Estratto del documento

Psicologia dell'orientamento professionale

Jan GuichardMichel Huteau

Cap. 1 – I quadri ideologici

I quadri ideologici in cui si è sviluppata la nostra attuale concezione delle pratiche di orientamento sono quattro:

  • Centratura sull’individuo - Edouard Toulouse e Alfred Binet – Francia 1909 – lavoro di tipo fisico – organizzazione razionale del lavoro – nessuna attenzione ai bisogni individuali uomo giusto al posto giusto – deriva dalla “società solistica” di Dumond dove “ogni uomo deve contribuire nella posizione che occupa nell’ordine sociale”. Mentre Franck Pearson (USA), il “padre” dell’orientamento, riteneva che è l’individuo ad essere al centro del dispositivo e i bisogni sociali passano in secondo piano. Questa posizione è più vicina alle odierne tecniche di orientamento che centrano l’orientamento stesso sull’individuo.
  • La responsabilità di realizzarsi che gli viene attribuita – scopri chi vuoi essere e “autodeterminati” – ogni individuo soggetto autonomo, responsabile, indipendente.
  • La centralità dell’attività professionale nella costruzione identitaria e nell’integrazione sociale – realizza e integra te stesso attraverso la tua vocazione professionale – impegno nelle attività professionali come momento particolarmente importante nel processo di costruzione del sé. Mèda – 1997 – il lavoro NON è sempre stato associato alle idee di creazione di valore, non è il solo modo di realizzarsi (valore in via di estinzione per esaurimento delle possibilità di lavoro) – J. Clot – il lavoro è una delle caratteristiche più importanti della vita sociale nel suo insieme e aumenterà d’importanza perché oggetto di una nuova richiesta di realizzazione di sé.
  • L’avvenire, considerato incerto e instabile – numerosi lavori contemporanei (Boutinet, 1998 – Dubar, 2000) sottolineano che le carriere professionali corrispondono più a un “caos” che non a una “crescita vocazionale”, rappresentano sempre meno una continuità professionale e sempre più spesso si affrontano momenti di rottura nella vita professionale. Questi fenomeni di “rottura” sono stati raggruppati sotto il nome di “transizioni”.

Cap. 2 – I contesti

I contesti sociali determinano il tipo di orientamento. Nel 1900 l’orientamento riguardava l’inserimento nel lavoro al termine della scuola. Andando avanti la scelta diviene sempre più ragionata anche perché il giovane non prende più il posto del genitore ma cerca una sua strada. I bisogni sociali determinano contesti che richiedono diversi orientamenti.

2.1. Organizzazioni del lavoro, concezione della qualificazione e problematiche dell’orientamento

Alan Touraine – 1995 – tre forme di organizzazione del lavoro nel XX secolo:

  • Ordinamento professionale del lavoro e orientamento verso i mestieri – inizio secolo, modalità vicina all’artigianato. Si richiede buona mano e attitudine al mestiere (o professione). Il mestiere contribuisce alla definizione di identità individuale (si è meccanici, avvocati, ecc.). SAPERE E SAPER FARE – tecniche psicotecniche – colloquio di orientamento – prevedere il mestiere più adatto al giovane, fondamentale la nozione di ATTITUDINE.
  • Fordismo e orientamento verso l’impiego – la trasformazione del lavoro nella catena di produzione trasforma anche la nozione fondamentale del lavoro da “mestiere” a “impiego” (job). Essa non è più “legata all’operaio” ma alle specificità tecniche delle macchine che portano a definire la qualificazione del posto di lavoro. In questa situazione “il nocciolo duro della competenza è la formazione sul posto di lavoro” (Dubar, 1998). Il lavoratore non può più essere definito in base al mestiere che svolge, che non può più definirlo in maniera sostanziale. “Operatore” o “agente di produzione” sono definizioni più adatte. In questa situazione l’identificazione principale è quella che unisce il lavoratore al suo collettivo di lavoro, la sua “comunità professionale”. La consulenza non riguarda più la ricerca delle attitudini personali ma di capire se il soggetto si adatterà alle condizioni di lavoro (collettivi di lavoro, valori, ecc). Questo tipo di orientamento si fonda su questioni che riguardano aspetti sociali del lavoratore.
  • Il modello di competenza e orientamento verso le funzioni professionali – Touraine, 1995 – l’automazione (rivoluzione informatica) corrisponde a un nuovo sistema di lavoro: quello tecnico. Questo ordinamento tecnico richiede lo sviluppo di abilità specifiche diverse da quelle che richiedeva "l’ordinamento professionale del lavoro". Abilità che sono legate alle interazioni che definiscono il contesto di lavoro. In questo modello il lavoratore viene percepito come depositario di un capitale di competenze e che è anche capace di svilupparne di nuove in relazione all’evoluzione delle situazioni lavorative in cui si trova. Quindi si parla di organizzazione qualificante e formazione permanente. Vondracek, Lerner e Schulenberg hanno sviluppato la nozione di “goodness of fit of person-context relations”, ovvero “interaggiustamento” adeguato della persona e dei contesti. Le pratiche di orientamento riguardano tecniche di bilancio delle competenze, procedure di validazione e riconoscimento delle esperienze.
  • Mondializzazione e “caos vocazionale”: l’orientamento come supporto alle transizioni – teoria della segmentazione di Tanguy: non esiste un unico mercato del lavoro ma molteplici mercati del lavoro separati. Il segmento principale è quello dei lavori interessanti e ben pagati. All’interno di questo segmento principale, il mercato superiore corrisponde a lavori “che richiedono una formazione iniziale elevata di natura generica, una forte mobilità da un lavoro ad un altro e da un’azienda ad un’altra”. Il mercato principale inferiore corrisponde a una formazione iniziale piuttosto tecnica ed assai ridotta. Il mercato secondario, a cui appartiene un numero sempre crescente di lavoratori mal pagati, che non hanno bisogno di formazione, che devono essere flessibili, a cui appartengono gruppi vittime di discriminazione: donne, giovani, stranieri. Questi gruppi vivono frequenti transizioni lavorative che non corrispondono a sviluppi di carriera. L’orientamento ha obiettivi meno ambiziosi cercando di aiutare le persone ad affrontare questi momenti al meglio possibile.

2.2. Organizzazione della formazione e problematiche dell’orientamento scolastico

Legame tra orientamento e organizzazione scolastica. Francia, inizio secolo, scala Binet – QI – permanenza media nella scuola dall’età di 11 anni a 20. 1907 istituite le scuole speciali, abolite nel 1975. Dal 1924 le donne poterono diplomarsi – dal 1957 classi miste.

  • Germania – dalla fine della scuola elementare (a 10 anni) la scuola propone tre tipi di scuola secondaria. Ognuna prenderà circa 1/3 degli studenti. Due istituti orientati all’avviamento professionale, della durata di 5 e 6 anni, ed il Gymnasium, 9 anni. Elemento fondamentale della formazione professionale è l’apprendistato aziendale. L’orientamento si trova tra la scuola e la formazione professionale in azienda, gestisce e coordina la domanda e l’offerta sul mercato del lavoro.
  • Francia – sistema unificato, si propone, almeno formalmente, di offrire a tutti la stessa scuola media. La scelta va effettuata intorno ai 15-16 anni tra formazione professionale e formazione tecnica. Qui entrano in gioco procedure di orientamento ed indirizzamento che si basano su un “colloquio” con famiglia ed insegnanti. Le valutazioni degli insegnanti sono fondamentali, soprattutto per i giovani di origini modeste. La regola è che chi riporta i migliori risultati nelle scienze astratte prosegue verso discipline più ricercate. Risultati meno buoni portano a percorsi più brevi con orientamento più ridotto. Quindi l’orientamento è profondamente influenzato dal rendimento scolastico. L’orientamento professionale si riduce a orientamento scolastico, il ruolo degli aspetti sociali è superiore a quello dei test e prove di conoscenza, un peso eccessivo è dato al passato scolastico, ed è eccessivo il privilegio concesso alle conoscenze di ragionamento astratto.

2.3. L’orientamento dei giovani non scolarizzati e degli adulti

Dagli anni ’70 inizia ad essere misurato il ritardo nell’inserimento nel mondo del lavoro. L’ingresso nell’età adulta è cambiato e non vi è più sincronia tra uscita dalla famiglia e dalla scuola ed ingresso nel mondo del lavoro e vita coniugale. I percorsi di ingresso nella vita lavorativa sono diversificati e diventa sempre più difficile prevedere l’impiego sulla base della formazione scolastica ricevuta o della qualifica acquisita. Dagli anni ’80 la relazione formazione/lavoro è “introvabile”. Tanguy, 1986 – oggi si parla più di transizione professionale, indicando con questa “l’insieme delle forme sociali di avvicinamento al lavoro”. Il passaggio attraverso formazione, impiego, disoccupazione, mobilità, vissuto individuale…viene gestito da un certo numero di istituzioni sociali per lo più di orientamento. Nel “sistema di competenze” l’individuo deve adattarsi all’evoluzione rapida del lavoro e dell’impiego. Per questo deve avere una formazione continua e sviluppare il repertorio del proprio SAPERE, SAPER FARE, SAPER ESSERE.

2.4. Le psicologie dell’orientamento

Se le domande di orientamento sono fondamentalmente sociali e se sono determinate dagli ambiti e dai contesti in cui vengono formulate, esse possono essere definite dalle problematiche delle scienze umane e, in particolare, dalla psicologia.

  • Psicologia differenziale: il legame individuo/ambiente – “uomo giusto al posto giusto”. Il postulato fondamentale è che esistano professioni ben definite, le cui esigenze possono essere messe in relazione con alcune caratteristiche stabili degli individui – Parsons: collegare, attraverso un “ragionamento corretto” le proprietà degli individui con quelle dei lavori. Professione ben definita dell’individuo stabili (tratti di personalità). Horn →caratteristiche Cattell, 1966 – cinque dimensioni importanti del funzionamento intellettuale: intelligenza fluida, intelligenza cristallizzata, la visualizzazione, la fluidità verbale-ideativa-associativa, la rapidità cognitiva. Norman, 1963 – Big five: estroversione, gradevolezza, coscienziosità, stabilità emotiva e apertura mentale.
  • Problematiche dello sviluppo e sociali dell’orientamento lungo tutta la vita – lo studio di Ginzberg, Ginsburg, Axelrad e Herma, 1951, sulla formazione e le scelte professionali di ragazzi provenienti da ambienti favoriti. Lo studio mostra come la possibilità o meno di fare determinate esperienze o attività determinanti per le scelte di orientamento dipendessero dall’età e dall’ambiente in cui si trovavano. Il modello di Krumboltz ispirato a Bandura, Linda Gottfredson e la “mappa cognitiva delle professioni”, Fred Vondracek ispirato all’ecologia dello sviluppo umano, Erik Erikson di ispirazione psicoanalitica e psicosociale, Daniel Levinson interessato maggiormente alle “tappe” della vita adulta, Donald Super “life space, life span career development” (sviluppo della carriera personale e professionale lungo tutta la vita). Le traiettorie della vita adulta sono concepite come maggiormente dipendenti dai contesti e dagli eventi. Il concetto dominante non è più sviluppo ma transizione.
  • Karl Rogers e il counselling psicologico – influenza il colloquio di orientamento. Un “colloquio non direttivo, condotto da un esperto, che adotti un atteggiamento di empatia e aperta comprensione, permetterà alla persona che si ha di fronte di ristrutturare la propria personalità”.

Cap. 3 – Finalità e obiettivi delle pratiche di orientamento

Obiettivi – sono molteplici risposte a richieste di vario tipo. Spesso la domanda è: come far fronte ad una transizione?

Finalità – contrariamente agli obiettivi non sempre sono esplicite. Da Parsone si pensa che riguardino sostanzialmente lo sviluppo dell’individuo e la sua capacità di far fronte alle transizioni che costituiscono il centro di tutto il meccanismo (trarre il meglio dalle “carte” che ha in mano il cliente). Modello adattamento al mondo così com’è. Anche se l’UNESCO, 1970, → ha definito l’orientamento come il “prendere coscienza delle proprie caratteristiche personali e svilupparle…avendo cura di servire la società e di ampliare le proprie responsabilità”. Quindi una finalità allargata, etica.

Un orientamento che mira a promuovere la persona – Jaques, Guichard – dare l’occasione di (ri)stabilirsi come persona, ovvero come prodotto ternario (io-tu-lui) della relazione dialogica con gli altri, relazione che lo costituisce in quanto tale e lo porta, ogni volta che si reinstaura, a distanziarsi da ciascuna delle cristallizzazioni di sé.

Evoluzione non solo scolastica o professionale ma di crescita individuale che tenga conto della parte sociale di ogni individuo. Distanziarsi dalla cristallizzazione significa considerare la necessaria flessibilità per fare fronte alle variazioni del mercato del lavoro ma anche per una crescita personale orientata alle necessarie interazioni sociali.

Parte II – Differenze individuali e orientamento

Tre grandi prospettive nello studio delle relazioni tra i campi professionali e le caratteristiche relativamente stabili degli individui:

  • Prospettiva psicotecnica – (la più vecchia) definisce gli individui in base alle attitudini (prima) e interessi (poi) stabili. Cerca la corrispondenza tra attitudini ed esigenze professionali.
  • Psicologia della personalità – scelta professionale come una delle manifestazioni della personalità, oppure come un mezzo per manifestarla.
  • Psicologia differenziale – Reuchlin, 1999 – prospettive “dell’attività mentale”. Dinamica del pensiero che conduce all’espressione di determinate preferenze.

Cap. 4 – Un soggetto passivo: orientamento fondato su caratteristiche individuali stabili

4.1. La psicotecnica classica

Insieme di tecniche e di pratiche sociali aventi come obiettivo principale quello di razionalizzare le procedure di attribuzione sociale degli individui. I presupposti teorici:

  • Gli individui possono essere descritti attraverso attitudini (anche interessi ma è meno importante).
  • Le professioni possono essere descritte attraverso le esigenze, stabili, in materia di attitudini.
  • Gli individui sono capaci di impegnarsi in professioni che corrispondono alle loro attitudini (con l’aiuto del consulente).

Attraverso il colloquio e i test il soggetto mostra la conoscenza che ha di sé e delle proprie attitudini (prove di memoria, di reazione, ecc). Il consulente dispone di tavole indicanti le condizioni favorevoli al successo in numerose professioni. Queste vengono esaminate con il giovane per vedere “se possono essere tratte conclusioni valide rispetto alle relazioni tra i suoi interessi e le sue attitudini, le sue ambizioni e i vantaggi, svantaggi e condizioni di successo in diverse professioni”. Dopo che Toulouse ebbe gettato le basi del movimento psicotecnico vennero costituiti test destinati a valutare le attitudini dei giovani per orientarli al lavoro e anche per la valutazione degli adulti per l’assunzione.

Franck Parsons – 1909 – giurista e ingegnere delle ferrovie, fonda, a fini filantropici, il Vocation Boureau a Boston e scrive “Choosing a vocation”, un manuale pratico destinato ai consulenti di orientamento dove enuncia i principi dell’orientamento. Il suo modello di orientamento è chiamato anche “modello tratti e fattori” poiché le descrizioni degli individui e delle attività professionali sono fatte per mezzo di tratti, definiti solitamente attraverso i fattori dell’analisi fattoriale.

Portata e limiti della psicotecnica – malgrado la validità delle tecniche psicotecniche (di solito chi seguiva i consigli di orientamento erano mediamente più efficienti, più stabili e soddisfatti del loro lavoro) il modello è stato oggetto di numerose critiche. Contiene un eccessivo cognitivismo ed una certa “predestinazione” verso una certa professione (non tutte le professioni sono descritte dettagliatamente). È vero che il modello privilegia le attitudini ma esamina anche quei fattori motivazionali che sono gli interessi professionali. Nel modello il soggetto non cambia, possiede determinate caratteristiche oppure no, è un soggetto passivo. Non apprende e non si adatta. Tale modello poco si adatta ad ispirare percorsi educativi di aiuto e di sostegno. Dagli anni ’50 il mondo del lavoro ha subito modifiche tali che le richieste, oggi, cercano capacità di adattamento, di apprendimento generico, di capacità di cambiare. Benchè ormai non si parli più di attitudini ma di competenze, tutta la selezione professionale continua a basarsi su questo modello. Il modello psicotecnico classico si è evoluto a sua volta, la teoria di René Dawis e Lloyd Lofquist può essere considerata un

Anteprima
Vedrai una selezione di 6 pagine su 25
Psicologia della formazione e dell'orientamento Pag. 1 Psicologia della formazione e dell'orientamento Pag. 2
Anteprima di 6 pagg. su 25.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia della formazione e dell'orientamento Pag. 6
Anteprima di 6 pagg. su 25.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia della formazione e dell'orientamento Pag. 11
Anteprima di 6 pagg. su 25.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia della formazione e dell'orientamento Pag. 16
Anteprima di 6 pagg. su 25.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia della formazione e dell'orientamento Pag. 21
1 su 25
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/06 Psicologia del lavoro e delle organizzazioni

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia della formazione e dell'orientamento e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Cortese Claudio Giovanni.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community