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Psicologia della salute lez. 1 - 01/10

Testo d'esame: Taylor, S. Health Psychology McGraw Hill 10th edition

Origini della psicologia della salute

La psicologia della salute nasce a fine degli anni '70 negli USA, si afferma subito in Europa e poi in tutto il mondo. Questo aspetto è legato a due eventi rilevanti che riguardano la seconda metà del '900: la fine della Seconda guerra mondiale, con una forte attenzione dei diversi governi occidentali alle politiche di welfare e, contemporaneamente, il boom economico che seguì alla guerra negli anni '50 e negli anni '60 in Italia. Questi due aspetti, che sono molto collegati, aprono una serie di sfide politiche e sociali di attenzione alla salute in una prospettiva anche comportamentale.

Film da vedere: https://vimeo.com/180890958

L'Italia del boom: https://www.youtube.com/watch?v=hx4dsi8ODlI

Sviluppo post-bellico e riforma scolastica

Col dopoguerra migliorano le condizioni sanitarie: la disponibilità dell'acqua nelle abitazioni (cosa non scontata negli anni '40) ha significato una migliore igiene personale. Il PIL nel '62 cresce come oggi cresce quello cinese. Questo sviluppo industriale dell'Italia è rintracciabile anche in gran parte del resto dell'Europa occidentale.

Un altro elemento che occorre sottolineare: nel '62 viene varata la riforma della scuola. Si introduce un sistema scolastico di tipo comprensivo; fino agli anni '60 l'Italia faceva riferimento a quello che era il modello di scuola proposto dal governo Gentile - c'era una scuola obbligatoria per i primi 5 anni (elementare) e si differenziavano poi due percorsi: la scuola media (preparava ai licei e alle figure di spicco della società) e la scuola professionale, stabilendo così direttamente chi era destinato ad una maggiore istruzione e chi invece era destinato ad un'attività prettamente manuale; era una scuola classista. Con la riforma scolastica del dopoguerra ci si apre invece alla scolarizzazione di massa: la generazione che si affaccia agli studi negli anni '60 poi si iscrive anche all'università, anche perché l'Italia che si stava modernizzando aveva pure bisogno di maggior cultura: il lavoro era sempre meno manuale e sempre più tecnico. La riforma della scuola del '62 secondo il professore è stata una delle riforme più rivoluzionarie che siano mai state fatte in Italia.

C'è un altro fenomeno culturale interessante: pensiamo alla musica, alla cultura di massa, all'arte, per cui diventa centrale il microsolco, i dischi, i libri tascabili economici… la diffusione della cultura e maggiori consumi culturali (pensiamo al cinema). Abbiamo parlato del boom degli anni '60 come se fosse una cosa eccezionale, come un'epoca di Eldorado. In realtà questo era anche un periodo denso di contraddizioni, perché sì significava molto lavoro, denaro che circolava, impegno, ma anche molto sacrificio. Attualmente, più dell'80% delle famiglie sono proprietarie della loro prima casa, una rivoluzione! Questo è dovuto anche grazie al boom economico, ma soprattutto grazie al sacrificio delle famiglie.

Ripensamento della psicologia della salute

Questi cambiamenti sono stati determinanti nel ripensamento della psicologia rispetto alla salute: il modello classico che negli anni '50-'60 caratterizzava la psicologia era il modello clinico. L'obiettivo era quello di fare delle diagnosi e di valutare patologie presenti nel comportamento umano. In questi anni si apre una serie di considerazioni: l'affermarsi dei sistemi di assistenza sanitaria universali (in gran parte dell'Europa) aprivano una serie di problemi, per esempio la forte ospedalizzazione e la forte attenzione all'assistenza; ciò significa, per esempio, un incremento di spese che poi corriamo il rischio di non rendere sostenibili.

Il modello classico biomedico è un modello che lavora direttamente sulla malattia, quindi intende curare le malattie quando si verificano; questa cura significa anche intervenire dopo. Con l'affermarsi delle cure universali si pone il problema, proprio perché si corre il rischio di un allargamento delle spese e della non sostenibilità di cure/trattamenti, di porre attenzione alla prevenzione, alla cura rapida e ad approcci volti a ridurre o ritardare il rischio di malattia. È proprio negli anni '70 che si comincia a vedere la necessità di ripensare il modello della psicologia clinica in un'ottica che tenda a promuovere benessere e salute. Su questo ci torneremo sopra nelle prossime lezioni, ma è proprio in quegli anni che si concretizza e definisce il modello bio-psico-sociale e la psicologia della salute, intesa come una disciplina fortemente orientata alla salute, a costruire percorsi che limitano la necessità delle cure (vale a dire che permettano di mantenere il più possibile la salute stessa). Negli stessi anni, i medici si interessano di medicina comportamentale.

Mente e corpo

La relazione tra mente e corpo è un topos classico della psicologia. Sappiamo che i filosofi hanno guardato alternativamente il rapporto tra mente e corpo come a due sistemi separati o tutti e due parte di uno stesso sistema. Le culture primitive credevano che le malattie originassero da spiriti entrati nel corpo, questi andavano esorcizzati attraverso determinate pratiche. Con Ippocrate si sviluppa una teoria umorale della malattia che insorgeva quando i 4 umori non erano tra loro in equilibrio (modello omeostatico). L'idea dell'equilibrio da un punto di vista filosofico ha un momento di frattura importante che si apre con Cartesio e arriva al 1600, ovvero quando si comincia a fondare la visione più scientifica della malattia.

Il secondo '900 da un punto di vista della malattia è un vero e proprio salto in avanti: la scoperta degli antibiotici e il loro utilizzo massiccio ha determinato la sopravvivenza della popolazione (che a sua volta comporta un maggior numero di persone con malattie croniche).

Definizioni di salute

Salute: le parole salute/malattie sono presenti nel linguaggio di tutti i giorni e nei pensieri di persone di linguaggi, culture e religioni diverse. Appare difficile se non impossibile stabilire un significato univoco di tali concetti. Un importante punto di riferimento è la definizione di salute dettata dall'OMS: "lo stato di completo benessere fisico, sociale e mentale, non semplicemente l'assenza di malattia (Who, 1946)". Ovviamente questa definizione rappresenta il raggiungimento di un'utopia cui noi dobbiamo tendere ad avvicinarci. Questa definizione è tuttora utilizzata e, purtroppo, se pensiamo al completo benessere fisico, sociale e mentale, questo non è costante. Questa definizione è estremamente interessante perché risponde un po' alle idee che circolavano in quegli anni e che sono tuttora valide rispetto alla giustizia: è difficile pensare alla salute senza una giustizia sociale, deve esserci parità di accessi ai sistemi di cure.

Un'altra definizione di salute è "una condizione di benessere libera da malattia ed infermità a base dei diritti universali dell'uomo (Saracchi, 1997)", o ancora "la salute non significa solamente benessere fisico di un individuo ma si riferisce alle dimensioni sociali, emotive, spirituali e culturali del benessere di una certa comunità". Questa ultima visione vale per tutto il ciclo di vita e include in sé il concetto ciclico di vita-morte-vita (gli aborigeni australiani incorporano nella definizione la salute della comunità e il benessere spirituale come aspetti centrali della definizione della salute).

Una definizione di alcuni studiosi anglosassoni è: "salute è una condizione con attributi fisici, culturali, psicosociali, economici e spirituali, non semplicemente l'assenza di malattia".

Psicologia della salute lez. 2 - 02/10

Definizione e sviluppo culturale della salute

Quello che avevamo accennato nella lezione precedente con la definizione di salute di Marks, Murrays, Evans e Willing (2004) è che bisogna riflettere anche su una modalità culturale di salute. Noi in qualche modo abbiamo una rappresentazione della salute, è il pensare la salute che caratterizza l'uomo moderno e nella storia, dobbiamo dunque anche essere consapevoli dell'idea di salute che è commisurata e si modifica in relazione alle culture e a caratteristiche esperienziali soggettive. La psicologia della salute nasce con l'affermarsi delle politiche di welfare e con l'emergere di elementi di criticità nelle stesse: il miglioramento delle condizioni di vita hanno portato a un suo importante allungamento aprendo con sé tutta una serie di scenari particolari.

Evoluzione della psicologia della salute

Quello di cui dobbiamo discutere è il come nasce e si sviluppa la psicologia della salute. Negli anni '70 si manifestano segnali di rinnovamento culturali sul tema della salute considerata non più un bene solo individuale ma collettivo. Negli stessi anni, con la maturazione delle tensioni e lo sviluppo del welfare, nasce l'idea che la salute non sia più solo un fatto individuale, che riguarda il singolo individuo, ma che sia un qualcosa che riguarda l'intera comunità; si inizia a dare importanza all'impegno diretto e partecipato delle persone nella prevenzione oltre che nella cura e alla necessità di nuovi rapporti tra individui, gruppi e sistemi sanitari.

Con il secondo dopoguerra noi abbiamo assistito a un miglioramento della qualità e delle condizioni di vita per vari motivi: il primo, essenziale, è l'incremento del reddito (che veniva ulteriormente aumentato in relazione ai consumi). La prevenzione richiede una partecipazione attiva della popolazione, degli individui e dei gruppi; ciò ha aperto una serie di considerazioni/riflessioni che ponevano attenzione ai comportamenti delle persone rispetto al guadagnare salute e, negli anni '70, i medici per primi iniziarono ad interessarsi alla questione: acquistava sempre maggiore importanza la dimensione psicologica, per cui si poneva particolare attenzione a come le persone potevano in qualche modo attivamente promuovere la condizione di salute propria e altrui per prevenire così l'insorgenza di malattie.

Una riflessione banale: molti dei nostri nonni assumono farmaci per controllare la pressione arteriosa; sappiamo che questa è un fattore molto importante per malattie del sistema cardiocircolatorio e non solo. Ci sono evidenze che dimostrano che l'adozione di comportamenti specifici hanno un effetto diretto nel mantenimento o meno dell'elevata pressione arteriosa, per esempio la riduzione del peso corporeo e un'attività fisica regolare. Questo vuol dire che aiutare le persone a camminare tutti i giorni 1 ora e mezza permetterebbe di ridurre il consumo di farmaci per il controllo della pressione stessa.

In uno studio, nell'ambito di un laboratorio di cardiologia dove venivano trattati pazienti ipertesi, ad un gruppo venne proposto di partecipare ad un percorso di respirazione e ascolto di musica in modo sistematico della durata di 3 mesi; un altro gruppo equivalente per il tipo di patologia, gravità ed età era invece stato lasciato come gruppo di controllo in attesa di iniziare un trattamento. I risultati evidenziarono che le persone del gruppo che lavorava sulla respirazione avvalendosi anche di ascolto musicale mostravano una riduzione rilevante e significativa della pressione arteriosa, riduzione che fu rilevata anche a due follow up successivi e 6 mesi e a un anno di distanza, ovvero quando il percorso di addestramento alla respirazione era concluso. Questo è interessante perché significa veramente agire attraverso tecniche comportamentali sul soma.

Pensiamo ora al fatto che molti dei nostri nonni utilizzano questi farmaci per controllare la pressione da molti anni e li utilizzeranno per il resto della loro vita; l'impatto economico di questi farmaci è enorme rispetto a quello di un addestramento sulla respirazione.

Focus sulla medicina comportamentale

Con gli anni '70 si comincia dunque a porre attenzione agli aspetti comportamentali, inizialmente i medici utilizzavano proprio il termine di medicina comportamentale. Nel '76 si forma il primo gruppo di lavoro all'interno dell'APA (Associazione Psicologi Americani). Negli stessi anni c'è la pubblicazione dell'articolo di Engel dove questi propone la definizione bio-psico-sociale. In Europa è del 1986 la prima conferenza della società scientifica che raccoglie gli psicologi della salute in Europa (EHPS); questa è un'associazione che raccoglie, mette in rete e favorisce la collaborazione e la ricerca scientifica degli psicologi della salute. In Italia il primo congresso internazionale fu a Roma, promosso dalla SIPS (società italiana di psicologia scientifica). Nel 1993 abbiamo il primo congresso italiano di psicologia della salute e nel '97 la nascita della SPSA (società italiana di psicologia della salute); nel suo statuto leggiamo la definizione: "la promozione e lo sviluppo in Italia della ricerca empirica e teorica e delle applicazioni in psicologia della salute e lo scambio delle informazioni tra i suoi membri e quelli di altre associazioni nazionali e internazionali". Il focus è la promozione e lo sviluppo in Italia della ricerca empirica e teorica e delle sue applicazioni; come la nascita della SPSA abbiamo anche la nascita della rivista "psicologia della salute" (Angeli), tuttora attiva.

Motivi dell'interesse per la psicologia della salute

Quali sono i motivi di tutto questo interessamento verso la materia? C'è un articolo abbastanza citato e fondante di Maes (1989) che dà delle spiegazioni legate all'affermarsi della disciplina: prima di tutto è universalmente riconosciuto che la psicologia della salute emerge in relazione al cambiamento delle principali cause di mortalità; nel '900 le prime cause di mortalità erano prevalentemente infettive, oggi le principali cause di morte sono dovute a malattie croniche, cardiache, neoplasie maligne, disturbi cerebrovascolari, incidenti, comportamenti a rischio come abuso di alcol, droghe, alimentazione sbagliata, stress e comportamenti inadeguati alla guida. Se noi guardiamo alle principali cause di morte rilevate ad oggi dall'istituto superiore di sanità, scopriamo che fino a 1/3 di queste riguardano malattie cardiocircolatorie e un altro terzo le neoplasie maligne. Queste sono malattie che insorgono prevalentemente in età più avanzata: l'aspettativa di vita è fortemente incrementata rispetto alla prima metà del '900. Se prendiamo la letteratura classica dell'800 scopriamo che la malattia di cui morivano i vari eroi/eroine era la tubercolosi. Negli anni '70-'80, anche da un punto di vista letterario, questa cosa si sposta: anche nei film sono le malattie tumorali le principali cause di morte; ancora più recentemente troviamo narrate tutta una serie di malattie spesso legate alla degenerazione.

È evidentemente diversa la condizione di malattia, per questo è interessante riflettere anche sull'incidenza del COVID da questo punto di vista. Perché questo cambiamento? Perché per le malattie infettive, bene o male (anche se non completamente debellate), con l'introduzione degli antibiotici si è avuto un enorme cambiamento. Questo cambiamento non è dovuto tanto o solo ai miglioramenti dei sistemi di cura ma allo sviluppo economico che implica a sua volta cambiamenti dei sistemi di assistenza. Bene o male, la disponibilità di reddito aumentata ha significato un miglioramento delle condizioni di vita e delle condizioni igieniche: la disponibilità di acqua e sapone è rilevante da questo punto di vista. Pensiamo a cosa significasse lavarsi quando l'acqua calda in casa non era disponibile… oggi facciamo la doccia anche tutti i giorni. Che cosa significa questo? Che con l'ampliarsi della spesa sanitaria (proprio perché ci ammaliamo più tardi e più spesso di malattie croniche che di malattie acute) occorre spostare la stessa su interventi preventivi.

Tipologie di prevenzione

  • Prevenzione primaria: Strategie volte a prevenire le malattie in condizioni di salute (si fa quando le persone stanno bene).
  • Prevenzione secondaria: C'è già una manifestazione (es. persona che ha avuto un infarto) e noi introduciamo abitudini e comportamenti adeguati alla situazione.
  • Prevenzione terziaria: La malattia è estremamente disabilitante, l'intervento è volto a un miglioramento della qualità della vita.

La psicologia della salute è una psicologia in grado di offrire metodi di intervento efficaci e approcci scientifici che consentono l'applicazione di nuove conoscenze all'ambito della salute. Sempre guardando a Maes (1989), le principali cause di mortalità nel mondo occidentale sono dovute prevalentemente agli stili di vita ascrivibili a rischi di malattia; fattori genetici e fattori biologici sono decisamente minoritari rispetto agli stili di vita, all'assistenza sanitaria inadeguata e ai fattori ambientali. Gli stili di vita sono tutti riconducibili a condotte umane.

Stili di vita e salute

Quali sono gli stili di vita? Le condotte alimentari: l'assunzione di grassi saturi implica un elevato rischio di malattie cardiocircolatorie e non solo; la sedentarietà: è un altro stile di vita a rischio, l'organismo ha bisogno di essere attivo. Pensiamo che, come dice Antonio Gramsci, l'uomo non è costruito evolutivamente per stare seduto ad una scrivania 8 ore, ma per muoversi perché è un raccoglitore ed ha migliaia di anni nella sua storia evolutiva in cui è stato molto fisicamente attivo; la sedentarietà è un'invenzione occidentale. L'organismo non è fatto per stare seduto ma, nello stesso tempo, tutti noi in questo momento siamo seduti. Un altro stile di vita è legato per esempio all'assunzione di alcol o di sostanze psicoattive: sono tutti elementi che entrano in gioco in modo determinante nella nostra salute o nella possibile insorgenza di malattie. Una delle malattie più diffuse, il diabete di tipo 2, è una malattia fortemente legata allo stile alimentare: l'assunzione di amidi e di zuccheri costanti con curve glicemiche molto elevate sembra essere la causa principale. Questa è tutta

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nicola.salvadori di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia della salute e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Taddei Stefano.
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