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Pensiero e ragionamento Johnson-Laird

Tipi di ragionamento

  • Deduttivo (no aggiunta di info semantiche rispetto a premesse)
  • Induttivo (aggiunta di info semantiche; esclusione di stati di cose compatibili con le premesse)
  • Abduttivo (induzione di una spiegazione)

Introduzione

Il pensiero ha uno scopo e non è deterministico, in modo che sia possibile affrontare i problemi in modi nuovi, e impedendoci di cadere in una spirale di pensieri ossessivi. Ci sono due categorie legate al pensiero, ovvero la creatività e il ragionamento. Il ragionamento è un insieme di processi che costruiscono e valutano implicazioni tra insiemi di proposizioni e ci sono due tipi di implicazione, corrispondenti ai due principali tipi di ragionamento:

  • Deduzione: inferenza valida che genera una conclusione che deve essere vera posto che siano vere le sue premesse. Se le premesse non sono vere, la conclusione può essere vera, ma nulla lo garantisce.
  • Induzione: qualsiasi tipo di ragionamento che include un'aggiunta di info rispetto alle premesse. Le induzioni possono generare conclusioni vere, ma nulla lo garantisce, anche quando le premesse sono vere.

Un buon modo per distinguere tra deduzione e induzione è considerare i loro effetti sull'info: quanto più sono numerose le possibilità che una proposizione esclude, tanto maggiore è il suo contenuto di info. Le inferenze valide generano conclusioni che non trasmettono più info delle loro premesse, ciò che possono fare è rendere esplicita una proposizione che era solo implicita nelle premesse. Un'argomentazione genera senza fallo una conclusione vera purché valgono due condizioni: verità delle premesse e validità dell'inferenza.

Modelli di possibilità

Quando pensiamo, pensiamo a ciò che è possibile. Un modello può rappresentare una possibilità reale o una possibilità che sappiamo essere immaginaria o fittizia, e la mente tiene nota dello status dei modelli che costruisce. Non ci limitiamo a pensare alle cose che sono possibili, rappresentiamo il fatto che sono possibili.

Un corollario è che il ragionamento dovrebbe essere più facile quando richiede di sviluppare le conseguenze di un solo stato possibile, e più difficile quando richiede di sviluppare le conseguenze di più di uno stato possibile. E, quando i ragionamenti sono più difficili, abbiamo più probabilità di commettere errori. Non è facile infatti tenere a mente più di una possibilità alla volta, è un qualcosa che ci disturba e aggrava il carico della memoria di lavoro, il sistema a breve termine nel quale teniamo a mente le cose mentre ci pensiamo sopra. La memoria di lavoro non è in grado di conservare troppe info nello stesso tempo.

Se le persone cercano di costruire modelli di stati possibili, si possono formulare due semplici predizioni:

  • La persona si rende conto che gli stati possibili sono più d'uno, ma non riesce a capire che cosa valga in tutti, dovrebbe rispondere che non vi sono conclusioni valide;
  • Se una persona omette di considerare uno stato possibile, la sua conclusione dovrebbe corrispondere solo ad alcune delle possibilità compatibili con le premesse.

Un modo molto semplice per impedire che il ragionatore sia sopraffatto dall'accumularsi delle possibilità è fornirgli una premessa in più.

Le domande sulle conseguenze possibili sono più facili delle domande sulle conseguenze necessarie:

  • Quando concepiamo una conseguenza possibile, dobbiamo costruire uno scenario nel quale la conseguenza si realizza e non importa se vi sono altri scenari nei quali ciò non avviene. Se le premesse hanno più di un modello, per enunciare una conclusione su ciò che è possibile basta un solo modello coerente con quelle premesse.
  • Quando concepiamo una conseguenza necessaria, questa deve realizzarsi in tutti gli scenari che possiamo immaginare. Per enunciare una conclusione su ciò che è necessario occorre che tutti i modelli siano degli esempi.

La confutazione è invece vero l'opposto: un solo controesempio è sufficiente per confutare una conclusione su ciò che è necessario, mentre per confutare una conclusione su ciò che è possibile occorre che tutti i modelli siano controesempi. Perciò dovremmo poter trarre una conclusione su ciò che è possibile più rapidamente di una conclusione su ciò che è necessario. La teoria dei modelli considera quindi fondamentale la rappresentazione degli stati possibili. Un modello mentale la rappresenta uno stato possibile quanto più iconicamente possibile, ma è difficile conservare una molteplicità di modelli nella memoria di lavoro. Più modelli vogliono dire più lavoro, che implica ragionamenti più lunghi e più facilità di commettere errori.

In che misura siamo razionali?

Perché affermiamo la forza dei contro-esempi: un'inferenza è fallace ogniqualvolta possiamo pensare a un suo contro-esempio; inferenza valida genera una conclusione che deve essere vera se le premesse sono vere. Gli approcci bias sottolineano come noi siamo irrazionali, mentre le teorie della logica mentale di quanto noi siamo più razionali. Johnson dice che siamo razionali perché sappiamo fare ragionamenti validi ma siamo soggetti ad errori e possiamo sbagliare.

Importante è la nozione di controesempio (studio di falsificazione; lasciare aperta l'ipotesi che la nostra teoria non regga e quindi provare a vedere se esistono spiegazioni alternative), dove l'autore dice che questo è centrale nell'essere razionali, cioè quando ci chiediamo appunto se esiste una spiegazione alternativa, sempre compatibile alle premesse da cui siamo partiti e quindi se esiste un controesempio rispetto a quello da cui siamo partiti.

Esempio

A a destra di B, C a destra di B: rappresentiamo un modello compatibile alle premesse e quindi un modello che sta per B e uno di A e li sistemiamo per vedere se il risultato è corretto rispetto alle premesse. Costruiamo quindi un modello mentale dello stato di cose descritto dalle premesse, e ci chiediamo se il risultato cambia o è lo stesso creando un altro tipo di modello, e se vediamo che dai due modelli non c'è un punto di incontro, si dice che non c'è conclusione valida derivata dalle premesse iniziali (ragionamento razionale). Se ci fermiamo alla creazione di un solo modello non seguiremo necessariamente dalle premesse. Quindi noi siamo razionali perché cerchiamo un controesempio. Se la premessa porta a costruire un solo modello allora la conclusione sarà corretta, ma se esistono più modelli mentali, li devo costruire tutti per arrivare a una conclusione valida che discenda necessariamente dalle premesse. Validità e verità sono diverse perché la prima segue necessariamente dalle premesse ma questo non assicura che la premessa sia vera. Invece con la verità avrò che: premessa vera -> conclusione vera; premessa falsa -> conclusione falsa.

I controesempi

I controesempi sono cruciali per il ragionamento: un'inferenza valida ha una conclusione che deve essere vera se le sue premesse sono vere. Un antimodello di una proposizione rappresenta una possibilità nella quale la proposizione è falsa, perciò un controesempio è un modello delle premesse che è un antimodello della conclusione. Esso mostra che la conclusione è falsa in almeno una possibilità in cui sono vere le premesse, cosicché la conclusione non segue validamente dalle premesse.

Un controesempio di una proposizione generale dimostra che la proposizione è falsa, anche se spesso la ricerca di un controesempio non è fallisce (compito di selezione di Wason, dove i partecipanti mancano spesso di scegliere la carta con un 3 anche se sanno che è un potenziale controesempio, dato che una A sull'altro lato mostrerebbe che l'affermazione generale è falsa. Il principio di verità li induce a soffermarsi su una possibilità vera, poiché pensare agli esempi falsi è più difficile.

Qualunque antimodello nel quale la conclusione sia falsa e le premesse vere, è un controesempio di questa conclusione, ma non abbiamo accesso immediato a questi modelli, al contrario dobbiamo costruirli. E quando le persone traggono da sé le proprie conclusioni da certe premesse, tendono a focalizzarsi su un singolo modello delle premesse, dove costruire un modello siffatto, e formulare una conclusione, ci assorbe a tal punto che poi non riusciamo a trovare controesempi.

Gli studi sul ragionamento con connettivi proposizionali confermano l'uso dei controesempi. La conclusione di un'inferenza invalida non è necessariamente vera posto che le premesse siano vere e di conseguenza avremo due tipi di inferenze invalide:

  • La conclusione è incoerente con le premesse e quindi non vale in nessuna delle possibilità compatibili con le premesse;
  • La conclusione è coerente con le premesse, ma non segue da queste, e quindi vale in almeno una possibilità coerente con le premesse, ma non in tutte.

La teoria prevede che dovrebbe essere più facile inferire che una conclusione è invalida quando è incoerente con le premesse piuttosto che quando è coerente con esse; se una conclusione è incoerente con le premesse, ogni modello delle premesse è un suo antimodello; se però una conclusione è coerente con le premesse, non ogni modello delle premesse è un suo antimodello.

Le procedure necessarie a chiarire l'uso dei controesempi sono principalmente due:

  • Chiedere ai partecipanti di dire ad alta voce ciò che pensano
  • Trovare un'area del cervello che si attiva quando le persone ragionano mentre sono alla ricerca di controesempi con lo studio di risonanza magnetica funzionale (fMRI) che rivela che la regione che si attiva in queste situazioni è il polo frontale destro.

Le tre domande a cui Laird ci dà una risposta sono

  • Affermiamo la forza dei controesempi? Sì, anche se ciò non ci rende immuni dall'errore;
  • Ci impegniamo a cercarli? La ricerca sembra essere favorita dalla richiesta di vagliare una conclusione altrui, dall'uso di semplici premesse che evochino più di un modello, dalla condizione che la conclusione valga in almeno uno di questi modelli;
  • La teoria dei modelli spiega le nostre prestazioni? Sì, poiché ci spiega che di fronte a una conclusione altrui probabilmente adotteremo un atteggiamento critico; è più probabile che le conclusioni invalide coerenti con le premesse favoriscano la ricerca di controesempi.

C'è una procedura fissa per la ricerca di controesempi e quando li ricerchiamo commettiamo errori che è possibile prevedere. Non la logica è un modello psicologico plausibile? Distinguiamo due approcci:

Logica della dimostrazione (sistema sintattico)

  • Regole formali applicate alla forma delle premesse

Esempio: A o B, quindi B. La logica è un insieme di regole e inferenze coerenti e consistenti tra loro e a partire dalle premesse le persone ne ricostruiscono lo scheletro e ne ricavano la forma sintattica, recuperano le regole che corrispondono, derivano la conclusione, incorporandone le variabili specifiche del caso e arrivano alla soluzione. Il contenuto non serve a niente, quello che conta è la forma che è sempre la stessa.

Logica dell'interpretazione (sistema semantico)

Definire il significato di un connettivo. Data un'asserzione A e B, quando è che è vera? (tavole di verità). Attraverso le tavole possiamo ricavare la verità e falsità di qualcosa. In logica questi sono i metodi per fare delle inferenze, chiedendosi se è plausibile pensare che nella nostra mente ci sono schemi di questo tipo. Ci sono però interpretazioni che generano inferenze valide non dimostrabili in un sistema coerente di regole formali. In ogni caso, se si pensa ad un modello logico, nella nostra mente ci devono essere alcune di queste strutture.

Complicazione: nel quotidiano, quando abbiamo un enunciato, esso dipende dal contesto (pragmatica; studio del fatto nel contesto) e perciò le interpretazioni possono essere diverse. Inoltre se ipotizziamo che la logica sia un modello plausibile di come noi ragioniamo, c'è il problema che ci sono conclusioni valide che noi non trarremmo mai:

Esempio: La testimone è una sospettata. La testimone è l'amante dell'imputato; quindi la testimone è una sospettata ed è l'amante dell'imputato. Come facciamo quindi a definire che cos'è che limita le inferenze che noi traiamo? Noi ragioniamo spesso per trarre conclusioni, e queste conclusioni non sono sempre quelle predette dalla logica mentale, ma spesso le nostre sono diverse da quelle considerate valide.

Esempio: Se la testimone è l'amante dell'imputato allora è sospettata. La testimone è amante dell'imputato. Quindi la testimone è sospettata (implicita nelle premesse, mantiene le info semantiche);

Esempio: La testimone è amante dell'imputato, quindi non è attendibile (non è implicita nelle premesse, aggiunge info semantiche, utilizzando conoscenze sul mondo). Talvolta ragioniamo per respingere conclusioni, poiché false, improbabili, o perché dipendono da premesse o inferenze non valide; risulta quindi importante ragionare sul fatto per poter respingere, mentre quando siamo convinti su un qualcosa, siamo meno critici perché ci affidiamo passivamente, mentre se ci opponiamo ci informiamo maggiormente per trovare un'alternativa valida. Le argomentazioni sono importanti in tutte le discussioni, dove certe sono fallacie (non valide).

Il ragionamento informale e le fallacie argomentative

È importante concentrarsi sulla forma del ragionamento, e spesso diamo per scontate le verità, dando per scontato che le conclusioni seguano le premesse. Nel ragionamento quotidiano (a differenza che in laboratorio) contenuti e credenze sono rilevanti per il ragionamento, poiché spesso nella conversazione quotidiana ciò che serve è essere convincenti e cogliere fallacie cioè quei passaggi che non sono logici.

Differenze tra ragionamento informale e deduttivo

  • Non chiaro se sono in relazione tra loro. Non si sa se chi sa ragionare induttivamente non è poi soggetto di ragionamenti fallaci;
  • Ci sono casi in cui un ragionamento è valido deduttivamente ma non dal punto di vista argomentativo. Esempio: "dio esiste perché dio esiste" -> valido deduttivamente ma poco convincente nel quotidiano.
  • È importante quindi il contenuto. Esempio: "i fantasmi esistono perché nessuno ha dimostrato che non esistono"; esempio: "il farmaco è privo di rischi perché non c'è alcuna prova del contrario" -> Stesso ragionamento formale, ma il contenuto del secondo è più convincente per cui non si coglie la fallacia.
  • Il ragionamento informale è probabilistico, mentre quello deduttivo vuole arrivare a una certezza che segue necessariamente dalle premesse.

Studio in cui si voleva vedere in che modo decidiamo se le spiegazioni dei risultati fornite da esperti sono convincenti o meno. Le cattive spiegazioni tendevano ad essere accettate maggiormente rispetto alle buone spiegazioni neuroscientifiche se venivano forniti anche dati correlati neuro scientifici (anche se sbagliati). Il fatto che ci fossero dati, facevano sì che gli studenti fossero più convinti, rispetto ad altre spiegazioni senza dati pratici. Dunque le argomentazioni hanno lo scopo di portare la persona ad essere d'accordo e non puntano sul dedurre conseguenze da premesse. Le fallacie informali sono argomentazioni con un fascino emozionale e retorico. Spesso dando l'impressione di essere ben ragionate e persuadono, sebbene siano deboli di ragionamento.

Sei fallacie comuni (Ricco)

  1. Richiamo alla popolarità
    • Esempi: in Italia, dovrebbero accettare studenti eccezionali nelle classi, perché questo è quello che si fa negli altri paesi; l'uso di droghe leggere dovrebbe essere legalizzato in Italia perché molti paesi europei ed asiatici lo hanno fatto.

    Si è a favore di una tesi solo perché altre persone la accettano (senza alcuna testimonianza di persone con particolare esperienza in merito).

  2. Ignoranza
    • Esempi: è molto probabile che gli UFO esistano perché nessuno ha mai provato che non esistano; è giustificato vendere armi a paesi non democratici perché nessuno ha provato che non sia giustificato farlo.

    Dal momento che non si dispone di evidenze contrarie alla tesi, questa deve essere valida.

  3. Falsa causa
    • Esempi: una mancanza di disciplina nell'infanzia porta gli studenti a diventare criminali in età adulta perché si sa che la maggior parte degli adulti criminali hanno sofferto di mancanza di disciplina nella loro infanzia.

    La semplice correlazione porta a dedurre che ci sia un rapporto di causa-effetto.

  4. Irrilevanza
    • Esempi: dovremmo richiedere a ciascun studente di studiare una lingua straniera perché è importante che forniamo agli studenti un'educazione qualificata; gli sport sono stati rovinati da tutto l'alcool che è venduto in occasione degli eventi sportivi perché la ricerca mostra che l'85% di tutte le arene dello sport vendono alcool.

    La motivazione a favore della tesi non è rilevante per la tesi stessa.

  5. Petitio principii
    • Esempi: l'aborto per ragioni non mediche dovrebbe essere illegale perché è sempre sbagliato distruggere volontariamente un feto umano che vive, cresce e si sviluppa; la California dovrebbe avere una legge sulla cintura di sicurezza obbligatoria perché è necessaria. La società ha bisogno di leggi che richiedono alle persone di usare la cintura, anche se non vogliono.

    Ciò che si sostiene dimostrare di usa come premessa e si cerca convalidare quindi ad una conclusione facendo app.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jerago93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia del ragionamento e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Bucciarelli Monica.
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