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Capitolo 1

La psicologia dello sviluppo

La psicologia dello sviluppo è una disciplina che studia l'evoluzione psicologica e i vari cambiamenti di ciascun individuo a partire dai primi attimi di vita. È sicuramente uno studio dinamico, che si basa sull'analisi di precisi processi. Come materia, si preoccupa di indagare soprattutto sulle fasi della prima infanzia; infatti, mentre prima il bambino era visto solo come un "soggetto biologico", con l'avvento della psicologia dello sviluppo inizia a cambiare connotati, diventando anche un soggetto "psicologico".

Una questione tra natura e cultura

Un'annosa questione tra natura e cultura: tutto ciò che riguarda le capacità espressive, comunicative, di attenzione ecc, che abbiamo nel bambino, è un qualcosa di innato o di costruito? Si affaccia una prospettiva psicobiologica, che è anche la più democratica; infatti, sostenendo una posizione del genere, si contempla l'idea di un apparato umano forgiato sia dalla natura che dalle sue capacità (condizionate da tanti altri fattori).

Intersoggettività

Si hanno due forme di intersoggettività: una primaria e una secondaria. La prima ha come protagonisti la madre e il bambino e l'attenzione è focalizzata su di loro; la seconda ha sempre gli stessi protagonisti che però non si relazionano più tra loro ma attraverso un oggetto. (Anche il passaggio da intersoggettività primaria a secondaria può essere allacciato a processi psico-biologici -> neuroni a specchio).

Nuovi contributi disciplinari

A mostrare interesse per la psicologia dello sviluppo ci sono le neuroscienze evolutive e la psicologia comparata; le prime si occupano degli sviluppi del bambino a livello neurale (cervello – corteccia attiva durante i primi mesi di vita in entrambi gli emisferi, passati i sei mesi la sua attività si localizza nell'emisfero destro), la psicologia comparata studia lo sviluppo degli animali (confronto comparativo con i primati non umani).

Parlandone così tutto sembra semplice, in realtà lo sviluppo è un processo complesso, fatto di più micro processi che poi condizionano il tutto. Si ha quindi una multidimensionalità, "difficile da inseguire", perché lo sviluppo del bambino è più veloce di quello di un adulto. Si può dire che lo sviluppo è il risultato di un rapporto relazionale tra organismo ed esperienza, tra natura e psicologia.

Ovviamente non si può sempre parlare di sviluppo univoco; infatti, malgrado i processi siano più o meno universalmente uguali per tutti, è molto importante nello sviluppo tenere conto delle differenze individuali, tenendo sempre conto del fatto che i percorsi dello sviluppo sono differenti e spesso di natura probabilistica. Bisogna quindi studiare le differenze individuali e valorizzarle (sviluppo atipico – sindrome di Williams – fattori di protezione e fattori di rischio nello sviluppo).

Capitolo 2

I metodi di ricerca

Come è facilmente intuibile, lo scopo primo delle ricerche sullo sviluppo è quello di scoprire, indagare, spiegare i vari cambiamenti che avvengono col passare del tempo nelle funzioni psicologiche e comportamentali del bambino. Vi sono ovviamente diversi tipi di ricerche; si parla di identificazione quando si prende in considerazione un fenomeno soggetto a sviluppo; ci si pone come obiettivo cioè quello di identificare gli aspetti del comportamento o dell'attività mentale che presentano dei cambiamenti significativi. Altre ricerche si dedicheranno invece alla descrizione delle manifestazioni dei fenomeni di cambiamento e, in ultimo, altre ricerche focalizzeranno l'attenzione sull'individuazione dei processi che portano al cambiamento (spiegazione del fenomeno).

Ovviamente per far sì che questo lavoro sia attuabile bisogna organizzare un piano di ricerca ben preciso. Innanzitutto bisogna collocare la ricerca in un ambito ben preciso, in seguito bisogna documentarsi ampiamente sui vari argomenti che si vogliono trattare, e infine bisogna formulare delle domande ben precise senza divagare inutilmente.

Il principale argomento di studio di cui si occupa la psicologia dello sviluppo è lo studio dei cambiamenti che, col passare del tempo, avvengono negli individui (cambiamenti di tipo quantitativo, qualitativo, diminuzione o aumento di un determinato comportamento).

Tipi di ricerca

  • Disegno trasversale: Confronto tra le diverse prestazioni e i diversi comportamenti di soggetti di diverse età. Vantaggi: Richiede "poco tempo", poiché si hanno a disposizione tutte le età contemporaneamente, quindi si ha un vantaggio tempistico ed economico. Difetti: ci saranno sempre problemi legati alla composizione dei gruppi, che per fare questo tipo di ricerca devono essere composti da persone il più simili possibile; un altro problema è l'effetto generazionale, cioè il tener conto dei diversi periodi storici in cui i soggetti sono nati, e infine il problema di non poter mai studiare i cambiamenti individuali, ma solo quelli del gruppo.
  • Disegno longitudinale: Studio dei cambiamenti e delle volte in cui un fenomeno si manifesta col passare degli anni negli stessi individui. La distanza temporale che deve intercorrere tra le diverse verifiche viene decisa in base al fenomeno che si vuole studiare. Vantaggi: si studiano i comportamenti degli individui e non del gruppo, offrendo informazioni su quali comportamenti o tratti dell'individuo rimangono costanti nel tempo e quali invece scompaiono. Si possono individuare le relazioni tra comportamenti antecedenti e comportamenti successivi. Svantaggi: Alti costi, sia tempistici che economici; i soggetti non potranno prendere parte sempre alle ricerche, per svariati motivi. C'è poi da considerare l'effetto di apprendimento, il continuo scontrarsi di età e momento storico e infine la possibilità di invecchiamento metodologico della ricerca.

Disegno prospettico: vengono definite e misurate le variabili che si presume siano importanti per la comparsa di determinati comportamenti nelle età successive.

Disegno retrospettico: possibilità di tornare a ritroso nel tempo per raccogliere informazioni sulle condizioni che hanno "causato" o preceduto la situazione attuale. Non si deve confondere la ricerca o disegno retrospettico con il dato retrospettivo. Quest'ultimo infatti è riferito al fatto che a volte si trovano discrepanze tra il momento in cui i dati vengono rilevati e il momento a cui questi ultimi si riferiscono.

Variabili nella ricerca

Una volta definita l'ipotesi di una ricerca bisogna ricreare una situazione concreta in cui verificare la veridicità di quest'ipotesi. Il ricercatore così concentrerà la propria attenzione solo su alcuni degli aspetti legati al fenomeno, tralasciandone altri; questi aspetti prendono il nome di variabili.

  • Possono essere costanti in tutto l'arco delle osservazioni
  • Possono essere controllate, in modo da assumere determinati valori in alcune situazioni, e altri in altre situazioni
  • Possono essere lasciate libere di assumere qualsiasi valore

Si ricorre all'utilizzo delle variabili quando il ricercatore ritiene che influenzino direttamente il fenomeno studiato; sono chiamate variabili di disegno o variabili indipendenti. Vengono chiamate invece variabili dipendenti quelle variabili che si ottengono da quelle indipendenti.

Ricerca sperimentale

Si ricorre alla progettazione di un esperimento quando si intende rilevare una relazione causale tra due variabili. Durante l'esperimento si cambiano sistematicamente i valori della variabile indipendente e si prende atto dei cambiamenti che ciò causa alla variabile dipendente. Per progettare un esperimento è necessario che la variabile indipendente sia manipolabile, che l'assegnazione ai gruppi (sperimentali e di controllo) avvenga in modo del tutto casuale e che vi sia un gruppo di controllo. Quando la variabile indipendente non è modificabile si parla di disegno presperimentale.

Disegno sperimentale a soggetto singolo: Base-line / intervento / base-line / intervento (A, B, A', B)

Disegno correlazionale: un ricercatore ricorre all'utilizzo di questo tipo di disegno quando vuole dimostrare l'esistenza di una correlazione tra le due variabili e non la direzione di tale correlazione. La correlazione può essere positiva, negativa o nulla; è positiva quando le due variabili cambiano nella stessa direzione: all'aumentare dell'una aumenta anche l'altra. È negativa se all'aumento dei valori di una si abbassano i valori dell'altra. È invece nulla quando non vi è relazione tra le due variabili.

I tipi di validità della ricerca

Validità interna: riguarda l'interferenza di variabili non controllate all'interno della relazione tra variabile dipendente e indipendente.

Validità di costrutto: riguarda la conformità tra i risultati ottenuti e la teoria che sta alla base della ricerca. Vi è un'altra teoria che porterebbe agli stessi risultati?

Validità ecologica: si intende la caratteristica di una procedura di ricerca che misuri effettivamente ciò che presume di misurare. Una ricerca è ecologicamente valida quando l'ambiente di cui i soggetti fanno esperienza ha le caratteristiche che il ricercatore suppone o assume.

Validità esterna: possibilità di adattare i risultati della ricerca a soggetti ed ambientazioni diversi dai precedenti.

Metodi di raccolta dati

  • Intervista: Scambio verbale tra il soggetto intervistato e l'intervistatore; possono essere interviste molto aperte, e cioè interviste in cui l'intervistato parla molto liberamente senza essere incalzato da domande troppo precise o specifiche. Viceversa possono essere più chiuse e mirate, e quindi in un certo senso guidate dallo sperimentatore. (domande dirette e indirette). Con i bambini di età scolare inferiore ai quattro anni si riscontrano non poche difficoltà nel mettere in atto questo tipo di raccoglimento dei dati.
  • Questionari: Sono costituiti da una lista di domande cui l'intervistato è chiamato a rispondere, solitamente scegliendo tra delle alternative già prefissate (vero/falso oppure opzioni di frequenza, come spesso/mai/a volte/sempre). I questionari sono ampiamente usati quando si deve prendere in considerazione un campione molto ampio di soggetti, e il tutto dev'esser fatto in tempi brevi. Malgrado questi vantaggi, il questionario non consente di ottenere informazioni approfondite sulla percezione o il parere o la risposta del soggetto.
  • Test: Sono strumenti somministrabili sia a singoli individui che a gruppi di soggetti. Sono costituiti da stimoli standardizzati (domande, richieste di fare qualcosa), e ovviamente la valutazione dei test non è soggettiva ma è stilata tramite delle griglie prestabilite. L'affidabilità e l'attendibilità dei risultati dei test è garantita dalla ripetizione di questi ultimi, dalla standardizzazione degli item e dalle modalità di somministrazione.

L'osservazione

Osservazione diretta dei comportamenti/progettare uno studio d'osservazione, e cioè scegliere il contesto in cui si svolgerà laboratorio o contesto naturale? Il primo è consigliato nei casi in cui si debba rilevare un comportamento in condizioni standardizzate. Quando invece si vuole indagare sui modi di agire e di comportarsi del bambino durante la vita quotidiana è bene osservare i comportamenti in un ambiente naturale. Ovviamente si devono definire i tempi e i focus dell'osservazione e infine, quando quest'ultima giunge al termine, bisogna registrare i dati raccolti. Le osservazioni possono essere fatte visivamente, ma possono essere anche registrate o videoregistrate; questo però comporta ovviamente sia vantaggi che svantaggi. In alcuni casi infatti l'occhio umano è più capace di cogliere dei comportamenti degni di nota, e inoltre la videocamera può compromettere ed inibire la spontaneità dei soggetti (arriva di logica alle soluzioni).

Le griglie di osservazione

Schema di codifica: è una lista predeterminata di comportamenti che si desiderano rilevare; tale lista obbliga l'osservatore a rilevare quei comportamenti e solo quelli, e di annotarli quando essi si verificano.

Checklists: sono griglie osservative composte da comportamenti osservabili.

Scale di valutazione: sono griglie che consentono di registrare un comportamento in modo quantitativo.

Fonti di errore effetto Hawthorne! Ovviamente i vari studi vanno messi a confronto, ed è proprio il confronto a sancire (assieme ad altri aspetti, ovviamente) la validità degli studi. Formula accordi/accordi + disaccordi * 100! Ovviamente, durante una ricerca, bisogna sempre tutelare in primis il soggetto o i soggetti che si sottopongono ad essa, ed inoltre bisogna tutelare l'etica della ricerca stessa.

Capitolo 3

Lo sviluppo fisico e cerebrale

Il cervello è un organo a dir poco sorprendente. Esso subisce modificazioni e si accresce anche dopo la nascita, per fermarsi definitivamente intorno ai 6 anni. Già nella fase embrionale il cervello inizia la sua crescita e nel corso delle settimane si verranno a formare emisferi, tronco cerebrale, cervelletto, diencefalo, midollo spinale. La moltiplicazione che darà luogo alle popolazioni neuronali inizia intorno al quinto mese gestazionale, e prosegue anche dopo la nascita. Diciamo che lo sviluppo di qualsiasi creatura, dai primi istanti della vita uterina fino all'età adulta, è frutto della complessa interazione tra fattori genetici e fattori ambientali. Il corredo genetico di ogni individuo è contenuto nei cromosomi, che sono 23 coppie, ovvero 46. Ciascun cromosoma è formato da una catena lineare di molecole di DNA, colui che contiene tutte le informazioni necessarie per la trasmissione genetica. Nel corso dei nove mesi di gestazioni si realizza una serie di eventi che porteranno alla formazione di un individuo perfettamente formato e perfettamente in grado di vivere nell'ambiente esterno. Una volta avvenuta la fecondazione i nuclei dei due gameti si fondono, originando il nucleo diploide dello zigote. Il giorno successivo lo zigote inizia a formare la cosiddetta morula, una massa di cellule uguali tra loro. Contemporaneamente l'uovo scende fino a raggiungere la cavità uterina, dopo circa sette giorni, e prende la struttura di blastocisti. Il periodo embrionale va dall'inizio della terza settimana alla fine dell'ottava. In questo periodo l'embrione diventa piano piano un feto e assume chiare caratteristiche umane. Si formano arti, tronco e testa ed in seguito il tessuto muscolare e quello nervoso. Alla quarta settimana di gestazione si ha lo sviluppo dei globuli rossi e delle cellule del cuore e alla quinta settimana, quando l'embrione è lungo circa 2,5 cm, si formano occhi, naso, orecchie, midollo spinale e iniziano a formarsi i reni e i polmoni.

Ovviamente in questo periodo le proporzioni corporee cambiano drasticamente; al quinto mese il feto è lungo quasi 15 cm e può muoversi all'interno del sacco amniotico. La crescita non implica solo una variazione delle dimensioni corporee, ma è un fenomeno globale dello sviluppo. I fattori genetici condizionano la reattività dei diversi tessuti agli stimoli. Altro fattore importante che regola la crescita sono gli ormoni, nello specifico, quelli della crescita appunto. L'organismo, nei primi sei mesi di gestazione cresce di quasi 2 mm al giorno. Questa crescita rallenta attorno alla 35esima settimana, poiché la placenta non è più in grado di aumentare la sua capienza. Si ritiene che il bambino tanto più è piccolo al momento della nascita tanto più crescerà nel tempo. È considerato normo-peso un bambino che alla nascita pesa attorno ai 3/3,5 kg.

La motricità

Negli ultimi anni le conoscenze sulla motricità si sono molto evolute. I primissimi movimenti sono lente estensioni del capo, intorno alla settima settimana. Gli schemi motori diventano man mano più complessi e piano piano iniziano a vedersi movimenti isolati degli arti, delle dita, sbadigli e anche movimenti di suzione. I movimenti fetali rimangono comunque stabili e non sono in aumento fino al momento del parto. Nelle ultime settimane le madri avvertono una significativa diminuzione dei movimenti, e questo è spesso fonte di preoccupazione. In realtà nella maggior parte dei casi è tutto nella norma. La postura tipica del neonato è generalmente col capo ruotato, di solito rivolto verso destra, con gli arti in flessione a causa dello spazio ristretto in cui è vissuto alla nascita. Non sono presenti nel bambino solo capacità basilari di movimento, ma si riscontra la capacità di puntare gli occhi verso uno stimolo preciso, tipo un rumore o ancor di più una voce. Bisogna anche considerare che l'ambiente che circonda il bambino è pieno di stimoli che attivano i differenti apparati percettivi. Ogni stimolo attiva uno specifico organo recettivo; ovviamente gli apparati recettivi dei bambini subiscono col passare del tempo un incremento progressivo grazie agli stimoli a cui sono costantemente esposti.

Nelle fasi più precoci dello sviluppo le vie neuronali sono molto sensibili, infatti si parla di sviluppo critico dello sviluppo, fase in cui le connessioni presenti alla nascita, come vista o udito, possono essere modificate o perse. Per quanto riguarda l'olfatto, nel feto si possono evidenziare il nervo olfattivo e i bulbi olfattivi già tra la settima e l'ottava settimana. Infatti, già nei primi giorni di vita il piccolo è capace di distinguere una certa varietà di odori sgradevoli, odori buoni oppure l'odore della madre. Per quanto riguarda il gusto...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher saragranger di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pavia o del prof Pagnin Adriano.
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