Psicologia delle emozioni
Emozioni di base (primarie)
Rabbia, paura, sorpresa, disgusto, felicità, tristezza
Caratteristiche delle emozioni
Antecedenti, funzione, manifestazioni comportamentali, risposte fisiologiche, manifestazioni espressive, effetti disfunzionali.
Antecedenti della rabbia
Un esempio: vado dal giornalaio, sono in ritardo e sta chiudendo. Mi vede e fa apposta a chiudere invece di aspettare un attimo (consapevolmente).
Valore adattivo della rabbia
La rabbia è funzionale alla rimozione dell’ostacolo che si oppone alla realizzazione del bisogno. È un’emozione legata alla sopravvivenza dell’organismo: fuga/attacco.
Se una persona non ha esperienze di gestione della rabbia, quando ci si ritrova si spaventa perché non è in grado di gestirla, così diventa una cosa anomala e pensa di fare danni. Non sa usare la rabbia, non sa di poterla sperimentare e non distrugge le relazioni. La rabbia non ha soltanto una valenza negativa, infatti può essere funzionale all’organismo sotto diversi aspetti:
- Inibizione della paura
- Mobilitazione delle risorse per affrontare situazioni pericolose
- Amplificazione della motivazione ad agire
- Riduzione della tensione (ma non tutti ne sono capaci)
- Riaffermazione di sé e dei propri valori (se si arrabbia ci tiene, indifferenza)
Chi non esprime in alcun modo i propri sentimenti di rabbia tende a viverli per un tempo più lungo; si può trasformare in odio, mal di stomaco o di testa (somatici). La frustrazione in seguito può diventare insopportabile e provoca rancore, chiusura e alla fine sfociare, comunque, in comportamenti aggressivi (fino ad uccidere). È una situazione disfunzionale perché uno quando è arrabbiato di solito tende a dire la verità ma non permette all’altro di capire e non ha dato all’altro la possibilità di cambiare.
Sequenza degli eventi collegati alla rabbia
- Stato di bisogno
- Oggetto (vivente o non vivente) che si oppone alla realizzazione di tale bisogno
- Attribuzione a tale oggetto dell’intenzionalità di opporsi
- Assenza di paura verso l’oggetto frustrante (in caso di paura si passa poi alla fuga)
- Forte intenzione di attaccare, aggredire l’oggetto frustrante
- Azione di aggressione che si realizza mediante l’attacco
Manifestazioni comportamentali ed espressive della rabbia
La rabbia può manifestarsi attraverso comportamenti aggressivi. Può essere controllata o mascherata sotto l’azione dell’inibizione educativa o per paura delle reazioni altrui.
Si manifesta attraverso modalità verbali (urla, insulti) oppure non verbali (espressioni facciali e sensazioni soggettive tipiche). Per sensazioni soggettive si intende: paura di perdere il controllo, irrigidimento della muscolatura, irrequietezza, calore.
Espressioni facciali della rabbia
L’espressione facciale include aggrottare violentemente la fronte e le sopracciglia, labbra tese (parte superiore alzata e parte inferiore abbassata), mostrare e digrignare i denti, “arricciare” il naso.
Risposte fisiologiche collegate alla rabbia
Quando siamo arrabbiati il corpo si prepara ad agire con l’attivazione del sistema nervoso autonomo (SNA). Le risposte fisiologiche sono mediate dalla divisione simpatica del SNA: accelerazione del battito cardiaco, aumento della pressione arteriosa e dell’irrorazione dei vasi sanguigni periferici, aumento della tensione muscolare, aumento della sudorazione, aumento del ritmo respiratorio. Se siamo consapevoli di questi cambiamenti fisiologici riusciamo a capire cosa sta succedendo.
Teoria Neoculturale di Ekman
Gestiamo le emozioni in base alla cultura a cui apparteniamo. È fondamentale imparare a riconoscere tutti gli aspetti delle emozioni per conviverci e gestirle. Il compiacimento del terapeuta di fronte ad un paziente arrabbiato non va bene.
Aggressività: predatoria vs affettiva
Aggressività predatoria: comprende attacchi scatenati contro il membro di specie differente con l’intento di ottenere cibo e non è associata ad alti livelli di attività della divisione simpatica del SNA. Le aree coinvolte sono l’ipotalamo laterale e i nuclei corticomediali dell’amigdala.
Aggressività affettiva: è volta di più a spaventare che ad uccidere per cibo e chiama in causa alti livelli di attività nella divisione simpatica dell’SNA. Le aree coinvolte sono l’ipotalamo mediale e i nuclei basolaterali dell’amigdala.
Basi neurali della rabbia
Corteccia orbitofrontale: è situata nella parte ventrale del lobo frontale. Sembra essere coinvolta nella regolazione delle emozioni e del comportamento sociale. Negli uomini la lesione in questa regione comporta una condizione definita di “sociopatia acquisita” che si manifesta in un comportamento sociale inadeguato, disinibizione ed incapacità nell’effettuare giudizi sociali appropriati. Questi cambiamenti potrebbero essere in relazione con un mancato funzionamento dei meccanismi di estinzione comportamentale e di reversal learning: capacità di regolare comportamenti associati a ricompense e punizioni.
Striato ventrale: fa parte dei gangli della base che sono posizionati profondamente nel telencefalo e sono costituiti dal nucleo caudato, il putamen, il globo pallido, il nucleo subtalamico e la substantia nigra. Il nucleo caudato e il putamen costituiscono lo striato che è il bersaglio dell’input corticale ai gangli della base. Studi precedenti hanno dimostrato che il VS, che fa parte del sistema dopaminergico, è implicato in certe forme di aggressione. Infatti, durante i comportamenti aggressivi vi è un’alterata attività dopaminergica.
Ruolo delle benzodiazepine
Benzodiazepine: sono una classe di sostanze psico-attive ad azione sedativa-ipnotica usate nel trattamento di disturbi d’ansia e in stati d’angoscia generalizzati. Hanno un effetto inibitorio generalizzato nel SNC, potenziano l’attività del GABA (neurotrasmettitore inibitorio che agisce sul sistema dopaminergico e serotoninergico) diminuendo l’ansia. Le BDZ hanno un’azione calmante e pertanto sono una terapia molto efficace dell’ansia acuta. Quasi tutti i farmaci che stimolano l’azione GABA sono ansiolitici, incluso l’alcol etilico.
Effetti: rallentamento dell’attività psico-fisica e mentale (riduzione della tensione, dell’ansia e delle inibizioni; difficoltà di concentrazione e coordinazione motoria; episodi di aggressività; riduzione delle capacità attentive e critiche, intellettive e sociali; umore instabile e irritabilità). Le aree cerebrali che hanno alti livelli di recettori di BDZ sono l’amigdala e la corteccia frontale.
Blair et al. hanno condotto uno studio allo scopo di indagare l’effetto delle benzodiazepine (BDZ) sul riconoscimento di espressioni facciali di rabbia in soggetti sani (32 volontari). Gli stimoli erano il riconoscimento di 6 espressioni facciali. Somministrazione di 15 mg di BDZ al gruppo sperimentale e placebo al gruppo di controllo. Se effetto delle BDZ nell’amigdala: deficit nel riconoscimento della paura. Se effetto delle BDZ nella corteccia orbitofrontale: deficit nel riconoscimento della rabbia. Il deficit maggiore è stato riscontrato nel riconoscimento delle espressioni legate alla rabbia. Quindi 15 mg di BDZ sono sufficienti ad alterare il circuito neuro-cognitivo coinvolto nella rabbia e nel quale è coinvolta la corteccia orbitofrontale destra. Invece non risulta compromesso il circuito per la paura (amigdala). Creano un effetto di distorsione nella percezione della realtà.
Effetti negativi della rabbia sullo stato di salute
La rabbia può portare a diversi effetti negativi sullo stato di salute. Due casi esemplificativi:
- Pazienti con cardiopatia ischemica: la rabbia è una delle caratteristiche principali del pattern di tipo A descritto da Friedman e Rosenman nel 1975, che costituisce un fattore di rischio per lo sviluppo della cardiopatia ischemica. Pattern di tipo A caratterizzato da: alta competitività, intensa ricerca del successo, ostilità, aggressività, impazienza, senso di urgenza del tempo. Comporta maggior rischio di infarti.
- Pazienti con Disturbo Post-traumatico da Stress (PTDS): l’ostilità e la rabbia sono associate a PTDS, infatti questi pazienti presentano una forte irritabilità e scoppi di collera. Per quanto riguarda la salute fisica questi soggetti presentano problemi cardiaci, respiratori e muscolo-scheletrici che determinano una salute fisica problematica e una bassa qualità della vita. Alcuni autori hanno ipotizzato che la rabbia può essere vista come una mediatrice tra PTDS e le precarie condizioni di salute. Inoltre, la rabbia può portare a problemi di interazione sociale che in questi pazienti possono compromettere anche la qualità delle cure e del supporto sociale (es. comunicazione povera medico-paziente).
Ricerche sulle emozioni primarie
Da una serie di ricerche (Fehr e Russell, Frijda e Fisher) sembra emergere che le rappresentazioni delle emozioni primarie contengano una struttura di situazione elementare comune a tutti gli episodi pur differenziati da una molteplicità di elementi secondari: modello di script (Shank e Abelson). Il concetto di script è strettamente connesso col concetto di prototipo e può essere considerato un’estensione e un’applicazione di quest’ultimo alla rappresentazione della conoscenza procedurale, riferita cioè non tanto a fatti e oggetti, ma ad avvenimenti che hanno una certa durata temporale e un caratteristico decorso.
Secondo tale modello le situazioni che si ripetono abitualmente con una certa frequenza nella vita quotidiana vengono raccolte in categorie. All’interno di queste categorie ci sono episodi più tipici di altri, e la tipicità consista dipende dal possedere un maggior numero di attributi comuni ai membri della categoria. Utilizzando il concetto di script, le emozioni primarie sarebbero, quindi, rappresentabili come sequenze tipiche di avvenimenti, routine più o meno fisse che ammettono però delle deviazioni, delle sub-routine che si possono attivare in circostanze o ambienti diversi in relazione alle caratteristiche di personalità di un certo soggetto che esperisce l’emozione.
Il modello dello script sembra particolarmente utile per spiegare la struttura interna dell’emozione perché è in grado di rappresentarla come una struttura causativa di eventi piuttosto che come una lista di componenti. In questo modo riesce a cogliere la caratteristica dinamica e processuale delle emozioni che ne fa un evento più che uno stato (Fehr e Russell, 1984).
Script della paura (Shaver e Schwartz et al., 1987)
- Antecedenti: Pericolo di danno o di morte, perdita o fallimento, rifiuto sociale, perdita di controllo, situazione nuova o sconosciuta
- Decorso: Sudare, sentirsi nervosi, saltellare, agitarsi, tremare, sgranare gli occhi, guardarsi intorno
- Controllo: Comportarsi da non spaventato, confortarsi e cercare di restare calmo, parlare velocemente, gridare, chiedere aiuto, scappare, perdere la capacità di focalizzazione, disorientamento, mettersi al riparo dal pericolo, rimanere senza parole
Relazioni con gli altri e importanza delle emozioni
Le relazioni con gli altri sono fondamentali.
Tristezza
Mancato raggiungimento di una condizione auspicata. Nel 62% dei casi, si tratta di un’unione che finisce per difficoltà relazionali, separazioni, morte; nel 28% dei casi si instaura una condizione indesiderabile: cattive notizie, insuccesso, malattia, fine esperienza piacevole.
Gioia
Nel 35% delle esperienze, i bisogni o le attese del soggetto hanno avuto soddisfazione: sul piano corporeo (piaceri naturali), sul piano psicologico (esperienze di successo), sul piano materiale (acquisizione di beni), sul piano sociale (buone notizie). Il 50% delle esperienze si riferisce a relazioni sociali nelle quali si riflette l’integrazione del soggetto.
Rabbia
Nel 55% dei casi è venuto a mancare qualcosa: si è ricevuto un trattamento diverso da quello che ci si aspettava o che si credeva di meritare, con la violazione, da parte di qualcun altro, di una norma implicita o esplicita; nel 30% l’individuo si è trovata di fronte ad un risultato che non corrispondeva alle sue attese ma in un contesto solo indirettamente sociale.
Paura
È la meno “sociale”. Nel 60% dei casi l’integrità fisica o psicologica della persona è stata esposta a un rischio in situazioni legate al traffico, ai trasporti, a un’aggressioni, a un insuccesso, una malattia, oppure per rischi di vario tipo e per l’azione di forze esterne. Nel 21% dei casi l’emozione è suscitata da pericoli indiretti come l’esposizione alla morte, al soprannaturale e all’ignoto.
Basi neurali specifiche
Amigdala - Paura (Young et al, 1995; Adolphs et al., 1994, 1995, 1999): un danno bilaterale produce un deficit selettivo nel riconoscimento di facce impaurite; Caso di SM: Paziente con la sindrome di Urban-Wiethe detta anche "ialinosi della cute e delle mucose" è una malattia autosomica recessiva: comporta un progressivo accumulo di calcio in diverse strutture come la trachea e l’amigdala. Si manifesta nella prima infanzia con raucedine seguita da cicatrici vaiolo-simili. È una malattia rara: sono stati descritti circa 250 casi al mondo.
Gangli della base - Disgusto (Sprengelmeyer et al, 1996; Gray et al., 1997): soggetti con Corea di Huntington hanno un deficit selettivo e precoce (rilevabile anche in portatori del gene, presintomatici) nel riconoscimento di facce disgustate.
Corteccia orbitofrontale - Rabbia (Blair et al, 1999): soggetti sani presentano un deficit selettivo nel riconoscimento di facce arrabbiate in seguito alla somministrazione di benzodiazepine (i recettori delle BDZ sono soprattutto nell’amigdala e nella corteccia frontale).
Modello dinamico di localizzazione
Questo però, non ci giustifica a ricercare la localizzazione di funzioni superiori in singoli neuroni o in un’unica struttura, seguente il principio della “localizzazione ristretta”, (Broca, Cannon-Bard) ma ci spinge, sempre in una prospettiva che tiene conto della complessità, a utilizzare un approccio che Lurija chiamava della “localizzazione dinamica”, ovvero a ricercare l’interazione di diverse componenti in un sistema, appunto, complesso.
Modello di Le Doux sulle emozioni
Le emozioni sono funzioni biologiche del cervello. Non esiste un unico sistema emozionale; Il modello di LeDoux si basa su studi di condizionamento emozionale in presenza di specifiche lesioni cerebrali; Secondo LeDoux bisogna superare una concezione unitaria del fenomeno -emozione- e seguire l’esempio degli studiosi della memoria che hanno rinunciato a concepire questa funzione come un sistema unitario ed hanno formulato diversi modelli di memoria. LeDoux è contrario ad una localizzazione unica delle emozioni nel sistema limbico; Attribuisce, però una funzione centrale all’amigdala nell’esperienza emotivo e nel comportamento emozionale; I suoi studi partono dagli esperimenti di Kluver e Bucy (1937, 1939: cecità psichica in seguito a lesioni dell’emisfero temporale).
Negli anni ’60 alcune ricerche avevano mostrato che il comportamento di paura e aggressivo sopravvivevano all’amigdalectomia se venivano indotti da una stimolazione diretta di determinate zone dell’ipotalamo; Quello che sopravviveva in questo caso erano però solo risposte stereotipate di fuga o di attacco decontestualizzate, cioè prive di senso, come se in seguito alla stimolazione dell’ipotalamo fosse attivata una sola parte del processo emozionale, quello finale che consiste nella risposta motoria.
L’emozione “preferita” di LeDoux è la paura: è un’emozione importante per la sopravvivenza, presente sia nell’uomo che negli animali con manifestazioni evidenti; È citata in tutti gli elenchi di emozioni primarie; È analizzabile con tecniche di laboratorio perché si può facilmente suscitare ed dà luogo a una serie di variazioni facilmente misurabili.
Il metodo scelto da LeDoux per studiare la paura consiste in procedure di condizionamento classico di tipo aversivo, capaci di generare reazioni di paura condizionata. (Se uno stimolo sonoro di una certa intensità e frequenza è presentato ad un ratto in associazione con uno stimolo aversivo, e.g. una scossa elettrica, il ratto presenterà reazioni caratteristiche di paura a seguito all’esposizione al solo tono, anche se non accompagnato dalla scossa. Tremerà, la sua frequenza arteriosa e la sua frequenza cardiaca saliranno e infine cercherà di fuggire.)
Condizionamento aversivo: Ciò che viene appreso non sono però le modalità di risposta (tremore, fuga), ma la loro associazione a stimoli di per sé neutri. Il condizionamento alla paura ha effetti durevoli ed evidenti, si stabilisce rapidamente anche con l’utilizzo di stimoli semplici.
Scossa stimolo incondizionato (SI) Suono stimolo condizionato (SC) Risposta al solo suono Risposta condizionata o appresa di paura (RC)
Risposte fisiologiche comuni della paura
- Freezing
- Aumento pressione arteriosa
- Aumento battito cardiaco
- Analgesia da stress
- Rilascio di ACTH, cortisolo (ormoni dello stress)
Nei circuiti dell’elaborazione uditiva la corteccia è il livello più elevato d’elaborazione, punto di arrivo di una serie di tappe nervosa che parte dai recettori sensoriali periferici (orecchio).
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