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Orizzonti e nodi critici nell'approccio all'adolescenza

L'età dell'adolescenza è tipicamente descritta come un'età inevitabilmente critica, conflittuale, tormentata, infelice. Tuttavia, l'esperienza maturata per anni lavorando con ragazzi, insegnanti e genitori suggerisce che questo approccio non paga e che, per agire proficuamente, occorre mutare atteggiamento, orientando l'attenzione sulle risorse piuttosto che sui deficit, adoperandosi per promuovere la salute dei ragazzi, piuttosto che per “curare” il loro malessere.

Superare visioni deterministiche e riduzionistiche

Una prima forma di riduzionismo è da ricondurre all'approccio “stage oriented”, secondo il quale la crescita viene a configurarsi come una successione di stadi relativamente invariati. Possiamo far rientrare nell'approccio stage oriented sia i modelli biologisti, che enfatizzano il ruolo dei processi fisiologici, sia quei modelli psicologici che enfatizzano il ruolo dei processi dinamici di natura individuale.

Entrambi tendono a considerare l'adolescenza come fenomeno universale che caratterizza la transizione dall'infanzia alla vita adulta, fenomeno interpretabile come il prodotto di importanti cambiamenti che si verificano a livello intrapersonale. Le variabili culturali e di contesto giocano un ruolo decisamente marginale. Assistiamo così a un “riduzionismo bifronte”: sul versante biologico, in quanto si riducono i processi psicoevolutivi ad aspetti essenzialmente naturalistici; sul versante sociologico, in quanto gli effetti del contesto sono ritenuti pressoché irrilevanti.

In realtà, nessun comportamento può essere, in ogni periodo evolutivo, letto unicamente come conseguenza dello sviluppo biologico e pulsionale. L'adolescenza viene, infatti, a configurarsi come una “costruzione sociale” nella quale giocano un ruolo cruciale gli effetti dei significativi mutamenti che si verificano dal micro al macro sistema.

Gli studi più recenti, ispirati alla teoria del ciclo vitale e alla teoria ecologica dello sviluppo umano, suggeriscono di passare dall'approccio “stage oriented” all'approccio “process oriented”, secondo il quale fanno figura i processi che vengono a prodursi nell'interazione tra l'individuo, con le sue vicende biologiche, sessuali e cognitive, da un lato, e l'ambiente sociale con i suoi vincoli ed opportunità, dall'altro.

L'adolescenza diventa un processo da storicizzare nel contesto sociale e culturale in cui l'adolescente vive, contesto che con i suoi effetti contribuirà a connotare in modo peculiare questa complessa fase dello sviluppo umano.

Un'ulteriore forma di riduzionismo è quella dell'approccio sociologico-ambientalista, che vede l'adolescenza unicamente come il prodotto dei cambiamenti sociali della post-industrializzazione a seguito dei quali si sono determinate per gli adolescenti condizioni di marginalità, indeterminatezza e sospensione sociale. Ne deriva un disagio inevitabile.

Si tratta di una visione pessimistica e deterministica dove l'adolescenza, che nei modelli stadiali era interpretabile come la manifestazione di pressioni interne, di natura biologica o pulsionale, diventa espressione di condizionamenti sociali e culturali. Un periodo “inevitabilmente” critico.

Occorre però considerare gli adolescenti un po' meno vittime ma piuttosto protagonisti attivi dei loro percorsi e abbandonare i riduzionismi biologici, psicologici, o sociologici, per assumere una prospettiva bio-psico-sociale più comprensiva e rispettosa della complessità dei fattori in gioco.

Altro rischio di riduzionismo si corre quando si parla degli adolescenti come di una categoria uniformante ed omologante, dimenticando che ciascuno vive le sfide verso l'adultità in base ai suoi vincoli e alle sue risorse di natura personale, ambientale e relazionale.

Così l'adolescenza, lungi dall'essere considerata come un processo lineare, fisso, uguale per tutti, presenta grandi differenze individuali di percorso, derivanti dalla complessa interazione tra la persona in crescita ed il suo contesto di vita.

Si tratta, quindi, di assumere una concezione agentica di sviluppo, secondo la quale gli adolescenti non sono da considerare come semplici prodotti di condizionamenti biologici, psicologici, sociali e culturali e, in quanto tali, facilmente omologabili, ma come soggetti attivi, capaci di esercitare un'influenza personale sul corso degli eventi. In tal senso, sarebbe più opportuno parlare di adolescenza recuperando il valore del livello individuale, onde evitare di disconoscere la ricchezza dei differenti percorsi di crescita.

Spostare il focus dal deficit alla competenza

Anche l'approccio all'adolescenza non è sfuggito al fascino del modello sul deficit e, di questa età, sono stati sottolineati gli elementi di problematicità, conflittualità, malessere. Ciò ha portato, per esempio, a ritenere tipici e rappresentativi dell'adolescenza alcuni comportamenti di pericolosità e negatività che, al contrario, sono proprio quelli minoritari.

Nelle descrizioni della realtà adolescenziale continuano così ad essere sovrastimati gli aspetti di problematicità e di rischio e lasciati sullo sfondo gli aspetti positivi, a dispetto della realtà, che vede la maggior parte dei ragazzi affrontare adeguatamente le sfide della complessità e realizzare senza eccessivi traumi il proprio percorso di emancipazione.

Si avverte, pertanto, l'esigenza di cambiare prospettiva e di assumere il modello definito della “competenza”, spostando la lente di osservazione dal disagio alla salute e al benessere. Ne deriva che occorre comprendere le componenti e i processi che generano salute e individuare ciò che permette alla maggior parte dei giovani di affrontare con flessibilità il proprio percorso evolutivo, accidentato da fattori o difficoltà esogene ed endogene.

Far propria questa prospettiva vuol dire abbandonare la rappresentazione dell'adolescenza come inevitabile condizione di disagio, per considerarla piuttosto come un periodo di coping, di adattamento produttivo nel corso del quale l'adolescente è chiamato a confrontarsi con una molteplicità di sfide.

Acquistano così particolare interesse i compiti di sviluppo e le risorse di resilienza ed il disagio viene a connotarsi non come una condizione statica, ma come uno squilibrio momentaneo, alla quale gli adolescenti sono variabilmente esposti e alla quale contribuiscono componenti di ordine biologico, psicologico e sociale.

I compiti di sviluppo

Il concetto di compito di sviluppo è da far risalire a Havighurst, il quale lo definisce come un compito che emerge in un determinato momento della vita e che si trova a metà strada tra un bisogno individuale e una richiesta sociale; ha la funzione di mettere alla prova e di stimolare il soggetto a superare positivamente la fase di sviluppo in cui si trova, preparandolo al fronteggiamento delle fasi successive. L'esito positivo di un compito di sviluppo porta al conseguimento del benessere; al contrario, il fallimento, oltre a procurare disagio, può compromettere almeno parzialmente la traiettoria di sviluppo.

Sebbene in adolescenza ci siano alcune richieste di natura universale, connesse all'esperienza della pubertà, alla problematica dell'identità, all'allargamento della sfera relazionale e sociale, i problemi evolutivi che si presentano non sono inevitabili e uguali per tutti, ma si definiscono nel rapporto tra l'individuo, la sua appartenenza sociale, l'ambiente in cui è inserito.

La società dei consumi, la permeabilità del sistema familiare, il pluralismo culturale e valoriale, l'eccedenza di possibilità e di esperienze di vita richiedono all'adolescente:

  • Di costruire i processi di identità culturale e sociale, sviluppando nuove forme di progettualità, di cittadinanza attiva a livello nazionale ed europeo;
  • Di sviluppare conoscenze, abilità e competenze ispirate alla cultura della diversità, della tolleranza e della convivenza solidale, per vivere adeguatamente in una società che sempre più si caratterizza come multirazziale, interculturale e interreligiosa;
  • Di interagire criticamente con il mondo dei mass media che sta modificando radicalmente il modo di lavorare, imparare, ricevere servizi e comunicare con gli altri;
  • Di costruire un proprio iter professionale dotato di flessibilità e aperto alla prospettiva dell'educazione permanente.

Dovremmo chiederci quali siano le variabili che permettono all'adolescente di giostrarsi dentro la complessità e di affrontare i diversi momenti di conflittualità e di crisi all'interno di una società sempre più “liquida”, senza mettere in pericolo il proprio benessere.

Le risorse di resilienza

La ricerca di tali variabili rimanda al concetto di resilienza, con il quale si fa riferimento a un insieme di risorse interne ed esterne in grado di prevenire la rottura dell'equilibrio omeostatico in condizioni di forte stress o di consentire una capacità di recupero di fronte ad eventi negativi, così da ridurre il rischio di problemi nei processi di adattamento.

Alcuni studi condotti recentemente su adolescenti hanno messo in luce un insieme di fattori a forte valenza salutogenica. A livello individuale emergono: le capacità di problem solving e decision making, l'orientamento verso il futuro e la progettualità.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher beatrice5692 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia preventiva e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pontificia Salesiana - Unisal o del prof Colasanti Anna Rita.
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