Estratto del documento

Capitolo 1: Discorso sul metodo

Termine organismo

Dal greco organon = strumento. La caratteristica essenziale di un organismo è quella di svolgere alcuni "lavori" o funzioni, di essere, cioè, volto a uno o più scopi. Le funzioni di uno strumento sono indissolubilmente legate alla sua struttura. Quest'ultima è l'insieme di relazioni che intercorrono tra le parti di un ente: determina, vincola e consente le sue funzionalità e capacità. Ogni parte che compone l'organismo può essere a sua volta un organismo (esempio: le cellule compongono gli organi e questi a loro volta compongono organismi).

Allora comprendere il funzionamento di un organismo richiede la descrizione della sua struttura: delle relazioni che consentono alle singole parti di interagire. La struttura è ordine, forma o meglio ciò che dà forma: informazione. Dalla fisica sappiamo che una delle funzioni fondamentali dell'organismo è la capacità di procurarsi energia e non solo, anche riprodursi per farla perdurare.

La psicologia generale

La psicologia generale si interessa allo studio empirico (basato cioè sull'esperienza) del comportamento individuale umano ed animale. L'uomo è un organismo adattivo dotato di flessibilità. Dalla seconda metà del XIX secolo si è incominciato a studiare la base dei comportamenti, grazie al metodo sperimentale e agli strumenti formali tipici delle scienze naturali. Questo ha segnato la nascita della psicologia generale. Come tutte le scienze naturali, anche la psicologia generale procede attraverso speculazioni teoriche poste a confronto con misurazioni e osservazioni controllate.

Allora la psicologia generale non è una scienza della soggettività: ma è una scienza statistica e i suoi principi sono leggi e tendenze probabilistiche.

Diversi livelli di realtà

Gli organismi viventi si compongono di organismi di livello inferiore in interazione e a loro volta, vanno a comporre macro-organismi sovraindividuali. La scienza dei sistemi e la dinamica dei sistemi sostengono che alcune proprietà di ogni livello sono emergenti, cioè si manifestano e possono essere studiate solo a quel livello, mentre non sono osservabili nelle sottocomponenti.

I livelli sottostanti influenzano e vincolano i livelli sovrastanti della realtà - forward causation, o causazione in avanti, ma allo stesso modo i livelli sovrastanti influenzano i livelli sottostanti - backward causation, o causazione all'indietro. In altre parole, lo studio del comportamento umano deve sia rispettare i vincoli imposti dalla natura biologica dell'uomo (forward causation), sia cercare di capire come l'organismo possa modificare il suo comportamento individuale riflettendo le realtà che emergono dal livello sociale (backward causation). Infine, nella dialettica tra questi due poli si potrà trovare una sintesi in grado di produrre teorie davvero generali del comportamento umano.

Il meccanismo di causazione del comportamento umano è circolare, o meglio una spirale. Obiettivo della psicologia generale: illustrare tramite regole i principi generali del comportamento umano, anche se l'approssimazione nella misurazione delle condizioni al contorno, l'impossibilità di misurare le condizioni iniziali, e la caoticità intrinseca del sistema rendono possibili previsioni di una qualche accuratezza solo nel breve, o brevissimo, periodo e in ambienti semplificati e controllati.

Il concetto di mente

Per chiarire il concetto di mente, 2 tipi di sistemi: reattivi e anticipatori. I sistemi reattivi (batteri, meduse e alcuni insetti) agiscono in base a risposte riflesse, associando uno stimolo fisico a una qualche risposta in modo diretto. I sistemi anticipatori sono, nello stesso tempo, anche reattivi. È il caso di molti animali, tra cui l'essere umano. Le risposte infatti sono mediate da previsioni e aspettative, ha cioè un sistema di rappresentazioni interne dell'ambiente esterno, elaborabili dinamicamente in senso anticipatorio, che mediano la connessione tra stimoli ambientali e risposte comportamentali. Ha in altre parole, una mente.

La psicologia generale può essere definita non solo come scienza del comportamento, ma anche come una scienza naturale dei processi mentali. Per mente e processi mentali si intende un costrutto teorico, o meglio un insieme di costrutti teorici, inferiti ai comportamenti osservabili e volti a spiegare quei comportamenti nel modo più parsimonioso possibile. Più in particolare si tratta delle rappresentazioni interne dell'ambiente e dei processi di costruzione ed elaborazione di quelle rappresentazioni che è necessario ipotizzare per cercare di spiegare i comportamenti osservabili. Degli altri aspetti della mente, soggettivi o metafisici, non se ne occupa la psicologia generale perché non può occuparsene.

La psicologia generale può stare dentro i confini dell'oggettività.

I criteri di scientificità della psicologia generale

La psicologia generale, come le scienze naturali, è una ricerca di verità che sono esplicative, ovvero si spingono oltre la semplice osservazione, per contemplare le possibili spiegazioni dei fenomeni. L'approccio delle scienze naturali è empirico e nomotetico, è basato sull'assunto che il mondo segua le stesse regole elementari in ogni tempo e luogo, e che sia possibile svelarne il funzionamento attraverso l'osservazione sistematica e controllata. Allora ogni evento fisico può essere compreso entro un sistema di leggi generali. La psicologia generale è volta alla scoperta di leggi del comportamento per cui è possibile prevedere uno o più comportamenti, con un certo grado di probabilità.

Metodo ipotetico-deduttivo

Primo passo è l'identificazione di un problema: domanda di ricerca. A questa segue una fase speculativa che coincide con la generazione di congetture esplicative, o ipotesi di ricerca. Queste ipotesi, come sosteneva Popper, devono godere del principio di falsificabilità e quindi essere empiricamente confutabili. Il processo di ricerca è ciclico, autoalimentato, dinamico come molti dei sistemi che studia.

Teorie scientifiche: sono insiemi internamente coerenti di ipotesi esplicative confutabili, ma non ancora confutate. Esse si basano su costrutti teorici: concetti inosservabili che consentono di formulare leggi che a loro volta catturano e spiegano regolarità osservabili. In psicologia è una regolarità osservabile il fatto che in alcune situazioni identifichiamo e riconosciamo uno stimolo meglio che in altre. È invece un costrutto teorico l'attenzione, che si esprime tramite leggi o meccanismi di orientamento all'attenzione. Le leggi psicologiche sono tutte probabilistiche e non deterministiche. Le leggi mettono in relazione due o più eventi.

Le teorie sono quindi modelli concettuali che si propongono di spiegare dati sperimentali. Permettono di organizzare osservazioni sperimentali diverse su una famiglia di fenomeni. Le stesse osservazioni possono essere spiegate da differenti teorie. E allora qual è la teoria più vera? Non esiste una teoria vera, ma una teoria migliore ed è quella in grado di spiegare, con i suoi principi e le sue leggi, un maggior numero di fenomeni. Ovviamente lo scienziato, che ha come obiettivo l'identificazione della teoria migliore, opera attraverso la prova empirica. Allora, potremmo concludere dicendo che non è possibile dimostrare se una teoria è vera, ma la teoria è riconosciuta valida quando resiste nel tempo a più tentativi di falsificazione sperimentale. Infatti per Popper lo scopo della scienza non è la verità, ma lo sviluppo di teorie sempre più verosimili.

Quindi il buon sperimentalista dovrebbe agire su base teorica, cercando con i suoi esperimenti, di provare la falsità di una qualche teoria. E il buon teorico dovrebbe cercare di formularne di migliori, via via modificando gli asserti confutati. In psicologia generale il ruolo dello sperimentalista e quello del teorico non sono distinti: tanto è vero che nella maggior parte dei casi un efficiente psicologo è sia sperimentalista sia teorico.

Il mestiere dello sperimentalista

Per controllare la correttezza di una teoria psicologica bisogna esaminarne sistematicamente le previsioni e per farlo, occorre passare dalle affermazioni teoriche agli esperimenti. Bisogna descrivere un qualche fenomeno nei termini di uno o più eventi specifici, comportamentali o ambientali, selezionandone tra i molti legati al fenomeno. Questi eventi devono essere caratterizzati da proprietà definite che assumono diversi valori: quindi, da variabili. Allora, l'esperimento in psicologia diventa il controllo della relazione tra due o più variabili. Le variabili sono definite in modo operazionale, cioè in base alle operazioni che occorre fare per misurarne il valore. Per esempio per una risposta verbale si può esaminare il tempo di latenza: o per microcomportamenti fisiologici si può utilizzare attività elettriche, flussi ematici.

Anche quando abbiamo delle variabili inosservabili, come il grado di felicità, occorre che esse siano definite in modo operativo, specificando cioè le variabili osservabili secondarie che sono considerate i loro indizi. E inoltre spiegare per quale motivo si usano quelle determinate variabili secondarie.

Tipi di variabili e scale di misura

  • Nominale - Associa ogni evento a una categoria o classe (ad esempio, in un compito di ragionamento, una risposta può essere giusta o sbagliata).
  • Ordinale - Oggetti ed eventi sono classificati secondo un ordine.
  • A intervalli - Quantifica non solo l'ordine di grandezza dei valori, ma anche la differenza che intercorre tra un livello e l'altro, pur fissando un valore 0 arbitrario (se misuriamo la temperatura in celsius e la temperatura cresce da 2 gradi a 4 possiamo dire che è aumentata di due, ma non che è raddoppiata dato che il punto 0 è arbitrario).
  • A rapporti - Oltre a quantificare la differenza tra eventi, assegna alla variabile anche uno zero assoluto. In questo caso si può parlare di aumento, ma anche di raddoppio.

Le prime due scale (nominale e ordinale) vengono utilizzate per le variabili qualitative: quelle a intervalli e a rapporti, invece, vengono utilizzate per le variabili quantitative. Naturalmente, passando di scala in scala, abbiamo informazione sempre più dettagliate sui dati. È compito del ricercatore, allora, selezionare le scale di misura. Affinché la misurazione di una variabile sia utile, deve soddisfare criteri di:

  • Validità: una misura è valida se è diagnostica verso il costrutto che si intende misurare.
  • Affidabilità: una misura è affidabile o attendibile se genera risultati coerenti in condizioni simili: quindi riproduce lo stesso risultato, o simile, ogni volta che viene misurata la stessa cosa.
  • Sensibilità: una misura è sensibile se genera risultati diversi quando misura cose diverse.

Ma nessuna misura è perfetta. In ogni misura c'è sempre una certa quantità d'errore tra il fenomeno osservato e quello reale. Gli errori possono essere casuali o sistematici. I primi non sono regolarmente associati a qualche variabile o strumento di misura: sono intrinseci a qualsiasi misurazione. Se ne possono limitare gli effetti con opportuni metodi statistici. Gli errori sistematici, invece, anche detti bias di misura, sono errori di direzione ed entità costanti o quasi, in alcuni casi associati solo a determinati valori della variabile. L'identificazione e l'eliminazione delle sorgenti di errore sistematico sono molto importanti nella sperimentazione.

Le strategie di ricerca

Nelle fasi empiriche (siamo ancora nel capitolo dello sperimentalista) il ricercatore deve scegliere di adottare una o più strategie di ricerca = modalità sistematiche di raccolta di informazioni. Tra le possibili strategie: descrittive, correlazionali e sperimentali.

Le ricerche descrittive: queste permettono, basandosi sull'osservazione sistematica, di descrivere il comportamento di persone o animali in determinati contesti. L'osservazione può avvenire in contesti naturali (situazione ecologica) o in un qualche laboratorio attrezzato. Questa strategia però non permette di identificare quali fattori sono la causa o la ragione delle variazioni di un determinato comportamento. Ma, la raccolta di informazioni dettagliate e precise ha portato a teorie, ipotesi e congetture (poi controllate con altri metodi). Tra le richieste descrittive si annoverano quelle che fanno uso di questionari e inchieste, nelle quali vengono poste una serie di domande a un campione della popolazione. La difficoltà che si riscontra in questi casi è la scarsa rappresentatività del campione, o alla poco perspicua formulazione delle domande. Punto di forza è, invece, la possibile raccolta di vari campioni di informazione su comportamenti complessi, legati alla vita quotidiana. Queste ricerche, ovviamente, possono tradursi in correlazionali, ovvero la vasta mole di dati descrittivi potrà essere codificata su scale numeriche.

Esiste lo studio del singolo caso, ma in psicologia generale è poco usato in quanto si cerca di trovare leggi del comportamento che valgano per tutti e non per il solo singolo.

Le ricerche correlazionali: le ricerche correlazionali, come quelle descrittive, osservano determinati fenomeni senza apportarvi modifiche. Diversamente da quelle descrittive, misurano quantitativamente alcune variabili potenzialmente rilevanti per quei fenomeni. Se si individua una relazione tra due o più variabili è possibile prevedere il valore delle altre. La procedura implica la registrazione di alcune variabili. Per determinare se due variabili sono associate, cioè se e in che misura l'una varia al variare dell'altra, si applicano le stime di correlazione. Il coefficiente di correlazione esprime la forza di associazione, solitamente indicato con r, che varia da -1 a +1 (associazione negativa e positiva). Per rappresentare i dati relativi alla correlazione tra due variabili vengono utilizzati i diagrammi di dispersione: nei grafici ogni punto rappresenta una coppia di valori in corrispondenza. La procedura di correlazione calcola la retta che interpola al meglio i dati. Limite è che non si può inferire una relazione causa-effetto tra le due variabili analizzate.

Quindi, se due variabili non sono correlate, non può esistere tra loro un nesso di causalità. Ma se, al contrario, esse sono correlate, non è detto che esista tra loro un nesso di causalità. L'unica strategia di ricerca che può consentire l'identificazione di relazioni di causalità è il metodo sperimentale.

Le ricerche sperimentali: la ricerca sperimentale comprende osservazione sistematica e misurazione. Inoltre prevede anche la modificazione volontaria e controllata dei valori assunti da alcune variabili. Ovvero lo sperimentatore fa accadere alcuni eventi: modifica alcune variabili in modo sistematico. In psicologia l'ipotesi di ricerca dovrà essere formulata in termini di variabili, e il disegno sperimentale dovrà rendere esplicito quali variabili saranno manipolate dallo sperimentatore in qualità di potenziali cause, e su quali variabili ci si attende un effetto. Le prime prendono il nome di variabili indipendenti, a significare che i loro valori devono essere indipendenti da tutto. Mentre le variabili relative all'effetto sono chiamate dipendenti, perché il loro valore dovrebbe dipendere dai livelli assunti dalla variabile indipendente. In questo modo è possibile notare l'esistenza di una relazione causa-effetto tra le due variabili.

Ma, in molti casi, non ci si limita allo studio di una singola variabile. Esistono infatti i disegni di tipo ortogonale, dove lo sperimentatore manipola contemporaneamente più variabili indipendenti, dette fattori. È necessario che le variabili indipendenti siano manipolate in modo indipendente l'una dalle altre. In questo modo è possibile determinare l'interazione tra variabili.

Esistono però determinate situazioni in cui le variabili, magari perché intrinseche all'uomo, non possono essere modificate. In questo caso si ha un quasi-esperimento, dove l'unica possibilità per studiare la loro influenza è uno studio di tipo correlazionale. Oltre a manipolare le variabili indipendenti, il ricercatore definisce altri dettagli, che identificano il paradigma sperimentale. Obiettivo principale dell'esperimento è il controllo: gli unici elementi che possono variare devono essere le variabili. Spesso però non è possibile esercitare un controllo completo e in questi casi si è esposti a rischi per la validità o affidabilità.

Validità e controllo

I risultati di un esperimento possono essere inficiati da diversi tipi di minacce alla validità. Esistono diverse accezioni della validità:

  • Validità interna - Riguarda la relazione tra VI e VD. Solo la VI deve candidarsi come possibile causa delle variazioni nella VD. Tutto il resto deve restare costante, altrimenti le variabili sono tra loro confuse. Ma l'eliminazione di queste ultime non è sempre possibile. L'unica strategia a disposizione dello sperimentalista per contrastare i possibili effetti confondenti di queste variabili è la randomizzazione (attribuzione casuale, ad esempio, dei partecipanti a diverse condizioni sperimentali).
  • Validità di costrutto - Concerne la relazione tra i risultati e la teoria. Bisogna rendere più esplicite, il più possibile, le diverse proposte teoriche. Per aumentare la validità di costrutto è fondamentale la corretta definizione operazionale delle variabili.
  • Validità esterna - Riguarda l'estensione dei risultati di una ricerca ad altre situazioni: altri partecipanti, altri luoghi. Per assicurare validità esterna e generalizzabilità ai risultati è importante selezionare correttamente un ampio campione di partecipanti, rappresentativo rispetto alla popolazione di interesse.
  • Validità statistica - È legata tanto...
Anteprima
Vedrai una selezione di 19 pagine su 89
Psicologia generale 1 Pag. 1 Psicologia generale 1 Pag. 2
Anteprima di 19 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia generale 1 Pag. 6
Anteprima di 19 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia generale 1 Pag. 11
Anteprima di 19 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia generale 1 Pag. 16
Anteprima di 19 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia generale 1 Pag. 21
Anteprima di 19 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia generale 1 Pag. 26
Anteprima di 19 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia generale 1 Pag. 31
Anteprima di 19 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia generale 1 Pag. 36
Anteprima di 19 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia generale 1 Pag. 41
Anteprima di 19 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia generale 1 Pag. 46
Anteprima di 19 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia generale 1 Pag. 51
Anteprima di 19 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia generale 1 Pag. 56
Anteprima di 19 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia generale 1 Pag. 61
Anteprima di 19 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia generale 1 Pag. 66
Anteprima di 19 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia generale 1 Pag. 71
Anteprima di 19 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia generale 1 Pag. 76
Anteprima di 19 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia generale 1 Pag. 81
Anteprima di 19 pagg. su 89.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia generale 1 Pag. 86
1 su 89
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher StefaniaTania di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Bricolo Emanuela.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community