Psicologia generale
Stati mentali e dualismo cartesiano
Gli stati mentali sono sempre di qualcuno e non sono accessibili direttamente da un’altra persona. Sono qualcosa che non si può vedere. Cartesio introduce il dualismo cartesiano: res cogitans e res extensa. Due tipi di livello di analisi: ontologico (mi chiedo che cos’è una cosa) e epistemologico (mi chiedo come faccio ad acquisire informazioni su una cosa che studio).
La mente è ontologicamente soggettiva. La scienza deve essere qualcosa che tutti possono ripetere. Ciò che discrimina una disciplina scientifica o no, non è l’oggetto di studio ma il metodo di studio di quell’oggetto. Differenza tra astronomo ed astrologo. La psicologia è una scienza perché ha un metodo di studio scientifico anche se l’oggetto di studio non lo è. L’oggetto di studio è la mente. La mente è ontologicamente irriducibile. Lo stato mentale non si può eliminare.
Indagine oggettiva e comportamentismo
Come faccio a indagare oggettivamente l’uomo? L’unica cosa che posso indagare oggettivamente sono i comportamenti. Il comportamentismo ha voluto eliminare ciò che è soggettivo: questo è stato l’errore. Indagare una cosa soggettiva in modo oggettivo non vuol dire togliere la soggettività all’oggetto di studio. Devo valutare in modo oggettivo un oggetto soggettivo. La mente è una proprietà biologica e fisica emergente dal funzionamento del cervello. La mente è il prodotto dell’attività del cervello.
John Searle osserva come la mente sia una proprietà emergente dal cervello così come la liquidità dell’acqua è emergente dalle caratteristiche degli atomi di idrogeno e ossigeno. Specificità di dominio, ontogenesi. Approccio evoluzionistico alla mente: insieme al livello ontogenetico (la storia di una persona) è importante il livello filogenetico. Cause prossime (il meccanismo) e cause remote (il perché). Esempio della frutta. Frutta matura-maturo = dolce → amiamo le cose dolci → più calorie → più glucosio → maggiori benefici.
Mente umana universale e campi di analisi
Mente umana universale: non dipende dal luogo in cui si vive. Quattro campi di analisi:
- Filogenetico: evoluzione storica che trascende l’individuo e si riferisce alla specie a cui l’individuo appartiene;
- Ontogenetico: storia di sviluppo individuale importante tanto quanto la filogenesi;
- Biologico: predisposizioni biologiche (predisposizione a fare qualcosa);
- Culturale: influenza dell’ambiente in cui l’individuo si sviluppa.
La mente umana è anche il prodotto dei processi selettivi che hanno caratterizzato la storia del genere homo. Quali problemi nel corso dell’evoluzione abbiamo dovuto risolvere per evitare l’estinzione?
Selezione naturale e adattamento
Evoluzione: gli organismi cercano di interagire con l’ambiente in cui vivono ma a volte l’ambiente cambia. Accoppiamento strutturale: l’organismo cerca di rispondere all’ambiente in base alle necessità (distinguere i colori, elaborare un linguaggio per comunicare). Le predisposizioni variano a contatto con l’ambiente. Il linguaggio è una predisposizione, non un istinto. Maturiamo un linguaggio che evolve in base all’ambiente in cui viviamo. Filogenetico: parla perché è una predisposizione che abbiamo evoluto. Ontogenetico: parla la lingua del paese in cui cresce. Biologico: parla perché ha i mezzi per farlo. Culturale: parla la lingua del paese in cui cresce. La nostra lingua madre non si impara, si matura.
Il sistema nervoso centrale ha un livello massimo di "plasmabilità" alla nascita. Man mano che il tempo passa, le nostre possibilità (parlare, vedere, ecc.) diminuiscono. Temperamento: predisposizione biologica a rispondere agli stimoli dell’ambiente in un determinato modo. Possibile domanda: perché l’omosessualità non è un problema ma è la dimostrazione di un adattamento? Adattamento ed evoluzione sono due cose diverse. Da un punto di vista antropometrico l’uomo è poco dotato. Nella nostra specie quindi non è la forza fisica ciò che conta, ma il creare un legame affettivo, il nostro primo mandato è proprio questo. Differenza tra uomo ed elefante marino. L’omosessualità è una delle forme possibili che l’uomo adotta per costruire un legame affettivo. La coscienza è una dimensione interpersonale.
Selezione naturale e variazioni genetiche
La selezione naturale è un meccanismo semplice. Quando Darwin ha proposto questo concetto non si aveva il concetto di "gene" e "genetica". Gli organismi si moltiplicano-generano altri organismi non identici, portatori di variazioni. Darwin osserva che l’individuo è un essere eterologico/teleologico (?) (guidato da un piano d’azione, ha un obiettivo, tende a un fine). L’evoluzione per selezione naturale non è eterologica, non segue un fine. Le variazioni genetiche che specificano per un fenotipo sono casuali. Gli individui manifestano fenotipi migliori per interagire con l’ambiente. Un individuo si trova CASUALMENTE in condizione di adattarsi meglio ad un determinato stimolo dell’ambiente. Le variazioni genetiche sono CASUALI. La selezione è un processo lento e cumulativo perché non è governato da un progetto, ma c’è una condizione genetica che CASUALMENTE consente all’individuo di meglio adattarsi all’ambiente (esempio del Koala). Una variazione genetica può anche non avere "prodotti" fenotipici.
Effetto diluizione e linguaggio
150 individui: le caratteristiche dell’ambiente in cui viviamo riproducono le caratteristiche dell’ambiente in cui ci siamo evoluti. I processi evolutivi arrivano in risposta dell’ambiente sociale. Vivevamo in contesti simili a quelli di ora. Effetto diluizione: aumento delle pressioni dell’ambiente = aumento dell’unione del gruppo. Grooming: spulciarsi → funzione sociale più che igienica → nasce il linguaggio per comunicare nel gruppo senza il corpo (non si può fare grooming con 150 individui). [Le coccole sono una scarica di endorfina]
L'attenzione
Selezioniamo solo una serie di stimoli che ci vengono dati dall’esterno. Chi decide se uno stimolo è interessante o meno è il soggetto, dipende quindi da persona a persona, non è una cosa universale. L’attenzione è un processo multiforme: focalizzarsi su un aspetto, distribuire le risorse su diversi stimoli. William James è il primo a ragionare sull’attenzione. Tecnica dello shadowing. Studio dell’attenzione attraverso il canale acustico. Effetto cocktail party di Colin Cherry. Canale atteso: l’orecchio a cui si deve prestare attenzione. Canale disatteso: il disturbatore.
Teoria del filtro di Broadbent. I messaggi disattesi vengono perduti. Registro sensoriale: ci permette di cogliere qualcosa anche dal canale disatteso spostando rapidamente l’attenzione recuperando gli stimoli percepiti nell’arco di uno o due secondi prima (registro iconico: quello che ci permette di vedere dei disegni nel buio se un punto luminoso si muove). Alcune informazioni hanno delle basse soglie di attivazione (il nostro nome), vengono riconosciute con pochissima attenzione. Teoria dell’attenuazione della Treisman: presenta il fenomeno dell’affioramento, spiega perché alcune parole disattese si manifestano. Nel momento in cui vi sono nel canale atteso informazioni simili a quello disatteso (stesso campo semantico, relazione di significato), è probabile che le informazioni del canale disatteso passino il filtro. La soglia di attivazione di alcune parole abbassa le difese e alcune parole passano il filtro.
Teoria dell'elaborazione completa e attenzione distribuita
Teoria dell’elaborazione completa di Deutsch e Deutsch. Tutti gli stimoli vengono elaborati. In realtà sappiamo che non è così. Il modello più attendibile è quello della Treisman. A livello neuronale, per gli stimoli uditivi attesi abbiamo maggiore potenziale evento correlato (ERP). Siamo attivi nell’elaborazione delle informazioni. L’attenzione ci permette di selezionare alcuni stimoli perché NOI li consideriamo più rilevanti.
Dimensione endogena ed esogena. Il sistema endogeno (top down, dalla mente al mondo, dall’alto verso il basso, sono io che determino ciò che è rilevante e cosa no) è controllato dalle intenzioni e dalle aspettative del soggetto, ho in mente un’oggetto e lo sto cercando. Il sistema esogeno (bottom up, dal basso verso l’alto, un oggetto mi si avvicina e io lo focalizzo) è più automatico e guidato dallo stimolo, la natura dello stimolo è fondamentale nella sua attivazione. Questi sistemi hanno due regioni cerebrali differenti e il danno a queste regioni provoca dei problemi. Sistema fronto-parietale dorsale (endogeno): influenzato dalle attese, dagli obiettivi e dalle conoscenze. Sistema fronto-parietale ventrale (esogeno): influenzato dalla natura dello stimolo.
Negligenza spaziale unilaterale e attenzione distribuita
Negligenza spaziale unilaterale (Neglect): danni all’emisfero destro = viene compromessa la capacità di RAPPRESENTARE gli stimoli della parte sinistra, non è che non li vede, è che non se li rappresenta. Sovrapposizione di lesioni nell’area del Neglect e il sistema esogeno. Attenzione distribuita: possiamo eseguire contemporaneamente due o più compiti. Fare compiti difficili, fare compiti simili e la pratica influenzano l’attenzione distribuita. Teorie sull’attenzione distribuita: 1-Teoria della capacità centrale = vi è un’attenzione unica che può svolgere più compiti finché non si esaurisce (i compiti sono troppi o troppo difficili); 2-Teorie modulari o delle risorse multiple = quello che conta è la somiglianza dei compiti, più essi sono simili, più interferiscono tra di loro perché ogni dominio (campo visivo, uditivo ecc.) ha delle risorse finite. Il problema quindi non è più quanti compiti faccio ma di che tipo essi sono. 3-Sintesi teorica = esistono sia processi modulari si un processo centrale.
Elaborazione automatica e percezione
Elaborazione automatica: maggiore è la pratica, migliore sarà il risultato (guidare). I processi automatici sono pochi, alcuni possono essere più o meno automatici. Teoria di Logan: l’automaticità significa recuperare informazioni dalla memoria (a lungo termine). Con la pratica immagazziniamo sempre più tracce mnestiche per ogni stimolo. Apprendo una procedura-la metto in pratica-piano piano costruisco una memoria-quando mi trovo di fronte ad un certo stimolo devo solo recuperare quella procedura.
La percezione
Realtà fisica VS realtà fenomenica. C’è un mondo che ha caratteristiche di oggettività e che è in grado di stimolare i nostri sensi → realtà fisica. Esiste anche un mondo caratterizzato da eventi mentali soggettivi → realtà fenomenica. In che rapporto sono queste due entità? C’è un mondo fuori che il nostro apparato visivo riproduce. Ma la percezione è qualcosa di molto più articolato, lo si può dimostrare attraverso alcuni esempi di illusioni (es. illusione di Hering).
La percezione ha a che fare col processo organizzativo ed è composta da fasi: trasduzione = da segnale fisico a segnale neurale; sensazione = consapevolezza della stimolazione degli organi di senso; percezione = costruzione, organizzazione. Consideriamo che nei macachi circa la metà della corteccia è adibita alla percezione visiva → sistema dispendioso ed evidentemente fondamentale per la sopravvivenza di questa specie. Ogni essere è adattato a una nicchia ecologica: le rane non hanno bisogno di vedere i colori, noi invece possiamo trasdurre una lunghezza d’onda che va dai 400 ai 700 nanometri che è un numero limitato. Il serpente per esempio vede il mondo come variazioni di temperatura (le variazioni di temperatura originano fotoni, ma noi non li vediamo).
Processi di elaborazione e teoria della Gestalt
Quando si parla di percetto si tratta di dimensione fenomenica → rappresentazione mentale soggettiva. Percetto sta nella nostra mente. Distinzione tra processi di elaborazione TOP DOWN e BOTTOM UP. Top down: da me verso il mondo, percezione costruttiva → impostazione percettuale; la mia esperienza fisica è influenzata da ciò che credo (ciò che vedo è influenzato da ciò che credo). Bottom up: ciò che conta è l’informazione sensoriale. Nella costruzione del percetto è importante la disposizione, l’organizzazione degli stimoli nel mondo.
Teoria della Gestalt: teoria bottom up più importante. Essa sottolinea la costruzione intrinseca dell’oggetto che io sto percependo. Le illusioni ottiche dimostrano che non conta quello che penso io ma dalla configurazione delle cose nel mondo. Gestalt = buona forma. Ci sono delle leggi universali che applichiamo quando percepiamo: prima del riconoscimento sto già applicando le leggi. Esse non dipendono dal soggetto. Questo perché siamo fatti così, ossia in modo da organizzare l’esperienza in un certo modo. Questa teoria dà importanza alla configurazione globale dello stimolo, non a quelle singole. Le teorie della Gestalt non sanno spiegare le costruzioni Top down, che dipendono dalle emozioni ecc. (es. si commettono degli errori percettivi; se sto aspettando una persona e scambio il volto di qualcun altro con il suo, questo perché ho delle aspettative),
Affordance e percezione
Affordance: Gibson è il ricercatore bottom up più rigoroso. Egli vuole dimostrare che gli esseri umani quando interagiscono col mondo hanno già una predisposizione nel farlo. Egli aveva colto il concetto di affordance, cioè il potenziale di usabilità di un oggetto in virtù della sua intrinseca natura. Egli dice “l’affordance dell’aria è la respirazione” → intrinsecamente gli oggetti del mondo forniscono un’affordance → non sono io che scelgo di fare una cosa, ma sono le proprietà degli oggetti che richiamano un’affordance, ossia il fornire, suggerire un utilizzo. Manca l’idea dell’uomo che agisce.
Nel tempo viene scoperta l’esistenza di due tipi di neuroni: neuroni mirror (non esistono in tutte le specie) = neuroni che scaricano quando compiono un’azione, ma anche quando gli altri compiono la stessa azione (=quando si interagisce con un oggetto). Neuroni canonici = non scaricano (non sono attivi) quando qualcun altro fa un’azione ma lo fanno quando percepiamo un oggetto. Gibson in qualche modo aveva già capito e aveva capito che quando percepiamo oggetti nel mondo attiviamo aree neurali che ci predispongono all’uso che noi ne possiamo fare → è un tipo di percezione bottom up ma attiva. È come se noi fossimo costantemente pronti a interagire con il mondo.
Ergonomia cognitiva
Ergonomia cognitiva = faccio un’ergonomia cognitiva quando costruisco qualcosa in modo da stimolare il nostro sistema di percezione in modo mediato (il maniglione antipanico serve in caso di panico a percepire subito il suo utilizzo).
Percezione pt.2: Sistemi cerebrali visivi
Sistemi cerebrali visivi, 4 stadi:
- Primo stadio: a livello della retina abbiamo i fotorecettori (coni e bastoncelli) che rispondono in modo diverso ai fotoni e le cellule gangliali.
- Secondo stadio: nucleo genicolato laterale è un struttura profonda del talamo. Le informazioni del campo visivo di destra sono elaborate dal lobo occipitale sinistro e viceversa. L’occhio è diviso in due parti, emi campo nasale (metà interna) e temporale (metà esterna). Le informazioni delle strutture nasali sono controlaterali (chiasma ottico), quelle delle strutture temporali sono ipsilaterali (che stanno nello stesso lato). Tutte le informazioni della sinistra di ogni occhio quindi vanno a destra e quelle di destra vanno a sinistra. Abbiamo almeno 10 diversi percorsi a partire dalla retina.
- Terzo stadio: corteccia visiva primaria (a livello occipitale) (area 17, V1). Area a cui arrivano la maggioranza delle informazioni che sono arrivate al livello del talamo. Abbiamo una mappa retino topica, c’è una correlazione tra la corteccia visiva primaria e la disposizione delle informazioni visive. Certi coni influenzano certi neuroni in particolare. Il percetto che conosciamo e che ci interessa ha bisogno di più elementi corticali, di più strutture del cervello. Cecità corticale: persona cieca per un danno a livello della corteccia visiva, non alla retina. Può essere una cecità completa oppure uno scotoma. Posso avere uno scotoma preciso perché una precisa area è stata danneggiata.
- Quarto stadio: lobi temporali e parietali, sistema ventrale e sistema dorsale. (Milner e Goodale hanno studiato la percezione visiva nei primati animali. La via ventrale serve al riconoscimento degli oggetti, quella dorsale al dove sono posizionate). Quando parliamo di via ventrale è occipito-temporale (temporale ha a che vedere con coscienza e memoria), quando parliamo di via dorsale è occipito-parietale (parietale ha a che fare con l’azione). Il sistema ventrale serve al riconoscimento degli oggetti, alla conoscenza dell’ambiente e di ciò che i circonda. Quando invece interagisco con l’ambiente uso la percezione per l’azione e sfrutto il lobo dorsale. La via ventrale mi fa riconoscere una bottiglia, quella dorsale me la fa prendere.
Ragionamento allocentrico ed egocentrico
Ragionamento allocentrico = riguardo la posizione di un oggetto nell’ambiente, dov’è quell’oggetto? Ragionamento egocentrico = cosa devo fare per raggiungere quell’oggetto?
Doppia dissociazione
Domanda sulla doppia dissociazione all’esonero: Doppia dissociazione (es. pensare al fidanzato: siamo interagenti ma siamo due persone distinte), il sistema ventrale e dorsale sono strettamente distinti.