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Psicologia della personalità Appunti scolastici Premium

Appunti di Psicologia della personalità. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: La conoscenza dell’esperienza affettiva di una persona è cruciale per sapere chi sia effettivamente quella persona. Le reazioni emotive rivelano i valori e gli obiettivi di un individuo.
Lo studio dell’esperienza... Vedi di più

Esame di Psicologia della personalità docente Prof. A. Granieri

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Modelli di appraisal

Molti teorici delle emozioni hanno fornito modelli dettagliati dei processi attraverso i quali le persone valutano

gli eventi e dei legami particolari tra configurazioni di valutazione e specifiche emozioni. Questi modelli

convergono su molti punti fondamentali:

l’ipotesi che le emozioni siano scatenate non da eventi esterni in quanto tali ma dal significato soggettivo

- che le persone assegnano a questi eventi;

l’ipotesi che le valutazioni siano “relazionali” (sono valutazioni degli eventi in rapporto al proprio

- benessere personale.

Un’analisi dettagliata dei processi di appraisal è fornita da Lazarus e Smith. Per comprendere la variabilità nelle

valutazioni che le persone fanno degli eventi, propongono di distinguere sei componenti della valutazione

cognitiva: due principali (che concernono la rilevanza dell’evento per il proprio benessere, se riguarda interessi

personali e se è congruente con i propri scopi) e quattro secondarie (le capacità e le opzioni dell’individuo nel far

fronte agli eventi. Queste sono valutazioni di: (1) potenziale di coping focalizzato sul problema; (2) potenziale di

coping focalizzato sull’emozione; (3) responsabilità; (4) aspettative per il futuro.

Le valutazioni emotive possono essere anche concettualizzate a un livello più globale di analisi quando varie

valutazioni si combinano in “temi relazionali centrali” che rivestono vari significati personali e promuovono

reazioni emozionali distinte. (es. rabbia e colpa corrispondono ai temi del biasimo altrui e dell’autocritica a

seguito di una trasgressione).

Due caratteristiche dei modelli di appraisal sono degne di nota:

I legami tra particolari valutazioni e particolari emozioni sono ritenuti universali, anche se i legami tra particolari

stimoli e particolari valutazioni possono essere altamente specifici: è infatti riscontrabile una notevole variabilità

individuale e culturale nel modo in cui particolari stimoli vengono percepiti e valutati. Un’indagine sulle

reazioni emotive, condotta in diverse nazioni da Scherer ed altri (pag. 335) fornisce informazioni sulla variabilità

transculturale dei processi di appraisal. Due risultati sono emersi: per ogni emozione, le valutazioni erano

piuttosto simili da un paese all’altro; inoltre, è risultato che, nonostante gli schemi generali di valutazione

fossero simili per ogni emozione nelle diverse nazioni, gli individui provenienti da regioni diverse del mondo

mostravano livelli medi significativamente differenti rispetto ad alcune dimensioni. Scherer ritiene che, tra gli

altri fattori, i diversi livelli di urbanizzazione possano contribuire a determinare queste differenze.

Altro aspetto importante delle valutazioni cognitive consiste nel fatto che, nonostante le connotazioni che il

termine può avere, esse non sono necessariamente processi cognitivi lenti e deliberati. Le valutazioni continue

delle persone sono così collaudate da essere messe in atto molto velocemente e al di fuori della consapevolezza.

In realtà le reazioni emotive occorrono rapidamente e, verosimilmente, si innescano prima ancora che si rifletta

sull’evento.

Conoscenza e appraisal.

Le sei dimensioni di valutazione precedenti non sono gli unici aspetti della cognizione che plasmano

l’esperienza affettiva. Le emozioni sono influenzate dalle credenze delle persone sul mondo e su se stesse, dalle

attribuzioni causali in merito agli eventi, dalle convinzioni di agenticità, e dagli standard personali attraverso i

quali gli eventi vengono valutati. I modelli che si rifanno alla nozione di appraisal non sottovalutano l’influenza

di queste strutture conoscitive, ma ne tengono conto all’interno di una teoria della valutazione distinguendo tra

conoscenza e appraisal, distinzione utile per comprendere le relazioni tra cognizione ed emozione, nonché le

differenze interindividuali stabili e le variazioni intraindividuali nell’esperienza emozionale.

Gli appraisals sono valutazioni di specifici eventi, e della rilevanza che i nuovi eventi hanno per il proprio

benessere personale. La conoscenza, al contrario, si riferisce a credenze su se stessi e sul mondo, ma non è

considerata una causa sufficiente per generare una risposta emotiva. Eventi “freddi” non generano l’emozione.

Gli appraisals sono “cognizioni calde”, che funzionano come antecedenti causali immediati della risposta

affettiva: sono cognizioni valutative influenzate dalle conoscenze generali con cui le persone affrontano le

situazioni. Per questo, la teoria dell’appraisal ritiene che esso medi ogni influenza delle strutture conoscitive

sulle reazioni emotive.

Questa ipotesi viene avvalorata da una ricerca volta a valutare i pensieri retrospettivi delle persone in merito alle

esperienze affettive (Smith, pag. 337). In tale ricerca i soggetti sono stati sollecitati a ripensare eventi positivi e

negativi che avevano vissuto e a valutare successivamente due tipi di cognizioni relative a queste esperienze: le

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attribuzioni causali e gli appraisals cognitivi. I risultati hanno indicato che gli appraisals erano legati alle

esperienze affettive più fortemente di quanto non fossero le attribuzioni.

Esistono tuttavia alcune limitazioni che impediscono alla teoria dell’appraisal di rappresentare un modello

onnicomprensivo della generazione dell’esperienza affettiva. La metodologia retrospettiva non è l’ideale. Le

valutazioni attuali degli eventi in divenire potrebbero essere preferibili. La teoria dell’a. fornisce una spiegazione

più dettagliata delle emozioni negative che di quelle positive. Le teorie dell’a. incontrano difficoltà a spiegare

fenomeni come quelli connessi all’impatto della musica, che può generare esperienze emotive intense in assenza

di valutazioni della musica in se stessa. Ciononostante, le teorie dell’a. costituiscono un notevole contributo allo

studio di come si generano le esperienze affettive e conseguentemente anche allo studio della personalità. Le

teorie dell’a. assecondano un modello interazionista: l’unità di analisi su cui si fondano, la valutazione cognitiva,

è infatti interazionista.

La distinzione tra conoscenza e appraisal sembra utile per spiegare le differenze interindividuali e la coerenza

intraindividuale. Ad es. le persone molto impegnate nel raggiungimento di obiettivi sono inclini a percepire gli

eventi come più o meno motivanti.

Substrati fisiologici dell’esperienza affettiva.

Le emozioni coinvolgono non solo la mente ma anche il corpo. Gli stati emozionali sono caratterizzati

dall’attivazione fisiologica che, se registrata, ci segnala il nostro coinvolgimento emotivo in un evento.

In passato si riteneva che configurazioni fisiologiche simili fossero alla base di emozioni diverse. In particolare

si riteneva che stati emotivi diversi dipendessero da un’attivazione fisiologica simile. Molti lavori successivi

hanno contraddetto queste ipotesi.

Anche i fenomeni emotivi sono il prodotto dell’attività del sistema nervoso. Le diverse linee di ricerca relative ai

meccanismi fisiologici che presiedono all’emozione derivano generalmente da un insieme di premesse comuni.

Si ritiene che la risposta emozionale coinvolga meccanismi fisiologici multipli e che le emozioni siano “eventi

multisistema”. Si è fatta strada la convinzione che differenti emozioni abbiano origine da sistemi cerebrali

diversi. La ricerca ha dunque iniziato a indagare sistematicamente, per ogni emozione, vari sistemi fisiologici, e

in particolare il sistema nervoso autonomo, le regioni inferiori del sistema nervoso centrale, soprattutto il sistema

limbico, e l’attività cerebrale corticale.

Attivazione automatica.

Le esperienze affettive implicano un’attivazione. I cambiamenti periferici sono regolati dal sistema nervoso

autonomo. Il sistema nervoso simpatico prepara l’organismo a comportamenti che richiedono energia attivando i

meccanismi fisiologici che sostengono l’azione. Poiché differenti emozioni predispongono a diversi tipi di

azione, sono possibili configurazioni fisiologiche periferiche specifiche per ogni emozione. Ma l’attivazione del

sistema nervoso autonomo non determina completamente l’esperienza affettiva.

Fisiologia del sistema nervoso centrale ed emozione.

Storicamente, i ricercatori interessati alla fisiologia del sistema nervoso centrale e all’emozione hanno

focalizzato l’attenzione sulle regioni più antiche del cervello, come il sistema limbico: in particolare si ritiene

che l’amigdala, un nucleo di cellule nel lobo temporale, svolga un ruolo importante nella regolazione della

risposta emotiva. Ma l’amigdala è interconnessa con diverse altre regioni del cervello strettamente implicate

nella risposta emozionale. Le complesse risposte emozionali degli esseri umani coinvolgono verosimilmente

regioni del cervello di livello superiore.

Gli studiosi dei correlati e delle determinanti della risposta emozionale a livello corticale si sono

prevalentemente affidati alle registrazioni elettroencefalografiche (EEG) dell’attività cerebrale, che si sono

rivelate molto utili nell’individuazione delle varie regioni della corteccia coinvolte nelle differenti esperienze

affettive. E’ risultato che le regioni frontali degli emisferi sinistro e destro sono coinvolte in maniera differente

nei diversi stati affettivi, e rispettivamente più attive negli stati affettivi positivi o di approccio e negativi o di

esitamento. Ulteriori prove derivano dalla ricerca su due distinti tipi di sorriso: (1) i sorrisi sinceri, o sorrisi

Duchenne (con contrazione muscoli vicini agli occhi e conseguente raggrinzimento della pelle noto come

“zampe di gallina”) e (2) i sorrisi che non provocano le “zampe di gallina”. E’ risultata un’attività maggiore

dell’emisfero sinistro soltanto durante i sorrisi Duchenne.

Le differenze individuali nell’asimmetria emisferica.

La suddetta scoperta induce a pensare che differenze individuali stabili nell’attività emisferica possano essere

alla base di tendenze affettive croniche. Diversi risultati legano le differenze individuali nell’asimmetria

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emisferica a tendenze croniche a sperimentare affetti positivi piuttosto che negativi. Le misure dell’asimmetria

emisferica ottenute mediante l’EEG predicono le differenze individuali nell’esperienza affettiva. Tali asimmetria

possono quindi rappresentare indicatori precoci di tendenze temperamentali successive. Tuttavia dai risultati

emerge che l’asimmetria anteriore è legata più strettamente alla motivazione all’avvicinamento-evitamento

piuttosto che all’affettività positiva-negativa.

L’espressione comportamentale degli stati affettivi.

Riconosciamo le emozioni delle persone perché stati affettivi differenti si associano a distinte espressioni

emozionali; registriamo immediatamente le minime variazioni dell’espressione facciale, in particolare nei primi

istanti del manifestarsi di un’emozione.

La componente espressiva dell’emozione svolge importanti funzioni interpersonali. Il fatto che le espressioni

facciali comunichino agli altri, istantaneamente, lo stato emozionale e le potenziali tendenze comportamentali di

un attore ha un valore importante per la sopravvivenza.

Lo studio delle espressioni facciali ha rappresentato una delle fonti di conoscenza più rilevanti nello studio

dell’emozione. Le e.f. sono riconosciute in tutte le culture e alcune sono universali. Sono stati raggiunti risultati

relativamente simili per sei tipi di emozioni: rabbia, disgusto, felicità, tristezza, paura e sorpresa.

Gli stati emozionali coinvolgono anche la motivazione a mettere in atto distinte forme di azione, e l’attivazione

emozionale può amplificare tendenze motivazionali già esistenti. L’attivazione residua di un’esperienza

emozionale precedente può trasferirsi a contesti nuovi ed elevare, ad es., i livelli di aggressione in ritorsione alle

offese subite.

Le differenze individuali nell’espressività.

Le emozioni non obbligano ad agire in alcuna maniera particolare. Sono gli ambienti sociali e gli obiettivi

contingenti che stiamo perseguendo a determinare se manifestare o meno i nostri impulsi emozionali. Le persone

ambivalenti rispetto all’espressione delle proprie emozioni, in quanto consapevoli dei costi e dei benefici legati

al fatto di mostrare i sentimenti più intimi, sono giudicate dai pari meno espressive e relativamente poco capaci

di leggere le espressioni emozionali degli altri.

Vi sono almeno tre aspetti dell’espressività emozionale rispetto ai quali le persone possono differire: l’entità

delle reazioni emozionali interne, il grado in cui è abitualmente espressa l’emozione positiva e quella negativa.

Le autovalutazioni relative alle tendenze individuali connesse a questi diversi aspetti sono risultate associate a

particolari reazioni in condizioni di laboratorio (film tristi o divertenti). Le autovalutazioni dell’espressività

hanno rilevato anche le tendenze delle persone a regolare l’espressione dei propri stati affettivi.

Espressione facciale e adattamento psicosociale.

Anche l’espressività facciale può essere sistematicamente posta in relazione con le esperienze emozionali

peculiari delle persone e con i loro livelli di adattamento psicosociale agli eventi della vita (es. perdita del

coniuge). L’espressività facciale è stata inoltre messa in relazione con la psicopatologia negli adolescenti:

durante un test i ragazzi più inclini a mettere in atto comportamenti antisociali esibivano più espressioni di

rabbia e meno di imbarazzo.

L’esperienza affettiva soggettiva.

La quarta componente della risposta emozionale è “l’aspetto più ricco delle emozioni”, cioè gli stati emotivi

soggettivi. Queste esperienze soggettive svolgono un’importante funzione: spingono le persone a concentrarsi e

a riflettere sulla fonte dei propri affetti, mettendole in grado di apprendere dalle esperienze affettive. Attraverso

la capacità di autoriflessione e anticipazione, le persone possono evitare situazioni emozionalmente svantaggiose

e controllare le circostanze in cui vengono a trovarsi. Verranno esaminati i diversi approcci seguiti per valutare

l’esperienza affettiva soggettiva, mettendo soprattutto in evidenza i risultati comuni che emergono dalle diverse

prospettive.

Emozioni discrete.

Un approccio per valutare l’esperienza affettiva soggettiva consiste nel valutare le differenze individuali nella

tendenza a sperimentare vari stati emozionali discreti. Questa strategia non è esente da limiti. Il primo deriva dal

fatto che non c’è consenso su quali siano le emozioni di base. Il secondo è che le autovalutazioni di esperienze

affettive apparentemente distinte mancano spesso di validità discriminante. Nonostante questi problemi, la

ricerca ha confermato che la tendenza a sperimentare particolari emozioni è una caratteristica personale stabile

significativamente correlata ai tratti di personalità.

La struttura dell’umore: differenze individuali nell’esperienza affettiva. 5

Gran parte della ricerca sulle differenze individuali nell’affetto ha tuttavia studiato ampie dimensioni

dell’esperienza affettiva, meglio caratterizzate come aspetti dell’umore: in parte per la difficoltà pratica di

misurare correttamente le emozioni e in parte per il fatto che, mentre stati emotivi intensi sono eventi

relativamente brevi e rari, gran parte della nostra esperienza implica stati d’animo diffusi “sempre presenti”.

La maggior parte delle persone osserva che l’umore varia in connessione agli stati d’animo caratterizzati come

buoni o cattivi. Una dimensione bipolare positività-negatività sembra quindi essenziale per descrivere le

variazioni nell’affetto. Gli studi sulla struttura affettiva avvalorano questa dimensione bipolare. Una seconda

dimensione della sfera affettiva concerne le variazioni dell’attivazione che accompagnano stati affettivi

differenti. Queste due dimensioni bipolari sono dimensioni indipendenti che definiscono la struttura dell’affetto.

Nonostante punti controversi, i risultati di varie ricerche attestano che due dimensioni sono necessarie e

ragionevolmente sufficienti per descrivere le differenze individuali nell’affetto.

Alcuni risultati importanti riguardano altri aspetti dell’esperienza affettiva: vi sono stabili differenze individuali

nell’umore anche per periodi di tempo molto lunghi, e anche attraverso i diversi contesti; esiste una buona

concordanza tra stati emotivi interni soggettivi e vari criteri esterni, come le valutazioni dei pari o di altri

informatori; infine le dimensioni dell’affetto sono state messe in relazione con ampie dimensioni di differenze

individuali

Benessere soggettivo.

Un aspetto dell’esperienza soggettiva strettamente in relazione con l’esperienza affettiva è il “benessere

soggettivo”, che si ritiene generalmente costituito dalle valutazioni delle persone relative a quanto esse si

sentano felici o soddisfatte della propria vita. Ma dalle somministrazioni di questionari di autovalutazione è

emerso che il benessere soggettivo delle persone sembra più riflettere le loro caratteristiche di personalità stabili

che le circostanze della loro vita: si può riscontrare un effetto principale stabile della dimensione estroversione-

introversione in situazioni diverse.

Anche i fattori culturali e contestuali esercitano un ruolo dinamico: la natura dell’esperienza di b.s. che

sperimentano le persone è risultata variare in maniera considerevole attraverso le culture; sono importanti anche

le relazioni coniugali

Quindi semplici misure di benessere si sovrappongono sostanzialmente ad altri costrutti di differenza

individuale, in particolare all’autostima; sono anche importanti le capacità di resistenza delle persone.

La struttura dell’umore: le analisi idiografiche.

La maggior parte delle ricerche ha esaminato le differenze individuali a livello di popolazione: ma le variazioni

che interessano l’affetto sono rilevabili a livello intrapersonale. Così alcuni ricercatori hanno esaminato

l’esperienza affettiva idiograficamente, in base al presupposto che analisi idiografiche e nomotetiche della

variabilità dell’umore forniscano diversi tipi di informazione e che le strutture idiografiche e nomotetiche

possano anche non convergere.

Le analisi idiografiche dell’umore autovalutato hanno indotto a ritenere che la struttura dell’esp. affettiva è

simile in individui diversi. Ma le variazioni intrapersonali nell’affetto soggettivo, sono “maggiormente

differenziate” rispetto alle differenze interindividuali. Mentre a livello di analisi interindividuali le persone che

tendono a sperimentare rabbia tendono anche a sperimentare tristezza, a livello di analisi intraindividuali i

sentimenti di tristezza non sono risultati sistematicamente in relazione con la rabbia. Le persone possono

differire per il grado in cui una dimensione piuttosto che un’altra predomina nella loro esp. soggettiva

dell’affetto. Ne deriva che la struttura circomplessa risultante dalle dimensioni valenza e attivazione può variare

da una persona all’altra.

Le variazioni individuali nel circomplesso dell’affetto hanno implicazioni rilevanti su una questione, cioè se

differenti stati emotivi covarono o siano indipendenti (es. ansia e depressione). A livello nomotetico esiste una

covariazione tra le due, ma il grado di covariazione differisce da una persona all’altra.

Una combinazione di tecniche idiografiche e nomotetiche ha mostrato che le persone che dichiarano di

sperimentare stati affettivi relativamente intensi sperimentano anche cambiamenti quotidiani dell’umore

relativamente più rapidi.

La coerenza tra le componenti della risposta emozionale.

Caratteristica distintiva della risposta emozionale è che si impadronisce di organi molto distanti tra loro e

impone loro specifiche configurazioni di risposta correlate. Occorre determinare come e quando aspetti diversi

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della risposta emozionale siano coerenti e se gli individui differiscano nei modi in cui i sistemi di risposta

emozionale sono interrelati.

Rosenberg ed Ekamm hanno registrato le espressioni facciali mentre i soggetti guardavano un film in grado di

suscitare un’emozione; le e.f. sono state quindi analizzate tramite il Facial Action Coding System (FACS), un

metodo affidabile per classificare i movimenti dei singoli muscoli facciali in categorie emozionali. E’ risultato

che le e.f.. corrispondevano nel tempo ai resoconti delle esperienze soggettive e in maniera particolarmente forte

durante gli stati emozionali più intensi.

Inoltre si è indagato se la soppressione dell’espressione manifesta delle emozioni (es. le e.f.) possa ridurre le

risposte interne (es. attivazione viscerale) o invece esaltare l’attivazione interna.

Correlazioni positive a livello di individuo possono essere del tutto compatibili con correlazioni negative a

livello di popolazione.

CAP. 11 – PROCESSI INCONSCI ED ESPERIENZA COSCIENTE

Lo studio dei processi psicologici inconsci rappresenta il più grande contributo fornito dalla psicologia della

personalità alla conoscenza scientifica. La possibilità di avere un’esperienza privata individuale è ciò che

permette alle persone di influire profondamente sulla natura degli eventi della propria vita nonché di influenzare

il corso del proprio sviluppo personale.

L’inconscio è sfuggente e la coscienza è autoevidente o viceversa?

Gli studiosi della fine del 20^ secolo hanno fornito, rispetto a quelli del secolo precedente, prove convincenti che

tutta una varietà di fenomeni mentali rilevanti si svolgono al di fuori della consapevolezza.

I processi inconsci

L’interesse psicologico per l’inconscio precede gli studi classici di Freud. Leibniz sosteneva che la nostra

esperienza è influenzata dalla percezioni che avvengono al di fuori della coscienza. L’analisi di Janet dei modi in

cui i pensieri e le emozioni possono “staccarsi” dalla coscienza e operare al di fuori di essa fu sviluppata prima

del modello idraulico dell’elaborazione inconscia di Freud.

Una serie di movimenti intellettuali, dopo la seconda guerra mondiale, ha contribuito a rinnovare

significativamente l’interesse scientifico per l’inconscio, Bruner e Postman (New Look) hanno avanzato una

prospettiva costruttivistica dei processi percettivi che ha favorito un’analisi sistematica dei processi di difesa

attivati dalla percezione. Negli anni 70 e 80 Erdelyi e altri hanno riconciliato i concetti tradizionali psicodinamici

delle influenze inconsce con la teoria dell’elaborazione dell’informazione. Greenwald ha affermato l’esistenza

della cognizione inconscia, che differisce abbastanza dalle tradizionali definizioni psicoanalitiche. I processi

cognitivi inconsci sembrano essere relativamente semplici e non sofisticati se paragonati al complesso inconscio

psicoanalitico. Inoltre il rinnovato interesse della psicologia per i processi inconsci è stato stimolato dalle

scoperte della neuropsicologia (pazienti completamente privi della consapevolezza di uno stimolo potevano

comunque esserne condizionati). La questione di fondo è però la gamma delle interazioni tra i processi inconsci

e l’esperienza cosciente.

L’esperienza cosciente.

Rispetto ad altri studiosi, gli psicologi sociali e della personalità sono stati un po’ più lenti nel cercare una

risposta agli interrogativi che riguardano le origini e le funzioni della coscienza. Ma lo studio della coscienza è il

contesto più idoneo per sottolineare l’importanza di adottare un approccio sufficientemente ampio e

interdisciplinare. Nonostante molti progressi, la scienza non è ancora in grado di fornire risposte esaustive e

definitive a interrogativi importanti: come nasce la coscienza? In che modo le strutture cerebrali danno origine

alla consapevolezza soggettiva del mondo, e quindi all’esperienza fenomenica?

Mutamenti paradigmatici della psicologia nella comprensione dei processi consci e inconsci.

Un secolo fa Freud ha fornito una risposta sul perché eventi cognitivi significativi potessero avvenire

inconsciamente. Relegare i pensieri carichi emotivamente in una zona della mente che non era accessibile alla

consapevolezza permetteva agli individui di proteggere se stessi da dolorosi conflitti intrapsichici. Oggi grazie

alla psicologia cognitiva la nostra disciplina possiede una prospettiva molto diversa sui meccanismi inconsci.

Distinguere tra fenomeni consci e fenomeni inconsci.

Il termine inconscio ha più di un significato: si riferisce a una qualità di un’idea, a una zona della mente nella

quale le idee sono immagazzinate e a una modalità di funzionamento mentale. Questo rispecchia l’influenza di

Freud, il quale ha usato tale termine attribuendogli significati considerevolmente differenti in momenti diversi. Il

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sistema inconscio nel modello topografico di Freud, contenente pensieri che devono rimanere fuori della

coscienza per proteggere la psiche dal conflitto, costituisce il caso paradigmatico.

Come l’inconscio, la coscienza non è riconducibile a un singolo fenomeno, non ha un’identità unitaria. Edelman

differenzia la coscienza primaria (semplice consapevolezza delle cose del mondo) dalla coscienza di ordine

superiore (che è caratterizzata da un senso di sé). Block distingue la coscienza fenomenica (esperienza delle

sensazioni, delle percezioni, dei sentimenti e dei desideri, è la coscienza di qualcosa) dalla coscienza di accesso

(ci mette nelle condizioni di riflettere su qualcosa). Kagan ritiene che il termine coscienza si riferisca perlomeno

a quattro fenomeni: la consapevolezza sensoria, cioè la consapevolezza fenomenica delle sensazioni, la c.

cognitiva, cioè la riflessione sui significati che le persone fanno sulle proprie sensazioni o rappresentazioni

interne, la c. del controllo, cioè la c. dei diversi sviluppi di un’azione per scegliere o inibire una certa risposta

comportamentale, e la c. delle proprie caratteristiche (attributi e ruoli sociali).

La teoria psicoanalitica ha distinto i processi primari, una modalità di pensiero che viola i principi del pensiero

logico e nella quale la realtà e i prodotti della fantasia sono indistinguibili, dai processi secondari, che invece

obbediscono a regole logiche.

Epstein ha criticato la prospettiva psicoanalitica sulla base del fatto che un meccanismo mentale che non

permette di distinguere la fantasia dalla realtà è così disadattativo da rendere assai improbabile che sia il frutto

della selezione evolutiva. Egli distingue (1) un sistema cognitivo esperenziale, olistico, che elabora le

informazioni rapidamente ed è orientato verso le semplici distinzioni piacere-sofferenza, da (2) un sistema

razionale che elabora complesse informazioni simboliche secondo modalità logiche. Su tali presupposti Epstein

e colleghi hanno anche predisposto un questionario razionale-esperenziale, per valutare le differenze individuali

nella tendenza ad affidarsi a strategie cognitive piuttosto che intuitive.

La distinzione di Epstein tra processi esperenziali e razionali rivisita diversi modelli teorici che distinguono

modalità alternative di elaborazione dell’informazione, incluse quelle che considerano la distinzione tra codici

verbali e non verbali, tra processo automatico e controllato, e tra ragionamento sistematico e euristico.

L’elaborazione difensiva.

La classificazione di Freud dei fenomeni psicologici è ineludibile. A partire dai lavori di Breuer e Freud,la

psicoanalisi ha fornito per prima informazioni dettagliate sui meccanismi psicologici che le persone mettono in

atto per difendersi dall’ansia. Freud notò che i pazienti facevano resistenza al progresso della terapia quando

sembrava imminente un importante affioramento e interpretò queste resistenze come la prova che i pazienti si

stavano difendendo dal ritorno di materiale ansiogeno alla coscienza. Freud ritenne quindi che l’elaborazione

difensiva fosse responsabile del processo che rendeva quel materiale ansiogeno inaccessibile alla coscienza.

Quindi la psicoanalisi mostra come la stabilità, la coerenza e la variabilità dell’esperienza psicologica possano

essere comprese facendo riferimento alle interazioni tra una varietà di fenomeni psicologici inconsci, in

particolare tra le pulsioni e i meccanismi di difesa che l’Io mette in atto per difendersi da esse. Relativamente a

ciò, la teoria psicodinamica è assimilabile alla teoria social-cognitiva.

Rimozione e stile di coping repressivo.

I casi clinici hanno fornito prove rilevanti ma non definitivamente convincenti sull’elaborazione difensiva.

Diversamente dai ricordi comuni, il richiamo di contenuti traumatici che sembravano essere stati rimossi

provoca un’intensa attivazione emotiva. Ma una volta riportati alla coscienza i contenuti traumatici, può essere la

riflessione sul trauma passato ad attivare la risposta emotiva e non il recupero di ciò che si è rimosso.

Freud si è accorto di queste difficoltà interpretative. I rapporti clinici presentano tre difficoltà di interpretazione:

- non è chiaro se i pazienti abbiano superato una resistenza a riconoscere quei contenuti davanti a se stessi

oppure a riconoscerli davanti al terapeuta;

- la difficoltà di distinguere i ricordi veri da quelli falsi;

- (più ovvia) i resoconti sui casi clinici dipendono largamente dall’interpretazione soggettiva del

terapeuta.

Riconoscendo queste difficoltà, gli psicologi, a partire da Jung, hanno cercato prove sperimentali dell’esistenza e

del modo di operare della rimozione e dei meccanismi di difesa. Le prove di laboratorio e le formulazioni

analitiche tradizionali hanno pochi elementi in comune. La psicoanalisi si occupa del recupero di materiale

emotivo di grande significato personale a lungo represso. Gli studi di laboratorio contemplano episodi brevi nei

quali può anche non essere possibile evocare materiale di tale rilevanza.

Prove di laboratorio. 8


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AUTORE

Sara F

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Psicologia della personalità. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: La conoscenza dell’esperienza affettiva di una persona è cruciale per sapere chi sia effettivamente quella persona. Le reazioni emotive rivelano i valori e gli obiettivi di un individuo.
Lo studio dell’esperienza emotiva pone problemi particolari allo psicologo della personalità. Le emozioni sono infatti fenomeni multisfaccettati che devono...ecc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia della personalità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Granieri Antonella.

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