Livelli di equivalenza tra imagery e percezione
Una prima considerazione, largamente condivisa allo stato delle conoscenze attuali, relativa alla questione di una possibile equivalenza tra imagery e percezione, è che nei primi stadi di elaborazione delle informazioni le due attività cognitive non condividono gli stessi meccanismi di funzionamento. Questo dato trae origine dal modello di Neisser e Marr secondo cui esiste un modello di elaborazione dell'informazione visiva a 2 livelli: uno stadio pre-attentivo, che lavora in automatico e in parallelo, e uno stadio con andamento sequenziale, dipendente dalla volontà dell'osservatore.
Da numerosi esperimenti si è potuto constatare che nella situazione percettiva il sistema visivo opera secondo i 2 livelli di Marr, mentre ciò non avviene per la condizione immaginativa, a cui manca il primo livello. A conferma di ciò vengono gli studi sull' after-effect nell'effetto McCollough, nel quale si è dimostrato che esiste uno stadio specifico di processamento del colore, diverso da quello per l'orientamento. Se percezione e imagery sono equivalenti, tale effetto (per cui il colore viene trasformato nel suo contrario) dovrebbe verificarsi anche nella situazione immaginativa, ma ciò non avviene.
Tuttavia, gli studi sui fenomeni di interferenza e facilitazione forniscono dati più rilevanti in merito. Brooks dimostrò il fenomeno di interferenza della percezione sull'imagery in compiti di visualizzazione spaziale: l'attività percettivo-visiva (quale il leggere) disturba la visualizzazione spaziale in modo più rilevante rispetto a una funzione percettiva non visiva (quale l'ascoltare). Allo stesso modo, Segal e Fusella hanno dimostrato l'effetto contrario, per cui, se si utilizza la funzione immaginativa contemporaneamente a quella percettiva, si verifica una sorta di appropriazione da parte dell'imagery di alcuni meccanismi di elaborazione tipici della percezione. Ad eccezione quindi dei livelli più periferici di elaborazione delle informazioni, si può affermare che percezione e imagery presentino meccanismi di funzionamento analoghi.
Riassunti – forme del pensare
Capitolo 4 - Immaginare
Modello a doppio codice di Paivio
Secondo questa teoria bisogna ipotizzare che esistono due sottosistemi di codifica delle informazioni provenienti dal mondo esterno: uno specializzato per il linguaggio e uno specializzato per eventi e oggetti non-verbali; essi sono differenziati sia da un punto di vista strutturale che funzionale: la struttura si riferisce al formato in cui le informazioni vengono immagazzinate e custodite nella MLT, mentre gli aspetti funzionali si riferiscono ai processi di codifica e di recupero, alle attività di organizzazione e di elaborazione delle informazioni, e infine ai processi di trasformazione e manipolazione di queste. Possono funzionare sia indipendentemente che in parallelo.
L'informazione viene elaborata secondo 3 livelli:
- Rappresentazionale, nel quale la traccia sensoriale attiva la specifica codifica ad essa appropriata;
- Referenziale, che comporta l'attivazione di interconnessioni tra un sistema e l'altro;
- Associativo, che genera connessioni fra parola-parola, immagine-immagine o parole-immagini.
Esistono connessioni intrasistemiche e intersistemiche: le prime sono costituite dalle strutture associative delle unità semplici di rappresentazione (imagens e logogens) e sono di tipo sequenziale nel sistema verbale e di tipo sincrono nel sistema non verbale; le seconde sono legami di tipo referenziale che collegano i due sistemi.
La codifica di uno stimolo, sia in forma immaginativa che in forma pronunciata, aumenta il livello di ricordo: si conferma quindi il vantaggio mnestico delle figure sulle parole.
La rotazione mentale
Shepard e Metzler hanno dimostrato che la rotazione mentale degli oggetti ha molti punti di corrispondenza con la rotazione reale; inoltre il tempo necessario per definire l'uguaglianza tra due figure di cui una ruotata è funzione lineare dell'angolo di rotazione: maggiore è l'angolo della figura da confrontare, maggiore è il tempo necessario per effettuare il confronto. La rotazione mentale è una caratteristica funzionale dell'imagery, ma il movimento rotatorio passa attraverso ciascun punto della traiettoria.
In conclusione, la rotazione ha un andamento simil-percettivo, è olistica (cioè ruota l'immagine nel suo insieme e non porzioni di essa), è continua (attraversa tutti i punti intermedi tra la posizione di partenza e quella di arrivo). Tuttavia la rotazione risente delle caratteristiche dell'immagine da ruotare: se l'immagine è familiare o iper-appresa, o con caratteristiche salienti o ancora è una buona forma, essa viene ruotata in modo olistico e continuo; se queste caratteristiche non sono presenti, la rotazione diventa più lenta.
Trasformazione di grandezza, colore e forma
Un'altra operazione cognitiva che si può fare sulle IM è quella di ingrandirle o rimpicciolirle; in situazione di confronto tra due immagini uguali ma differenti per grandezza, il soggetto deve ridimensionare l'immagine fino a farla coincidere con la figura target; maggiore è la differenza di grandezza e orientamento tra le due figure e più lungo è il tempo necessario per rispondere.
Si può effettuare sulle IM anche una trasformazione relativa a colore e forma: anche in questo caso i soggetti devono “normalizzare” lo stimolo per confrontarlo con quello target.
Lo scanning o ispezione mentale
Da esperimenti di Kosslyn si evince che i soggetti compiono un'ispezione mentale lungo il percorso che unisce due punti di un'immagine, e questo è un movimento analogo a quello che si compie percettivamente quando per esempio si segue con lo sguardo una traiettoria che unisce 2 punti sulla mappa; maggiore è la distanza tra i due punti, maggiore è il tempo necessario per compierla. Questo movimento di esplorazione è di tipo continuo e simil-percettivo; l'ispezione avviene nelle 3 dimensioni e quindi lo spazio mentale all'interno del quale si formano le immagini, ha le caratteristiche di tridimensionalità.
Le comparazioni
Per comparazione si intende paragonare mentalmente degli oggetti o delle figure in base ad una determinata caratteristica; attivando l'immagine di un certo oggetto o figura è possibile mantenere e manipolare mentalmente alcune sue caratteristiche, e tale operazione consente di operare confronti con altre immagini e le loro caratteristiche.
Quindi l'attività immaginativa può paragonare immagini e le caratteristiche di questo paragone sono analoghe al processo percettivo che si ha in presenza delle stesse figure o oggetti.
Uso delle immagini nel problem solving
È confermato l'uso delle immagini nei procedimenti di pensiero finalizzati a trovare una soluzione creativa o concettuale; in questo processo è importante la “somiglianza strutturale” con ciò che le immagini rappresentano della realtà.
Psicologia del pensiero - "Il Mulino"
Capitolo 1 – Deduzione
Conclusione valida: è ricavata da un argomento in cui, se le premesse sono vere, la conclusione è necessariamente vera.
Esistono quattro forme basilari di ragionamento proposizionale:
- Modus ponens: se P, allora Q. P. Dove P e Q sono due proposizioni qualsiasi, si può inferire la conclusione Q;
- Modus tollens: se P, allora Q. Non-Q. Si può concludere non-P.
Ci sono due casi in cui non è possibile trarre un'inferenza valida da una premessa condizionale:
- Fallacia della negazione dell'Antecedente: se P, allora Q. Non-P. Non si può concludere non-Q;
- Fallacia dell'Affermazione della Conseguente: se P, allora Q. Q. Non si può concludere P.
La logica mentale
Postula che la mente delle persone contenga un insieme di schemi di inferenza di tipo formale (logica mentale) che permette di spiegare come vengono tratte le inferenze valide.
Quindi uno schema logico è di natura formale, cioè porta a trarre inferenze indipendentemente dal contenuto delle premesse. Secondo questa teoria, le persone commettono più fallacie quando la premessa esprime una relazione causale i cui termini sono fortemente associati alla memoria. Altrèsì, la stessa attribuisce gli errori e gli effetti di contenuto all'azione delle norme che regolano la conversazione (pragmatica).
Ma non riesce a spiegare due fenomeni: infatti le persone non sempre traggono inferenze valide e inoltre i processi deduttivi comuni sembrano influenzati dal contenuto delle premesse e dal grado di credibilità delle conclusioni.
Teoria dei modelli mentali
Postula che il ragionamento è un processo semantico, che dipende dal modo in cui vengono costruite e manipolate le rappresentazioni (modelli) mentali del contenuto delle premesse. Infatti le persone si costruiscono rappresentazioni economiche del contenuto delle premesse e tendono a limitare le rappresentazioni ai modelli delle contingenze vere, trascurando quelli delle contingenze false.
Sulla base di questa tendenza, la teoria dei modelli mentali offre una spiegazione dei processi deduttivi di base: la correttezza di una conclusione dipende dal maggiore o minore grado di complessità della rappresentazione necessaria per poterla ricavare; più modelli bisogna esplicitare per arrivare ad una conclusione valida, e più difficile risulta il processo.
Enunciati controfattuali: la teoria dà una spiegazione degli (cioè che esprimono possibilità che avrebbero potuto verificarsi in modo alternativo a quello reale, ma che non si sono verificate): questi vengono rappresentati con due modelli iniziali, quello per le possibilità reali e quello per le controfattuali. Si può ipotizzare che un problema modus tollens sia più facile quando la premessa condizionale è un controfattuale.
Effetti di contenuto: se l'associazione tra P e Q è forte, non vengono costruiti modelli alternativi in cui P è assente; se l'associazione è debole, vengono costruiti modelli in cui P è assente e l'effetto Q presente.
Confronto tra la logica mentale e teoria dei modelli mentali
È basato su due filoni di ricerca:
- Inferenza illusoria: inferenze opposte a quelle normativamente corrette. La teoria dei modelli mentali riesce a spiegare questo fenomeno: in condizioni di incertezza, le persone operano scelte non consequenziali, anche se le due alternative portano alle stesse conseguenze.
- Ragionamento relazionale: secondo la logica mentale, un problema di ragionamento è più difficile quanti più passi inferenziali richiede, e la presenza di una premessa irrilevante non spiega la maggior difficoltà di un problema inferenziale. Ma in realtà come ritenuto dalla teoria dei modelli mentali, problemi relazionali che attivano più modelli sono più difficili da risolvere.
Capitolo 2 – Decisione
Un problema decisionale insorge quando un individuo deve scegliere tra due o più alternative, in vista di un obiettivo. La presa di decisione è stata studiata da due differenti approcci:
- Approccio normativo: prende in considerazione gli aspetti prescrittivi della decisione e cerca di individuare i principi in base ai quali l'uomo effettua una scelta razionale;
- Approccio descrittivo: mira a costruire modelli che possono descrivere e prevedere il processo decisionale ed individuare i fattori che lo condizionano.
Teoria dell'utilità di Von Neumann e Morgenstern
Si basa su due principi:
- Principio della transitività: se preferisco A a B e B a C, devo necessariamente preferire A a C;
- Principio di indipendenza: se esiste uno stato del mondo che conduce allo stesso esito indipendentemente dalla scelta effettuata, allora la scelta dovrebbe essere indipendente da quell'esito.
Il principio della transitività non è sempre rispettato: rovesciamento delle preferenze. Questo fenomeno è stato spiegato con l'ipotesi della ponderazione contingente: i soggetti ponderano la scelta tra due attributi, a seconda del modo in cui le preferenze vengono richieste dal compito.
Anche il principio dell'indipendenza non è sempre rispettato: paradosso di Allais.
Teoria del prospetto di Kahneman e Tversky
È una teoria descrittiva: rende conto perché gli individui scelgono in maniera difforme dal modello della teoria dell'utilità. Differisce infatti da quest'ultima per tre aspetti:
- In questa teoria, la nozione di utilità è sostituita dal concetto di valore, definito in termini di perdita o guadagno, e non in termini di benessere netto. Si rappresenta su un grafico in cui il valore riferito alle perdite descrive una curva convessa e ripida, e il valore riferito ai guadagni descrive una curva concava che cresce meno rapidamente: più aumenta la distanza dal punto di riferimento, più diminuisce l'effetto di una variazione marginale;
- Mentre nella teoria dell'utilità il decisore valuta una probabilità di successo del 50%, la teoria del prospetto considera le preferenze come una funzione di pesi decisionali: l'espressione di questi ultimi tende a sovrastimare le piccole probabilità e a sottostimare le probabilità medie o elevate;
- La teoria del prospetto predice che le preferenze dipendono dal tipo di rappresentazione mentale del problema decisionale.
Questa teoria descrive il fenomeno dei costi affondati: si subisce un condizionamento di scelte fatte precedentemente quando bisogna prendere una decisione, anche se le prime non hanno prodotto l'esito sperato.
Effetto di "incorniciamento" (framing) di Kahneman e Tversky
Il frame di decisione è la concezione che il decisore ha degli atti, degli esiti e delle contingenze associate ad una particolare scelta. Questo effetto sottolinea l'importanza che la strutturazione del problema ha sulla scelta ed è illustrato dal "problema della malattia asiatica": i soggetti elaborano frames in maniera differente nelle due condizioni sperimentali: tendono a valutare positivamente decisioni con frames di guadagno, e negativamente quelli con frames di perdite.
Strategie decisionali
Contrapposta alla teoria dell'utilità multi-attributiva, troppo dispensiosa, esiste la teoria di Simon, che alleggerisce notevolmente il carico cognitivo: il decisore si accontenta di raggiungere un livello minimo accettabile di soddisfazione.
Vi è una prima classe di strategie dette compensatorie, che vengono applicate quando gli attributi o le alternative sono paragonabili tra di loro; quando ciò non è possibile, vengono utilizzate strategie non-compensatorie.
Alla prima classe appartiene la strategia additiva o modello lineare, nella quale si sommano tutti i valori ponderati per ottenere un valore globale per ogni alternativa, per poter scegliere quella che ha riportato il valore maggiore.
Alla seconda classe appartengono l'euristica "lessicografica" (determina l'attributo più importante e sceglie l'alternativa con il valore più elevato) e le strategie di "eliminazione per aspetti" (si impone un valore minimo accettabile e si scartano tutti i valori che non lo raggiungono).
La scelta delle strategie è influenzata da effetti di compito (complessità) ed effetti di contesto (similarità e attrattività delle alternative).
Capitolo 3 – Soluzione di problemi e creatività
Approcci teorici alla soluzione di problemi
La psicologia della Gestalt
- Thorndike definisce l’apprendimento per prove ed errori che procede gradualmente finché il successo rende stabile l’associazione tra il comportamento ed il risultato positivo ottenuto;
- Köhler non nega questo tipo di apprendimento, ma nei suoi studi sugli animali con l’impiego di strumenti egli sostiene che il momento più importante e critico è quello in cui l’animale ristruttura la situazione (apprendimento per intuizione - insight). Da quel momento in poi i tentativi dell’animale diventano produttivi fino al raggiungimento dell’obiettivo;
- Per Wertheimer la situazione problemica nasce quando gli elementi di una struttura si organizzano in maniera diversa da quella richiesta per poter raggiungere con successo l’obiettivo. Per risolvere il problema bisogna riorganizzare le sue parti in una nuova struttura (ristrutturazione); la ristrutturazione è però ostacolata dalla fissità funzionale che dipende dal vedere la possibilità di impiegare un oggetto con una funzione diversa da quella normalmente svolta;
- Duncker per spiegare come vengono risolti i problemi individuò metodi euristici, cioè vie per raggiungere la soluzione caratterizzate dal tentativo di variare elementi della situazione in base all’obiettivo che si vuole raggiungere.
“Human Information Processing Theory” (HIP)
È la teoria che concepisce la mente come un elaboratore di informazioni. Prevede che il comportamento dell’essere umano quando risolve un problema è dato dall’interazione di tre componenti essenziali:
- Un sistema che elabora informazioni che corrisponde al solutore, umano o artificiale, che si rappresenta..
- ..la situazione in termini di uno spazio del problema che è la visione generale relativa a situazione iniziale, situazione finale e i vari passaggi interni;
- L’ambiente del compito, cioè il compito così come è concepito dallo sperimentatore. La struttura dell’ambiente del compito influenza il comportamento del solutore.
La ricerca dei passaggi per trovare la soluzione del problema tende a mettere in atto una procedura euristica che riduca lo spazio problemino e sia economica. Le euristiche sono espedienti che consentono di arrivare rapidamente ad una soluzione e si contrappongono agli algoritmi che...
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.