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per alcuni lo sviluppo è continuo e graduale, mentre secondo altri lo sviluppo è a stadi

(cioè ci sono fasi stabili e rapidi cambiamenti del comportamento).

Sviluppo sociale= progressivo trasformarsi delle relazioni sociali

-teoria etologica: esistono moduli comportamentali in una specie, adattamenti

evolutivi -teoria socioculturale: l’individuo si adatta

alla struttura della società -

Erikson individua otto stadi di sviluppo psicosociale (infanzia, età scolare, età adulta,

vecchiaia) Alla nascita i bambini sono dotati di abilità sociali

ed emotività, la socialità è un bisogno primario: la teoria dell’attaccamento (Bowlby)

spiega l’attaccamento del bambino durante la prima infanzia a un caregiver,

solitamente la madre, che ha funzione biologica di proteggerlo e fornisce sicurezza. Il

legame è duraturo, il comportamento varia soprattutto in situazioni di pericolo (test

della situazione sconosciuta, Ainswort): segnalazione con vocalizzi e accostamento

sono tipiche manifestazioni dell’attaccamento. Harlow esegue studi su scimmie

Rhesus (caregiver con pelo>caregiver di ferro che allatta), Spitz su bambini in

orfanotrofio. Nella seconda infanzia acquistano importanza le relazioni coi genitori, i

quali (secondo Baumrind) hanno uno stile autoritario (potere come strumento di

controllo), autorevole (apprendimento di giusto-sbagliato) o permissivo (tollerante

verso comportamenti sbagliati); secondo Hoffman adottano metodi disciplinari quali

l’affermazione autoritaria (premi-punizioni), il rifiuto affettivo (la disapprovazione),

l’induzione attraverso il ragionamento.

L’adolescenza è un periodo complesso caratterizzato dalla transizione dall’infanzia

all’età adulta, con conseguente rottura del controllo dei genitori, relazioni più intime

con i coetanei, aumento della temerarietà, approccio alla dimensione sessuale,

sviluppo del pensiero ipotetico deduttivo. In questo periodo si ha anche uno sviluppo

morale, cioè la capacità di ragionamento in base a principi etici (influenza del

pensiero ipotetico deduttivo); Kohlberg individua stadi di morale preconvenzionale (o

infantile), convenzionale (o adolescenziale), postconvenzionale (o adulta): in

successione, tengono in considerazione porzioni sempre più vaste del mondo sociale

(dall’individualismo ai principi universali), non tutti arrivano all’ultimo stadio dell’etica

universale.

SISTEMI MOTIVAZIONALI INTERPERSONALI

Sono tendenze biologicamente determinate e selezionate su base evolutiva, la cui

espressione nel comportamento presenta variabilità individuali. Essi regolano la

condotta in funzione di particolari mete e sono in stretta relazione con l’esperienza

emotiva.

Attaccamento: è finalizzato all’ottenimento di aiuto e vicinanza protettiva da

parte di un’altra persona individuata come potenzialmente idonea; si attiva e assume

il controllo di emozioni e comportamento nelle situazioni di dolore, pericolo,

percezione di vulnerabilità e protratta solitudine; regola una serie di emozioni

tipicamente avvertibili in sequenza: paura (da separazione), collera (da protesta),

tristezza (da perdita) e infine il distacco emozionale

Accudimento: reciproco all’attaccamento, realizza la meta dell’offerta di cura verso

un conspecifico avente il valore biologico di favorire le possibilità di sostentamento di

altri individui all’interno del proprio gruppo; è attivato dai segnali di richiesta di

(separation call)

conforto e protezione emessi da un altro individuo o da percezione

della sua fragilità/condizione di difficoltà. Le emozioni concomitanti l’attivazione del

sistema sono l’ansiosa sollecitudine, la compassione, la tenerezza protettiva o la colpa

per il mancato accudimento.

Sessuale: è finalizzato alla formazione e al mantenimento della coppia sessuale con il

valore biologico della riproduzione e del sostentamento della prole; è attivato da

segnali fisiologici interni all’organismo (variazioni ormonali) e da segnali

comportamentali di corteggiamento emessi da un altro individuo. Emozioni collegate

all’attivazione del sistema sono il pudore, la paura del rifiuto e la gelosia; la percezione

dell’avvicinarsi della meta invece è collegata all’esperienza emotiva del desiderio e

piacere erotico.

Agonistico: è finalizzato alla definizione dei ranghi di potere e di

dominanza/sottomissione per regolare all’interno di un gruppo il diritto prioritario di

accesso alle risorse; avviene attraverso forme ritualizzate in cui l’aggressività non è

primariamente finalizzata a ledere l’antagonista ma ad ottenere da quest’ultimo un

segnale di resa; è attivato dalla percezione che una risorsa è limitata e appetibile da

più di un membro del gruppo sociale, da segnali di sfida; emozioni legate alla resa

sono la paura (da giudizio), la vergogna, l’umiliazione-tristezza da sconfitta e/o anche

l’invidia. I segnali di sfida sono accompagnati dalla collera che nel vincitore è seguita

da sentimenti di superiorità e disprezzo per lo sconfitto. Nell’uomo, ricevere

accudimento non richiesto generi aggressività: il comportamento viene interpretato

dal ricevente come un gesto aggressivo di dominazione.

Cooperativo: ha come meta il conseguimento di un obiettivo comune, più facile da

raggiungere attraverso un’azione congiunta; è attivato appunto dalla percezione che

risorse non limitate risultano più accessibili attraverso uno sforzo congiunto di più

individui; emozioni collegate all’attivazione del sistema riguardano la gioia da

condivisione, la fiducia e l’amore amicale, senso di colpa, sfiducia e risentimento

segnalano invece la trasgressione dalle mete proprie del sistema

LA PSICOLOGIA SOCIALE

La psicologia sociale studia l’influenza esercitata dagli altri sul comportamento e il

pensiero dell’individuo. Percezione= processo attraverso il quale

percepiamo noi stessi e gli altri Il

nostro comportamento è condizionato dalle convinzioni, veritiere o meno, che ci siamo

fatti circa noi stessi e gli altri.

Uno schema è un insieme organizzato di informazioni o convinzioni circa qualcosa, gli

schemi di persona si basano sulle prime impressioni (caratteristiche esteriori quali

tratti somatici del viso, modo di vestire, bellezza, postura) e su attribuzioni, cioè le

inferenze circa la causa del comportamento di una persona. Il vizio di attribuzione

assume come causa del comportamento la persona e non la situazione.

Pregiudizio = qualsiasi influenza che i nostri pre-concetti esercitano sulle nostre

valutazioni Stereotipo = schemi riguardanti particolari categorie di

persone. Hanno il potere di distorcere la percezione sulle singole persone. Uno

stereotipo è pubblico quando lo affermiamo pubblicamente, è privato quando

consapevolmente lo pensiamo ma non lo rileviamo, oppure implicito quando può

governare i nostri giudizi e azioni senza che noi se ne sia consapevoli.

Le aspettative degli altri hanno un effetto sulla percezione e valutazione di sè, siamo

in una certa misura ciò che gli altri presumono noi si sia e ciò condiziona il

comportamento che assumiamo (ruoli sociali e molteplicità dei sè in relazione al

contesto in cui agisce).

Per atteggiamenti si intendono quelle opinioni personali che sottendono un giudizio

di valore che le persone si fanno in relazione al mondo; gli atteggiamenti più profondi

e radicati sono i valori, che permettono di prevedere i comportamenti.

Le informazioni dissonanti creano sensazioni spiacevoli: per evitare la dissonanza

cognitiva consolidiamo un atteggiamento (per essere coerenti) o modifichiamo un

atteggiamento (per giustificarci).

Come influenze del comportamento sociale le emozioni possono operare come

insieme di segnali sociali che permettono la relazione tra individui o come strumenti

per modificare le relazioni. Pressione sociale=

insieme delle forze psicologiche esercitate su di noi dagli altri o dalle nostre credenze

sugli altri

Lewin propone una teoria di campi di forze psicologiche a cerchi concentrici entro cui

si è inseriti e che facilita le risposte dominanti (abituali) interferendo con quelle non

dominanti. Asch propone un esperimento che dimostra la tendenza al conformismo.

L’influenza sociale può essere prodotta dalle richieste di altri, se queste risultano

essere dirette, gentili e poco onerose, adottando magari tecniche quali “il piede nella

porta” (da richiesta poco a sempre più onerosa) o il “pre giving”.

Obbedienza= compiacenza verso richieste formulate da una persona percepita

come leader o dotata di autorità

L’esperimento fatto dalla Milgram Yale University suggerisce delle condizioni che

influiscono sull’incapacità di obbedire: la preesistente convinzione sull’autorità e il

valore della scienza, la vicinanza, l’assenza di un modello di comportamento

alternativo, la natura sequenziale del compito

LA COMUNICAZIONE

Lo studio dello sviluppo comunicativo nel primo anno di vita ha permesso di

individuare due importanti transizioni comunicative: la transizione dalla

comunicazione non intenzionale alla comunicazione intenzionale (verso la fine del

primo anno di vita) e la transizione dalla comunicazione gestuale alla comunicazione

verbale. Emittente è la persona che avvia la comunicazione a un ricevente che

accoglie il messaggio, lo decodifica, lo interpreta e lo comprende.

Codice= parola parlata o scritta, immagine, tono impiegato per "formare" il

messaggio.

Il canale è il mezzo di propagazione fisica del codice (onde sonore o

elettromagnetiche, scrittura..), mentre il contesto è l'"ambiente" significativo

all'interno del quale si situa l'atto comunicativo.

Referente: l'oggetto della comunicazione, a cui si riferisce il messaggio.

Messaggio= è ciò che si comunica e il modo in cui lo si fa.

Il bambino è capace di comunicare i propri desideri e bisogni utilizzando una varietà di

gesti e vocalizzi. Il neonato infatti è socialmente responsivo. Il sorriso sociale: nei primi

giorni di vita il neonato può produrre occasionalmente alcune espressioni facciali che

evocano nell’adulto il significato di emozioni come la felicità la rabbia, il disgusto o il

dolore; il sorriso endogeno è prodotto spontaneamente durante le fasi di sonno. Dai 3

mesi il sorriso del bambino diventa esogeno, è cioè una risposta sociale selettiva, si

sincronizza con il sorriso dell’adulto familiare diventando così un fenomeno reciproco. I

gesti performativi o deittici vengono utilizzati sia per chiedere l'intervento o l'aiuto

dell'adulto (funzione di richiesta) sia per attirare l'attenzione e condividere con

l'interlocutore l'interesse per un evento esterno (dichiarazione). A partire dai 12 mesi

circa, fanno la loro comparsa i gesti referenziali o rappresentativi: non soltanto

esprimono un'intenzione comunicativa ma rappresentano anche un referente

specifico, il significato dei gesti referenziali non varia in conseguenza del variare del


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ssaara

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7 mesi fa


DETTAGLI
Esame: Scienze umane
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze infermieristiche e ostetriche
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ssaara di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienze umane e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Rocchi Ennio.

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