CAP 6 La soddisfazione lavorativa
La soddisfazione lavorativa è la misura di atteggiamento più utilizzata nella ricerca
organizzativa.
3 componenti : emotiva, cognitiva e comportamentale ben identificabili nella definizione di
soddisfazione: “uno stato emotivo positivo o piacevole (emozione) risultante dalla percezione
(cognitivo) della propria attività lavorativa (Comportamento)”. Lo studio deriva dal
movimento della human relations secondo cui i lavoratori soddisfatti saranno i più motivati e
dal movimento per la misurazione degli atteggiamenti che ha operazionalizzato le variabili
psicologiche. Studi di marketing evidenziano che un cliente soddisfatto tenderà a ricomprare il
prodotto-il lavoratore può esser visto come un cliente e la prestazione come prodotto-tutto ciò
non è stato confermato dalle ricerche su campo. Oltre alla produttività la soddisfazione è
vicina al ‘sentire comune’ per cui tutti prima o poi sentono soddisfazione/insoddisfazione
lavorativa. E’ stata resa misurabile da questionari Dagli studi è possibile identificare
istruzioni per intervenire sul campo.
La soddisfazione può essere:
-generale o complessiva
-relativa a differenti aspetti dell’esperienza organizzativa.
Negli anni sono stati sviluppati diversi modelli:
• Modelli cognitivi: cercano di individuare le modalità che portano i soggetti a soppesare
tutti gli elementi in gioco per decidere il proprio livello di soddisfazione. Per es. il Facet
Model di Lawler: l’origine della soddisfazione sta nel confronto tra ricompense ricevute
e quelle attese,se quelle ricevute sono inferiori ci sarà insoddisfazione,se pari ci sarà
soddisfazione, se più alte quelle ricevute ci sarà disagio; la stima delle ricompense
attese si basa su: 1.input che il soggetto ritiene di offrire(livello di abilità) 2.il confronto
tra questo e le ricompense ricevute dagli altri soggetti 3.le caratteristiche del lavoro in
sé(difficoltà). Un altro es. è Teoria del confronto sociale di Festinger per cui le persone
nel valutare le proprie prestazioni si confrontano con quelli a cui son più simili a meno
che per bisogni specifici scelgano chi sta sotto o chi sta sopra di loro.
• Job characheristics model di Hackman e Oldham : trovare le relazioni tra caratteristiche
del lavoro,reazioni individuali dei lavoratori e soddisfazione lavorativa. Proposte 5
dimensioni che portano a 3 stati psicologici (significato del lavoro, responsabilità,
conoscenza dei risultati) che producono risultati di soddisfazione, motivazione e
efficacia. Più i 3 stati sono presenti più sarà probabile soddisfazione.
• Modelli disposizionali: alcune persone son cronicamente insoddisfatte del proprio
lavoro. Correlzioni positive tra soddisfazione e alcuni tratti di personalità. Per alcuni
autori la soddisfazione è influenzata dal core self evaluation costrutto definito da
autostima,autoefficacia,assenza di pessimismo e locus of control interno .
• Modelli basati sulle emozioni: es. Affective Events Theory di Weiss e Cropanzano
accento sull’influenza esercitata dagli eventi quotidiani sulle emozioni che
accompagnano soddisfazione/insoddisfazione –gli eventi negativi influenzano
maggiormente, anche se quelli positivi vengono raccontati più frequentemente
La soddisfazione ha delle cause(antecedenti) e degli effetti(conseguenze):
Gli antecedenti sono divisibili in 2 categorie:
1. Caratteristiche del lavoro: ci sono diverse condizioni nelle organizzazione che
promuovono la soddisfazione per es. ruolo (ambiguità o conflitto di ruolo correlano
negativamente); controllo sul proprio lavoro (percezione della libertà nel prendere
decisioni); orari (orario flessibile, lungo, part-time); conflitto L-F (altilivelli di conflitto
bassa soddisfazione).
2. Caratteristiche individuali: 30% della varianza di soddisfazione dipende da fattori
genetici. Soggetti predisposti a sviluppare atteggiamenti positivi. Locus of control
interno soddisfazione, >affettività negativa<soddisfazione
Le Conseguenze: prestazione; turnover (assenteismo sembrerebbe non correlato) ,il
benessere psicologico; i comportamenti controproducenti; bunout considerato come senso
di esaurimento,depersonalizzazione e ridotta efficacia personale. Ciò che viene vissuto
nell’ambiente lavorativo compensa ciò che è esterno ad esso,ciò che accade in un
ambiente si riversa sull’altro(per alcuni c’è totale separazione).
Il livello di soddisfazione percepita varia in base alle persone, inoltre possono esser
soddisfatti per certi aspetti e contemporaneamente non per altri, servono dunque
strumenti per misurarla: questionari: monodimensionali (misurano la soddisfazione
complessiva)e multidimensionali (misura tutte le singole componenti della
soddisfazione),la soddisfazione globale può essere ottenuta sommando i punteggi delle
diverse sottoscale quindi viene considerata una misura composta—secondo alcuni è errato
perché per la complessiva è meglio un’unica e specifica domanda.
Gli studi sulla soddisfazione si sono impegnati su:
Lavoro interinale in cui il lavoratore ha due organizzazioni di riferimento,spesso scelto in
quanto possibilità di aumentare la propria professionalità—non si sono trovate differenze di
soddisfazione rispetto ai lavoratori ‘normali’ in quanto le differenze non sembrano
dipendere dal tipo di contratto. Ovviamente ci sono gli interinali volontari (più soddisfatti)
ma anche gli involontari. La soddisfazione lavorativa sembra essere determinata
soprattutto dal legame tra lavoratore e società di appartenenza (interinale) più che dalle
caratteristiche dell’azienda in cui viene prestata l’attività lavorativa.
Personale infermieristico: carenza di personale quindi bisogna incrementare l’attrattività
sia nei confronti del personale già in servizio per trattenerlo sia di quello disponibile sul
mercato. La probabilità che un infermiere cambi lavoro raddoppia se la soddisfazione
passa da ‘’molto soddisfatto’’ a ‘’in qualche modo soddisfatto’’-fondamentali sono le
caratteristiche delle attività di lavoro,le relazioni con i colleghi, la responsabilizzazione,
l’autonomia, la crescita professionale, le relazione con i pazienti e le famiglie e le relazioni
con il coordinatore. (progetto Nurses’ Early Exit Study: individuare variabili del turnover).
CAP 7 La competenza
Il nucleo fondante della competenza è nella capacità di produzione e interpretazione di segni
e simboli e nella nostra competenza semeiotica ed ermeneutico -narrativa individuano
nell’uso del linguaggio e nella costruzione dei significati l’essenza, la conditio sine qua non
della possibilità di sviluppare competenza e produrre conoscenza ( sempre inerenti relazioni
poiché non dotiamo di senso una cosa in sé, ma solo il rapporto). L’interazione è il nucleo
della costruzione della competenza, si presenta nella forma di racconto e comprende una
continua negoziazione delle conoscenze implicite , si costruisce e ricostruisce una cultura
condivisa e elaborati modi di agire e pratiche quotidiane condivise perché reciprocamente
soddisfacenti. L’uso del pensiero e del linguaggio avviene attraverso transizioni in base alle
quali ciascuno riesce a cogliere e interpretare i pensieri altrui costruendo la conoscenza
intersoggettiva le persone costruiscono la conoscenza di sé e del mondo attraverso processi
interattivi inseriti in contesti storici e culturali. Un secondo nucleo della competenza è quello
pragmatico e ordinatorio che individua la competenza a progettare e attuare piani d’azione(le
persone sono in grado di costruire modelli alternativi della realtà e attivarli in particolari
situazioni). L’ipotesi è che la competenza progettuale sia espressione di una struttura
cognitiva incorporata in un repertorio di mappe cognitive, schemi e programmi, posseduto e
usato dall’attore per porre in atto le proprie azioni e comportamenti. Competente è chi è
capace di progettare e realizzare corrispondenze tra l’intenzione e i risultati dell’azione, e di
scoprire e correggere gli errori, o le eventuali mancate corrispondenze. Competente è la
persona capace di vedere i confini del proprio pensiero narrativo e paradigmatico e delle
proprie azioni, che ha acquisito la capacità di vedere i propri modi di vedere. La competenza è
il processo formato dai due nuclei; 2 orientamenti muovono il processo:
1. individuale-conversazionale: arcaico, globalità e immediatezza, è una competenza
riconosciuta dalle strutture e nelle funzioni biologiche affettive;
2. sociale-culturale: recente, origina della conoscenza esplicita, che assume le forme della
logica, del ragionamento ipotetico-deduttivo, tende all’astrazione e razionalità.
Molto stretta è la relazione tra attività cognitiva,competenza,conoscenza del sé e definizione
dell’identità: in base a chi sono cambia anche la mia definizione di ‘’cosa c’è li fuori’’;il
legame tra persona e ambiente è spiegato dal 2 nucleo in cui son fondamentali i concetti di
reciprocità e interdipendenza; secondo Bruner ogni persona sviluppa il proprio universo
conversazionale. Non è concepibile una condizione umana indipendente dalla cultura.
DALLA COMPETENZA A VIVERE ALLA COMPETENZA PROFESSIONALE
COMPETENZA LINGUISTICA DI CHOMSKY: competenza come potenziale a disposizione delle
persone da usare quando necessario. La competenza di un parlante è definita dalla sua
competenza grammaticale-per analogia quella professionale è un insieme di capacità interne
all’attore indipendenti dalla natura del compito,dalla situazione e dei vincoli a cui l’azione è
rivolta, presuppone la conoscenza di regole generative e l’esistenza di strutture cognitive
profonde per generare routine d’azione anche se non sono identificate con l’azione
->formulazione di un modello di agente ideale, astratto.
COMPETENZA TACITA DI POLANYI: esiste una dimensione di conoscenza personale che mette
in discussione il falso ideale delle scienze esatte. la competenza personale è frutto di
impegno personale incluso in tutti gli atti di intelligenza. Le persone sono come uno
scienziato “la scienza funziona per l’abilità dello scienziato ed è attraverso l’esercizio di
questa abilità che egli modella la sua conoscenza scientifica, noi possiamo cogliere la natura
della personale partecipazione dello scienziato, esaminando la struttura delle abilità”-> la
competenza professionale è sostenuta dalla capacità di stabilire relazioni di significato e
relazioni tra le parti e il tutto. La conoscenza personale e la competenza professionale sono
articolate su 2 livelli: consapevolezza focale consente di osservare il raggiungimento
dell’obiettivo nell’attività che si sta svolgendo; consapevolezza sussidiaria: osservazione
delle sensazioni e delle attività che vengono sviluppate circa l’utilizzo degli strumenti per
raggiungere l’obiettivo. nella nostra competenza è contenuto molto più di quello che
possiamo esprimereTaci
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