PSICOLOGIA DEI PROCESSI COGNITIVI – AUTOVERIFICA
Zorzi Girotto – Fondamenti di Psicologia Generale
CAPITOLO I - METODI
Teorie ingenue e teorie scientifiche
Ogniqualvolta spieghiamo dei fatti attraverso qualcosa che non è direttamente
osservato stiamo costruendo una teoria
Per es., un vostro amico, di solito molto tranquillo, è di umor nero. Sapendo che
•
oggi doveva sostenere un esame, concludete che non l’ha superato.
In questo caso si tratta di una teoria ingenua, di quelle che a tutti capita di
formulare nella vita quotidiana
Le teorie scientifiche si differenziano dalle teorie ingenue per il modo in cui
costruiscono e controllano le loro spiegazioni
Le teorie scientifiche individuano regolarità da cui ricavare leggi, ed
elaborano un sistema di asserzioni che colleghi le leggi individuate
Le teorie scientifiche controllano le spiegazioni facendo riferimento al
metodo sperimentale, mentre le teorie ingenue fanno riferimento
all’esperienza personale
Il metodo sperimentale
In un esperimento viene considerata la relazione tra due o più variabili
Variabile = proprietà di un evento che può essere misurata
Si noti che la possibilità di misurazione garantisce l’oggettività (e
•
quindi la scientificità) delle osservazioni; le teorie ingenue invece sono basate
su valutazioni ed esperienze soggettive
In un esperimento bisogna distinguere due tipi di variabile 1
Una variabile (variabile indipendente) viene controllata (o manipolata)
•
dallo sperimentatore
Dalla sua variazione dipende la prestazione misurata (variabile
•
dipendente)
Un esperimento è la procedura per cui un ricercatore manipola
sistematicamente una o più variabili indipendenti per osservare se e come
fanno variare la variabile dipendente
Esempio: i maschi differiscono dalle femmine nella capacità di risolvere problemi
matematici?
Si può rispondere attraverso il seguente esperimento
Due gruppi di soggetti sperimentali (50 maschi e 50 femmine)
• Variabile dipendente: accuratezza delle risposte (percentuale di problemi risolti)
• Variabile indipendente: sesso (maschio o femmina)
• Punteggio medio maschi = 81 su 100
• Punteggio medio femmine = 78 su 100
•
Come essere certi che la differenza di punteggio tra i due gruppi indichi una
differenza reale nelle capacità matematiche?
Per rispondere bisogna tenere conto del fatto che la variazione nei punteggi
può discendere da due fonti
Variazione tra i gruppi, indotta dalla variabile indipendente
• Variazione entro ciascun gruppo, dovuta alle differenze individuali
•
Per distinguere tra le due fonti occorre determinare il cosiddetto rapporto
critico
Il rapporto critico si calcola dividendo le differenze tra le condizioni
sperimentali per la variazione casuale tra i punteggi
differenze tra le condizioni sperimentali
Rapporto critico = --------------------------------------------
variazione casuale tra i punteggi
Quanto più è alto è il rapporto critico tanto più è probabile che ci sia una
differenza tra i gruppi sperimentali causata dalla variabile manipolata dal
ricercatore 2
Gli studi correlazionali
Anche negli studi correlazionali, come negli studi sperimentali, viene
considerata la relazione tra due o più variabili
Però, diversamente dagli studi sperimentali, le variabili studiate non vengono
manipolate sistematicamente
Esempio: C’è una relazione tra autostima e successo negli studi universitari?
Si può rispondere a questa domanda misurando l’autostima di un gruppo di studenti e
confrontandola con la media dei voti negli esami
Se all’aumentare dell’autostima aumenta anche la media dei voti la
•
correlazione è positiva
Se all’aumentare dell’autostima la media dei voti diminuisca la
•
correlazione è negativa
Il coefficiente di correlazione esprime direzione e forza della
•
correlazione
Il coefficiente di correlazione varia tra -1 e +1; il valore 0 indica
l’assenza di correlazione
Limiti degli studi correlazionali
Non danno alcuna indicazione sull’esistenza di una relazione causale tra
•
due variabili
Vantaggi degli studi correlazionali
Possono essere usati come studi esplorativi o quando è impossibile
•
realizzare un esperimento per ragioni pratiche o etiche
I metodi per lo studio del comportamento e dei processi cognitivi
La psicofisica
La psicofisica è lo studio della relazione sistematica tra la sensazione
soggettiva e la stimolazione fisica 3
I metodi psicofisici permettono di determinare, per es., la minima quantità di
stimolazione necessaria a evocare una sensazione o rilevare un cambiamento
di intensità
La cronometria mentale
Negli esperimenti di cronometria mentale vengono misurati valori come il
tempo di reazione per ottenere informazioni sul funzionamento dei processi
mentali
Tempo di reazione = tempo che intercorre tra la comparsa dello
•
stimolo e la pressione del tasto (latenza di risposta)
L’effetto Stroop
Ai soggetti vengono presentate parole che designano colori stampate con
inchiostro colorato; il colore indicato dalla parola può essere congruente
oppure incongruente con il colore dell’inchiostro
Compito: denominare il colore dell’inchiostro ignorando la parola
•
scritta Risultato: i tempi di reazione sono significativamente più brevi per gli
•
stimoli congruenti rispetto a quelli incongruenti
Conclusione: non siamo in grado di ignorare il significato di una parola
•
scritta perciò l’accesso al significato delle parole scritte è un processo
automatico
La neuropsicologia
La neuropsicologia studia le basi neurali delle funzioni mentali
Il metodo neuropsicologico classico nasce nella seconda metà del XIX
•
secolo con lo studio della relazione tra disturbi del linguaggio e lesioni di aree
specifiche del cervello (Broca e Wernicke) 4
Negli anni Settanta del XX secolo nasce la neuropsicologia cognitiva;
•
essa studia il comportamento dei pazienti con disturbi psicologici allo scopo di
capire meglio il funzionamento dei processi mentali normali
Il principale strumento di indagine della neuropsicologia cognitiva è la
dissociazione
Si ha dissociazione quando un paziente mostra un danno selettivo a una
•
particolare componente del sistema cognitivo
L’esistenza di una dissociazione è interpretata come dimostrazione
•
dell’esistenza di un modulo (cioè un sistema specifico che risponde solo a
stimoli di una particolare classe)
La neuroimmagine funzionale
La neuroimmagine funzionale studia in vivo le funzioni neurali nel cervello
umano
La neuroimmagine funzionale si basa su tecniche di scansione
•
computerizzata e visualizzazione dell’attività cerebrale (PET e fMRI)
Queste tecniche permettono di stabilire quali parti del cervello si
•
attivano maggiormente durante l’esecuzione di un determinato compito
La simulazione
I modelli simulativi sono modelli delle funzioni della mente umana espliciti
dal punto di vista computazionale (cioè possono essere tradotti in un
programma per computer che riproduca fedelmente il comportamento umano)
I modelli simulativi sono un laboratorio sperimentale virtuale nel quale
•
osservare i fenomeni (simulati) e manipolare le variabili per osservarne gli
effetti Un’importante classe di modelli simulativi è costituita dalle reti neurali
•
artificiali (sistemi di elaborazione dell’informazione ispirati al funzionamento
del cervello) 5
CAPITOLO 3 - PROCESSI PERCETTIVI DI BASE
L’informazione ottica
La luce è una condizione necessaria ma non sufficiente per la visione
• La variabile cruciale per la visione è l’informazione ottica
• informazione ottica = insieme delle disomogeneità presenti nella
distribuzione della luce
Codificazione e organizzazione
Occorre distinguere tra
osservatore ideale: in grado di utilizzare tutta l’informazione disponibile
osservatore reale: in grado di utilizzarne soltanto una parte
Questa distinzione può essere illustrata con l’esempio della connessione
la proprietà geometrica della connessione non è sempre rilevabile ma è
percepita soltanto in determinate condizioni (cfr. fig. 3.1)
Struttura dello spazio visivo
La percezione dipende da sistemi di riferimento (o ancoramento)
In particolare, lo spazio percepito è strutturato intorno all’asse verticale e
all’asse orizzontale
Ne segue un effetto di asimmetria della ricerca visiva (cfr. fig. 3.2)
• 6
è facile individuare un elemento obliquo in mezzo a tanti segmenti
diritti a parità di scarto nell’orientamento, trovare un segmento diritto in
mezzo a tanti segmenti obliqui richiede un maggiore sforzo attentivo
La verticale dello spazio percepito non possiede soltanto una direzione ma
anche una polarità: la polarità diritto-capovolto
Anche la polarità diritto-capovolto può produrre un effetto di
•
asimmetria della ricerca visiva
Trovare un elemento capovolto (per es., la sagoma di un cane) in mezzo
a tanti elementi diritti è più facile che non viceversa (cfr. fig. 3.6)
Problema dell’indeterminazione ottica
Catena psicofisica: Oggetto – immagine - percetto
Indeterminazione ottica = data un’immagine non è possibile ricostruire in
modo certo lo stato di cose che la ha determinata
In che modo il sistema visivo fa fronte al problema dell’indeterminazione
ottica?
Vi sono principi organizzativi che permettono di costruire una
rappresentazione del mondo (abbastanza spesso) simile al vero
L’emergere di oggetti strutturati
Articolazione figura-sfondo
È il più semplice caso di stratificazione di un’immagine
• 7
La figura ha forma, lo sfondo è amorfo e indifferenziato
• Il contorno appartiene alla figura e non allo sfondo (funzione unilaterale
•
dei contorni)
Leggi dell’articolazione figura-sfondo
Inclusione: Tende a diventare figura la regione inclusa
• Area minore: Tendono a essere viste come figure le regioni di area
•
minore
Larghezza costante (parallelismo dei bordi): Codificare una forma
•
regolare è meno costoso che codificare una forma irregolare
Queste leggi possono essere interpretate come espressione del principio di
minimo per il quale il sistema visivo tende a minimizzare il costo di
rappresentazione degli oggetti
Completamento amodale di superfici
Quando delle superfici (dette occludenti) nascondono parzialmente altre
superfici queste tendono a unificarsi completandosi dietro agli occludenti
Il processo di unificazione è riconducibile alla tendenza percettiva a
•
considerare i bordi come dotati di una sola funzione (cfr. fig. 3.10)
Unificazione percettiva
Gli elementi e le parti dell’immagine tendono a raggrupparsi in funzione delle
leggi di unificazione percettiva enunciate nell’ambito della psicologia della
Gestalt, per es.
Prossimità: Vengono unificati gli elementi più vicini
• 8
Articolazione senza resti: Prevale l’organizzazione che riduce al
•
minimo le parti senza ruolo figurale
Buona continuazione: Prevalgono le organizzazioni che minimizzano i
•
cambiamento di direzione
Anche queste leggi possono essere interpretate come espressione del principio
di minimo
Teorie della percezione
Nella storia della psicologia della percezione sono emersi due approcci teorici
fondamentali alla soluzione del problema dell’indeterminazione ottica, la
psicologia della Gestalt e le teorie empiriste (Helmholtz)
psicologia della Gestalt
• Il principio di minimo è espressione della tendenza alla semplicità
La tendenza alla semplicità è inerente al funzionamento del sistema
visivo teorie empiriste (Helmholtz)
• La percezione è basata su giudizi inconsci che valutano la probabilità
che nel mondo esterno esistano determinati oggetti
L’approccio ecologico alla percezione (Gibson) risolve alla radice il
problema dell’indeterminazione ottica negandone l’esistenza stessa
In condizioni normali il sistema visivo ha a disposizione una grande
•
abbondanza di informazioni tale da rendere praticamente insignificante
l’indeterminazione ottica 9
CAPITOLO 6 – ATTENZIONE E COSCIENZA
Natura e funzione dell’attenzione
Che cos’è l’attenzione?
• L’attenzione è l’insieme dei processi di selezione messi in atto nei
confronti degli stimoli che giungono attraverso gli organi di senso
A che serve l’attenzione?
• Il sistema cognitivo possiede una quantità di risorse di elaborazione
limitata
L’attenzione permette di concentrare le proprie risorse mentali su
alcune informazioni piuttosto che su altre
Lo spostamento dell’attenzione
L’attenzione può essere diretta verso un punto preciso per facilitare
•
l’analisi dell’informazione in quel punto
L’attenzione può essere descritta metaforicamente come un fascio di
•
luce che si muove nell’ambiente
Lo spostamento dell’attenzione può essere studiato attraverso il
•
paradigma del suggerimento spaziale di Posner 10
Il paradigma del suggerimento spaziale (cfr. fig. 6.1)
Il compito del soggetto è rilevare il più velocemente possibile la
•
comparsa di uno stimolo target
In alcune prove il target è preceduto da un suggerimento circa la sua
•
posizione
Il risultato è che i soggetti spostano preventivamente l’attenzione nella
•
posizione indicata dal suggerimento
I meccanismi di analisi del sistema attentivo
In che modo vengono selezionate le caratteristiche rilevanti per
•
individuare il target?
I meccanismi di selezione all’opera nel sistema attentivo possono essere
studiati attraverso il paradigma della ricerca visiva di Treisman
Il paradigma della ricerca visiva (cfr. fig. 6.2)
Sullo schermo di un computer vengono presentati un certo numero di
•
elementi. Il soggetto deve individuare il target specificato all’inizio della
prova Per es., si osserva che l’individuazione del target è più difficile
all’aumentare del numero di distrattori (gli elementi che non sono il target)
Orientamento volontario e automatico dell’attenzione
L’attenzione può essere orientata in modo volontario ma anche
•
automatico
Un orientamento è automatico quando
• è indipendente dal carico cognitivo (ha luogo anche se il soggetto sta
svolgendo un’altra attività mentale)
è resistente alla soppressione (una volta iniziato non può essere
interrotto) 11
non dipende dalle aspettative (è indipendente dal compito)
Attenzione basata sugli oggetti
Un’alternativa all’idea dell’attenzione come qualcosa che si sposta ed è
•
distribuita nello spazio
L’attenzione opera selezionando gli oggetti a prescindere dalla loro
•
posizione spaziale
Il campo visivo è segmentato preliminarmente in unità percettive su cui
•
l’attenzione opera successivamente
Deficit attentivi indotti sperimentalmente
Attentional blink
Incapacità di discriminare correttamente un evento quando la nostra
•
attenzione è temporaneamente concentrata su qualcos’altro
Indica il raggiungimento dei limiti della selezione attentiva
•
Change blindness
Incapacità di notare consapevolmente cambiamenti rilevanti nella scena
•
quando questi hanno luogo insieme ad altri eventi visivi di disturbo
Si ha quando l’attenzione non è focalizzata appropriatamente
•
Deficit attentivi indotti da lesioni cerebrali
Negligenza spaziale unilaterale (neglect)
Patologia neurologica comunemente associata a una lesione del lobo
•
parietale destro
Consiste nella mancanza di consapevolezza degli stimoli presenti nella
•
parte sinistra del campo visivo
Non va intesa come un deficit sensoriale ma come l’incapacità di
•
orientare l’attenzione verso metà del campo visivo 12
Attenzione e coscienza
L’elaborazione non cosciente
Uno stimolo cui non si presta attenzione può essere comunque elaborato
•
dal sistema visivo
Questi processi possono essere studiati attraverso tecniche indirette
• Per es., nella tecnica del mascheramento visivo uno stimolo target viene
seguito da un altro stimolo che lo nasconde rendendone difficile
l’identificazione
L’elaborazione non consapevole è stata dimostrata anche in pazienti
•
neglect
Relazione tra attenzione e coscienza
La coscienza è stata descritta come un “processore centrale” che opera
•
serialmente sulle informazioni in ingresso
Essa può contenere una quantità di informazioni limitata
• L’attenzione può essere vista come un canale privilegiato per l’accesso
•
alla coscienza
Ciò è confermato dal fatto che nella maggior parte dei casi siamo
•
coscienti solo di ciò cui prestiamo attenzione (vedi il fenomeno della change
blindness)
Si badi però che non sempre i contenuti della coscienza passano per la
•
coscienza (vedi il fenomeno del
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