Capitolo 10: L'esperienza affettiva: emozioni e umore
La conoscenza dell’esperienza affettiva di una persona è cruciale per sapere chi sia effettivamente quella persona. Le reazioni emotive rivelano i valori e gli obiettivi di un individuo. Lo studio dell’esperienza emotiva pone problemi particolari allo psicologo della personalità. Le emozioni sono infatti fenomeni multisfaccettati che devono essere compresi attraverso livelli di analisi multipli. Meccanismi biologici stanno alla base delle caratteristiche generali della risposta emotiva, le caratteristiche ereditate contribuiscono invece alle differenze nell’esperienza affettiva. Inoltre agiscono specifici circuiti cerebrali, meccanismi biochimici, gli obiettivi personali, i sistemi culturali, ecc. Lo psicologo della personalità deve considerare ognuno di questi livelli di analisi per raggiungere una piena comprensione delle differenze di personalità e della variabilità e della coerenza intraindividuale nell’esperienza affettiva.
Il controllo delle reazioni emotive è un compito fondamentale dello sviluppo della personalità; anzi, le abilità sociali e interpersonali degli individui si mostrano chiaramente proprio in presenza di esperienze emotivamente stressanti o minacciose. Lo studioso della personalità e quello delle emozioni affrontano problemi concettuali piuttosto simili. Due problemi sono centrali per entrambi. Uno riguarda l’individuazione di unità di analisi ottimali attraverso le quali concettualizzare i fenomeni che sono oggetto di indagine (alcuni studiano le “emozioni di base”, cioè categorie di risposta emotiva considerate categorie universali ed essenziali di emozioni, altri si domandano se la nozione stessa di emozione di base sia un fondamento adeguato per una teoria dell’esperienza emotiva). Un secondo problema riguarda lo studio della coerenza tra meccanismi psicologici separati: occorre comprendere se questi meccanismi si sviluppano all’interno di sistemi di personalità integrati.
Analisi storiche e contemporanee dell’esperienza affettiva
Gli studiosi hanno riconosciuto da tempo la centralità dell’esperienza affettiva per la natura umana. Plutchik ritiene che la ricerca contemporanea sulle emozioni possa essere ricondotta a quattro tradizioni di ricerca nate tra la fine del 19o e l’inizio del 20o secolo, ognuno delle quali ha anticipato aspetti importanti della ricerca contemporanea. Darwin ha proposto un approccio evoluzionista allo studio delle emozioni, concludendo che l’espressione delle emozioni riflette meccanismi biologici innati evoluti tramite la selezione naturale. James e Lange hanno sottolineato il ruolo dei processi fisiologici nell’esperienza affettiva, basata sulla percezione degli stati fisici. Cannon ha sostenuto che i processi del sistema nervoso centrale hanno un ruolo decisivo nell’esperienza affettiva. Freud ha messo in luce discrepanze notevoli tra la vita affettiva interiore e l’espressione emozionale manifesta, nonché la possibilità che le emozioni possano essere represse e distorte, con conseguenze rilevanti per la salute fisica ed emotiva.
Infine, Tomkins ha approfondito l’analisi delle emozioni come meccanismi innati che motivano distinte forme di azioni e che sono espresse secondo configurazioni di espressione facciale biologicamente determinate.
Le varietà dell’esperienza affettiva
Esistono tipi molto diversi di stati che implicano reazioni affettivo-valutarie di piacere o dispiacere, alcuni dei quali non sono classificabili come emozioni (es. fame o sete). Gli stati psicologici a cui facciamo riferimento sono i termini “emozioni” e “stati d’animo”, o “umore”.
Umore ed emozioni
Le emozioni e i vari stati d’animo possono essere differenziati in base a numerosi criteri. Gli stati d’animo hanno una durata maggiore delle emozioni: tristezza e rabbia possono durare pochi secondi, mentre stati d’animo come la depressione o l’irritabilità possono durare più a lungo. Umore ed emozioni hanno antecedenti diversi. Le emozioni traggono origine dalle valutazioni di una particolare esperienza, mentre gli stati dell’umore possono anche non essere riconducibili a una causa specifica. Le emozioni posseggono la caratteristica dell’intenzionalità, in quanto “si riferiscono a qualche cosa”; gli stati dell’umore possono derivare da cambiamenti neurochimici, che da soli non potrebbero dare origine a un’emozione. Stati dell’umore e emozioni hanno una relazione funzionale diversa, in quanto i primi predispongono alle seconde. Infine stati dell’umore ed emozioni possono servire distinte funzioni dell’organismo.
La struttura delle emozioni
Non esistono opinioni convergenti su quali siano le principali emozioni e i modi in cui sono in relazione. La struttura dell’esperienza affettiva è stata analizzata mediante due approcci piuttosto differenti: i modelli dimensionali e i modelli categoriali.
I modelli dimensionali ipotizzano una serie di fattori che definiscono uno spazio affettivo universale all’interno del quale è possibile collocare tutte o quasi le esperienze affettive. La relativa similarità delle emozioni è indicata dalla loro relativa prossimità all’interno dello spazio affettivo. La maggior parte dei modelli dimensionali ipotizza l’esistenza di due fattori principali dell’esperienza affettiva, per alcuni valenza (positività piuttosto che negatività) e dal loro grado di attivazione (attivati piuttosto che non attivati); per altri due dimensioni indipendenti di affetto positivo attivato e di affetto negativo attivato. Sebbene i modelli dimensionali siano estremamente utili per la descrizione delle variazioni dell’esperienza affettiva, tuttavia non sembrano in grado di cogliere le differenze qualitative fondamentali tra differenti stati emotivi discreti.
I modelli categoriali sono basati sull’assunto che stati emotivi differenti siano fenomeni qualitativamente distinti. Questi modelli ipotizzano diverse categorie discrete di emozioni, ognuna delle quali rappresenta una “famiglia di emozioni”, cioè un insieme di stati fortemente in relazione tra loro che condividono un ampio numero di caratteristiche.
Esistono almeno due tipi di modelli categoriali; nel primo, i ricercatori analizzano il linguaggio naturale al fine di identificare categorie di emozioni a livello di base. Le emozioni possono essere categorizzate a diversi livelli gerarchici. Un'“esperienza negativa” può anche essere una ragione di “rabbia legittima”. All’interno di queste gerarchie si può generalmente identificare un livello intermedio o di base che è quello più naturale per classificare un’esperienza.
Lo studio dei concetti di emozione è affascinante perché le categorie intuitive usate dalle persone possono corrispondere alle emozioni biologicamente di base. Le categorie “del senso comune” a volte corrispondono effettivamente alle divisioni realmente esistenti in natura; tuttavia l’intuizione può non riuscire a cogliere la natura nei suoi punti chiave.
Pertanto si potrebbero ricercare categorie di emozioni biologicamente di base. Diverse categorie di emozioni potrebbero corrispondere a meccanismi biologici distinti, in particolare ai circuiti neurali subcorticali presenti sia negli esseri umani che negli altri mammiferi. Il sistema dei circuiti che regolano le varie emozioni dovrebbe essere universale. Questo punto di vista risulta avvalorato dal fatto che l’espressione facciale di numerose emozioni è universalmente riconosciuta in tutte le culture, ma non c’è consenso sulla natura esatta, sul numero e sull’identità delle emozioni biologicamente di base. Alcuni ipotizzano l’esistenza di due soli stati emotivi di base, la felicità e la tristezza, altri ritengono che ciò che è biologicamente di base siano i sistemi di risposta, ognuno dei quali è associato a vari tipi di risposta emotiva.
Per questo, diversi ricercatori hanno finito per rifiutare completamente il concetto di emozioni di base. Alcuni sostengono che ciò che è di base non sono le emozioni molari, ma specifici sottocomponenti della risposta emotiva e i legami tra questi e le valutazioni dell’ambiente. Altri sostengono che quando ipotizziamo l’esistenza di emozioni di base, tendiamo a trattare gli stati emotivi in maniera astratta e discutiamo di un’emozione come se avesse un’essenza di base che trascende la persona e il luogo in cui si verifica: in realtà stati intuitivamente equivalenti possono coinvolgere meccanismi sottostanti fondamentalmente diversi. E’ quindi preferibile una strategia più contestualizzata.
Le componenti e le funzioni dell’esperienza affettiva
Le emozioni sono configurazioni di risposta complesse e organizzate, selezionate nel corso dell’evoluzione per favorire l’adattamento dell’organismo all’ambiente. Tutti i teorici delle emozioni concordano nel ritenere che una risposta emozionale complessa implica numerose componenti distinte al servizio di funzioni diverse. Si possono individuare quattro componenti dell’emozione; tre sono sistemi che si attivano nel corso di un’esperienza affettiva e comprendono: i meccanismi fisiologici che mediano e supportano la risposta emotiva, le espressioni comportamentali che segnalano il proprio stato emotivo e i sentimenti soggettivi che accompagnano le reazioni emozionali. Il quarto sistema comprende i meccanismi di valutazione cognitiva (appraisal) che stimolano la risposta emotiva.
I diversi aspetti della risposta emotiva comportano implicazioni importanti: infatti differenze interindividuali possono essere rintracciate in ciascuna delle diverse componenti della risposta emotiva.
Valutazione cognitiva ed esperienza affettiva
I cambiamenti dell’esperienza affettiva traggono origine da molte fonti. Alcune esperienze affettive hanno luogo in maniera relativamente automatica. Tuttavia, le più complesse configurazioni di risposta multicomponenziale che corrispondono alle emozioni umane derivano da valutazioni dell’ambiente. Emozioni complesse richiedono la cognizione, e risultano da valutazioni di stimoli esterni, di sentimenti e di pensieri interni.
Modelli di appraisal
Molti teorici delle emozioni hanno fornito modelli dettagliati dei processi attraverso i quali le persone valutano gli eventi e dei legami particolari tra configurazioni di valutazione e specifiche emozioni. Questi modelli convergono su molti punti fondamentali:
- L’ipotesi che le emozioni siano scatenate non da eventi esterni in quanto tali ma dal significato soggettivo che le persone assegnano a questi eventi;
- L’ipotesi che le valutazioni siano “relazionali” (sono valutazioni degli eventi in rapporto al proprio benessere personale).
Un’analisi dettagliata dei processi di appraisal è fornita da Lazarus e Smith. Per comprendere la variabilità nelle valutazioni che le persone fanno degli eventi, propongono di distinguere sei componenti della valutazione cognitiva: due principali (che concernono la rilevanza dell’evento per il proprio benessere, se riguarda interessi personali e se è congruente con i propri scopi) e quattro secondarie (le capacità e le opzioni dell’individuo nel far fronte agli eventi. Queste sono valutazioni di: (1) potenziale di coping focalizzato sul problema; (2) potenziale di coping focalizzato sull’emozione; (3) responsabilità; (4) aspettative per il futuro.
Le valutazioni emotive possono essere anche concettualizzate a un livello più globale di analisi quando varie valutazioni si combinano in “temi relazionali centrali” che rivestono vari significati personali e promuovono reazioni emozionali distinte. (es. rabbia e colpa corrispondono ai temi del biasimo altrui e dell’autocritica a seguito di una trasgressione).
Due caratteristiche dei modelli di appraisal sono degne di nota: I legami tra particolari valutazioni e particolari emozioni sono ritenuti universali, anche se i legami tra particolari stimoli e particolari valutazioni possono essere altamente specifici: è infatti riscontrabile una notevole variabilità individuale e culturale nel modo in cui particolari stimoli vengono percepiti e valutati. Un’indagine sulle reazioni emotive, condotta in diverse nazioni da Scherer ed altri, fornisce informazioni sulla variabilità transculturale dei processi di appraisal. Due risultati sono emersi: per ogni emozione, le valutazioni erano piuttosto simili da un paese all’altro; inoltre, è risultato che, nonostante gli schemi generali di valutazione fossero simili per ogni emozione nelle diverse nazioni, gli individui provenienti da regioni diverse del mondo mostravano livelli medi significativamente differenti rispetto ad alcune dimensioni. Scherer ritiene che, tra gli altri fattori, i diversi livelli di urbanizzazione possano contribuire a determinare queste differenze.
Altro aspetto importante delle valutazioni cognitive consiste nel fatto che, nonostante le connotazioni che il termine può avere, esse non sono necessariamente processi cognitivi lenti e deliberati. Le valutazioni continue delle persone sono così collaudate da essere messe in atto molto velocemente e al di fuori della consapevolezza. In realtà le reazioni emotive occorrono rapidamente e, verosimilmente, si innescano prima ancora che si rifletta sull’evento.
Conoscenza e appraisal
Le sei dimensioni di valutazione precedenti non sono gli unici aspetti della cognizione che plasmano l’esperienza affettiva. Le emozioni sono influenzate dalle credenze delle persone sul mondo e su se stesse, dalle attribuzioni causali in merito agli eventi, dalle convinzioni di agenticità, e dagli standard personali attraverso i quali gli eventi vengono valutati. I modelli che si rifanno alla nozione di appraisal non sottovalutano l’influenza di queste strutture conoscitive, ma ne tengono conto all’interno di una teoria della valutazione distinguendo tra conoscenza e appraisal, distinzione utile per comprendere le relazioni tra cognizione ed emozione, nonché le differenze interindividuali stabili e le variazioni intraindividuali nell’esperienza emozionale.
Gli appraisals sono valutazioni di specifici eventi, e della rilevanza che i nuovi eventi hanno per il proprio benessere personale. La conoscenza, al contrario, si riferisce a credenze su se stessi e sul mondo, ma non è considerata una causa sufficiente per generare una risposta emotiva. Eventi “freddi” non generano l’emozione. Gli appraisals sono “cognizioni calde”, che funzionano come antecedenti causali immediati della risposta affettiva: sono cognizioni valutative influenzate dalle conoscenze generali con cui le persone affrontano le situazioni. Per questo, la teoria dell’appraisal ritiene che esso medi ogni influenza delle strutture cognitive sulle reazioni emotive.
Questa ipotesi viene avvalorata da una ricerca volta a valutare i pensieri retrospettivi delle persone in merito alle esperienze affettive. In tale ricerca i soggetti sono stati sollecitati a ripensare eventi positivi e negativi che avevano vissuto e a valutare successivamente due tipi di cognizioni relative a queste esperienze: le attribuzioni causali e gli appraisals cognitivi. I risultati hanno indicato che gli appraisals erano legati alle esperienze affettive più fortemente di quanto non fossero le attribuzioni.
Esistono tuttavia alcune limitazioni che impediscono alla teoria dell’appraisal di rappresentare un modello onnicomprensivo della generazione dell’esperienza affettiva. La metodologia retrospettiva non è l’ideale. Le valutazioni attuali degli eventi in divenire potrebbero essere preferibili. La teoria dell’appraisal fornisce una spiegazione più dettagliata delle emozioni negative che di quelle positive. Le teorie dell’appraisal incontrano difficoltà a spiegare fenomeni come quelli connessi all’impatto della musica, che può generare esperienze emotive intense in assenza di valutazioni della musica in se stessa. Ciononostante, le teorie dell’appraisal costituiscono un notevole contributo allo studio di come si generano le esperienze affettive e conseguentemente anche allo studio della personalità. Le teorie dell’appraisal assecondano un modello interazionista: l’unità di analisi su cui si fondano, la valutazione cognitiva, è infatti interazionista.
La distinzione tra conoscenza e appraisal sembra utile per spiegare le differenze interindividuali e la coerenza intraindividuale. Ad es. le persone molto impegnate nel raggiungimento di obiettivi sono inclini a percepire gli eventi come più o meno motivanti.
Substrati fisiologici dell’esperienza affettiva
Le emozioni coinvolgono non solo la mente ma anche il corpo. Gli stati emozionali sono caratterizzati...