PSICOLOGIA
DELL’EDUCAZIONE
Daniela Erriu
a.a. 2018-2019
PSICOLOGIA DELL’EDUCAZIONE INDICE
PSICOLOGIA DELL’EDUCAZIONE 2
FONDAMENTI DI PSICOLOGIA DELL’EDUCAZIONE (Del Gottardo) 2
Lezione 2 – Visioni dell’apprendimento 2
Lezione 3 – lo sviluppo cognitivo e Jean Piaget 4
Lezione 4 – Sociocultural theory (teoria socioculturale di Vygotskij) 7
Lezione 5 – Lo sviluppo del bambino 9
Lezione 6 – empatia e competenza empatica 11
Lezione 7 – infanzia e immaginazione 12
LA RELAZIONE DELL’INSEGNANTE CON LE STUDENTESSE E GLI STUDENTI E IL GRUPPO CLASSE
E I PROCESSI DI COMUNICAZIONE AL SUO INTERNO (Bruniatti) 14
Lezione 1 – la reazione psico-educativa – Parte I 14
Lezione 2 – la reazione psico-educativa – Parte II 16
Lezione 3 – dinamiche gruppali 18
LE RELAZIONI INTERNE AL CORPO DOCENTE E AL PERSONALE SCOLASTICO (Bruniatti) 22
Lezione 1 – relazioni interne al corpo docente e al personale scolastico 22
Lezione 2 – Ruoli organizzativi 25
Lezione 3 – fattori di rischio e di protezione per il benessere lavorativo degli inseganti 26
Approfondimento – Parte I 26
Approfondimento – Parte II 28
I PROCESSI DELLO SVILUPPO PSICO-AFFETTIVO (Errico) 29
Lezione 1 – Concetto di sviluppo e approccio allo studio dello sviluppo 29
Lezione 2 – lo sviluppo prenatale 33
Lezione 3 – Lo sviluppo cognitivo 36
Lezione 4 – Lo sviluppo emotivo-affettivo 39
Lezione 5 – Comprensione e regolazione emotiva 42
Lezione 6 – Il bambino-adolescente a scuola 44
I PROCESSI PSICOLOGICI IMPLICATI NEL PROCESSO DI INSEGNAMENTO-ASSPRENDIMENTO
(Errico) 47
Lezione 1 – i processi psicologici implicati nel processo di insegnamento-apprendimento 47
Lezione 2 – ragionamento e problem solving 49
Lezione 3 – costruzione del sé e identità 52
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PSICOLOGIA DELL’EDUCAZIONE
PSICOLOGIA DELL’EDUCAZIONE
FONDAMENTI DI PSICOLOGIA DELL’EDUCAZIONE (Del Gottardo)
Lezione 2 – Visioni dell’apprendimento
Indagheremo i tanti modi in cui nel tempo il costrutto di apprendimento è stato visto.
L’apprendimento è un atto emotivo e sociale. Questo è un aspetto fondamentale. Spesso in ambito scolastico
c’è una rivoluzione in atto, ancora non pienamente compresa dalle istituzioni scolastiche, che programmano le
proprie attività con una visione dell’apprendimento legata al cognitivismo. Questo comporta l’esclusione della
parte emotiva e sociale, fondamentali. In ambito scolastico si è quindi acceso un dibattito.
La dimensione emotiva è strutturante l’apprendimento, che è un atto di scelta, di coraggio che la persona
compie. Es: la scelta di un bambino (o adulto) di mettere in discussione delle conoscenze, quindi di uscire dalla
comfort zone, per andare in un ambito nuovo, è una scelta compiuta in termini motivazionali. La scelta ha sempre
una componente motivazionale importante. La motivazione ha a sua volta una componente emotiva. La base
emotiva veicola le nostre scelte. Un bambino sceglie in primis attraverso la dimensione emotiva, e si trova quindi
a motivarsi nel momento in cui nella relazione educativa il docente riesce a sollecitare l’emotività del ragazzo,
non la cognitività. L’educatore deve partire dai bisogni impliciti o espliciti che il bambino esprime. Quindi
l’insegnate deve indagare la dimensione emotiva del bambino e solo in questo modo progettare un’attività
motivante per il bambino. Quindi bisogna intercettare l’emotività del bambino, per creare setting di
apprendimento.
L’aspetto sociale è importante perché l’apprendimento, perché si possa realizzare, non può essere inteso come
individuale. L’immagine del bambino che studia da solo è falsata. Si apprende nella relazione con gli altri. La
nostra capacità di apprendere è cooperativa (mentre spesso c’è quella competitiva, che è l’antitesi).
In questa visione la cognizione non si esclude, ma si inserisce. Metafora della bici: quando si sale sulla bici e si
pigia un pedale, si muove anche l’altro. Uno è l’emotività, l’altro la cognitività. Si muovono contemporaneamente,
sono intersecate. Per poter dare avvio all’apprendimento la pressione è sull’emotività. Per far partire un processo
di apprendimento devo pigiare sulla dimensione emotiva. Se pigio sulla dimensione cognitiva rischio di non far
partire il processo. Bisogna investire su queste due dimensioni, invertendo l’idea di apprendimento comune
(visto nella testa della persona).
L’apprendimento è una modificazione che avviene nella persona in termini cognitivi, emotivi ed operativi. È
dovuto all’esperienza e all’interazione attiva del soggetto con la realtà esterna. L’apprendimento non avviene
unicamente nella testa della persona, ma è interazione, avviene nella relazione tra soggetto e contesto. È
un’interazione modificante, che modifica il soggetto. Come dice Piaget, è un isomorfismo funzionale:
apprendimento e adattamento.
Piaget
Jean Piaget, nel testo di epistemologia genetica, individua nel processo di apprendimento una serie di
INVARIANTI FUNZIONALI. Invarianti in quanto non variano e sono presenti in chiunque. Funzionali perché
esprimono una funzionalità.
Sono l’assimilazione, l’accomodamento e la riorganizzazione cognitiva.
Quando una persona è nell’atto dell’apprendere assimila una serie di elementi. Questa assimilazione non è
sommativa, cioè la persona non somma gli elementi, ma nell’assimilare c’è una riorganizzazione cognitiva (1+1
fa 3 nella mente dell’uomo). Es: un bambino che fa il passaggio da manualità grosso-motoria (afferrare oggetti
grandi) a fino-motoria (afferrare oggetti piccoli), questo passaggio non si esprime solo nel poter afferrare un
oggetto grande con uno piccolo, ma include la capacità di distinguere gli elementi grandi e piccoli o di saperli
collegare a uno scopo. Questo apprendimento è utilizzato anche in altri campi.
L’apprendimento è questa riorganizzazione cognitiva, emotiva e comportamentale che avviene nella persona.
L’apprendimento concerne la vita, prima e oltre la scuola. Spesso pensando all’apprendimento si collega alla
scuola, ma l’apprendimento riguarda la vita, perché la persona apprende costantemente e in tutti i contesti.
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PSICOLOGIA DELL’EDUCAZIONE
Formale: apprendimento all’interno di istituzioni come la scuola
Non formale: apprendimento in altri contesti, in cui ci sono figure che insegnano (parrocchia, ecc)
Informale: il 70% dei nostri apprendimenti sono informali. Avvengono casualmente nella nostra vita.
L’apprendimento è da intendersi come processo e non come prodotto, perché non termina mai. Si parla infatti
di life-long learning. È un processo che si differenzia da individuo a individuo. È un processo dinamico, non
lineare e interattivo (riprende il concetto di sociale), perché si apprende in relazione.
È complesso e composito, perché ci sono fattori emotivi, sociali, motivazionali, implicati nella formazione della
personalità.
ESCURSUS DEI PILASTRI
La psicologia dell’educazione rientra nelle scienze dell’educazione: discipline empiriche che si occupano dei
fenomeni, etti e comportamenti educativi.
Pur Occupando spesso settori scientifici in rapida evoluzione, non si risolvono nell’applicazione di apparati teorici
preesistenti, hanno una loro autonomia. Hanno modalità di riflessione e sperimentazione autonome. Queste
discipline condividono l’oggetto di studio (apprendimento, educazione), ma questo oggetto viene visto da
prospettive diverse, sia sul piano teorico che sperimentale.
PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO (vedi slide)
L’oggetto di studio è il concetto di evoluzione e sviluppo, che si collega all’idea del lifelong learning.
Ha avuto nel tempo un cambiamento nel tempo: si passa da una metafora dell’arco di vita alla metafora del ciclo
di vita. Prima veniva visto come fase di evoluzione- stabilità- faste involutiva.
Ma in realtà lo sviluppo riguarda tutta l’esistenza. Si apprende costantemente, si cambia costantemente e c’è
sempre la possibilità di apprendere e migliorarsi. Questo significa di collegare l’apprendimento al coraggio.
Anche in età adulta ci può essere apprendimento, attraverso una scelta motivazionale forte. L’idea classica
dell’arco di vita è superata da molte ricerche, che hanno segnalato che la plasticità neurale aiuta a poter
apprendere costantemente.
La psicologia dell’educazione è un settore della psicologia, che studia i processi di apprendimento e
insegnamento. Si occupa di comportamento, abitudini e valori e norme e studia strumenti e metodologia di
progettazione e valutazione.
CONCETTO DI SVILUPPO
È un costrutto proprio di questa disciplina.
1. Lo sviluppo è un processo che continua per tutta la vita. Si rifiuta l’idea che la crescita e lo sviluppo
avvenga solo nell’infanzia.
2. È un processo multidimensionale, che riguarda più dimensioni della persona, che sono comunque tutte
collegate. La sfera dello sviluppo include tutte queste dimensioni. Dobbiamo ricordare l’EFFETTO
MOLTIPLICATORE.
3. È un processo caratterizzato da plasticità: è possibile modificare e portare dei cambiamenti sostanziali
sia derivanti dalle condizioni della persona, che dalle esperienze.
PLASTICITÀ CEREBRALE: capacità del sistema nervoso di cambiare la sua struttura e il
funzionamento per tutta la via, come reazione alla diversità dell’ambiente. L’apprendimento anche in
età adulta può apportare un cambiamento anche genetico.
4. Comprende conquiste e perdite: lo sviluppo non è un semplice accumulo di capacità, ma è l’espressione
congiunta di crescita e declino in tutti i momenti della vita. Lo sviluppo non è un costante crescendo, ma
è più un elettrocardiogramma. Ci sono diversi momenti.
5. È un processo interattivo: non dipende unicamente dalla persona. Non è un destino, ma una
interrelazione tra soggetto e ambiente. Per questo sono fondamentali le condizioni ambientali. È
un’interazione costante e modificante.
6. È un campo di studi multidisciplinari. Va visto attraverso più lenti d’indagine, con più strumenti. Va
investigato in maniera corale. 3
PSICOLOGIA DELL’EDUCAZIONE
TEORIE DELLO SVILUPPO PSICOLOGICO
1. BEHAVIORISMO-COMPORTAMENTISMO
Nasce nel 1913, dallo psicologo americano Watson. Iniziò a indagare il comportamento e la sua
indagine si spostò sull’espressione degli esseri umani (comportamenti) e costruì una serie di
osservazioni che gli consentirono di inferire il funzionamento dell’uomo. Il meccanismo utilizzato è il
concetto di stimolo-risposta. Per questi l’apprendimento è un cambiamento di comportamento. Dato
un determinato stimolo, mi aspetto una risposta B. Che tipo di stimolo devo dare?
Questa corrente fa i primi studi di come la persona apprende. I behavioristi ritengono che l’essere umano
sia un essere passivo e che manipolando le condizioni ambientali si possono ottenere comportamenti
voluti.
Autori principali di questa corrente: Pavlov, Watson, Skinner
2. COGNITIVISMO
Nasce negli anni ’50, in concomitanza con la nascita del computer. Spiegano l’apprendimento in termini
di elaborazione dell’informazione. I cognitivisti si interessano di ciò che succede nella testa della
persona (memoria a breve e lungo termine, i dispositivi per l’elaborazione dell’informazione, la maniera
in cui le informazioni vengono immagazzinate). L’essere umano è un elaboratore attivo, simile a un
computer.
Fondatori: Wiener, Turing
3. COSTRUTTUVISMO – SOCIOCOSTRUTTUVISMO
Questa corrente è contemporanea. Interrelazione tra il soggetto e l’ambiente. Si costruisce in setting e
ambienti di apprendimento informali o formali. Non esiste un apprendimento oggettivo, in questo
approccio la realtà non esiste. C’è sempre il filtro dell’interpretazione dell’uomo. Un oggetto è visto e
osservato con punti di vista differenti tra le diverse persone. L’osservazione non è mai oggettiva. Spesso
le rappresentazioni sono implicite e condizionano i nostri comportamenti.
C’è sempre una forte componente soggettiva, che influenza i processi di apprendimento e quindi lo
sviluppo della persona.
Il costruttivismo propone 3 costrutti fondamentali
La conoscenza viene costruita dal discente e non è trasmessa o immagazzinata. Il soggetto
o apprende in un momento in cui è attivo e si attiva anche a livello motorio.
L’apprendimento richiede l’impegno di un discente attivo, che costruisce le rappresentazioni
o grazie alle interazioni con persone e contesto.
Sono indispensabili dispositivi didattici, che integrino aspetto cognitivo, metacognitivo, affettivo
o e psicomotorio
Per poter sviluppare competenze bisognerebbe agirle, attraverso attività pratiche e laboratoriali. La
formazione in questo caso (di questa lezione) è informazionale, poi diventa conoscenza con lo
studio. Perché diventi competenza dobbiamo sperimentarlo in un contesto attivo.
Fondatori: Piaget, Vygotskij
Lezione 3 – lo sviluppo cognitivo e Jean Piaget
Per comprendere cos’è lo sviluppo cognitivo della persona è fondamentale porsi la domanda: come si
adattano gli organismi viventi al proprio ambiente?
Ci sono diverse risposte.
L’organismo si adatta perché costruisce una serie di relazioni, strutturando schemi mentali, che danno vita
all’intelligenza. Quindi l’intelligenza è una forma di adattamento. Le strutture mentali servono a comprendere e
spiegare l’ambiente. È necessario ricordare che la dimensione di sviluppo cognitivo non è crescente, ma ha dei
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PSICOLOGIA DELL’EDUCAZIONE
momenti di staticità e ripresa come già detto prima. È quindi dinamico: il dinamismo è direttamente proporzionale
al sistema di relazioni che il soggetto ha con i vari contesti di vita.
Nesso fondamentale sull’intelligenza: non c’è una dimensione unicamente dedicata ai geni, che consentono
l’intelligenza di una persona, ma è sempre l’interconnessione tra soggetto e ambiente e lo sviluppo è in questa
interconnessione.
Secondo Piaget il costrutto di sviluppo cognitivo rientra in un altro costrutto: quello di epistemologia genetica,
che dà un nome al trattato più importante di Piaget. Significa la disciplina che studia i processi cognitivi umani,
basandosi sulla ricostruzione delle varie fasi di sviluppo della persona. Questo termine è utilizzato da tutte le
disciplini e significa logica delle strutture di base di una disciplina. Genetica significa su emergenza. Il soggetto
come sviluppa su emergenza le sue capacità adattive? Il soggetto sviluppa delle emergenze a cui risponde
attraverso l’adattamento. NON studia le modificazioni del comportamento manifesto, ma Attraverso lo studio del
comportamento manifesto, studia le trasformazioni delle strutture mentali sottostanti. L’oggetto di ricerca sono
LE STRUTTURE MENTALI SOTTOSTANTI. Quali sono? come si modificano? Come possono essere viste?
Piaget inizia a occuparsene nei primi anni del ‘900 e si interroga su quali sono le strutture mentali sottostanti a
dei comportamenti manifesti, e in questo si differenzia dai comportamentisti, che si concentravano sui
comportamenti manifesti.
Piaget respinge l’ipotesi innatista, cioè che queste strutture hanno origine esclusivamente interna al soggetto.
Non c’è determinismo genetico (il padre è così quindi anche il figlio sarà così). Pensare che l’intelligenza sia
innato è sbagliato, l’intelligenza ha ipotesi organista.
Piaget respinge anche l’ipotesi ambientalista: il frutto dello sviluppo di una persona non è consegnato
all’ambiente.
È consegnato alla relazione soggetto-ambiente, in cui l’individuo è un attivo costruttore delle proprie
conoscenze. Perché il bambino possa essere costruttore, ha bisogno della dimensione genetica e ambientale,
ma la condizione fondamentale è che sia IN RELAZIONE, perché in relazione costruisce le proprie strutture
mentali. È un incontro tra soggetto e contesto. Questa ipotesi è detta organismica.
Le caratteristiche dello sviluppo cognitivo
Continuità tra organizzazione biologica e intelligenza, che è il più alto grado di adattamento mentale, che
costruisce nuove strutture mentali. Le strutture sono frutto di una gemmazione neuronale. Lo sviluppo consiste
nella trasformazione di strutture NON innate, ma che si costruiscono grazie all’attività dell’individuo.
INVARIANTI FUNZIONALI
Sono delle costanti, presenti in tutte le persone (bambini e adulti). Sono le risorse dell’essere umano. Sono
funzionali perché esprimono una modalità di funzionamento delle nostre strutture mentali.
a) Assimilazione: Incorpora nei propri schemi i dati dell’esperienza.
b) Accomodamento
c) Adattamento
d) Riorganizzazione cognitiva
Quando un bambino fa esperienza di un qualcosa, sono sempre attivi queste invarianti, quindi nel momento
in cui il bambino conosce l’oggetto, avvengono le dinamiche dette. L’oggetto è assimilato dal bambino.
L’interiorizzare dell’oggetto e dell’esperienza non è sommativa, ma l’assimilazione agisce
contemporaneamente con l0accomodamento, perché modifica lo schema per adattarlo a nuove conoscenze
e lo modifica a livello esponenziale. Ogni volta che un bambino acquisisce una conoscenza viene
interiorizzat
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