Elementi di neurologia
Lesioni in diverse sedi manifestano quadri clinici diversi pur essendo provocate dalla stessa
patologia, e viceversa, diverse patologie possono avere le stesse conseguenze e gli stessi sintomi se
interessano le stesse aree. Importante, per prima cosa, interessarsi della storia clinica del soggetto
(ANAMNESI). Indagine di sintomi e presenza di disturbi, modalità di esordio e di progressione.
Aspetto che talvolta va ad interessare anche le persone intorno al paziente, se esso incapace di
ragionare sul proprio stato neurologico. Oltre a ciò bisogna conoscere anche gli effetti delle terapie
in corso o pregresse. Infatti bisogna tenere conto dei vari effetti di alcuni farmaci o sostanze come
alcol e droghe. ESAME OBIETTIVO NEUROLOGICO (rilevazione di segni e sintomi di una lesione) -> si
avvale di una procedura standard per indagare l’integrità dei diversi sistemi funzionali elementari,
da completare con l’esame non formalizzato delle funzioni cognitive. Questo permette due tipi di
ipotesi: localizzatoria (dove ha luogo la lesione) e diagnostica (quale malattia ha causato la lesione).
Patologie vascolari
Le patologie cerebrovascolari rappresentano la principale causa di disabilità nell’adulto. Il quadro
clinico è caratterizzato dall’insorgenza di segni e sintomi indicativi di un danno focale conseguente
a un’alterazione della circolazione cerebrale. È repentina e infatti viene chiamato ictus o stroke,
ovvero “colpo”. In base al meccanismo patogenetico si possono distingue due tipi di ictus: l’ictus
ischemico (mancato afflusso di sangue) e l’ictus emorragico (rottura di un vaso sanguigno e
conseguente spargimento di sangue nella zona circostante). Le cellule nervoso possono resistere
per breve tempo senza ossigeno e glucosio, dopo di che vanno incontro a morte cellulare. Qualora
i segni e i sintomi scompaiano entro 24 ore si parla di attacco ischemico transitorio (TIA).
L’ICTUS ISCHEMICO è dovuto alla mancata irrorazione sanguigna di una zona del cervello a causa di
un’occlusione del vaso. Questa può essere causata da fattori di rischio non modificabili (età, sesso,
razza, struttura genetica come trombofilia o iperomocisteinemia) e fattori di rischio modificabili
come ipertensione arteriosa, patologie cardiache, diabete mellito, obesità e fumo.
L’ischemia può essere indotta da un meccanismo trombotico o embolico. Nel primo caso il vaso
viene occluso da una trombosi, ovvero un’aggregazione di piastrine e innesco di coagulazione. Nel
caso di un’ischemia embolica, l’occlusione del vaso deriva da un embolo, ovvero del materiale
estraneo che viene trasportato con il flusso sanguigno e ha origine a distanza dall’occlusione. Nella
maggior parte dei casi l’embolo è un frammento di trombosi, in altri casi è costituito da materiale
gassoso, lipidico, da aggregati di microrganismi o da cellule neoplastiche.
Il quadro clinico dell’ictus ischemico dipende dalla zona in cui si verifica la lesione.
ICTUS IN TERRITORIO CAROTIDEO -> segni e sintomi da lesione frontale, parietale e temporale (56).
ICTUS VERTEBRO-BASILARE -> segni e sintomi da lesione del tronco cerebrale e/o del cervelletto (56)
o da lesione dei lobi occipitali e parietali posteriori.
Oltre al danno strettamente ischemico si può andare incontro a un danno dovuto all’edema
(raccolta di liquidi negli spazi intersiziali) che, attraverso l’”effetto massa” può incrementare
l’estensione dell’area di sofferenza o morte cellulare, anche se solitamente non si verifica. Ciò, però,
può portare all’aggravarsi del quadro clinico e addirittura alla morte. Ora è possibile somministrare
un farmaco che scioglie il trombo -> terapia trombolitica.
L’ICTUS EMORRAGICO, come detto in precedenza, è causato dalla rottura di un vaso sanguigno
all’interno della scatola cranica.
Ciò è causato, oltre che da emorragie traumatiche, anche da ipertensione arteriosa, aneurismi,
malformazione artero-venose (MAV). Cause più rare sono rappresentate da disturbi della
coagulazione e emorragie all’interno di un tumore.
Si distinguono in base alla sede in cui si verificano:
EMORRAGIA INTRACEREBRALE O INTRAPARENCHIMALE -> raccolta di sangue all’interno del tessuto
cerebrale.
EMORRAGIA SUBARACNOIDEA -> presenza di sangue nel liquor contenuto negli spazi subaracnoidei,
tra pia madre e aracnoide;
EMORRAGIA EPIDURALE -> raccolta di sangue tra teca cranica e dura madre;
EMORRAGIA SUBDURALE -> raccolta di sangue al di sotto della dura madre.
Queste due ultime tipologie sono di causa tipicamente traumatica.
Le manifestazioni cliniche dell’emorragia intraparenchimale sono le stesse dell’ictus ischemico,
dipendenti dalla zona dell’ematoma. La sintomatologia è sovrapponibile con la differenza, però, che
è più difficile riconoscere da quale vaso sia partita l’emorragia. Non è immediatamente riconoscibile
il territorio vascolare. Oltre al danno focale si aggiunge anche l’ematoma (raccolta di sangue), che
comprime e disloca i tessuti circostanti. Ciò induce un aumento di pressione che esercita i suoi effetti
sul tronco encefalico e rappresenta la causa di morte più frequente in queste situazioni. Si può agire
in tempo, cercando di evacuare l’ematoma.
Importante capire la sede dell’emorragia -> per capire la causa primaria o secondaria a rottura di
aneurisma o MAV. Sedi tipiche sono ponte, nuclei della base, cervelletto e tronco cerebrale. Se si
verifica un’emorragia fuori da queste sedi è obbligatorio escludere aneurismi o MAV tramite esami
strumentali.
L’emorragia subaracnoidea si manifesta con cefalea acuta, improvvisa, nucale. È possibile che ci sia
perdita di conoscenza e crisi epilettiche. La causa più frequente è la rottura di aneurismi intracranici.
-> sindrome frontale o bifrontale.
Malattie degenerative
Le malattie degenerative del sistema nervoso sono quelle caratterizzate da una progressiva perdita
di funzioni. Queste hanno un esordio insidioso e gradualmente ingravescente, determinato da una
progressiva perdita di neuroni, con successiva gliosi. È difficile comprendere e delineare un confine
esatto tra queste malattie, anche se per alcune sono stati proposti dei criteri diagnostici al fine di
uniformare il procedimento diagnostico nella pratica clinica o a scopo di ricerca. Una comune
classificazione le divide in due gruppi in base alla sintomatologia presente: Malattie caratterizzate
da demenza progressiva e malattie caratterizzate da disturbi del movimento. Questa distinzione,
però, è tutt’altro che netta.
Tra le più comuni ci sono la malattia di Alzheimer, la malattia di Parkinson, la sclerosi laterale
amiotrofica. Tra le altre si possono citare la demenza a corpi diffusi di Lewy, Corea di Huntington
eccetera.
La MALATTIA DI ALZHEIMER (AD) è la forma più frequente di demenza. Essa porta, come ogni
demenza, a deterioramento cognitivo con esordio insidioso e sviluppo ingravescente. Nelle fasi
precoci della malattia è difficile riconoscerla perché mostra segni e sintomi aspecifici. Anche con
test ed esami strumentali non è riconoscibile. Anche la TAC, per il primo periodo, può dare esiti
negativi. L’AD va sospettata ogni volta che un paziente di 45-50 anni presenti un disturbo della
memoria a insorgenza insidiosa e evoluzione ingravescente interferendo con le normali attività.
Il sospetto si rafforza quando il soggetto presenta anche disturbi di altre funzioni cognitive come il
linguaggio, la cognizione spaziale, l’esecuzione di gesti e l’orientamento spaziale. La diagnosi viene
confermata dopo due visite a distanza di 6-12 mesi l’una dall’altra. Il principale criterio per la
diagnosi è il precoce disturbo della memoria episodica da almeno 6 mesi che deve essere qualificato
“ippocampale”, perciò caratterizzato da deficit di rievocazione libera. Può associarsi anche ad altri
deficit cognitivi. Questi devono essere integrati da maker biologici: ridotta concentrazione di beta-
amiloide e aumento tau/P-tau.
Il primo passo per la diagnosi è la raccolta anamnestica, con l’aiuto di famigliari. Segue poi un
colloquio con il paziente, il quale presente titubanza cognitiva (anche nelle situazioni più semplici e
banali si sente imbarazzato e in difficoltà). Quasi sempre è presente l’anosognosia, ovvero il rifiuto
di riconoscere la patologia. Al colloquio segue la somministrazione di test che vanno a misurare le
aree in cui si presentano i principali disturbi. Infatti si effettueranno prove che misurano
orientamento, linguaggio, memoria, intelligenza, prassia costruttiva e attenzione. Per via della
ridotta collaborazione dei pazienti è utile che i test siano di rapida esecuzione.
Come affermato in precedenza è raro che test ed esami strumentali riescano a riconoscere la
patologia nelle prime fasi. Infatti anche la TAC potrebbe non far riconoscere l’atrofia corticale
presente. I principali fattori di rischio sono l’età, la storia familiare e il genotipo. Un fattore protettivo
sembra essere il livello di scolarità.
L’AD è una malattia ad andamento cronico-progressivo -> peggioramento continuo.
La morte può sopraggiungere per malattie intercorrenti dovute a uno stato di cachessia.
I sintomi più comuni sono disturbi della memoria episodica prima di momenti della giornata
(memoria ongoing) e poi di eventi complessi e particolare. Anche la memoria prospettica sembra
essere intaccata. Si presentano anche disturbi del linguaggio (disturbi lievi anche nelle prime fasi,
afasia sono nelle fasi più avanzate). Si presentano connessi a questo anche disordini della scrittura
ma sembra non essere particolarmente intaccata la lettura.
I pazienti con AD presentano anche disturbi visuo-spaziali, disorientamento topografico, aprassia,
agnosia e prosopagnosia. Più tardivamente presentano anche problemi alle funzioni di controllo
come l’attenzione e abilità logico-astrattive. Il paziente non riesce a svolgere due compiti insieme
(attenzione divisa), focalizzare l’attenzione (selettiva) o mantenerla (sostenuta).
MALATTIA DI PARKINSON -> i sintomi più comuni consistono in bradicinesia, ipocinesia, acinesia,
rigidità e tremore a riposo. Si identifica questa malattia come “extrapiramidale” in quanto relativa
ad aspetti non volontari del movimento. I pazienti possono presentare anche deficit olfattivi,
presenza di disturbi del sonno REM e disturbi cognitivi. L’esordio è graduale e il decorso lentamente
ingravescente e perciò può portare a gravi disabilità se non viene curata e trattata adeguatamente.
Sembra essere correlato un deficit di dopamina. Ciò ha permesso di applicare terapie mirate a
aumentare i livelli di dopamina nel cervello. La risposta positiva alla somministrazione di L-dopa
(precursore dopamina che fa aumentare la sintesi di esse nella substantia nigra) è considerata come
un test diagnostico per la malattia di Parkinson. In casi selezionati risulta possibile curare attraverso
una tecnica di stimolazione cerebrale profonda (DBS), che consiste nell’impianto di uno stimolatore
cerebrale che invia impulsi in aree cerebrali critiche per l’attività dopaminergica.
EPILESSIA
Una crisi epilettica consiste nell’alterazione transitoria di una funzione del sistema nervoso centrale,
conseguente a una scarica elettrica anomala dei neuroni cerebrali.
Questa scarica anomala viene chiamata parossistica. Questa scarica può limitarsi a un gruppo
circoscritto di neuroni o coinvolgerli tutti. Le onde EEG mostrano una sincronia mai rilevata -> onde
molto ampie.
Quando colpisce una sola parte della corteccia si parla di Crisi parziale o focale, quando invece
coinvolge tutti i neuroni fin dall’esordio si parla di crisi generalizzate primarie, quando colpisce tutti
i neuroni per diffusione del focolaio, si parla di crisi generalizzate secondarie.
Le crisi primarie possono essere idiopatiche, ovvero non riconoscere la causa, o criptogenetiche.
Quelle secondarie possono essere dovute ad altre patologie o traumi (tumori, disfunzioni
metaboliche, disturbi vascolari).
La crisi epilettica generalizzata chiamata “GRANDE MALE” presenta, nella maggior parte dei casi, la
stessa sequenza di segni e sintomi. Per prima cosa si verifica una perdita di coscienza;
successivamente si verifica una fase di irrigidimento muscolare (fase tonica), cui segue una fase
caratterizzata da contrazioni ritmiche e ripetitive (fase tonico-clonica o convulsiva). Dopo ciò si ha
una fase di coma di durata variabile. Poi il soggetto riprende conoscenza (fase postcritica). Tutte le
crisi sono accompagnate dall’amnesia dell’accaduto.
La crisi generalizzata “PICCOLO MALE”, invece, porta a un’interruzione dello stato di coscienza per
un breve periodo (5-10 ma il libro dice 30 secondi). Avviene più frequentemente durante
l’adolescenza, e sono seguite da amnesia per il fatto. Consistono in 5-10 o 30 secondi di onde
generalizzate di EEG a 3 Hz. Il tono muscolare è mantenuto.
Per le crisi parziali, invece, dipende da dove ha sede il focolaio epilettogeno.
L’epilessia è la condizione neurologica caratterizzata da ricorrenti e improvvise crisi epilettiche. Esse
sconvolgono l’equilibrio di eccitazione e inibizione del sistema nervoso.
Per alcune forme di epilessia sono state trovate le cause. Per alcune è stata trovata una causa
genetica. Infatti, sono geni che codificano insiemi diversi di proteine, proteine da trasporto e
recettori. Canali per il sodio mutati stanno aperti più a lungo, permettendo un maggiore accesso di
corrente di sodio e favorendo maggiore eccitabilità.
Un’altra causa riguarda mutazioni che compromettono l’inibizione sinaptica mediata dal GABA.
Infatti farmaci che bloccano il GABA sono convulsivi. Anche un’interruzione dell’assunzione cronica
di altre sostanze tra cui alcol, barbiturici e psicofarmaci, può favorire la presenza di attacchi. Alcuni
farmaci, invece, sono studiati per contrastare questi attacchi -> anticonvulsivi. Alcuni prolungano
azione inibitoria GABA, altri riducono la tendenza di alcuni neuroni a scaricare potenziali d’azione
ad alta frequenza.
Le crisi parziali possono essere:
- Semplici -> senza alterazioni dello stato di coscienza.
- Complesse -> con alterazioni dello stato di coscienza -> deja vù, allucinazioni, stato emotivo
alterato, disturbi comportamentali, sensazioni viscerali.
ESITI DI LESIONI
Possono verificarsi sindromi sensoriali o motorie, dipende da ciò che viene leso.
LESIONI ALLE VIE OCULARI Lesioni prechiasmatiche
portano a deficit monoculari.
Lesioni chiasmatiche portano
a emianopsia bitemporale (non
vedi metà occhio).
Lesioni post-chiasmatiche
possono portare a:
- Emianopsia
- Quadrantanopsia (cecità
di un quadrante del campo
visivo
- Scotoma (perdita vista in
una piccola area)
- Cecità corticale (perdita
della visione che riguarda tutto
il campo visivo) può essere accompagnata dalla sindrome di Anton ovvero anosognosia per
la cecità.
Se si verifica una cecità corticale o un’emianopsia, il paziente potrebbe percepire lo stesso degli
stimoli visivi (blindsight). Ciò è dovuto a via collicolo-parietale.
Lesioni vie uditive
Le vie uditive sono moltissime. Non c’è una strada univoca.
- Lesione unilaterale ai nuclei cocleari o nervo vestibolo cocleare -> sordità a un orecchio
- Deficit ossicini -> Sordità periferiche, disturbo della conduzione del suono dall’orecchio
esterno alla coclea
- Tumore orecchio interno, farmaci o rumori intensi -> sordità nervosa, perdita di neuroni del
nervo uditivo o di cellule ciliate della coclea
- Ablazione bilaterale corteccia uditiva -> sordità
- Ablazione unilaterale corteccia uditiva -> funzionamento uditivo solo parzialmente
danneggiato
Vie motorie
Esistono due principali vie motorie:
- Laterale -> movimenti fini e complessi, volontari della muscolatura distale. Questa via riceve
input dalla corteccia. Composta da tratto cortico-spinale diretto e tratto cortico-rubio-
striatale. Dalla corteccia motoria (4 e 6 lobo frontale) e lobo parietale va vero i muscoli distali.
Avviene una decussazione a livello delle piramidi bulbari (per questo destro controlla sinistro
eccetera). Unione all’altezza della colonna e alla fine sinapsi con motoneurone spinale.
Una lesione a questa via porta a debolezza muscolare controlesionale, soprattutto dei
muscoli flessori distali, con deficit di movimento indipendente delle dita (perdita di
«risoluzione spaziale» del movimento). La maggior severità del deficit a carico dei muscoli
distali rispetto ai prossimali / mediali è dovuta al fatto che la decussazione è massima per i
distali, e minima per i prossimali /mediali (seguendo un gradiente), perciò la compensazione
tramite emisfero illeso è minima per i distali e massima per i prossimali. Si può verificare
però un recupero graduale -> Se lesione di dimensione limitata, parziale compensazione
della perdita delle afferenze del tratto corticospinale da parte di altri neuroni frontali
(premotori) e parietali.
Si possono verificare emiplegia (perdita totale della forza muscolare di un emisoma) o
emiparesi (perdita parziale della forza muscolare di un emisoma).
- Ventromediale -> controllo della postura e della locomozione. Riceve gli input dal tronco
encefalico. Componenti principali sono i tratti vestibolospinali (implicati nel controllo del
Mantenimento della testa in posizione bilanciata sulle spalle durante i movimenti corporei,
movimento, equilibrio e postura verticale) e il tratto tettospinale (Rotazione della testa in
presenza di nuovi stimoli visivi / uditivi).
Vie somatosensoriali
Sono vie implicate nel riconoscimento degli stimoli meccanici (contatti, vibraz
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.