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Psicologia della formazione e dell'orientamento Appunti scolastici Premium

Appunti di Psicologia della formazione e dell'orientamento. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: I quadri ideologici, Centratura sull’individuo, la responsabilità di realizzarsi che gli viene attribuita, la centralità dell’attività professionale nella costruzione identitaria... Vedi di più

Esame di Psicologia della formazione e dell'orientamento docente Prof. C. Cortese

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ESTRATTO DOCUMENTO

Nel campo dell’orientamento scolastico le abilità di approccio al compito richieste riguardano la

capacità di cercare informazioni reinterpretare avvenimenti passati e prevedere quelli futuri.

Le generalizzazioni dell’osservazione di sé designano le valutazioni da parte dell’individuo delle

proprie attitudini e delle proprie prestazioni in un dato campo dove si confronta con altri in

relazione a norme sociali definite.

Nel modello di Krumboltz la vita consiste in una successione di esperienze di apprendimento,

ciascuna delle quali lascia il segno su quella successiva, che porta alla formazione di

generalizzazioni dell’osservazioni di se e di abilità di approccio al compito riguardanti scelte di

orientamento.

Le esperienze passate anche le più remote influenzano profondamente i comportamenti

successivi. Concezione meccanicistica dei fenomeni di proiezione nel futuro. Per interpretare

l’esperienza presente vengono applicare in modo quasi automatico le rappresentazioni

costruite nelle esperienze passate di apprendimento. L’avvenire si può quindi immaginare

solamente come frutto di una lettura del presente alla luce dell’esperienza passata.

Limiti di questo approccio

Il modello di Krumboltz è molto generale: non ci si interroga sui processi di costruzione delle

varie rappresentazioni; è come se l’individuo si impregnasse di stereotipi

ambientali( apprendimento associativo) o inducesse in modo automatico dalle proprie

azioni( app. strumentale). In un modello siffatto atteggiamenti come la ribellione non sono

contemplati, non è ammesso il rifiuto dei valori e dei modi dominanti del proprio ambiente.

Ogni comportamento viene spiegato attraverso la posologia dei rinforzi. Ci sembra che per

spiegare l’intenzionalità dell’essere mano ci sia bisogno di un modello più complesso.

Inoltre lo stesso contesto nel quale il soggetto opera si riduce ad un’accumulazione di fattori

che influenzano lo sviluppo individuale senza chele relazioni tra questi fattori siano

minimamente spiegate.

7.2 PIERRE BOURDIEU: CAMPI ED HABITUS SOCIALI

La teoria dell’habitus e dei campi sociali riprende e sviluppa i lavori di Durkheim e Mauss.

L’idea centrale è che “ esiste una corrispondenza tra le strutture sociali e le strutture mentali,

tra le divisioni oggettive del mondo sociale – in particolare quella tra dominanti e dominati – e

i principi di visione e divisione dei soggetti”

Due sono i concetti chiave della teoria: il campo e l’habitus

Il campo è un’insieme di oggetti sociali con relazioni di gerarchia e di opposizione, che

strutturano la ripartizione tra loro di uno specifico capitale di valore sociale. Alcuni campi

analizzati da Bourdieu sono il campo artistico, accademico, economico, religioso. I campi sono

organizzati in maniera analoga, ma ciascuno ha un peso specifico diverso, che ne determina un

valore diverso e una diversa logica di funzionamento. Educare un individuo significa

immergerlo in una pluralità di campi e tale immersione ha luogo in un punto dato di ciascun

campo. Tale punto di “ immersone” rappresenta per il soggetto il suo punto di vista su quel

campo. Questo punto di vista sul campo elaborato a partire dalle esperienze maturate legate

alla specifica posizione occupata è un elemento costitutivo dell’habitus del soggetto nel campo

considerato

L’habitus è definito come un sistema di schemi di percezione, di pensiero, di valutazione e di

azione.

In un dato campo e in un dato momento questi punti di vista non hanno tutti lo stesso valore:

l’habitus dominante è quello dei gruppi in posizione socialmente dominante. La posizione

sociale in un campo è determinante in quanto determina la natura delle esperienze di

apprendimento e quindi la formazione di specifici schemi di classificazione e di percezione. La

posizione di un soggetto in un dato campo è determinata dal volume e dalla struttura di

capitale posseduta da un individuo.

Esistono tre tipi di capitale: economico, sociale, culturale, dalla cui somma deriva il totale del

capitale posseduto da ciascuno. Chi possiede un capitale consistente, la cui struttura

corrisponde a quella della distribuzione dei tipi di capitale che caratterizza un dato campo, si

trova in posizione privilegiata.

Illusio e hysteresis - L’habitus determina l’interesse dell’individuo per il “gioco” che si svolge

in un dato campo. L’illusio dipende da campo e dalla posizione che vi si occupa: “ogni campo

richiama e mette in atto una forma specifica di interesse, e questo interesse si differenzia a

seconda della posizione occupata nel gioco”.

L’habitus dell’individuo non è immutabile: nella maggior parte dei casi un individuo occupa

posizioni analoghe in campi strutturati in maniera omologa. Tuttavia se la sua posizione in no o

più campi cambia l’individuo può essere indotto a costruire un habitus secondario diverso da

quello primario. A volte a trasformarsi possono essere anche le strutture del campo: secondo

questa teoria infatti ciascun campo è oggetto di una lotta permanente da parte degli attori

sociali che non sono in posizione dominante. Talvolta quindi l’habitus può non essere più

adeguato alle strutture oggettive.

Si verifica allora un effetto hysteresis degli habitus: certi attori continuano per un certo tempo

ad applicare schemi di lettura o di giudizio e comportamenti ormai inadatti.

In generale i dominati trasformano l’habitus più lentamente rispetto a chi nel campo ocupa una

posizione dominante.

Progetti e percorsi - Secondo Bourdieu per comprendere la formazione delle intenzioni di

scelta dei giovani occorre considerare le diverse posizioni nei diversi campi in cui sono inseriti,

poiché esse determinano sistemi strutturati di rappresentazioni e di azioni: le scelte e i progetti

dei giovani in definitiva rimandano alla struttura e al volume del loro capitale globale.

Il campo scolastico - Il campo scuola può essere descritto come uno specchio strutturato che

propone all’adolescente un determinato riflesso di sé, nel quale egli si definisce in un certo

modo, questo specchio strutturato diventa spesso uno specchio strutturante.

In questo campo la principale dimensione che organizza la visione di sé è quella dell’eccellenza

scolastica. Questa dimensione pende forma fin dall’inizio della scolarizzazione. Numerosi studi

hanno segnalato il ruolo essenziale della riuscita o del fallimento scolastico nella costruzione di

una data immagine di sé.

I giovani usciti dalla scuola con un insuccesso spesso si sono costruiti un’immagine di sé come

uomini senza qualità. A scuola un adolescente impara a stabilire il limite superiore delle

posizioni sociali che può sperare di raggiungere. La dimensione dell’eccellenza scolastica non è

l’unica su cui viene organizzato il sistema scolastico. Un sistema scolastico costituisce sempre

un sistema di classificazione delle discipline scolastiche e parallelamente degli individui. La

struttura del sistema scolastico e la posizione occupata non permettono da sole di spiegare la

formazione dei progetti futuri.

Le rappresentazione che gli adolescenti si formano riguardo alle professioni sono condizionate

dalla loro cultura familiare, dal sesso, dalla cultura familiare, dalla posizione attuale nel

sistema scolastico e verosimilmente dalla traiettoria sociale.

CAP 8 LA COSTRUZIONE DELL’IDENTITÀ personali e professionali: una genesi

secondo un ordine immutabile?

8.1. GINZBERG: DALL’IMMAGINARIO AL REALISMO

La principale critica che si può muovere all’ opera di Ginzburg e collaboratori è quella di aver

adottato una metodologia contestabile: per elaborare una teoria generale delle scelte

professionali hanno adoperato una popolazione di ragazzi provenienti da ambienti privilegiati.

Il loro studio resta valido però se lo si considera per quello che è: una descrizione del formarsi

delle future di intenzioni di ragazzi privilegiati.

Ginzburg e collaboratori distinguono riguardo alla loro particolare popolazione tre grandi

periodi: scelte immaginarie, scelte in sperimentazione, scelte realistiche.

Scelte immaginarie - Fino ai 10 -11 anni i giovani sono guidati nelle loro scelte

essenzialmente dalla propria immaginazione. Le loro scelte si fondano semplicemente

sull’attrattiva di alcune attività adulte, senza alcune relazione tra mezzi e fini.

Scelte per sperimentazione - Dagli 11 ai 17 anni i giovani considerano le loro scelte come

tentativi: sono guidati soprattutto dal desiderio di vederci chiaro. Si interrogano sulle proprie

capacità, scelte e valori. Questo periodo si divide in quattro tappe: interessi, capacità, valori,

transizioni.

Gli interessi L’unico criterio adottato dall’adolescente in questa fase è quello che gli interessa in

un dato momento

Le capacità A partire dai 13/ 14 anni gli adolescenti prendono in considerazione un nuovo

criterio: ciò che sanno fare.

I valori A partire dai 15/16 anni i giovani cominciano a prendere n considerazione una

molteplicità di fattori: ciò che sanno fare, ciò che la situazione gli permetterà di fare, ciò che

devono attendersi dalle rispettive carriere. Cominciano a considerare l’attività professionale

come un qualcosa che può permettere al soggetto di realizzarsi.

La transizione Il passaggio all’università consentirà al giovani di fare le esperienze necessarie

per la giusta scelta Scelte realistiche Il periodo delle scelte realistiche è quello degli studi

superiori. Comprende tre fasi: esplorazione, cristallizzazione, specificazione.

Esplorazione: momento di ricerca attiva delle informazioni

Cristallizzazione: IV anno di università – lo studente è ormai cosciente delle sue inclinazioni ed

è in grado di gerarchizzare la molteplicità di fattori che possono influenzare la sua scelta

professionale

Specificazione: scelta professionale. Due sono i criteri per vedere se il soggetto si trova in

questa fase: volontà di specializzarsi, confinandosi in un campo ristretto;capacità di non

allontanarsi dal proprio progetto di carriera.

Ginzburg: interazione tra maturazione e contesti

Il modello su cui si fondano le ricerche della Ginzburg è essenzialmente biologico: l’idea di base

è che i processi che portano alla scelta di una professione siano il risultato di una maturazione.

Tuttavia i ricercatori sono portati a porre in evidenza il ruolo del contesto sociale in cui ha

luogo non tanto una maturazione biologica quanto una storia personale.

In sostanza quello che l’opera della Ginzburg descrive è il prodotto delle interazioni tra la

maturazione personale e le esperienze così come vengono determinate da una data cultura,

rispetto ai membri di un dato gruppo sociale.

8.2 BERNARDETTE DUMORA: RIFLESSIONE COMPARATIVA, PROBABILISTICA, IMPLICATIVA

I lavori della Dumora possono essere considerati la continuazione dei lavori della Ginzburg,

l’evoluzione delle costruzioni delle aspettative riguardo al proprio futuro dei ragazzi tra gli 11 e

i 16 anni, anche se il campione da lei studiato è composto da ragazzi e ragazze provenienti da

vari ambienti sociali.

Dumora evidenzia due processi fondamentali che definì rispettivamente riflessione comparativa

e riflessione probabilistica ; la loro articolazione è definita riflessione implicativa.

Riflessione Comparativa - La riflessione comparativa designa una messa in relazione di

elementi descrittivi del sé e delle professioni. Si osservano 4 tappe nella costruzione di questi

schemi di comparazione:

a. collegamento tautologico tra sé e una data professione: l’adolescente non sogna una

professione quanto piuttosto chi l’esercita

b. proiezione metaforica : il giovane vuole “essere come” non fa distinzione tra le proprie

caratteristiche e quelle del professionista.

c. proiezione metonimica: riferimento con un soggetto appartenente ala propria cerchia, ma si

cominciano a fare comparazioni tra le proprie qualità e quelle del soggetto di riferimento.

d. comparazioni ponderate: non si prende più come riferimento un soggetto ma categorie

astratte che diventano esse stesse oggetto di valutazione.

Riflessione probabilistica - Il secondo processo di Dumora è legato all’esperienza scolastica

dell’adolescente, consiste in un calcolo soggettivo con cui il soggetto prende la misura dello

spazio tra le cose possibili e quelle probabili. La sua costruzione attraversa tre tappe: la

predizione, le congetture, l’elaborazione di scenari

La predizione costituisce una certezza magica. I pre-adolescenti sono sicuri che si tratta di

volere una cosa per poterla avere. Il metro di misura non è quello della probabilità di

realizzazione bensì quello della desiderabilità.

Le congetture consistono in una valutazione dell’incertezza circa la riuscita scolastica presente

o futura. Il livello di riuscita richiesto dalle diverse formazioni è messo a confronto con la

riuscita attuale.

L’elaborazione di scenari consiste nell’articolare l’attuale riuscita scolastica, i consigli ricevuti

con le rappresentazioni delle esigenze delle varie professioni.

La riflessione implicativa - La riflessione implicativa mette in relazione i mezzi scolastici e i

fini professionali e si traduce in analisi diverse da un soggetto all’altro. Dumora identifica due

tipi fondamentali di argomentazioni a seconda che la relazione tra la messa in relazione si basi

su una consonanza o dissonanza tra le conclusioni della riflessione comparativa e quelle della

riflessione probabilistica: traiettoria lineare, traiettoria di rottura.

Traiettorie lineari - Si possono individuare tre tipi di racconto dove il desiderabile e il probabile

coincidono. Racconti di ragazzi bravi e meno bravi Racconti di ragazzi in difficoltà, si

concentrano sul polo motivazionale pragmatismo logica dell’illusione

Traiettorie di rottura - Dissonanza tra le conclusioni della riflessione probabilistica e quella

comparativa.

Aspettativa = i soggetti rimangono immobilizzati in un’attesa inquieta

Logica della razionalizzazione = le scelte precedenti vengono modificate e presentate come

sogni e brancolamenti

Logica ella rassegnazione = produzione di una successione di scelte sempre meno

valorizzate.

Dumora dimostra che la scuola porta l’allievo a costruire una riflessione probabilistica

determinata: a scuola il giovane impara ciò che gli è consentito sperare.

La riflessione comparativa fa riferimento invece al complesso delle esperienze sociali vissute

dal giovane.

8.3. ERIK ERIKSON: IDENTITÀ E CRISI

Secondo Erikson (psicoanalista) il comportamento non trova spiegazione solo in

rappresentazioni o atteggiamenti coscienti ma anche in un complesso di disposizioni,

rappresentazioni e stati affettivi inconsci. Il concetto chiave della teoria di E. è quello di

identità. Le qualità fondamentali costitutive dell’identità sono il prodotto della risoluzione di

conflitti tipici di una determinata età: si tratta di rappresentazioni che strutturano l’identità

dell’individuo.

Sentimento di fiducia o di non fiducia (stadio orale)

Interazione del bambino con la madre determina o un sentimento di fiducia o, in caso di esito

negativo, un sentimento di diffidenza. L’aforisma riconducibile a questo periodo è: Io sono la

speranza che ho e che do.

Autonomia o vergogna (stadio anale)

In questo stadio dominano le soddisfazioni anali: ciò che è in gioco è la capacità del bambino di

rappresentarsi come un soggetto dotato di volontà autonoma.

Al sentimento di autonomia si oppone quello del dubbio e della vergogna che può derivare

dalla sensazione di sentirsi prematuramente abbandonato. L’aforisma di questo periodo è : Io

sono ciò che posso liberamente volere.

Iniziativa o senso di colpa ( stadio fallico)

In questa fase il bambino vie in maniera penetrante il mondo che lo circonda: cammina, parla,

esplora l’ignoto con curiosità. Questa fase è legata a sentimenti d’onnipotenza, il bambino

associa il fallo a sentimenti di grandezza.

Questa tappa è seguita da un periodo di latenza: il bambino scopre il tabù dell’incesto e scopre

che il reale e il desiderabile possono non coincidere. In questa fase il ruolo degli adulti è

fondamentale. Se l’influenza degli adulti è positiva il bambino costruisce il seguente sentimento

d’identità : io sono quello che mi immagino che sarò; se l’influenza è negativa potranno

manifestarsi conseguenze patologiche.

Industriosità o inferiorità ( latenza)

La fase della latenza corrisponde all’età scolare. Se questo periodo risulta positivo il bambino si

forma un’immagine di sé come essere competente; in caso di esito negativo il bambino può

sviluppare l’impressione che non sarà mai niente di buono.

Identità o confusione ( adolescenza)

Nel periodo dell’adolescenza l’individuo è alla ricerca di un’identità fondata su un’insieme

unificato di valori.

In questo periodo può esserci un’integrazione dei sentimenti di identità costruiti in precedenza;

il pericolo di questo periodo è la confusione di identità

Intimità o isolamento ( giovane adulto)

Una volta acquisita una certa identità il giovane adulto può stabilire relazioni di intimità e di

affiliazione con gli altri. Il rischio di questo periodo è l’isolamento, cioè l’incapacità di

impegnarsi in relazioni intime.

Generazione o stagnazione (adulto maturo)

L’età della generazione è caratterizzata dall’interesse per tutto ciò che è creato (una

primogenitura, un prodotto, un’idea). La virtù tipica di questa età è la cura. L’assenza di una

tale attenzione si traduce in una stagnazione.

Integrità o disperazione ( adulto anziano)

In questo periodo l’individuo si pone il senso della propria esistenza. L’integrità indica la

percezione della propria vita come dotata di un senso. In assenza di ciò si cade nella

disperazione, con la consapevolezza che ormai manca il tempo per iniziare una nuova vita.

Identificazioni, rappresentazioni immaginarie e scelte professionali

Nelle analisi di Erikson le preferenze professionali e la scelta di un lavoro sono elementi

fondanti della “costruzione di sé”: esse assumono significato in rapporto ai sentimenti

d’identità costituiti attraverso varie interazioni in determinati momenti dello sviluppo.

Per E. l’essere umano è essenzialmente “anticipazione di sé”, tutte le qualità dell’Io enunciate

da Erikson possono essere racchiuse nella formula: “ Io sono quello che sarò”

La condotta dell’ individuo è orientata da sentimenti identitari costruitisi in occasione delle

esperienze di sviluppo e delle interazioni attuali.

L’adolescenza è il periodo in cui vecchie identificazioni vengono convertite in identità.

L’enunciazione della scelta di una professione può essere per molti adolescenti un modo per

darsi dei punti di riferimento ed evitare la confusione identitaria.

La rappresentazione che l’individuo si fa della relazione che lo lega alla sua professione non

sempre è accessibile alla coscienza.

Accanto alla rappresentazione analitica ( descrizione del proprio mestiere) e alla

rappresentazione sociale ( valutazione del prestigio, del grado di mascolinità/ femminilità del

proprio mestiere) esiste la rappresentazione intima che non è pienamente cosciente e

rappresenta l’investimento immaginario di sé nella professione, ciò che l’individuo si attende

intimamente.

8.4. LINDA GOTTFREDSON: LA MAPPA COGNITIVA DELLE PROFESSIONI, LA CIRCOSCRIZIONE

E IL COMPROMESSO

Il postulato fondamentale della teoria di Gottfredson è che le preferenze professionali e le

scelte di carriera costituiscono un tentativo di realizzare un sé sociale e solo in modo

secondario un sé psicologico. L’elemento determinante quindi è la rappresentazione sociale

delle professioni.

Attraverso un unico processo il giovane costruisce le dimensioni del concetto di sé relative alla

scelta professionale e la mappa cognitiva delle professioni che viene organizzata secondo due

delle dimensioni fondamentali di questo stesso concetto di sé.

Questa duplice genesi si compone di quattro tappe:

1) Orientamento verso la statura e la forza ( 3 – 5 anni)

I bambini cominciano a classificare la gente in modi semplici: grande/piccolo, forte/debole;

percepiscono le professioni come ruoli adulti, esprimono preferenze sessualmente

caratterizzate.

2) Orientamento verso i ruoli sessuali ( 6 – 8 anni)

Il bambino prende nettamente coscienza dei ruoli sociali del sesso; i bambini di questa età

spesso considerano l’adesione al proprio ruolo sessuale un imperativo morale.

3) Orientamento verso la valutazione sociale ( 9 – 13 anni)

Il bambino comincia a tener conto, nella valutazione dei mestieri, del loro status sociale e

prestigio. Attorno ai 13 anni gli adolescenti valutano le professioni secondo la stessa scala di

prestigio dell’adulto.

A questo punto gli adolescenti correlano mentalmente la dimensione del prestigio con quella

formatasi nella fase precedente della mascolinità/ femminilità: costruiscono così una mappa

cognitiva delle professioni.

Secondo la Gottfredson in questa mappa l’ascissa è la dimensione mascolinità / femminilità,

mentre sull’ordinata si colloca la dimensione del prestigio.

Orientandosi su questa mappa gli individui si determinano:

La circoscrizione significa determinare un territorio su questa mappa tenendo conto delle 2

dimensioni. Una volta definito il limite delle professioni sessualmente accettabili egli deve

passare a valutare il prestigio. In questa valutazione 2 sono i fattori essenziali: la sua origine

sociale e la sua riuscita scolastica.

Entrambi questi due fattori fanno innalzare il livello di ambizione dei progetti professionali, pur

operando in modo diverso.

L’origine sociale innalza il limite del livello tollerabile, la soglia al di sotto della quale alcune

professioni non vengono prese in considerazione; la riuscita scolastica invece innalza il livello di

prestigio delle professioni considerabili.

L’orientamento verso il sé unico ( dai 14 anni in poi)

A partire dai 14 anni l’adolescente considera le caratteristiche più personali del proprio

concetto di sé: gli interessi, le capacità, i valori. Le prende in considerazione tuttavia soltanto

entro i confini già definiti, limitando il suo terreno d’esplorazione al territorio circoscritto in

precedenza sulla mappa cognitiva.

Il compromesso - è il processo con il quale gli individui rinunciano alle aspirazioni

professionali che preferiscono, quando non trovano o non pensano di trovare opportunità

professionali. Il compromesso può essere anticipato ( limitazione delle speranze) o fondato

sull’esperienza( incontro di un ostacolo)

Il compromesso si basa, fondamentalmente, non sull’effettiva accessibilità delle professioni,

bensì su quella percepita dagli individui. Ma l’informazione di cui dispongono gli individui

raramente è corretta e completa: essi infatti cercano informazioni selettivamente, soltanto in

merito alle professioni che giudicano a loro adatte.

Nella formulazione iniziale ( 1981) la teoria postulava che il processo di compromesso

assumesse la medesima forma in tutti i soggetti: il compromesso mira a proteggere gli aspetti

più antichi del concetto di sé. Nella versione del 1996 la G. ha sfumato la concezione di

un’unica forma di compromesso.

L’interesse principale del modello è sottolineare il ruolo delle rappresentazioni sociali delle

professioni nella formazione delle scelte e delle preferenze professionali. La proposizione

basilare di questa teoria è discutibile:tutti gli individui condividono una stessa rappresentazione

delle professioni dipendente da 2 dimensioni( sesso e prestigio).

Numerose ricerche effettuate in Francia hanno dimostrato che sebbene tutte le mappe

cognitive dei liceali sembrano costruirsi secondo le 2 dimensioni del sesso e del prestigio, la

loro strutturazione può cambiare. In particolare si è osservato che gli individui strutturano le

loro mappe in modo da formarsi una rappresentazione fondamentalmente positiva delle

professioni cui appaiono destinati vista la loro posizione nel sistema scolastico.

Utilizzando il modello della G. questa diversa strutturazione delle mappe potrebbe essere letta

come un compromesso anticipato che non consiste in una modificazione delle frontiere del

territorio delimitato su una mappa ma appunto in una trasformazione della sua strutturazione.

I processi di costruzione delle mappe cognitive, di circoscrizione e di compromesso sembrano

essere più complicati di quanto supposto dalla Gottfredson.

Scelte obbligate possono determinare modificazioni della percezione della struttura

professionale e probabilmente modificazioni del concetto del sé.

8.5 DONALD SUPER: LA CARRIERA nello spazio e nel corso della vita.

Il modello di Super non ha intenti propriamente esplicativi: il suo obiettivo è definire i principi

per interventi efficaci di aiuto all’orientamento.

I sei ruoli sociali dello spazio di vita

Lo spazio di vita corrisponde a sei grandi ruoli sociali: bambino, studente, uomo/donna nel

tempo libero, lavoratore, cittadino, padre/madre di famiglia.

Questi ruoli non sono specifici di un certo periodo della vita; ogni età al contrario tende a

caratterizzarsi per un peso più o meno grande attribuito a ciascun ruolo.

Ciò mira ad esprimere la nozione di “struttura di vita”: per un dato individuo in ogni momento

della propria esistenza, certi ruoli sono centrali mentre altri sono marginali; questi diversi ruoli

interagiscono e possono tanto rafforzarsi l’un l’altro, quanto essere neutri oppure in

opposizione.

Le strutture di vita non sono immutabili: il corso della vita consiste nel modificare – nei periodi

di transizione – gli equilibri tra i diversi ruoli

Per la maggioranza degli adulti l’attività professionale costituisce un elemento fondante

dell’organizzazione della personalità. Tuttavia non è così per tutti: talvolta sono centrali altri

ruoli.

Per ciascun individuo l’importanza di questo o quel ruolo dipende:

1) dalle tradizioni sociali

2) dall’offerta di lavoro in un dato momento

3) dalle preferenze e dalle capacità.

Le cinque tappe del ciclo di vita e le transizioni

Lo sviluppo è descritto come una serie di tappe corrispondenti all’eta e ad ognuna di queste

tappe corrispondono specifici compiti di sviluppo

1) crescita (infanzia) Interrogarsi sul proprio avvenire, aumentare il controllo sulla propria

vita, convincersi dell’importanza del successo scolastico e professionale, acquisire buoni

atteggiamenti e abitudini di lavoro.

2) esplorazione ( adolescenza) Cristallizzazione, specificazione e realizzazione di una scelta

professionale

3) stabilizzazione ( giovane adulto) stabilizzarsi in una posizione professionale consolidarla

e avanzare al suo interno.

4) mantenimento ( adulto) decidere di restare nell’attuale mestiere o cambiare professione

5) declino ( vecchiaia) decelera, pianifica la pensione, definisce le varie attività che saranno

al centro della sua esistenza.

Queste tappe del corso di vita costituiscono il maxi-ciclo. I processi che le caratterizzano si

ritrovano all’opera sia al momento delle transizioni da una tappa all’altra sia ogniqualvolta la

carriera di un individuo viene colpita da avvenimenti personali, professionali, sociali: si parla

allora di mini-cicli, che comprendono fasi di declino, di crescita, di esplorazione e di

stabilizzazione.

Identità vocazionale e concetti di sé

Super concepisce la scelta professionale secondo la modalità dell’abbinamento “ individui –

professioni”.

Gli individui sono diversi per attitudini, personalità bisogni, interessi e concetti di sé e, tenuto

conto delle loro caratteristiche, sono più o meno in grado di esercitare una professione

piuttosto che un’altra. Il legame individuo – professione, tuttavia, non è troppo rigido: ciascun

individuo può esercitare professioni relativamente diverse e ogni professione può essere

esercitata da individui sensibilmente diversi.

Un individuo sarà tanto più soddisfatto della sua esistenza quanto più può realizzare le sue

capacità, valori e bisogni.

La scelta professionale può essere descritta come un processo teso ad accrescere, lungo tutta

la vita professionale, l’adeguamento tra il sé e il proprio ambiente.

L’identità vocazionale rinvia al sé considerato come “oggetto” per gli altri, a quello che la

psicologia differenziale definisce come personalità. Questa identità comprende tratti ( capacità,

interessi, valori) adatti all’esercizio di una professione, come possono essere valutati n base a

test.

I concetti di sé invece costituiscono la prospettiva soggettiva di un individuo su se stesso; I

concetti di sé professionale rinviano ai significati privati che un determinato valore.

La maturità vocazionale

Per Super la questione della congruenza soggettiva tra gli obiettivi dell’individuo e le sue

effettive possibilità è importante quanto quella dell’adeguamento tra i suoi tratti personali e le

professioni.

E’ bene tenere distinte la congruenza soggettiva tra l’individuo e l’ambiente ( come egli se la

rappresenta) e la congruenza oggettiva ( come la misurano i test).

Quando la rappresentazione soggettiva che l’individuo si fa del proprio ambiente si avvicina a

una descrizione oggettiva si parlerà di realismo, mentre quando la visione soggettiva di sé si

avvicina ai risultati dei test si parlerà di esattezza della valutazione di sé.

Si può dunque aiutare un individuo a progredire nella carriera professionale sia favorendo la

maturazione delle sue abilità, dei suoi interessi, delle sue risorse di adeguamento, sia

contribuendo a sottoporre i concetti di sé alla prova della realtà e a svilupparli.

Maturità di carriera: capacità di un individuo di affrontare in un certo momento le esigenze

dell’ambiente in cui si trova e contemporaneamente le sue esigenze personali.

La maturità di carriera è quindi un costrutto psicosociale: da un punto di vista sociale può

essere definito attraverso la comparazione tra i compiti di sviluppo che l’individuo effettua e

quelli che ci si attende da lui, tenuto conto della sua età; da un punto di vista psicologico può

essere definita in maniera operativa attraverso la comparazione delle risorse cognitive e

affettive di un individuo con quelle necessarie allo svolgimento dei suoi compiti.

CAP 9 CONTESTI E TRANSIZIONI

A partire dagli anni 80 numerosi approcci si sono concentrati sullo studio dei contesti, delle

interazioni e delle transizioni. L’idea fondamentale di questi approcci è che le traiettorie

individuali siano poco prevedibili: esse dipendono dalle interazioni che gli individui sviluppano

nei contesti che frequentano.

9.1 BILL LAW: LE INTERAZIONI COMUNITARIE

L’idea fondamentale di Law è che per capire la genesi delle intenzioni future negli adolescenti

occorre concentrarsi sulle loro interazioni personali nelle rispettive comunità d’appartenenza.

Gli scambi tra l’individuo e il suo ambiente svolgono un ruolo decisivo: tali scambi consistono,

da un lato, in una molteplicità di transazioni interpersonali di tipo locale e in dall’altro,in

interazioni tra i gruppi di cui l’individuo è membro.

Fonti e modalità d’influenza della comunità

Le interazioni esercitano la loro influenza sulla condotta degli individui tramite la mediazione di

significati costruiti in comune. Le interazioni personali determinano il significato tanto del

concetto di sé quanto delle opportunità socialmente definite.

La comunità media e modifica le influenze strutturali sugli individui ed inoltre esercita una

propria influenza.

Si possono distinguere cinque modalità d’influenza comunitaria:

1. le aspettative: trasmesse attraverso i valori familiari e il gruppo dei pari

2. le retroazioni: messaggi ricevuti dall’individuo rispetto alla propria adeguatezza a questo o

a quel ruolo

3. il sostegno dell’entourage

4. la modellatura: una comunità offre la possibilità d’incontrare un insieme di modelli in

carne ed ossa con i quali ciascun giovane può eventualmente identificarsi

5. l’informazione:è condizionata dalla comunità di appartenenza

Sei fonti d’influenza giocano un ruolo fondamentale per i giovani: i genitori, la famiglia estesa,

le relazioni di vicinato, i gruppi di pari, il gruppo etnico, gli insegnanti.

Interazioni comunitarie e rappresentazioni comuni

In occasione delle varie interazioni con i membri delle diverse fonti comunitarie l’individuo si

costruisce delle rappresentazioni di sé e della situazione continuamente mutevoli.

La situazione sociale dell’individuo è prima di tutto una rappresentazione sociale:

rappresentazione della sua situazione che l’individuo si costruisce in occasione delle sue

interazioni e che costituisce l’elemento decisivo della sua condotta. Il sé non è un’ insieme di

statica di dichiarazioni su di sé effettuate a seguito di introspezioni ma un sentimento mutevole

che la persona ricava in gran parte dalle retroazioni degli altri. Di conseguenza ciò che la

persona dice su di sé varia in funzione del momento e delle interazioni in cui è impegnata. Le

teorie di Law sembrano richiamarsi ai principi dell’interazionismo simbolico di Mead e Dehier.

Secondo questa teoria gli oggetti sono sottoposti ad un continuo processo di interpretazione

che determina la maniera in cui gli attori sociali vi si ci riferiscono. Pertanto è essenziale

studiare gli attori nel loro ambiente naturale: è questo l’unico modo per capire come si

costruiscono l’interpretazione della loro situazione e delle loro azioni.

Una concezione alternativa della consulenza d’orientamento

Le analisi di Law sfociano in una concezione della pratica di orientamento relativamente

diversa dal modello dominante. Secondo Law non si tratta tanto di portare l’individuo a

sviluppare un’immagine stabile e chiara di sé, che corrisponda a professioni a cui potrebbe

accedere, quanto piuttosto di aiutarlo ad

1. abituarsi a far fronte all’ambiguità e alla difficoltà di prevedere il futuro,

2. avere più di un possibile sé di riserva

3. avere la flessibilità di abbandonare una prospettiva senza via di uscita a vantaggio di

un’altra

4. avere il senso di sé in un mondo popolato da messaggi contraddittori.

In questa prospettiva l’individuo meglio attrezzato è quello che ha elaborato diverse immagini

di possibili sé, articolandoli tra loro, ovvero concependoli come modi diversi di essere sé

stesso. Il consulente di orientamento per raggiungere tale obiettivo stimola l’individuo a

impegnarsi in nuove interazioni: il senso di sé, infatti, può svilupparsi sia attraverso azioni

collettive che attraverso l’interazione con nuovi interlocutori.

9.2 VONDRACEK, LERNER, SCHULENBERG: IL BUON ADATTAMENTO DELLE RELAZIONI

INDIVIDUI – CONTESTI

L’obiettivo di questi 3 è di spiegare lo sviluppo delle carriere personali e professionali.

Il loro modello poggia su due concetti fondamentali: l’intreccio strutturale dei contesti e

l’interazione dinamica.

L’intreccio strutturale presuppone che il contesto formi una struttura di contesti, per cui i

diversi livelli di contesto risultano interconnessi. In ogni momento variabili e processi di ciascun

livello possono contribuire al funzionamento dell’essere umano.

L’interazione dinamica dei contesti è tale che quel che accade ad un livello può essere

contemporaneamente il prodotto e il produttore del funzionamento e dei cambiamenti ad un

altro livello. Quel che conta non sono gli elementi in quanto tali ma le loro relazioni. Non si può

dunque spiegare la genesi della carriera di un individuo limitandosi al suo sviluppo cognitivo,

allo status sociale, o alle trasformazioni socioeconomiche: ciascuno di questi livelli trova il

proprio senso soltanto in funzione delle relazioni che intrattiene con gli altri.

I contesti

Vondracek e coll. riprendono i concetti della teoria dello sviluppo umano di Bronfebrenner

secondo il quale si possono distinguere quattro livelli di contesti: il microsistema, il

mesositema, l’ecosistema, il macrosistema.

Microsistemi

Sono quelli in cui l’individuo interagisce( famiglia, scuola, fabbrica) Gli elementi principali di un

microsistema sono le attività i ruoli le relazioni interpersonali. Ad essi si aggiungono le

condizioni fisiche, materiali e strutturali dell’ambiente che caratterizzano il microsistema Le

relazioni interpersonali si riferiscono a tutte le interazioni tra individui. Le più importanti sono

le diadi. I ruoli costituiscono costituiscono insiemi di attività e relazioni che ci si aspetta da

parte di una persona che occupa una particolare posizione all’interno della società. Per

comprendere i progetti d’avvenire di un individuo occorre interessarsi ai diversi microsistemi a

cui egli partecipa. Tra questi i più importanti sono la scuola e la famiglia.

Famiglia e scuola gruppo dei pari, i lavoretti

La famiglia è fondamentale perché la trasmissione di caratteristiche geneticamente

determinate può influenzare le intenzioni future. Inoltre le attività che il bambino e poi

l’adolescente effettua in seno alla famiglia hanno implicazioni nelle sue scelte di carriera.

Nelle formazione delle intenzioni future è importante l’appoggio fornito dai genitori che può

assumere una forma finanziaria ma anche di incoraggiamento. I genitori sono anche i primi

modelli dei figli, tanto in termini di ruoli professionali quanto di ruoli sessuali.

La formazione delle intenzioni future è influenzate dalle caratteristiche strutturali materiali e

fisiche dell’ambiente familiare.

La scuola costituisce un secondo importante microsistema nella costruzione di sé e nella

definizione di progetti futuri. A scuola si sperimenta la competizione, si scopre l’importanza

delle capacità, si familiarizza con i rapporti di potere. Anche i gruppi dei pari hanno un ruolo

importante anche se difficile da delineare: possono proporre concezioni del mondo più o meno

concordanti con quelle della famiglia. I lavoretti danno l’occasione di scoprire il ruolo di

lavoratore e di trovare o costruire interessi e competenze professionali.

I mesosistemi

Un mesosistema è un’insieme d’interrelazioni tra due o più situazioni ambientali delle quali la

persona in via di sviluppo partecipa attivamente.

Le interrelazioni tra ambienti possono assumere varie forme. La più comune è la

partecipazione multi ambiente. Questa partecipazione di tipo sequenziale implica per l’individuo

delle transizioni di ruoli( madre, lavoratrice).

Un’altra forma di interrelazione mesosistemica è il collegamento indiretto: due o più individui

pur non partecipando attivamente ai due ambienti sono collegati ad essi attraverso un terzo

individuo che vi partecipa attivamente( genitore – figlio- professore).

La nozione di mesosistema mira a sottolineare l’importanza delle relazioni tra sistemi.

Gli esosistemi

L’esosistema designa situazioni ambientali a cui la persona che cresce non partecipa

attivamente ma nelle quali si verificano eventi che influiscono sulla situazione ambientale di cui

la persona in questione fa parte. Tra gli esosistemi che esercitano un’influenza sulla formazione

delle intenzioni future, si possono citare: certe decisioni amministrative, esperienza scolastica

di una persona più vecchia, le caratteristiche del luogo di lavoro dei genitori.

Il macrosistema

Il macrosistema fa riferimento ai contesti economico sociali e tecnico che determinano certe

opportunità professionali e dall’altra designa l’insieme dei quadri ideologici che assicurano la

consistenza di una cultura e di una società.

Dinamica dei sistemi

Ciascun sistema delimita il ventaglio dei cambiamenti possibili. Nessun sistema è mai

completamente vincolato e può essere riorganizzato anche in una fase avanzata del proprio

sviluppo; la plasticità tuttavia è maggiore agli inizi della vita, quando esiste un potenziale

d’intervento più grande.

Il buon adattamento reciproco dell’individuo e dei suoi contesti (goodness of fit)

L’individuo interagisce con i suoi mutevoli contesti ma non in maniera prestabilita e sempre

identica.

Perciò per comprendere le azioni dell’individuo occorre considerare tre fattori: i suoi attributi

personali, i tratti di una frazione del contesto attualmente rilevanti per lui, la relazione tra

questi attributi individuali e questi tratti contestuali.

L’ambiente è fonte di aspettative e di esigenze. Queste sono di 3 tipi: atteggiamenti, valori e

aspettative degli altri; esigenze imposte dal comportamento degli altri quando si interagisce

con essi; caratteristiche fisiche dei contesti. Queste esigenze ambientali richiedono che

l’individuo per potervisi impegnare in interazioni soddisfacenti possieda o sviluppi determinati

attributi. Simili aggiustamenti adattativi si verificano quando gli individui possiedono o

sviluppano caratteristiche personali in armonia con le esigenze specifiche dei contesti in cui si

trovano. Si può allora parlare di buon adattamento reciproco (goodness of fit)

CAP. 10 – CONCLUSIONE

PARTE IV – LE PRATICHE DI AIUTO ALL’ORIENTAMENTO

Colloquio di orientamento, bilanci di orientamento (di competenze, certificazioni di esperienze),

metodi di aiuto e informatici, efficacia delle pratiche illustrate.

CAP. 11 – IL COLLOQUIO DI ORIENTAMENTO

Costituisce lo strumento principale dell’aiuto all’orientamento. Tre diversi concetti stanno alla

base dei colloqui di orientamento:

il primo rinvia alla ricerca dell’abbinamento tra attributi stabili e richieste del mestiere, in

-

questo caso il colloquio è direttivo;

il secondo si pone l’obiettivo di aiutare il soggetto sia nei suoi sviluppi personali che

-

professionali nelle “transizioni” della sua vita, questo colloquio mira alla scoperta di sé, può

essere percepito anche come un metodo di costruzione dell’io. “competenze”, “sviluppo della

carriera” e “coping” sono le nozioni chiave

Il terzo definisce la consulenza di orientamento, la terapia centrata sul cliente di Carl Rogers,

-

1951. il consulente è uno “specchio” nel quale il cliente può vedersi così com’è. I concetti

chiave sono: il sé (self), l’empatia e la ristrutturazione del sé. Alexandre Lhotellier, 2000, parla

di un procedimento che mira alla creazione di una relazione dialogica, costruzione metodica e

pluralista del senso di una situazione problematica e all’elaborazione di una decisione

fondatrice di un’azione sensata, autonomizzante.

La neutralità del consulente è oggi rimessa in discussione, egli è molto di più di un semplice

specchio: è uno specchio strutturato che induce senza farlo notare. Le restituzioni sono sempre

portatrici di una certa direttività.

11.1. RICHIESTA DI COLLOQUIO da parte dei giovani e ruolo del consulente

Sembra che gli allievi si pongano il problema della scelta prof.le nel seguente modo:”tenuto

conto delle mie condizioni (scolastiche) qual è la migliore strategia vincente per me?” la

domanda sottesa sembra essere “a che gioco conviene giocare?”. Questa domanda fa

riferimento alle “forme identitarie” in cui il giovane potrebbe strutturarsi e all’articolazione di

queste diverse forma in una società relativamente giusta. Josette Zarka ha analizzato circa 50

colloqui di orientamento ed ha distinti tre diversi: “motivo”, “domanda” e “richiesta di aiuto”.

Coloro che si collocano in una situazione di aspettativa o di rassegnazione probabilmente

formulano domande ambigue che mescolano problemi di strategia scolastica ad un altro

problema fondamentale: devono o no abbandonare determinate forme identitarie scolastiche e

prof.li cui pensavano di modellarsi? Si possono immaginare 3 soluzioni possibili: l’ingresso in

una logica di razionalizzazione, il mantenimento dello status quo, la scoperta di forme di

identità prof.le che non immaginavano. (es. Gontran chiede brevi corsi per geologo e accetta la

formazione per capo cantiere). Mentre i soggetti impegnati in una logica di razionalizzazione o

di illusione probabilmente si aspettano unicamente consigli che li confermino nelle loro scelte.

11.2. METODOLOGIE DEL COLLOQUIO DI ORIENTAMENTO

Possono essere basate su due grandi categorie:

Sul sé – approccio esistenziale - “chi sono veramente e chi vorrei essere?”

Sulla “scelta” di studi e di carriera – approcci vocazionali – “cosa mi conviene fare?”

Ma non si possono trattare problemi esistenziali senza affrontare anche i vocazionali, la

distinzione è più di forma che di sostanza.

I concetti di Carl Rogers – rinvia a un modello del soggetto concepito come un “sé” (self).

Questa

concezione si riassume in 19 proposizioni (Rogers, 1951) di cui 6 fondamentali per i colloqui di

l’orientamento. Per Rogers l’inadattabilità e il malessere psicologico hanno origine

nell’inadeguatezza (incongruence) tra la struttura del sé e alcune esperienze dell’individuo che

si trova vittima di un circolo vizioso. La struttura del sé si irrigidisce quanto più le esperienze

“incongrue” si moltiplicano ed egli è sempre meno in grado di simbolizzarle facendo così

aumentare il malessere stesso. Il colloquio di orientamento è un luogo privilegiato per spezzare

questo cerchio: si tratta di una pratica di rimodellamento dove un altro sé si pone dal punto di

viste del sé del soggetto. Il soggetto prende così coscienza di certi aspetti del “proprio mondo”

che , da solo, non può cogliere e può, di conseguenza, ristrutturare il suo sé per renderlo

“congruo” con il “suo mondo”, così come lo ha appena scoperto attraverso la mediazione del

consulente. A questo scopo il consulente adotta un atteggiamento che si rifà ai seguenti

principi:

• Impegno autentico e sincero nella sua relazione con il soggetto

• Sguardo incondizionatamente positivo, cioè assenza totale di giudizio e rispetto assoluto per

il soggetto

• Comprensione empatica dell’altro

Questi aspetti costituiscono il cuore stesso del colloquio di orientamento, è un colloquio NON

direttivo che mira a raggiungere il quadro di riferimento interno del soggetto.

Il metodo dei costrutti personali di Georges Kelly

I comportamenti di un individuo sono psicologicamente determinati dal modo in cui egli

anticipa gli avvenimenti. Kelly deduce 11 corollari dal suo postulato principale: costruzione,

individualità, organizzazione, dicotomia, scelta, estensione, esperienza, modulazione,

frammentazione, comunità e sociale. L’intenzione “terapeutica” di Kelly è identica a quella di

Rogers: si tratta di permettere alla persona di cogliere al meglio l’insieme della propria

esperienza modificando il proprio sistema di costrutti, in particolare arricchendolo e

diversificandolo. Il colloquio ha l’obiettivo di consentire al soggetto di intravedere nuovi

costrutti svolgendo ruoli diversi, si parte con il circoscrivere gli elementi che serviranno a

produrre i costrutti (ruoli sociali e familiare), ogni elemento viene segnato su un foglio e si

chiede al soggetto di sceglierne tre a caso e di indicare l’elemento che lo differisce dagli altri

due (dimensione bipolare). Questi costrutti fanno riferimento alla vita del soggetto. Il passo

seguente ha l’obiettivo di condurre il soggetto a scoprire la vicinanza dei propri costrutti e il

modo in cui si organizzano nel suo spirito (gerarchizzare i costrutti, ad albero, su una griglia –

tipo analisi fattoriale).

Il supporto alla definizione (e al raggiungimento) degli obiettivi di G. Egan

Il modello del supporto alla definizione è uno dei più diffusi. Per Egan la finalità della relazione

di colloquio consiste nell’aiutare il soggetto a identificare i propri obiettivi ed a stimolarlo

affinché si impegni a raggiungerli. Il colloquio inizia con la sottoscrizione di un contratto tra

consulente e individuo che specifichi modalità, impegni reciproci, responsabilità di entrambe le

parti. La relazione di colloquio propriamente detta si struttura in tre fasi:

1. identificazione e chiarificazione della situazione problematica e delle risorse non utilizzate

2. elaborazione e sviluppo dello scenario preferito

3. definizione delle strategie e di un piano di azione

La maggior parte di queste tappe è analizzato in una prospettiva cognitivista.

L’approccio di Robert Manthei

Comprende 5 tappe: considerazioni preliminari alla consulenza, avvio della consulenza,

esplorazione, definizione degli obiettivi (concreti), selezione delle strategie adatte e loro


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AUTORE

Sara F

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+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Psicologia della formazione e dell'orientamento. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: I quadri ideologici, Centratura sull’individuo, la responsabilità di realizzarsi che gli viene attribuita, la centralità dell’attività professionale nella costruzione identitaria e nell’integrazione sociale, ecc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia della formazione e dell'orientamento e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Cortese Claudio Giovanni.

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