Psicologia sociale e dei contesti educativi
Prima parte
10 crocette, 2 domande aperte brevi, 1 domanda aperta. Seconda parte: orale sugli articoli della dispensa.
Formazione di stereotipi e pregiudizi nei bambini
Si parla di sviluppo degli stereotipi e dei pregiudizi, in particolare quando si formano nei bambini, successivamente dell'identità sociale e poi dell'ipotesi del contatto. Come si formano gli stereotipi nei bambini? Nel senso comune derivano da ciò che i bambini vedono nel loro ambiente e nella loro società. In realtà è un processo molto più complesso.
Lo studio di stereotipi e pregiudizi si è soffermato sul pregiudizio etnico. Questi si manifestano nei bambini all'età di 4 anni. Compaiono intorno ai 3 anni quelle verso i bambini in sovrappeso. Ridurre il pregiudizio nei bambini non c'è, solo comportamenti da ignorare perché il bambino imita semplicemente ciò che vede nell'ambiente.
Il pregiudizio può essere ridotto attraverso l'insegnamento di culture diverse verso cui il bambino ha atteggiamenti negativi, spiegazione di ingiustizie storiche contro alcune etnie. L'atteggiamento negativo può derivare dalla percezione di un'elevata diversità (vedo che è diverso, quindi lo rifiuto) che spinge ad essere negativi → riduzione attraverso la costruzione di un'identità comune (ingroup vs outgroup → unico ingroup). Il pregiudizio nei bambini può essere visto come mancanza di abilità sociale quindi un'ipotesi era che con l'attesa i pregiudizi diminuissero, ma non è così.
Origine degli stereotipi a livello cognitivo
Stereotipo= Lippman 1922, rappresentazioni ipersemplificate della realtà di un gruppo sociale, favoriscono l'elaborazione ed il ricordo delle informazioni a conferma, piuttosto di quelle che disconfermano. Introducono una semplicità in complessità elevata. Deriva dai normali processi cognitivi di categorizzazione usati per semplificare la realtà in modo tale da poterla gestire. Non è patologico, dobbiamo trovare un modo per semplificare tutti gli stimoli che arrivano. Riguarda i gruppi di maggioranza verso quelli di minoranza. La prospettiva dei gruppi di basso stato non è considerata.
Tajfel e Wilkes (1963) stimolo fisico. Esperimento delle linee (da 16 a 22cm di lunghezza). Vengono presentate 8 linee di diversa lunghezza, una alla volta al soggetto seduto a 2,5 metri. Gli viene chiesto di valutare la lunghezza; ogni volta vengono presentate 8 linee per 6 volte (48 volte). Nella prima condizione abbiamo la “classificazione sistematica”, in cui le prime quattro linee erano designate dalla lettera A, le altre dalla B. Nella seconda erano presentate “random”, nella terza erano presentate senza lettere. Le differenze tra le due categorie A e B erano sovrastimate, quelle all'interno della categoria erano sottostimate (assimilazione intracategoriale).
3 condizioni sperimentali: classified, due gruppi A e B, una classificazione sistematica in cui gruppo A vedeva le corte e B le lunghe; random, nessuna relazione tra stimolo e lettera sovraimposta; controllo, nessun'altra lettera sovraimposta allo stimolo. L'ipotesi era che la classificazione di stimoli esercita effetti. La formazione di categorie porta una forte differenziazione inter categoriale e assimilazione intracategoriale. I risultati confermano l'ipotesi, c'è una sovrastima diversa tra le linee 4 e 5 (coppie intercategoriali) e una sottostima della differenza intra categoriale (a-b).
Categorizzazione: processo attraverso cui l'ambiente fisico e sociale viene diviso in categorie sulla base di alcuni criteri. Processo adattivo.
Stereotipizzare: massimizzare le differenze tra due gruppi (intergruppi) e ridurre le differenze all'interno di un gruppo (intra gruppo).
Stigma: attributo o caratteristica che veicola un'identità sociale valutata negativamente in un determinato contesto sociale.
Processo cognitivo di base: ha lo svantaggio di perdere informazioni che riguardano i singoli individui e porta a bias.
Stimoli sociali (persone)
Doise, Deschamp e Meyer (1978): 144 ragazzi tra i 10 ed i 12 anni, bilanciati per genere, venivano mostrate 6 fotografie di cui 3 di donne e 3 di uomini. I partecipanti vennero divisi in 6 gruppi dello stesso sesso e veniva detto che si voleva sapere come loro descrivessero le altre persone. Nella 1 condizione sperimentale venivano mostrate tre foto dello stesso sesso e dovevano dire 24 caratteri di personalità (non veniva evocato il sesso opposto). Successivamente venivano mostrate le foto dell'altro sesso. Inizialmente non veniva detto che gliele avrebbero mostrate.
Nella seconda condizione veniva evocato. Sapevano che c'erano 1 gruppi, uno di maschi ed uno di femmine di conseguenza la categoria veniva resa saliente dall'inizio della prova.
Variabili indipendenti: condizioni sperimentali (2), sesso dei soggetti (2), persone stimolo (2), quindi un disegno sperimentale 2x2x2.
- Indice di differenza intercategoriale, per ogni tratto si calcolava la diversa frequenza di assegnazione ai maschi e la frequenza di assegnazione alle femmine. La differenza si sommava a punteggio compreso tra 0 (nessuna differenza) e 2 (differenziazione tra categorie).
- Indice di somiglianza intracategoriale per le persone di stimolo m
- Indice di somiglianza intracategoriale per persone stimolo f.
In questi ultimi due punti si intende il n° di tratti assegnati a tutte e 3 le foto dello stesso sesso.
Ipotesi: simile a quella di Tajfel, cioè che la condizione con evocazione influenzi i processi di differenziazione ed assimilazione rispetto alla condizione senza evocazione → se la categorizzazione viene resa saliente, aumentano questi processi. L'ipotesi viene confermata in quanto quando la differenza tra le categorie è cognitivamente evidente, si manifestano assimilazione e differenziazione. I maschi differenziano maggiormente.
Bias e stereotipi nei bambini
Articolo di Chiesi e Primi (2001), seconda parte dell'articolo.
I bias trovati negli adulti sono presenti anche nei bambini? Perché lo stereotipo sia funzionale vengono messe in atto strategie per mantenere in memoria le informazioni congruenti allo stereotipo. Quelle incongruenti non vengono codificate, in quanto mettono in discussione il sistema di credenze e la categoria che sta a monte.
Bias: errore sistematico di giudizio basato sulla categoria.
Gli stereotipi influenzano la percezione dell'informazione, la loro codifica e ritenzione in memoria. Le credenze stereotipiche guidano il modo in cui noi guardiamo il mondo. Lo stereotipo è una credenza aprioristica (a priori).
Lo stereotipo guida: la nostra attenzione, l'elaborazione delle informazioni (selezione di informazioni congruenti), l'interpretazione di ciò che osserviamo ed i processi di memorizzazione (è più facile ricordare informazioni congruenti con lo stereotipo, rispetto a quelle incongruenti). Il mondo non ci arriva così com'è, ma viene filtrato.
Inoltre troviamo una tendenza ad aggiustare i nostri ricordi discordanti rispetto allo stereotipo → elemento modificato e reso congruente allo stereotipo. Questi processi sono stati evidenziati anche nei bambini.
Chiesi e Primi fanno riferimento al ricordo libero: compito complesso per il bambino che deve rievocare in modo autonomo. Mettono in atto processi ricostruttivi che portano a bias: 1 i dati non conformi non sono rievocati, 2 i dati congruenti non presentati si rievocano perché si attiva una categoria → anche le info non presentate ma congruenti emergono.
Studi su stereotipi di genere
Bigler e Liben (1990): i soggetti erano bambini di 6-7 anni e 9-10 anni, cioè delle età particolarmente salienti. Misuravano il livello di stereotipizzazione precedentemente posseduto rispetto al genere. Venivano divisi in 2 gruppi, al primo era spiegato che ogni professione è adatta all'individuo indipendentemente dal genere, all'altro (controllo) veniva spiegato cosa fanno i 7 professionisti senza nessun training contro stereotipico.
Successivamente venivano raccontate delle storie che potevano essere stereotipiche o contro stereotipiche (es Giovanna ingegnere nucleare vs Giovanna maestra). Infine si chiedeva di rievocare la storia e si valuta il ricordo. Ci si chiedeva quanto l'informazione contro stereotipica influisse.
Risultati: il primo gruppo ricordava le informazioni in modo statisticamente diverso dal gruppo di controllo, aveva minore difficoltà a rievocare le informazioni incongruenti (soprattutto i bambini grandi, 9-10 anni). Il ricordo di informazioni congruenti con lo stereotipo era uguale per entrambe. Il gruppo di controllo modificava le informazioni incongruenti con lo stereotipo.
Davidson, Cameron, Jergovie (1995): fecero degli studi che dimostravano che i bambini sviluppano uno stereotipo negativo nei confronti degli anziani a partire dai 3 anni. Lavorano sulle distorsioni in bambini di 6,8,11 anni. (È uno studio un po’ vecchio e non italiano → valido anche in Italia oggi o il cambiamento sociale ha portato ad una modificazione?). Volevano valutare l'effetto dello stereotipo sui bambini. Venivano mostrati ai bambini dei personaggi anziani con lo stesso numero di caratteristiche positive e negative. Il compito era di ricordare più informazioni possibili sui personaggi a breve tempo di distanza e dopo un tot di tempo. L'ipotesi era che si ricordassero di più le informazioni congruenti con lo stimolo.
Risultati: riportavano le caratteristiche negative indipendentemente dall'età e dal tempo trascorso tra la presentazione delle storie e la rievocazione, rispetto a quelle positive. Alcuni ricordavano le informazioni date in positivo come negative (personaggio sano ricordato come malato). Distorsione delle informazioni incongruenti.
Si possono ridurre questi effetti? Nel primo studio sì, perché quando sono raccontate le informazioni contro stereotipiche abbiamo una minore difficoltà nel ricordo di queste.
Nesdale e McLaughlin (1987): nel momento in cui si diceva che il personaggio si comporta in modo tipico al genere c'era un ricordo più accurato alle informazioni coerenti. → Il ricordo viene influenzato dallo stereotipo, ma anche dalle informazioni contro stereotipiche. Queste conoscenze guidano quali informazioni sono ricordate e quali no.
Euristiche cognitive nei bambini
Euristiche: Twersky e Kahneman (1972-73): sono delle scorciatoie cognitive, usate in momenti di incertezza, strategie di pensiero che permettono giudizi veloci ed efficienti. Le due euristiche usate nelle ricerche sui bambini sono: Rappresentatività e disponibilità.
Euristica della rappresentatività: giudica l'appartenenza di un elemento singolo ad una categoria. Non sempre funziona. Si basa sulla rilevanza degli attributi di una persona. Più quell'elemento è rilevante, più sarà usato come criterio per collocare la persona in una determinata categoria. In compiti decisionali fare affidamento sulle credenze stereotipiche. Appartenenza di un individuo ad una categoria sulla base della tipicità rispetto alla categoria.
Euristica della disponibilità: ha più abitanti l'Iraq o la Tanzania? Le risposte sono date in base alle informazioni disponibili in memoria. Più ricordo di una cosa, più sovrastimo la sua frequenza. Le nostre intuizioni statistiche sono guidate da queste euristiche. Sono pochi gli studi sulle euristiche nei bambini. Si verifica lo stesso di ciò che funziona con i bambini. Quando devono prendere decisioni usano queste due euristiche. Il mantenimento dello stereotipo è alimentato dalle euristiche. Più facilmente associo il soggetto più reputo frequente la sua probabilità.
Arcuri e Cadisu (2011) cap. 11 par.6.
Correlazione illusoria
Anche quando non esiste alcuna relazione tra i fenomeni osservati, tendono a sovrastimare l'associazione fra comportamenti negativi e membri di un gruppo minoritario. La salienza del comportamento negativo e la salienza di un'etnia porta a credere che questi siano più associati rispetto a quanto lo sono in realtà. Entrambi gli eventi salienti sono ricordati con più facilità, si crede che co-occorrano e si verifichino più facilmente, rispetto alle reali probabilità. La facilità con cui mi ricordo cose negative di una certa etnia, portano a sovrastimare quanti di questi siano criminali. Sono studiate nella sovrastima dei comportamenti negativi in una minoranza, che porta ad una visione tendenzialmente negativa di quel gruppo. (Articolo di Arturi)
Primi e Agnoli (1997): verificare se anche i bambini sono propensi ad individuare correlazioni illusorie fra appartenenza e comportamenti sociali quando sia i primi, sia i secondi sono caratterizzati da una scarsa frequenza. Studiano i bambini tra i 6 e 10 anni; usano dei cartoncini raffiguranti i membri di due gruppo che mettevano in atto comportamenti socialmente desiderabili. Variava la frequenza, più cartoncini di un gruppo rispetto ad un altro (maggioranza e minoranza) e variava la frequenza dei comportamenti. La percentuale era uguale, ma variava quantitativamente, perché nella maggioranza 20+e 20-, nella minoranza 10 e 10. Nelle immagini dei comportamenti c'era una didascalia e l'appartenenza al gruppo. Successivamente i cartoncini ero mostrati senza l'appartenenza al gruppo e dovevano indicare a quale gruppo apparteneva quel bambino raffigurato.
Risultati: contrariamente all'ipotesi della correlazione illusoria (comportamenti negativi della minoranza sovrastimate), quando il bambino vedeva il bambino appartenente alla minoranza sovrastimava sia i comportamenti positivi che negativi. Tuttavia quando si chiedeva di stimare il n° complessivo dei bambini appartenenti ai due gruppi che mettevano in atto entrambi i comportamenti negativi e positivi. Sovrastimavano il n° dei bambini appartenenti alla minoranza con comportamenti negativi rispetto a quelli della maggioranza che mettevano in atto comportamenti negativi. I → correlazione illusoria in questa ultima parte. Si è verificato un bias a livello di stime di frequenza. Lo stereotipo viene acquisito in un'età precoce e si accompagna all'uso di strategie finalizzate al suo consolidamento e mantenimento, vengono dimostrati gli effetti con questa review.
Categorie sociali: comparsa, consapevolezza, preferenza (Brown)
Ogni tipo di percezione, atteggiamento od azione pregiudiziale implica l'applicazione previa di qualche distinzione categoriale. Perché ci possa essere uno stereotipo è necessario riconoscere e distinguere le categorie. Quando i bambini cominciano a rivedere il mondo in categorie. Brown si interroga su quando i bambini diventano consapevoli delle categorie. Senza la categoria non c'è lo stereotipo ed il pregiudizio. Prima compaiono le categorie, più difficile è asserire che i bambini siano tabula rase, passivi ed esposti alle influenze ambientali. L'interazione tra fattori cognitivi ed ambientali determina ciò. Attivo: funzionamento cognitivo coinvolto nei processi di stereotipizzazione. Comparsa e consapevolezza.
Clark e Clark (1947): esperimento delle scarpe in USA. Testa bambini tra 3 e 7 anni. Usavano 2 bambole di cui 1 era chiara con i capelli biondi, l'altra scura con i capelli neri. Dovevano individuare quale bambola assomigliasse di più al bambino bianco e quale a quello nero. Più del 70% dei bambini anche a tre anni era in grado di identificare correttamente l'appartenenza categoriale (identità etnica). A 5 anni il 90% era corretto. Altre ricerche confermano questi risultati. I bambini bianchi sono più consapevoli dell'etnia rispetto ai neri. La categoria dominante sulla quale effettuare distinzioni è la principale in questi studi. C'è una chiara evidenza di concetti di genere ed etnia molto precoce. I bambini però sono sensibili alle variazioni di contesto.
Davey (1983), usa domande più strutturate, mostra ritratti di bambini maschi e femmine di diverse etnie e dovevano accoppiarli. I bambini mettevano insieme le foto sulla base delle categorie di genere. I bambini sono strategici nell'uso di categorie e molto competenti e sciolti sulla base del contesto, in questo caso il compito. Anche il contesto inteso in modo più ampio incide.
Evidenze empiriche suggeriscono che i bambini colgono differenze categoriali a pochi mesi. Kelly (2005): Simple Looking Paradigm, prende in considerazione bambini da pochi giorni fino a tre mesi. Vengono presentate delle coppie di stimoli e si osserva quale dei due viene fissato. I bambini guardano ciò che è più familiare solitamente. Le coppie di foto sono causasici-afroamericani (etnie diverse) -mediorientali-asiatici-africani. Vengono mostrate coppie della stessa etnia e coppie di etnie diverse. Le facce erano equivalenti in termini di bellezza ed altri elementi, venivano tenute sotto controllo tutte le altre variabili. La variabile dipendente è l'etnia.
Risultati: bambini di pochi giorni guardavano allo stesso modo le etnie, non li percepivano come diversi. A tre mesi il bambino guarda più a lungo le foto dei membri del proprio gruppo etnico rispetto a quello di etnia diversa in quanto più familiare. Preferenza appresa: esposizione ripetuta al caregiver della propria etnia. I risultati furono replicati sul genere, guardavano più donne che uomini perché le caratteristiche più familiari per loro sono quelle femminili solitamente (importanza del contesto). Sono in grado di distinguere l'esistenza di due elementi diversi anche solo dal punto di vista percettivo.
Quindi possiamo concludere che: l'uso delle categorie è precoce, le categorie a cui risultano sensibili sono quelle del contesto sociale, non sono imposte da adulti e la sensibilità a variazioni di contesto suggerisce che i bambini sono agenti attivi in grado di percepire il mondo circostante.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Psicologia dei contesti educativi: primo semestre
-
Appunti di Psicologia sociale
-
Psicologia generale
-
Psicologia sociale