Psicologia dell'educazione e dei processi di apprendimento
Introduzione
Psicologia dell'educazione e dei processi di apprendimento [Sottotitolo del documento] 2017/18 Marta Branda UNIMIB
Lezione 1
Psicologia dell'educazione
Psicologia dell'educazione legata alla psicologia dello sviluppo. Entrambe codice 04. Merito: carattere applicativo che ha. Molti studi e ricerche hanno un risvolto pratico. Le ricadute sono in ambito educativo. Non soltanto nell'ambiente scolastico.
Psicologia dell'educazione: modulazione dei processi di educazione in funzione dell'età, anche oltre l'adolescenza, fino all'età adulta. Studi fatti sugli studenti di psicologia. Sempre pensare a quanto i processi studiati valgano per tutte le età. Vale per chi apprende nei contesti di apprendimento, la scuola (ambito privilegiato) e tutti i contesti (si tratta di abilità trasversali sfruttate in qualsiasi situazione quotidiana).
La psicologia dell'educazione studia i processi che regolano il rapporto insegnamento-apprendimento. Vuole capire come le persone ragionano/elaborano informazioni, come è possibile facilitare l'apprendimento. Questa tematica oggi è fortemente in vigore.
Disturbi di apprendimento
Oggi si parla molto dei disturbi di apprendimento: disturbi riconosciuti dalla legge italiana (dislessia, disgrafia, discacciai, disortografia) presenti in persone e di natura genetica, determinano grosse difficoltà nell'apprendimento scolastico. Venivano raramente riconosciuti. Questi ragazzi venivano considerati lazzaroni e demotivati.
L'obiettivo della psicologia dell'educazione si occupa dello sviluppo atipico e tipico, quindi quali sono le strategie per incrementare l'apprendimento in entrambi casi. Periodo di interesse: fino all'età adulta. Contesti: tutti i contesti di apprendimento (soprattutto ambiente scuola per noi). Per molti anni non ha avuto un grande riconoscimento.
(Stralcio di un documento del 2015: mette in evidenza come psicologia e scuola hanno bisogno l'una dell'altra.)
Ci si è resi conto che c'era una mancanza di preparazione dal punto di vista psicologico dei diversi docenti, soprattutto dalla scuola secondaria in poi. La formazione di base è infatti diversa. La scuola elementare = primaria. La scuola media = scuola secondaria di primo grado. Superiori = scuola secondaria di secondo grado. Asilo = scuola dell'infanzia.
Formazione psicologica degli insegnanti
La formazione prevista in ambito universitario per gli insegnanti della scuola primaria è anche di tipo psicologico, dalle medie in poi no. Per insegnare non basta la competenza nella propria disciplina, ma serve anche il sapersi relazionare con i propri studenti (motivazione scolastica). Quindi la psicologia è essenziale. Nell'estate scorsa è stato messo nero su bianco che anche i docenti della secondaria devono avere una formazione minima sui concetti di psicologia, pedagogia, didattica. Possono scegliere tra queste aree. Anche solo per poter accedere al prossimo concorso devono aver acquisito tot CFU in queste aree. Questi nuovi accorgimenti colmeranno diversi aspetti. Questo corso è riconosciuto come valido ai fini dell'acquisizione dei CFU necessari per l'insegnamento.
Storia e approcci della psicologia dell'educazione
La psicologia è una scienza molto giovane, quella dell'educazione ancora di più. Primi anni del 20esimo secolo. Durkheim -> come favorire l'apprendimento, quali fossero le leggi/principi/metodi/tecniche già convalidate in psicologia, per utilizzarle per problemi educativi e didattici, sempre per fare ricerche di tipo applicativo. Interesse per rapporto educazione-istruzione. Per facilitare l'apprendimento bisogna sapere bene i processi che sottostanno. Inizialmente la psicologia dell'educazione ha preso dalla psicologia esistente, per poi dare i propri frutti.
Tematiche e approcci
- Metacognizione inclusa nell'autoregolazione.
- Ognuno apprende in modo diverso le medesime cose.
Tre approcci: comportamentismo, cognitivismo e approccio socioculturale. Apprendimento = cambiamento dovuto all'esperienza, dura nel tempo. Cambiamento che può avvenire nel comportamento o nella conoscenza. Sia comportamentismo che cognitivismo studiano l'apprendimento.
Comportamentismo
Comportamentismo = cambiamento di comportamento. Cognitivismo = cambiamento della conoscenza. Il comportamento e l'apprendimento erano associati. Nella mente accadeva qualcosa, ma non veniva indagato. L'esigenza che avevano: dare alla psicologia una valenza oggettiva. Si volevano distaccare dall'introspezionismo puro. Quindi quello che volevano dimostrare doveva essere osservabile. Quindi si rifacevano al comportamento. La stessa cosa detta però viene interpretata in modi diversi a seconda di chi la ascolta (es: l'interesse, le conoscenze già possedute,... intervengono). Aspetti che tratterà il cognitivismo, e che ignora il comportamentismo: relazioni tra i nodi concettuali.
Apprendere ad apprendere = conoscenze che si costruiscono su altre -> trattati da approcci teorici successivi. Nel comportamentismo, l'apprendimento = catene di associazioni sempre più complesse. Concetto di Task analysis, progettualità.
Condizionamento e rinforzi
Un apprendimento che non veniva più rinforzato, ma che viene ora rinforzato, è presente in noi, quindi si riverificherà. Comportamentismo: estrema importanza all'ambiente. L'ambiente è una fonte di stimoli. L'apprendimento = associazione tra stimolo e risposta. E lo stimolo lo fornisce l'apprendimento. L'ambiente è anche molto studiato nell'approccio socioculturale.
Condizionamento classico e condizionamento operante: Skinner. Concetto di rinforzo: se rinforzo un comportamento, aumenta la frequenza del comportamento in questione. Se vado a punire: il comportamento diminuisce la sua frequenza (scossa del topolino). Rinforzo positivo e negativo: fanno aumentare la frequenza del comportamento che segue. Ma il positivo ha una conseguenza piacevole, quello negativo c'è quando vado a togliere una situazione spiacevole, ma aumenta comunque la frequenza del comportamento. Viene tolta una situazione spiacevole.
Punizione = va a diminuire il comportamento. In ambito scolastico l'utilizzo di rinforzo e punizione è molto diffuso e fortemente presente. Il rinforzo positivo è davvero positivo, oppure no? Genera conseguenze positive oppure no? Anche "Bravo" è un rinforzo positivo. Ma può avere effetti diversi. Una lode in genere non ha conseguenze negative, ma potrebbe accadere di no, in base a come viene data la lode.
Es: uso esagerato e sbagliato il rinforzo, sempre con intento positivo, anche in ambiente familiare, con conseguenze negative a lungo termine (es: bambino a ripetizioni con semaforo verde o rosso, prova ansia!). Filosofia sottostante in una pratica: Token economy, in scuola dell'infanzia e primaria. La Token economy: appesi al muro cartelloni con nomi dei bambini e stelle/faccine sorridenti se si comportano bene. È chiaro che per il bambino che non ha problemi, arrivare alla faccina sorridente può essere semplice, quindi positivo. Ma il bambino che proprio non ce la fa? Con Adhd, problemi comportamentali,... Vedersi sempre la faccina triste non è positivo.
Se si fa questo tipo di lavoro, può essere molto efficace nel caso di disturbi comportamentali/mentali seri, per aiutare il bambino ad avvicinarsi al comportamento corretto in modo graduale. Ma nella gestione normale della classe, deve essere fatto in ottica costruttiva e affiancato da un grosso lavoro a livello metacognitivo = di riflessione sulle regole ed importanza del rispetto -> quindi c'è uno sviluppo del pensiero legato alla token economy. Usata in modi non seri può essere un metodo deleterio.
Lezione 2
Motivazione intrinseca vs estrinseca
La motivazione intrinseca deriva dal piacere (interno) del fare qualcosa. La motivazione estrinseca deriva dal rinforzo di un determinato comportamento. Agendo solo lavorando con premi e punizioni, anche una persona motivata intrinsecamente passa ad agire in un determinato modo solo estrinsecamente. Lo sviluppo della motivazione intrinseca è qualcosa difficile da attuare, ma importante, a livello scolastico in modo particolare, poiché nel momento in cui si toglie il rinforzo, la motivazione cessa di esistere.
Secondo Skinner un buon apprendimento si ha nel momento in cui chi programma un tipo di percorso da somministrare a chi deve apprendere, sia in grado di individuarlo e spezzettarlo, cogliendo i prerequisiti, favorendo l’acquisizione successiva, il pezzettino che viene dopo. Questo concetto deriva dagli anni ’50, con le macchine per imparare: venivano inseriti programmi spezzettati, ogni volta che lo studente inseriva correttamente il pezzetto, andava al gradino successivo. Così si arrivava all’obiettivo finale. Molti avevano ipotizzato che ciò avrebbe potuto sostituire la figura dell’insegnante: eppure non si può ridurre l’apprendimento a solo questo. È importante anche, soprattutto per i bambini ed adolescenti, ma anche in età adulta, la relazione che si instaura tra il docente e lo studente.
Esistono delle metodologie ispirate a queste tecniche (es. test della patente. Finisce argomento, autovalutazione, si va avanti) Per Skinner un feedback immediato è più efficace rispetto a un rinforzo dato a distanza di tempo sbagliando si impara solo a sbagliare. Questo concetto non è attuabile oggi: si crede che l’errore possa essere anche una risorsa, perché può dare non solo un quadro di insieme di ciò che è giusto e sbagliato, ma è anche una fonte di apprendimento, c’è un risvolto cognitivo, poiché ciò che permette di capire un errore è riuscire a ragionare su ciò che sto imparando. Quando si fa notare un errore non basta dire “Hai sbagliato”, ma anche ragionare cognitivamente su cosa si ha sbagliato, è importante dare un feedback di valutazione formativa. L’errore non è qualcosa da penalizzare e basta.
Addestramento militare
- Feedback: informazione di ritorno, conoscenza dei risultati, permette di valutare l’accuratezza della propria prestazione. Deve intercorrere poco tempo tra prestazione e feedback. Esso è utile se è informativo, se permette di capire cosa sto sbagliando e dove devo modificare per raggiungere il mio obiettivo.
- Task analysis: richiama la progettualità, che permette di capire dove devo arrivare, i prerequisiti e i criteri da utilizzare per vedere se sto veramente andando sulla strada giusta.
L’idea del comportamentismo è proprio quella che tutti apprendiamo allo stesso modo poiché la mente umana è paragonabile a una tabula rasa: non è vero. Lo scopo della psicologia era proprio quello di predire, forgiare la mente e i comportamenti evidenti, tuttavia non si considerava l’aspetto cognitivo. Molti aspetti sono quindi superati.
Limiti del comportamentismo
- Non spiega i processi cognitivi
- Non è in grado di spiegare abilità complesse perché presenta modelli troppo semplici, come il linguaggio
- Non è in grado di spiegare processi di apprendimento quali i comportamenti esplorativi (es. un bambino che gattona in un luogo nuovo)
- Non è in grado di spiegare le misconcezioni, i concetti errati formati grazie all’esperienza, contrari a ciò che è dimostrato scientificamente, ma sono talmente resistenti che nonostante l’insegnamento, a distanza di tempo, si ricade sugli stessi errori (es. perché un oggetto galleggia? Il bambino risponde perché è leggero)
Approccio cognitivista
Il passaggio da comportamentismo e cognitivismo è stato un cambiamento graduale, ma ovvio e necessario. Bandura è uno psicologo sociale che ha dato moltissimo alla psicologia e alla psicologia dell’educazione. Grazie ai suoi esperimenti sull’aggressività è stato dimostrato che l’apprendimento si verifica anche quando si osserva se il comportamento di un’altra persona viene rinforzato oppure no. Da ciò deriva un modello ancora oggi utilizzato: il modellamento. Osservando un buon modello imparo, lo interiorizzo e diventa uno schema mentale. L’apprendimento quindi non è solo stimolo-risposta, ma anche l’esperienza ci permette di imparare e di apprendere. Non è possibile quindi escludere i processi cognitivi dall’apprendimento.
Piaget e l'approccio costruttivista
Piaget (1896-1980) Piaget, padre della psicologia dello sviluppo, ha dato anche molto alla psicologia dell’educazione.
Predisporre l’ambiente: bambino piccolo scienziato: gli si attribuisce qualche abilità di ragionamento. Adattare le conoscenze alle fasi di sviluppo: apprendimento determinato da una maturazione interna dell’individuo (non a fattori socio-culturali).
Piaget è un cognitivista costrutturista, critica fortemente il cognitivismo. Il bambino è qualcuno che costruisce il proprio apprendimento, e in questa costruzione è essenziale il luogo dell’ambiente.
Approccio cognitivista e costruttivismo
Concetto di schema: rappresentazione interna della conoscenza nella memoria, una forma interna di rappresentazione della realtà. Gli schemi aiutano moltissimo sia a livello di apprendimento che di vita quotidiana. Ci permette di comprendere gli stimoli sensoriali, di strutturare e comprendere ciò che accade attorno a me, sia a livello di esperienza che di conoscenza. La memoria di lavoro è un magazzino che ha una capienza limitata, quindi allo stesso modo la capacità di rielaborazione è limitata. È necessario che certi processi diventino automatici grazie agli schemi, ci permettono quindi di lasciare spazio alla memoria di lavoro per altri processi. Gli schemi si differenziano a seconda della persona: i bambini hanno schemi differenti rispetto agli adulti e non hanno nella memoria a lungo termine quegli schemi (legati alla conoscenza dichiarativa o procedurale) che abbiamo noi: non possiamo dare per scontato ciò che è scontato per noi.
Ci permette di memorizzare le informazioni che riceviamo e permette di ancorare la nuova informazione su schemi pre esistenti. La conoscenza e le informazioni si strutturano man mano che li acquisiamo, e modificano le procedure preesistenti a livello cognitivo.
Apprendimento e modificazione degli schemi
L’apprendimento avviene attraverso una modificazione continua di questi schemi, attraverso tre modalità:
- Accrescimento: ho nuove conoscenze, nuovi contenuti possono ess
- Sintonizzazione: si hanno dei dati dell’esperienza che riesco a incamerare, ma devo modificare gli schemi posseduti. È tipico degli esperti che man mano affinano gli schemi estremamente sviluppati in un certo ambito.
- Ristrutturazione: come nel caso della scoperta, il ragionamento di tipo analogico. Si è obbligati a ristrutturare completamente lo schema pre-esistente.
Tutti servono all’incremento della conoscenza, ma a livello di strutturazione cognitiva si hanno modalità diverse.
Apprendimento come processo
- Processo costruttore: colui che apprende è un costruttore della conoscenza, dei propri schemi mentali che si integrano e revisionano il sistema concettuale già posseduto.
- Processo strategico: esistono delle strategie che permettono di apprendere. Cosa vuol dire “strategico”? La strategia si differenzia dal processo. Un processo è l’insieme delle funzioni cognitive implicate nella codifica, trasformazione e immagazzinamento dell’informazione. La strategia serve a controllare i processi e migliorarli.
Es. un processo è la comprensione di un testo scritto. La strategia potrebbe essere riassumere, fare mappe concettuali etc. La potenzialità della strategia è enorme. Rappresenta la potenzialità dell’apprendimento. Le strategie possono essere incrementate, insegnate. L’intelligenza, ovvero l’insieme di abilità, può essere insegnata. Esiste una gamma di strategie, anche inconsapevoli. Presenta due caratteristiche:
- Variabilità: scelta tra più alternative
- Modificabilità: rese più efficaci da interventi
L’abilità di eseguire un compito può essere ostacolata da:
- Capacità limitata della memoria di lavoro: la memoria di lavoro ha il limite di poter elaborare un numero massimo di informazioni, e per questo alcuni processi devono divenire automatici, in modo tale che la memoria di lavoro possa occuparsi di lavori superiori e di processo. Un esempio è la decodifica di un testo, un lavoro divenuto automatico. Per i bambini questo tipo di processo non è automatizzato, quindi occupa la memoria di lavoro e non può avere tutte le risorse per la comprensione del testo. Questo è vero anche nelle persone che hanno disturbi o difficoltà di lettura, come la dislessia.
- Non saper utilizzare una strategia adeguata
- La scarsa efficienza della strategia usata: avere una strategia, ma non saperla attivare.
Flavell (1970) parlava infatti di:
- Deficit di mediazione: quando il bambino produce una strategia, ma questa non migliora la prestazione, non è efficiente. Non incrementa, quindi, l’apprendimento.
- Deficit di produzione: il bambino non usa spontaneamente una strategia, ma lo fa se viene istruito.
Processo interattivo: ci sono una serie di elementi che interagiscono.
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