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Psicologia delle emozioni - Docente Frigerio

Slides e appunti presi a lezione.
Argomenti: basi neurali delle emozioni, modello di LeDoux, teorie delle emozioni, Cartesio, Darwin, James, Cannon-Bard, Circuito di Papez, Ekman, Tomkins, Schachter e Singer, la produzione e la misurazione delle espressioni facciali delle emozioni, dinamiche/emozioni del gruppo, etnopsichiatria.

Esame di Psicologia delle emozioni docente Prof. E. Frigerio

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Psicologia delle emozioni

Emozioni di base (primarie) Rabbia, Paura, Sorpresa, Disgusto, Felicità, Tristezza

Caratteristiche: Antecedenti, Funzione, Manifestazioni comportamentali, Risposte fisiologiche,

Manifestazioni espressive, Effetti disfunzionali.

Antecedenti della rabbia:

es: vado dal giornalaio, sono in ritardo e sta chiudendo, mi vede e fa apposta a chiudere invece di

aspettare un attimo (consapevolmente).

Valore adattivo: la rabbia è funzionale alla rimozione dell’ostacolo che si oppone alla realizzazione

del bisogno. È un’emozione legata alla sopravvivenza dell’organismo fuga / attacco

Se una persona non ha esperienze di gestione della rabbia, quando ci si ritrova si spaventa perché

non è in grado di gestirla, così diventa una cosa anomala e pensa di fare danni. Non sa usare la

rabbia, non sa di poterla sperimentare e non distrugge le relazioni. La rabbia non ha soltanto una

valenza negativa, infatti può essere funzionale all’organismo sotto diversi aspetti:

-inibizione della paura

-mobilitazione delle risorse per affrontare situazioni pericolose

-amplificazione della motivazione ad agire

-riduzione della tensione (ma non tutti ne sono capaci)

-riaffermazione di sé e dei propri valori (se si arrabbia ci tiene, indifferenza)

Chi non esprime in alcun modo i propri sentimenti di rabbia tende a viverli per un tempo più

lungo; si può trasformare in odio, mal di stomaco o di testa (somatici). La frustrazione in seguito

può diventare insopportabile e provoca rancore, chiusura e alla fine sfociare, comunque, in

comportamenti aggressivi (fino ad uccidere). È una situazione disfunzionale perché uno quando è

arrabbiato di solito tende a dire la verità ma non permette all’altro di capire e non ha dato all’altro

la possibilità di cambiare.

Sequenza di eventi:

• Stato di bisogno

• Oggetto (vivente o non vivente) che si oppone alla realizzazione di tale bisogno

• Attribuzione a tale oggetto dell’intenzionalità di opporsi

• Assenza di paura verso l’oggetto frustrante (in caso di paura si passa poi alla FUGA)

• Forte intenzione di attaccare, aggredire l’oggetto frustrante

• Azione di aggressione che si realizza mediante l’ATTACCO

Manifestazioni comportamentali comportamenti aggressivi. La rabbia può anche essere

controllata o mascherata sotto l’azione dell’inibizione educativa o per paura delle reazioni altrui.

Manifestazioni espressive La rabbia può manifestarsi attraverso la modalità verbale (urla,

insulti) oppure non verbale (presenza di espressioni facciali e sensazioni soggettive tipiche). Per

sensazioni soggettive si intende: paura di perdere il controllo, irrigidimento della muscolatura,

irrequietezza, calore.

Espressione facciale aggrottare violento della fronte e delle sopracciglia, labbra tese (parte

superiore alzata e parte inferiore abbassata), scoprire e digrignare i denti, “Arricciare” il naso.

Quando siamo arrabbiati il corpo si prepara ad agire con l’attivazione del SNA.

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Le risposte fisiologiche sono mediate dalla divisione simpatica del SNA: accelerazione del battito

cardiaco, aumento della pressione arteriosa e dell’irrorazione dei vasi sanguigni periferici,

aumento della tensione muscolare, aumento della sudorazione, aumento del ritmo respiratorio.

Se siamo consapevoli di questi cambiamenti fisiologici riusciamo a capire cosa sta succedendo.

Ekman “Teoria Neoculturale”: gestiamo le emozioni in base alla cultura a cui apparteniamo.

È fondamentale imparare a riconoscere tutti gli aspetti delle emozioni per conviverci e gestirle.

Il compiacimento del terapeuta di fronte ad un paziente arrabbiato non va bene.

Aggressività Predatoria: comprende attacchi scatenati contro il membro di specie differente con

l’intento di ottenere cibo e non è associata ad alti livelli di attività della divisione simpatica del

SNA. Le aree coinvolte sono l’Ipotalamo laterale e i Nuclei corticomediali dell’amigdala.

Aggressività Affettiva: è volta di più a spaventare che ad uccidere per cibo e chiama in causa alti

livelli di attività nella divisione simpatica dell’SNA. Le aree coinvolte sono l’Ipotalamo mediale e i

Nuclei basolaterali dell’amigdala.

Basi neurali:

Corteccia orbitofrontale: è situata nella parte ventrale del lobo frontale. Sembra essere coinvolta

nella regolazione delle emozioni e del comportamento sociale. Negli uomini la lesione in questa

regione comporta una condizione definita di “sociopatia acquisita” che si manifesta in un

comportamento sociale inadeguato, disinibizione ed incapacità nell’effettuare giudizi sociali

appropriati. Questi cambiamenti potrebbero essere in relazione con un mancato funzionamento

dei meccanismi di estinzione comportamentale e di reversal learning: capacità di regolare

comportamenti associati a ricompense e punizioni (Rolls, 1995-96).

Striato ventrale: fa parte dei gangli della base che sono posizionati profondamente nel telencefalo

e sono costituiti dal nucleo caudato, il putamen, il globo pallido, il nucleo subtalamico e la

substantia nigra. Il nucleo caudato e il putamen costituiscono lo STRIATO che è il bersaglio

dell’input corticale ai gangli della base. Studi precedenti hanno dimostrato che VS, che fa parte del

sistema dopaminergico è implicato in certe forme di aggressione. Infatti duranti i comportamenti

aggressivi vi è un’alterata attività dopaminergica.

Dopamina aggressività

Serotonina tristezza

Benzodiazepine: Sono una classe di sostanze psico-attive ad azione sedativa-ipnotica usate nel

trattamento di disturbi d’ansia e in stati d’angoscia generalizzati. Hanno un effetto inibitorio

generalizzato nel SNC, potenziano l’attività del GABA (neurotrasmettitore inibitorio che agisce sul

sistema dopaminergico e serotoninergico) diminuendo l’ansia. Quindi le BDZ hanno un’azione

calmante e pertanto sono una terapia molto efficace dell’ansia acuta. Quasi tutti i farmaci che

stimolano l’azione GABA sono ansiolitici, incluso l’alcol etilico.

Effetti: Rallentamento dell’attività psico-fisica e mentale (riduzione della tensione, dell’ansia e

delle inibizioni; difficoltà di concentrazione e coordinazione motoria; episodi di aggressività;

riduzione delle capacità attentive e critiche, intellettive e sociali; umore instabile e irritabilità; ecc.)

Le aree cerebrali che hanno alti livelli di recettori di BDZ sono l’amigdala e la corteccia frontale.

Blair et al. Hanno condotto uno studio allo scopo di indagare l’effetto delle benzodiazepine (BDZ)

sul riconoscimento di espressioni facciali di rabbia in soggetti sani (32 volontari).

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Gli stimoli erano il riconoscimento di 6 espressioni facciali. Somministrazione di 15 mg di BDZ al

gruppo sperimentale e placebo al gruppo di controllo.

Se effetto delle BDZ nell’amigdala: deficit nel riconoscimento della PAURA

Se effetto delle BDZ nella corteccia orbitofrontale: deficit nel riconoscimento della RABBIA

Il deficit maggiore è stato riscontrato nel riconoscimento delle espressioni legate alla rabbia.

Quindi 15 mg di BDZ sono sufficienti ad alterare il circuito neuro-cognitivo coinvolto nella rabbia e

nel quale è coinvolta la corteccia orbitofrontale dx. Invece non risulta compromesso il circuito per

la paura (amigdala).

Creano un effetto di distorsione nella percezione della realtà.

La rabbia può portare a diversi effetti negativi sullo stato di salute. Due casi esemplificativi:

-Pazienti con cardiopatia ischemica La rabbia è una delle caratteristiche principali del pattern di

tipo A descritto da Friedman e Rosenman nel 1975, che costituisce un fattore di rischio per lo

sviluppo della cardiopatia ischemica.

Pattern di tipo A caratterizzato da: alta competitività, intensa ricerca del successo, ostilità,

aggressività, impazienza, senso di urgenza del tempo. Comporta maggior rischio di infarti.

-Pazienti con Disturbo Post-traumatico da Stress (PTDS) L’ostilità e la rabbia sono associate a

PTDS, infatti questi pz presentano una forte irritabilità e scoppi di collera. Per quanto riguarda la

salute fisica questi soggetti presentano problemi cardiaci, respiratori e muscolo-schelettrici che

determinano una salute fisica problematica e una bassa qualità della vita. Alcuni autori hanno

ipotizzato che la rabbia può essere vista come una mediatrice tra PTDS e le precarie condizioni di

salute. Inoltre la rabbia può portare a problemi di interazione sociale che in questi pz possono

compromettere anche la qualità delle cure e del supporto sociale (es. comunicazione povera

medico-paziente).

Da una serie di ricerche (Fehr e Russell, Frijda e Fisher) sembra emergere che le rappresentazioni

delle emozioni primarie contengano una struttura di situazione elementare comune a tutti gli

episodi pur differenziati da una molteplicità di elementi secondari: modello di SCRIPT (Shank e

Abelson). Il concetto di script è strettamente connesso col concetto di prototipo e può essere

considerato un’estensione e un’applicazione di quest’ultimo alla rappresentazione della

conoscenza procedurale, riferita cioè non tanto a fatti e oggetti, ma ad avvenimenti che hanno

una certa durata temporale e un caratteristico decorso; Secondo tale modello le situazioni che si

ripetono abitualmente con una certa frequenza nella vita quotidiana vengono raccolte in

categorie. All’interno di queste categorie ci sono episodi più tipici di altri, e la tipicità consiste

dipende dal possedere un maggior numero di attributi comuni ai membri della categoria.

Utilizzando il concetto di script, le emozioni primarie sarebbero, quindi, rappresentabili come

sequenze tipiche di avvenimenti, routine più o meno fisse che ammettono però delle deviazioni,

delle sub-routine che si possono attivare in circostanze o ambienti diversi in relazione alle

caratteristiche di personalità di un certo soggetto che esperisce l’emozione;

Il modello dello script sembra particolarmente utile per spiegare la struttura interna dell’emozione

perché è in grado di rappresentarla come una struttura causativa di eventi piuttosto che come una

lista di componenti. In questo modo riesce a cogliere la caratteristica dinamica e processuale delle

emozioni che ne fa un evento più che uno stato (Fehr e Russell, 1984).

All’interno di uno script si individuano delle sequenze fondamentali di eventi:

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• L’attivazione dell’esperienza sarebbe associata alla presenza di una categoria di circostanze

dette “antecedenti”;

• Segue il “decorso” della situazione stessa, che raccoglie la rappresentazione delle reazioni

più tipiche agli antecedenti;

• Gruppo di eventi raccolti nella categoria “controlli” che comprende una serie di azioni volte

a moderare, modulare e rendere più adeguata alle circostanze la reazione emozionale.

Script della paura (Shaver e Schwartz et al., 1987):

ANTECEDENTI DECORSO CONTROLLO

Pericolo di danno o di morte Sudare, sentirsi nervosi. Comportarsi da non

Perdita o fallimento Salterellare, agitarsi, tremare spaventato

Rifiuto sociale Sgranare gli occhi Confortarsi e cercare di

Perdita di controllo Guardarsi intorno restare calmo

Situazione nuova o Parlare velocemente

sconosciuta Gridare

Chiedere aiuto

Scappare

Perdere la capacità di focalizzazione

Disorientamento

Mettersi al riparo dal pericolo

Rimanere senza parole

Le relazioni con gli altri sono fondamentali.

Tristezza: Mancato raggiungimento di una condizione auspicata. Nel 62% dei casi, si tratta di

un’unione che finisce per difficoltà relazionali, separazioni, morte; nel 28% dei casi si instaura una

condizione indesiderabile: cattive notizie, insuccesso, malattia, fine esperienza piacevole.

Gioia: il 35% delle esperienze, i bisogni o le attese del soggetto hanno avuto soddisfazione: sul

piano corporeo (piaceri naturali), sul piano psicologico (esperienze di successo), sul piano

materiale (acquisizione di beni), sul piano sociale (buone notizie). Il 50% delle esperienze si

riferisce a relazioni sociali nelle quali si riflette l’integrazione del soggetto.

Rabbia: nel 55% dei casi è venuto a mancare qualcosa: si è ricevuto un trattamento diverso da

quello che ci si aspettava o che si credeva di meritare, con la violazione, da parte di qualcun altro,

di una norma implicita o esplicita; nel 30% l’individuo si è trovata di fronte ad un risultato che non

corrispondeva alle sue attese ma in un contesto solo indirettamente sociale.

Paura: è la meno “sociale”. Nel 60% dei casi l’integrità fisica o psicologica della persona è stata

esposta a un rischio in situazioni legate al traffico, ai trasporti, a un’aggressioni, a un insuccesso,

una malattia, oppure per rischi di vario tipo e per l’azione di forze esterne. Nel 21% dei casi

l’emozione è suscitata da pericoli indiretti come l’esposizione alla morte, al soprannaturale e

all’ignoto.

Amigdala – Paura (Young et al, 1995; Adolphs et al., 1994, 1995, 1999): un danno bilaterale

produce un deficit selettivo nel riconoscimento di facce IMPAURITE; Caso di SM: Paziente con la

sindrome di Urban-Wiethe detta anche "ialinosi della cute e delle mucose“ è una malattia

autosomica recessiva: comporta un progressivo accumulo di calcio in diverse strutture come la

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trachea e l’amigdala. Si manifesta nella prima infanzia con raucedine seguita da cicatrici vaiolo-

simili. È una malattia rara: sono stati descritti circa 250 casi al mondo.

Gangli della base – Disgusto (Sprengelmeyer et al, 1996; Gray et al., 1997): soggetti con Corea di

Huntington hanno un deficit selettivo e precoce (rilevabile anche in portatori del gene,

presintomatici) nel riconoscimento di facce DISGUSTATE;

Corteccia orbitofrontale – Rabbia (Blair et al, 1999): soggetti sani presentano un deficit selettivo

nel riconoscimento di facce ARRABBIATE in seguito alla somministrazione di benzodiazepine (i

recettori delle BDZ sono soprattutto nell’amigdala e nella corteccia frontale).

Questo però, non ci giustifica a ricercare la localizzazione di funzioni superiori in singoli neuroni o

in un’unica struttura, seguente il principo della “localizzazione ristretta”, (Broca, Cannon-Bard) ma

ci spinge, sempre in una prospettiva che tiene conto della complessità a utilizzare un approccio

che Lurija chiamava della “localizzazione dinamica”, ovvero a ricercare l’interazione di diverse

componenti in un sistema, appunto, complesso.

Modello di Le Doux:

Le emozioni sono funzioni biologiche del cervello. Non esiste un unico sistema emozionale;

Il modello di LeDoux si basa su studi di condizionamento emozionale in presenza di specifiche

lesioni cerebrali; Secondo LeDoux bisogna superare una concezione unitaria del fenomeno -

emozione- e seguire l’esempio degli studiosi della memoria che hanno rinunciato a concepire

questa funzione come un sistema unitario ed hanno formulato diversi modelli di memoria.

LeDoux è contrario ad una localizzazione unica delle emozioni nel sistema limbico; Attribuisce,

però una funzione centrale all’amigdala nell’esperienza emotivo e nel comportamento

emozionale; I suoi studi partono dagli esperimenti di Kluver e Bucy (1937, 1939: cecità psichica in

seguito a lesioni dell’emisfero temporale). Negli anni ’60 alcune ricerche avevano mostrato che il

comportamento di paura e aggressivo sopravvivevano all’amigdalectomia se venivano indotti da

una stimolazione diretta di determinate zone dell’ipotalamo; Quello che sopravviveva in questo

caso erano però solo risposte stereotipate di fuga o di attacco decontestualizzate, cioè prove di

senso, come se in seguito alla stimolazione dell’ipotalamo fosse attivata una sola parte del

processo emozionale, quello finale che consiste nella risposta motoria.

L’emozione “preferita” di LeDoux è la paura: è un’emozione importante per la sopravvivenza,

presente sia nell’uomo che negli animali con manifestazioni evidenti; È citata in tutti gli elenchi di

emozioni primarie; È analizzabile con tecniche di laboratorio perché si può facilmente suscitare e

dà luogo a una serie di variazioni facilmente misurabili.

Il metodo scelto da LeDoux per studiare la paura consiste in procedure di condizionamento

classico di tipo aversivo, capaci di generare reazioni di paura condizionata. (Se uno stimolo sonoro

di una certa intensità e frequenza è presentato ad un ratto in associazione con uno stimolo

aversivo, e.g. una scossa elettrica, il ratto presenterà reazioni caratteristiche di paura a seguito

all’esposizione al solo tono, anche se non accompagnato dalla scossa. Tremerà, la sua frequenza

arteriosa e la sua frequenza cardiaca saliranno e infine cercherà di fuggire.)

Condizionamento aversivo Ciò che viene appreso non sono però le modalità di risposta

(tremore, fuga), ma la loro associazione a stimoli di per sé neutri. Il condizionamento alla paura ha

effetti durevoli ed evidenti, si stabilisce rapidamente anche con l’utilizzo di stimoli semplici.

 

Scossa stimolo incondizionato (SI) Suono stimolo condizionato (SC)

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Risposta al solo suono Risposta condizionata o appresa di paura (RC)

Risposte fisiologiche comuni della paura:

• freezing

• aumento pressione arteriosa

• aumento battito cardiaco

• analgesia da stress

• rilascio di ACTH, cortisolo, (ormoni dello stress).

Nei circuiti dell’elaborazione uditiva la corteccia è il livello più elevato d’elaborazione, punto di

arrivo di una serie di tappe nervosa che parte dai recettori sensoriali periferici (orecchio). Lo

timolo sonoro viene trasmesso attraverso il sistema uditivo fino a livello del talamo ma è

necessario che raggiunga la corteccia perché si verifichi il condizionamento alla paura.

Orecchio

Talamo

Corteccia

Risposta

• Amigdala

Alcuni studi di Aggleton e Mishkin (1986), hanno portato all’individuazione di più di dieci sotto

aree nell’amigdala e questo induce a ritenere che l’esperienza emozionale nel suo complesso non

sia mediata da un’attività unitaria di tutta l’amigdala, ma da attività di differenti nuclei in relazione

alle diverse emozioni e ai diversi aspetti delle emozioni;

Le ricerche sono concordi nell’individuare una regione dell’amigdala, il Nucleo Laterale come area

specializzata nella ricezione delle informazioni sensoriali; Il percorso delle fibre nervose che

raggiungono quest’area è stata studiata con la tecnica dei marcatori chimici, sostanze chimiche

iniettate in una certa area che si diffondono nelle fibre nervose che da essa si dipartono, rendendo

visibile all’analisi radiografica il loro percorso e il transito dell’informazione attraverso di esse.

In questo modo è stato scoperto che le fibre nervose hanno una doppia origine:

• Alcune provengono dalle aree di proiezione sensoriale della corteccia e dall’ipotalamo;

• Altre dal talamo sensoriale dove a loro volta convergono le fibre che convogliano

l’informazione proveniente dai diversi organi di senso.

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Diversi segnali in uscita dall’amigdala

controllano risposte comportamentali,

autonome ed endocrine, alla paura

condizionata

GC = Sostanza grigia periacquedottale;

IL = ipotalamo laterale

PVN = nucleo alveare della stria terminalis;

RPC = reticolo pontis caudalis

Gloriosa Mandorla Nucleo laterale: riceve le informazioni di ingresso

Nucleo centrale: interfaccia sensoriale con i sistemi che controllano le risposte

Le due vie dell’amigdala (compresenti anche negli esseri umani) 

1. Talamo sensoriale Nucleo laterale dell’amigdala.

Via Bassa: elaborazione veloce e imprecisa dello

stimolo (Rapidità);

l’amigdala valuta senza conoscere;

2. Aree di proiezione sensoriale della corteccia e

ipotalamo Nucleo laterale dell’amigdala.

Via alta: elaborazione precisa dello stimolo;

conoscenza vera e propria degli stimoli, più accurata.

A livello della via subcorticale avviene un’elaborazione piuttosto semplice e “primitiva”,

unicamente in relazione alla rilevanza emozionale dello stimolo; Si tratta di una forma di

conoscenza semplificata in grado di identificare il valore di uno stimolo in relazione al benessere

dell’individuo, senza giungere ad una categorizzazione concettuale degli stimoli.

La conoscenza vera e propria degli stimoli sarebbe elaborata a livello neocorticale.

7 Diversi livelli di elaborazione:

A livello corticale gli stimoli sarebbero

riconosciuti come oggetti.

A livello dell’ippocampo gli stimoli

sarebbero collocati nel loro contesto.

A livello amigdalico gli stimoli sarebbero

valutati solo per il loro valore positivo o

negativo.

Coinvolgimento dell’ippocampo che è la

sede della memoria. In condizioni di stress

ripetuto l’ippocampo si disattiva.

Schema dell’elaborazione emozionale di LeDoux:

È probabile che in ogni “sottostazione” neurale avvengano processi di elaborazione

dell’informazione i quali alla fine producono degli output che sono trasmessi all’ipotalamo e ai

centri tronco-encefalici che mediano le risposte del SNA e del sistema endocrino e le risposte

comportamentali (espressive e strumentali).

Le informazioni che provengono all’amigdala dalle aree corticali di proiezione e di associazione e

dall’ippocampo, hanno la funzione di integrare l’informazione piuttosto grezza e imprecisa

proveniente dal talamo sensoriale e consentono all’organismo di reagire in modo selettivo di

fronte a stimoli che presentano caratteri simili, riconoscendo quelli con reale valore emotigeno e

di reagire anche a stimoli complessi.

Amigdala – condizionamento aversivo:

La capacità di reagire in modo condizionato alla paura varia in conseguenza di lesioni specifiche di

determinate aree, afferenze o afferenze dell’amigdala;

In esperimenti di condizionamento alla paura con stimoli uditivi è emerso:

Lesioni alla corteccia non producono alcuna influenza sul condizionamento alla paura;

Lezioni al talamo uditivo e al mesencefalo uditivo provocano inibizione totale del condizionamento

Lesioni all’ippocampo provocano inibizione totale del condizionamento contestuale.

Queste ricerche confermano che l’amigdala da sola non è in grado di valutare informazioni

complesse, ma che per discriminare tra stimoli simili, ha bisogno dell’aiuto delle aree corticali di

proiezione e, per riconoscere uno stimolo complesso come il contesto in cui lo stimolo è inserito,

ha bisogno dell’aiuto dell’ippocampo.

Due vie perché negli esseri umani può essere ancora importante reagire velocemente. La

combinazione, però tra funzioni emotive e cognitive ci permette di passare dalla REAZIONE

all’AZIONE. Possiamo “guadagnare tempo” per poi pianificare (importanza della corteccia

prefrontale). Il compito della via alta (corteccia) sarebbe, quindi, più quello di impedire la risposta

sbagliata che produrre quella giusta. 8

Ippocampo

• Memoria esplicita dichiarativa

• Memoria spaziale

• Memoria contestuale

Due sistemi di memoria: Ricordi coscienti, dichiarativi, espliciti

 ricordo di una emozione

Ricordi non coscienti, impliciti, non

dichiarativi ricordo emotivo (creati

con il meccanismo di condizionamento

alla paura)

In questo modo i ricordi passati

acquistano una tonalità emotiva.

È possibile che l’eccitazione emotiva

(1) avvenga senza una memoria

esplicita (2). O viceversa

In questo caso esperiamo uno stato

emotivo senza capirne la ragione

Ricordi traumatici

La memoria di un abuso sessuale, evento estremamente traumatico, può essere dimenticata e poi

riemergere anni dopo.

La dissociazione, la disconnessione tra la memoria dei fatti e la memoria dei sentimenti, è tipica

delle vittime del trauma.

IL cortisolo è secreto dai surreni in risposta a un segnale ormonale a partenza ipofisaria. Questo

segnale ormonale è scatenato al momento dello stress dall'amigdala, attraverso l'ipotalamo.

Durante un'esperienza di paura o durante un trauma, la liberazione sia di adrenalina che di

cortisolo è mediata dall'amigdala. Questi ormoni dello stress agiscono insieme per preparare

l'organismo alla risposta di lotta-o-fuga. Tuttavia negli ultimi venti anni è diventato sempre più

chiaro che l'eccesso di cortisolo ha effetti di vasta portata sulla memoria (Jacobs W J 1996).

Alti livelli di cortisolo, come quelli presenti durante stress traumatico, hanno effetti opposti

sull'amigdala e sull'ippocampo: come LeDoux (LeDoux J 1996) ha dimostrato, il cortisolo aumenta

l'attività nell'amigdala. Per contro, l'attività nell'ippocampo dapprima aumenta poi

drammaticamente diminuisce all'aumentare dei livelli di cortisolo (de Kloet E R 1993).

Il livello di stress traumatico può causare un parziale o completo spegnimento dell'ippocampo e

con esso uno spegnimento della formazione della memoria dichiarativa.

Di conseguenza, eventi molto traumatici sono ricordati a pezzi, in modo incompleto o niente

affatto. L'amigdala non è spenta dallo stress traumatico ma per contro la sua attività è aumentata.

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Ciò porta a situazioni in cui la memoria esplicita di un evento traumatico è confusa o assente, ma

la componente di memoria emozionale con tutti i sentimenti di paura e terrore associati si

mantiene per tutta la vita, in attesa di riemergere appena si presenta l'occasione.

Nel momento in cui il soggetto traumatizzato incontra uno stimolo traumatico, quale può essere il

suono di un clacson, sperimenta intensa ansietà senza alcun ricordo cosciente di quello che gli è

accaduto. In questo caso abbiamo un esempio di dissociazione: una disconnessione tra i fatti e i

sentimenti. Nelle condizioni in cui la memoria dichiarativa di un'esperienza traumatica è vaga e

incompleta, il ricordo avviene solo in circostanze di maggiore intensità emozionale, quali sono

quelle che si verificano in corso di psicoterapia.

Amnesia infantile

Le ricerche indicano (Freud, ma non solo) che non ci ricordiamo molto dei nostri primissimi anni di

vita. Perché? Nadel e Jacobs (1985) suggeriscono che non ci sono ricordi espliciti durante la I°

infanzia perché l’ippocampo non è pienamente funzionante. Possono avvenire, invece, dei traumi

precoci perché si ipotizza che l’amigdala si sviluppi prima.

Flashbulb memories Brown & Kulik (1977): morte di John Kennedy; 10 eventi drammatici; molti

erano accompagnati da un ricordo molto vivo; tanto più importante era l’accaduto tanto maggiore

era la probabilità di un ricordo vivido. Un ricordo nitido è anche accurato?

McCaugh (1995) sostiene che questo fenomeno è dovuto all’azione dell’adrenalina, un ormone

che viene rilasciato durante situazioni di stress. L’adrenalina potrebbe avere come effetto un

consolidamento dei processi della memoria.

Esperimento 2 storie: una emozionante e una neutra; 2 gruppi: uno controllo A (placebo) e uno

sperimentale B (farmaco che blocca adrenalina). Nel gruppo A le persone ricordavano

maggiormente la storia più emozionante, nel gruppo B le storie erano ricordate allo stesso modo.

HP Somministrazione inibitore dell’adrenalina dopo evento traumatico.

La natura sociale dell’essere umano

L’incontro con l’altro e la costruzione di un mondo relazionale condiviso sono bisogni primari per

la vita. Senza la cooperazione i gruppi umani non avrebbero potuto procurarsi il cibo, proteggere i

bambini, difendersi dai nemici. Fin dall’inizio l’essere umano è immerso in una fitta rete di stimoli.

Dalla nascita il suo comportamento è teso alla ricerca di un oggetto.

Giorno dopo giorno l’essere umano sviluppa capacità che sono funzionali alla sopravvivenza e che

si attivano nell’incontro con l’altro, consentendo uno scambio emotivo ed affettivo vitale.

La mente è un flusso di informazioni (Posner 1990); che può processare in molti modi diversi;

Le integrazioni tra queste diverse modalità di elaborazione dell’informazione in un insieme

coerente e unitario è fondamentale per lo sviluppo della mente durante il corso della vita;

I rapporti interpersonali possono facilitare o inibire questa tendenza a integrare le

rappresentazioni di diverse esperienze. Queste esperienze sarebbero mediate principalmente

dalla comunicazione di emozioni.

In questo senso la capacità dell’individuo di organizzare le proprie emozioni influenza in modo

diretto le modalità con cui la mente integra le varie esperienze.

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Sviluppo della mente:

1- La mente si forma all’interno delle interazioni fra processi neurofisiologici interni ed

esperienze personali;

2- Lo sviluppo delle strutture e delle funzioni cerebrali dipende dalle modalità con cui le

esperienze, e in particolare quelle legate a relazioni interpersonali, influenzano e

modellano i programmi di maturazione geneticamente determinati dal sistema nervoso.

La depressione anaclitica (anaclitos = steso indietro):

Spitz ha ben descritto la situazione dei bambini molto piccoli (0-2 anni) abbandonati in istituzioni.

Secondo questo autore, questi bambini sviluppano, seguendo 4 fasi, una depressione anaclitica:

- un periodo di protesta. Il bambino piange, è in ansia e cerca di riavere la madre;

- una fase di disperazione. Il bambino passa da crisi di pianto disperato ad un pianto monotono ed

intermittente, comincia a chiudersi in sé stesso. Perdita di peso e arresto dello sviluppo;

- una fase di distacco o rifiuto. Il bambino è inerte, abulico, piegato in sé stesso. Compaiono

attività di autostimolazione (ritmie motorie). Espressione rigida del viso.

- depressione anaclitica con accentuazione di tutte le caratteristiche precedente ed arresto

irreversibile dello sviluppo.

Gli organizzatori descrivono il raggiungimento di nuovi livelli di integrazione nello sviluppo

evolutivo e segnano le tappe nell’interazione madre-bambino fin dai primi mesi di vita.

I° Organizzatore: La risposta (aspecifica) del sorriso (II mese): viene prodotta in risposta a

qualunque Gestalt facciale in movimento; è precursore del processo di pensiero indice della

costituzione di un Io rudimentale;

II° Organizzatore: L’angoscia dell’estraneo (VI-VIII mese): l’avvicinarsi dell’estraneo provoca ritiro

e pianto; l’angoscia per la perdita dell’oggetto indica lo stabilirsi di una vera e propria relazione

(specificità della madre).

III° Organizzatore: La fase del ‘NO’ (IX, XV mese): rappresenta il primo segno dell’instaurarsi della

comunicazione semantica.

Le principali linee teoriche nello studio delle emozioni:

1-Teorie differenziali o discrete: Ekman, insieme a Tomkins (1962), Izard (1977), Plutchick (1980)

costituiscono i principali rappresentanti di questo orientamento teorico che sostiene l’esistenza di

alcune emozioni, definite primarie che hanno caratteristiche uniche e specifiche a livello

espressivo, fisiologico e di situazioni stimolo (Galati, 1993). Queste emozioni si sarebbero evolute

in risposta alle richieste dell’ambiente ed avrebbero, perciò, un carattere adattivo. Le ricerche

sono dirette soprattutto allo studio delle espressioni facciali delle emozioni.

2-Teorie componenziali: le emozioni vengono concepite come il risultato della somma di due

componenti, l’attivazione fisiologica e i processi cognitivi. Schachter e Singer (1962), Mandler

(1984), Ortony e Turner (1990) sono i ricercatori che hanno elaborato queste teorie che si

focalizzano sul modo in cui i processi di elaborazione dell’informazione conducano a quel processo

di valutazione degli stimoli ambientali e della conseguente attivazione fisiologica, che è definibile

con il nome di emozione e come questo processo possa essere modificato dall’esperienza e

dall’apprendimento. Studi dei sistemi di valutazione legati alle varie emozioni (come le emozioni

varino in rapporto al variare dei sistemi di valutazione).

11

3-Teorie dimensionali delle emozioni: Si presuppone l’esistenza di modalità generali di riposta che

dirigono le risposte dell’individuo lungo alcuni assi: piacevolezza, attenzione e attivazione, per

Schlosberg (1954), valutazione (piacere/dispiacere), attività e potenza per Osgood, Suci e

Tannenbaum (1957). Russell (1980), ad esempio, ha proposto che ogni espressione rifletta un

certo grado di piacere e di attivazione che viene esperito dall’individuo. Il suo modello, quindi,

teorizza l’esistenza di due dimensioni (piacere/dispiacere e livello di attivazione) ed ogni

espressione rappresenta un punto lungo questi due continua. Studi sull’organizzazione semantica

del lessico emozionale.

Figure storiche di particolare rilievo nella tradizione storica dello studio delle emozioni:

Charles Darwin Tradizione evolutiva

William James Tradizione psicofisiologica

Walter Cannon Tradizione neurologica

Sigmund Freud Tradizione psicodinamica

Cartesio: Passioni dell’anima (1649) (emozioni hanno una funzione motivazionale)

Le emozioni sono ‘affezioni’, modificazioni passive causate nell’anima dal movimento degli spiriti

vitali, cioè dalle forze meccaniche che agiscono sul corpo tramite un’azione mediata dalla

ghiandola pineale; hanno la funzione di ‘incitare l’anima a volere le cose a cui esse predispongono

il corpo’; esistono 6 passioni primitive; le altre emozioni sono una ‘mistura’ di queste.

Per Cartesio le emozioni appartenevano al cosiddetto “esprit des bêtes”, allo "spirito degli

animali". Per lui le emozioni sono qualcosa che ci mette in contatto con una serie di automatismi e

di comportamenti più semplici di quelli che - secondo il suo dualismo - sono diretti da un'anima

capace di risposte di tipo cognitivo, ossia di tipo più elevato rispetto alle emozioni.

Quindi Cartesio è noto non soltanto per il suo dualismo tra spirito e corpo, tra mente immateriale

e cervello, ma anche perché ha introdotto la separazione tra la ragione e l'emozione.

Con l'Illuminismo molti filosofi hanno teso a considerare le emozioni nell'ambito della materialità

del comportamento e nell'ambito di qualche cosa che ci poneva più vicino agli animali.

Darwin

È soprattutto nell'Ottocento che le emozioni entrano in un campo più solido e, soprattutto, si

avvicinano fortemente alla biologia: con Charles Darwin.

Darwin riteneva che molte delle espressioni facciali, delle emozioni, avessero un significato

adattativo, cioè servissero a comunicare qualcosa - lo stato interno di una persona che, senza

bisogno di parole, dice agli altri come si sente in quel momento: triste, gioioso, impaurito, ecc. -:

tutto ciò ha un significato utile, in quanto la paura, per esempio, è un'emozione che segnala

spesso un pericolo, e quindi è utile comunicarla ad altri. Fondamentale dal pdv filosofico per il

fatto che le emozioni rispondono ad un bisogno evolutivo.

Quindi Darwin è stato il primo a dare delle basi solide a delle emozioni, a indicare il loro significato,

il loro valore adattativo, ad interpretarle in termini di utilità, di comunicazione.

Darwin riteneva che quest'espressione delle emozioni fosse legata anche a degli aspetti di tipo

fisiologico: emozionarsi vuol dire anche piangere, respirare più profondamente, sudare, ecc.

Quindi Darwin ha cercato di capire come questi correlati fisiologici delle emozioni avessero un

significato adattativo; Egli sosteneva che molti degli aspetti delle nostre emozioni, che ritroviamo

12

in qualche misura anche negli animali, sono delle specie di "fossili comportamentali", cioè

qualcosa che un tempo, in una lontana preistoria dell'evoluzione, aveva una sua funzione, serviva

a qualcosa, e che oggi invece ha un minor significato. In tale ottica, le espressioni facciali sono

residui simbolici di un atto biologicamente utile. 

Expression of the emotions in man and animals (1872) Libro di Darwin, costituito in gran parte

da precise e sistematiche osservazioni di uomini e animali. L’azione della selezione naturale,

secondo Darwin, non si esplica solo a livello delle strutture anatomiche, ma interessa caratteri

come l’intelligenza, la memoria e le emozioni.

Darwin si guardava bene dal formulare una casistica delle patologie alla maniera cara a Lombroso,

e insieme non offriva "ricette", codici universali applicabili alla vita di tutti i giorni.

Il problema di fondo, naturalmente, era che Darwin metteva in crisi la concezione dello "spirito",

cara all'etica di fine Ottocento, quale entità pura e infinitamente superiore alla materialità

mondana: l'accostamento di questa entità superiore al mondo animale, ferino, osato da Darwin,

condannò il testo alla più totale incomprensione, e tale studio non inaugurò (nell'immediato)

nessuna tradizione di ricerca.

Darwin rileva come tutti gli autori che hanno scritto sull'espressione, fossero convinti che l'uomo

fosse apparso sulla terra con le sue caratteristiche attuali; Bell, profondamente convinto di questo,

affermava che certi muscoli facciali "servono unicamente per l'espressione". Questo era un ovvio

corollario della tesi creazionistica, alla quale Darwin oppone la constatazione che molte

espressioni si ritrovano identiche in specie distinte (è il caso del riso nell'uomo e nella scimmia);

tale caratteristica risulta comprensibile solo ammettendo un'origine comune nella linea evolutiva.

L'espressione, secondo Darwin, ha due facce: da una parte essa è una testimonianza inconfutabile

della lontanissima origine dell'uomo, dall'altra è un sistema di comunicazione non verbale, la cui

conoscenza può portare ad un miglioramento dei rapporti nel genere umano. Per dimostrare la

sua teoria, Darwin ricorse alla fisiologia, prendendone "a prestito" il modello di funzionamento del

sistema nervoso.

Darwin presenta, poi, il materiale osservativo su cui si fonda la sua analisi;

1) in primo luogo l'osservazione dei bambini; essi, secondo l'autore, esprimono le emozioni con

grande intensità;

2) i pazzi divengono anch'essi oggetto di osservazione, dal momento che sono sottoposti alle più

violente sollecitazioni emotive;

3) Darwin ricorre ai dati dell'esperimento di Duchenne, il quale stimolò i muscoli della faccia di un

vecchio con una corrente continua, ottenendone varie espressioni, che vennero fotografate;

queste fotografie, mostrate a varie persone, portarono al riconoscimento di varie espressioni;

4) Darwin afferma di aver fatto ricorso anche ai maestri della pittura e della scultura, grandi

osservatori, ma di avervi trovato poco aiuto. "Penso che ciò dipenda dal fatto che l'opera d'arte

mira soprattutto alla bellezza; e la bellezza scompare da una faccia in cui i muscoli sono

fortemente contratti

5) Darwin si propone di accertare se gli stessi gesti e le stesse espressioni si trovano in tutte le

razze umane; se così fosse, si potrebbe concludere che tali espressioni sono autentiche, ossia

innate o istintive;

6) infine, Darwin analizza le espressioni più comuni negli animali, con l'intento di individuare le

cause e l'origine dell'espressione. 13

Nel primo capitolo, Darwin presenta i "principi generali dell'espressione", ossia i principi che

spiegano la maggior parte dei gesti e delle espressioni usati involontariamente dall'uomo, sotto

l'influsso delle varie emozioni.

1. Principio delle abitudini associate utili. Alcuni atti complessi hanno un'utilità diretta o indiretta

in certi stati d'animo, perché alleviano o soddisfano particolari sensazioni, desideri e così via; ogni

volta che si riproduce lo stesso stato d'animo, anche se appena accennato, c'è la tendenza - in

forza dell'abitudine o per associazione - a ripetere quegli stessi movimenti, anche se in quel

momento non danno alcun vantaggio. [esempio quando un gatto scava per coprire i suoi

escrementi su un pavimento di cemento]

2. Principio dell'antitesi. [...] Quando sopravviene uno stato d'animo che sia l'esatto contrario del

precedente, si ha una forte e involontaria tendenza a eseguire movimenti di natura opposta,

anche se sono del tutto inutili, e tali movimenti in alcuni casi sono altamente espressivi

3. Principio dell’azione diretta del sistema nervoso: certe emozioni sono indicative di

un’eccitazione del sistema nervoso che influenza direttamente l’organismo provocando

cambiamenti quali la secrezione delle ghiandole, la sudorazione, il tremore negli arti e lo

svuotamento della vescica.

Secondo Principio:

"Tempo fa possedevo un grosso cane a cui, come a tutti i cani, piaceva molto andare fuori a

passeggio. Egli mostrava la sua contentezza trotterellando solennemente davanti a me con passi

ben marcati, e intanto teneva la testa molto alta, gli orecchi moderatamente sollevati, e la coda

eretta, ma non in modo rigido. Non lontano dalla mia casa c'è un sentiero sulla destra che porta

alla serra, dove spesso andavo per pochi minuti per guardare le mie piante sperimentali. Andare lì

era sempre un gran dispiacere per il cane, perché non sapeva se poi avrei continuato la

passeggiata, ed era molto buffo vederlo cambiare istantaneamente e completamente espressione

non appena accennavo a deviare verso il sentiero. [...] La sua aria desolata era conosciuta da tutti i

membri della mia famiglia ed era chiamata la sua "faccia da serra". [...] Ogni particolare

dell'atteggiamento del cane era l'esatto contrario del portamento precedente, gioioso e allo stesso

tempo solenne; e l'unica spiegazione che se ne può dare, secondo la mia convinzione, è quella

offerta dal principio dell'antitesi”.

Mr Cage e i lobi frontali Settembre 1848 Mr. Cage stava lavorando lungo una linea ferroviaria

quando un tondino di ferro lo colpì ferendolo gravemente. Mr. Cage sopravvisse, anzi presto si

riprese e fu in grado di parlare e di camminare; non mostrò mai alcun deficit nel movimento o nel

linguaggio; la sua memoria era intatta ed era in grado di apprendere nuove cose; ciò che cambiò fu

la sua personalità; gli amici, infatti riportavano che “Cage non era più Cage”. Morì a causa di un

attacco cardiaco 13 anni più tardi. Il Dottor Harlow individuò il legame tra il suo comportamento e

la lesione frontale. 130 anni più tardi Damasio usando modelli computerizzati fu in grado di

determinare il percorso della barra di ferro. Egli trovò che la barra probabilmente aveva

danneggiato la parte ventromediale dei lobi frontali. Questa regione è implicata nei cambiamenti

di personalità dei pazienti in cura attualmente.

William James Teoria periferica

 

Stimolo attivazione fisiologica specifica dell’emozione esperienza soggettiva dell’emozione.

L’emozione è la percezione delle modificazioni corporee indotte da uno stimolo emotigeno.

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33

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7 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia
SSD:
Università: Pavia - Unipv
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chiara9B4 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia delle emozioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pavia - Unipv o del prof Frigerio Elisa.

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