Esame
→Esame: scritto 5 domande aperte (risposte brevi) e a scelta multipla (più specifiche). L’orale facoltativo alza di massimo 2 voti.
Bibliografia
- Slide
- Santrock (2017). Psicologia dello sviluppo (3a edizione). McGrawHill. Capitoli: 12, 13, 14, 15 (NO paragrafo 14.2)
- Scabini e Iafrate (2019). Psicologia dei legami familiari. Il Mulino. Capitoli: 1, 2, 3, 5, 7
- Cornoldi e Molinari (2019). Lo psicologo scolastico. Il Mulino. Capitoli: 1, 2, 3, 4
Bioecologia dello sviluppo
Come i contesti in cui il bambino cresce influenzano lo sviluppo dell'individuo?
Lo sviluppo umano è influenzato da due elementi:
- Caratteristiche ereditarie (geni)
- Caratteristiche ambientali (esperienza)
L'importante dibattito dell'influenza che geni e ambiente hanno sullo sviluppo dell'individuo caratterizza la psicologia dello sviluppo. Lo sviluppo è un prodotto di questa interazione. Questa interazione determina le differenze tra individui. Lo stesso genotipo può dare origine a fenotipi tra loro molto diversi, in relazione a quali sono le caratteristiche dell'ambiente in cui l'individuo si sviluppa.
La genetica del comportamento ha svolto molte ricerche su gemelli cresciuti in ambiente diverso, mostrandoci come le stesse caratteristiche genetiche possano portare, in ambienti diversi, ad esiti evolutivi differenti. L'interazione tra geni e ambiente non è lineare, ma molto complessa. Per anni si è sempre pensato che i geni non fossero modificabili dall'ambiente/dall'esperienza, ma la genetica comportamentale ha evidenziato come ci siano sì geni strutturali che non sono in nessun modo influenzabili, ma anche geni regolatori che possono essere sottoposti a influenza ambientale.
Scarr dice che ci sono diversi tipi di correlazione tra fattori genetici e ambiente esterno:
- Correlazioni passive genotipo-ambiente: i genitori biologici costruiscono un ambiente per il bambino (es. i genitori musicisti creano per il bambino un ambiente musicalmente stimolante).
- Correlazioni evocative genotipo-ambiente: le caratteristiche di un bambino fanno sì che l’ambiente risponda in un determinato modo al bambino stesso (un bambino con buone abilità verbali fa sì che le persone parlino di più con lui).
- Correlazioni attive genotipo-ambiente: il bambino ricerca un ambiente per lui stimolante (un bambino con un buono sviluppo psicomotorio cercherà all’asilo giochi stimolanti per le sue capacità).
Tutte le differenze individuali risiedono solo nell’1% di DNA che differisce da una persona all’altra. Il restante 99% di DNA risulta essere uguale. Questo solo 1% di variabilità è in grado di spiegare circa il 50% della variabilità individuale. Gli studi dicono che la variabilità individuale sia spiegata per una metà dal patrimonio genetico e per l’altra metà dall’influenza ambientale.
Plomin sostiene che il DNA sia il fattore più importante nel determinare chi siamo. Tuttavia, anche l’ambiente è importante e il suo ruolo fondamentale è quello di reagire alle caratteristiche genetiche dell’individuo.
Cosa ha l’uomo di diverso rispetto agli altri animali?
L’uomo è in grado di reagire in modo consapevole, di fare progetti e di modificare in modo consapevole il proprio ambiente. Da qui nasce la necessità di investigare i contesti di sviluppo. Ambienti diversi determinano possibilità di sviluppo diverse: non possiamo comprendere lo sviluppo dell’individuo se non all’interno del contesto (sia fisico che socio-relazionale) in cui questo si verifica.
Come si studia il contesto?
È importante, soprattutto in presenza di bambini piccoli ma non solo, prendere in considerazione il punto di vista degli altri (genitori, insegnanti, ecc.). Si utilizza il cosiddetto multi-informant approach, ovvero un approccio che comprenda il punto di vista di più persone che interagiscano con il bambino. Ciò permette di cogliere come il bambino si comporta nei vari ambienti. È compito dello psicologo porre a confronto i diversi agenti che interagiscono con il bambino, in modo da intervenire nel modo più appropriato.
A queste figure che ruotano attorno al bambino si sottopone solitamente un questionario come forma di rilevazione di informazioni sul bambino. Questo non ci dice come il bambino è, ma come è visto. Per questo motivo, ci possono essere ad esempio discrepanze tra madre e padre nella compilazione del questionario.
Nel contesto clinico, il multi-informant approach è fondamentale perché mostra come un determinato comportamento del bambino può manifestarsi solo in un determinato complesso (esempio: il mutismo selettivo può manifestarsi solo in contesto scolastico, ma non in contesto familiare). Per alcune diagnosi di disturbi del neuro sviluppo è invece necessario che un comportamento sia presente in più contesti (es: ADHD – disturbo dell’attenzione e iperattività).
Perché è necessario un multi-informant approach? Perché i bambini spesso possono avere difficoltà a descrivere il proprio vissuto. Ad esempio, per i loro limiti cognitivi, all’interno di un questionario tendono a selezionare le risposte estreme (perfettamente d’accordo o perfettamente in disaccordo), oppure tendono a riferirsi a una sola esperienza. D’altra parte, anche i genitori talvolta fanno fatica a dare informazioni sul comportamento del proprio figlio, tendendo magari a sovrastimare le difficoltà nel contesto scolastico, in quanto non vive con lui nel contesto scolastico ma ha visione solo dei risultati che porta a casa.
Teoria di Bronfenbrenner
Egli, nella sua teoria, esprime molto bene le influenze dei vari contesti in cui il bambino vive ed esprime il modo in cui queste lo plasmano. Bronfenbrenner nasce a Mosca nel 1917, ma a sei anni si trasferisce negli Stati Uniti. Il problema della considerazione dell’ambiente in cui il bambino si sviluppa nasce proprio a confronto con la società industrializzata degli Stati Uniti, vista come un potenziale pericolo per lo sviluppo dell’individuo. Bronfenbrenner inizia quindi a ragionare su come i vari contesti vicini al bambino possano influenzare il suo sviluppo.
La psicologia dello sviluppo nella prima metà del XX secolo era focalizzata sulla descrizione del comportamento e dei cambiamenti all’interno di condizioni sperimentali di laboratorio; non si dava importanza ai veri contesti di sviluppo. Nasce a questo punto un problema fondamentale: noi abbiamo costruito per anni la psicologia dello sviluppo su qualcosa che non è un reale sviluppo, ma un comportamento artificioso manifestato dai bambini in laboratorio.
Secondo Bronfenbrenner è importante quindi che il bambino venga osservato nei suoi contesti reali o, se non è possibile, in contesti che siano rappresentativi del mondo reale. Si parla di setting ecologicamente validi. Il contesto in cui il bambino vive ha infatti un ruolo fondamentale di facilitatore o ostacolo di specifici processi di sviluppo. A tal proposito è importante parlare di fattori protettivi e fattori di rischio: l’ambiente in cui il bambino si sviluppa può essere fonte di protezione per lo sviluppo stesso, ma anche di rischio, in quanto, a partire da pari condizioni genetiche, svilupparsi in un ambiente più favorevole o meno favorevole può portare a differenziazioni fondamentali dello sviluppo stesso dell’individuo.
Negli anni ’60 Bronfenbrenner recupera i primi studi sul ruolo del contesto (risalenti agli anni '30/'40) e li rende noti al pubblico. Egli parla, ad esempio, di uno studio del '38 di Skeels, svolto su bambini con disabilità che vivevano in un orfanotrofio, i quali vennero divisi in 2 gruppi all’età di 3 anni; un gruppo poté condurre normalmente la propria vita, mentre l’altro venne affidato a cure di ragazze, anch’esse con disabilità, cresciute nello stesso centro. Ciò che cambia non è l’ambiente fisico, ma relazionale. Dopo 1 anno e mezzo, il QI dei bambini affidati alle ragazze incrementa di 30 punti: avere una figura di riferimento porta ad un incremento del QI. Al contrario, il QI del gruppo di controllo ha un consistente calo. La cosa interessante è che questi bambini sono stati rivisti dopo 30 anni e si è visto che i bambini affidati alle ragazze hanno una vita autonoma e un buon livello di istruzione, mentre i bambini del gruppo di controllo sono ancora istituzionalizzati. Ciò che si nota è quindi che affidare i bambini alle cure di una singola persona porta dei miglioramenti cognitivi estremamente importanti. Questo tipo di informazioni non si sarebbero potute reperire in laboratorio.
Bronfenbrenner dice che nei primi anni di vita lo sviluppo psicologico del bambino viene facilitato dal suo coinvolgimento in schemi durevoli di interazioni reciproche e contingenti, sempre più complesse, realizzate con persone con le quali abbia stabilito un attaccamento emotivo durevole e reciproco. Dà importanza alla relazione come fattore di protezione. La presenza di una relazione significativa è importante non solo a livello emotivo, ma anche cognitivo.
Un importante precursore della teoria di Bronfenbrenner è Kurt Lewin con la sua teoria del campo: Lewin definisce l’ambiente psicologico come quell’ambiente che è percepito e vissuto dal singolo individuo, in relazione alle sue caratteristiche personali, in uno specifico momento. C=f(P,A) il comportamento (C) è una funzione congiunta della persona e dell’ambiente. Anche l’ambiente stesso risente delle caratteristiche della persona: la persona percepisce e vive in un determinato ambiente e l’ambiente risulta influenzato dalle caratteristiche della persona stessa. Il comportamento deriverebbe proprio da questa interazione.
Bronfenbrenner parte da questa equazione di Lewin e fa una modifica: sostituisce la C di “comportamento” con S di “prodotto dello sviluppo” (ad esempio, l’acquisizione di una determinata competenza). Lo sviluppo per Bronfenbrenner è sempre inteso come il prodotto dei fattori personali e dei fattori ambientali; il peso dei due varia a seconda del momento dello sviluppo (in alcuni momenti è più importante la differenza individuale, in altri è più importante l’effetto dell’ambiente). L’ambiente è sempre da intendere in modo duplice: ambiente fisico e ambiente relazionale. Molto spesso le caratteristiche fisiche dell’ambiente hanno notevole influenza nel determinare la qualità della relazione, in quanto c’è una notevole correlazione tra le disponibilità fisiche dell’ambiente stesso e le possibilità che hanno le persone che si relazionano con esse.
Le caratteristiche dell’ambiente interagiscono con le caratteristiche della persona, per questo è importante considerare l’ambiente non come qualcosa di fisso e immutabile, ma così come è vissuto dal singolo individuo. È fondamentale infatti prendere in considerazione il vissuto esperienziale: in relazione a ciò, uno stesso contesto può essere percepito in modo diverso da ogni individuo. Ad esempio, la stessa classe scolastica può essere percepita in modo diverso dai bambini che ne fanno parte:
- Ambiente costrittivo per un bambino iperattivo
- Ambiente ostile per un bambino con disturbo dell’apprendimento
- Ambiente sereno per bambini senza disturbi
Aspettative, presentimenti, speranze, dubbi, credenze emergono nella prima infanzia e si estendono per tutto l’arco della vita: già un bambino molto piccolo è in grado di avere aspettative nei confronti dell’ambiente. Alcuni aspetti restano stabili nel tempo, mentre altri si evolvono e cambiano (ad esempio, una forte delusione può modificare il modo in cui un individuo investe affettivamente nella relazione con le persone).
L’individuo contribuisce a creare il proprio ambiente. Ad esempio, un adolescente con QI elevato sarà portato a cercare esperienze cognitivamente stimolanti, le quali a loro volta incrementeranno ancora di più lo sviluppo cognitivo dell’individuo stesso.
È importante sottolineare una distinzione tra:
- Ambiente condiviso: insieme dello spazio fisico e delle relazioni condivise tra più elementi di uno stesso ambiente (es: stessa famiglia per due fratelli)
- Ambiente non condiviso: come il singolo vive quello stesso ambiente. Uno stesso ambiente è diverso per le diverse persone. Le disposizioni individuali, i tratti personali, fanno sì che le esperienze vissute dai singoli individui siano diverse. Anche gli outcome saranno molto diversi: due fratelli potranno avere esiti diversi dello sviluppo in base alla loro percezione dell’ambiente familiare.
Scarr sottolinea come in un contesto familiare tipico (no situazioni problematiche gravi), le differenze che i bambini si trovano a vivere possono addirittura essere maggiori rispetto alle differenze tra famiglie diverse: significa che il vissuto che hanno due fratelli all’interno della stessa famiglia può essere talmente diverso da rendere quasi più simile il vissuto tra famiglie diverse. È importante che i genitori siano resi consapevoli di questi aspetti.
Modello Bioecologico dello sviluppo
Bronfenbrenner, nel libro "The Ecology of Human Development" (1979), teorizza l’esistenza di diversi sistemi ecologici all’interno dei quali avviene lo sviluppo dell’individuo. Questi sistemi sarebbero in grado di determinare lo sviluppo dell’individuo stesso. I diversi sistemi ecologici sono interconnessi e sono inseriti l’uno nell’altro come dei cerchi concentrici:
- Microsistema (ambienti con cui il bambino ha contatti diretti)
- Mesosistema (relazioni tra i microsistemi)
- Esosistema (ambiente che non è sperimentato direttamente dal bambino ma che comunque ha un’influenza importante sul suo sviluppo)
- Macrosistema (sistema di istituzioni, contesto socioeconomico e culturale)
Cosa sono i microsistemi?
Sono i contesti in cui il bambino ha un ruolo primario, contesti che il bambino vive con una frequenza molto elevata, anche quotidianamente. Questi contesti influiscono sullo sviluppo del bambino, ma al tempo stesso anche il bambino influisce su questi contesti. Esempi di microsistema: famiglia, scuola, palestra di allenamento. Il microsistema è formato dall’ambiente fisico stesso, dal ruolo che il bambino ha in esso (studente, giocatore, figlio, ecc.) e dalle relazioni interpersonali che intrattiene in quel determinato ambiente.
Cos'è il mesosistema?
È dato dalla relazione tra i contesti sperimentati direttamente dai bambini. Esempio: relazioni tra scuola e famiglia.
Cos'è l'esosistema?
Esempio: l’ambiente lavorativo del genitore, le relazioni tra insegnante e dirigente scolastico, ecc. Sono tutte situazioni che hanno un’influenza indiretta sullo sviluppo del bambino anche se il bambino non ne fa parte.
Cos'è il macrosistema?
Sta al di sopra di tutti gli altri sistemi. È infatti inteso come la società, con tutto il suo complesso insieme di leggi, norme, valori, tradizioni. Il tempo modifica le relazioni tra i vari sistemi.
La famiglia nel modello di Bronfenbrenner
La famiglia stessa può essere vista all’interno del modello di Bronfenbrenner. Questi sistemi possono essere infatti adattati al contesto familiare. In questo caso:
- Microsistema (relazione bambino-madre, relazione bambino-padre, relazione con fratelli, caratteristiche della casa in cui il bambino vive)
- Mesosistema (relazione scuola-famiglia, relazione madre-padre, relazione genitore-nonni)
- Esosistema (ambiente di lavoro del genitore)
- Macrosistema (cultura, etnica, religione, classe sociale della famiglia, ecc.)
La scuola nel modello di Bronfenbrenner
- Microsistema (relazione bambino-insegnanti, gruppo classe, caratteristiche dell’aula)
- Mesosistema (relazione scuola-famiglia, relazione compagno di classe-insegnante)
- Esosistema (relazione tra insegnanti, relazione insegnanti-dirigente)
- Macrosistema (regolamento scolastico, percorso formativo dei docenti)
Bronfenbrenner inserisce, come detto prima, anche l’aspetto fondamentale del tempo. Questo modello è definito “Modello Processo-Persona-Contesto-Tempo”, in quanto la relazione della persona con il proprio ambiente si evolve nel corso del tempo. Per comprendere lo sviluppo dell’individuo è importante considerare quattro componenti:
- Processo evolutivo (dinamiche della relazione dell’individuo con il proprio ambiente)
- Persona (con le sue caratteristiche biologiche e psicologiche)
- Contesto (sistemi ecologici)
- Tempo (Bronfenbrenner parla di cronosistema, intendendo sia il tempo di sviluppo dell’individuo -ontogenesi-, sia il periodo storico in cui le varie relazioni si svolgono)
In quale modo il tempo influenza lo sviluppo?
I cambiamenti storico-culturali influenzano l’individuo in tutti i suoi aspetti:
- Influenzano la dimensione biologica dell’individuo (es: nel corso del tempo alcune capacità motorie in età di sviluppo sono andate ad indebolirsi).
- Influenzano la dimensione sociale dell’individuo (si riduce il peso delle relazioni familiari e aumenta quello del gruppo dei pari e dei mass media).
- Influenzano la dimensione cognitiva dell’individuo (sembrerebbe esserci, a partire dagli anni ’50, un progressivo aumento del QI delle persone. D’altra parte, sembra anche verificarsi una crisi della creatività; sembra esserci una minor capacità di immaginare, di creare con il pensiero).
La famiglia
La famiglia è solitamente il principale contesto educativo per i bambini a partire dalla nascita. Dagli anni ’50 la famiglia è diventata sempre più un oggetto di studio scientifico. Negli stessi anni nasce anche l...
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