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Psicologia della formazione e dell'orientamento

Appunti di Psicologia della formazione e dell'orientamento. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: I quadri ideologici, Centratura sull’individuo, la responsabilità di realizzarsi che gli viene attribuita, la centralità dell’attività professionale nella costruzione identitaria... Vedi di più

Esame di Psicologia della formazione e dell'orientamento docente Prof. C. Cortese

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disposizione del soggetto una serie di info sui mestieri (descritti sopratutto in termini di

attitudini richieste e di bisogni suscettibili di essere soddisfatti e lo assiste nelle proprie scelte.

CAP. 5 – UN SOGGETTO CHE POSTULIAMO ATTIVO le scelte di orientamento come

manifestazione e realizzazione della personalità

5.1. SCELTE DI ORIENTAMENTO COME MODO PER ESERCITARE COMPETENZE E SODDISFARE

BISOGNI

L’intelligenza e le sue forme – capacità di adattarsi a situazioni nuove o come capacità di

apprendere. È stata concettualizzata in due maniere: come capacità generale, misurabile

attraverso l’età mentale (misurabile attraverso un punteggio del fattore g – test di

ragionamento induttivo su materiale geometrico senza significato) o da un quoziente

intellettivo (misurabile attraverso il livello di sviluppo operazionale).e come intelligenza

multidimensionale (Thurstone – ‘930 – ha distinto comprensione verbale, fluidità verbale,

capacità numerica, capacità spaziale, memorizzazione, ragionamento induttivo e ragionamento

deduttivo a cui si aggiungono – Gardner – intelligenza interpersonale e intrapersonale). Le

concezioni multidimensionali permettono di mettere l’intelligenza in corrispondenza con diversi

gruppi di attività professionali e fondare su questa corrispondenza la consulenza di

orientamento. Se gli accostamenti attitudine/professione fossero corretti si dovrebbe poter

individuare le professioni attraverso i profili intellettivi di coloro che le esercitano. Uno studio in

questo senso mostra che i mestieri NON si raggruppano in categorie definite e chiaramente

identificabili. Inoltre mestieri che sembrerebbero simili hanno esigenze diverse e viceversa

(Ghiselli, 1966). Ma se l’efficienza intellettiva non permette di prevedere, se non

approssimativamente, l’appartenenza a gruppi professionali, essa permette di prevedere molto

meglio il successo all’interno di questi gruppi. Per la maggior parte delle professioni

(Jensen,1987) i punteggi più predittivi sono quelli relativi all’intelligenza generale, ed è

migliore per attività professionali più complesse.

Teorie della personalità ispirate alla psicoanalisi – Bergeret, 1974 – definisce la

personalità su un livello superficiale – carattere – costituita da un insieme di tratti che sono le

“modalità di adattamento abituale dell’IO” (Fenichel). Le scelte professionali sono una

testimonianza del carattere. A un livello più profondo si parla di struttura della personalità, che

è costituita da un equilibrio di forze motivazionali, di cui il soggetto non è consapevole, e da

alcuni meccanismi stabili che sono maturati nel corso dello sviluppo. Poiché la struttura della

personalità determina il carattere, le scelte professionali vengono interpretate a partire da

determinate proprietà di questa struttura. Per la prospettiva psicoanalitica è importante

l’esperienza della prima infanzia.

Adler – ipotizza l’esistenza di una pulsione fondamentale, aggressiva e socialmente controllata,

che permette l’adattamento alle sfere della vita affettiva, sociale e professionale. Il dinamismo

della condotta trova la sua origine nella volontà di compensare i sentimenti di insicurezza e

inferiorità. Molto presto, fin dai primo anni di vita, persino dai primi mesi, si va formando uno

“stile di vita”, ovvero una struttura della personalità determinata tanto dai sentimenti di

inferiorità quanto dai primi tentativi di superarli. Una delle sue determinanti è la collocazione

rispetto ai fratelli e la maniera in cui questa viene vissuta. Lo stile di vita definirà

l’atteggiamento globale dell’individuo rispetto al mondo circostante determinandone anche gli

obiettivi professionali.

Erikson – lavori condotti nell’ambito della psicologia dell’IO, particolarmente rivolti alle

dinamiche dello sviluppo (esaminati nella parte III del volume)

Jung – i lavori sull’indicatore di tipi psicologici (MBTI) sono derivati dalla teoria della

personalità.

Verranno trattati con i tratti di personalità.

I tratti di personalità – MBTI – Meyers-Briggs Type Indicator – test di personalità più usato

in USA. Deriva dalla teoria della personalità di Jung secondo cui la personalità è composta da

due grandi attitudini che corrispondono a un investimento del soggetto verso il mondo esterno

oggettivo

– attitudine estroversa (E) – e a un investimento del soggetto verso il mondo interno

soggettivo

– attitudine introversa (I). per comprendere il mondo il soggetto deve percepire, ricevere,

informazioni

ed elaborarle, arrivare ad un giudizio. La percezione assume due forme: la sensazione e

l’intuizione.

Anche il giudizio assume due forme: può fondarsi sul ragionamento logico oppure sui valori, sul

sentimento. Il soggetto, inoltre, può dimostrare una preferenza per la percezione o per il

giudizio a seconda del numero dei fatti su cui basa la sua decisione, numerosi per la

percezione, pochi nel giudizio. L’incrocio di questi fornisce 16 tipi psicologici che vengono

indicati con le lettere. Inoltre per Jung la personalità si struttura anche secondo numerosi

ambiti che derivano dall’inconscio collettivo.

L’MBTI comprende 4 scale costituite da item dove il soggetto deve scegliere tra due eventualità

che corrispondono agli estremi della scala. Non sempre vi è una buona corrispondenza tra il

contenuto dell’item e le concezioni junghiane.

Bisogno di successo e paura di fallire – Murray, 1938 – dalla teoria junghiana trae una

tassonomia di 20 bisogni misurabili attraverso il T.A.T. (Thematic Apperception Test) usato

ancora oggi per la pratica clinica. Il bisogno di successo (need of achievement) fu studiato a

fondo in particolare da David McClelland e John W. Atkinson. Il bisogno di successo, o bisogno

di autorealizzazione, può essere definito come un’aspirazione a raggiungere obiettivi

corrispondenti a standard di eccellenza in situazioni competitive. McClelland, 1961 – il bisogno

di successo è un fattore importante della mobilità sociale intergenerazionale (ha dimostrato

che l’innalzamento del livello di bisogno di successo-attraverso l’analisi della letteratura

popolare e per bambini-precede lo sviluppo economico) , il 70% dei bambini di genitori con

basso livello socioeconomico raggiunge un livello superiore ai genitori. Atkinson, 1964 – a

partire dai lavori di McClelland ha sviluppato una teoria cognitiva della motivazione che è una

teoria della personalità: la forza della motivazione a dirigersi verso un obiettivo dipende da due

tendenze antagoniste: la speranza di successo e la paura della sconfitta. (speranza di successo

= Br x Pr x Vr).questa teoria ha dato luogo a due tipi di applicazioni nel campo delle scelte di

orientamento:

il livello di aspirazione professionale è più elevato nei soggetti che hanno un bisogno di

-

successo elevato e un’ansia debole

la seconda applicazione si basa sul realismo delle scelte professionali. Le scelte professionali

-

non realistiche sono più frequenti nei soggetti ansiosi con un debole bisogno di successo.

5.2. SCELTE DI ORIENTAMENTO, INTERESSI E VALORI

Gli interessi professionali – costantemente valutati (già dagli anni ’30) nelle pratiche di

orientamento. Gli interessi sono preferenze per classi di attività differenti che evocano

professioni o gruppi di professioni. Strong, 1927, primo questionario sugli interessi

professionali, insiemi di item per ogni professione tra cui individuare le preferenze dei soggetti.

Molto complesso e frammentato.

Per Kuder, 1939, non si trattava di valutare interessi per una particolare professione ma di

definire grandi dimensioni di interessi per una particolare dimensione di interessi che potessero

essere messe in relazione con gruppi di professioni. L’iniziativa di Kuder fu ripresa da numerosi

autori, in particolare Guilford (USA) e Larcebeau (FR). Studi condotti sugli interessi così definiti

hanno rapidamente consentito di ottenere importanti risultati. Gli individui che frequentano

diversi percorsi formativi, o esercitano professioni diverse, si distinguono per il loro profilo di

interessi. Poiché questa differenziazione è in buona parte anteriore all’inizio della formazione o

della professione, risulta possibile fare una predizione. Gli interessi si differenziano in funzione

all’età, ma si stabilizzano intorno ai 15-16 anni. Invece la stabilità dei tratti di personalità si

osserva abbastanza presto.

La teoria di Anne Roe – due teorie: una strutturale degli interessi che corrisponde a una

classificazione delle professioni (anticipa quella di Holland) ed una teoria evolutiva che si

propone di spiegare le scelte di orientamento a partire dalla genesi dei bisogni. Anne Roe

raggruppa (in funzione della loro parentela psicologica) le attività professionali in 8 gruppi a

loro volta distinti in sei livelli ognuno. (rappresentazione grafica pag.65). Roe immagina la

genesi delle preferenze personali nella costituzione personale, comportamenti educativi

familiari, in riferimento alla scale dei bisogni di Ma slow, determinate dalla personalità.

La teoria dei tipi di personalità e degli ambienti lavorativi di John Holland – 1973, la

versione definitiva – le scelte di orientamento dipendono dall’abbinamento, o dalla congruenza,

tra la personalità degli individui e l’ambiente psicologico.

La descrizione dei tipi – studia la personalità partendo dagli interessi professionali. Attraverso

l’analisi fattoriale individua 6 tipi di personalità (tipologia RIASEC):

1. Realistica o concreta – R - possiede capacità meccaniche, ama mestieri come meccanico,

fattore, elettricista. Viene descritto come conformista, franco, onesto, materialista, naturale,

perseverante, pratico, modesto e stabile.(ambiente: presuppone la manipolazione sistematica

di oggetti, strumenti, macchine, animali)

2. Intellettuale o investigativa – I - possiede capacità matematiche e scientifiche, ama mestieri

come biologo, chimico, antropologo, geologo, tecnico medico. Viene descritto come analitico,

prudente, critico, curioso, indipendente, introverso, metodico, preciso e razionale.(ambiente:

presuppone l’osservazione e l’investigazione sistematica e astratta di fenomeni fisici, biologici e

culturali)

3. Artistica – A - possiede capacità artistiche, musicali e di scrittura, ama mestieri come

compositore, musicista, scrittore, decoratore d’interni, attore. Viene descritto come complicato,

emotivo, espressivo, immaginifico, con poco spirito pratico, impulsivo, indipendente intuitivo,

non conformista e originale. (ambiente: presuppone attività libere, poco sistematiche e mal

definite, nonché competenze creative)

4. Sociale – S - possiede capacità sociali, ama mestieri come insegnante, religioso, consulente,

psicologo clinico, logopedista. Viene descritto come convincente, cooperativo, amichevole, di

sostegno, idealista, gentile, responsabile, socievole e comprensivo. (ambiente: presuppone un

agire “sugli altri” al fine di informarli, educarli, guarirli, aiutarli)

5. Intraprendente o imprenditoriale - E – possiede capacità di leadership e si esprime con

facilità, ama mestieri come mediatore, manager, gestore, produttore televisivo, addetto agli

acquisti. Viene descritto come avventuroso, ambizioso, dominatore, energico, impulsivo,

ottimista, alla ricerca del piacere, fiducioso in se stesso, popolare. (ambiente: presuppone un

agire “sugli altri” al fine di raggiungere obiettivi personali o prefissati da un’organizzazione)

6. Convenzionale o organizzatrice – C – possiede capacità per il lavoro d’ufficio e l’aritmetica,

ama mestieri come l’impiegato, lo stenografo, l’analista finanziario. Viene descritto come

conformista, coscienzioso, prudente, conservatore, ordinato, perseverante, con senso pratico,

calmo. (ambiente:presuppone la manipolazione sistematica, secondo piani precisi, di dati che

possono essere molto diversi)

Holland presenta una raffigurazione grafica esagonale (pag. 68) dove visualizza le distanza tra

le dimensioni. Realistico è vicino a Intellettuale e Convenzionale mentre è più lontano da

Artistico e Intraprendente ed ancora più lontano da Sociale. Questa tipologia si basa su una

doppia opposizione: quella che contrappone idee e fatti e quella che oppone persone e cose.

Gli individui (e gli ambienti) non sono definiti unicamente dalla loro vicinanza a un determinato

tipo, ma anche dalla loro distanza dagli altri tipi.

Descrizione degli ambienti lavorativi – sei tipi di ambienti professionali o formativi

corrispondenti ai sei tipi psicologici. Le persone che vivono negli stessi ambienti tendono ad

assomigliarsi psicologicamente. Gli ambienti vengono descritti a partire dalla distribuzione dei

tipi di personalità degli individui che li costituiscono. Il tipo psicologico dominante definisce

l’ambiente (es. ambiente definito Sociale se la maggioranza degli individui che lo compongono

sono vicini al tipo Sociale). La classificazione delle persone e quella degli ambienti

costituiscono, di fatto, un’unica tipologia.

Presupposti e limiti – i questionari elaborati da Holland non sono veri e propri questionari di

personalità, ma piuttosto questionari di interessi. Sei dimensioni sono sufficienti? E sono

davvero equidistanti ? (esagono) studi successivi hanno dimostrati come gli interessi

Convenzionali e imprenditoriali sono molto più vicini di quanto suggerito dalla teoria

(pentagono?). Altra critica riguarda il fatto di non tenere conto della desiderabilità sociale e del

prestigio di alcune professioni rispetto ad altre ed alle differenze di genere.

Validità della teoria – a partire dalla definizione degli individui e dei contesti, la teoria formula

due ipotesi principali: gli individui ricercano un contesto congruente con il loro tipo di

personalità; questa congruenza è fonte di soddisfazione, di efficienza e di stabilità. La teoria

formula anche ipotesi secondarie: che la stabilità delle scelte, loro affermazione e livello di

maturità vocazionale, dipendano dai parametri di coerenza, differenziazione e identità). Queste

non sono state verificate e sembra che non siano in rapporto con il grado di strutturazione

della personalità.

Il successo della teoria di Holland – grande successo, è l’autore che viene maggiormente citato

nel campo dell’orientamento. Il suo sistema è facilmente assimilabile, RIASEC e la forma

esagonale sono di facile impatto ed impiego. La sua teoria appare subito operativa, i

questionari sono tradotti in varie lingue, il Self- Directed Search (SDS) del 1972, permette

non solo la diagnosi dei tipi psicologici ma stabilisce anche una correlazione tra questi e le

professioni corrispondenti. Altra ragione di successo riguarda la posizione intermedia della

teoria tra le concezioni diagnostiche e quelle educative. La teoria può essere utilizzata come

una teoria vicina alla teoria delle attitudini, poiché i consigli di orientamento si basano sugli

interessi individuali, pur non essendo una teoria delle attitudini. E può essere utilizzata come

una teoria educativa, perché fornisce idee per aiutare nell’esplorazione delle possibili

professioni, pur non essendo una vera e propria teoria educativa.

I valori – valori generali e valori lavorativi – aderire a determinati valori significa pensare che

vi siano obiettivi e modi di comportarsi che siano preferibili ad altri. In quanto aspetti diversi

della motivazione, le nozioni di valori, interessi e bisogni sono molto vicine. I valori, rispetto

agli interessi, sono più generali, più astratti e più importanti e si stabilizzano più tardi (a causa

del loro carattere astratto) non prima della fine dell’adolescenza. La lista dei valori di Super

prevede 15 item, quella di Perron solo 5: status, realizzazione, clima, rischi e libertà. La

soddisfazione dell’individuo dipende dalla concordanza tra i suoi valori e i valori che l’esercizio

della professione permette di realizzare.

Valori e preferenze professionali – i legami tra interessi professionali e valori NON sono molto

forti.

Partendo dagli interessi, le preferenze degli individui rispetto ai percorsi formativi e

professionali sono collegate a determinati valori. Quando un individuo possiede un sistema di

valori consolidato, solitamente risulta meno indeciso rispetto al proprio avvenire e si impegna

con più forza nella costruzione Brown, 1996 – ruolo dei valori nella scelta dei ruoli (anche)

professionali. Condizioni necessarie perchè il valori dominanti determinino le scelte di ruolo: tra

le opzioni, o possibilità, che si presentano, almeno una deve essere corrispondente ai suoi

valori. L’assenza di corrispondenza tra ruoli e valori comporta effetti negativi, come la

depressione o l’ansia. Di fronte alla pressione della realtà gli individui possono anche

modificare i propri valori. Il successo di un ruolo non dipende solo dai valori che esso permette

di soddisfare, ma anche dalle caratteristiche affettive e cognitive del soggetto. Brown mette in

guardia da relazioni lineari semplici, i valori, e questo vale anche per tratti di personalità e

interessi, non sono che UNA delle determinanti delle preferenze espresse.

CAP. 6 – UN SOGGETTO ATTIVO: l’interazionismo nello studio della personalità e la

psicologia cognitiva

Psicologia cognitiva e corrente interazionista (nel campo della psicologia della personalità)

hanno dato una forte spinta all’analisi dei rapporti tra orientamento e variabilità individuale.

6.1. INTERAZIONISMO E PSICOLOGIA DELLA PERSONALITA’

Interazionismo – si fonda su quattro preposizioni fondamentali:

1. il comportamento deriva dalle molteplici e continue interazioni tra un individuo e l’ambiente

in cui questi si trova

2. in questo processo di interazione l’individuo è soggetto attivo che esprime delle intenzioni e

persegue degli obiettivi

3. individuo: i fattori affettivi e cognitivi sono elementi fondamentali per la determinazione del

comportamento

4. contesto: il fattore principale nella determinazione del comportamento è il significato

psicologico che la singola situazione assume per il soggetto

Teoria dell’adattamento di Rudolf Moos – 1987 – definisce un sistema ambientale ed uno

personale. Il sistema ambientale è costituito da tutti i contesti in cui il soggetto è coinvolto

(per un adolescente saranno scuola, famiglia, compagni), dalle esigenze espresse da questi

contesti (fonti di stress) e dalle risorse che possono fornire (aiuto, sostegno). Il sistema

personale è costituito dalle caratteristiche socio-demografiche degli individui, dai loro tratti di

personalità, dalle loro competenze generali e dalle loro preferenze. L’adattamento

dell’individuo all’ambiente si manifesta attraverso le sue prestazioni, la sua autostima, il suo

sentimento di benessere. Il legame tra le proprietà dell’ambiente e l’adattamento è regolato

dal sistema personale, dalla rappresentazione che il soggetto ha costruito della situazione e

dalla sua capacità di adattarsi a situazioni più o meno stressanti. Questo modello prende in

esame l’adattamento di un soggetto che NON ha potuto scegliere il suo ambiente, il che accade

assai spesso. L’ambiente professionale viene descritto da Moos sulla base di tre dimensioni:

aspetti relazionali, obiettivi perseguiti dall’organizzazione, la struttura e il grado di apertura

dell’ambiente lavorativo. Questi modelli sono più complessi ma più realistici.

Teoria sociocognitiva di Albert Bandura e l’autoefficacia – il funzionamento e lo sviluppo

psicologico vanno analizzati considerando il comportamento, l’ambiente e l’individuo (reciproco

determinismo triadico). Il sistema del sé (self-system)è costituito da cognizioni che riflettono la

storia del soggetto e contribuiscono in maniera determinante alla regolazioni delle sue attività.

Queste cognizioni forniscono: schemi interpretativi delle percezioni, standard personali o

collettivi che permettono al soggetto di valutare le proprie prestazioni, criteri che permettono

di apprezzare l’importanza degli obiettivi perseguiti, tipologie di attribuzione che permettono di

spiegare le prestazioni. Un elemento fondamentale del sistema del sé è l’autoefficacia (self-

efficacy).

L’autoefficacia indica le convinzioni rispetto alla propria capacità di riuscita rispetto a situazioni

particolari (essere in grado di). Essa contribuisce a determinare la scelta delle attività e

dell’ambiente, l’investimento del soggetto nel perseguire gli obiettivi che si è dato, la

persistenza del suo sforzo e le reazioni emotive che prova di fronte agli ostacoli.

Autoefficacia e scelte di orientamento – l’autoefficacia si è rivelata un buon predittore di

numerosi comportamenti. Essa è associata tanto alla scelta di studi e della professione quanto

agli interessi professionali. a partire dai propri interessi il soggetto fa una prima scelta, quindi

si impegna in un’attività che gli permetta di iniziare a realizzarla. I risultati di questa azione

porteranno ad una nuova valutazione dell’autoefficacia e delle sue aspettative cosicché la

scelta iniziale potrà risultare rinforzata o abbandonata. Questo processo dipende dal contesto

sociale e dalle effettive possibilità offerte in materia di formazione e di professioni.

6.2. L’APPROCCIO COGNITIVO DELLE SCELTE DI ORIENTAMENTO

Modelli generali – l’individuo deve prendere delle decisioni. Per fare questo deve elaborare

delle informazioni. In questo approccio ci si concentra sull’attività mentale dell’individuo.

L’informazione a disposizione dei soggetti viene elaborata per mezzo di operazioni cognitive e

metacognitive. Essa riguarda il sé e il mondo, è immagazzinata sotto forma di schemi che

costituiscono una struttura dinamica; questa struttura permette al contempo l’assimilazione di

informazioni nuove e l’elaborazione di soluzioni ai problemi di orientamento. L’approccio

cognitivo può essere descritto da due modelli generici:

Peterson, 1991 – cinque grandi processi che operano sequenzialmente: presentazione del

problema, analisi del problema, sintesi (prevedere soluzioni), valutazione delle possibili

soluzioni, esecuzione del piano di azione. Questo processo porterà ad un nuovo equilibrio che

posterà ad un nuovo problema. Huteau, 1992 – il soggetto dispone, nella propria memoria, di

informazioni su sé stesso immagazzinate sotto forma di “schemi di sé” che lo collocano su

alcuni tratti (rappresentazioni di sé). Inoltre egli dispone di informazioni sul mondo

immagazzinate sotto forma di prototipi che descrivono percorsi formativi e professioni

attraverso attributi ritenuti fondamentali (es. rappresentazioni del mestiere o del percorso

formativo). Quando un soggetto pensa alle proprie preferenze viene attivato uno schema di sé

o un prototipo. In caso di bassa congruenza tra le rappresentazioni la soluzione prevista verrà

provvisoriamente rifiutata, in caso di congruenza positiva essa verrà momentaneamente

confermata. Questo modello descrive l’attività mentale in un dato momento. Poiché questa

attività si ripete di frequente, le preferenze possono stabilizzarsi. Tutti i modelli cognitivi

presuppongono istanze di regolazione o di controllo più o meno volontarie che vengono definite

metacognitive. Nell’orientamento la metacognizione permette di decidere l’equilibrio migliore

tra compulsione e impulsività.

La rappresentazione del mondo sociale – le forme che può assumere l’attività del soggetto

dipendono il larga parte dalla rappresentazione che egli si fa del mondo in cui cresce. La

rappresentazione è una costruzione mentale intorno ad un oggetto, ha carattere dinamico,

svolge un ruolo importante nell’elaborazione dell’informazione. È, al contempo, uno stato

transitorio e un processo, uno strumento di conoscenza. Moscoviti attribuisce due grandi

funzioni alla rappresentazione: oggettivazione (rende le cose concrete) e ancoraggio

(incorporazione di nuove info). La rappresentazione dei diversi aspetti del mondo sociale può

avere conseguenze sulle scelte di orientamento.

Il funzionamento della rappresentazione: le prospettive – i modi in cui la rappresentazione

sociale avviene permette di capire come la realtà venga spesso deformata e ricostruita. Questo

spiega la delusione quando le scelte di orientamento mancano di pertinenza, e la realtà si

impone. Il soggetto che riflette sul suo avvenire non mobilita tutte le proprie risorse di

attenzione e di pensiero logico.

Egli adotta un modo di pensare che è stato definito “naturale” o “sociale” e che è caratterizzato

dal “primato dell’assimilazione” (Moscoviti). Egli non si adatta, non si modifica per tenere conto

della realtà; è piuttosto la realtà a venire modificata il funzione del pensiero. L’informazione,

essendo sovrabbondante rispetto alla capacità di elaborazione del soggetto, deve essere

categorizzata. Ma questa categorizzazione è fonte di distorsioni. La somiglianza viene

sovrastimata (effetto di similitudine) e la differenza sottostimata (contrasto). Il bisogno di

coerenza cognitiva, centrale nella teoria della dissonanza cognitiva di Festinger, 1957, è una

grossa fonte di distorsione. Al fine di ottenere, o di mantenere, una buona coerenza tra le

proprie cognizioni, e spesso mantenere intatto il proprio sistema di credenze, l’individuo

svilupperà strategie di controllo dell’informazione: percezione selettiva, dimenticanza selettiva,

ricerca attiva e guidata delle informazioni. La riduzione della dissonanza può essere ridotta

anche attraverso un cambiamento nelle attitudini dei soggetti.

L’evoluzione delle rappresentazioni – segue lo sviluppo cognitivo ma dipende anche

dall’esperienza vissuta. Quando si confrontano discorsi sui mestieri di ragazzi ancora

scolarizzati e già inseriti nel mondo del lavoro si nota che nei primi sono praticamente assenti

descrittori di mestieri relativi all’ambiente di lavoro, ai rapporti gerarchici, alla compatibilità tra

lavoro e vita privata.

Rappresentazione e categorizzazione – Eleanor Rosch. 1978 – teoria della categorizzazione:

nella concezione logica della categorizzazione le classi vengono definite attraverso alcuni tratti:

affinché un elemento sia membro di una classe è necessario e sufficiente che li possieda.

Conseguentemente tutti gli elementi di una classe sono equivalenti e i confini sono ben definiti.

A questa concezione logica la Rosch contrappone una concezione psicologica che si basa su

due principi: di economia cognitiva (classi molto ampie, alto livello di astrazione) e di realtà (le

categorie non sono artificiali ma dipendono dalla struttura del mondo percepito, alcune sono

prototipi). Questa teoria della categorizzazione coinvolge direttamente le rappresentazioni

sociali poiché influisce sulle scelte di orientamento. Le info riguardo i percorsi formativi e

professioni sono immagazzinate in categorie incentrate su prototipi e organizzate

gerarchicamente intorno a livelli di prestigio (prof.le e formativo).

6.2. LA RAPPRESENTAZIONE DI SE’

Le scelte di orientamento sono, sovente, tentativi di realizzare una certa idea che si ha di sé.

Super, 1963: “la professione permette di interpretare un ruolo corrispondente all’idea del sé”.

Le componenti del sé – due grandi componenti:

cognitiva – concetto di sé – self-concept

- affettiva – stima di sé – self-esteem

- comportamentale – presentazione del sé – self-monitoring – introduce la differenza tra sé

-

privato e sé pubblico.

Dal punto di vista cognitivo il sé è un elemento della memoria, è un concetto sfaccettato, una

“collezione di immagini, schemi, concetti, prototipi, teorie, obiettivi, compiti (Markus e Wurf).

L’Écuyer, 1978 – dopo aver definito il concetto del sé come “la configurazione organizzata

delle percezioni di sé ammissibili alla coscienza” chiede a soggetti di età diverse (da 3 a 100

anni) di descriversi, ripartisce gli elementi descrittivi in cinque categorie: sé materiale, sé

personale, sé adattivo, sé sociale e sé-non sé (pag.102).

Stabilità e malleabilità del sé – le persone normalmente si trovano in situazioni che richiedono

l’accessibilità di una sola parte delle rappresentazioni del sé, quelle pertinenti alla situazione in

cui ci si trova. È definito “concetto del sé di lavoro”, in analogia alla memoria di lavoro. Gli

elementi fondamentali del sé sono particolarmente stabili (interessi forti o valori) e

contribuiscono a mantenere coerente l’organizzazione psichica.

Dimensione temporale del sé – alcuni riferimenti a sé sono attuali, altri si riferiscono al

passato, altri ancora al futuro, si parla di “possibili sé”. La dimensione temporale del sé è

fondamentale per l’orientamento, dove tutti i comportamenti sono orientati a medio e lungo

termine, verso il futuro.

L’aspetto affettivo del sé - la descrizione di sé raramente è neutra, solitamente è

accompagnata da sentimenti ed emozioni. La maggior parte degli elementi che la compongono

sono valutativi. L’autostima è una caratteristica della personalità. La necessità di mantenerne

un livello accettabile può portare a minimizzare, o ignorare gli insuccessi.

Origini e sviluppo del sé – una delle origini più importanti è data dalle inferenze che i soggetti

fanno costantemente a proposito dei risultati delle proprie azioni, delle proprie riflessioni, del

confronto con altri. Lo sviluppo della rappresentazione di sé segue le linee dello sviluppo

cognitivo e affettivo. Diventa progressivamente più ricca, differenziata, meglio organizzata e

più flessibile. L’adolescenza è il periodo della transizione del sé e la fine di questa fase non

segna la fine delle interrogazioni sul sé attuale e futuro.

Le funzioni del sé - si manifestano soprattutto nel trattamento delle info relative al sé e

nell’orientamento del comportamento, fornendo degli obiettivi all’attività dell’individuo.

Nell’orientamento il soggetto è tanto più sensibile alle info sulle professioni - elaborate come

info sulle persone che svolgono queste professioni, ovvero i lavoratori – quanto più queste

sono in consonanza con gli schemi di sé dominanti. La rappresentazione del sé è al centro dei

processi di esplorazione del proprio futuro prof.le e ai processi di decisione.

L’esplorazione e la decisione – l’esplorazione – i possibili sé sono di natura molto diversa. I

sé positivi si differenziano con l’età, i sé negativi sono più omogenei e riguardano

prevalentemente il fisico, la salute e la famiglia. I soggetti sono tanto più attratti da dei

mestieri quanto più è piccola la distanza tra la rappresentazione che ne hanno e la

rappresentazione che hanno di sé stessi. Il processo di selezione dei possibili sé può essere

interpretato nel quadro della teoria della consonanza cognitiva: il possibile sé viene trattenuto

quando vi è consonanza tra schema di sé e prototipo di professione. Modelli prescrittivi della

decisione – la psicologia della decisione si fonda su stime di probabilità. Due grandi modelli:

prescrittivi (o normativi) e descrittivi. Il modello evocato più di frequente è il modello

dell’”utilità soggettiva auspicata” (SEU) di Mullet,1984. L’utilità auspicata di un’opzione deriva

dalla somma delle utilità legate alle conseguenze degli esiti corrispondenti, ponderati dalle

probabilità legate agli stati della natura. Dovrebbe essere la decisione più razionale ma non è

realistica. Comportamenti decisionali – la decisione non sempre è fondata sul confronto tra due

opzioni (situazione di scelta), o sulla valutazione e la scelta (situazione di giudizio). Mullet,

1996 – et coll. Hanno presentato un catalogo dettagliato sulle regole di scelta e di giudizio che

possono usare soggetti che devono fare una scelta di orientamento:

• regola di massimizzazione – per essere scelto l’oggetto deve avere un valore che supera

una certa soglia rispetto a tutti gli attributi

• regola congiuntiva – l’opzione scelta deve possedere molti attributi con un valore superiore

a una soglia prefissata

• regola lessicografica – gli attributi vengono esaminati e confrontati in successione e la

scelta si effettua a partire dal primo attributo che differenzia le due opzioni. Questa regola è al

centro della teoria di Linda Gottfredson (pag.-----)

Questa ed altre regole possono combinarsi per produrre una strategia complessa e flessibile:

l’”euristica della base di scelta mobile”. Questa si fonda su tre principi:

1. principio di economia – esamina solo alcuni attributi

2. principio di affidabilità – considera solo differenze importanti

3. principio di decidibilità – cambia le regole

Gli stili decisionali – Arroba, 1977 – distingue 6 strategie decisionali: stile logico, cieco,

esitante, accomodante e intuitivo. La maggior parte delle persone usa quasi tutte le strategie a

seconda del contesto in cui si trovano. Ma le persona hanno anche preferenze strategiche.

Harren, ha descritto tre stili: intuitivo, razionale e dipendente per alcuni aspetti simili a quelli

di Arroba. Esiste anche l’indecisione. Due importanti fattori vengono associati all’indecisione,

sia negli adolescenti che negli adulti, la rappresentazione di sé e l’ansietà.

La dinamica dell’attività mentale e le condizioni motivazionali dell’esplorazione e della decisione

– mentre esplora e, più tardi, decide, il soggetto approfondisce la conoscenza che ha di sé

stesso e dell’ambiente, specifica le proprie intenzioni di scelta e le condizioni della loro

realizzazione. Quando intravede una possibile scelta questa ha bisogno di conferme, quando le

scelte sono fatte ha bisogno di assicurarsi che siano state fatte bene (ridurre la dissonanza

post-decisionale). Le condizioni motivazionali sono 3: importanza del lavoro, coinvolgimento

del soggetto e proprietà del sé. Queste in riferimento all’età, alla situazione in cui si è (scuola o

lavoro), dai valori fondamentali e aspettative di ruolo che si auspicano, dalla stima di sé, dalle

necessità. Strategie di aggiustamento (coping) – il coping viene definito come l’insieme degli

sforzi cognitivi e comportamentali destinati a controllare, ridurre o tollerare le esigenze interne

o esterne che minacciano o oltrepassano le risorse dell’individuo”, Lazarus, Folkman, 1984.

ogni decisione, e qualsiasi transizione, necessitano dell’attivazione di strategie di

aggiustamento. Lo stress è più forte quando le decisioni prese dal soggetto non vengono

validate dal sistema. Si distinguono due grandi classi di strategie di aggiustamento:

il coping orientato all’emozione – mira alla riduzione dell’ansia, il soggetto non si propone di

modificare la situazione ma di adattarsi o sfuggire ad essa

il coping orientato al problema - mira a modificare la situazione: il soggetto la deve

affrontare La strategia di coping adottata sarà in funzione della rappresentazione che il

soggetto si fa della situazione, della sua valutazione e delle convinzioni circa le proprie capacità

di affrontarla. Safont et coll, 1994, individua tre gruppi di strategie di coping:

• strategie autonome, orientate al problema, soggetto attivo

• eteronome, orientate all’emozione, il soggetto si arrende

• reattive contro-dipendenti, il soggetto manifesta la sua rivolta e i suoi desideri di evasione,

strategia di opposizione.

La razionalizzazione è una strategia di coping perché mira a restituire al soggetto un conforto

psicologico minimo.

PARTE III – LA COSTRUZIONE E LO SVILUPPO DELLE IDENTITA’ PERSONALI E

PROFESSIONALI

Per molto tempo la psicologia dell’orientamento si è preoccupata di indagare il legame tra

individui e professioni; successivamente ha concentrato l’interesse sulla genesi delle intenzioni

di scelta dei soggetti

Per indagare questo ultimo aspetto sono stati messi a punto modelli teorici differenti:

Modelli deterministi - accentuano il peso del passato e vedono la costruzione dei progetti

professionali e delle identità personali come sequenze necessarie e immutabili

• Krumboltz

• Bourdieu

• Ginzberg

• Dumora

• Erickson

• Gottfredson

• Super

• Levinson.

Altri modelli attribuiscono un ruolo importante al CONTESTO nel quale il soggetto agisce e

interagisce:

Law

- Vondracek

- Curie

- Dubar

- Schlosberg

-

CAP 7 - IL RUOLO DEL PASSATO nella genesi delle preferenze e delle identità

professionali.

7.1. IL MODELLO DELL’APPRENDIMENTO SOCIALE DELLE SCELTE DI CARRIERA (JOHN

KRUMBOLTZ) insiste sui fattori che influenzano le scelte dell’individuo. Queste sarebbero

determinate da fattori genetici( sesso, razza, handicap) e da fattori esterni. I primi assumono

significato guardati in relazione al contesto. La maggior parte dei fattori contestuali sfuggono al

controllo dell’individuo.

L’individuo nel contesto in cui si ritrova si costruisce progressivamente un quadro di

rappresentazioni che gli consentono di fare scelte per il proprio orientamento.

Nella costruzione di queste rappresentazioni due sono i tipi di apprendimento che giocano un

ruolo chiave: apprendimento associativo e apprendimento strumentale.

L’apprendimento associativo avviene tramite l’imitazione e l’identificazione con un modello

L’apprendimento strumentale ha origine dalle attività stesse dell’individuo, da cui questo ultimo

desume una serie di rappresentazioni esplicite o implicite: abilità di approccio al compito e

generalizzazioni dell’osservazione di sé.

Abilità di approccio al compito e generalizzazioni dell’osservazione di sé.

Le abilità di approccio al compito indicano modalità di risoluzione dei problemi giudicate simili a

quella che è stata appena affrontata.

Nel campo dell’orientamento scolastico le abilità di approccio al compito richieste riguardano la

capacità di cercare informazioni reinterpretare avvenimenti passati e prevedere quelli futuri.

Le generalizzazioni dell’osservazione di sé designano le valutazioni da parte dell’individuo delle

proprie attitudini e delle proprie prestazioni in un dato campo dove si confronta con altri in

relazione a norme sociali definite.

Nel modello di Krumboltz la vita consiste in una successione di esperienze di apprendimento,

ciascuna delle quali lascia il segno su quella successiva, che porta alla formazione di

generalizzazioni dell’osservazioni di se e di abilità di approccio al compito riguardanti scelte di

orientamento.

Le esperienze passate anche le più remote influenzano profondamente i comportamenti

successivi. Concezione meccanicistica dei fenomeni di proiezione nel futuro. Per interpretare

l’esperienza presente vengono applicare in modo quasi automatico le rappresentazioni

costruite nelle esperienze passate di apprendimento. L’avvenire si può quindi immaginare

solamente come frutto di una lettura del presente alla luce dell’esperienza passata.

Limiti di questo approccio

Il modello di Krumboltz è molto generale: non ci si interroga sui processi di costruzione delle

varie rappresentazioni; è come se l’individuo si impregnasse di stereotipi

ambientali( apprendimento associativo) o inducesse in modo automatico dalle proprie

azioni( app. strumentale). In un modello siffatto atteggiamenti come la ribellione non sono

contemplati, non è ammesso il rifiuto dei valori e dei modi dominanti del proprio ambiente.

Ogni comportamento viene spiegato attraverso la posologia dei rinforzi. Ci sembra che per

spiegare l’intenzionalità dell’essere mano ci sia bisogno di un modello più complesso.

Inoltre lo stesso contesto nel quale il soggetto opera si riduce ad un’accumulazione di fattori

che influenzano lo sviluppo individuale senza chele relazioni tra questi fattori siano

minimamente spiegate.

7.2 PIERRE BOURDIEU: CAMPI ED HABITUS SOCIALI

La teoria dell’habitus e dei campi sociali riprende e sviluppa i lavori di Durkheim e Mauss.

L’idea centrale è che “ esiste una corrispondenza tra le strutture sociali e le strutture mentali,

tra le divisioni oggettive del mondo sociale – in particolare quella tra dominanti e dominati – e

i principi di visione e divisione dei soggetti”

Due sono i concetti chiave della teoria: il campo e l’habitus

Il campo è un’insieme di oggetti sociali con relazioni di gerarchia e di opposizione, che

strutturano la ripartizione tra loro di uno specifico capitale di valore sociale. Alcuni campi

analizzati da Bourdieu sono il campo artistico, accademico, economico, religioso. I campi sono

organizzati in maniera analoga, ma ciascuno ha un peso specifico diverso, che ne determina un

valore diverso e una diversa logica di funzionamento. Educare un individuo significa

immergerlo in una pluralità di campi e tale immersione ha luogo in un punto dato di ciascun

campo. Tale punto di “ immersone” rappresenta per il soggetto il suo punto di vista su quel

campo. Questo punto di vista sul campo elaborato a partire dalle esperienze maturate legate

alla specifica posizione occupata è un elemento costitutivo dell’habitus del soggetto nel campo

considerato

L’habitus è definito come un sistema di schemi di percezione, di pensiero, di valutazione e di

azione.

In un dato campo e in un dato momento questi punti di vista non hanno tutti lo stesso valore:

l’habitus dominante è quello dei gruppi in posizione socialmente dominante. La posizione

sociale in un campo è determinante in quanto determina la natura delle esperienze di

apprendimento e quindi la formazione di specifici schemi di classificazione e di percezione. La

posizione di un soggetto in un dato campo è determinata dal volume e dalla struttura di

capitale posseduta da un individuo.

Esistono tre tipi di capitale: economico, sociale, culturale, dalla cui somma deriva il totale del

capitale posseduto da ciascuno. Chi possiede un capitale consistente, la cui struttura

corrisponde a quella della distribuzione dei tipi di capitale che caratterizza un dato campo, si

trova in posizione privilegiata.

Illusio e hysteresis - L’habitus determina l’interesse dell’individuo per il “gioco” che si svolge

in un dato campo. L’illusio dipende da campo e dalla posizione che vi si occupa: “ogni campo

richiama e mette in atto una forma specifica di interesse, e questo interesse si differenzia a

seconda della posizione occupata nel gioco”.

L’habitus dell’individuo non è immutabile: nella maggior parte dei casi un individuo occupa

posizioni analoghe in campi strutturati in maniera omologa. Tuttavia se la sua posizione in no o

più campi cambia l’individuo può essere indotto a costruire un habitus secondario diverso da

quello primario. A volte a trasformarsi possono essere anche le strutture del campo: secondo

questa teoria infatti ciascun campo è oggetto di una lotta permanente da parte degli attori

sociali che non sono in posizione dominante. Talvolta quindi l’habitus può non essere più

adeguato alle strutture oggettive.

Si verifica allora un effetto hysteresis degli habitus: certi attori continuano per un certo tempo

ad applicare schemi di lettura o di giudizio e comportamenti ormai inadatti.

In generale i dominati trasformano l’habitus più lentamente rispetto a chi nel campo ocupa una

posizione dominante.

Progetti e percorsi - Secondo Bourdieu per comprendere la formazione delle intenzioni di

scelta dei giovani occorre considerare le diverse posizioni nei diversi campi in cui sono inseriti,

poiché esse determinano sistemi strutturati di rappresentazioni e di azioni: le scelte e i progetti

dei giovani in definitiva rimandano alla struttura e al volume del loro capitale globale.

Il campo scolastico - Il campo scuola può essere descritto come uno specchio strutturato che

propone all’adolescente un determinato riflesso di sé, nel quale egli si definisce in un certo

modo, questo specchio strutturato diventa spesso uno specchio strutturante.

In questo campo la principale dimensione che organizza la visione di sé è quella dell’eccellenza

scolastica. Questa dimensione pende forma fin dall’inizio della scolarizzazione. Numerosi studi

hanno segnalato il ruolo essenziale della riuscita o del fallimento scolastico nella costruzione di

una data immagine di sé.

I giovani usciti dalla scuola con un insuccesso spesso si sono costruiti un’immagine di sé come

uomini senza qualità. A scuola un adolescente impara a stabilire il limite superiore delle

posizioni sociali che può sperare di raggiungere. La dimensione dell’eccellenza scolastica non è

l’unica su cui viene organizzato il sistema scolastico. Un sistema scolastico costituisce sempre

un sistema di classificazione delle discipline scolastiche e parallelamente degli individui. La

struttura del sistema scolastico e la posizione occupata non permettono da sole di spiegare la

formazione dei progetti futuri.

Le rappresentazione che gli adolescenti si formano riguardo alle professioni sono condizionate

dalla loro cultura familiare, dal sesso, dalla cultura familiare, dalla posizione attuale nel

sistema scolastico e verosimilmente dalla traiettoria sociale.

CAP 8 LA COSTRUZIONE DELL’IDENTITÀ personali e professionali: una genesi

secondo un ordine immutabile?

8.1. GINZBERG: DALL’IMMAGINARIO AL REALISMO

La principale critica che si può muovere all’ opera di Ginzburg e collaboratori è quella di aver

adottato una metodologia contestabile: per elaborare una teoria generale delle scelte

professionali hanno adoperato una popolazione di ragazzi provenienti da ambienti privilegiati.

Il loro studio resta valido però se lo si considera per quello che è: una descrizione del formarsi

delle future di intenzioni di ragazzi privilegiati.

Ginzburg e collaboratori distinguono riguardo alla loro particolare popolazione tre grandi

periodi: scelte immaginarie, scelte in sperimentazione, scelte realistiche.

Scelte immaginarie - Fino ai 10 -11 anni i giovani sono guidati nelle loro scelte

essenzialmente dalla propria immaginazione. Le loro scelte si fondano semplicemente

sull’attrattiva di alcune attività adulte, senza alcune relazione tra mezzi e fini.

Scelte per sperimentazione - Dagli 11 ai 17 anni i giovani considerano le loro scelte come

tentativi: sono guidati soprattutto dal desiderio di vederci chiaro. Si interrogano sulle proprie

capacità, scelte e valori. Questo periodo si divide in quattro tappe: interessi, capacità, valori,

transizioni.

Gli interessi L’unico criterio adottato dall’adolescente in questa fase è quello che gli interessa in

un dato momento

Le capacità A partire dai 13/ 14 anni gli adolescenti prendono in considerazione un nuovo

criterio: ciò che sanno fare.

I valori A partire dai 15/16 anni i giovani cominciano a prendere n considerazione una

molteplicità di fattori: ciò che sanno fare, ciò che la situazione gli permetterà di fare, ciò che

devono attendersi dalle rispettive carriere. Cominciano a considerare l’attività professionale

come un qualcosa che può permettere al soggetto di realizzarsi.

La transizione Il passaggio all’università consentirà al giovani di fare le esperienze necessarie

per la giusta scelta Scelte realistiche Il periodo delle scelte realistiche è quello degli studi

superiori. Comprende tre fasi: esplorazione, cristallizzazione, specificazione.

Esplorazione: momento di ricerca attiva delle informazioni

Cristallizzazione: IV anno di università – lo studente è ormai cosciente delle sue inclinazioni ed

è in grado di gerarchizzare la molteplicità di fattori che possono influenzare la sua scelta

professionale

Specificazione: scelta professionale. Due sono i criteri per vedere se il soggetto si trova in

questa fase: volontà di specializzarsi, confinandosi in un campo ristretto;capacità di non

allontanarsi dal proprio progetto di carriera.

Ginzburg: interazione tra maturazione e contesti

Il modello su cui si fondano le ricerche della Ginzburg è essenzialmente biologico: l’idea di base

è che i processi che portano alla scelta di una professione siano il risultato di una maturazione.

Tuttavia i ricercatori sono portati a porre in evidenza il ruolo del contesto sociale in cui ha

luogo non tanto una maturazione biologica quanto una storia personale.

In sostanza quello che l’opera della Ginzburg descrive è il prodotto delle interazioni tra la

maturazione personale e le esperienze così come vengono determinate da una data cultura,

rispetto ai membri di un dato gruppo sociale.

8.2 BERNARDETTE DUMORA: RIFLESSIONE COMPARATIVA, PROBABILISTICA, IMPLICATIVA

I lavori della Dumora possono essere considerati la continuazione dei lavori della Ginzburg,

l’evoluzione delle costruzioni delle aspettative riguardo al proprio futuro dei ragazzi tra gli 11 e

i 16 anni, anche se il campione da lei studiato è composto da ragazzi e ragazze provenienti da

vari ambienti sociali.

Dumora evidenzia due processi fondamentali che definì rispettivamente riflessione comparativa

e riflessione probabilistica ; la loro articolazione è definita riflessione implicativa.

Riflessione Comparativa - La riflessione comparativa designa una messa in relazione di

elementi descrittivi del sé e delle professioni. Si osservano 4 tappe nella costruzione di questi

schemi di comparazione:

a. collegamento tautologico tra sé e una data professione: l’adolescente non sogna una

professione quanto piuttosto chi l’esercita

b. proiezione metaforica : il giovane vuole “essere come” non fa distinzione tra le proprie

caratteristiche e quelle del professionista.

c. proiezione metonimica: riferimento con un soggetto appartenente ala propria cerchia, ma si

cominciano a fare comparazioni tra le proprie qualità e quelle del soggetto di riferimento.

d. comparazioni ponderate: non si prende più come riferimento un soggetto ma categorie

astratte che diventano esse stesse oggetto di valutazione.

Riflessione probabilistica - Il secondo processo di Dumora è legato all’esperienza scolastica

dell’adolescente, consiste in un calcolo soggettivo con cui il soggetto prende la misura dello

spazio tra le cose possibili e quelle probabili. La sua costruzione attraversa tre tappe: la

predizione, le congetture, l’elaborazione di scenari

La predizione costituisce una certezza magica. I pre-adolescenti sono sicuri che si tratta di

volere una cosa per poterla avere. Il metro di misura non è quello della probabilità di

realizzazione bensì quello della desiderabilità.

Le congetture consistono in una valutazione dell’incertezza circa la riuscita scolastica presente

o futura. Il livello di riuscita richiesto dalle diverse formazioni è messo a confronto con la

riuscita attuale.

L’elaborazione di scenari consiste nell’articolare l’attuale riuscita scolastica, i consigli ricevuti

con le rappresentazioni delle esigenze delle varie professioni.

La riflessione implicativa - La riflessione implicativa mette in relazione i mezzi scolastici e i

fini professionali e si traduce in analisi diverse da un soggetto all’altro. Dumora identifica due

tipi fondamentali di argomentazioni a seconda che la relazione tra la messa in relazione si basi

su una consonanza o dissonanza tra le conclusioni della riflessione comparativa e quelle della

riflessione probabilistica: traiettoria lineare, traiettoria di rottura.


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AUTORE

Sara F

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+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Psicologia della formazione e dell'orientamento. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: I quadri ideologici, Centratura sull’individuo, la responsabilità di realizzarsi che gli viene attribuita, la centralità dell’attività professionale nella costruzione identitaria e nell’integrazione sociale, ecc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia della formazione e dell'orientamento e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Cortese Claudio Giovanni.

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