IL LINGUAGGIO i quattro argomenti (o sillogismi
nozioni; condizionali);
la grammatica generativo- inferenze non valide;
trasformazionale di Noam Chomsky; principio di completezza e principio di
la comprensione del linguaggio; asimmetria (Begg e Harris);
i suoni del linguaggio; gli errori nel ragionamento sillogistico;
metodi di ricerca psicolinguistica nel effetto atmosfera e prudenza (Woodworth
riconoscimento di parole; e Sells);
modelli del riconoscimento di parole; principio di conversione e delle inferenze
probabilistiche (Chapman e Chapman);
il modello del logogeno di Morton;
critica di Mosconi a Woodworth e Sells e
il modello a ricerca di Forster;
ai Chapman;
modello della coorte di Marslen-Wilson;
Sillogismi lineari e ipotesi psicoretorica;
accesso di parole lessicalmente ambigue;
direction of working ed end-anchor
esperimento di Swinney ed esperimento ordering (De Soto);
di Patrizia Tabossi;
riformulazione di Huttenlocher;
la Sausage Machine di Fodor e Frazier;
la teoria linguistica di Clark;
l’esperimento dei click di Fodor;
la teoria della logica mentale;
ipotesi della complessità derivazionale;
Wason: verification bias;
autonomia o interazione tra livelli di compito di selezione (Wason);
elaborazione linguistica;
Evans: matching bias;
modello interattivo di Marslen-Wilson
sulla comprensione di frasi; materiale concreto (Wason e Shapiro);
modello GPS di Forster; problema dell’impiegato postale n°1
(Johnson-Laird, Legrenzi e Sonino);
la comprensione del discorso e del testo
(script + Kintsch e van Dijk); replica di Mosconi a Johnson-Laird,
Legrenzi e Sonino;
produzione del linguaggio (lapsus);
problema dell’impiegato postale n°2
modelli sulla produzione del linguaggio;
(Mosconi e D’Urso);
l’acquisizione delle regole linguistiche. la falsificazione secondo Mosconi e
IL PENSIERO D’Urso;
compiti e problemi; ipotesi dell’imbeccata mnemonica (Griggs
esempi di compiti e Cox);
esempi di problemi; teoria degli schemi pragmatici di
il puzzle di Kanizsa; ragionamento deduttivo (Cheng e
la Human Information Processing Theory; Holyoak);
la psicologia della Gestalt; problema dell’impiegato postale n°3 :
Duncker e Wertheimer: differenze; USA-Hong Kong (Cheng e Holyoak);
Duncker e Simon: similitudini e schema di permesso (con materiale
differenze; astratto) vs regola arbitraria;
problema delle tre scatole. critica agli schemi pragmatici (Jackson e
Griggs);
RAGIONAMENTO E DEDUZIONE
riabilitazione degli schemi pragmatici
il ragionamento (sillogismi classici o (Girotto, Mazzocco e Cherubini);
categorici);
teoria del contratto sociale (Cosmides);
controllare un’ipotesi (teoria del contratto x) compito di selezione e punti di
sociale);
vista;
definizione di deduzione;
problema dell’omaggio (Manktelow e teoria del core più prototipo;
Over); modello funzionalista di Barsalou.
problema della gioielleria (Politzer e RAGIONAMENTO
Nguyen-Xuan); PROBABILISTICO
codice logico e codice psicoretorico nel intro;
compito di selezione; gambler fallacy;
la teoria dei modelli mentali di Johnson- fallacia della probabilità di base;
Laird; problema del taxi, dei suicidi e della
spiegazione degli errori nel modus libreria (Kahneman e Tversky);
tollens; formulazione partitiva (Macchi);
condizionali controfattuali (Byrne Tasso); sovrastima della numerosità del
contenuto e credibilità (Quinn e campione;
Markovits); sovrastima delle proprie risposte;
contenuto e correttezza della conclusione fallacia della congiunzione;
(Wilkins); legge dei piccoli e dei grandi numeri;
effetto credenza. problema delle tre scatole.
LA DECISIONE LA PRAGMATICA
i due approcci; definizioni;
teoria dell’utilità (von Neumann e teoria dell’implicatura di Grice;
Morgenstern); proprietà delle implicature
esperimento delle vacanze (Tversky e conversazionali;
Shafir); implicature convenzionali;
teoria del prospetto (Kahneman e implicature di quantità generalizzate;
Tversky); la metafora;
effetto frame; estrazione dell’implicatura;
sunk costs; teoria della corrispondenza;
teoria dell’utilità multi-attributiva (von significato naturale e non naturale.
Winterfeldt ed Edwards);
problema del biglietto di teatro DISCORSO E PENSIERO
(Kahneman e Tversky); psicologia e retorica;
problema della contabilità minima dimensione psicoretorica del discorso
(Kahneman e Tversky); dimostrativo;
critiche agli esperimenti di Kahneman e il discorso persuasivo;
Tversky. il discorso vacuo;
la battuta di spirito;
FORMAZIONE DEI CONCETTI E gli effetti della struttura retorica;
PROCESSI DI forme congiuntive;
CATEGORIZZAZIONE
presupposti e implicazioni;
intro;
figura di una figura;
teoria classica di Frege e aspetti critici;
sulla metafora.
teoria del prototipo di Rosch e critica;
IL LINGUAGGIO
Nozioni
La psicolinguistica è la psicologia del linguaggio: si tratta di una materia interdisciplinare che comprende
psicologia, linguistica, antropologia culturale e informatica.
I modelli sono formalizzazioni astratte.
La semantica studia il significato delle frasi, delle parole e degli insiemi di parole.
La morfologia studia il modo in cui le parole sono costruite, cioè la struttura interna delle parole.
La sintassi di una frase è l’insieme delle regole che danno origine alle sequenze legittime di parole (cioè alle
frasi) e che determinano le relazioni fra queste parole.
Grammatica a stati finiti: grammatica che costruisce le frasi in modo sequenziale, da sinistra a destra.
Parser (o analizzatore sintattico): è un meccanismo che elabora l’aspetto sintattico di una frase. Può
funzionare in modo algoritmico, cioè usando in modo sistematico ed esplicito il sistema di regole di una
certa lingua, oppure può lavorare sulla base di euristiche.
La frase è una sequenza strutturata di parole legate le une alle altre in maniera non arbitraria. Si tratta di
un’entità astratta, teorica, definita all’interno di una grammatica.
Enunciato: prodotto dell’enunciazione di una frase in un contesto reale.
Verificare la realtà psicologica di un fenomeno significa vedere se davvero le cose funzionano in un
determinato modo nella psiche.
La grammatica generativo-trasformazionale di Noam Chomsky
Premessa. Lo scopo fondamentale dell’analisi linguistica di un linguaggio L è di distinguere le sequenze
grammaticali, che sono le frasi di L, dalle sequenze non grammaticali che non sono frasi di L, e di studiare la
struttura delle sequenze grammaticali. La grammatica di una lingua è una teoria della struttura della lingua
stessa, e può essere considerata come un meccanismo che genera tutte le sequenze grammaticali della lingua
e nessuna sequenza non grammaticale; inoltre può generare un numero infinito di frasi nuove partendo da un
vocabolario finito e da un insieme finito di regole, che il parlante possiede e adopera.
Il modello. La grammatica generativo-trasformazionale di Noam Chomsky, innatista, è considerata un
modello linguistico universale e prevede due sottocomponenti: una generativa, che ci consente di generare
delle frasi corrette, e una trasformazionale, mediante la quale possiamo declinare le frasi nelle diverse
forme possibili. Un’altra importante distinzione di questa grammatica è quella tra struttura profonda e
La frase ambigua “la comprende due
struttura superficiale della frase. scelta del comitato è stata difficile”
interpretazioni in un’unica forma, cioè presenta due strutture profonde per una stessa struttura superficiale:
ciò significa che regole di trasformazione diverse hanno fatto ottenere strutture superficiali identiche a partire
da due strutture profonde differenti. Le regole di generazione e le regole di trasformazione costituiscono la
componente sintattica della grammatica. Le altre due componenti sono quella semantica e quella
fonologica. La componente semantica determina l’interpretazione semantica di una frase, e opera
interamente al livello della struttura profonda. La componente fonologica della grammatica determina invece
la rappresentazione fonologica della frase generata dalla componente sintattica. La grammatica di Chomsky
si basa su due ipotesi:
1) la prima è che il linguaggio verbale sia un comportamento specie-specifico dell’uomo, fondato su
strutture biologiche innate: Chomsky postula infatti l’esistenza di un dispositivo per l’acquisizione
del linguaggio (il LAD, language acquisition device); sulla base di quest’ipotesi, Chomsky ipotizza
che il bambino abbia mezzi innati per l’elaborazione di informazioni e la formazione di strutture
linguistiche, e quando queste capacità vengono applicate al linguaggio che sente, riesce a costruire
una grammatica della sua lingua nativa;
2) la seconda è che il comportamento linguistico sia legato a due aspetti distinti, quello della
competenza linguistica e quello dell’esecuzione: la competenza è per Chomsky l’insieme di regole
sintattiche, semantiche e fonologiche che un parlante deve possedere per parlare e comprendere;
l’esecuzione è la produzione o comprensione di frasi soggetta a una quantità di fattori di tipo
psicologico, come limitazioni della memoria, condizioni di stanchezza eccetera, che spesso rendono
l’esecuzione non conforme alle regole del linguaggio.
Infine, la teoria di Chomsky ha due limiti: il suo rivolgersi esclusivamente a fatti sintattici e il suo riferirsi a
frasi anziché a testi.
La comprensione del linguaggio
La comprensione di una frase si conclude con una rappresentazione mentale del contenuto: questo processo
richiede una serie di operazioni la cui natura non è nota, ma intorno alle quali esistono alcune ipotesi
attendibili.
I suoni del linguaggio. Ogni suono è caratterizzato da frequenza, intensità e durata, e può essere descritto
sulla base dei movimenti del sistema articolatorio. Se l’aria esce liberamente dalla cavità della bocca o dalle
cavità boccale e nasale, si ottiene una vocale, mentre se l’aria è bloccata o modulata si ottengono le
consonanti. Se l’aria passa tra le corde vocali in posizione neutrale si produce una consonante sorda, ma se
la corda vocale viene fatta vibrare, è sonora. Le consonanti si distinguono sulla base di tre principali
caratteristiche: il modo di articolazione, il luogo di articolazione e i tratti accessori. Distinzioni di questo
tipo, unitamente ad altre suddivisioni, sono usate come elementi nella teoria dei tratti distintivi in
fonologia. Secondo questa teoria, è possibile descrivere i fonemi di un linguaggio servendosi di una serie di
–
tratti distintivi binari: ogni fonema è caratterizzato da un + o un in ciascuno dei tratti distintivi. Così, ad
esempio, il fonema /a/ è + vocalico, - palatale e via dicendo.
Riconoscimento di parole: metodi di ricerca psicolinguistica
Soglia di riconoscimento delle parole: è data dalla durata minima della presentazione necessaria per
l’identificazione corretta della parola. Questa varia da parola a parola ed è più bassa per parole più frequenti.
Compito di denominazione: si presenta una parola su uno schermo e si chiede al soggetto di leggere ad alta
voce la parola il più presto possibile a partire dal momento della presentazione. Di solito si misura il tempo
che intercorre tra l’apparizione della parola e il momento in cui il soggetto inizia a pronunciarla.
Compito di decisione lessicale: in cui il soggetto deve decidere il più rapidamente possibile se una stringa di
lettere è una parola del linguaggio oppure no.
Monitoraggio di una lettera, di un fonema interno a una parola o di una stringa di lettere al fine di scoprire
se tale unità fa rima con una determinata parola, o se appartiene a una certa categoria lessicale-semantica, o
altri compiti.
Priming: un paradigma utilizzato per studiare l’influenza del contesto nel riconoscimento di parole. Si
presenta una parola o una stringa di lettere «bersaglio» per un compito di denominazione, decisione lessicale
o monitoraggio facendola accompagnare, o più spesso precedere, da un’altra parola, che viene chiamata
parola prime.
Le ricerche compiute mediante tali paradigmi hanno consentito di scoprire determinati fenomeni:
a) effetto frequenza: parole più frequenti sono riconosciute più rapidamente ed accuratamente rispetto a
quelle meno frequenti;
b) effetto del contesto: una parola inserita in un appropriato contesto è più facilmente riconoscibile di
una parola presentata in isolamento;
c) superiorità della parola: le parole sembrano avere delle caratteristiche del tutto privilegiate nel
riconoscimento, rispetto ad una non parola. Questo avviene perché una parola del linguaggio viene
elaborata più rapidamente, grazie all’intervento di processi di tipo top-down.
Modelli del riconoscimento di parole. Possiamo distinguere modelli ad attivazione e a ricerca. I primi sono
caratterizzati dalla nozione di attivazione: quando un nodo concettuale viene attivato, una certa quantità di
attivazione viene passata anche ai nodi ad esso collegati (ad esempio, da cane a gatto, casa, osso). I secondi
sono invece caratterizzati da un processo di ricerca in un insieme di dati, in modo simile a quello che avviene
quando si cerca una parola in un dizionario.
Il modello del logogeno di Morton. Si tratta del prototipo dei modelli ad attivazione, ed è in antitesi con il
modello a ricerca di Forster. Nello specifico, si tratta di un modello ad attivazione passiva, in quanto il
sistema logogeno (cioè il corrispondente del lessico mentale) si attiva sulla base della stimolazione che
riceve. Un logogeno è un’unità che, nel lessico mentale, corrisponde a una parola; per ogni parola
conosciuta, esiste un rilevatore (o logogeno) che agisce selettivamente sulla base delle caratteristiche fisiche
della parola stessa. Se l’input è visivo, passa per una analisi visiva e poi per una codificazione fonologica; se
uditivo, passa per l’analisi uditiva e poi per il sistema logogeno. Il logogeno risponde a informazione visiva,
uditiva e semantica, ed è caratterizzato da una soglia di riconoscimento, cioè da un livello al di sotto del
quale il logogeno non risponde. Ogni logogeno raccoglie informazione, e quando l’informazione raccolta è
sufficiente a raggiungere la soglia, risponde. Morton fa notare come parole più frequenti siano riconosciute
più rapidamente, in quanto basta meno informazione per raggiungere la soglia. Quanto agli effetti del
contesto, l’informazione contestuale preattiverebbe il logogeno attraverso il meccanismo della diffusione di
attivazione. Il livello di soglia, oltre ad essere determinato dalla frequenza d’uso e ad essere sensibile al
contesto semantico e sintattico, è influenzato anche dal valore d’immagine della parola (ad esempio, culla
ce l’ha più alto di idea). Infine, va detto che il concetto di attivazione non è originario di Morton, ma di
Loftus e Collins.
Il modello a ricerca di Forster (1976). Nel modello di Forster, il lessico mentale, all’interno del quale sono
immagazzinate tutte le parole con la relativa informazione, è detto archivio centrale e compie una ricerca
attiva (cioè confronta le successioni di suoni dello stimolo con quelle dell’archivio centrale). Ogni parola ha
un suo indirizzo; tuttavia, il sistema ha a sua disposizione una serie di archivi periferici attraverso i quali si
accede all’archivio centrale. Gli archivi periferici sono costituiti da un certo numero di bins, che raggruppano
le parole con una certa somiglianza (ad esempio le parole che iniziano con una certa lettera o suono).
All’interno dei bins le parole sono ordinate in base alla frequenza: è infatti la frequenza l’ordinatore di questo
modello. In questo modello l’elaborazione non avviene in tutti e tre gli archivi periferici
contemporaneamente: ad ogni stimolo corrisponde il suo archivio. Ad esempio, lo stimolo uditivo passa per
un’elaborazione fonologica.
Il riconoscimento di parole nel linguaggio parlato. Una delle teorie più note è il modello della coorte di
Marslen-Wilson. Secondo questo modello a ricerca, quando una parola viene presentata, si attivano
immediatamente tutte le parole che iniziano con lo stesso segmento acustico: queste parole costituiscono una
coorte di candidati al riconoscimento. Man mano che una nuova informazione acustica viene presentata,
vengono lasciati cadere fuori dalla coorte i candidati che non rispondono più all’informazione stimolo, fin
quando un solo candidato resta valido e avviene la selezione lessicale (selezione della parola).
Accesso di parole lessicalmente ambigue. Quando si parla di ambiguità lessicale, in psicolinguistica ci si
chiede se durante il riconoscimento di una parola ambigua vengano attivati tutti i significati o soltanto quello
che viene indicato dal contesto. La ricerca ha mostrato che nel momento in cui una parola ambigua viene
presentata si attivano tutti i significati, e che poi il contesto consente la selezione di quello più adatto: si tratta
del fenomeno dell’accesso multiplo (che segue un modello bottom-up); il fenomeno opposto, quello
dell’accesso selettivo, segue un modello di comprensione top-down: viene cioè attivato solo il significato
corretto, in quanto il contesto agisce subito.
Le parole omofone-omografe non sistematiche, dette anche ambigue
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