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Psicologia dei processi cognitivi Appunti scolastici Premium

Questo documento riporta un riassunto completo di 28 pagine di psicologia dei processi cognitivi, gli argomenti trattati sono: Percezione, Attenzione, Memoria, Apprendimento, Giudizio e decisione.
Molto efficace ed immediato contiene tutte le informazioni necessarie per avere buone basi sulla materia in questione.

Esame di Psicologia dei processi cognitivi dal corso del docente Prof. P. Mariani

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ESTRATTO DOCUMENTO

La percezione della successione tra eventi è fondamentale per comprendere la casualità tra eventi: è

stato dimostrato che due eventi vengono percepiti con uno conseguenza dell’altro se distano meno

di 2 secondi.

Ci sono dei casi sperimentali in cui la percezione tra causa ed effetto può essere addirittura invertita.

Supponiamo di premere un tasto e di vedere istantaneamente un flash: i due eventi saranno percepiti

come simultanei e collegati. Se si mette un delay di 135 millisecondi, dopo un pò il delay non viene

più percepito e i due eventi sono nuovamente considerati simultanei. Togliendo improvvisamente il

ritardo (quindi i due eventi tornano realmente simultanei) il flash viene percepito come anticipare la

pressione del tasto. 8

Attenzione

Nel dire comune l’attenzione fa riferimento a tutto ciò verso cui la mente o lo sguardo di una

persona si sta rivolgendo o anche a ciò di cui si è consapevoli in un dato momento.

[La Gioconda, a seconda di dove si rivolge lo sguardo, evidenzia il sorriso o meno, ecco perché è

definito “enigmatico”. L’effetto è dovuto alle ombreggiature ai lati della bocca che sono visibili

solo nella visione para-foveale.]

Gli elementi che caratterizzano l’attenzione sono:

1) SELETTIVITÀ

2) ORIENTAMENTO

3) CAPACITÀ DI GESTIRE COMPITI MULTIPLI (MULTITASKING)

4) DURATA NEL TEMPO

1: SELETTIVITÀ

Si fa riferimento alla capacità che consente di considerare selettivamente solo alcune caratteristiche

dello stimolo e non altre; se, ad esempio, sto cercando un cerca-fase nella scatola degli attrezzi, la

selettività mi consente di individuare gli oggetti “lunghi con manico trasparente” escludendo le altre

caratteristiche.

La selettività è più forte negli adulti che nei bambini in quanto è legata all’esperienza pregressa che,

a sua volta, porta alla costruzione delle c.d. mappe mentali (vedi la parte dell’apprendimento) che

influenzano l’attenzione. Ad esempio, le guardie aeroportuali potrebbero non vedere una pistola nel

bagaglio di un passeggero perché la loro mente costruisce una mappa delle frequenza con cui si

visualizza quella particolare forma e tale mappa influisce sulla selettività dell’attenzione (c.d.

MODELLO A BASSA PREVALENZA).

L’attenzione selettiva si realizza non solo con la vista ma con tutti gli organi di senso; nel caso

dell’udito la selettività è detta “effetto cocktail party” ed è la caratteristiche che consente di ascoltare

la conversazione che sta avvenendo davanti a noi isolandoci dal resto dei rumori.

Nel caso della vista si distingue una selettività legata agli stimoli provenienti dall’area foveale

(“attenzione diretta”: covert) ma anche una legata agli stimoli delle zone periferiche della

retina (“attenzione nascosta”: covert).

FENOMENI LEGATI ALLA SELETTIVITÀ

A. INATTENTIONAL BLINDNESS: (cecità da inattenzione). Se si è attenti e concentrati a guardare

una certa scena o ad analizzare certi fenomeni, si rischia di non vederne degli altri. Il fenomeno

è causato proprio dal fatto che la selettività “spegne” la sensibilità verso stimoli diversi da

quelli su cui si sta prestando attenzione [gorilla]

B. CHANGE BLINDNESS: (cecità al cambiamento). L’attenzione che si presta a certi fenomeni rende

quasi invisibile il fatto che è cambiato qualcosa in ciò che si sta vivendo [turista che chiede info ad

un passante e poi viene cambiato]. La change blindness è un effetto legato al paradigma del Flicker

(sfarfallio): presentando in sequenza due immagini quasi uguali intervallate da uno

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schermo nero per 200 millisecondi, non ci si accorge dei cambiamenti intervenuti nella

seconda; diminuendo lo sfarfallio, si riuscirebbe a notare maggiormente il cambiamento

LIMITI DELLA CAPACITA’ SELETTIVA

1. EFFETTO STROOP: è un effetto legato al fatto che la selettività dell’attenzione non è

assoluta e presenta dei limiti. Questo è il caso in cui i soggetti devono enunciare il colore

con cui è scritta una certa parola quando questa parola è a sua volta un colore; quindi i

soggetti devono ignorare il significato della parola. L’attenzione non riesce a filtrare

prontamente l’informazione legata al significato per cui si impiega più tempo a svolgere

il compito

2. EFFETTO SIMON: è un altro fenomeno legato alla non assoluta selettività dell’attenzione e

si ha quando i soggetti devono premere un pulsante destro o uno sinistro a seconda della

forma che compare sullo schermo (esempio: pulsante destro se triangolo, sinistro se

quadrato). Visto che le figure possono comparire a destra o a sinistra dello schermo, in caso

di posizione incrociata (triangolo che compare a sinistra o quadrato che compare a destra)

la mente fatica a rimuovere l’informazione della posizione in cui compaiono le figure.

2: ORIENTAMENTO

L’attenzione può essere catturata dall’esterno in modo involontario (“bottom-up”: forte rumore,

movimento,…) oppure essere volontariamente orientata (“top-down”). Nel primo caso è lo stimolo,

grazie alle sue caratteristiche, che si impone all’attenzione; è su questa base che si sviluppano le

tecniche degli illusionisti che, con gli ampi movimenti delle mani o con i movimenti irregolari della

bacchetta, catturano l’attenzione degli spettatori. Sempre su questa base si spiega il fatto che,

nonostante grazie alla selettività dell’attenzione, siamo stati in grado di isolarci in una

conversazione all’interno di una festa, se sentiamo pronunciare il nostro nome all’esterno, veniamo

attratti verso la direzione da cui arriva il suono (stimolo saliente).

L’orientamento, quindi, è come se funzionasse da contraltare adattativo alla selezione: serve

ad evitare che l’attenzione venga totalmente assorbita dalla selezione.

Nell’ambito della percezione visiva i segnali legati a stimoli in movimento provenienti dall’area para-

foveale viaggiano più rapidamente di quelli provenienti dall’area foveale: la visione periferica è,

quindi, ottimizzata proprio per attrarre l’attenzione e fungere da guida per la determinazione della

direzione da cui arriva il movimento. Questa caratteristica della visione periferica è alla base del fatto

che se in una sala c’è un televisore acceso, non possiamo fare a meno, ad intervalli regolari, di dargli

uno sguardo.

Sempre nell’ambito della percezione visiva agisce l’effetto della INIBIZIONE DI RITORNO che è

funzionale al risparmio di energia: se si sta cercando qualcosa con lo sguardo, difficilmente lo

si rivolgerà per due volte verso il medesimo punto

3: ATTENZIONE DIVISA E MULTITASKING

Il multitasking è un’illusione: possiamo elaborare informazioni legate ad un compito che

richiede attenzione uno per volta; la mente opera solo in serie, mai in parallelo.

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Per sopperire a questa limitazione, il sistema cognitivo tende a rendere diversi compiti AUTOMATICI,

in modo da non assorbire risorse attentive che possono essere portate su altri compiti (es.: guidare).

Quindi due o più compiti possono essere eseguiti contemporaneamente solo se solo uno di essi

richiede attenzione mentre gli altri sono automatizzati.

Questo meccanismo può essere alla base di problemi come gli incidenti stradali: a causa del fatto

che guidare è diventato un processo automatizzato, il guidatore ritiene di potersi impegnare in altri

compiti come parlare al telefono o con una persona a fianco; tali azioni, però, sottraggono risorse

attentive al processo principale che, se pur automatizzato, può aver bisogno di momenti di massima

attenzione (un pedone attraversa la strada improvvisamente, l’auto di fronte frena bruscamente…).

Errori tipici legati al processo di automatizzazione dei compiti (routine):

- SLIP: Se siamo abituati a svolgere una azione in un certo ambiente, nel momento in cui

questo cambia, continuiamo a fare le stesse azioni automatiche, anche se non hanno più

senso (prendo il corridoio per andare nel mio vecchio ufficio, anche se è cambiato da poco)

- ERRORE DI CATTURA: si ha, al contrario, quando si vuole realizzare una azione nuova in un

ambiente in cui si è soliti fare una certa azione diversa. Ad esempio, se in sala sono abituato

a guardale la TV, entrandoci per prendere un libro, prenderò il telecomando.

Un ulteriore effetto del processo di automatizzazione è che, una volta che un’attività è stata

automatizzata, è molto difficile svolgerla nuovamente sotto il controllo attentivo (lettura)

4: DURATA NEL TEMPO (ATTENZIONE SOSTENUTA), VIGILANZA E INTERRUZIONI

Pensiero comune vuole che si riesca a mantenere l’attenzione per un tempo limitato; in realtà

l’attenzione è un processo onnipresente, semplicemente nel tempo cambia l’oggetto verso cui la

si presta (simile al processo di abituazione per la percezione).

Esperimenti dimostrano che interrompere un compito attentivo spostando l’attenzione su altri

elementi, aiuta a mantenere l’attenzione sul compito primario; ciò avviene, però a discapito del

tempo necessario a realizzare il compito primario perché la memoria ha bisogno di un “tempo di

rimessaggio” per riprendere le informazioni precedentemente accantonate (resumption lag).

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Memoria

L’invenzione della stampa ha portato l’uomo a non tramandare più le storie in modo orale; questo ha

portato ad un cambiamento radicale del modo con cui vengono create e riportate le storie: non più

in modo stereotipato (es.: la Bibbia), adatto alla memorizzazione, ma più romanzato. Questo ha

portato al fatto che i moderni romanzi non possono essere memorizzati e non sono adatti alla lettura

ad un pubblico (non si capiscono al solo ascolto)

È possibile allenare la mente a memorizzare meglio e di più.

Quando si parla di memoria si fa riferimento alla capacità di CODIFICARE,

ELABORARE, IMMAGAZZINARE e RECUPERARE le informazioni

CODIFICA ELABORAZIONE

Formo una IMMAGAZZINAMENTO

rappresentazione Trattengo una RECUPERO

parte delle

delle informazioni Conservo le

che mi arrivano informazioni per informazioni

dall’esterno Rendo disponibili

un tempo più le informazioni

lungo all’occorrenza

EBBINGHAUS, VON RESTORFF, BARTLETT

Le prime ricerche effettuate con metodo scientifico sono legate ad Ebbinghaus che scoprì:

- IPOTESI DEL TEMPO TOTALE: La quantità di informazioni che si riesce a memorizzare

è direttamente proporzionale (1:1) al tempo che si passa a memorizzarle

- EFFETTO DELLA POSIZIONE SERIALE: data usa serie di parole, si ricordano maggiormente le

prime (effetto priorità, dovuto al fatto che nel processo di memorizzazione le prime

parole vengono ripetute più spesso) e le ultime (effetto recenza, dovuto al fatto che le

parole rimangono nella memoria a breve termine per un breve periodo)

- CURVA DELL’OBLIO: la relazione tra tempo e quantità di informazione dimenticata è logaritmica

% di Ipotesi del

ricordi tempo totale

Curva dell’oblio

tempo

A Von Restoff si deve la scoperta dell’effetto che porta il suo nome: un elemento che si differenzia

in modo significativo dal resto è memorizzato con maggiore facilità.

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Bartlett, infine, utilizzando negli esperimenti degli elementi naturali (al posto di terne di letere

incomprensibili usate fino ad allora), dimostrò la NATURA RICOSTRUTTIVA più che riproduttiva della

memoria. Scopre cioè che, durante il processo di recupero delle informazioni memorizzate, le persone

tendono a distorcere la realtà per farla aderire ai propri schemi mentali o vengono influenzate dal

contesto in cui si trovano a dover richiamare le informazioni (segue il concetto dell’ancoraggio in

ambito decisionale – vedi -: non avendo informazioni di dettaglio le persone ricostruiscono un

incidente in modo diverso a seconda delle parole utilizzate da chi ha posto la domanda, ancorando la

ricostruzione alle parole “colpire” e “schiantare”). Il processo di ricostruzione del ricordo ogni volta

che viene evocato non solo “cambia le carte in tavola” ma va a ri-memorizzare ogni volta un ricordo

diverso: ogni volta che si evoca un ricordo lo si cambia.

STRUTTURA E CAPACITA’ DELLA MEMORIA

Uno SCHEMA SEMPLIFICATO della memoria la rappresenta come un “sistema di magazzini”, ovvero

sottosistemi che differiscono per durata e capacità di immagazzinamento (da alcuni decimi di

secondo a tutta la vita, da piccole quantità a quantità illimitate)

Reiterazione

MEMORIA A MEMORIA A

MEMORIA Attenzione Elaborazione

BREVE LUNGO

SENSORIALE TERMINE TERMINE

Informazione persa per decadimento o interferenza

MEMORIA SENSORIALE: è impegnata nel primo riconoscimento della realtà in quanto trattiene, per

pochi decimi di secondo, le informazioni appena elaborate dalla corteccia cerebrale e provenienti

dagli organi sensoriali. È la memoria che consente di vedere una luce in movimento come se fosse una

scia; già nel 1700 era stato misurato il tempo di latenza in memoria sensoriale calcolando il tempo

minimo necessario a fare in modo che un tizzone acceso sul bordo di una ruota fosse visto come un

cerchio luminoso (1/10 di secondo).

La persistenza dell’informazione nella memoria sensoriale è detta “immagine postuma” o “effetto di

persistenza dell’immagine” ed erroneamente veniva reputata causa della percezione del movimento a

partire da immagini statiche (vedi prima: illusione del movimento).

L’effetto di immagine postuma si ha anche per altri sensi, come il tatto; è a causa di questo effetto

che non ci si accorge del furto dell’orologio da parte dei prestigiatori: il prestigiatore inizia stringendo

il polso al soggetto e dando, quindi, alla memoria sensoriale il messaggio chiaro. Quando toglie

l’orologio, nella memoria sensoriale c’è ancora l’immagine postuma della stretta e dell’orologio, per

cui il soggetto non si accorge dl furto.

La memoria sensoriale uditiva è detta ECOICA e consente di capire la direzione di arrivo di un suono

grazie al fatto che tale memoria trattiene l’informazione quando il suono arriva al primo orecchio e

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fino a quando non arriva al secondo; il cervello, poi, calcola la direzione di provenienza del suono

proprio facendo riferimento alla differenza di tempo percepita

MEMORIA A BREVE TERMINE: consente di manipolare informazioni in assenza del dato percettivo

(es.: fare operazioni). Attenzione e memoria a breve termine sono fortemente legate: le informazioni

in memoria orientano l’attenzione e l’attenzione consente di memorizzare le informazioni. Ha durata

da 2 a 5 secondi nei quali viene elaborato un PACCHETTO (CHUNK) di informazioni per poi passare a

quello successivo; ha capacità di non più di 4 elementi per volta, molto meno della memoria

sensoriale.

Secondo Baddeley la memoria a breve termine può essere vista come un sistema complesso

articolato in più sottosistemi, ognuno dedicato ad un certo tipo di elaborazione; per questo motivo si

propone di sostituire il concetto di “breve termine” con quello di MEMORIA DI LAVORO:

CONTROLLA

ESECUTIVO L’ORDINE DI

CENTRALE ESECUZIONE DI

UN COMPITO

CIRCUITO BUFFER

TACCUINO MEMORIA A

LUNGO

EPISODICO

FONOLOGICO VISUO-SPAZIALE TERMINE

ELABORAZIONE E ELABORAZIONE RECUPERO DELLE

RIPETIZIONE DELLE INFORMAZIONI

DELLE INFORMAZIONI DALLA MEMORIA

INFORMAZIONI VISIVE A LUNGO

VERBALI TERMINE

Il CHUNKING è un meccanismo di memorizzazione che consente di immagazzinare nella memoria a

breve termine una quantità di informazioni elementari superiore ai 4 elementi menzionati.

Caratteristiche come l’organizzazione, la ripetizione e la peculiarità consentono di raggruppare una

serie di informazioni elementari in un CHUNK che può essere memorizzato come un unico

elemento. Ne sono un esempio le singole parole di un testo che sono memorizzate come singolo

CHUNK e non come singole lettere.

MEMORIA A LUNGO TERMINE è un magazzino che contiene le conoscenze complessive che ognuno

ha di sé e del mondo.

Distinguiamo:

a) MEMORIA DICHIARATIVA: è la capacità di rievocare fatti o descrizioni e può essere:

I. EPISODICA: permette di evocare eventi specifici di cui si è stati protagonisti

personali con le loro caratteristiche spazio temporali (cosa, dove, quando)

II. SEMANTICA: consente di recuperare il significato o la descrizione di un fatto senza

alcuna connotazione spazio-temporale; ad esempio “gli orsi sono mammiferi”

b) MEMORIA PROCEDURALE: molto resistente all’oblio è quella che consente il recupero delle

modalità di esecuzione di una certa attività anche dopo tanto tempo (sciare, andare in bici,…)

RECUPERO DELLE CONOSCENZE 14

RICONOSCERE VS RICORDARE: “Ricordare” è la capacità di riprodurre con esattezza informazioni a cui

si è stati esposti in precedenza. “Riconoscere”, invece, consiste nell’identificare qualche informazione

familiare, già vista in passato, che consenta di distinguere una risposta giusta all’interno di un

ventaglio di risposte possibili.

È dimostrato che è più semplice riconoscere che ricordare. Il principio della “specificità di codifica”

consiste nel fatto che può essere recuperato dalla memoria solo ciò che è stato immagazzinato e il

modo con cui avviene il recupero dipenda da come il ricordo è stato immagazzinato. È il modo con

cui è avvenuta la codifica di una parola o avvenimento che determina come essa/o verrà recuperata.

Vivere, quindi, un certo contesto, può aiutare la fase di decodifica (recupero) semplicemente perché

è lo stesso che è stato vissuto in fase di codifica (memorizzazione).

LIVELLI DI ELABORAZIONE, CODIFICA, RECUPERO

Secondo il modello della specificità della codifica, la profondità della traccia che viene lasciata in

memoria da un concetto/parola dipende dal livello di profondità della elaborazione; vengono,

quindi, distinti tre livelli di elaborazione con un ordine crescente di facilità di codifica e, quindi, di

facilità di decodifica:

 

 SUPERFICIALE (es. memorizzo se una parola è scritta in maiuscolo o minuscolo)

 

 FONETICA (es. memorizzo il suono della parola o le eventuali rime in un testo)

 

SEMANTICA (es. memorizzo il significato delle parole del testo)

Il ricordo migliora verso la semantica perché è un livello più profondo di elaborazione.

MEMORIA PROSPETTICA

È una parte della memoria a lungo termine che invece di consentirci di ricordare episodi del passato

permette di ricordare INTENZIONI che non possono essere realizzate immediatamente (es.: ricordare una

procedura o gli orari per prendere le medicine di una terapia). Consiste in due capacità:

1. Ricordare, al momento opportuno, di dover fare qualcosa

2. Ricordare cosa doveva essere fatto

Caratteristica fondamentale di questo tipo di memoria è l’auto-innesco, che nella memoria

retrospettiva non c’è, visto che la necessità di ricordare qualcosa è esogena. L’auto-innesco può

basarsi su eventi (la prima volta che piove dovrò concimare il prato) o sul tempo (alle 7 devo

chiamare il mio amico).

ERRORI, OBLIO E AMNESIA

OBLIO: esperienza in cui non si riesce a recuperare informazioni dalla memoria a lungo termine.

Può dipendere da diversi fattori:

- Tempo che intercorre tra memorizzazione e recupero

- Frequenza con cui l’informazione viene recuperata

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- “Interferenza proattiva”: che si ha quando informazioni memorizzate nel passato impediscono

che vengano memorizzate delle nuove (es.: non riesco a memorizzare il nuovo PIN perché

mi viene in mente sempre il vecchio)

- “Interferenza retroattiva”: si ha quando le nuove informazioni impediscono di ricordare le

vecchie (es.: non ricordo il vecchio PIN perché ce n’è uno nuovo)

- Inefficienza del processo di codifica iniziale (es.: non ricordo dove ho messo le chiavi

perché quando le ho lasciate ero disattento)

AMNESIA: consiste nel mancato immagazzinamento e/o recupero delle informazioni provocato

da traumi o patologie. Si distinguono:

- AMNESIA ISTERICA: non viene ricordato un avvenimento che ha causato uno stress molto

forte. Tendenzialmente temporanea.

- AMNESIA TRAUMATICA/PATOGENA: deriva da traumi o patologie; è selettiva e

difficilmente temporanea. Può essere:

1. RETROGRADA: non si ricordano avvenimenti passati

2. ANTEROGRADA: non si acquisiscono nuovi ricordi coscienti

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Apprendimento

È il processo che porta all’acquisizione di conoscenze e comportamenti. Dal punto di vista fisico

l’apprendimento consiste nelle modificazioni sinaptiche che avvengono quando l’individuo è

sottoposto ad uno stimolo; l’apprendimento comporta, cioè, dei mutamenti strutturali del sistema

nervoso: i collegamenti tra le cellule nervose si modificano in funzione di ciò di cui si sono occupate

in precedenza.

Si distinguono:

 

 APPRENDIMENTO ASSOCIATIVO: consiste nella rilevazione e conservazione di una associazione tra eventi

 

APPRENDIMENTO COGNITIVO: si realizza attraverso la creazione e modificazione delle

rappresentazioni mentali (modelli)

APPRENDIMENTO ASSOCIATIVO

Studiato dai comportamentisti, si basa sulla capacità di rilevare un collegamento temporale tra

due eventi. Si distinguono due forme:

1. Il CONDIZIONAMENTO CLASSICO (o Pavloviano) in cui l’associazione avviene tra uno stimolo

e una risposta

2. Il CONDIZIONAMENTO OPERANTE (o Skinneriano) in cui l’associazione è tra un

comportamento e un rinforzo

1: CONDIZIONAMENTO CLASSICO.

È legato agli studi di Pavlov che scoprì come negli animali si realizzi automaticamente un certo

effetto (Risposta Incondizionata, RI: la salivazione) partendo non dallo stimolo naturale (Stimolo

Incondizionato, SI: la vista del cibo) ma da uno stimolo imposto esternamente (Stimolo Condizionato,

SC: il suono di un campanello). Lo stimolo condizionato, quindi, nell’istinto dell’animale, prende

il posto dello stimolo incondizionato producendo gli stessi effetti.

Nella mente dell’animale si realizza la seguente implicazione:

i) Se vedi il cibo allora produci saliva;

ii) Se senti il campanello allora arriva il cibo;

iii) Quindi, se senti il campanello allora produci saliva perché sta per arrivare il cibo.

Prima di diventare stimolo condizionato, un evento esterno è detto Stimolo Neutro perché non porta

alcun effetto; lo SN diventa SC solo se presentato in costante associazione con il SI. Il processo grazie

al quale si realizza l’associazione tra stimolo neutro e risposta incondizionata (che quindi, alla fine,

diventa Condizionata) è detto ACQUISIZIONE e si realizza grazie a due elementi: la RIPETIZIONE e la

CONGRUITÀ TEMPORALE; in altre parole, il campanello provoca la salivazione solo se ripetutamente è

avvenuto che ad esso seguisse l’arrivo del cibo all’interno di un certo arco temporale NON SUPERIORE

ai 15 secondi. 17

Stimolo Risposta

Incondizionato Incondizionata

+

Stimolo Stimolo Risposta

Neutro Condizionato Condizionata

Durante il processo di acquisizione, lo stimolo naturale e lo stimolo incondizionato possono

essere presentati in sequenza:

- Ritardata (SN – SI)

- Retrograda (SI – SN)

- Di traccia (SN sparisce prima che compaia SI)

- Simultanea (SN + SI)

Oltre alla prossimità temporale, perché si possa creare una associazione tra Stimolo Condizionato

e Stimolo Incondizionato è necessario che lo stimolo sia un PREDITTORE AFFIDABILE (deve essere

sempre associato allo stimolo incondizionato) e che sia INFORMATIVO o SALIENTE (deve essere

evidente e deve staccarsi dagli altri stimoli).

Se lo stimolo condizionato non viene più presentato insieme allo stimolo incondizionato allora

la risposta condizionata diminuisce fino ad estinguersi (ESTINZIONE). Se, però, l’associazione

viene ripresentata, questa si ristabilisce più rapidamente.

GENERALIZZAZIONE E DISCRIMINAZIONE DELLO STIMOLO

Una volta che c’è stata l’associazione tra Stimolo condizionato e risposta condizionata, questa varrà

anche per stimoli simili a SC; è la GENERALIZZAZIONE dello stimolo (un bambino morso da un cane

avrà paura di tutti i cani). La DISCRIMINAZIONE dello stimolo è il processo contrario con cui si educa un

organismo a rispondere solo a quel determinato stimolo.

2: CONDIZIONAMENTO OPERANTE

È un processo di condizionamento che si basa sull’effetto Thorndike che consiste nel fatto che

un’azione da cui scaturisce un effetto positivo avrà maggiori probabilità di essere ripetuta mentre

una con effetto negativo avrà maggiori probabilità di essere evitata.

Questo tipo di apprendimento si basa sull’associazione che avviene tra conseguenza di un

comportamento e comportamento stesso grazie al c.d. rinforzo o FEEDBACK che può essere definito

come una informazione che rende più o meno probabile la ripetizione di un comportamento.

Rinforzo

Comportamento Conseguenza

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Tale tipo di apprendimento associativo è detto OPERANTE perché il soggetto opera un cambiamento

sull’ambiente grazie alle sue azioni, al suo comportamento. I comportamenti appresi tramite

condizionamento operante modificano l’ambiente e sono “mantenuti vivi” dai feedback che essi

ricevono; i comportamenti appresi tramite condizionamento classico, essendo legati ai RIFLESSI, sono

sollecitati dagli stimoli (stimolo condizionato riflesso condizionato) e non possono essere

“mantenuti vivi” dalle risposte.

Le differenze tra i due condizionamenti associativi sono, quindi, due:

1. LE ASSOCIAZIONI: nel classico sono tra stimoli e riflessi mentre nell’operante sono tra

comportamenti e conseguenze (comportamenti orientati ad un fine specifico: il gatto che tira

la leva giusta per avere cibo) 

2. Nel classico lo stimolo produce l’associazione e precede il comportamento (campanello

salivazione); nell’operante il comportamento è condizionato dallo stimolo (il rinforzo)

Il rinforzo (“insegnamento”, feedback) può essere positivo o negativo; il rinforzo negativo è diverso

dal una punizione:

- PUNIZIONE: azione/informazione proveniente dall’esterno che mira alla cessazione di

un comportamento non voluto

- RINFORZO NEGATIVO: azione/informazione che ha come conseguenza attesa il ritorno di un

comportamento desiderato (non ti do la paghetta perché tu possa avere una pagella migliore)

Il rinforzo positivo (ricompensa, feedback), per essere efficace deve essere:

- Immediato

- Piacevole per chi lo riceve

- Frequente

- Proporzionale alla prestazione

- Coerente

- rivolto a prestazioni attive e concrete

Gli SCHEMI DI RINFORZO sono i diversi modi con cui può essere somministrato il rinforzo al fine di

avere il comportamento desiderato:

a) COSTANTE o CONTINUO: ogni volta che si ha il comportamento desiderato si somministra

il rinforzo

b) INTERMITTENTE o PARZIALE: il rinforzo viene somministrato saltuariamente

Per rinforzare un comportamento non spontaneo, nell’educazione degli animali si usa lo SHAPING:

si rinforzano (premiano) i singoli “pezzi” del gesto in modo da dare all’animale singole parti di

informazione fino al raggiungimento del risultato finale.

Il comportamento “SUPERSTIZIOSO” trova spiegazione proprio nella logica dei rinforzi. Se il legame

tra azione e rinforzo non è immediato, il ricevente può assumere di essere stato premiato per

un’azione che, in realtà, non ha nulla a che fare con l’obiettivo del soggetto premiante. La stessa cosa

accade negli uomini quando si crede che, mettendo in atto un certo comportamento, si realizzeranno

le conseguenze sperate. 19


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Stefanococchi95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dei processi cognitivi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Modena e Reggio Emilia - Unimore o del prof Mariani Pier Paolo.

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