Psicologia del linguaggio e della comunicazione – Appunti Collina
Psicologia della comunicazione
Studiare il modo in cui ci relazioniamo all’ambiente esterno; nasce alla fine degli anni ‘50 il concetto di linguaggio: ci ha permesso di sopravvivere.
Paradigma comportamentista
Alla nascita siamo una tabula rasa, poi apprendiamo crescendo. Tolman: esperimento topo nel labirinto; il topo si crea una mappa del labirinto, quindi, c’è rappresentazione mentale.
Chomsky (1957), Stati Uniti
- Uno dei più grandi linguisti
- Il linguaggio non è un comportamento appreso come altri, ma una facoltà mentale innata.
- Inizia in una fase pre-linguistica
- Lingua (es. francese, inglese): prodotto sociale e culturale
- Il linguaggio è un sistema dispositivo che si sviluppa settando gli elementi dell’ambiente
- Se il linguaggio fosse appreso, non dovrebbe manifestarsi il fenomeno nei bambini di commettere errori quando parlano, sbagliando a fare i condizionali (“piangiuto, moruto”) ma dovrebbero imparare subito la forma corretta. (Fenomeno dell’iperegolarizzazione: correggere le eccezioni dei verbi irregolari).
Psicolinguistica
La psicolinguistica è la scienza che studia i processi sottostanti all’elaborazione del linguaggio (nasce negli anni ‘50). Si concentra in ambito del linguaggio verbale su tre grandi domini:
- Produzione
- Comprensione
- Acquisizione (area più controversa, poiché ha generato molti scontri tra diversi paradigmi)
Produzione delle singole parole
- Livello concettuale: si cerca di trovare tutte quelle parole che sono collegate allo stimolo
- Livello di elaborazione sintattica: si analizzano i lemmi (parole senza suono)
- Livello di elaborazione fonologica: si analizzano i lessemi (parole con suono)
Comprensione del linguaggio
Quando comprendiamo una parola ci creiamo una rappresentazione mentale di questa (gli autistici e gli afasici hanno difficoltà in questa).
Lessico mentale e generale
Lessico mentale: l’insieme delle parole presenti nel nostro sistema semantico. Lessico generale: l’insieme delle parole di una determinata lingua.
Domini della comprensione delle parole
- Frequenza: le parole d’uso più comune sono comprese più velocemente;
- Lunghezza: le parole più corte sono comprese più velocemente di quelle più lunghe;
- Concretezza: le parole concrete sono comprese più velocemente di quelle astratte.
Processo di lettura
Noi leggiamo involontariamente, quando guardiamo una parola l’abbiamo già letta. Ci sono due livelli di lettura:
- Livello lessicale: la parola viene letta nella sua interezza; ci si concentra sul significato.
- Livello non lessicale: la parola viene scomposta in più unità semantiche (spelling, associazione morfema-fonema), ad esempio per la parola cane si farà C-A-N-E. Non c’è interesse per il significato, ma per il modo in cui è scritta una parola.
È formato da diverse fasi:
- Riconoscimento visivo della parola
- Confronto con il lessico ortografico d’entrata
- Accesso alla memoria semantica
- Confronto con il lessico fonologico di uscita
- Articolazione parola
Sottodomini dei 3 grandi domini
- Fonetica: studia la produzione e la percezione di suoni linguistici e le loro caratteristiche (studio anche dei dialetti)
- Fonologia: studiano i sistemi di suoni delle lingue del mondo (studia strutture di suono più complesse)
- Morfologia: studio della struttura grammaticale delle parole e dei morfemi (morfema = la più piccola unità di una lingua dotata di un significato). Si divide in flessiva (si occupa delle norme contenute in una lingua relative all’assegnazione alle parole delle informazioni grammaticali) e derivazionale (studia le regole di derivazione e di formazione delle parole dalle radici)
- Sintassi: studia i diversi modi con cui le parole si uniscono tra loro per formare proposizioni e periodi
- Semantica: studia il significato delle parole; ci confrontiamo con essa quotidianamente. Noi usiamo inconsapevolmente le parole, infatti, non conosciamo il significato delle parole che usiamo quotidianamente, non sappiamo spiegarle. (Es. Come spiego la parola “giustizia”?)
- Pragmatica: studia le relazioni tra i segni e il contesto sociale e comunicativo del loro uso (il tono di voce cambia il contesto)
Wittgenstein: “il linguaggio è ambiguo, è sporco”. Es. “La vecchia porta la sbarra” frase ambigua con 2 significati. Es. La parola “merlo” è ambigua poiché significa tante cose diverse.
Teoria generativo trasformazionale (Chomsky)
Si basa sugli aspetti sintattici del linguaggio e distingue diversi livelli di analisi di una frase, quello superficiale (quello che leggo) e quello profondo (analisi logica e grammaticale).
Teorie psicologiche del significato (in base alla rappresentazione mentale)
- Teoria delle reti semantiche
- Teoria della semantica a tratti (o teoria componenziale del significato)
- Teoria dei prototipi
Teoria delle reti semantiche
Teoria non decomposta del significato (per ogni parola c’è un significato). Sostiene che il significato della parola è dato dalla rete di significati in cui la parola è inserita. Connessioni di 2 tipi all’interno delle reti semantiche: “È un...” e “Ha...”. Le distanze tra i concetti devono essere dinamiche.
Collins & Loftus, 1975: Modello della diffusione dell’attivazione (assunto per la teoria delle reti semantiche). Quando il prime viene riconosciuto entra in contatto con la sua rappresentazione nella memoria semantica e si attiva. Tale attivazione si diffonde ad altri nodi compatibili e spazialmente vicini. Se il target è semanticamente associato al prime il soggetto lo riconoscerà più velocemente (relazione di facilitazione), se invece, non sono semanticamente associati il soggetto impiegherà tempi più lunghi a riconoscerlo (relazione di inibizione).
Sentence verification test: compito in cui bisogna verificare se una frase è vera o falsa.
Teoria della semantica a tratti
Il significato di una parola è dato dalla sua scomposizione in unità più piccole di significato (dette “features”). Tale teoria è verificata attraverso il livello di verità (utile a poco, poco generalizzabile).
Limiti della semantica a tratti:
- Non rispetta i criteri dell’economia cognitiva, poiché è troppo complessa e lunga. Bisogna quindi, ridurre la scomposizione in quelle caratteristiche che sono necessarie e sufficienti, anche se è difficile farlo.
- Tutti i membri di una categoria semantica hanno il medesimo grado di appartenenza, senza gradi di rappresentatività;
- L’ipotesi che è il significato sia determinato da un numero limitato e chiuso di proprietà costitutive appare limitato. (Es. Se diciamo che per i cani è necessario avere quattro zampe, come ci comportiamo di fronte ad un cane che ha perso una zampa?)
- Non esistono confini netti fra un significato e un altro. Per molti oggetti ed eventi esiste una zona di vaghezza semantica.
Teoria dei prototipi
Anni ’60: gruppo multidisciplinare, con a capo Eleanor Rosch. La teoria dei prototipi si basa su due concetti principali: categoria mentale e classificazione. Categorizzazione: è un processo di segmentazione del flusso continuo del reale e dell’esperienza in categorie distinte (per orientarci nel mondo dobbiamo categorizzarlo). Costituisce un vincolo psicologico per il funzionamento mentale degli esseri umani.
Categorie: Classi di oggetti. Hanno un elemento centrale, ossia il prototipo, ovvero l’elemento che meglio rappresenta la categoria, che racchiude proprietà comuni a tutti i membri della categoria, come se fosse una media. Gli altri elementi si dispongono intorno al prototipo (+ vicini/- vicini).
Le cose stanno insieme per somiglianza di famiglia; ci sono 2 tipi di somiglianza:
- Percettiva: tutto ciò che sembra uguale.
- Funzionale: tutto ciò che serve alla stessa cosa.
Analisi delle categorie
Analisi verticale: consente di collegare tra loro categorie diverse. Es:
- Arredamento = superordinata
- Sedia = categoria di base
- Sedia da cucina, soggiorno, scrivania... = subordinata
Categorie di base: sono ritenute quelle più importanti, poiché sono quelle più comunemente usate nei contesti d’uso, hanno la frequenza più elevata e sono le prime che i bambini imparano.
Analisi orizzontale: concerne in che modo ogni categoria è organizzata al proprio interno e quali relazioni sono istituite tra i suoi diversi membri.
- Le categorie non sono definite in base a criteri necessari e sufficienti;
- I prototipi costituiscono gli elementi centrali;
- L’appartenenza ad una determinata categoria è graduale;
- I confini delle categorie sono sfumati;
- La somiglianza è di tipo familiare.
Evoluzione del concetto di prototipo
Il prototipo diviene un’entità astratta, un costrutto mentale, l’insieme delle proprietà salienti che distinguono una categoria da un’altra. Proprietà essenziali: comuni a tutti i membri di una categoria. Proprietà tipiche: proprietà specifiche aggiunte.
Esiste un prototipo per ogni categoria? No (più difficile per concetti astratti), la polisemia ne è un esempio. Polisemia: parole che hanno più significati che hanno una relazione tra loro. (Es. “la lettera”, può essere sia quella che si scrive e si spedisce, sia quella che compone una parola).
Lakoff (somiglianza di famiglia): le categorie dipendono dalla cultura di appartenenza. Nel suo libro “Donne, fuoco e cose pericolose”, egli distingue 4 categorie in lingua Dyirbal (Bayi, Balan, Balam e Bala). Balan sta ad indicare una categoria in cui ci sono: donne, cani, la maggioranza degli uccelli, qualche serpente e pesce, tutte le cose connesse col fuoco (cose pericolose) e con l’acqua. Queste categorie non sono arbitrarie, ma sono regolate da una serie di somiglianze locali.
La comunicazione non verbale
La comunicazione verbale ha origine da quella non verbale (Ogni forma di comunicazione comincia dallo sguardo, anche nei bambini). Con le parole possiamo mentire, ma non con la comunicazione non verbale. La comunicazione non verbale è complicata da misurare. Secondo la psicologia ingenua essa è ritenuta più rivelatrice degli stati d’animo dell’individuo e rappresenta una sorta di “linguaggio del corpo”, universale, esito dell’evoluzione filogenetica.
Teorie della comunicazione non verbale
- Teoria innatista: fa riferimento alla prospettiva di Darwin secondo cui le espressioni facciali sono il risultato dell’evoluzione della specie umana e hanno un carattere di universalità.
Ekman (Teoria differenziale delle emozioni) Di fronte ad uno stimolo come la paura mettiamo in atto un’espressione facciale innata. Le emozioni, attraverso l’esecuzione di programmi nervosi innati, producono la configurazione di determinate espressioni facciali e movimenti corporei.
Esiste un programma nervoso specifico per ogni emozione. Tale programma assicura l’invariabilità e l’universalità delle espressioni facciali (Espressione paura uguale in tutto il mondo). Rispetto a questo programma esistono processi cognitivi in gradi di modulare la manifestazione non verbale delle emozioni. Esistono delle regole di esibizione, culturalmente apprese: intensificazione, attenuazione, inibizione e mascheramento.
- Teoria culturalista (o neoculturale): “ciò che è mostrato dal volto è scritto dalla cultura”. La CNV è appresa nel corso dell’infanzia al pari della lingua e presenta variazioni sistematiche da cultura a cultura, dal sistema dei gesti e delle espressioni facciali (la base è comune, ma sono gli aspetti culturali e appresi ad essere diversi).
Rapporto tra CV e CNV
- 2 sistemi autonomi: gli afasici non hanno problemi a mantenere la CNV
- Lavorano insieme: visione integrata tra i 2 sistemi
Interdipendenza fra natura e cultura
Le strutture nervose ed i processi neurofisiologici condivisi in modo universale a livello di specie sono organizzati in configurazioni differenti secondo le culture di appartenenza. La CNV si fonda su circuiti nervosi specifici. Intervengono sia il sistema piramidale (area motoria e pre-motoria), sia il sistema extrapiramidale (corpo striato e tronco encefalico). Si integrano processi elementari automatici di ordine inferiore e processi consapevoli di ordine superiore.
Teoria della mente modulare (Fodor, 1983)
(Proposta di architettura mentale, no modello) Nell’organizzazione del sistema cognitivo esistono:
- Processi centrali (di alto livello): integrano le conoscenze specifiche disponibili e sono responsabili delle funzioni cognitive superiori (prendere decisioni, pensare...). Non sono modulari, come quelli periferici.
- Processi periferici (di basso livello, di input): Trattano le informazioni che giungono dall’apparato percettivo e dal linguaggio. Sono meccanismi computazionali specifici per ogni dominio. Sono dei moduli, gerarchicamente organizzati, a base innata associati a specifiche strutture neurali, non assemblati (non formati da più unità elementari) e autonomi.
Caratteristiche modulo:
- È specializzato per uno specifico tipo di informazione, ed elabora solo queste (se tali informazioni vengono perse, non possono essere recuperate) e si attiva automaticamente (non accessibili alla coscienza).
- Ha accesso solo alle informazioni per cui è specializzato e solo a quelle che gli arrivano dagli analizzatori delle caratteristiche fisiche degli stimoli.
- È incapsulato, ossia isolato dalle informazioni provenienti dagli altri moduli o dai processi centrali.
- È innato
Il risultato dell’elaborazione modulare diventa poi accessibile alla coscienza. La teoria della mente modulare dà prova dell’autonomia tra CV e CNV; essa viene utilizzata anche per spiegare la teoria della mente, ma in una versione molto più (Vedi parte sulla teoria della mente) debole.
Nella comunicazione non verbale
Sistema vocale:
- Verbale
- Paralinguistico: prosodia (intonazione) e qualità vocale
- Extralinguistico
Sistema non vocale (Cinesico):
- Mimica facciale
- Sguardo
- Gesti e postura
- Prossemica e aptica: gestione spazio e del contatto con l’altro. (se violato può dar fastidio)
Voce: sostanza fonica composta da una serie di processi, fenomeni vocali.
- Riflessi: starnuto, tosse, russare, vocalizzazioni (pause piene)...
- Caratteristiche extralinguistiche: insieme delle caratteristiche anatomiche permanenti e le caratteristiche fonetiche (voce bassa, voce alta...)
- Caratteristiche paralinguistiche: insieme delle proprietà acustiche e transitorie che accompagnano la pronuncia di una parola.
Tono della voce: dato dalla frequenza fondamentale. L’insieme delle variazioni del tono nel corso della pronuncia determina il profilo di intonazione. L’intensità che consiste nel volume della voce, prodotta dalla pressione ipolaringe. Ad essa è strettamente connesso l’accento enfatico con cui si sottolinea un determinato segmento linguistico. Dipendono dal contesto, es. rabbia, voce più alta.
Il tempo (variabile dipendente) che determina la successione dell’eloquio:
- Durata: tempo necessario per pronunciare un enunciato
- Velocità eloquio: numero di sillabe al secondo, comprese le pause
- Velocità di articolazione: numero di sillabe al secondo, escluse le pause.
Pause: possono essere piene (“Ehm, Ah, Mmm”, al telefono) o vuote (silenzio).
Voce delle emozioni: ogni emozione è caratterizzata da un preciso e distinto profilo vocale (Anolli & Ciceri, 1997)
Fasi di encoding
- Collera: aumento frequenza, aumento intensità voce, pause brevi e ritmo elevato.
- Gioia: incremento frequenza, tonalità acuta, profilo di intonazione progressivo e accelerazione ritmo di articolazione.
- Disprezzo: articolazione lenta delle sillabe, intensità piena, durata prolungata frase e tono di voce profondo.
Fase di decoding (di decodifica espressioni facciali altrui): capacità di riconoscere ed inferire lo stato emotivo del parlante prestando unicamente attenzione alle sue caratteristiche vocali. Le ricerche hanno evidenziato un’accuratezza nel riconoscimento pari al 56% (paradigma usato, ma debole), al di sopra delle percentuali di riconoscimento attraverso la mimica facciale. Le emozioni negative sono identificate più facilmente di quelle positive; questo poiché rimanda alla sopravvivenza, in termini di fuga dal pericolo (valenza di autoconservazione).
Collera: è l’emozione più identificabile, seguita dalla paura. Disgusto, disprezzo e tenerezza: sono meno facilmente individuate attraverso la voce.
Il silenzio
Il silenzio costituisce un modo strategico di comunicare ed il suo significato varia in funzione delle situazioni (contesto), delle relazioni e della cultura di riferimento (i giapponesi amano il silenzio). Dal punto di vista comunicativo ha un valore ambiguo.
- Si può applicare a legami affettivi
- Ha una funzione di valutazione (valutare l’altro)
- È un processo di rivelazione (può rivelare informazioni)
- Ha funzione di attivazione.
Data la sua natura fortemente ambigua il silenzio è governato da standard sociali definiti come le regole del silenzio, che vengono apprese al pari degli altri sistemi di segnalazione, sono sintomi di incertezza e poca conoscenza nelle relazioni e indicano una distribuzione asimmetrica del potere sociale (casi di subordinazione).
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Psicologia
-
Psicologia generale
-
Psicologia generale
-
Psicologia del linguaggio - Psicologia del linguaggio e della comunicazione