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Una variabile (variabile indipendente) viene controllata (o manipolata)

dallo sperimentatore

Dalla sua variazione dipende la prestazione misurata (variabile

dipendente)

Un esperimento è la procedura per cui un ricercatore manipola

sistematicamente una o più variabili indipendenti per osservare se e come

fanno variare la variabile dipendente

Esempio: i maschi differiscono dalle femmine nella capacità di risolvere problemi

matematici?

Si può rispondere attraverso il seguente esperimento

Due gruppi di soggetti sperimentali (50 maschi e 50 femmine)

• Variabile dipendente: accuratezza delle risposte (percentuale di problemi risolti)

• Variabile indipendente: sesso (maschio o femmina)

• Punteggio medio maschi = 81 su 100

• Punteggio medio femmine = 78 su 100

Come essere certi che la differenza di punteggio tra i due gruppi indichi una

differenza reale nelle capacità matematiche?

Per rispondere bisogna tenere conto del fatto che la variazione nei punteggi

può discendere da due fonti

Variazione tra i gruppi, indotta dalla variabile indipendente

• Variazione entro ciascun gruppo, dovuta alle differenze individuali

Per distinguere tra le due fonti occorre determinare il cosiddetto rapporto

critico

Il rapporto critico si calcola dividendo le differenze tra le condizioni

sperimentali per la variazione casuale tra i punteggi

differenze tra le condizioni sperimentali

Rapporto critico = --------------------------------------------

variazione casuale tra i punteggi

Quanto più è alto è il rapporto critico tanto più è probabile che ci sia una

differenza tra i gruppi sperimentali causata dalla variabile manipolata dal

ricercatore 2

Gli studi correlazionali

Anche negli studi correlazionali, come negli studi sperimentali, viene

considerata la relazione tra due o più variabili

Però, diversamente dagli studi sperimentali, le variabili studiate non vengono

manipolate sistematicamente

Esempio: C’è una relazione tra autostima e successo negli studi universitari?

Si può rispondere a questa domanda misurando l’autostima di un gruppo di studenti e

confrontandola con la media dei voti negli esami

Se all’aumentare dell’autostima aumenta anche la media dei voti la

correlazione è positiva

Se all’aumentare dell’autostima la media dei voti diminuisca la

correlazione è negativa

Il coefficiente di correlazione esprime direzione e forza della

correlazione

Il coefficiente di correlazione varia tra -1 e +1; il valore 0 indica

l’assenza di correlazione

Limiti degli studi correlazionali

Non danno alcuna indicazione sull’esistenza di una relazione causale tra

due variabili

Vantaggi degli studi correlazionali

Possono essere usati come studi esplorativi o quando è impossibile

realizzare un esperimento per ragioni pratiche o etiche

I metodi per lo studio del comportamento e dei processi cognitivi

La psicofisica

La psicofisica è lo studio della relazione sistematica tra la sensazione

soggettiva e la stimolazione fisica 3

I metodi psicofisici permettono di determinare, per es., la minima quantità di

stimolazione necessaria a evocare una sensazione o rilevare un cambiamento

di intensità

La cronometria mentale

Negli esperimenti di cronometria mentale vengono misurati valori come il

tempo di reazione per ottenere informazioni sul funzionamento dei processi

mentali

Tempo di reazione = tempo che intercorre tra la comparsa dello

stimolo e la pressione del tasto (latenza di risposta)

L’effetto Stroop

Ai soggetti vengono presentate parole che designano colori stampate con

inchiostro colorato; il colore indicato dalla parola può essere congruente

oppure incongruente con il colore dell’inchiostro

Compito: denominare il colore dell’inchiostro ignorando la parola

scritta Risultato: i tempi di reazione sono significativamente più brevi per gli

stimoli congruenti rispetto a quelli incongruenti

Conclusione: non siamo in grado di ignorare il significato di una parola

scritta perciò l’accesso al significato delle parole scritte è un processo

automatico

La neuropsicologia

La neuropsicologia studia le basi neurali delle funzioni mentali

Il metodo neuropsicologico classico nasce nella seconda metà del XIX

secolo con lo studio della relazione tra disturbi del linguaggio e lesioni di aree

specifiche del cervello (Broca e Wernicke) 4

Negli anni Settanta del XX secolo nasce la neuropsicologia cognitiva;

essa studia il comportamento dei pazienti con disturbi psicologici allo scopo di

capire meglio il funzionamento dei processi mentali normali

Il principale strumento di indagine della neuropsicologia cognitiva è la

dissociazione

Si ha dissociazione quando un paziente mostra un danno selettivo a una

particolare componente del sistema cognitivo

L’esistenza di una dissociazione è interpretata come dimostrazione

dell’esistenza di un modulo (cioè un sistema specifico che risponde solo a

stimoli di una particolare classe)

La neuroimmagine funzionale

La neuroimmagine funzionale studia in vivo le funzioni neurali nel cervello

umano

La neuroimmagine funzionale si basa su tecniche di scansione

computerizzata e visualizzazione dell’attività cerebrale (PET e fMRI)

Queste tecniche permettono di stabilire quali parti del cervello si

attivano maggiormente durante l’esecuzione di un determinato compito

La simulazione

I modelli simulativi sono modelli delle funzioni della mente umana espliciti

dal punto di vista computazionale (cioè possono essere tradotti in un

programma per computer che riproduca fedelmente il comportamento umano)

I modelli simulativi sono un laboratorio sperimentale virtuale nel quale

osservare i fenomeni (simulati) e manipolare le variabili per osservarne gli

effetti Un’importante classe di modelli simulativi è costituita dalle reti neurali

artificiali (sistemi di elaborazione dell’informazione ispirati al funzionamento

del cervello) 5

CAPITOLO 3 - PROCESSI PERCETTIVI DI BASE

L’informazione ottica

La luce è una condizione necessaria ma non sufficiente per la visione

• La variabile cruciale per la visione è l’informazione ottica

• informazione ottica = insieme delle disomogeneità presenti nella

distribuzione della luce

Codificazione e organizzazione

Occorre distinguere tra

osservatore ideale: in grado di utilizzare tutta l’informazione disponibile

osservatore reale: in grado di utilizzarne soltanto una parte

Questa distinzione può essere illustrata con l’esempio della connessione

la proprietà geometrica della connessione non è sempre rilevabile ma è

percepita soltanto in determinate condizioni (cfr. fig. 3.1)

Struttura dello spazio visivo

La percezione dipende da sistemi di riferimento (o ancoramento)

In particolare, lo spazio percepito è strutturato intorno all’asse verticale e

all’asse orizzontale

Ne segue un effetto di asimmetria della ricerca visiva (cfr. fig. 3.2)

• 6

è facile individuare un elemento obliquo in mezzo a tanti segmenti

diritti a parità di scarto nell’orientamento, trovare un segmento diritto in

mezzo a tanti segmenti obliqui richiede un maggiore sforzo attentivo

La verticale dello spazio percepito non possiede soltanto una direzione ma

anche una polarità: la polarità diritto-capovolto

Anche la polarità diritto-capovolto può produrre un effetto di

asimmetria della ricerca visiva

Trovare un elemento capovolto (per es., la sagoma di un cane) in mezzo

a tanti elementi diritti è più facile che non viceversa (cfr. fig. 3.6)

Problema dell’indeterminazione ottica

Catena psicofisica: Oggetto – immagine - percetto

Indeterminazione ottica = data un’immagine non è possibile ricostruire in

modo certo lo stato di cose che la ha determinata

In che modo il sistema visivo fa fronte al problema dell’indeterminazione

ottica?

Vi sono principi organizzativi che permettono di costruire una

rappresentazione del mondo (abbastanza spesso) simile al vero

L’emergere di oggetti strutturati

Articolazione figura-sfondo

È il più semplice caso di stratificazione di un’immagine

• 7

La figura ha forma, lo sfondo è amorfo e indifferenziato

• Il contorno appartiene alla figura e non allo sfondo (funzione unilaterale

dei contorni)

Leggi dell’articolazione figura-sfondo

Inclusione: Tende a diventare figura la regione inclusa

• Area minore: Tendono a essere viste come figure le regioni di area

minore

Larghezza costante (parallelismo dei bordi): Codificare una forma

regolare è meno costoso che codificare una forma irregolare

Queste leggi possono essere interpretate come espressione del principio di

minimo per il quale il sistema visivo tende a minimizzare il costo di

rappresentazione degli oggetti

Completamento amodale di superfici

Quando delle superfici (dette occludenti) nascondono parzialmente altre

superfici queste tendono a unificarsi completandosi dietro agli occludenti

Il processo di unificazione è riconducibile alla tendenza percettiva a

considerare i bordi come dotati di una sola funzione (cfr. fig. 3.10)

Unificazione percettiva

Gli elementi e le parti dell’immagine tendono a raggrupparsi in funzione delle

leggi di unificazione percettiva enunciate nell’ambito della psicologia della

Gestalt, per es.

Prossimità: Vengono unificati gli elementi più vicini

• 8

Articolazione senza resti: Prevale l’organizzazione che riduce al

minimo le parti senza ruolo figurale

Buona continuazione: Prevalgono le organizzazioni che minimizzano i

cambiamento di direzione

Anche queste leggi possono essere interpretate come espressione del principio

di minimo

Teorie della percezione

Nella storia della psicologia della percezione sono emersi due approcci teorici

fondamentali alla soluzione del problema dell’indeterminazione ottica, la

psicologia della Gestalt e le teorie empiriste (Helmholtz)

psicologia della Gestalt

• Il principio di minimo è espressione della tendenza alla semplicità

 La tendenza alla semplicità è inerente al funzionamento del sistema

visivo teorie empiriste (Helmholtz)

• La percezione è basata su giudizi inconsci che valutano la probabilità

che nel mondo esterno esistano determinati oggetti

L’approccio ecologico alla percezione (Gibson) risolve alla radice il

problema dell’indeterminazione ottica negandone l’esistenza stessa

In condizioni normali il sistema visivo ha a disposizione una grande

abbondanza di informazioni tale da rendere praticamente insignificante

l’indeterminazione ottica 9

CAPITOLO 6 – ATTENZIONE E COSCIENZA

Natura e funzione dell’attenzione

Che cos’è l’attenzione?

• L’attenzione è l’insieme dei processi di selezione messi in atto nei

confronti degli stimoli che giungono attraverso gli organi di senso

A che serve l’attenzione?

• Il sistema cognitivo possiede una quantità di risorse di elaborazione

limitata

L’attenzione permette di concentrare le proprie risorse mentali su

alcune informazioni piuttosto che su altre

Lo spostamento dell’attenzione

L’attenzione può essere diretta verso un punto preciso per facilitare

l’analisi dell’informazione in quel punto

L’attenzione può essere descritta metaforicamente come un fascio di

luce che si muove nell’ambiente

Lo spostamento dell’attenzione può essere studiato attraverso il

paradigma del suggerimento spaziale di Posner 10

Il paradigma del suggerimento spaziale (cfr. fig. 6.1)

Il compito del soggetto è rilevare il più velocemente possibile la

comparsa di uno stimolo target

In alcune prove il target è preceduto da un suggerimento circa la sua

posizione

Il risultato è che i soggetti spostano preventivamente l’attenzione nella

posizione indicata dal suggerimento

I meccanismi di analisi del sistema attentivo

In che modo vengono selezionate le caratteristiche rilevanti per

individuare il target?

I meccanismi di selezione all’opera nel sistema attentivo possono essere

studiati attraverso il paradigma della ricerca visiva di Treisman

Il paradigma della ricerca visiva (cfr. fig. 6.2)

Sullo schermo di un computer vengono presentati un certo numero di

elementi. Il soggetto deve individuare il target specificato all’inizio della

prova Per es., si osserva che l’individuazione del target è più difficile

all’aumentare del numero di distrattori (gli elementi che non sono il target)

Orientamento volontario e automatico dell’attenzione

L’attenzione può essere orientata in modo volontario ma anche

automatico

Un orientamento è automatico quando

• è indipendente dal carico cognitivo (ha luogo anche se il soggetto sta

svolgendo un’altra attività mentale)

è resistente alla soppressione (una volta iniziato non può essere

interrotto) 11

non dipende dalle aspettative (è indipendente dal compito)

Attenzione basata sugli oggetti

Un’alternativa all’idea dell’attenzione come qualcosa che si sposta ed è

distribuita nello spazio

L’attenzione opera selezionando gli oggetti a prescindere dalla loro

posizione spaziale

Il campo visivo è segmentato preliminarmente in unità percettive su cui

l’attenzione opera successivamente

Deficit attentivi indotti sperimentalmente

Attentional blink

Incapacità di discriminare correttamente un evento quando la nostra

attenzione è temporaneamente concentrata su qualcos’altro

Indica il raggiungimento dei limiti della selezione attentiva

Change blindness

Incapacità di notare consapevolmente cambiamenti rilevanti nella scena

quando questi hanno luogo insieme ad altri eventi visivi di disturbo

Si ha quando l’attenzione non è focalizzata appropriatamente

Deficit attentivi indotti da lesioni cerebrali

Negligenza spaziale unilaterale (neglect)

Patologia neurologica comunemente associata a una lesione del lobo

parietale destro

Consiste nella mancanza di consapevolezza degli stimoli presenti nella

parte sinistra del campo visivo

Non va intesa come un deficit sensoriale ma come l’incapacità di

orientare l’attenzione verso metà del campo visivo 12

Attenzione e coscienza

L’elaborazione non cosciente

Uno stimolo cui non si presta attenzione può essere comunque elaborato

dal sistema visivo

Questi processi possono essere studiati attraverso tecniche indirette

• Per es., nella tecnica del mascheramento visivo uno stimolo target viene

seguito da un altro stimolo che lo nasconde rendendone difficile

l’identificazione

L’elaborazione non consapevole è stata dimostrata anche in pazienti

neglect

Relazione tra attenzione e coscienza

La coscienza è stata descritta come un “processore centrale” che opera

serialmente sulle informazioni in ingresso

Essa può contenere una quantità di informazioni limitata

• L’attenzione può essere vista come un canale privilegiato per l’accesso

alla coscienza

Ciò è confermato dal fatto che nella maggior parte dei casi siamo

coscienti solo di ciò cui prestiamo attenzione (vedi il fenomeno della change

blindness)

Si badi però che non sempre i contenuti della coscienza passano per la

coscienza (vedi il fenomeno dell’ascolto dicotico) 13

CAPITOLO 7 - SISTEMI DI MEMORIA

Natura multicomponenziale della memoria

Ciò che chiamiamo “ricordo” è il risultato di un insieme di sistemi di memoria

differenti ma in interazione tra loro

Un sistema è un insieme di elementi collegati a formare una totalità

strutturale e funzionale

Argomenti a favore della visione multicomponenziale della memoria:

Sovraccaricare un sistema lascia intatti gli altri sistemi

• Lesioni cerebrali possono danneggiare un sistema ma non gli altri

• Certe variabili sperimentali hanno effetto sul funzionamento di un

sistema ma non degli altri

Il ricordo

Nel ricordo si possono distinguere tre aspetti

acquisire l’informazione (codifica)

• 14

mantenerla nella memoria (ritenzione)

• “ripescarla” cioè riportarla allo stato attivo (recupero)

La codifica e la ritenzione

La codifica si riferisce al modo in cui la nuova informazione viene inserita in

un contesto di informazioni precedenti

I codici usati possono essere di vario tipo: per es., visivo o semantico

• Secondo la “teoria dei livelli di elaborazione” più è profondo il livello

di elaborazione nella codifica più è probabile che la traccia di memoria sia

duratura

Da questo punto di vista, se si codifica l’informazione sulla base del

significato si ottiene una migliore ritenzione

Il recupero

Secondo Tulving ciò che una persona ricorda non dipende soltanto dalle

proprietà della traccia di memoria in quanto tale

Le tracce di memoria sono solo disposizioni o potenzialità

• Affinché il recupero avvenga deve essere presente un suggerimento

(cue) appropriato che attivi la traccia

La compatibilità tra la traccia quale è stata codificata e le caratteristiche

dell’informazione presente al recupero determina il ricordo (principio di

specificità di codifica)

La durata dei ricordi 15

Un esperimento di Sperling (basato sulla tecnica del resoconto parziale) ha

dimostrato l’esistenza di un magazzino di memoria sensoriale a brevissimo

termine

Tecnica del resoconto parziale

• Vengono presentati visivamente, per 50 millisecondi, 3 gruppi di 4

lettere ciascuno

Un segnale sonoro di diversa altezza segue la presentazione visiva e

indica quale gruppo deve essere nominato

Ciò permette di stimare il numero totale di lettere disponibili nel

registro sensoriale

La memoria a breve termine (MBT) è una memoria di lavoro che mantiene

ed elabora le informazioni durante l’esecuzione di compiti cognitivi

Tale memoria ha capacità limitata e può mantenere l’informazione solo

per un breve periodo di tempo

Memoria visuo-spaziale a breve termine (la cui traccia dura circa 2

secondi)

Memoria uditivo-verbale a breve termine (la cui traccia dura da 2 a 20

secondi)

La memoria a lungo termine spiega i fenomeni di ricordo permanente

Memoria a lungo termine visiva

• Studi sul riconoscimento visivo mostrano livelli di riconoscimento

molto alti anche parecchio tempo dopo la presentazione degli stimoli

Parte del riconoscimento di una scena è frutto di processi di

ricostruzione e riorganizzazione (E. Loftus)

Memoria a lungo termine uditivo-verbale

• Riguarda la dimensione semantica del linguaggio ma anche

caratteristiche sensoriali come voci e toni

Il riconoscimento arriva a livelli molto alti (95% per le voci e 90% per i

suoni)

Memoria episodica e memoria semantica 16

Nella MLT si può distinguere tra la memoria episodica e la memoria

semantica

Memoria episodica

Si riferisce a specifici eventi ed esperienze di vita

 Contiene informazioni spazio-temporali che specificano dove e quando

si è verificato l’evento

E’ organizzata cronologicamente

Memoria semantica

Si riferisce a conoscenze astratte e generali

 Trascende le condizioni temporali e spaziali in cui la traccia si è formata

 E’ organizzata in modo tassonomico e associativo

Memoria dichiarativa e memoria procedurale

Distinzione tra “sapere cosa” e “sapere come” (G. Ryle)

La memoria procedurale (“sapere come”) si riferisce alle informazioni

di cui facciamo uso nelll’attuare un compito

E’ un tipo di conoscenza tacita (non consapevole)

 Non riguarda solo le abilità motorie

 La memoria dichiarativa si riferisce alla conoscenza esplicita di fatti,

come la definizione di una parola o le circostanze in cui abbiamo conosciuto

una persona

E’ un tipo di conoscenza direttamente accessibile alla coscienza

La distinzione tra memoria procedurale e dichiarativa è confermata da dati su

pazienti neurologici

Vi sono lesioni cerebrali che danneggiano selettivamente la memoria

dichiarativa: i pazienti non sono in grado di apprendere nuove conoscenze ma

sono in grado di apprendere nuove procedure

Memoria esplicita e memoria implicita

Questa distinzione è basata sulla distinzione tra test di memoria espliciti e

impliciti 17

Nei test espliciti le istruzioni fanno specifico riferimento al recupero

cosciente dell’informazione

Nei test impliciti la memoria è uno strumento per lo svolgimento di un

compito non direttamente connesso con il recupero cosciente

dell’informazione

Il paradigma di identificazione percettiva è un classico paradigma di

memoria implicita

I soggetti devono identificare delle parole presentate per un tempo

molto breve

Alcune parole sono state già mostrate in precedenza altre sono nuove

 I soggetti identificano più facilmente le parole nuove

Memoria retrospettiva e memoria prospettica

Possiamo recuperare dalla memoria fatti o episodi del passato (memoria

retrospettiva)

oppure possiamo ricordare piani, intenzioni e azioni che svolgeremo in futuro

(memoria prospettica)

Nel processo che porta al ricordo di un’intenzione si possono distinguere

almeno 5 aspetti:

Formazione e codifica di un’intenzione e dell’azione associata

1. Intervallo di ritenzione: intervallo tra la codifica dell’intenzione e

2. l’inizio dell’intervallo potenziale di prestazione

Intervallo di prestazione:periodo di tempo in cui l’intenzione deve

3. essere recuperata

Inizio ed esecuzione dell’azione

4. Valutazione del risultato

5.

La memoria autobiografica

La memoria autobiografica è riferita al ricordo di informazioni legate al sé

Il sistema dei ricordi autobiografici comprende tre livelli organizzati

gerarchicamente

estesi periodi della vita

• eventi generali (giorni o settimane)

• eventi specifici (ore)

• 18

I ricordi autobiografici hanno carattere ricostruttivo

In molti casi la rievocazione di un evento comporta l’integrazione di

dettagli estratti da episodi simili (memoria riepisodica)

CAPITOLO 8 – MEMORIA SEMANTICA E CATEGORIZZAZIONE

Memoria semantica e memoria episodica

Memoria episodica

Rappresentazione di specifici riferimenti spazio-temporali e personali

Memoria semantica

Rappresentazione di informazioni astratte e generali, linguistico-

simboliche ma anche non linguistiche (concetti)

La distinzione tra memoria episodica e memoria semantica si riflette

linguisticamente nella distinzione tra ricordare e sapere

Memoria semantica

Quel che sappiamo dei concetti costituisce la base di conoscenze che ci

permette di agire in modo funzionale nel mondo

Le conoscenze rappresentate nella mente intorno ai concetti includono

• informazioni sulla funzione degli oggetti

 informazioni percettive legate alle diverse modalità

 informazioni sulle relazioni tra oggetti

Il formato in cui sono rappresentate le conoscenze sui concetti deve essere

sufficientemente 19

astratto (slegato dalla specifica modalità di elaborazione)

L’uso delle conoscenze sui concetti è

• veloce (un giudizio semplice, per es. decidere che un gatto ha la

coda, richiede meno di 500 msec)

automatico (non possiamo non codificare il significato di una

parola familiare)

Modelli della memoria semantica

Riguardo al formato della rappresentazione distinguiamo tre gruppi di

modelli

1 Modelli a rappresentazione astratta

Le informazioni sono mantenute in memoria semantica in un formato

amodale (slegato dalle informazioni sensoriali-motorie)

2. Modelli per esemplari

Il sistema concettuale è costituito dalle tracce di memoria degli

esemplari che sono stati codificati nel tempo

3. Modelli connessionisti

Vi sono insiemi di attributi di base, condivisi da un numero variabile di

concetti, che si attivano in configurazioni appropriate in riferimento al

concetto rilevante

La categorizzazione

Attraverso il processo di categorizzazione gli elementi vengono classificati in

insiemi o classi

Funzioni della categorizzazione

Permette il recupero inferenziale di informazioni e caratteristiche non

esplicitate

Permette di rilevare analogie e differenze fra oggetti a diversi livelli di

astrazione 20

Semplifica l’analisi dell’input ambientale ai fini del riconoscimento

• Permette di produrre risposte comportamentali riferite a una classe di

oggetti cognitivamente equivalenti

La struttura gerarchica delle categorie

Le categorie si strutturano su base gerarchica in funzione dell’inclusione di

classe (organizzazione verticale)

Le proprietà sono rappresentate solo una volta, al livello più alto

possibile della gerarchia (principio di economia cognitiva)

I diversi livelli hanno diversa salienza cognitiva

• Il livello di base è quello in cui vengono rappresentati gli attributi più

distintivi

Quali sono i meccanismi alla base dei legami tra i concetti e

dell’interconnessione tra i diversi livelli?

Secondo il principio della diffusione dell’attivazione quando un

nodo concettuale viene attivato l’attivazione si propaga agli altri nodi in

funzione del tempo e della vicinanza

Questo meccanismo permette di spiegare il fenomeno del priming

La struttura interna delle categorie

Struttura sfuocata delle categorie

Concezione tradizionale: ciascuna categoria è definita in maniera

univoca da un insieme di caratteristiche

Un oggetto è un quadrato se e solo se possiede le proprietà “figura

geometrica piana con 4 lati e 4 angoli uguali”

Le categorie semantiche sono caratterizzate da un’appartenenza

graduata 21

L’appartenenza a una categoria è basata sul possedere in grado diverso

alcune delle caratteristiche possedute da altri membri della categoria

Prototipi

Il prototipo corrisponde a un membro (anche ideale) della categoria che

possiede il valore “medio” sulla maggior parte delle caratteristiche dei membri

della categoria

Il prototipo è il miglior esemplare della categoria: funge da punto di

riferimento per gli altri esemplari

La funzione di identificazione

L’insieme delle procedure che permettono di attribuire su base

probabilistica un certo elemento a una certa categoria costituisce la funzione

di identificazione

Quanto più la funzione di identificazione rileva attributi condivisi tanto

maggiore è la facilità e la velocità con cui un elemento è attribuito a una

categoria

Quanto meno condivisi sono gli attributi più difficile e lento sarà il

processo di categorizzazione

Disturbi neuropsicologici

Vi sono lesioni cerebrali che producono disturbi neuropsicologici specifici per

categorie (o per classi di categorie)

Doppia dissociazione: alcuni pazienti hanno difficoltà con la categoria

A ma non con la categoria B, per altri pazienti vale l’inverso

Per es., alcuni pazienti con lesioni cerebrali forniscono definizioni

adeguate per termini con referenti concreti ma non per termini astratti; altri

pazienti presentano l’andamento opposto 22

CAPITOLO 10 - APPRENDIMENTO

Le teorie comportamentiste dell’apprendimento

Un assunto di tutte le teorie comportamentiste è che si possa studiare solo ciò

che è osservabile

Di conseguenza l’indagine comportamentista dell’apprendimento è centrata su

questa domanda

Quali variabili osservabili e misurabili producono cambiamenti duraturi

nel comportamento osservabile e misurabile di un individuo?

Il condizionamento classico

Nel condizionamento classico l’apprendimento associativo è governato da due

condizioni

Contiguità temporale tra lo stimolo e la risposta

• L’associazione tra lo stimolo e la risposta deve essere ripetuta un

numero sufficiente di volte 23

L’esperimento di Pavlov

Pavlov misurò la produzione salivare in risposta a vari tipi di stimolazione

gustativa

Per es., mettendo del cibo nella bocca di un cane si produce un

immediato aumento della salivazione

Pavlov notò che i cani cominciavano a salivare già alla semplice vista degli

eventi che di solito precedono il cibo

Stimolo neutro (SN) = stimolo sonoro o luminoso

Stimolo incondizionato (SI) = cibo

Risposta incondizionata (RI) = salivazione

Stimolo condizionato (SC) = stimolo sonoro o luminoso

Risposta condizionata (RC) = salivazione

Il paradigma del condizionamento classico

Prima del condizionamento

SN nessuna risposta

SI RI in modo spontaneo (riflesso innato)

Durante il condizionamento

SN seguito da SI RI

Dopo il condizionamento

SC RC

Secondo Pavlov il condizionamento è dovuto allo stabilirsi di una

associazione tra lo stimolo (inizialmente neutro) e la risposta di salivazione

(inizialmente non condizionata)

Attraverso questa procedura di associazione lo stimolo neutro diventa

uno stimolo condizionato in grado di produrre la salivazione come risposta

condizionata

Leggi del condizionamento classico 24

Estinzione

Si continua a presentare lo stimolo condizionato ma non lo stimolo

incondizionato: la risposta condizionata perde di intensità fino a sparire

Recupero spontaneo

Dopo l’estinzione la risposta incondizionata tende a riapparire anche se

non viene presentato alcuno stimolo condizionato

Generalizzazione

Dopo il condizionamento, il comportamento condizionato viene

prodotto in risposta a stimoli simili allo SC

Il cane che ha imparato a salivare all’accensione di una luce gialla

saliverà anche se la luce è bianca

Discriminazione

Tramite la procedura di condizionamento l’animale può apprendere a

non rispondere a stimoli simili allo SC pur continuando a rispondere allo SC

stesso Una luce rossa è presentata e seguita dallo SI; si stabilisce un

condizionamento

Una luce blu è presentata ma non seguita dallo SI; si osserva una

graduale estinzione della risposta di salivazione alla luce blu ma non alla luce

rossa

Il condizionamento operante

Differenza tra condizionamento classico e operante

nel condizionamento classico la risposta condizionata è simile alla

risposta evocata da uno stimolo incondizionato

nel condizionamento operante si possono apprendere anche

comportamenti che non sono collegati a stimoli incondizionati riconosciuti

comportamento operante = il comportamento agisce sull’ambiente per

produrre un determinato effetto

Thorndike propose una legge che è alla base del condizionamento operante 25

Legge dell’effetto

lo stabilirsi di legami associativi tra stimolo e risposta dipende dagli

effetti che seguono la risposta

La gabbia di Thorndike

Un gatto affamato chiuso in una gabbia compie dei movimenti alla cieca

e fornisce sia risposte errate sia giuste (= premere una leva che consente di

uscire dalla gabbia)

L’associazione tra stimolo (leva) e risposta (agire sulla leva) si

stabilisce solo se la risposta ha un effetto sull’animale

Skinner fu il principale teorico del condizionamento operante

La Skinner box

Un animale viene messo in una scatola in cui è presente una leva

• L’atto di premere la leva (dapprima casualmente) diventa più frequente

se premendola l’animale ottiene una ricompensa (cibo)

Se l’agire sulla leva non porta alla erogazione di cibo il comportamento

del premere la leva non è più frequente di altri comportamenti

E’ possibile istituire una discriminazione fornendo il cibo se la leva

viene abbassata dall’animale quando per es. una luce è accesa (stimolo

discriminativo)

Il principio chiave per spiegare questo fenomeno è il rinforzo

Rinforzo = conseguenza positiva che produce un aumento del comportamento

I rinforzi possono essere positivi o negativi

• Un rinforzo positivo è un evento che viene aggiunto a una situazione

• Un rinforzo negativo è un evento che viene eliminato da una situazione

• In entrambi i casi la probabilità che un certo stimolo provochi una data

risposta viene aumentata

Bisogna evitare di confondere il rinforzo negativo con la punizione

• un rinforzo negativo è un evento il cui mancato verificarsi aumenta la

probabilità che uno stimolo provochi una risposta; una punizione è un evento

il cui verificarsi diminuisce la probabilità che uno stimolo provochi una

risposta

Piani di rinforzo 26

Un rinforzo continuo (= il cibo viene erogato ogni volta che l’animale

preme la leva) produce un apprendimento molto rapido ma anche una rapida

estinzione

Rinforzo parziale

• Intervallo fisso (il rinforzo si presenta a intervalli costanti nel tempo)

 Intervallo variabile (il rinforzo si presenta a intervalli variabili nel

tempo)

Rapporto fisso (il rinforzo si presenta dopo un numero stabilito di

risposte)

Rapporto variabile (il numero di risposte fornite tra un rinforzo e l’altro

varia) I vari piani di rinforzo hanno differenti effetti sull’apprendimento

L’apprendimento verbale

Secondo Skinner il linguaggio è un insieme complesso di risposte operanti

create in un bambino da genitori, insegnanti ecc.

Esempio

In che modo il bambino impara a dire “gatto” quando ne vede uno?

Il gatto è lo stimolo discriminativo che controlla l’emissione della

parola “gatto”

Se il bambino dice “gatto” questo comportamento viene rinforzato dai

genitori

L’interazione tra stimoli discriminativi e rinforzi permette al bambino

di imparare a denominare gli oggetti

Questa concezione è stata criticata con vari argomenti da Chomsky

Non permette di spiegare gli ipercorrettismi (forme errate che seguono

una regola corretta, per es. “dicete” invece di “dite”)

Non permette di spiegare la possibilità delle lingue di generare un

numero infinito di frasi

Come spiegare il processo di apprendimento

Teorie meccanicistiche 27


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AUTORE

flaviael

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dei processi cognitivi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Zorzi Girotto.

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