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Psicologia di comunità - Appunti Appunti scolastici Premium

Appunti di Piscologia di Comunità per l'esame del professor Pietro Berti sui seguenti argomenti: la valutazione lavoro sociale, ladefinizione valutazione, le motivazioni della valutazione, il soggetto valutante, le tipologie di valutazione,i livelli di valutazione, la valutazione del contesto, la struttura del... Vedi di più

Esame di Psicologia di comunità docente Prof. P. Berti

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professionale, a maggior ragione quindi non sarà diffusa fra la popolazione

generale; anzi, si pensa che il lavoro valutativo sia appannaggio dei

professionisti.

Per questa ragione, il più delle volte si chiede l’aiuto del mondo

associativo, più preparato e motivato ad affrontare la sfida, ma c’è il

rischio, da parte del servizio promotore, di cadere all’interno di quella che

Altieri (2002, si veda sopra) chiama partecipazione “cooptativa”, cioè

pilotata e auto-legittimata.

Nel caso in cui si riuscisse a coinvolgere diversi stakeholders, ci sarebbe

da affrontare a questo punto la differenza di preparazione fra operatori e

cittadini; l’ideale sarebbe preparare preliminarmente, attraverso un corso

di formazione ad hoc, le persone per avere un minimo di competenze e

strumenti comuni. Nella vita moderna però i molti impegni che ciascuno di

noi si trova ad affrontare rendono difficoltoso prendersene altri, a meno

che non si sia estremamente convinti di quello che si sta facendo.

Queste difficoltà fanno sì che, molte volte, ci sia l’intenzione di

predisporre un piano di valutazione partecipata, ma che non si riesca a

realizzarlo.

Springett (1999) afferma chiaramente che la valutazione della promozione della

salute dovrebbe essere partecipata; la stessa autrice, in una recente pubblicazione

(2001) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, passa in rassegna molti studi

effettuati in tutto il mondo anglosassone, denunciando però una grave mancanza

nell’ambito della valutazione partecipata, ad eccezione di alcuni sporadici esempi.

Ma allora, visto che la partecipazione è così difficile, come è possibile

promuoverla? Senza la pretesa di dare delle risposte certe e definitive, nel

prossimo paragrafo si affronteranno alcuni nodi metodologici, per cercare di

fornire indicazioni pratiche.

3.4 - Metodi, strumenti e ostacoli della valutazione partecipata

Il primo a parlare di partecipazione fu Kurt Lewin (1946), considerato il padre

fondatore della psicologia sociale; egli ideò un metodo estremamente innovativo,

la “ricerca – azione”, che viene a caratterizzarsi per la circolarità del percorso,

dalla parte conoscitiva di ricerca alla fase attuativa dell’azione, per poi ritornare

ad una nuova ricerca e ad una nuova azione, e così via. L’elemento più innovativo

del pensiero di Lewin consisteva nel ritenere indispensabile che a portare avanti

tutto il percorso fosse un gruppo di lavoro composto da vari stakeholders:

38 scienziati, tecnici, professionisti, cittadini interessati, in quanto ciascuno portatore

di punti di vista, interessi, obiettivi diversi. In questo gruppo di lavoro, ognuno

cercava di dare il proprio contributo, restando ben delineati i ruoli e le competenze

di ciascuno: il tecnico parlava come tecnico, lo scienziato come scienziato, il

cittadino come cittadino. A seconda delle varie fasi del programma, le

responsabilità erano distribuite diversamente: ad esempio, nella fase di decisione

degli strumenti metodologici da utilizzare, tutti avevano potere consultivo, ma

sotto la guida del più esperto (o dei più esperti) nell’argomento. Il semplice

cittadino, che in questa fase potrebbe non avere gli strumenti concettuali per

formarsi un’idea precisa, sarà fondamentale in altre fasi, come per esempio nella

diffusione dell’informazione alla cittadinanza. In pratica, nel metodo di Lewin la

valutazione partecipata è uno dei momenti dell’intero percorso di progettazione e

attuazione.

La ricerca – azione ha avuto molti sviluppi diversificati, a seconda dei momenti e

dei contesti di applicazione: basti ricordare la “azione partecipante” di Paulo

Freire (1972), la “action science” di Argyris, Putnam e McClain (1985), la

“action inquiry” di Reason (1994) o la “cooperative inquiry” di Heron (1996). Per

una rassegna sull’argomento, si veda Amerio, De Piccoli e Maglietta (2000).

Nel lavoro sociale, un importante evoluzione della ricerca – azione è la cosiddetta

ricerca “partecipativa” o “collaborativa” (Cornwall e Jewkes 1995; Evans e Fisher

2002) soprattutto nell’ambito della promozione della salute. Una ricerca

partecipativa ha l’obiettivo di coinvolgere il maggior numero di persone nella

realizzazione di un progetto (o di un servizio), a partire dall’ideazione fino alla

sua conclusione. Per esempio, all’interno di un servizio sanitario si dovrebbe

prevedere la partecipazione del personale che vi lavora, degli utenti che lo

utilizzano e delle persone deputate al controllo per quanto riguarda la gestione

amministrativa e finanziaria. Saltare uno di questi passaggi significherebbe

raccogliere informazioni parziali e tendenzialmente poco affidabili: prendendo in

considerazione il punto di vista del cittadino, bisogna fare attenzione a non

perdere il punto di vista del professionista che quotidianamente viene a contatto

con i problemi e le risorse del servizio. Infatti, è bene puntualizzarlo, valutazione

partecipata non significa conoscere il punto di vista del cittadino, ma conoscere

anche il punto di vista del cittadino, oltre a quello dei tecnici.

Coinvolgere quante più persone possibile, dando loro la possibilità di essere parte

attiva nel processo di valutazione, significa rendere la valutazione stessa meno

minacciosa per gli operatori dei servizi, e significa anche stabilire e/o rafforzare

un rapporto fra cittadini e servizi che non sempre è idilliaco.

Un altro problema riguarda la metodologia da utilizzare: Cinotti e Cipolla

(2003) riportano vari esempi di metodologie, sia quantitative come i questionari,

sia qualitative come le interviste individuali, sia di gruppo come le interviste di

39

gruppo, i focus group, i gruppi nominali, la tecnica delphi e altri ancora. Senza

addentrarci in una disputa metodologica che nelle scienze sociali dura da parecchi

anni, è bene ricordare che la somministrazione di un questionario permette di

raggiungere in breve tempo un gran numero di persone, mentre d’altro canto le

tecniche qualitative e di gruppo sono molto più costose in termini di tempo e

risorse, ma permettono di avere informazioni più ricche e dettagliate. Nutbeam

(1998) si augura che le ricerche possano sempre più combinare metodi

quantitativi e qualitativi, e propone il concetto di “triangolazione” di fonti di dati,

metodi e, addirittura, di ricercatori (Gifford 1996).

Kurt Lewin teorizzava la scelta partecipata del metodo, e questo è un passaggio

che si dovrebbe sempre fare; scelta partecipata significa che la persona o le

persone più esperte nel campo metodologico devono proporre alcune alternative al

resto del gruppo, illustrandone i vantaggi e gli svantaggi. Per esempio, si può

predisporre una bozza di questionario da somministrare o una traccia di intervista,

spiegando cosa comporta adottare l’uno o l’altro. In questo modo, è il gruppo che

si fa carico della decisione, soppesandone pro e contro, restando però che l’ultima

parola dovrebbe spettare al più esperto nel campo.

Partecipazione dovrebbe sempre accompagnarsi a flessibilità (da parte dei

tecnici), in quanto entrare a far parte di un processo dove tutto è già stabilito senza

avere neppure la possibilità di parlarne, è molto frustrante e demotivante. Infatti,

uno dei problemi più rilevanti riguarda il modo in cui motivare le persone a

partecipare: Springett (2001) ribadisce l’importanza di rendere la partecipazione

un’occasione continua e non sporadica, e Naylor et al. (2002) affermano che la

partecipazione dovrebbe essere un processo ciclico, e non lineare con un inizio e

una fine determinati.

Il compito dei servizi in questo senso è di prevedere e stimolare continuamente

occasioni di coinvolgimento, in tutte le fasi di una ricerca o di una valutazione.

Naylor e colleghi. (2002) e Potvin e colleghi (2003) riferiscono di molte

esperienze fallite perché si è richiesta la partecipazione soltanto nella fase

conclusiva. Pertanto, se una persona viene chiamata a valutare qualcosa che non

ha seguito dall’inizio, e seguendo spesso un protocollo operativo sul quale non ha

nessuna possibilità di intervenire, facilmente non porterà a termine il percorso.

Nell’ambito di un lavoro all’interno dei Piani per la salute, Berti e Zani (2003)

individuano quattro fattori ritenuti decisivi nella promozione della partecipazione:

1. la condivisione degli obiettivi e delle finalità del lavoro;

2. la trasparenza e flessibilità dell’intero percorso, dando la

possibilità di proporre cambiamenti in corso d’opera;

3. la raggiungibilità e applicabilità degli obiettivi in un tempo

ragionevolmente limitato;

40 4. la percezione che il lavoro fatto possa influenzare

significativamente il potere gestionale.

Quando una valutazione può dirsi “partecipata”? Le esperienze di valutazione

partecipata sono, a tutt’oggi, molto limitate e, in molti casi, poco chiare sotto il

punto di vista metodologico e del coinvolgimento degli stakeholders. Non ci sono

infatti dei criteri per stabilire “quanto” è partecipata una ricerca o una valutazione,

né c’è chiarezza sul “chi” sia necessario interpellare (le associazioni di Terzo

Settore? Operatori e tecnici esterni al servizio? Cittadini interessati?). 41

Un esempio da leggere

LA VALUTAZIONE PARTECIPATA DEL PROGETTO "SAN MAURO SI

METTE IN MOTO"

Il progetto "San Mauro si Mette in Moto" è un progetto sperimentale di

promozione dell’attività fisica, rivolto in prevalenza a persone di mezza età e

anziane, anche se la partecipazione era consentita a tutte le fasce d’età. Si è svolto

a San Mauro Pascoli, paese di piccole dimensioni (circa 7-8000 abitanti) ubicato

nelle vicinanze di Cesena, e si è costituito di due fasi fondamentali: una prima

fase di attività fisica all’aperto nella primavera – estate del 2003, una seconda fase

in palestra in settembre e ottobre dello stesso anno. L’attività fisica all’aperto è

stata svolta a rotazione nei parchi pubblici del paese, e questa sua caratteristica di

essere un progetto “itinerante” ha fatto sì che molte persone si avvicinassero

all’attività fisica, anche solo per curiosità. In questa prima fase, il progetto ha

coinvolto circa 200 persone, in prevalenza donne di mezza età; non tutte

ovviamente hanno partecipato con continuità all’attività, anche se in certe

occasioni si sono contate quasi cento persone presenti.

La seconda fase del progetto è partita a metà settembre per concludersi a fine

ottobre; l’attività è stata trasferita nella palestra comunale della scuola del paese e,

secondo le previsioni, la partecipazione è calata rispetto alla prima fase. I numeri

sono comunque ragguardevoli, considerato che circa 60 persone hanno partecipato

almeno una volta.

L’attività del progetto è terminata a fine ottobre, con l’inizio di una nuova fase di

attività fisica a pagamento nella stessa palestra comunale: gli iscritti durante

l’inverno sono stati così numerosi da costringere gli organizzatori a chiudere le

iscrizioni per mancanza di spazio nella palestra. L’attività, con l’arrivo della bella

stagione, è stata nuovamente trasferita all’aperto; dall’impulso all’attività data

dall’Azienda USL e dal Comune di San Mauro Pascoli, si è arrivati alla auto-

gestione e all’auto-finanziamento dell’iniziativa, che prosegue con molti consensi.

La valutazione del progetto si è avvalsa di metodologie quantitative e qualitative.

A tutti i partecipanti si richiedeva di compilare un questionario d’ingresso, uno di

gradimento (verso la fine della fase uno nei parchi) e uno all’inizio dell’attività in

palestra per osservare eventuali modificazioni comportamentali, nel senso di un

42 aumentato movimento nelle attività quotidiane, come per esempio il maggior uso

della bicicletta al posto dell’automobile. Purtroppo, dei molti questionari

distribuiti, non tutti sono stati restituiti, per cui da questi dati non si possono trarre

delle indicazioni precise.

Il progetto è stato valutato anche attraverso una serie di interviste individuali con

le persone che hanno partecipato più assiduamente e con alcune che, pur avendo

partecipato nella prima fase, non si sono ripresentate alla ripresa autunnale.

L’ultima fase della valutazione è stata effettuata tramite un incontro di gruppo di

rappresentanti della comunità, ovvero medici di base e rappresentanti del

Comune; a loro sono state fatte le stesse domande poste durante l’intervista ai

partecipanti, chiedendo di immaginare le risposte date dalle persone interpellate.

La valutazione tramite questionari è stata impostata e portata a termine dagli

operatori che hanno preso parte alla progettazione e realizzazione dell’attività,

mentre in questo lavoro si parlerà diffusamente delle interviste individuali e del

lavoro di gruppo di rappresentanti della comunità.

5.1 - Le interviste individuali

Sono state intervistate 19 persone che hanno partecipato alle attività del progetto

"San Mauro si Mette in Moto": complessivamente, alle attività hanno partecipato

più di 200 persone, con frequenza molto variabile. Tenendo conto delle attività

svolte in primavera – estate (maggio-giugno) e in settembre – ottobre, i

partecipanti sono stati divisi in tre categorie di frequenza alla ginnastica: persone

che hanno partecipato più di 15 volte (alta frequenza), persone che hanno

partecipato da 5 a 14 volte, e persone presenti in maniera occasionale (meno di 5

volte). All’interno di queste categorie, sono state individuate le persone che hanno

partecipato in maniera continuativa, e quelle che, dopo aver partecipato in

primavera – estate, non si sono ripresentate alla ripresa autunnale.

All’interno di queste categorie, la selezione degli intervistati è stata casuale; alle

persone che accedevano alla ginnastica, veniva fatto compilare una scheda in cui

si chiedevano alcuni dati socio – anagrafici, e alcune precisazioni sui rischi di

salute. Questa scheda non era distribuita tutte le sere, e non sempre è stata

restituita, per cui delle oltre 200 persone coinvolte, si hanno i dati di circa 70; per

questa ragione, non è stato possibile contattare le persone che sono intervenute

solo poche volte.

Le prime interviste sono state effettuate o di persona o telefonicamente, a seconda

delle esigenze e preferenze degli intervistati. Sono state indagate le seguenti aree:

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− Aumentare le conoscenze sui benefici dell’attività fisica: si chiedeva se

la partecipazione alla ginnastica avesse aumentato le conoscenze rispetto i

benefici dell’attività fisica, in termini di riduzione del rischio di

determinate patologie

− Eventuali benefici dell’attività fisica: in termini fisici, psicologici, sociali

− Variabili che hanno favorito, o ostacolato, la partecipazione

all’attività fisica: in questa fase, si chiedevano anche le motivazioni che

avessero spinto a cominciare e/o a continuare

− Aumento del movimento quotidiano: era la parte più importante

dell’intervista, in quanto si chiedeva se la persona avesse aumentato il

movimento nelle attività quotidiane, come per esempio fare le scale invece

di prendere l’ascensore, andare più spesso a piedi o in bicicletta, e così via.

Uno degli scopi del progetto era per l’appunto favorire l’assunzione di uno

stile di vita salutare tutti i giorni.

− Disponibilità a continuare in futuro a praticare attività fisica, e a quali

condizioni: si chiedevano le intenzioni future circa la continuazione

dell’attività, sia in palestra durante l’inverno (attività che sarebbe diventata

a pagamento), sia in previsione di una possibile riproposizione nei parchi

l’anno successivo. Si intendeva conoscere così cosa sarebbe successo se,

da un momento all’altro, fossero finite le attività del progetto: le persone

avrebbero continuato da sole? Si sarebbe organizzate in altro modo,

magari cercando altre opportunità?

A conclusione delle domande predisposte, si lasciava sempre la possibilità di dire

considerazioni personali, consigli, suggerimenti.

Le interviste sono state sbobinate o trascritte (a seconda della modalità, se faccia a

faccia o telefonica), e in seguito sono state evidenziate le categorie che sono

emerse dall’analisi del materiale; in questa fase non sono mancate le sorprese,

come illustrato nel dettaglio nel paragrafo sui risultati.

5.1a - Il campione

Tutte le persone interpellate sono state molto disponibili a partecipare alla

valutazione, e non si è verificato nessun rifiuto. Quasi tutte le persone coinvolte si

sono definite sedentarie, solo 3 hanno affermato che per loro muoversi è

un’abitudine, anche se spesso le attività sono concentrate durante la bella

stagione; per quasi tutti quindi, iniziare a fare ginnastica ha rappresentato una

novità.

Delle 19 persone interpellate, a 15 è stata fatta l’intervista completa, mentre ad

altre 4 una versione breve su loro richiesta; queste persone infatti avevano

44 partecipato in alcune occasioni alle attività in primavera – estate, per poi non

ripresentarsi alla ripresa autunnale. Il motivo dell’abbandono è stato lo stesso: il

peggioramento delle condizioni di salute, peggioramento incompatibile con

l’attività fisica. Si tratta, in alcuni casi, di pensionati/e che hanno accusato il

riacutizzarsi di problemi preesistenti (soprattutto alle articolazioni), o l’insorgere

di alcune patologie specifiche. L’intervista è stata breve come da richiesta degli

interessati, i quali hanno ammesso di aver apprezzato il progetto, di esserne

rimasti molto contenti e di essere dispiaciuti di aver dovuto abbandonare. Due

persone si sono commosse mentre parlavano dei loro problemi di salute.

Sono state intervistate 14 donne e un solo uomo, con un’età compresa fra i 34 e i

69 anni.

5.1b - Risultati

La lettura delle risposte ha riservato alcune sorprese: non tutte le aree indagate

sono emerse come categorie dall’analisi delle risposte. Le categorie emerse sono

le seguenti:

− Benefici dell’attività fisica

− Aumento del movimento quotidiano

− Motivazione prevalente

− Attività di gruppo

− Disponibilità a continuare in futuro

− Aspetti positivi

− Aspetti negativi

− Altre considerazioni

Come si può notare dall’elenco, manca la categoria di aumento delle conoscenze

dei benefici dell’attività fisica: in effetti, tutte le persone intervistate hanno riferito

che sapevano già che il movimento è salutare, e che aiuta ad abbassare la soglia di

rischio di alcune patologie. Le fonti d’informazione principali sono la televisione

e il medico di famiglia.

Un primo importante risultato quindi è che il progetto non ha aumentato la

conoscenza delle persone coinvolte circa i benefici dell’attività fisica; ma

allora, se tutti sapevano dei benefici, perché non hanno iniziato prima a fare

attività fisica? Tutti erano informati e tutti (tranne rare eccezioni) erano sedentari:

per chiarire meglio questo aspetto è necessario procedere con l’analisi delle

risposte.

Prima di passare ala presentazione vera e propria, sono però necessarie alcune

precisazioni. Al fine di garantire l’anonimato dei partecipanti, è stato attribuito a

ciascuno il codice SM (San Mauro), con il numero progressivo da 1 a 15, mentre

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non sono state prese in esame le 4 persone intervistate in forma breve; la

numerazione è casuale, non segue né l’ordine alfabetico né quello temporale.

Tutte le interviste sono state declinate al femminile, in modo da rendere

impossibile l’identificazione dell’unico uomo interpellato; per lo stesso motivo.

Di seguito, saranno riportate alcune citazioni esemplificative tratte dalle interviste:

l’intera codifica delle stesse è riportata nell’allegato 1.

Benefici dell’attività fisica

I benefici sono stati molti e vari, sia sotto il profilo medico sia sotto il profilo

psicologico e sociale. Solo due persone non hanno riportato grossi cambiamenti:

in un caso, perché la frequenza è stata bassa, e si è dovuta interrompere per

prestare assistenza ad un familiare malato, mentre l’altra persona afferma: << Non

ho notato cambiamenti particolari, non ho piccoli dolori da eliminare, ma faccio

ginnastica volentieri, mi piace e comunque fa bene>> (SM 6).

A livello fisico, molti notano un’attenuazione anche marcata di alcuni sintomi

fastidiosi, in particolare per quanto riguarda dolori all’apparato muscolo -

scheletrico:

<< Ho avuto benefici sulla cervicale, che mi fa molto meno male; in più,

mi sento più slegata, più sciolta>> (SM 2)

<<I problemi di salute mi frenano un po’ negli esercizi, ma in estate ho

avuto dei miglioramenti soprattutto per quanto riguarda l’artrosi: se mi

muovo, lo sento che sto meglio>> (SM 7)

<<Ho avvertito diversi benefici: non ho più dolori alla schiena, non ho

più le gambe pesanti e adesso non mi stanco a fare le scale. Insomma, mi

sento più leggera e più sciolta, direi che sto abbastanza bene>> (SM 11)

La scomparsa di piccoli dolori ha aiutato nella vita di tutti i giorni:

<<Ho notato molti benefici da quando faccio attività fisica: mi sento più

sciolta e slegata, salgo molto meglio le scale. Prima avevo difficoltà anche

solo per fare retromarcia con la macchina, nel girare il collo, mentre ora

la faccio tranquillamente>> (SM 15)

46 <<Prima di cominciare a fare ginnastica, non riuscivo nemmeno a

piegarmi per allacciarmi le scarpe, mentre ora ci riesco e sono più slegata

nei movimenti.

Sento il bisogno di fare attività fisica perché ci si sente meglio, e da

quando la pratico in maniera continuativa vado meno dal dottore e ho

smesso di prendere le medicine per il colesterolo>> (SM 13)

Alcuni movimenti, all’apparenza banali, come il fare retromarcia o allacciarsi le

scarpe, possono diventare problematici, in quanto si perde elasticità e tonicità

muscolare: è un errore pensare che questi problemi siano esclusivi della terza età,

in quanto la persona con difficoltà nel girarsi per fare retromarcia non appartiene

assolutamente a questa categoria.

In altri casi invece, il miglioramento è stato misurato in una diminuzione dello

stress e un aumentato rilassamento nelle attività quotidiane:

<<Il beneficio che ho avvertito è stato il rilassamento: faccio un lavoro

stancante, e sento il bisogno di scaricarmi. In particolare il thai chi mi è

servito molto, mi scaricava dalla stanchezza e dallo stress>> (SM 4)

I benefici riportati dagli intervistati sono quindi molti (si veda in allegato lo

schema completo della codifica delle interviste per maggiori dettagli), e forse la

migliore sintesi la porta SM 14:

<<I benefici che ho avuto sono stati molti, a livello fisico, mentale e

sociale. A livello fisico, ho regolarizzato l’intestino e non ho più bisogno

di medicine, inoltre mi sento più sciolta e slegata.

A livello psicologico, sono di umore più allegro, sono più positiva e più

attiva. A livello sociale, fare ginnastica tutti insieme facilita la conoscenza

e la nascita di nuove amicizie: adesso quando giro per il paese, saluto

persone che prima non conoscevo. L’attività fisica mi ha cambiata>>

Aumento del movimento quotidiano

Era forse l’aspetto più importante del lavoro, il fine ultimo del progetto; facendo

sperimentare di persona i benefici dell’attività fisica, si pensava di motivare la

gente a praticarla in maniera continua durante l’intero arco della giornata. Il

messaggio che si voleva far passare era che bastano alcuni piccoli cambiamenti

nello stile di vita per portare effetti benefici sulla nostra salute. Ad esempio, usare

meno l’automobile e preferire la bicicletta o una camminata per gli spostamenti

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brevi; camminare un po’ tutti i giorni; scendere dall’autobus una o due fermate

prima, e così via.

Nell’intervista si chiedeva espressamente se l’aver iniziato a fare ginnastica,

avesse rappresentato un’occasione di cambiamento dello stile di vita.

Prima di passare alla presentazione dei risultati, è necessario fare una

precisazione: il fatto di aver partecipato alla ginnastica rappresenta per molti di

per sé un aumento del movimento, in quanto si tratta nella quasi totalità dei casi di

persone sedentarie; il nostro scopo era quello di verificare se il movimento fosse

aumentato al di fuori della ginnastica fatta in gruppo.

Quattro persone hanno affermato di aver sempre cercato di fare movimento e di

tenersi in forma; per queste persone, andare in bicicletta o camminare o nuotare è

un’abitudine che hanno da sempre, per cui non si può parlare di cambiamento

dello stile di vita. Resta il fatto che, appena saputo dell’opportunità di fare

ginnastica nei parchi, queste persone sono state fra le prime che hanno aderito

all’iniziativa e fra quelle che hanno partecipato più assiduamente.

<<Quando vado in palestra ci vado in bicicletta, e a volte faccio un giro

più lungo per muovermi di più. Tuttavia, non è stata la ginnastica che mi

ha motivata: vengo da una famiglia dove si è sempre fatto lo sport,

facevamo alpinismo e roccia. Mi sono sempre mossa, soprattutto d’estate

di tanto in tanto vado in bicicletta al mare all’alba e faccio il bagno a

mare. Sono sempre stata una nuotatrice, mi piace molto il nuoto, più della

ginnastica, ma non ho la possibilità di farlo, non avendo la patente e non

potendo quindi spostarmi.>> (SM 1)

<<Non ho aumentato il movimento, sono sempre andata in bicicletta e in

estate faccio molto movimento al mare (passeggiate, nuoto…)>> (SM 2)

<<Faccio ginnastica due volte alla settimana da molti anni in una

palestra di un paese vicino; per me fare ginnastica è un’abitudine>> (SM

3)

<<La ginnastica non ha aumentato il movimento, sono sempre andata in

giro in bicicletta>> (SM 12)

Una persona ha partecipato poche volte e non ha aumentato il movimento, mentre

un’altra è stata “sconfitta” dal primo freddo autunnale:

48 << Ho aumentato il movimento ma solo d’estate, appena è arrivato

l’inverno mi sono fermata di nuovo perché sono freddolosa, e faccio fatica

ad uscire di casa>> (SM 11)

Accanto a queste esperienze così diverse, troviamo però 5 persone che affermano

di aver cambiato parzialmente stile di vita:

<< Da quando faccio ginnastica, cammino di più e meglio: ho aumentato

il movimento, ora mi sposto di più a piedi rispetto a prima>> (SM 8)

<< Per me, la ginnastica mi ha tolto 10 anni; ho più voglia di cambiarmi,

di uscire, di comprarmi le tute una diversa dall’altra, di andare in

bicicletta>> (SM 10)

<<Faccio ginnastica 2 volte alla settimana alla mattina, con un altro

gruppo di persone, e faccio un po’ più di movimento, visto che mi sento

meglio. Non riesco a fare a meno della ginnastica, mi sento meglio e

prendo meno medicine>> (SM 13)

<<Adesso faccio mezz’ora di ginnastica al giorno di mattina: la faccio

perché mi serve da “medicina”, visto che da quando la faccio ho avuto

dei netti miglioramenti di salute>> (SM 14)

<<Ho aumentato il movimento, adesso uso la bici per i piccoli

spostamenti mentre prima prendevo la macchina, e faccio più spesso le

scale per andare ai piani di sopra della casa>> (SM 15)

Le persone in questione, raccontano di piccoli ma significatici cambiamenti

registrati nello stile di vita: si va più spesso a piedi e in bicicletta, o si fanno più

spesso le scale come SM 15. Possiamo dire che il progetto, in questi casi, ha dato i

risultati sperati.

Potremmo concludere perciò che, su 19 persone interpellate, 4 hanno abbandonato

l’attività dopo poco tempo per problemi fisici (si veda il paragrafo sul campione)

e non ne hanno beneficiato; delle restanti 15 persone intervistate, 4 hanno sempre

dedicato un po’ di tempo all’attività fisica, e 5 hanno (anche solo parzialmente)

cambiato il loro stile di vita. Le persone che non hanno aumentato il movimento

però sono le stesse che, alla ripresa della ginnastica in autunno, non si sono

presentate, per problemi legati all’orario pre serale o legati al clima. L’argomento

verrà approfondito in seguito, nel paragrafo dedicato alla “disponibilità a

continuare in futuro”. 49

Motivazione prevalente – Attività di gruppo

Le aree della motivazione e dell’attività di gruppo saranno esaminate in parallelo,

in quanto spesso risulta difficile scindere i due aspetti: la motivazione è così

intrecciata alla possibilità di fare ginnastica in compagnia di altre persone, che

senza il gruppo la motivazione verrebbe a mancare.

<<Il movimento mi fa stare meglio, ho iniziato ad andare alla ginnastica

perché a casa la faccio da sola, ma dopo pochi minuti mi stufo e smetto.

Invece gli altri ti danno la spinta, mi piace di più il gruppo>> (SM 7)

<<E’ bello essere in gruppo, io avevo provato a fare un po’ di cyclette in

casa, ma più di 5 minuti non fai, è noioso, invece con gli altri magari ti

guardi e ti scappa da ridere. Ci conosciamo tutte, chi di vista chi più a

fondo…>> (SM 10)

<<Ho iniziato a fare ginnastica perché erano 15 o 20 anni che non mi

muovevo e avevo voglia di cominciare. A casa non ho mai fatto nulla, mi

mancava la spinta, mentre il gruppo ti sprona a fare di più, a non

fermarti>> (SM 11)

<<Abbiamo iniziato per curiosità, per vedere com’era e anche per stare

in compagnia, per conoscere nuove persone e per approfondirne di

“vecchie”. Ci ha attirati l’idea di fare ginnastica nei parchi tutti insieme

Sapevo dei benefici dell’attività fisica, ma da solo non la fai se non c’è

qualcuno che ti incita: a casa manca la motivazione>> (SM 12)

<<E’ bella la socializzazione, lo stare in mezzo agli altri: da soli, a casa,

si fanno al massimo 10 minuti di cyclette e poi si smette. Senza la spinta

degli altri, non fai nulla: il movimento è socializzazione>> (SM 13)

<<Sicuramente ho iniziato per avere dei benefici di salute, infatti avevo

già da molto tempo intenzione di fare qualcosa, ma da sola non ti metti lì

a fare esercizi, dopo un po’ ti stanchi..>> (SM 15)

50 Praticamente tutte le persone evidenziano il piacere di fare ginnastica in gruppo,

di ritrovarsi insieme per ridere e scherzare:

<<La cosa che mi è piaciuta di più è stata lo stare in mezzo alla gente; ho

fatto diverse conoscenze e sono nate anche alcune amicizie>> (SM 8)

<<La cosa che più mi è piaciuta è stato lo stare in gruppo, ridere e

scherzare con le altre persone>> (SM 9)

<<Certi esercizi, se non li fai a ginnastica, a casa da solo non li fai, stare

insieme ti incita di più a farlo, e lo fai con gioia. E a volte anche un bel

saluto riempie il cuore, stare insieme e comunicare è bello. La ginnastica

mi ha fatto conoscere tante persone, adesso giro per il paese e mi salutano

e scambiamo due chiacchiere, prima invece ero reclusa in casa. La

ginnastica ha aiutato molto ad allargare le amicizie, le conoscenze; ho

conosciuto anche persone durante le gite, ma più di tutto mi ha aiutato la

ginnastica.>> (SM 1)

<< Mi piace l’attività fisica, ci vado volentieri anche per uscire di

casa>> (SM 5)

In certi casi addirittura la ginnastica assume un ruolo molto “socializzante”, fino a

diventare il luogo dove si rafforzano le conoscenze, o dove se ne fanno di nuove;

SM 1 arriva a dire che si fanno più amicizie durante l’attività fisica piuttosto che

durante i viaggi organizzati per la terza età, mentre SM 5 ammette di cogliere

l’occasione di fare ginnastica anche per uscire di casa e vedere gente.

Non tutti hanno saputo indicare una motivazione per quanto riguarda l’inizio della

ginnastica: 4 persone non si sono sbilanciate in tal senso, mentre altre sono più

precise; c’è chi è stato inviato dal proprio medico di base <<è successo che sono

andata dal dottore e lui mi ha detto “perché non vai a fare ginnastica?”, e mi ha

dato il biglietto. All’inizio ci sono andata perché veniva fatta vicino a casa, per

provare; poi mi sono affezionata>> (SM 1), e chi per rilassarsi e scaricarsi dallo

stress, come SM 4. Vi è poi anche chi ammette di avere iniziato per curiosità,

come SM 12 (ricordiamo che è un’intervista doppia).

Un altro aspetto da non sottovalutare è il fatto che il progetto ha dato l’opportunità

di mettere in pratica quanto era già nei programmi di alcune persone:

<< Ho iniziato a fare ginnastica perché mi è arrivato l’avviso a casa e

non mi sembrava vero, perché tutta la vita ho sognato di fare ginnastica,

ma purtroppo prima non potevo perché avevo la bambina piccola, poi

51

quando è cresciuta speravo di andarci insieme a lei ma lei andava via con

i suoi amici, mio marito non veniva, e io da sola non andavo. Invece farlo

insieme ad altri nei parchi mi pareva una cosa bellissima, ed è venuto

anche mio marito. L’orario mi andava bene, e quindi sono andata.>> (SM

10)

<<Ho iniziato a fare ginnastica perché erano 15 o 20 anni che non mi

muovevo e avevo voglia di cominciare. A casa non ho mai fatto nulla, mi

mancava la spinta, mentre il gruppo ti sprona a fare di più, a non

fermarti>> (SM 11)

<<Ho iniziato a fare ginnastica perché ho un lavoro sedentario, e sapevo

dei vantaggi di una corretta AF; purtroppo San Mauro non ha palestre,

bisogna andare per forza a Savignano e questo è sempre stato un freno e

così quando ho saputo dell’opportunità, ne ho approfittato>> (SM 14)

Disponibilità a continuare in futuro, e a quali condizioni

Il progetto ha permesso a molte persone sedentarie di sperimentare una forma

leggera di attività fisica, e di verificarne i vantaggi sulla salute; tuttavia, se il

progetto terminasse, quanti continuerebbero a fare movimento in modo regolare?

La letteratura psico – sociale e della promozione della salute ci dice che alle

intenzioni comportamentali non sempre seguono comportamenti coerenti

(Fishbein e Ajzen 1975), specie se si tratta di comportamenti che si dovranno

esplicare in un lungo arco temporale.

Non si poteva chiedere alle persone interpellate se avessero cambiato il loro stile

di vita o se stessero pensando di cambiarlo (obiettivi troppo ambiziosi per un

progetto limitato nel tempo), ma era nostra intenzione se stessero pensando di

continuare la ginnastica durante tutto l’inverno. Infatti, tutti sapevano benissimo –

anche coloro che non stavano partecipando attivamente – che le attività del

progetto sarebbero proseguite a pagamento nella palestra comunale per tutto

l’inverno. Interrogare le persone circa un’eventuale intenzione futura rischia di

produrre risultati non sempre veritieri, ma in questo caso si cercava di

contestualizzare il più possibile la richiesta per evitare il più possibile discrepanze

fra intenzione e comportamento.

L’intervista prevedeva anche la domanda circa la continuazione di un’attività

fisica regolare nel caso di cessazione di ogni attività legata al progetto, ma

probabilmente lo scenario era così lontano che quasi tutti non hanno saputo cosa

rispondere, ragion per cui la domanda non è entrata nelle analisi.

52 L’attività nei parchi è stata apprezzata moltissimo, mentre la palestra è stata

definita “male inevitabile” per difendersi dal freddo invernale; si è disposti a

sopportarla in attesa che la bella stagione permetta di ritornare all’aperto. Solo una

persona, SM 14, preferisce la palestra in quanto ha il fondo più adatto agli esercizi

ginnici, pur riconoscendo gli aspetti positivi del parco.

Sette persone hanno la ferma intenzione di continuare a fare ginnastica per tutto

l’inverno, per poi tornare nei parchi la primavera successiva (è da notare come la

riproposizione dell’esperienza all’aperto sia stata data da molti per scontata); per

loro orari e prezzi non sono un problema:

<< La ginnastica continuerò a farla anche durante tutto l’inverno, e poi

ancora nei parchi…. Adesso la facciamo a pagamento ed è giusto, per

coprire le spese ci vuole, inoltre il prezzo è basso.>> (SM 1)

<< Mi piace l’AF e continuerò a farla anche in futuro, sia in palestra che

all’aperto nei parchi se si ripresenterà l’occasione. Va bene sia l’orario che il

costo>> (SM 5)

<< Ho la ferma intenzione di continuare, sia d’inverno sia d’estate. Il

prezzo non è un problema>> (SM 15)

Sono delle stesse opinioni anche SM 8, SM 10, SM 12 e SM 14.

Da parte di tutti c’è l’intenzione di ritornare a fare ginnastica all’aperto, mentre

per l’attività invernale ci sono più dubbi, per diversi motivi: o per incompatibilità

d’orario….

<< Mi sono trovata bene nei parchi, mentre in palestra d’inverno non ci

posso andare: a quell’ora tornano a casa i figli e il marito dal lavoro, e

vogliono trovare la mamma con la cena pronta. D’estate è diverso, si cena

più tardi. In più, d’inverno sono un po’ pigra, uscire col freddo non mi

piace.>> (SM 2)

<<In inverno non posso fare attività nei parchi causa lavoro: quando

inizia l’attività fisica, devo ancora finire di lavorare. In estate invece si

inizia più tardi e ce la faccio: l’idea di fare ginnastica all’aperto è stata

molto bella. Sono disposta a continuare se il lavoro me lo permetterà,

anche in palestra>> (SM 4)

…. o per il freddo …. 53

<< In più, d’inverno sono un po’ pigra, uscire col freddo non mi

piace.>> (SM 2)

<< Sono intenzionata a continuare in futuro; sicuramente d’estate,

d’inverno non lo so perché col freddo sento il riacutizzarsi di alcuni

problemi fisici>> (SM 7)

<< Ho smesso di fare ginnastica per assistere un mio familiare con

problemi di salute, e comunque d’inverno faccio fatica ad uscire di casa

per il freddo, mi sarei fermata in ogni caso>> (SM 11)

In un caso, per SM 9, l’aggravarsi della malattia di un familiare è stato il motivo

della mancata partecipazione alla ripresa autunnale, e continuerà a essere la

ragione per cui metterà in dubbio la sua presenza futura.

Gli orari non vanno bene per SM 6 e SM 13, ma a differenza di SM 2 e SM 4

(sopra riportate) hanno cercato una altro gruppo per fare ginnastica, e l’hanno

trovato in un orario differente:

<< L’orario non mi va bene, perché a quell’ora torna il marito dal

lavoro, e devo preparare la cena. Per questo ho cercato, e trovato, un

gruppo che facesse ginnastica alla mattina, quando bene o male gli

impegni sono minori>> (SM 6)

<<In inverno faccio ginnastica alla mattina con un altro gruppo di

persone, perché nel tardo pomeriggio devo preparare la cena; d’estate si

cena più tardi e non c’è problema. Infatti, sono disposta a tornare a fare

ginnastica nei parchi d’estate, assolutamente>> (SM 13)

Aspetti positivi e negativi; altre considerazioni

La valutazione complessiva del progetto è senz’altro molto positiva;

nell’intervista si dava l’opportunità di mettere in luce gli aspetti positivi e negativi

dell’esperienza. Alla fine c’era inoltre la possibilità di esprimere opinioni

personali su temi non toccati dalle domande. Aspetti positivi, negativi e

considerazioni finali saranno presentati insieme, data la scarsità di risposte. In

queste risposte, abbiamo infatti delle considerazioni personali molto diverse le

une dalle altre, e per una lettura attenta delle risposte, si rimanda nell’allegato

finale.

54 Alcune persone hanno lamentato l’eccessiva durezza di alcuni esercizi di

ginnastica, affermando di non riuscire a portarli a termine correttamente:

<< La ginnastica è troppo dura in alcuni esercizi, e si fa fatica a seguirli

tutti: sono pensati per gente più giovane>> (SM 3);

<< Non riesco a fare tutti gli esercizi, alcuni per me sono troppo

pesanti>> (SM 7);

<< Bisogna “tarare” gli esercizi in base alle persone: alcuni esercizi

erano troppo difficili per me e non potevo farli>> (SM 9)

Non sono le uniche persone che fanno rimarcare questo aspetto, ma nel racconto

di altri questo non è necessariamente un aspetto negativo: SM 1 dice che non

riusciva a fare <<tutti i salti e tutti gli esercizi, comunque…..>>, tuttavia il fatto di

non riuscire è visto come dipendente dall’età e dal grado di allenamento, senza

essere vissuto come elemento disturbante; anche per SM 10 c’erano degli esercizi

duri <<quando c’era qualcosa che non riuscivo a fare, stavo ferma fino

all’esercizio dopo>>.

Risulta difficile perciò parlare di aspetti negativi tout court, visto che le stesse

cose sono percepite in maniera così differente.

Alcune persone fanno notare che gli orari possono essere scomodi per molte

persone, specie per quelle che lavorano fuori dal paese, e per quelle donne che

devono preparare la cena.

In conclusione, è degna di nota un’osservazione di SM 14 (unica intervistata che

preferisce l’attività in palestra perché il fondo del parco, sconnesso e irregolare,

non è adatto agli esercizi ginnici):

<<Bisognerebbe aumentare la pubblicità all’iniziativa, non solo con

manifesti e locandine, perché in giro ce ne sono tanti, e spesso non si

leggono. Invece che appenderli solo per strada, i manifesti bisognerebbe

appenderli nei luoghi di lavoro, oppure in altri posti più strani così da

catturare l’attenzione>> (SM 14)

5.1c - Discussione dei risultati

La valutazione del progetto deve essere rapportata agli obiettivi che si erano

prefissati in partenza; l’obiettivo finale era ambizioso (la modificazione dello stile

di vita delle persone, nel senso di maggior movimento fisico), e difficile da

55

raggiungere in un breve arco temporale, tuttavia le interviste effettuate – quindi la

valutazione partecipata del progetto – hanno dato indicazioni interessanti.

Innanzitutto, quasi tutte le persone hanno sperimentato svariati benefici

dell’attività fisica, a livello fisico ma anche e soprattutto relazionale: la

ginnastica è socializzazione, è conoscere nuove persone, è fare nuove amicizie, è

migliorare i rapporti nella comunità. A conferma di questo, basti pensare che

spesso non si riesce a scindere la motivazione che ha spinto ad iniziare

l’attività fisica dalla presenza degli altri: sono diverse le persone che hanno

affermato di aver pensato molte volte di cominciare, ma di non averlo mai fatto

perché da soli non ci si motiva abbastanza, mentre il gruppo ti sprona a fare.

Alcune persone avevano addirittura comprato la cyclette, ma veniva utilizzata per

pochi minuti. Altre persone hanno iniziato perché prima non c’era l’opportunità di

farlo, prima la palestra più vicina era nel paese vicino, e comunque con un’utenza

prevalentemente giovane, diversa da quella “intercettata” dal progetto. Si

prendeno, per esempio, le risposte date nel questionario di gradimento e quelle

ottenute attraverso le interviste.

Grafico 1 – Questionario di gradimento: risposte alla domanda “I suggerimenti

che le sono stati forniti, l’hanno motivata a praticare attività fisica?” (N = 59)

50% 38%

40% 34%

30% 17%

20% 8%

10% 4%

0% 1 2 3 4 5

poco -------------------------------------> Molto

Osservando il grafico potremmo concludere che si tratti di risultati molto

lusinghieri, ma dalle interviste sappiamo che traspare una realtà un po’ diversa,

ovvero la motivazione è inscindibile rispetto alla possibilità concreta di fare

ginnastica, soprattutto in gruppo. È capitato che alcune persone che avevano

risposto “molto” a questa domanda, in realtà negassero che fosse aumentata la

loro motivazione al di fuori delle attività del progetto stesso, e non in generale

nella vita di tutti i giorni.

56 Volendo ragionare seguendo il “modello degli stadi di cambiamento” di

Prochaska e Di Clemente (1983; 1986; Di Clemente e Prochaska 1998), si

potrebbe dire che alcune di queste persone erano in fase pre – contemplativa, altre

in fase contemplativa, altre invece avevano già deciso ma mancava l’opportunità,

altre ancora erano passate all’azione (comprando una cyclette, iniziando a fare

ginnastica da soli) con una repentina ricaduta nella sedentarietà per mancanza di

stimoli. Si potrebbe quindi dire che il progetto ha raccolto persone con

motivazioni diverse, e diverse disponibilità al cambiamento.

Secondo il modello citato, una persona passa all’azione, o pensa di farlo, quando

raggiunge lo stato della determinazione; ogni intervento preliminare è destinato al

fallimento. In realtà, dai nostri dati emerge una realtà diversa: se così fosse, solo

le persone che stavano cercando l’occasione si sarebbero coinvolte nelle attività e

avrebbero maturato la motivazione a continuare, mentre dai racconti delle persone

intervistate si nota che anche coloro che hanno iniziato per curiosità, o perché è

stato consigliato loro dal medico, hanno apprezzato l’iniziativa e manifestano ora

l’intenzione di continuare.

E’ stato sottolineato un altro aspetto interessante, che merita di essere

approfondito: nel nostro campione troviamo persone che affermano di aver voluto

cominciare a fare attività fisica anche da diversi anni, addirittura 15 o 20; ebbene,

perché non hanno cominciato prima? Perché non hanno cercato occasioni nel

territorio? Queste persone dicono che era mancata loro l’opportunità, nel senso di

possibilità di fare attività fisica. Quello che cercavano era un’attività di gruppo

(perché da soli ci si annoia…) e fatta sul territorio (non tutti sono disposti ad

andare in un paese adiacente, come ha fatto SM 3).

Queste indicazioni sono estremamente importanti per la promozione della salute:

alle persone coinvolte nel progetto non mancavano le informazioni sui

benefici dell’attività fisica, mancavano le possibilità concrete di farla. Non è

sufficiente informare e motivare le persone per sperare in un cambiamento dello

stile di vita. Un’altra conferma dell’importanza dell’attività di gruppo è il fatto

che, anche da parte delle persone che non l’hanno indicata come la motivazione

principale, è stata apprezzata a posteriori, e la socializzazione durante la

ginnastica è sempre raccontata come uno degli elementi più positivi; non sono

importanti gli esercizi (per 6-7 persone alcuni di questi sono troppo duri, ma solo

per tre di esse è un problema), ma lo scambiarsi sguardi, commenti, risate durante

gli stessi. 57

5.2 - La valutazione del gruppo di rappresentanti della comunità

Nella fase di valutazione, si è ritenuto importante conoscere il parere delle

persone

che hanno partecipato alle attività del progetto; abbiamo visto come infatti il loro

punto di vista abbia portato a risultati molto interessanti. La valutazione

partecipata è senz’altro “l’ultima frontiera” della valutazione, nel senso che è una

delle sfide più difficili e affascinanti nel campo dell’educazione sanitaria e della

promozione della salute. Tuttavia, la volontà di ascoltare il parere dei cittadini non

deve farci perdere di vista l’opinione di altri stakeholders importanti, come ad

esempio i medici di base e i politici, ovvero quelle persone che sono a ragione

considerate dei leader di comunità, dei punti di riferimento, specie nelle piccole

realtà territoriali come quella di cui ci stiamo occupando.

Il progetto è stato reso possibile anche grazie all’appoggio di queste figure:

professionisti che ne hanno curato la progettazione e l’avanzamento, politici che

l’hanno reso materialmente possibile, medici di base che l’hanno promosso nei

loro studi e che hanno avuto contatti diretti con i partecipanti. Era importante

interpellare anche queste persone per due motivi: in primo luogo, per dare loro

modo di entrare anche nella fase di valutazione, trattandosi di un progetto in cui

avevano avuto una parte; in secondo luogo, perché in quanto rappresentanti della

comunità si voleva verificare quanto le loro opinioni assomigliassero o

differissero da quelle dei cittadini.

La valutazione dei rappresentanti della comunità è stata effettuata tramite un

incontro di gruppo, al quale hanno partecipato 10 persone: 6 medici (cinque

medici di base e un medico dello sport), un rappresentante dell’azienda usl, due

rappresentanti del comune di San Mauro Pascoli e una persona che ha seguito da

vicino l’intero iter del progetto. A tutti è stato consegnato un questionario in cui si

chiedeva di rispondere per iscritto ad alcune domande aperte, che di seguito sono

riportate:

− Secondo lei, le persone che hanno partecipato assiduamente all’attività

fisica, dicono di averne tratto beneficio? Se si, in che cosa?

− Secondo lei, le persone che hanno partecipato assiduamente all’attività

fisica, hanno aumentato il movimento nelle attività quotidiane (fare le

scale, camminare di più, ….)?

− E’ stato chiesto, alle persone che hanno praticato attività fisica, quali

fossero state le motivazioni che li avrebbero spinti a cominciare; secondo

lei, quali sono state le motivazioni più frequentemente riportate?

− A suo giudizio, quali sono stati gli aspetti più positivi che sono stati

evidenziati?

58 − E quali sono stati gli aspetti più negativi?

− E’ stato chiesto, in conclusione, le intenzioni future di continuare a

praticare attività fisica; in particolare, è stato chiesto: “Immaginiamo che

da domani si interrompa la ginnastica; lei cercherebbe altre forme o

opportunità per praticare attività fisica? E quali?” Secondo lei, cosa hanno

risposto le persone interpellate?

Si può notare come, in sostanza, le domande ai rappresentanti ricalchino

fedelmente le arre indagate nell’intervista con i partecipanti: infatti si chiedeva

loro di immaginare come avevano risposto gli intervistati. Al termine della

compilazione del questionario, ognuno diceva ad alta voce la propria risposta e si

avviava così la discussione di gruppo.

5.2a - Risultati

Le risposte scritte alle domande sono riportate integralmente di seguito:

codice Secondo lei, le persone che hanno partecipato assiduamente all’attività fisica,

partecipante dicono di averne tratto beneficio? Se si, in che cosa?

Esp 1 Dal punto di vista fisico e delle relazioni di gruppo

Esp 2

Esp 3 Si, hanno tratto beneficio

Divertimento, socializzazione, scomparsa/ riduzione di problemi fisici

Esp 4 Penso che la maggior parte abbia dichiarato di averne tratto beneficio, in

particolare dal punto di vista di una maggiore scioltezza, minor faticabilità, ma

maggiormente dal punto di vista del rilassamento conseguente, il tipo di attività

proposta e l’aspetto di socievolezza

Esp 5 Sicuramente hanno detto di aver tratto beneficio:

1) maggiore scioltezza nei movimenti

2) piacevole momento di aggregazione

3) particolari benefici riferiti a problemi fisici specifici

Esp 6 1) nel prendere coscienza del valore dell’attività fisica

2) miglioramento delle performance individuali rispetto alla vita sedentaria

e quindi della propria salute (in attività di gruppo che è facilitata)

Esp 7 Benefici motori, respiratori, psicologici

Esp 8 Nel migliorato rendimento fisico; perdita di peso; conoscere altre persone

Esp 9 Miglioramento dello stato di benessere in generale non solo fisico, ma anche per

l’opportunità di avere rapporti interpersonali di gruppo

Esp 10 Si, ne hanno tratto beneficio

Per svagarsi dopo il lavoro

Per muoversi un po’, cosa che avevano smesso di fare, per stare meglio con se

stessi e con gli altri.

Chi ha continuato lo ha fatto anche per divertimento e buon rapporto – clima –

con gli insegnanti – e con gli altri 59

codice Secondo lei, le persone che hanno partecipato assiduamente all’attività fisica , hanno

partecipante aumentato il movimento nelle attività quotidiane (fare le scale, camminare di più,

….)?

Esp 1 In parte si. Hanno imparato gli strumenti e i movimento per un miglior benessere fisico

Esp 2 No

Esp 3 Si

Esp 4 Non ne sarei certa. Forse alcuni di essi l’ha fatto, o ha dichiarato di averlo fatto, ma credo

che sia più realistico pensare che molti abbiano incrementato il movimento limitatamente

alla frequentazione degli incontri di gruppo

Esp 5 L’aumento di attività fisica nelle attività quotidiane potrebbe essere un aumento esiguo e

contenuto, ma sicuramente è aumentata la consapevolezza dell’eventuale beneficio

Esp 6 Si, probabilmente

Esp 7 Si

Esp 8 Si

Esp 9 Probabilmente si, se hanno identificato l’attività fisica con lo stato di benessere

(vedi aspetti negativi)

Esp 10 Secondo me, forse alcuni, ma il numero maggiore di loro si è affidato a quel momento di

ginnastica

codice E’ stato chiesto, alle persone che hanno praticato attività fisica, quali fossero

partecipante state le motivazioni che li avrebbero spinti a cominciare; secondo lei, quali

sono state le motivazioni più frequentemente riportate?

Esp 1 Ricerca del benessere fisico; incontro con persone amiche; curiosità

Esp 2 Cercare di dimagrire

Imparare esercizi utili per migliorare la ????????

Esp 3 Mancanza di opportunità nella pratica di attività (scarse strutture), distanza dalla

propria abitazione, costi economici, orario “scomodo”

Esp 4 Il fatto di sentirsi fisicamente e psichicamente meglio, ma anche per stare in

compagnia

Esp 5 1) la ricerca di maggior benessere fisico

2) la socializzazione

3) occasione di attività vicino a casa; curiosità

Esp 6 Necessità di cominciare a fare attività fisica che prima aveva trascurato col fine di

migliorare la propria salute

Esp 7 Stare meglio, socializzare

Esp 8 Perdere peso – fare più movimento – stare insieme ad altre persone con gli stessi

problemi

Esp 9 Sovrappeso

Problemi muscolari in genere

Voglia di stare insieme all’aperto e lontano dalla TV (spero)

Esp 10 La voglia di muoversi per stare meglio di salute

Dedicare a se stessi un momento della giornata

codice A suo giudizio, quali sono stati gli aspetti più positivi che sono stati evidenziati?

partecipante

Esp 1 La capacità degli istruttori/ istruttrici di coinvolgere e motivare le persone

Un miglioramento della salute

Gruppo coeso e unito

L’orario

60 Esp 2 La novità di trovarsi assieme, impegnati in un “lavoro” distensivo e produttivo di

benessere fisico

Familiarizzazione con persone che non si frequentano, o che non si pensava di

frequentare

Esp 3 Attività all’aria aperta vicino alla propria abitazione

Esp 4 Credo che l’attività di gruppo sia stata l’aspetto maggiormente gradito, seguito dalla

preferenza per il tipo di attività (thai chi o ginnastica), e anche dalla preferenza nei

confronti degli istruttori e della loro capacità di proporre l’attività in modo piacevole e

divertente

Esp 5 Scoperta del piacere del movimento

Adeguata offerta di attività fisica vicino a casa; benessere nel gruppo

Esp 6 Responsabilizzare gli intervenuti ai corsi sulla validità dell’attività fisica

Vicinanza a casa

Parchi ok

Esp 7 La numerosità della partecipazione

La soddisfazione dei partecipanti

Esp 8 Stando insieme ad altre persone

Esp 9 Migliorare la capacità di eseguire attività fisica che prima erano precluse

Esp 10 Si trovano bene con gli insegnanti

Si spende poco, è vicino a casa

Il comune ha cercato di andare incontro alle richieste della gente

Clima positivo

Servizio valido

Si sentono meglio fisicamente e psicologicamente

Nei parchi, contatto con la natura

codice E quali sono stati gli aspetti più negativi?

partecipante

Esp 1 Caldo

Orario

Non è molto piaciuto il thai chi

Esp 2 L’orario e gli impegni di famiglia (soprattutto per le donne)

Esp 3 Corsi troppo affollati, attività generica senza obiettivi specifici (dimagrire, fare

resistenza..)

Esp 4 Non saprei, credo pochi viste le condizioni di “gratuità” e “piacevolezza” pensate

dal progetto. Forse gli orari ma credo sia una minoranza

Esp 5 Difficoltà alla partecipazione per impegni personali, o per problemi fisici

Non adeguatezza dell’offerta (orari, non amare il thai chi)

Non continuità della quotidianità per l’attività fisica

Esp 6 Caldo

Orari

Esp 7 Orari di attività non ottimali

Esp 8 /

Esp 9 Non riesco a trovarli – NON HA MODIFICATO LE ABITUDINI QUOTIDIANE

Esp 10 Qualcuno non accontentato per gli orari

Il gruppo è cambiato e forse lo spirito del progetto non è passato

codice E’ stato chiesto, in conclusione, le intenzioni future di continuare a praticare attività

partecipante fisica; in particolare, è stato chiesto: “Immaginiamo che da domani si interrompa la

61

ginnastica; lei cercherebbe altre forme o opportunità per praticare attività fisica? E

quali?” Secondo lei, cosa hanno risposto le persone interpellate?

Esp 1 Continuare l’attività fisica, in maniera moderata in palestra no

Anche con esercizi a casa

Esp 2 Un terzo è rimasto dispiaciuto ma si impegna comunque a svolgere attività fisica;

un terzo si limiterà a fare qualche camminata in più

un terzo sopravvive lo stress

Esp 3 Si, cercherei di continuare a praticarla nelle palestre della zona

Esp 4 Credo che chi ha gradito maggiormente l’aspetto di gruppo, cercherebbe un’attività simile

a quella che più si concilia con gli aspetti che ha gradito nella ginnastica che ha praticato.

Credo che chi ha frequentato assiduamente e ha continuato anche con la richiesta di

autogestire (pagando) la ginnastica, sicuramente ha risposto che continuerebbe a praticare

ginnastica e cercherebbe nuove opportunità

Esp 5 Avrebbero cercato altre occasioni di attività fisica

Esp 6 Se motivate e responsabilizzate, continuare con attività fisica

Esp 7 Molti hanno risposto che continueranno, ma di questi solo una modesta parte lo farà, in

quanto le alternative a questa attività all’aria aperta sono rappresentate solo da palestre

costose frequentate prevalentemente da giovani, e che impongono attività motorie

“estreme”, non adatte al target di popolazione che questo progetto ha raggiunto

Esp 8 Di farla da soli o cercando di contattare altre persone che hanno frequentato il corso

Esp 9 Ricorrere alla ricostruzione dei gruppi presso la palestra comunale

Esp 10 Probabilmente hanno risposto si, ma non so se poi tutti lo farebbero. Ha peso il clima che

si è creato

5.2b - Discussione dei risultati

La valutazione del gruppo di rappresentanti della comunità ha non ha prodotto

risultati eclatanti, come d’altronde ci si aspettava: era infatti difficile pensare che

essi la pensassero in maniera totalmente differente dai cittadini che hanno

partecipato all’attività fisica. Le risposte del gruppo e quelle delle interviste

individuali sono quasi uguali, eccetto per alcuni dettagli non trascurabili.

In prima istanza, i rappresentanti pensavano che la motivazione prevalente fossero

i benefici per la salute, in termini di dimagrimento, maggiore motilità, e così via.

Alcuni hanno indicato, per la verità, anche lo stare insieme, la compagnia, ma

sempre subordinata ai benefici futuri, mentre abbiamo visto in precedenza come la

motivazione prevalente sia molto difficile da scindere dalla possibilità concreta di

fare attività, e dalla possibilità di farla in gruppo.

Questo aspetto si intreccia fortemente con un altro, relativo all’aumento delle

conoscenze sui benefici dell’attività fisica: nelle interviste individuali è stato

evidenziato con forza che partecipare al progetto non ha portato nulla in tal senso,

tutte le persone interpellate hanno affermato di essere già a conoscenza

dell’importanza di un’attività fisica regolare, e alcuni di essi si erano attrezzati in

tal senso, per esempio comprando una cyclette. Solo che alle buone intenzioni non

sono mai seguiti i fatti, e la cyclette (come altri strumenti) è rimasta inutilizzata

per molto tempo. Per inciso, è da sottolineare il fatto che le campagne informative

sui benefici dell’attività fisica abbiano sicuramente contribuito alla diffusione di

62 questa consapevolezza, grazie anche al contributo importante – ricordato da molti

partecipanti – del medico di famiglia.

Ma allora, perché se queste persone sapevano già tutto sull’attività fisica

continuavano a restare sedentari? La risposta ritorna al nostro punto precedente:

mancava la possibilità concreta di farla, e di farla in compagnia. Il gruppo infatti ti

stimola a dare di più, a non fermarti, e poi in una momento di fatica puoi

confortarti, vedendo che anche altre persone sono nelle tue stesse condizioni…

Non bisogna peraltro dimenticare che l’attività fisica va proposta vicino a casa,

possibilmente a livello di quartiere; nelle interviste viene riportata infatti la

mancanza di strutture nel paese di San Mauro Pascoli, e le strutture del paese

contiguo, Savignano sul Rubicone, non sono prese neanche in considerazione

perché lontane e scomode.

Non basta promuovere l’attività fisica con campagne informative e opuscoli,

serve proporre opportunità per praticarla; questo è forse il risultato più evidente

e concreto della valutazione. 63

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

La valutazione deve essere partecipata

Dopo aver letto le considerazioni sulla valutazione partecipata di Vecchiato

(2000), Springett (2001) e di altri autori (si veda il capitolo 3), ci si è resi conto

sul campo che la valutazione, quando partecipata, riesce a fornire molti più

dettagli, opinioni e spunti di riflessione rispetto ad una valutazione “tradizionale”.

Quello che per un tecnico o un operatore è un passaggio obbligato o automatico,

non viene visto allo stesso modo da altri. Questa non è una novità, è abbastanza

evidente che aumentando il numero degli stakeholders si aumenti

progressivamente il numero delle impressioni personali; la vera forza della

valutazione partecipata risiede però non nella quantità delle informazioni, ma

nella loro imprevedibilità. Per esempio, l’esperienza della valutazione di processo

(capitolo 4) ha consentito di stabilire un legame con un gruppo di cittadini i quali,

apprese delle difficoltà a coinvolgere alcune categorie (per esempio, forze

dell’ordine e casalinghe), si è offerto di impegnarsi in prima persona per cercare

di “reclutare” queste categorie. Così, per un futuro gruppo di casalinghe, ogni

componente ha dato la sua disponibilità a contattare personalmente almeno due di

esse.

Ecco, quindi, il perché la valutazione dovrebbe essere partecipata:

1) per avere punti di vista diversi riguardo ad un fenomeno, aumentando le

possibilità di comprensione;

2) per favorire il confronto fra istituzioni e cittadini;

3) per aumentare, nei cittadini, il senso di appartenenza alla comunità,

sentendo inoltre di poter dare il proprio contributo alla causa comune;

4) per instaurare legami e relazioni, al fine di innescare un processo, che

molti anni or sono Kurt Lewin ha chiamato ricerca - azione

La partecipazione deve essere continua e non sporadica

La partecipazione deve essere continua e non sporadica, lo avevano già detto

Naylor e coll. (1995), Springett (2001) e Potvin e coll. (2003), e deve essere un

percorso ciclico (come nella migliore tradizione della ricerca – azione). Il

fallimento di esperienze di partecipazione potrebbe essere dato proprio dalla loro

64 natura occasionale: le persone che avevano partecipato, nel 2001, alla fase di

rilevazione dei bisogni hanno contestato il fatto di non essere più stati interpellati

per due anni, fino alla proposta di valutare alcuni progetti. Su questo dato è

opportuno riflettere adeguatamente.

È bene “triangolare”

Diverse fonti di dati, diversi metodi di ricerca, diversi ricercatori: Nutbeam (1998)

e Gifford (1996), fra gli altri, lo avevano detto, e il progetto "San Mauro si Mette

in Moto" lo ha ribadito con forza. Abbiamo visto che le interviste individuali

hanno messo in evidenza elementi interessanti e inaspettati (si veda il capitolo 5,

in particolare il paragrafo 5.1c), e il fatto che le diverse fasi di valutazione le

abbiano pensate e applicate ricercatori diversi con metodi diversi è stata una

grande ricchezza. Pensiamo per esempio alla motivazione, in particolare alla

domanda “I suggerimenti che le sono stati forniti, l’hanno motivata a praticare

attività fisica?” che è stata posta nel questionario di gradimento e nelle interviste

individuali.

Volendo fare un altro esempio, alla luce di quanto emerso dalle interviste rispetto

al fatto che l’attività non ha aumentato la conoscenza sui benefici, risulta difficile

interpretare i dati relativi alla domanda “Le informazioni che sono state fornite,

hanno contribuito ad aumentare le sue conoscenze sui benefici dell’attività

fisica?”, presente nel questionario di gradimento. Infatti, mentre nel questionario

molte persone hanno affermato di essere state informate dalle attività del progetto,

dalle interviste individuali emerge chiaramente come l’aumento di conoscenze

non è stato apprezzabile. Chiedendo conto di questa disparità ad alcune persone

intervistate, sono state date varie giustificazioni: dal non aver prestato molta

attenzione alla domanda, al non averla compresa fino in fondo, al voler dare la

soddisfazione di una risposta positiva a chi aveva preparato – e poi avrebbe letto –

il questionario: insomma, la volontà di voler ringraziare gli organizzatori per aver

realizzato l’attività giustificava una piccola “bugia”.

Inoltre, un paio di persone hanno esplicitamente detto di aver paura che, se le

risposte al questionario fossero state negative, l’attività sarebbe stata sospesa

(come si può notare, la valutazione - “lupo cattivo” può far paura anche agli

stakeholders).

Come nella valutazione si dovrebbe incoraggiare la partecipazione degli

stakeholders, allo stesso modo bisognerebbe triangolare, perché:

1) diversi ricercatori, portatori di esperienze, competenze e forse anche

professionalità diverse possono pensare ai problemi e alle soluzioni in

maniera diversa; 65

2) interrogare diverse fonti di dati possono far vedere le stesse variabili in

una altra luce;

3) diversi metodi di ricerca possono mettere in risalto aspetti nuovi;

4) ma, soprattutto, perché le eventuali carenze di una fase della valutazione

(come, nel caso del progetto “San Mauro”, la parte dei questionari)

possono essere compensate da un’altra fase (per esempio, le interviste).

Infatti, se ci si fosse fermati ai questionari, non si sarebbero potute trarre

indicazioni utili.

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Piscologia di Comunità per l'esame del professor Pietro Berti sui seguenti argomenti: la valutazione lavoro sociale, ladefinizione valutazione, le motivazioni della valutazione, il soggetto valutante, le tipologie di valutazione,i livelli di valutazione, la valutazione del contesto, la struttura del processo, l'esito, gli strumenti, la programmazione della valutazione, le fasi Rootman, la teoria Shadish Cook Leviton, le indicazioni della Comunità Europea, le domande Green Kreuter, la partecipazione, gli esempi.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Frau81 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia di comunità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Gabriele D'Annunzio - Unich o del prof Berti Pietro.

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