Corso: psicologia dei gruppi - Prof. R. Visintini
Lezione 29.03.2019: Gruppalità nel ciclo di vita - Dott.ssa S.Bruzzese
Visione film: The Breakfast Club - riflessioni e temi emergenti.
Il gruppo in infanzia
Lo sviluppo sociale è influenzato da relazioni di tipo verticale (con i genitori) e di tipo orizzontale (con il gruppo dei pari). In maniera differente, ciascuna di queste relazioni consente al bambino di acquisire le abilità che gli consentiranno di imparare a stare con gli altri nel mondo.
Il bambino, già alla nascita, dispone di caratteristiche che lo predispongono alla costruzione di rapporti affettivi con gli altri. Tutte le ricerche fatte sui primi mesi di vita dimostrano infatti non solo che il bambino ha una capacità innata di comunicare con gli altri esseri umani, di imitarli, di discriminare volti e suoni umani, ma anche che riconosce il piccolo come lui e privilegia con il suo pari modalità relazionali diverse da quelle apprese dall'adulto.
Sappiamo anche, da altre ricerche, che il feto nell'utero è un soggetto di attività di tipo esplorativo e mentale: uno studio sui gemelli durante la gravidanza ha mostrato una certa attività relazionale tra i due feti, che mostrerebbe come già nell'utero esistono modi di relazionarsi diversi nei singoli individui, che si mantengono stabili negli stessi individui durante tutta la gravidanza, e anche dopo, nella vita extrauterina (Piontelli, 1992).
Che tipo di comunicazione è quella tra i bambini?
I bambini tra loro utilizzano il linguaggio del corpo, tutti i canali percettivi, gli atteggiamenti posturali, o addirittura le reazioni neurovegetative. Quindi quella tra pari è una comunicazione molto più immediata ma anche complessa, che coinvolge e sollecita parti del sé del bambino che all’adulto sfuggono, perché l’adulto ha l’attenzione focalizzata più su alcuni canali comunicativi che su altri.
Con l’adulto prevalgono comunicazioni verbali adultomorfe, giochi con oggetti usati in modo appropriato (telefono, pentolini, ecc.), interazioni prevalentemente rassicurative, di apprendimento, imitative dell’adulto; con gli altri bambini si fanno giochi con oggetti dell’ambiente ad uso magari improprio, e si sviluppano interazioni spesso incomprensibili all’adulto, in quanto non verbali, e spesso anche amimiche.
Vanni (1992) evidenzia come nel rapporto con gli altri bambini sono presenti competizione per il possesso di oggetti, esplorazione comune dello spazio, una maggiore attenzione alla realtà circostante, e in generale un interesse alle reazioni negli altri bambini al proprio comportamento, in particolare al comportamento aggressivo, piuttosto che un desiderio di procurarsi l'approvazione e l'amore dell'adulto. La stessa ricerca mostra come anche bambini così piccoli sappiano portare a termine un compito in cui ognuno adempie un ruolo, senza che si veda con quali mezzi si accordino tra loro.
In età evolutiva, per lo stato di dipendenza in cui nasce l'essere umano, i gruppi in cui nascono e crescono gli individui non sono gruppi di pari. Non lo è la famiglia, che è quanto di meno paritario esiste sulla faccia della terra: ognuno ha il suo posto, per diritto di nascita. Non lo è il gruppo classe, in cui l'insegnante dà gli obiettivi e dirige il percorso. Non il gruppo sportivo, in cui la mitica figura del "Mister/Coach", l'adulto, ha un posto preminente e condiziona la vita del gruppo. Tutti questi gruppi hanno un'importante funzione per la crescita, naturalmente. Ma non sono gruppi di pari. Sono gruppi in cui le dinamiche di competizione per l'attenzione dell'adulto sono prevalenti, in cui la valutazione della propria efficienza e del proprio funzionamento è una faccenda tra i singoli bambini e l'adulto, ed è quindi dal bambino tendenzialmente demandata all’adulto.
Si può affermare come nelle relazioni verticali i bambini mirano primariamente a mantenere la stima e l'amore dell'adulto, e quindi potenziano quelle parti di sé che suppongono gradite all'adulto, ed eliminano quelle che immaginano non gradite. Mentre nelle relazioni orizzontali l'interesse è più mirato alla realtà che sperimentano, alla conoscenza di sé attraverso l'esplorazione del simile a sé, e a procurarsi rassicurazioni dalle ansie abbandoniche attraverso l'unità gruppale, ad attingere rifornimento di autostima per affrontare i diversi compiti evolutivi, a valutare negli altri diversi modi possibili di essere, di risolvere i problemi, a provare attraverso le reazioni degli altri le conseguenze dei propri comportamenti; a specchiarsi negli altri per trovarvi aspetti di sé che poi potranno essere accettati, oppure rifiutati; in una parola a definire la propria identità.
Per i bambini è naturale e spontaneo ritrovarsi in gruppo perché risponde all’ esigenza innata dell’esser umano di entrare in relazione col proprio simile, e ad esigenze specifiche di crescita nelle diverse fasi evolutive.
Esempi di gruppi in infanzia
- Asilo Jackson (Freud A.): un asilo sperimentale fondato da Freud A. a Vienna (1937) inteso come luogo di accoglienza e cura, rivolto a bambini che, salvo un’eccezione, erano stati tolti ai genitori nei primissimi mesi di vita, e non avevano avuto modo di sviluppare un rapporto privilegiato con l'adulto. A seguito di vari trasferimenti di luogo, questi bambini stando sempre insieme, avevano sviluppato un grado altissimo di relazione di gruppo. Perciò arrivati nella nursery hanno dovuto fare, in un certo senso, il cammino inverso a quello che...
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Psicologia dinamica – Psicologia dei gruppi