PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO 06.10.20
Esame: Esame scritto con domande chiuse (24 domande, una risposta corretta tra quattro – 1 pt.) e domande
o aperte (3 domande – fino a 2 pt. ciascuna) sul programma della parte istituzionale. Il voto massimo
raggiungibile è 30.
L’esame scritto sulla parte istituzionale può essere sostituito dall’esonero alla fine del corso;
Esame orale su uno dei testi a scelta (opzionale, con integrazione che può aumentare fino a 3 voti il
o voto dello scritto).
Quando ci iscriviamo, loro pensano che noi abbiamo intenzione l’esame scritto (segnalare se vogliamo
fare solo esame orale). (30m, 1b)
La votazione ha validità di un anno accademico, che terminerà il 30 settembre. 07.10.20
Partiamo dall’approfondimento di questo titolo: la Psicologia dello Sviluppo si occupa di studiare i
cambiamenti che avvengono nel ciclo di vita e che portano a un’evoluzione dell’individuo nel corso
dell’età, del succedersi delle fasi della vita e nel passaggio e nelle transizioni tra diverse condizioni di
sviluppo. Quindi, parliamo di Psicologia dello Sviluppo quando facciamo riferimento a quell’area delle
discipline psicologiche che studiano come avvengono i cambiamenti della vita e cosa sottostà ad essi.
Ci interessa comprendere come avvengono questi cambiamenti. I processi che sottostanno possono
essere di tipo cognitivo, emotivo, sociali, quindi che riguardano l’intera esistenza.
I due concetti chiave sono il cambiamento, che è uno dei concetti fondamentali della disciplina, e di
intera esistenza (ovvero ciclo di vita).
Oggi la Psicologia dello Sviluppo assume una prospettiva del ciclo di vita (o life span), infatti a partire degli
anni ’80 degli autori importanti a livello internazionale hanno precisato che chi si occupa di sviluppo
si occupa di sviluppo dalla nascita alla morte dell’individuo.
La variabile al centro della Psicologia dello Sviluppo è la variabile tempo, perché lo sviluppo avviene nel
tempo. Questo è un tema importante ed è anche più complesso di ciò che sembra.
Dire che lo sviluppo avviene nel tempo non equivale a dire che lo sviluppo avviene grazie al passare del
tempo (® non basta il passare di questo affinché ci sia sviluppo). Infatti, possono passare giorni, mesi
e anni senza che ci sia un vero e proprio sviluppo. Ci sono delle condizioni di vita nelle quali anche
con il passare del tempo non si ha sviluppo. Molto dipende da come passa questo tempo. Ad esempio,
non è sufficiente frequentare un anno scolastico per apprendere gli insegnamenti previsti da quell’anno
scolastico, bisogna vedere cosa ha fatto lo studente durante l’anno scolastico.
Un’altra dimensione legata al tempo è la tipicità e l’atipicità di alcuni tempi dello sviluppo. Infatti, dire
che lo sviluppo avviene nel tempo significare individuare dei tempi particolarmente importanti per
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l’evoluzione e per certi cambiamenti. Nel corso del ciclo di vita esistono dei tempi definiti tipici per lo
sviluppo ed altri definiti atipici.
Ad es. il tempo tipico (= la maggioranza dei bambini) per imparare a leggere e a scrivere parte a 5 anni
e termina a 7-8 anni, questo non vuol dire che dopo non si può più imparare a scrivere e a leggere.
Durante il tempo tipico il bambino risulta più predisposto a leggere e scrivere.
Ad es. il tempo tipico per imparare a camminare è circa 1–1 anno e mezzo di età (ci sono i precoci –
intorno 8-9 mesi – e quelli più tardivi – 18 mesi), questo dipende dallo sviluppo e dalla maturazione
dell’apparato muscolo-scheletrico, che consente questo cambiamento nella posizione.
Ad es. qual è il tempo tipico di una donna di portare avanti una gravidanza? Quando ragioniamo di
tempi tipici e atipici, teniamo in considerazione il livello di sviluppo dell’individuo da un punto di vista
organico, psicologico e culturale.
Quindi, se parliamo del compito evolutivo del camminare, pensiamo a una maturazione fisica, ma
anche delle condizioni di vita che fanno sì che il bambino si sperimenti in posizione eretta. Per esempio,
i bambini che sono cresciuti nel dopo guerra e negli orfanotrofi non imparavano a camminare entro i
2 anni, perché rimanevano nei lettini. Quindi, le condizioni del contesto sviluppo contribuiscono a
determinare la tipicità e l’atipicità di un certo momento evolutivo.
Similmente, l’imparare a leggere e a scrivere, che è ancor più un compito connotato da un punto di
vista culturale nel nostro mondo occidentale, abbiamo un tempo tipico intorno ai 5-6 anni, che è
quando iniziano le scuole elementari. A livello universale questo è un periodo in cui i bambini delle
diverse culture iniziano a mettere in atto certi apprendimenti più astratti che vanno oltre a delle azioni
di unica manipolazione.
Nell’esempio della gravidanza, dove abbiamo la condizione ottimale fisica e organica intorno ai 20 anni,
ma poi intervengono le condizioni culturali e sociali e modificano l’età. Questo non vuol dire che sia
possibile trasformare e ribaltare questa tipicità in funzione della cultura, quindi i 40-45 anni non sono
un tempo tipico della gravidanza, ma è un tempo sempre più diffuso.
Si deve parlare di complessità, cioè tenere in mente diverse dimensioni per fare ragionamenti complessi,
che richiedono più sforzo rispetto a quelli più semplici. Noi siamo sempre in una accezione dinamica
del nostro sapere.
La Psicologia dello Sviluppo ragiona su cambiamenti che possono verificarsi in tempi tipici, in tempi
meno tipici o addirittura atipici (qui ci troviamo maggiori difficoltà).
Un altro aspetto della dimensione temporale importante è la dimensione dei tempi della vita, cioè su
presente, passato e futuro. Tanta psicologia si è concentrata a lungo nello spiegare i cambiamenti
osservati nel presente in relazione a ciò che è avvenuto nel passato (es. oggi il bambino fa così perché
in passato gli è successo questo). Questo è un processo frequente e utilizzato, non è sbagliato in senso
assoluto, ma il problema sta nel momento in cui si considera il passato come punto determinante del
presente. Il passato è solo uno degli aspetti da tenere in considerazione, non il solo elemento di
spiegazione.
Si provi ad immaginare l’impegno di un adolescente a scuola che non riesce a costruire le proprie
aspettative sul suo futuro, né negli ambiti degli studi né nell’ambito delle attività lavorative più pratiche:
non si impegnerà molto a scuola, perché ha delle prospettive future misere. Il presente, quindi, lo
spieghiamo anche in riferimento alle aspettative per il futuro, ma lo spieghiamo anche in relazione a
tutto ciò che nel presente succede. 2
Il presente deve essere visto come elemento da considerare rilevante.
La dimensione di maturazione biologica è alla base della tipicità o meno dei tempi di sviluppo, ma non
è l’unica dimensione, infatti si inseriscono tanti altri aspetti.
®
Il periodo critico vd. Lorenz e paperelle, che hanno visto - appena nate - Lorenz e l’hanno associato
alla figura materna, stabiliscono con lui il legame che si sarebbe creato con la madre. Questo ha fatto
pensare che ciò che avviene in certi periodi sarà determinante per quello che avviene dopo e ciò che
non è avvenuto è poi irrecuperabile dopo. Per qualche tempo in Psicologia dello Sviluppo si è usato il
concetto di periodo critico, oltre che di irreversibilità di certi cambiamenti o di certi mancati
apprendimenti.
Oggi si preferisce parlare di periodo sensibile, perché in certi periodi di vita (più o meno lunghi) si
riconosce una maggiore predisposizione e possibilità al cambiamento. Esistono dei periodi migliori di
altri, dal pdv di predisposizione biologica, per questi cambiamenti. Dunque, è importante che questi
avvengano nell’arco temporale considerato sensibile, altrimenti diventano difficili da realizzare, oltre
che poter compromettere cambiamenti successivi. Si pensi ad es. a una bambina che non impara a
leggere e scrivere nella 1ª e 2ª elementare e dovrà studiare delle materie, dove lettura e scrittura sono
fondamentali come strumenti di apprendimento. Il periodo sensibile è quel periodo in cui è importante
che certi apprendimenti avvengano, questi sono più facili da acquisire e sono funzionali ai cambiamenti
successivi; a differenza del periodo critico, il periodo sensibile non considera irreversibili alcuni
cambiamenti.
Approfondendo gli studi sui cambiamenti, quei periodi un tempo considerati critici e corti nel tempo
si sono dimostrati non essere critici, oltre che più dilatati nel tempo.
Partiamo da una dimensione di maturazione biologica, ma a questa si agganciano con grande
importanza tutte le dimensioni culturali, ambientali e di sviluppo.
Facciamo un confronto tra la prospettiva dello sviluppo più tradizionale (quando la disciplina era
conosciuta come Psicologia dell’Età Evolutiva, è stata superata a partire dagli anni ’80, anche se è ancora
ritrovabile nella “Pscicologia ingenua”) con quella attuale del ciclo di vita.
Prospettiva tradizionale Prospettiva del ciclo di vita
Idea dello sviluppo come un arco, il cui culmine è l’età Idea dello sviluppo come un cerchio, una continua
adulta. In età senile c’è invece un cambiamento di possibilità di sviluppo dal concepimento alla morte,
regressione, di perdita. L’idea di come età evolutiva in cui ci sono cambiamenti differenti. Non significa
che riguarda solo infanzia e adolescenza è che tutte le età sono uguali.
ampiamente superata. L’età adulta non è, per la maggioranza degli individui,
il periodo in cui si ha uno sviluppo ottimale, perfetto,
®
Adulto punto di arrivo, età centrale della vita. e l’età senile non è caratterizzata solo da individui che
®
Bambino e adolescente adulti non ancora completi stanno perdendo le capacità sociali e le facoltà
e imperfetti, tutto ciò che avviene in questa fase, intellettive caratteristiche dell’età adulta. L’età senile
avviene in previsione della fase che segue. è un’età in cui ci sono delle perdite sì, ma ci sono
anche delle nuove acquisizioni.
®
Anziano adulto sprovvisto di molte capacità e
caratteristiche, non ha più le capacità proprie dell’età
adulto. 3
Questa più recente concezione può sembrare ovvia, ma l’ovvio può nascondere una grande profondità.
Perché per i politici e per chi gestisce le scelte macro-sociali ritiene essere fondamentale ad es. l’apertura
delle scuole? Per la funzione della scuola per la vita dell’adulto genitore. Poco si riflette sull’importanza
della scuola per impiegare bene il proprio tempo, per il potenziamento delle proprie abilità. Questo per
capire come il concetto di arco di vita sia ancora ben radicata: i bambini si devono formare perché gli
adulti del domani, mentre gli anziani sono considerati come un peso.
Ogni età contribuisce a produrre un livello di sviluppo individuale e collettivo.
CENTRALITÀ DEL PRESENTE
Noi metteremo un accento sulla centralità del presente, perché fintanto che noi non diamo il giusto
peso al presente rinunciamo ad agire per favorire un certo futuro.
Nel presente incontriamo certe opportunità e certi vincoli che condizionano la nostra esistenza e possono
contribuire a modificare la traiettoria di sviluppo.
In questa condizione di emergenza sanitaria dobbiamo molto ragionare su opportunità e vincoli.
Cosa vuol dire che nel presente dobbiamo fare i conti con opportunità e vincoli? I grandi vincoli di
questa fase della vita li abbiamo vissuti in condizione massima con il lockdown. In questi vincoli ci
dobbiamo muovere e trovare forse qualche opportunità (es. riscoprire noi stessi, riconnettersi con la
propria famiglia, etc.).
Dobbiamo ragionare sui vincoli perché ci sono sempre dati, è difficile essere senza vincoli, ma
generalmente in queste situazioni ci sono anche delle opportunità.
I vincoli e le opportunità però non sono sempre elementi oggettivi. Infatti, a volte dobbiamo fare i
conti con vincoli non oggettivi (ma neanche immaginari), quindi che sono fortemente soggettivi. Ad
es. il vivere in un piccolo centro è stato riportato da molti adolescenti come una grande opportunità
del periodo di confinamento, perché chi vive in un piccolo ha uno spazio esterno magari e ha la
possibilità di sfruttarlo anche in una condizione di obbligo di restare a casa (cosa che non accade per
chi non vive in un piccolo centro). Tuttavia, il vivere in un piccolo centro è solitamente vissuto come
un vincolo (es. dover essere sempre portato e accompagnato). Uno stesso elemento può costituire un
vincolo e una opportunità in situazioni diverse, ma anche un vincolo e una opportunità per persone
diverse. Poi esistono tutti i vincoli e le opportunità rispetto al nostro modo di stare al mondo e alle
nostre caratteristiche personale, es. la timidezza come vincolo per molte persone, mentre altre nel corso
della loro esistenza ci si sono adattate e ne hanno fatto un’opportunità di un’attività professionale
rigogliosa fatta in un contesto adatto in quel vincolo.
Per cui anche le opportunità non sono sempre oggettive, ma molto spesso per come l’individuo le vive.
Ci sono situazioni in cui certe opportunità ci sfuggono, ma magari poi vengono colte da altri, quindi
anche queste sono soggettive, dipendono anche dalla capacità di ciascuno di saperle cogliere.
Il riuscire a destreggiarci tra vincoli e opportunità ci rende individui intelligenti, cioè capaci di adattarci
al loro contesto di vita e alla loro realtà. Il concetto di resilienza è la capacità di cogliere opportunità
anche laddove i vincoli sono strettissimi.
Possiamo pensare anche a una malattia come una condizione di grosso vincolo, ma per altri può
diventare un’opportunità.
I vincoli e le opportunità ce li dà in parte la vita, ma anche la nostra capacità di adattarci o meno.
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È importante da tenere in considerazione il presente proprio per questa concomitanza di vincoli e
opportunità, inoltre lavorando in ambienti sociosanitari è importare pensare a quali opportunità e
vincoli si offrono alle persone in quel servizio e in quell’attività.
Un'altra dimensione importante della centralità del presente è l’aspetto legato agli eventi. C’è tutta una
parte nella Psicologia dello Sviluppo che si concentra sull’importanza degli eventi. Nella vita di tutti
noi gli eventi contano nel favorire o meno l’intraprendere di certi percorsi. Ci sono eventi più
importanti di altri, quelli particolarmente significativi sono quelli che definiscono certi percorsi.
Esistono diversi tipi di eventi che possono occorrere nella vita, es. nascita di un figlio, inizio dell’attività
lavorativa, un lutto, una malattia, vincere una competizione, etc.
Ci sono degli eventi che valgono un po’ per tutti e c’è tutta una categorizzazione di questi eventi,
soprattutto in riferimento allo stress che possono generare, l’evento nella vita che genera il maggiore
stress è il lutto di una persona cara, poi la malattia. Tra i primi 7 eventi che generano stress c’è anche
il trasloco, il matrimonio, etc. Ci possono essere eventi particolarmente significativi che vanno a
favorire certi percorsi di crescita piuttosto che altre.
Non contano gli eventi in forma assoluta, ma come ciascuno vive con gli eventi e quanto questi vanno
a costituire dei vincoli e delle opportunità.
Un concetto importante su cui ragionare è quello dei punti di svolta, quindi bisogna pensare a degli
eventi che modificano fortemente la traiettoria evolutiva/il percorso di crescita di un individuo. I punti
di svolta nella vita di un individuo possono essere degli eventi che costituiscono in generale un punto
di svolta, altri che lo costituiscono come l’individuo li sta vivendo.
Nella vita esistono molti momenti che costituiscono delle transizioni, ovvero dei passaggi importanti,
ma non così stravolgenti nel nostro modo di stare al mondo, come lo sono invece i punti di svolta. La
differenza sta in quanto questi eventi modificano la traiettoria di sviluppo (es. passaggio da elementari
a medie, sovente è un momento di transizione, tra l’altro conduce il bambino all’essere un ragazzo, da
fanciullezza all’adolescenza, che se avviene in una situazione di sostanziale continuità con gli anni
precedenti costituisce una transizione; se si ha un sostanziale cambiamento nella vita del ragazzo, dovuto
ad es. al cambio dell’ambiente scolastico, si ha un punto di svolta). 08.10.20
Oggi passiamo ad approfondire un aspetto che fa riferimento al cambiamento e ai cambiamenti che
definiscono le differenze interindividuali.
BIOLOGIA ED AMBIENTE: IL RAPPORTO TRA MATURAZIONE (natura) ED ESPERIENZA (cultura)
Conta la dimensione genetica, infatti molti studi descrivono quanto è prevedibile l’individuo rispetto
alle proprie caratteristiche genetiche. È emerso che però interviene anche l’ambiente, che può portare
all’espressione o alla non espressione delle caratteristiche genetiche. L’individuo non è passivo a questa
interazione costante tra geni e ambiente, che genera differenze e somiglianze, infatti influiscono anche le
caratteristiche individuali.
Guardando i gemelli omozigoti e i fratelli d’adozione, vediamo che si possono creare tante somiglianze
anche partendo da una base biologica molto differente (fratelli d’adozione) e viceversa.
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Le caratteristiche ambientali che influenzano la nostra vita e l’
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