenso informato e metterlo per iscritto, e libertà del soggetto di abbandonare la ricerca quando vuole.

Esempio della prigione di Stanford

Capitolo 3

Il sé in un mondo sociale

Le persone tendono a mettere se stesse al centro dell’attenzione: effetto spotlight, illusione di trasparenza, autoconsapevolezza.

Concetto di Sé – Test “20 statements test” → basato sulla self-theory (il comportamento di una persona è prevedibile se ci si basa sulla definizione che la persona ha su di sé).

  • Percezione di Sé → avviene tramite gli schemi del sé e mediante processi autoreferenziali (elaborare efficacemente e ricordare bene ciò che riguarda noi stessi).
  • Sviluppo del Sé sociale → ruoli che si assumono, identità sociale, confronti sociali (teoria del confronto sociale di Festinger), successi e insuccessi, giudizio degli altri, cultura di appartenenza (collettivista con sé allocentrico e individualista con sé indipendente).
  • Conoscenza di Sé mediante l’osservazione del comportamento proprio → Bem con l’autopercezione (in presenza di deboli indizi interni si cerca di trarre inferenze sul sé mediante i propri comportamenti; spiegare il comportamento mediante informazioni sottili può portare a interpretazioni erronee; gli altri sono più bravi di noi a prevedere le nostre modalità di comportamento, per farlo correttamente noi dobbiamo rifarci a comportamenti passati simili a quelli presenti; difficoltà a prevedere i sentimenti, si tende a sopravvalutare soprattutto intensità e durata. Facendo ciò si cade nell’impact bias. D’altronde esso è molto importante perché ci fa prendere più velocemente le decisioni. Quando invece avviene qualcosa di brutto non si considera niente di felice, si sta male e si ignora il fatto che noi siamo dotati dell’immune neglect che ci fa ignorare la forza del nostro sistema immunitario psicologico).

Siamo inconsapevoli di molti processi importanti che avvengono nella nostra mente → Wilson (sistema dei duplici atteggiamenti: uno implicito e uno esplicito).

Il sé nel mondo sociale

  • Autostima → è il giudizio complessivo che una persona dà di se stessa.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fede motta di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie e metodi di psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Caso Daniela.
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