1 - AREE DI INDAGINE DELLA PSICOLOGIA
1. Psicofisiologia: è lo studio del cervello come organo del corpo umano, sistema
biologico e neurologico; è lo studio delle relazioni che legano le attività chimiche e
neurali del cervello a fenomeni percettivi (per esempio la visione), di pensiero e di
comportamento.
2. Psicologia dell'apprendimento: ha un focus principale sui processi elementari
dell'apprendimento umano. E’ lo studio delle capacità umane di apprendere
dall'esperienza; è lo studio di come l'individuo modifica i propri pensieri e
comportamenti in base alla propria esperienza.
3. Psicologia cognitiva: è lo studio di come un individuo ragiona, giudica, prende
decisioni, elabora informazioni, ecc; è lo studio di come giudizi e decisioni vengono
rappresentati ed organizzati nella mente. E’ lo studio della memoria.
4. Psicologia dello sviluppo (o psicologia dell'arco della vita): è lo studio delle
funzioni psichiche nell’arco dello sviluppo (per esempio, come nasce e si sviluppa la
percezione visiva). Corre lungo l'arco di tutta la vita. E’ lo studio dei cambiamenti
durante il corso della vita umana; è lo studio delle caratteristiche e dei processi che
caratterizzano le “diverse età”: infanzia, adolescenza, età adulta, vecchiaia.
Per esempio: come e quando si acquista un senso di moralità (non c’è subito nei
bambini) e come la moralità cambia nel tempo.
5. Psicologia sociale: interessa come i pensieri e i comportamenti degli individui sono
influenzati dall'ambiente, dal comportamento e dai pensieri degli altri, dal contesto...
essa si focalizza sui meccanismi che legano gli altri a uno e viceversa. E’ lo studio di
come il comportamento di un individuo risponde alle caratteristiche delle situazioni
sociali in cui l'individuo si trova. E’ lo studio di come i gruppi sociali influenzano un
singolo individuo. Esempio: il conformismo, la violenza negli stadi.
6. Psicologia della personalità: è lo studio delle differenze individuali, ossia delle
relazioni tra certe caratteristiche individuali ed il comportamento. E’ lo studio della
struttura della personalità; lo studio di come la personalità si forma e si cristallizza
(rimane costante) nel tempo.
7. Psicologia psicometrica: non è necessariamente una disciplina psicologica.
Studia i sistemi per trasformare le parole, i concetti, le variabili osservate, in numeri e
poi li tratta come tali, utilizzando metodi di analisi abbastanza complessi.
Si occupa di elaborare teorie e “tecniche quantitative” (cioè di gestione dei dati).
Si occupa di formulare, valutare e perfezionare gli strumenti di misura che le varie
discipline usano (per esempio: cosa vuol di “misurare” il conformismo?).
Si è specializzata nella costruzione di strumenti di misura per lo sviluppo di modelli di
analisi dei dati complessi per analizzarli.
2
La psicologia ha l'obiettivo di fornire evidenze empiriche, derivate dall'applicazione di un
metodo scientifico, di come l'individuo pensa e agisce e della relazione che esiste tra
pensiero e azione. La Psicologia come scienza, come tutte e le scienze, ha tre principi
fondamentali:
1. Formulare ipotesi e teorie: sui processi e meccanismi psicologici, sulla base della
conoscenza e della letteratura precedente di un determinato tema.
Le ipotesi sono di diversa natura: seguono gli orientamenti teorici che vengono scelti.
Le teorie sono sequenze logiche che cercano di spiegare un fenomeno.
Posso spiegare lo stesso fenomeno facendo riferimento a dei meccanismi di tipo
psicologico; ma potrei spiegarlo facendo riferimento a dei meccanismi puramente
fisiologici, motori o neurofisiologici. Spesso queste teorie coesistono: un fenomeno
non è mai del tutto psicologico, ma è anche fisiologico.
2. Verificare: si mette su uno studio che ha lo scopo principale di verificare quell’ipotesi
(o meglio: tentare di falsificarle).
3. Definire i metodi di ricerca: per verificare le ipotesi, in modo che chiunque ci possa
riprovare; i metodi di ricerca devono essere rigorosi.
Esempio della droga.
In altre parole, è importante:
- Avere una teoria, cioè un insieme strutturato di concetti e idee (molte delle quali
sviluppate grazie a ricerche precedenti) per ipotizzare una possibile spiegazione di
un fenomeno.
- Scegliere un metodo di ricerca con cui verificare se la teoria / l'ipotesi / la
spiegazione è valida.
Teorie: aiutano a mettere ordine logico ad un insieme di idee o intuizioni sul funzionamento
del mondo; guidano anche la raccolta dei dati; possono essere cambiate nel tempo.
Metodo di ricerca: stabilisce come raccogliere e valutare i dati empirici necessari a
verificare la teoria.
Esistono diverse teorie psicologiche che coincidono con quelle aree di ricerca… cioè, in
alcune aree tematiche c’è la predilezione per certi tipi di teoria, cioè per certi tipi di
spiegazioni di un determinato fenomeno.
Spiegazione…
Orientamento psicobiologico
Eventi e fatti psicologici vengono ricondotti a strutture e processi biologici (es: relazioni tra
malattie cerebrali e problemi nel comportamento e nella personalità; relazioni tra
funzionamento del cervello / sistema nervoso e percezione del mondo esterno).
Orientamento cognitivo
Eventi e fatti psicologici vengono ricondotti a strutture e processi (di elaborazione) mentali.
Interessa la logica con cui si concatenano alcuni processi di elaborazione dell'informazione.
(Es: relazione tra comportamento osservato in altri e giudizi tratti / “pregiudizi”; relazione tra
eventi esterni e modo in cui vengono organizzati nella memoria).
Orientamento comportamentale
In parte nega la dimensione prettamente psicologica delle cose. È esclusivamente
interessato a ciò che si vede. Il comportamento va studiato nel contesto delle situazioni o
degli stimoli nel quale esso si manifesta, senza riferimento a processi mentali (es: relazione
tra una partita di calcio e l'aggressività messa in atto).
Orientamento psicodinamico
Si basa su una teoria che vede tutti i fenomeni riconducibili a strutture e processi mentali
inconsci (ossia di cui non si è consapevoli). Possiamo accedervi attraverso dei gate
(“cancelli”, che Freud ha individuato nei sogni/nell'attività onirica) e dei lapsus (“atti mancati”)
che fanno si che l'inconscio emerga a livello di coscienza.
La psicologia studia le relazioni che possono esistere tra alcuni eventi, comportamenti,
processi mentali o di pensiero; studia l’intima relazione che c’è tra i sistemi interni
dell'individuo (siano essi pensieri, schemi mentali, memoria, attenzione…) e i
comportamenti. Tra l’ambiente e questi pensieri (diciamo che modifichiamo i nostri pensieri
in base all'ambiente, cioè gli eventi esterni).
Poi anche il comportamento può modificare. Sono delle relazioni complesse che avvengono
su 3 politiche riguardano l'individuo. L'individuo è fatto in parte da processi mentali e in parte
da comportamenti osservabili e l'ambiente fisico e di natura relazionale (fatto di persone).
Qualsiasi processo fa riferimento ad uno di questi elementi e alle relazioni tra di essi.
Certe relazioni esistono e la questione è come spiegarle (quali teorie) e quali criteri usare
per valutare tali spiegazioni (cioè, quali metodi).
In psicologia si distinguono due metodi principali.
1. METODO CORRELAZIONALE
Studia la relazione tra due cose.
La correlazione è interessata ad osservare se esiste una relazione tra 2 variabili che si
presuppone essere allo stesso livello. Cioè, non posso definire una come causa e l'altra
come effetto, ma semplicemente registro le 2 variabili contemporaneamente in una
popolazione e vedo se sistematicamente nella popolazione queste 2 variabili covariano
.
Perché la correlazione esiste se c'è una covariazione (cioè se all'aumentare dell'una
aumenta l'altra o se all'aumentare dell'una diminuisce l'altra…). Non posso dire nulla sullo
status delle 2 variabili, cioè le 2 variabili sono sullo stesso piano.
ES:
“chi fuma muore prima di chi non fuma”. Oppure: l'informatica e la tecnologia possono
aiutare gli studenti ad apprendere meglio; la violenza in televisione spinge chi la guarda ad
essere più aggressivo verso gli altri; condizioni di lavoro migliori aumentano la produttività.
Una relazione è la descrizione di come due cose (2 eventi, 2 persone, 2 fenomeni, cioè 2
VARIABILI) sono legate insieme. Variabili perché variano. Una relazione implica che
entrambi gli eventi variano di grado, cioè che ci sia una variabilità di un certo grado.
Variabile
: ci sono fenomeni (variabili psicologiche che possono variare di grado)
A. Da un individuo all'altro
: non tutti possediamo quella stessa caratteristica nella stessa
misura.
B. Da una situazione all’altra
: possediamo quella caratteristica a seconda della
situazione.
C. Da un giorno all'altro
: quella variabile può cambiare nel tempo.
Ci sono delle caratteristiche psicologiche che variano in uno o più di questi elementi.
Esempi
: la memoria (B, A); intelligenza (A, poi anche B);
Ad una festa, uno potrebbe essere timidissimo mentre un altro no (differenze tra individui).
Un datore di lavoro è odioso coi suoi dipendenti, ma dolce con i suoi familiari (differenze tra
situazioni).
Un giorno sei depresso, il giorno dopo stai benissimo (differenze nel tempo).
Il genere è una variabile? Se si, varia a che livello?
E’ una variabile che ha solo 2 livelli di variazione minimi: maschio e femmina. Varia da un
individuo all'altro. Idem l'età.
L’altezza cambia fra gli individui su una dimensione quantitativa.
Ci sono variabili che cambiano qualitativamente (es: maschi e femmine, squadra per cui
tifi…)
La motivazione? È una variabile psicologica, varia da un individuo ad un altro. Anche da una
situazione ad un’altra. In qualche modo è variabile anche nel tempo.
Queste variazioni possono essere captate da strumenti di misura che debbono recepire
questa variabilità. Esistono scale differenti, a seconda del tipo di variazione che la variabile
ottiene.
Esistono delle variabili che sono nominali
, cioè i livelli della mia variazione sono di tipo
qualitativo
. Quindi le categorie sono distinte, reciprocamente esclusive (se sei uno non sei
l'altro), ed esaustive, ovvero: ogni caso rientra in una sola categoria. Non possono essere
ordinabili, per cui l'unica operazione fattibile e “l'uguaglianza/disuguaglianza”.
Esempio
: genere (maschio o femmina), appartenenza ad una squadra (laziale o romanista),
città di provenienza…
Queste variabili possono essere misurate su una scala nominale
. Perché i livelli sono
categorie non ordinabili.
Variabili che possono essere misurate su una scala ordinale
. In questo caso i livelli (i modi
in cui quella variabile può variare) possono essere ordinabili lungo una scala. I pioli di questa
scala non sono identici, non è una scala uniforme, ma posso ordinare i livelli
gerarchicamente: posso dire che uno è maggiore o minore (operazione possibile:
magg/min); esempio: posizione in classifica di una squadra.
La distanza in classifica tra il primo e il secondo, non è detto che sia stessa che c'è tra il
secondo è il terzo. Sulla base del punteggio possono classificarli in 1 2 e 3, ma la classifica
di per sé non mi da un ordine di grandezza della distanza tra i 3 elementi.
Le categorie possono essere ordinate gerarchicamente a seconda del valore che hanno
rispetto alla proprietà considerata. Le categorie sono reciprocamente esclusive ed esaustive.
Scala ad intervalli equivalenti
La variabile è misurata attraverso una scala i cui pioli sono alla stessa distanza, anche se
non esiste uno 0 assoluto (assenza di quella caratteristica). Lo zero è uno zero fittizio quindi,
su cui si è costruita una scala graduata in cui la distanza tra i vari gradi è sempre uguale.
Esempio
: temperatura
. Lo zero della temperatura è una convenzione. Le scale ad intervalli
equivalenti hanno intervalli equivalenti. Operazioni possibili: solo differenze
.
La scala ad intervalli equivalenti misura quei sistemi empirici che, oltre a possedere le
caratteristiche rappresentate dalle scale nominali e ordinarli, consentono di definire degli
intervalli costanti e uniformi tra le intensità della proprietà misurata; l'intervallo in queste
scale ha valore “1” e viene denominato “unità di misura”. Non esiste lo 0 assoluto.
Scala a rapporti equivalenti
Esiste uno zero assoluto (indica l’assenza della proprietà): esiste l’assenza della
caratteristica (es: lunghezza; distanza misurata in cm, lo zero assoluto è il punto di partenza,
il punto).
Sono equivalenti sia gli intervalli che i rapporti: posso dire che 100m è il doppio di 50m,
perché esiste un punto assoluto, lo zero.
A seconda di come variano le variabili posso fare delle operazioni matematiche differenti e
devo utilizzare delle scale di misura che tengono conto della natura della mia variabile.
Operazioni possibili: differenze e rapporto
.
È simile alla scala ad intervalli.
Le due scale differiscono solo per il diverso significato che lo zero possiede nei 2 tipi di
scala: zero relativo (
scala ad intervalli equivalenti) o zero assoluto (scala a rapporti
equivalenti). 3
Quindi: il metodo correlazionale risponde alla domanda se due variabili co-variano, se
variano insieme in modo sistematico. Questo perché non sempre si possono fare studi
sperimentali sulle cose che ci interessano; non tutti i fenomeni possono essere manipolati.
Si possono invece raccogliere dati ed osservazioni sulle variabili che ci circondano e ci
interessano e cercare di spiegarle attraverso degli indici statistici. Il metodo correlazionale
segue questo principio. Passaggi obbligati:
1. Si fa un’ipotesi: ci si chiede se 2 comportamenti o stati mentali siano associati in
qualche modo.
2. Si sceglie una tecnica di osservazione o di misurazione per raccogliere i dati
necessari, così come si presentano, in un campione di individui (ad esempio
attraverso: questionario, osservazione diretta, testimoni privilegiati come, nel caso di
bambini, genitori o maestre...).
3. Con un metodo adeguato si analizzano i dati raccolti, per vedere se la relazione
esiste.
Il metodo correlazionale usa degli indici statistici importanti, che danno poi un significato a
questa relazione. Esistono delle procedure statistiche che quantificano questa relazione.
Questa procedura quantitativa utilizza un indice statistico chiamato “
R di Pearson
” o
“
coefficiente di correlazione
”
, cioè un indice che varia da -1 a +1. Il numero in valore
assoluto, indipendentemente dal segno, sta ad indicare la forza della relazione. Per cui,
nella scala, abbiamo:
- 0 = assenza assoluta di relazione tra 2 variabili;
- 1 = relazione massima che esiste tra 2 variabili;
- -1 = relazione minima che esiste tra 2 variabili.
Il numero indica la forza della relazione, tra 0 e 1 in valore assoluto.
Il segno indica la direzione della relazione.
Due variabili possono essere correlate negativamente, per cui all'aumentare di una
diminuisce l'altra (esempio: fumo e prestazione); o possono essere correlate positivamente,
per cui all'aumentare di una variabile aumenta anche l'altra.
In generale, più è alto un coefficiente di correlazione (in positivo o in negativo), più stretta è
la relazione tra le due variabili.
{All'esame anche grafici, saper riconoscere segno della relazione ecc… 0.80 è maggiore di
0.40 indipendentemente dal segno}
Esempi
:
1. Mettere in relazione autostima personale (cioè qual è la valutazione globale di me
stesso che io ho) e rendimento scolastico. La relazione può però essere
bidirezionale: uno va bene a scuola e aumenta l'autostima; uno che ha una buona
autostima va meglio scuola… quindi è difficile capire qual è la causa e qual è l'effetto.
Nel metodo correlazionale non si fa mai riferimento ad una relazione di tipo causale.
Il coefficiente di correlazione è la retta che interpola tutti i punti, che in modo lineare
rappresenta la correlazione tra le variabili. Quindi: l'autostima aumenta in modo
sistematico all'aumentare del rendimento e viceversa. Questo coefficiente è
rappresentato da un indice positivo (linea/retta dal basso verso l'alto sull'asse
cartesiano) ed è abbastanza elevato. Su un massimo che può essere 1, questa è .74
(in statistica lo zero prima del punto non si mette, sarebbe 0.74).
2. Autostima e felicità: .80, correlazione molto alta.
3. Autostima e rendimento sportivo: .35, correlano, ma non eccessivamente.
4. Autostima e attrazione fisica: .11, correlano molto poco.
5. Autostima e depressione: -.50, di natura negativa. In questo caso l'aumento di un
punto sulla scala dell'autostima diminuisce 0.50 nella scala di depressione.
Rappresentare graficamente le relazioni
● Caso “
nessuna correlazione
” (indice di correlazione = 0): all'aumentare di una l’altra
rimane costante o comunque non varia nella stessa direzione in modo sistematico. Al
variare dell’ansia, la prestaz
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