Introduzione
La psicologia generale studia ciò di cui abbiamo esperienza, studia la mente, la psiche (ovvero res cogitans), quella che in latino viene chiamata. La psicologia generale in particolare vuole farci capire come funziona il singolo negli aspetti più di base (sensazioni, percezione, azioni, pensieri, ragionamenti).
Introduzione alla percezione
L’uomo è un animale principalmente visivo, perciò parleremo in particolar modo di percezione visiva (infatti una gran parte del nostro cervello si dedica all’analisi delle informazioni visive). Ciò che abbiamo in testa non è esattamente ciò che c’è fuori, ma è una rappresentazione che noi ci facciamo della realtà. A tal proposito, la percezione studia il modo in cui l’uomo mette in atto questo processo.
La percezione tratta del modo in cui noi acquisiamo informazioni dall’ambiente che ci circonda e il modo in cui le convertiamo in rappresentazioni significative (alla fine utilizziamo tali informazioni come guida per il comportamento e l’azione). Noi viviamo infatti in un determinato ambiente, in cui ci dobbiamo muovere, con cui dobbiamo interagire per ottenere ciò che vogliamo, per sopravvivere.
Ma come interagiamo con l’ambiente? L’ambiente è al di fuori di noi e contiene diversi tipi di energia che arrivano a noi. L’informazione che ci arriva viene elaborata dall’organo sensoriale adatto (es: occhi, lingua, orecchie, ecc. Fungono da recettori), che trasforma (termine corretto: trasduce) questa energia fisica dell’ambiente in energia neurale (=i neuroni del cervello si attivano e trasmettono l’informazione dall’esterno all’interno). Una volta che l’informazione diventa neurale, passa al cervello, che grazie ai vari neuroni rielabora l’informazione e la utilizza per compiere un’azione. Questo processo viene messo in atto continuamente dal cervello: la percezione è uno stato del nostro cervello, è una serie di attività cerebrali che ci rappresentano il mondo esterno.
L’informazione quindi passa da: Ambiente → organi sensibili → cervello → muscoli → ambiente. La percezione ci fornisce una rappresentazione del mondo, dell’ambiente esterno, che ci permette di prendere decisioni. Tuttavia, essa non è una copia esatta del mondo esterno ed è un tipo di calcolo, sfruttato in modo diverso da scienziati provenienti da vari campi (psicologia, informatica, fisiologia, ecc.). La percezione è comunque un processo biologico.
Ciò che noi percepiamo ha un’area di azione limitata: ci sono energie nell’ambiente che noi non siamo in grado di codificare. Specie diverse hanno diversi sistemi sensoriali → viviamo tutti nello stesso mondo fisico, ma abbiamo un mondo percepito diverso (es: esiste un fischietto che il cane sente mentre noi no, in quanto riesce a riconoscere quella determinata onda sonora). Nel mondo ci saranno quindi sempre cose che non siamo in grado di codificare. Infatti, l’evoluzione ci ha portato a sviluppare i sensi in grado di identificare le fasce che più ci interessano.
La percezione è continua acquisizione di conoscenza: continuamente riceviamo informazioni dall’esterno per rappresentarci oggetti ed eventi del nostro ambiente. Nel caso della vista, la percezione è data dal fatto che la luce (sole, lampade, ecc.) colpisce gli oggetti, i quali riflettono questa luce facendola arrivare ai nostri occhi.
Noi siamo convinti che gli oggetti abbiano delle qualità intrinseche e che siano veramente ciò che noi vediamo, ma non è così. Esempio: la banana per noi è gialla. Ma è veramente gialla? È veramente una proprietà intrinseca della banana essere gialla? No, è una mia rappresentazione. Infatti, se sono in una stanza buia illuminata di blu, il colore della banana cambia (risulta essere quasi grigia). L’illuminazione infatti può cambiare la percezione di un colore.
I percetti non corrispondono quindi sempre alla realtà (vedi esempio sopra). A tal proposito, vi sono una serie di dimostrazioni come le illusioni, ovvero degli stimoli fisici che noi interpretiamo in un modo non realistico o per le quali diamo delle interpretazioni a stimoli molto semplici che non sono veramente ciò che vediamo (esempio: illusione di Ponzo - due linee verticali lunghe uguali che però percepisco di lunghezza diversa a causa della rappresentazione della profondità -). Ciò comunque non è un errore: il sistema visivo infatti interpreta ciò che vede in tre dimensioni, non in maniera bidimensionale, perché conosce il mondo in maniera tridimensionale.
Un altro esempio del fatto che i percetti non corrispondono esattamente alla realtà sono le percezioni bistabili: si può avere una doppia interpretazione da un solo stimolo (es: cubo di Necker - non è possibile indicare quale faccia sia rivolta verso l'osservatore e quale sia dietro al cubo; guardando la figura si può facilmente passare da una interpretazione all'altra -). La percezione è quindi un processo interpretativo, ovvero possono esistere interpretazioni multiple; tuttavia, ne prevale sempre una alla volta.
Filtraggio sensoriale: noi codifichiamo solo una piccola area di informazione visiva, il resto non lo vediamo (es: noi non vediamo gli infrarossi, mentre alcuni animali sì).
Ciò che percepisco è frutto dell’interpretazione che mi arriva ma anche delle conoscenze pregresse. Le conoscenze passate possono correggere interpretazioni attuali.
Cap. 1: Discorso sul metodo
La psicologia è una scienza, perciò ha un suo metodo di ricerca. La psicologia generale è una delle scienze del comportamento (studio empirico, sperimentale, del comportamento dell’uomo in determinate situazioni). Questo studio si basa non solo su nostre interpretazioni, ma anche su dati e ricerche. La psicologia generale vuole individuare il comportamento normale, non patologico, di organismi umani ed animali. La psicologia generale non studia le interazioni tra i gruppi, ma l’individuo, per riuscire a prevedere e controllare il comportamento dell’uomo.
La psicologia studia il funzionamento delle attività innate (=abilità che non richiedono apprendimento. Ad esempio, non devo imparare cosa è il colore rosso perché so già dalla nascita che cosa è e so che è diverso, ad esempio, dal verde; semplicemente non so che si chiama “rosso”) e di quelle che richiedono apprendimento (es: imparare a guidare). Ma come funzionano le abilità innate? Come facciamo, ad esempio, a vedere? O a sentire ed interpretare ciò che sentiamo?
Vi sono poi anche ulteriori livelli cognitivi più alti (es: decisione che ognuno prende nella vita, decidere come organizzare la propria giornata). Ogni comportamento è il risultato dell’insieme di vari fattori: stato d’animo di quel determinato momento, comportamento di chi ci sta attorno, ecc. caratteristiche emergenti = caratteristiche che non sono proprie del singolo, ma emergono quando si è in mezzo agli altri. Non sono caratteristiche unidirezionali, in quanto cambiano anche il comportamento del soggetto stesso. Il proprio comportamento viene influenzato anche dalla caratteristica emersa dal comportamento degli altri → sistema di causazione circolare: un comportamento di A causa una modifica di B che a sua volta causa una modifica di A. Di conseguenza, dobbiamo considerare il fatto che anche se voglio studiare il singolo, devo tener conto del fatto che l’individuo è inserito in una società, non vive in una bolla. L’individuo influenza la società, così come la società cambia il comportamento dell’individuo.
Ci sono alcune proprietà che emergono solo ai livelli più alti, che si manifestano e possono essere compresi solo a quei livelli. Ci sono poi delle caratteristiche emergenti che non verranno mai fuori:
- Foward causation (o proazione): livello più basso che influenza uno più alto.
- Backward causation (o retroazione): livello più alto che influenza uno più basso.
In un sistema dinamico (sistema che esibisce il meccanismo di causazione circolare) complesso come noi (noi siamo un sistema dinamico perché non siamo uguali in ogni istante, cambiamo in continuazione), anche piccole variazioni di partenza creano risultati completamente diversi, che non sono prevedibili (=il nostro comportamento può cambiare moltissimo anche con una semplice variazione). Parliamo a tal proposito di sistema caotico, perché non siamo in grado di predire esattamente a lunga distanza cosa farà un individuo. Esistono modelli matematici però che permettono di stimare il comportamento caotico (es: meteorologia).
La psicologia generale fa un po’ il lavoro del meteorologo, in quanto tenta di comprendere come un individuo si comporta in una data situazione, ma a brevissimo termine. È infatti impossibile pensare che la psicologia riesca a prevedere a lungo termine il comportamento del singolo. La psicologia può inoltre prevedere solo la media del comportamento del gruppo, ovvero dell’individuo preso d’insieme (es: non posso dire che Mario Rossi alle 10:32 prenderà un caffè, ma posso dire che durante la pausa la maggior parte degli studenti prenderà un caffè). La psicologia perciò è una scienza statistica, in quanto lavora su gruppi e parla di medie.
La psicologia generale è all’interfaccia di altre discipline. Psicobiologia, psicofisiologia, neuropsicologia delle scienze cognitive, ecc. studiano come funziona il cervello in determinate situazioni; la psicologia sociale studia lo stadio a livello della società; la psicologia generale si trova in mezzo, poiché si occupa del livello individuale della realtà (quindi si trova a metà tra psicologia sociale e psicobiologia, ecc.).
La psicologia non è una scienza soggettiva. Si possono avere intuizioni (sono infatti proprio le intuizioni che fanno progredire la scienza), ma per essere scienza bisogna fare prove, esperimenti, bisogna basarsi su eventi, su fatti oggettivi. La scienza deve essere empirica → scienza nomotetica, in quanto cerca regole e principi generali che spieghino il comportamento dell’individuo.
La psicologia utilizza un metodo sperimentale/scientifico ipotetico-deduttivo. Deve esistere la possibilità di fare un esperimento, che parte dalla formulazione di un’ipotesi che spiega un determinato comportamento in una determinata situazione. Questa ipotesi è accettata solo se riesce a fare previsioni sul comportamento dell’individuo in determinate situazioni e queste previsioni devono essere empiricamente confutabili (=deve esserci la possibilità di fare un esperimento e andare a verificare se le previsioni dell’ipotesi sono corrette o meno). Devo sempre avere situazioni che siano oggettive, perché se l’interpretazione è soggettiva, non c’è possibilità di confutazione.
Il nostro organismo è composto da più parti che hanno funzioni diverse. Ogni parte è a sua volta composta da parti ancora più piccole, che anch’esse sono organismi con ulteriori funzioni. Siamo degli organismi che si adattano all’ambiente → abbiamo degli scopi e a seconda di ciò che abbiamo intorno ci comportiamo in maniera diversa per raggiungere quegli scopi (es: se ho fame e sono a casa apro la dispensa, se sono a scuola vado alle macchinette).
Siamo molto flessibili nell’adattamento rispetto agli altri animali, siamo in grado di sopravvivere in situazioni diverse (piante e animali sono invece in grado di sopravvivere solo in un determinato ambiente), sia al Polo Nord che nel Sahara. Per adattarsi all’ambiente bisogna innanzitutto conoscere l’ambiente circostante, capire la situazione in cui ci si trova. A tal proposito, le rappresentazioni dell’ambiente circostante si dividono in:
- Rappresentazioni esterne: una caratteristica dell’organismo che si sviluppa in relazione a una proprietà dell’ambiente (es: le nostre ossa sono fatte in modo tale che, date le caratteristiche della terra, la forza di gravità, ecc. noi siamo in grado di rimanere in piedi e muoverci nell’ambiente). Sono nostre reazioni all’ambiente.
- Rappresentazioni interne: sono i nostri pensieri, le regole che ci diamo per essere in grado di reagire all’ambiente esterno, per anticipare che cosa succederà (es: so che se do al mio piede il comando di muoversi, questo si sposterà in avanti e mi troverò in una posizione diversa rispetto a quella di partenza).
Vi sono vari organismi adattativi. Quello più semplice è quello reattivo, il quale usa semplicemente rappresentazioni esterne, ovvero si adatta all’ambiente (es: aspirapolvere automatico, che svolge il suo compito reagendo all’ambiente). Le uniche rappresentazioni interne che possiede sono quelle temporali (sa che ore sono, sa quando l’energia sta per finire, ecc.), non spaziali (non ha una mappa interna della casa, non sa dove si trova, ecc.).
Il livello successivo è sempre un organismo adattativo, che oltre che essere reattivo è anche anticipatorio (=possiede anche delle rappresentazioni interne). Ad esempio il gatto, che è reattivo perché ha delle reazioni stimolo-risposta, ma ha anche delle rappresentazioni interne, in quanto se gli lanci un giochino sa dove andare a recuperarlo, sa fare delle previsioni sul suo comportamento. Anche noi siamo organismi adattativi.
Il nostro cervello è costruttore e preservatore di rappresentazioni dell’ambiente, memorizza delle situazioni → importante strumento di adattamento. Ci sono comunque alcuni comportamenti che sono completamente reattivi e non adattativi (es: se qualcuno mi lancia una penna in un occhio chiudo automaticamente l’occhio).
N.B.: Tre assunti di base
- Il mondo segue le stesse regole elementari in ogni tempo e in ogni luogo.
- È possibile svelarne il funzionamento attraverso l’osservazione sistematica e controllata.
- Ogni elemento fisico può essere compreso con un sistema di leggi generali.
Una volta che stabilisco che credo in questi tre punti, posso iniziare a studiare il comportamento dell’individuo.
Metodo scientifico ipotetico-deduttivo
Formulo un’ipotesi, la testo, e verifico se è giusta o sbagliata. Il processo di ricerca è continuo. Appena una teoria viene proposta, chiunque cerca di confutarla, per trovare una teoria più valida (ogni teoria viene considerata attendibile finché non viene confutata). In psicologia non c’è niente di vero, si tratta di una serie di teorie che fino ad ora non sono ancora state confutate → teorie confutabili ma non ancora confutate.
Ogni teoria guida la ricerca futura in una certa direzione ed è basata su costrutti teorici, ovvero concetti che consentono di formulare delle leggi. Dato il nostro essere sistemi dinamici complessi, ogni legge è probabilistica: nessuno può dire che un sistema funziona esattamente in un certo modo.
Molte volte per uno stesso fenomeno ci sono più teorie diverse, tutte non confutate fino a un certo punto. Qual è la migliore? Quella vera per definizione non esiste, perciò si sceglie quella che spiega più situazioni. Si può fare un esperimento per vedere in quale direzione va il mio esperimento e sulla base di quello scelgo la teoria. Se due teorie danno lo stesso risultato, scelgo quella più semplice.
In questo processo, lo psicologo deve essere sia un buon teorico (colui che cerca di trovare teorie migliori, che spieghino situazioni che non sono ancora state spiegate) che un buon sperimentalista (colui che è in grado di trovare buoni esperimenti che portano alla modifica, alla falsificazione della sua teoria). Lo sperimentalista cerca di semplificare il più possibile il problema; deve scomporlo in vari pezzi (detta ‘scomposizione in variabili’), capire la situazione che vuole testare e decidere come andrà a misurare il comportamento.
Lo sperimentalista lavora con i numeri. Innanzitutto bisogna stabilire quali sono le variabili, che cosa voglio cambiare nel soggetto. Una delle variabili è l’oggetto e un’altra è dove pongo l’attenzione in base all’oggetto. Bisogna comprendere la relazione tra le varie variabili.
- Variabile indipendente = non dipende dal soggetto ma dallo sperimentatore
Affinché l’esperimento possa confutare la teoria devo andare a verificare i risultati misurando il comportamento del soggetto.
Il mestiere dello sperimentalista
Visto che la psicologia è una scienza, bisogna fare in modo di rendere rappresentabile sotto un punto di vista matematico il nostro risultato. Perciò bisogna identificare un esperimento e vedere se il comportamento delle persone corrisponde a quello proposto dalla teoria.
Innanzitutto, bisogna:
- Scomporre il problema in variabili → una delle variabili è quella indipendente (che non dipende dal soggetto).
- Individuare strategie di ricerca.
- Stabilire la validità ed effettuare un controllo.
- Esaminare i risultati di una ricerca.
- Stabilire l’etica della ricerca in psicologia sperimentale.
Una volta che abbiamo in mente un esperimento, dobbiamo trasformarlo in modo tale da dimostrare matematicamente che il risultato c’è o non c’è. L’esperimento, come già detto, deve poter portare anche alla negazione la teoria. Vi sono delle variabili che posso osservare (es: posizione di un elemento), mentre altre non.
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