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Scienza e metodo

1879 è l'anno in cui la psicologia viene per la prima volta intesa come non più legata alla filosofia. Wundt fonda il Laboratorio di Psicologia Sperimentale a Lipsia. Ma che cos'è la scienza? Le varie definizioni e concezioni di scienza possono essere riassunte nelle seguenti tappe:

Le concezioni storiche della scienza

  • Aristotele: La verità può essere acquisita tramite lo studio dei phenomena, cioè delle manifestazioni esterne. È un approccio che va dall’universale al particolare.
  • Euclide: Elabora il modello di scienza deduttiva.
  • Francis Bacon: Elabora il metodo induttivo, ovvero dal particolare all’universale.
  • Galileo Galilei: La matematica viene considerata la scienza per eccellenza. Galilei elabora il metodo scientifico, che prevede la formulazione di un’ipotesi, la conduzione di un esperimento e la verifica dei risultati.
  • Isaac Newton: Apre l’era della scienza descrittiva, basata su un metodo analitico che prevede la formulazione di ipotesi basate sull’esperienza.
  • Karl Popper: Una teoria, per essere tale, deve sempre essere falsificabile. Popper critica l’empirismo, perché secondo lui lo scopo della scienza è risolvere i problemi tramite le osservazioni, non fare osservazioni attraverso il metodo induttivo.
  • Kuhn: La psicologia è sì una scienza, ma a uno studio pre-paradigmatico, a differenza delle scienze per eccellenza (fisica, chimica e biologia) che invece hanno raggiunto una piena realizzazione.

Che cos'è la psicologia?

Una prima definizione è questa: la psicologia è una "scienza" (il dibattito sul fatto che sia una scienza o meno è ancora aperto!) il cui scopo è descrivere la relazione tra un comportamento e le variabili esterne. La prima formula con cui è stata riassunta questa definizione è:

  • C = f (S)

Ovvero il comportamento (C) è una funzione (f) di uno stimolo (S). In seguito la formula è stata arricchita:

  • C = f (S, O) ↔

Ovvero il comportamento è una funzione di un’interazione (↔) di un organismo (O) con un ambiente. L’ultima definizione è la seguente:

  • C ↔ (S, O) ↔ relazione interattiva

Per cui il comportamento è una relazione interattiva tra un organismo e il suo ambiente (Novak chiama questa relazione transazione). Relazione interattiva significa che il comportamento modifica l’ambiente e viceversa, in un rapporto continuo di mutamento. Per ambiente si intende un insieme di stimoli specifici e di fattori situazionali.

Il continuum delle scienze

Tutte le scienze possono essere poste su un continuum in questa maniera:

Fisica (particelle) _________________________________________________________ Antropologia (sviluppo culturale della società)

Nel mezzo dei due estremi, si sviluppano tutte le altre scienze come sistemi dinamici simultanei. Quando si tenta di studiare un fenomeno a un livello inferiore o analizzandone solo un aspetto si parla di riduzionismo; tuttavia l’uomo fa sempre parte di diversi livelli simultaneamente.

Previsione, controllo e descrizione nella scienza

La scienza in generale si basa sulla previsione e il controllo, ottenuti tramite la descrizione e la spiegazione (ne è esempio la classificazione tassonomica dei naturalisti); ma attenzione: correlazione non implica causalità. La causalità (cioè il nesso causa-effetto) esiste solo quando è possibile prevedere un comportamento. Se due fattori si spiegano a vicenda, senza che uno venga prima e causi l’altro, allora non si tratta di una relazione causale, ma di una spiegazione circolare.

Il tentativo di perseguire la previsione e il controllo ha determinato la creazione di modelli, rappresentazioni della realtà, a diversi livelli più o meno specifici, spesso con l’utilizzo di un linguaggio metaforico. A differenza della teoria, il modello non può essere falsificato.

Teoria e suo significato

La teoria è il tentativo di organizzare le osservazioni e il pensiero. Essendo un tentativo senza validità universale, essa può essere falsificata o confutata. La presenza di più teorie determina una visione relativistica della scienza.

Secondo Thomas, una teoria deve avere:

  • Precisione
  • Chiarezza
  • Prevedibilità
  • Applicabilità
  • Coerenza interna
  • Parsimonia
  • Essere falsificabile
  • Produttività
  • Persuasività

Variabili e loro classificazione

Come si diceva in precedenza, un comportamento avviene all’interno di un ambiente. In un ambiente ci sono sempre delle variabili, che possono essere:

  • Indipendenti: non dipendono dal soggetto che agisce, ma vengono manipolate direttamente dallo scienziato, e causano a loro volta la variazione delle variabili dipendenti.
  • Dipendenti: variabili che sono inerenti al soggetto che agisce o che sono già presenti nell’ambiente.

Uno scienziato che si accinge a un esperimento ha quindi due possibilità:

  • Produrre direttamente la variabile (variabile indipendente; si tratta quindi di veri esperimenti)
  • Manipolare una variabile già presente in natura (variabile dipendente; si tratta di quasi esperimenti)

Scale di misura delle variabili

Le variabili sono classificate in base a varie scale:

  • Scala nominale: gli oggetti sono classificati in base a delle categorie (età, peso…)
  • Scala ordinale: gli oggetti sono classificati in base alla grandezza
  • Scala a intervalli: la classificazione viene fatta in base alle differenze tra valori numerici
  • Scala a rapporti: la classificazione viene fatta in riferimento a un punto 0.

Validità degli esperimenti

Un esperimento deve rispondere a criterio di validità, cioè le conclusioni devono essere esatte e corrispondenti alla realtà. La validità può essere:

  • Interna: quanto più c’è validità interna, tanto più si è sicuri che non ci sono alternative all’interpretazione data.
  • Di costrutto: si riferisce a quegli oggetti di ricerca che sono astratti (come la vita psichica); perciò per definire un costrutto (che è astratto) devo partire da degli indicatori osservabili. La validità consiste nella corrispondenza tra gli elementi usati nell’esperimento e quelli del costrutto.
  • Esterna: i risultati ottenuti possono essere applicati a un’altra situazione.
  • Statistica: esiste effettivamente una relazione tra la variabile indipendente e dipendente (ipotesi alternativa H1). Se al contrario non esiste una relazione tra le due variabili (la variabile indipendente non produce cambiamenti nella variabile dipendente) si parla di ipotesi nulla H0. Riguardo a questo tipo di validità (alla presenza cioè di un’ipotesi H1) possono essere fatti due errori:
    • Errore di I tipo: considero H0 un’ipotesi vera.
    • Errore di II tipo: considero H1 un’ipotesi falsa.
  • Ecologica: esiste validità se i risultati possono essere applicati alla vita quotidiana.

Controllo degli esperimenti

La validità per poter essere verificata ha bisogno del controllo. Esso può avvenire tramite:

  1. Esperimento di controllo: oltre al gruppo sperimentale viene utilizzato un secondo gruppo senza che manipolarvi la variabile indipendente. Se il cambiamento avviene solo nel primo gruppo, esiste un legame tra le due variabili.
  2. Controllo sperimentale: si cerca di limitare/controllare tutte le possibili variabili esterne (setting).

Il prodotto scientifico

Da tutti questi processi deriva il prodotto scientifico, che è una regola verbale basata sull’esperienza e sui seguenti fattori:

  • Organizzazione
  • Utilità analitica
  • Precisione
  • Ampiezza
  • Profondità

Gli elementi delle interazioni

La situazionale interazionale, o comportamento, deriva quindi dall’interazione di un organismo con l’ambiente; è un evento globale che varia in base a tre fattori:

  • Contesto dell’osservazione
  • Caratteristiche dell’osservatore
  • Strumenti tecnologici usati per l’osservazione

In ogni caso, non è possibile non comportarsi. Ed essendo ogni comportarsi una forma di comunicazione, non è possibile non comunicare. Un comportamento può essere:

  • Innato semplice: sono comportamenti automatici e adattivi, dipendono dallo sviluppo filogenetico e non sono modificabili.
  • Innato complesso
  • Appreso semplice: sono più dispendiosi in termini di energia, ma sono più flessibili e facilmente modificabili.
  • Appreso complesso

Kantor e il comportamento

Secondo Kantor, per capire il comportamento di un soggetto bisogna conoscere anche la sua storia psicologica e biologica (reactional biography). Secondo questo criterio, il comportamento è una forma di adattamento (che può essere manipolativo, affettivo, cognitivo o linguistico) che si manifesta in un’interazione con l’ambiente. Ne consegue un’interdipendenza tra stimolo e risposta che dà origine al segmento comportamentale:

PE = f (sf, rf, h, s, m)

Dove PE è l’evento psicologico, sf lo stimolo, rf la risposta, h la storia dell’individuo, s il setting, m il medium, ovvero i sensi.

Funzioni dello stimolo

Lo stimolo (dal latino "pungolo"), definito anche situazione-evento stimolo (dal momento che lo stimolo forma un tutt’uno con la risposta), può avere diverse funzioni:

  • Funzione elicitante: lo stimolo produce una reazione automatica e involontaria. Per esempio il cibo fa salivare una persona affamata, o il freddo provoca brividi.
  • Funzione discriminativa: è uno stimolo che indica (a livello sociale o naturale) quando è opportuno emettere un dato comportamento. Per esempio la luce verde del semaforo indica (a livello sociale e culturale) che è concesso procedere.
  • Funzione rinforzante: lo stimolo rende più frequente la risposta. Per esempio, un cane che ogni volta che obbedisce all’ordine “seduto” riceve un biscottino aumenterà sempre di più la risposta allo stimolo “seduto” obbedendo all’ordine.
  • Funzione penalizzante: lo stimolo rende meno frequente la risposta.

Classi di risposte

Ad ogni stimolo corrisponde una risposta. Come tale, esistono diverse classi di risposte:

  • Risposta elicitata: risposta automatica a uno stimolo elicitante.
  • Riflesso: risposta non appresa a uno specifico stimolo.
  • Comportamenti emessi: in pratica tutti gli altri tipi di comportamento, sono cioè le reazioni a uno stimolo ambientale specifico che dipendono dalla storia personale del soggetto.

La forma, durata, intensità e occorrenza di una risposta costituiscono la topografia di una risposta. L’evento situazionale è il contesto in cui avviene l’interazione.

Apprendimento

L’apprendimento è un processo che si svolge lungo tutto il corso di una vita (trasmissione culturale e della società) e implica in cambiamento ottenuto tramite l’interazione con l’ambiente: l’apprendimento ha quindi una funzione adattiva. L’apprendimento di per sé non è osservabile, ma lo è il cambiamento che esso produce, che può quindi essere analizzato in due modi:

  • Analizzare il soggetto in due tempi diversi, prima e dopo il cambiamento;
  • Analizzare due gruppi di soggetti, di cui uno è sottoposto a una variabile di cambiamento e l’altro no.

N.B. un apprendimento è (semi) permanente. Tutti i comportamenti emessi in stati di alterazione temporanea, come alcol e droga, non possono essere considerati apprendimenti. Le premesse dell’apprendimento sono:

  • Abituazione/assuefazione: al ripetersi dello stesso stimolo, la risposta diminuisce. Per esempio, abituarsi al rumore di un martello durante dei lavori tanto da non farci più caso.
  • Sensibilizzazione: aumento di una risposta di fronte a un dato stimolo. Per esempio, contrarre i muscoli di fronte a una siringa perché la prima volta che ci siamo fatti una puntura abbiamo provato dolore.

Questi due elementi evidenziano il principio selezionista dell’apprendimento, ovvero l’organismo seleziona dall’ambiente solo gli stimoli le cui conseguenze hanno funzione adattiva o positiva, che poi daranno luogo all’evoluzione culturale della specie. ATTENZIONE: l’organismo può emettere solo le risposte che sono proprie della sua specie. L’apprendimento non è acquisizione di nuove risposte, ma di nuove configurazioni di risposta.

Una risposta può essere misurata in base a:

  • Ampiezza: quantità o intensità della risposta
  • Latenza o velocità: tempo che intercorre tra lo stimolo e la risposta
  • Durata: tempo durante il quale un comportamento è attivo
  • Frequenza: probabilità che una risposta si verifichi in una certa unità di tempo
  • Numero di tentativi o di prove: numero di volte in cui un esercizio viene ripetuto prima di essere appreso.

Ivan Pavlov e il condizionamento classico

Ivan Pavlov ha elaborato un paradigma sperimentale per lo studio dell’apprendimento, chiamato condizionamento classico o condizionamento rispondente. Secondo questo paradigma, uno stimolo inizialmente neutro se associato a uno stimolo elicitante diventa a sua volta elicitante tramite l’esperienza individuale dell’organismo. In questo paradigma si trovano quattro fattori:

  1. SI = stimolo incondizionale, che provoca una risposta specifica e naturale nell’organismo (è cioè lo stimolo elicitante).
  2. SC = stimolo condizionale; è lo stimolo neutro che dopo varie associazioni con SI diventa stimolo condizionale.
  3. RI = risposta incondizionale a uno SI
  4. RC = risposta condizionale a uno SC

SI e SC possono essere associati:

  • Presentandoli simultaneamente, per cui SC si sovrappone a SI
  • Presentandoli in sequenza, per cui SC viene prima di SI
  • Presentandoli in una sequenza retrograda, per cui SI viene proposto prima di SC. Questo approccio è poco efficace.

Si parla poi di:

  • Condizionamento di secondo ordine: un SC viene associato a un altro SC per farlo diventare SC. È un’associazione però debole e poco duratura.
  • Condizionamento di ordine superiore: l’uomo interagisce e acquisisce esperienza non solo tramite l’ambiente e i relativi stimoli (SC e SI), ma anche tramite un secondo sistema di segnalazione, ovvero il linguaggio, che consente un’esperienza indiretta tramite la descrizione.

Uno stimolo neutro può essere associato a 2 classi di risposta o di riflessi:

  • Riflesso difensivo: una risposta che tende a evitare uno stimolo nocivo.
  • Riflesso consumatore: catena complessa di comportamento volto alla sopravvivenza.

Bisogna inoltre distinguere tra un riflesso innato, che consiste nell’adattamento dell’organismo a una situazione presente, e riflesso condizionale, che prepara l’organismo a un evento futuro.

Skinner e il paradigma del condizionamento operante

Non esistono solo comportamenti...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Suzy90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Moderato Paolo.
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