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Psicologia delle organizzazioni, delle istituzioni e delle comunità

Partiamo dal definire cosa accomuna le organizzazioni, le istituzioni e le comunità: sono aggregati di persone in relazione, strutture multipersonali, collettive, più o meno grandi e più o meno variate. Tuttavia, cosa li differenzia? Ognuno di esse si riferisce a una differente modalità di stare in relazione. Il nostro obiettivo è capire i processi psicologici che si attivano in ognuno di queste strutture collettive.

Relazioni e processi psicologici

Partiamo dal presupposto che non esiste soggettività e/o cultura che non ha a che fare con queste strutture, perché per l’uomo è fondamentale stare in relazione con gli altri in contesti multipersonali non solo attuali ma anche storici. Storici nel senso che queste strutture l’uomo le ha costruite nel corso del tempo, e inoltre esse determinano chi siamo. Quindi l’uomo è tale perché abita queste strutture, differenziandolo dagli altri esseri viventi. L’uomo tuttavia non è solo sapiens, in quanto capace di creare queste strutture, ma l’uomo è anche demens cioè un essere pericoloso e potenzialmente distruttivo di sé, degli altri e del mondo. Essere consapevoli della nostra pericolosità è un fatto fondamentale per la sopravvivenza nostra e altrui.

Per capire come le persone stanno in queste strutture e i processi psicologici che si attivano, dobbiamo capire i processi economici. Infatti, ognuna di queste strutture ha dei paletti che la orientano per raggiungere il proprio obiettivo, che devono fare i conti con i processi economici, con i fatti relativi al denaro. Infatti, l’economia è quella scienza che studia il rapporto tra costi/benefici, sforzi/risultati. Il passaggio di denaro rappresenta l’ossatura su cui si fonda l’incontro con l’altro che avviene all’interno di una scatola (organizzazione) che immette in questo incontro obiettivi, sentimenti, attese e modalità di essere con l’altro.

Il lavoro e la relazione economica

Perfino il lavoro dello psicologo clinico si basa su una relazione economica, e in questo l’organizzazione rappresenta un ostacolo alla relazione; tuttavia, sta al professionista il trovare il giusto spazio comunicativo, empatico e relazionale all’interno della struttura organizzativa di lavoro. Un altro esempio di incontro con gli altri che avviene con il passaggio di denaro è il cuneo fiscale, cioè la tassazione da parte dello Stato della retribuzione del lavoratore per finanziare i servizi al cittadino. Esso nasce da un’esigenza di riequilibrio delle disuguaglianze economiche.

In questo processo, il passaggio del denaro permette di capire chi siamo e in che relazione stiamo con gli altri. Infatti, emerge la concezione che noi abbiamo della funzione dello Stato e di conseguenza quali sono i principi, i valori, la morale che ci governa: difendere i più deboli o supportare chi ha più competenze? Questo problema che anima la politica non solo nostra ma di altri paesi come gli USA, non è un problema prettamente politico ed economico, è un problema psicologico perché chiama in causa la nostra concezione dell’umano, del progetto di vita individuale e collettivo e il nostro rapporto con gli altri con cui ci rapportiamo quotidianamente in queste strutture, e che sono essenziali per la nostra realizzazione.

Significato delle strutture: organizzazioni, istituzioni e comunità

L’organizzazione fa parte della nostra vita quotidiana; pensiamo alle organizzazioni formali come quelle di lavoro, alle organizzazioni informali come i rapporti tra pari o la distribuzione dei compiti in famiglia, o ancora pensiamo all’organizzazione biologica o quella del mondo animale. Ogni forma di organizzazione presuppone una strutturazione coordinata dei rapporti tra più persone per realizzare un compito e quindi realizzare un obiettivo. Ognuno all’interno dell’organizzazione ricopre un ruolo ben definito senza il quale l’obiettivo non può essere raggiunto.

Quindi l’organizzazione, come le altre due strutture collettive, sono artefatti umani, cioè è l’uomo che le pensa, le costruisce e le cambia. Il fenomeno più difficile da comprendere è che queste strutture sono costitutive della nostra vita, infatti noi non facciamo nulla che non sia all’interno di queste strutture. Nonostante queste strutture siano costruite dall’uomo, rimane misterioso capire come l’uomo ha inventato il suo modo di organizzarsi; molti comportamenti umani sono geneticamente determinati ma non quello di organizzarsi. Infatti, la fondazione delle prime città che risale a circa 9 mila anni fa è un fatto abbastanza recente se paragonato allo sviluppo del cervello umano. Gli uomini erano tuttavia capaci di organizzarsi per esempio per la caccia delle belve feroci; quindi, questo ci fa capire come il fenomeno organizzativo sia un fenomeno arcaico, e per meglio specificare il più arcaico della triade.

Per capire come vengono fondate le città, e quindi come nascono le istituzioni, bisogna seguire due strade. La prima parte dall’etimo della parola istituzione; la radice “sta” è di origine sanscrita e si ritrova in tutte le lingue indoeuropee e indica che qualcosa esiste e permane per un tempo più o meno lungo. Questa radice la troviamo infatti anche nella parola Stato; lo stato è un’organizzazione ma è soprattutto un’istituzione in quanto si regge su una serie di principi, di valori di riferimento in base ai quali la società si organizza. Quindi possiamo dire che l’organizzazione è l’espressione efficace ed efficiente di un’istituzione.

Ciò che dà luogo all’organizzazione della vita sociale umana è il fatto che gli uomini si sono accordati su dei principi che devono regolare i loro rapporti e la loro vita. Dentro questa istituzione consensuale sono iscritti anche i compiti, gli obiettivi, gli scopi, e i modi in cui è possibile realizzare i desideri di ciascuno di noi. L’istituzione stabilisce anche il nostro desiderio, le nostre motivazioni, i nostri ideali, come possiamo realizzare il nostro essere anche nel rapporto con gli altri.

Il processo istituzionale

Quindi con il termine istituzione intendiamo due cose: una struttura in cui ciò che è stato istituito/fondato si identifica; è il processo istituzionale stesso cioè quel fenomeno che conduce a definire un’istituzione. Ricordiamoci che nell’organizzazione della vita e delle relazioni dell’uomo c’è un preciso rapporto tra istituzione e organizzazione che può essere definito in questi termini: l’organizzazione è la realizzazione materiale, concreta, di ciò che è stato istituito; istituito come valori, ideali su cui tutti sono d’accordo, l’accordo scaturisce dal fatto che l’istituito è considerato valido e quindi desiderabile, utile, buono. Solo quando abbiamo stabilito questo accordo sui principi, valori, ideali che devono animare la nostra vita nasce una struttura condivisa che è appunto l’istituzione e si può realizzare un’organizzazione che la mette in pratica.

È bene ricordare che i principi che animano un’istituzione sono diversi anche nelle stesse epoche storiche. È bene sottolineare, come lo stesso Hegel ha scritto, che le istituzioni da noi create disegnano la nostra identità, ci fanno diventare in un modo piuttosto che in un altro. Detto in altri termini, la nostra identità dipende da questa struttura collettiva molto lenta.

Quindi l’istituzione è sia una struttura ben precisa come l’università, lo stato che poi sono anche organizzazioni operative che traducono i principi, i valori, gli ideali in attività effettive; sia un processo storico che si sedimenta nelle coscienze delle persone che lo costituiscono; queste persone si accordano su dei principi ancora prima che questi siano scritti nella carta, in altri termini prima che ciò che è stato istituito abbia dato l’esito di un’organizzazione. Di questo processo non siamo consapevoli in quanto non è frutto del pensiero singolo ma pensiero collettivo che si costruisce lentamente nel tempo.

Questa lentezza di costruzione deve essere chiarita perché a volte sembra che ci siano dei cambiamenti culturali paradigmatici che si affermano con una certa violenza (esempio la rivoluzione francese, i movimenti del ’68), questo perché aggregano una massa critica, cioè una massa portatrice di nuovi valori, di nuove visioni del mondo e quindi una massa attiva che, per quanto non sempre di maggioranza numerica rispetto alla popolazione generale, si impone per la sua forza e determinazione. Questo processo istituente non avviene per caso ma per accumulazione di consapevolezza che fa nascere nuovi valori e nuove visioni di noi e dei rapporti con gli altri. Le organizzazioni devono assumere questi nuovi valori a partire dalle leggi dello stato fino ai rapporti familiari (basti pensare l’evoluzione del diritto di famiglia).

Queste trasformazioni dei valori sono trasformazione delle nostra identità, ma non quella individuale ma quella che ci costituisce nella sostanziale uguaglianza; tutti noi siamo alle prese con gli stessi problemi e gli stessi desideri. L’istituzione istituisce un processo culturale e storico dove la nostra identità prende forma, per cui l’identità cambia di generazione in generazione.

Riprendendo il discorso, noi non abitiamo solo simbolicamente queste strutture ma diventano i luoghi dove si struttura il nostro essere. Noi non solo siamo gli elementi costitutivi di queste strutture culturali, contribuendo a definire la loro natura, ma senza rendercene conto queste strutture ci costituiscono, definiscono chi siamo, come pensiamo. Comprendere queste strutture collettive, dal punto di vista psicologico, significa comprendere come siamo ciò che siamo, in quanto determinati da strutture culturali e raramente ne abbiamo consapevolezza: siamo infatti convinti di agire in modo assolutamente libero, secondo le nostre intenzioni e volontà, ma questo è sbagliato, illusorio. Infatti, noi pensiamo e agiamo secondo le strutture di significato iscritte nelle istituzioni in cui abitiamo. Già Aristotele con la sua formula “l’uomo è un animale politico” aveva intuito ciò. Questa formula indica che la nostra soggettività è determinata in modo inconsapevole e automatico dalle istituzioni culturali. Queste determinano il nostro modo di pensare e anche il modo in cui si materializza il desiderio. L’oggetto del desiderio è culturalmente definito; anche quando sembra che noi desideriamo oggetti diversi, questa variabilità è prevista dalla cultura che stabilisce cosa ha valore e quindi è desiderabile. Ciò permette di dire che le differenze tra gli uomini sono tutte predefinite e fissate all’interno di un modello culturale che si tramanda con stabilità. È in virtù di questa stabilità, che l’uomo rinuncia alla sua autentica libertà, perché stabilità vuol dire anche prevedibilità dei comportamenti e quindi possibilità di controllo.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/06 Psicologia del lavoro e delle organizzazioni

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fre15189 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia delle organizzazioni e delle istituzioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof Ruvolo Giuseppe.
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