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Psicologia generale

Esame

30 domande a risposta multipla in 25 min + 3 domande aperte in 45 min (formato delle domande associato al manuale) (a computer). Penalità di 0.33 per risposte errate. Sufficienza: rispondere correttamente al 40% delle domande a risposta multipla (44 punti) per avere accesso alle domande aperte.

Introduzione allo studio della psicologia

Psicologia: è lo studio scientifico del comportamento (osservabile e visibile) e dei processi mentali (non direttamente osservabili). La psicologia suscita interesse perché pone delle domande riguardo ad ogni aspetto della nostra vita. La psicologia moderna si occupa sia degli aspetti fisici (legati alla “materia”) sia degli aspetti psicologici (astratti e filosofici).

Dualismo mente/corpo: mente e corpo sono un’unità che collaborano a generare dati comportamenti in un essere umano, inserito in un determinato ambiente fisico e sociale. La psicologia nasce rendendosi autonoma dalla filosofia e dalla neurofisiologia, diventando una delle scienze più nuove. Cit. H. Ebbinghaus.

Es. La percezione: la filosofia ha contribuito allo studio della percezione, studiandola come “realtà percepita”. Tuttavia, la psicologia punta a spiegare il vero e proprio processo percettivo, dunque non si tratta più dello studio della mente sul piano filosofico, bensì della relazione tra mente e corpo sul piano naturalistico. Anche la fisiologia dà il suo contributo, in quanto lo studio della percezione da parte della psicologia si occupa anche di aspetti neurofisiologici, per esempio come i nostri sistemi sensoriali vincolano la nostra esperienza percettiva.

Nascita della psicologia

Nel 1879, Wilhelm Wundt (psicologo e fisiologo) fu il primo ad utilizzare il termine “psicologia” e a fondare il primo laboratorio sperimentale. Considerato il padre fondatore di questa materia.

- Metodo di studio: per Wundt l’oggetto di studio della psicologia era l’esperienza diretta. Il metodo migliore per rilevarla è l’introspezione (auto-osservazione e descrizione minuziosa di cosa il soggetto prova e percepisce in seguito alla presentazione di stimoli diversi).

Problema: l’introspezione è troppo soggettiva per poter avanzare delle teorie.

Soluzione: la psicologia deve usare il metodo scientifico sperimentale per studiare le funzioni elementari della mente e conferire oggettività alla materia.

Ruolo dello psicologo

Lo psicologo cerca di descrivere, predire e spiegare i processi mentali e i conseguenti comportamenti umani, al fine di cambiare e migliorare la vita delle persone.

Prospettive della psicologia

La psicologia include un’ampia gamma di argomenti che possono essere affrontati da vari punti di vista. Ogni prospettiva offre una spiegazione parzialmente diversa del perché gli individui agiscono in un certo modo e ciascuno di questi punti di vista può contribuire al nostro concetto globale di individuo. Possiamo distinguere almeno 7 prospettive diverse nell’ambito della psicologia moderna:

  • Prospettiva biologica: orientata alla comprensione dei processi neurobiologici che danno il via a determinati processi mentali e comportamenti.
  • Prospettiva comportamentista: orientata alla comprensione del comportamento osservabile in termini di miglioramento e condizionamento.
  • Prospettiva cognitiva: orientata alla comprensione di processi mentali (es. percepire, ricordare, ragionare, decidere, risolvere problemi) e alla manifestazione di questi in determinati comportamenti.
  • Prospettiva psicodinamica: orientata allo sviluppo della consapevolezza della propria persona e alla motivazione verso relazioni sociali/interpersonali.
  • Prospettiva umanistica: orientata verso lo sviluppo della capacità dell’individuo di direzionare e controllare la sua vita, il libero arbitrio e l’autorealizzazione.
  • Prospettiva socioculturale: basata sulla correlazione tra il comportamento sociale ed il contesto familiare, sociale e culturale.
  • Prospettiva fenomenologica: orientata alla comprensione del comportamento e dei processi mentali sulla base delle realtà soggettive costruite dalla persona, ossia sulla base della percezione soggettiva della realtà dei singoli individui.

Il comportamento dipende dalla nostra percezione del mondo, non dal mondo così com’è. Cit. Lewin.

Dunque, spesso la comprensione di molti argomenti in campo psicologico richiede un approccio multidisciplinare.

Psicologia generale

La psicologia generale è un’area di indagine della psicologia. Si occupa dello studio sperimentale del comportamento individuale solito degli esseri umani adulti e degli animali. La psicologia generale si contrappone alla psicologia ingenua, che è invece basata sul senso comune e sull’esperienza pratica (conoscenze deboli e poco attendibili).

Complessità dell’essere umano

Per capire il comportamento umano dobbiamo considerare la sua complessità e dinamicità. Il fatto che l’uomo sia costituito da sistemi dinamici e complessi, porta spesso all’esibizione di comportamenti caotici e non lineari. Per questo motivo oggi ci è concesso fare previsioni solo nel breve termine su come reagirà in media un gruppo di persone dinnanzi ad un compito, anche se quest’ultimo è relativamente semplice e l’ambiente in cui si trova è relativamente favorevole. Questo tipo di previsioni sono la base del metodo sperimentale della psicologia.

La psicologia generale usa il metodo ipotetico-deduttivo per indagare sui processi mentali e sui comportamenti. I costrutti esplicativi (le spiegazioni che fornisce) sono accettabili solo se generano previsioni sperimentalmente confutabili.

Metodo intuitivo e metodo scientifico ipotetico-deduttivo

- Metodo intuitivo: si basa sul porsi delle domande, originate:

  • Dall’esperienza personale di un problema (psicologia del senso comune)
  • Dalla curiosità
  • Dall’osservazione
  • Da una teoria (insieme organizzato di concetti che spiegano un dato fenomeno o un insieme di fenomeni)

Lo scopo di queste domande è spiegare il comportamento umano e dare un senso agli eventi. Questo metodo si basa quindi sull’esperienza personale; di conseguenza, c’è il rischio di commettere errori e andare incontro a distorsioni.

- Metodo scientifico ipotetico-deduttivo: si oppone al metodo intuitivo proprio del senso comune, che risulta troppo soggettivo. Il metodo scientifico permette di limitare le fonti di errore e trarre conclusioni attendibili. Consente la raccolta di dati attraverso misurazioni precise la cui formulazione avviene attraverso osservazioni controllate. Si articola in diverse fasi:

  1. Effettuare delle osservazioni
  2. Definire un problema e porsi delle domande (come fa la psicologia del senso comune)
  3. Proporre un’ipotesi di ricerca (fornire una possibile risposta che possa essere verificabile)
  4. Raccogliere dati per verificare o falsificare un’ipotesi (fare esperimenti caratterizzati da variabili) (i dati sono delle prove a sostegno dell’ipotesi e si distinguono in dati comportamentali, ossia comportamenti osservabili e dati self-report, ossia questionari)
  5. Interpretare i dati raccolti (trarre conclusioni sulla base dei risultati ottenuti) (per l’analisi dei dati raccolti esistono due tipologie di statistiche, descrittive per descrivere e sintetizzare dati numerici ed inferenziali, per stimare teorie probabilistiche e previsioni)
  6. Formulare una legge, una nuova teoria o modificare una teoria già esistente
  7. Pubblicare i risultati (così che i processi possano essere replicati verificando l’affidabilità dei dati)

Leggi e teorie scientifiche

- Leggi:

  • Spiegano regolarità osservabili
  • Le leggi psicologiche sono tutte probabilistiche
  • Mettono in relazione due o più eventi
  • Fanno previsioni confutabili

- Teorie scientifiche: le teorie scientifiche sono modelli concettuali internamente coerenti di ipotesi esplicative confutabili, ma non ancora confutate e hanno una doppia funzione:

  • Spiegare una determinata classe di fenomeni
  • Aiutare ad identificare problemi da risolvere

Possono però esistere diverse teorie rivolte allo stesso problema. In questi casi, la scienza predilige la teoria con maggior potere esplicativo. È possibile stabilirlo tramite un esperimento (prova empirica/sperimentale). Se due teorie, pur prevedendo costrutti e leggi diverse su un particolare fenomeno, fanno le stesse previsioni, sono considerate scientificamente indistinguibili (del rasoio di Ockham).

Esperimenti

Per fare un esperimento è necessario:

  1. Individuare le variabili
  2. Metodi di studio delle variabili (permettono di mettere in relazione le variabili e risalire alla natura di questa relazione)
  3. Metodi di misurazione delle variabili (determinano quali test usare per analizzare le variabili)

Variabili

Esistono diversi tipi di variabili. In primo luogo, si distinguono in:

  • Variabili inosservabili (es. grado di felicità, benessere o concentrazione): sono associate a costrutti teorici che non sono misurabili direttamente (es. autostima, intelligenza, personalità, leadership, apprendimento). Per misurarle, i concetti astratti vengono associati ad una serie di indicatori osservabili. È possibile analizzare scientificamente i risultati di un esperimento che coinvolga le variabili inosservabili solo se queste vengono rese operative. Per fare questo è necessario specificare una possibile variabile osservabile secondaria (variabile che possa concretizzare la variabile inosservabile, per poterla misurare).

Problema: gli esperimenti ci permettono di definire la relazione tra particolari variabili secondarie, ma non di giungere immediatamente a conclusioni sulle relazioni tra i costrutti teorici.

Soluzione: la molteplicità e la convergenza delle evidenze potranno consentire di sviluppare un certo grado di fiducia verso una relazione teorica.

Le variabili si distinguono anche in:

  • Variabili quantitative o continue: espresse con un’unità di misura (es. tempo di reazione in millisecondi, peso in kg, altezza in cm).
  • Variabili qualitative o discrete: assumono un valore entro una gamma finita (es. bianco o nero, giusto o sbagliato, veloce o lento ecc.).

Per confrontare delle variabili è necessario misurarle, ossia assegnare loro un numero o un’etichetta in base alle loro caratteristiche. Nel 1951, Stevens propose 4 tipi di scale di numerazione, che vanno dalla più semplice alla più complessa:

  • Nominale: informa solo sull’uguaglianza o diversità di due eventi, si esprime in valori diversi ma non esiste relazione asimmetrica (es. sesso, professione, colore dei capelli) (per variabili qualitative).
  • Ordinale: si esprime in valori diversi ma che hanno relazione asimmetrica d’ordine (es. valutazione dello studente da 1 a 10) (per variabili qualitative).
  • A intervalli: si esprime in unità di misura e non ha un unico punto d’origine, ammette anche valori negativi. Quantifica la differenza che intercorre tra un livello e l’altro (es. la temperatura va da 2° a 4°, è cresciuta di 2° ma non raddoppiata) (per variabili quantitative).
  • A rapporti: si esprime in unità di misura ed esiste un unico punto di origine, lo zero assoluto (es. peso, lunghezza, tempo di reazione cresce da 200 ms a 400 ms, è raddoppiato) (per variabili quantitative).

La misura di una variabile è utile nel momento in cui è:

  • Valida: se fornisce un’informazione riguardo alla natura di un dato evento (è diagnostica) (es. il QI fornisce informazioni sull’intelligenza).
  • Affidabile: se la misura ripetuta in tempi diversi ed in condizioni simili rimane coerente (es. se peso una persona sulla bilancia e questa indica 70 kg e due minuti dopo, effettuando la stessa misurazione, indica 78 kg, la bilancia non è affidabile).
  • Sensibile: se la misura cambia in base all’oggetto preso in esame (es. se pesiamo due persone di peso diverso, una bilancia sensibile deve indicare i due pesi diversi).

Strategie di ricerca (o metodo di studio delle variabili)

Si distinguono principalmente 3 strategie di ricerca (metodi di studio delle variabili):

  • Ricerche descrittive: studi legati all’osservazione. Consistono nella contemplazione del comportamento di un singolo individuo o di un gruppo senza operare alcun cambiamento (es. tecnica dell’impersonalità di Verga). Questa strategia di ricerca non permette di identificare la causa o la ragione delle variazioni di un determinato comportamento, ma consente una raccolta di vasti campioni di informazione su comportamenti complessi e possono tradursi in ricerche correlazionali.
  • Ricerche correlazionali: studi in cui lo sperimentatore misura quantitativamente due o più variabili per scoprire se tra loro intercorre una relazione. Anche in questo caso non si individuano rapporti causa-effetto, ma solo relazioni/associazioni. Per determinare a posteriori se due variabili sono associate (cioè se e in che misura l’una varia al variare dell’altra), si misura la forza dell’associazione espressa da un parametro chiamato coefficiente di correlazione (r) che varia da -1 a 1. È possibile che esista poca o nessuna relazione tra due variabili, in quel caso il coefficiente sarà 0.
  • Es. Osserviamo che più gli studenti studiano per un esame, più alti sono i loro voti e che meno studiano, più basso è il loro punteggio. Ci aspettiamo di trovare una correlazione positiva: i valori più alti della variabile “q. ore di studio” saranno associati ai valori più alti della variabile “punteggi all’esame” e viceversa.

    Es2. Può anche succedere che se il numero di ore di studio aumenta, diminuisce il numero di ore dedicate al tempo libero. In questo caso avremo una correlazione negativa perché mentre il valore di una variabile aumenta l’altro diminuisce.

    Es3. Non ci aspetteremo di trovare una relazione tra il numero di ore di studio e l’altezza dello studente (coeff = 0).

    N.B Non si può risalire alla relazione causa-effetto tra le due variabili analizzate. Misurando solo la correlazione non ci è possibile sapere se è la variabile 1 ad influenzare la 2 o viceversa. Sebbene una forte correlazione tra due variabili possa suggerirci che l’influenza di una data variabile può aiutarci a prevedere quale sarà l’effetto sull’altra, è altrettanto vero che una non è la causa dell’altra.

    Es. Anche se il livello di studio può aiutarci a prevedere quale sarà il voto dello studente, non significa che lo studio causi per forza quel risultato, dal momento in cui l’interesse per la materia influenza il livello di studio. A questo punto è possibile che esista una terza variabile non considerata che provoca l’associazione indiretta tra le due osservate (correlazione spuria). Es. Non è il numero di ore che predice il risultato, bensì è l’interesse o la motivazione verso la materia studiata che genera una maggiore propensione allo studio.

  • Ricerche sperimentali: per confermare un’ipotetica relazione causa-effetto tra due variabili è necessario condurre degli studi sperimentali (si varia la variabile che si ipotizzi causi un certo effetto). In questo caso si individuano la variabile indipendente (VI – causa l’effetto ed è manipolata dallo sperimentatore) e dipendente (VD – misurata).
  • Il disegno sperimentale dovrà esplicitare quali variabili saranno manipolate dallo sperimentatore in qualità di cause (VI) e su quali ci si attende un effetto (VD).

    Es. studio di Latané e Darley (1970) “Teoria sulla diffusione di responsabilità del testimone oculare”: I due studiosi hanno fatto un esperimento per dimostrare quanto più alto è il numero di testimoni/presenti in una situazione di emergenza, meno è probabile che qualcuno di loro aiuti la vittima. In uno dei loro esperimenti, lo scopo era di inscenare una discussione (tra 2, 3 e 6 persone/partecipanti) sui problemi personali associati all’università. La discussione avveniva tramite interfono. Durante la discussione sentivano nell’interfono la voce di uno dei partecipanti (complice) chiedere aiuto. Analizzando i risultati, notiamo che meno sono gli spettatori, più è alto il grado di aiuto e viceversa. Quando lo sperimentatore manipola contemporaneamente più variabili indipendenti, queste vengono chiamate fattori ed il disegno sperimentale (disegno sperimentale fattoriale) è ortogonale.

    Es. Influenza del tipo di parole e del tipo di apprendimento su una lista di parole da ricordare.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

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