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Riflesso = risposta non appresa a uno specifico stimolo.

­ Comportamenti emessi = in pratica tutti gli altri tipi di comportamento, sono cioè le

­ reazioni a uno stimolo ambientale specifico che dipendono dalla storia personale del

soggetto. topografia

La forma, durata, intensità e occorrenza di una risposta costituiscono la di una risposta.

situazionale

L’evento è il contesto in cui avviene l’interazione.

4. Apprendimento

L’apprendimento è un processo che si svolge lungo tutto il corso di una vita (trasmissione culturale e

della società) e implica in cambiamento ottenuto tramite l’interazione con l’ambiente:

l’apprendimento ha quindi una funzione adattiva. L’apprendimento di per sé non è osservabile,

ma lo è il cambiamento che esso produce, che può quindi essere analizzato in due modi:

Analizzare il soggetto in due tempi diversi, prima e dopo il cambiamento;

­ Analizzare due gruppi di soggetti, di cui uno è sottoposto a una variabile di cambiamento e

­ l’altro no.

N.B. un apprendimento è (semi) permanente. Tutti i comportamenti emessi in stati di alterazione

temporanea, come alcol e droga, non possono essere considerati apprendimenti. Le premesse

dell’apprendimento sono:

abituazione/assuefazione

• = al ripetersi dello stesso stimolo, la risposta diminuisce. Per

esempio, abituarsi al rumore di un martello durante dei lavori tanto da non farci più caso.

Sensibilizzazione

• = aumento di una risposta di fronte a un dato stimolo. Per esempio,

contrarre i muscoli di fronte a una siringa perché la prima volta che ci siamo fatti una

puntura abbiamo provato dolore. selezionista

Questi due elementi evidenzia il principio dell’apprendimento, ovvero l’organismo

seleziona dall’ambiente solo gli stimoli le cui conseguenze hanno funzione adattiva o positiva, che

poi daranno luogo all’evoluzione culturale della specie. ATTENZIONE: l’organismo può emettere

L’apprendimento non è acquisizione di nuove

solo le risposte che sono proprie della sua specie.

risposte, ma di nuove configurazioni di risposta.

Una risposta può essere misurata in base a:

Ampiezza: quantità o intensità della risposta

­ Latenza o velocità: tempo che intercorre tra lo stimolo e la risposta

­ Durata: tempo durante il quale un comportamento è attivo

­ Frequenza: probabilità che una risposta si verifichi in una certa unità di tempo

­ Numero di tentativi o di prove: numero di volte in cui un esercizio viene ripetuto prima di

­ essere appreso.

Ivan Pavlov e il condizionamento classico.

Ivan Pavlov ha elaborato un paradigma sperimentale per lo studio dell’apprendimento, chiamato

condizionamento classico o condizionamento rispondente. Secondo questo paradigma, uno stimolo

inizialmente neutro se associato a uno stimolo elicitante diventa a sua volta elicitante tramite

l’esperienza individuale dell’organismo. In questo paradigma si trovano quattro fattori:

SI = stimolo incondizionale, che provoca una risposta specifica e naturale nell’organismo (è

1) cioè lo stimolo elicitante).

SC = stimolo condizionale; è lo stimolo neutro che dopo varie associazioni con SI diventa

2) stimolo condizionale.

RI = risposta incondizionale a uno SI

3) RC = risposta condizionale a uno SC

4)

SI e SC possono essere associati:

Presentandoli simultaneamente, per cui SC si sovrappone a SI

­ Presentandoli in sequenza, per cui SC viene prima di SI

­ Presentandoli in una sequenza retrograda, per cui SI viene proposto prima di SC. Questo

­ approccio è poco efficace.

Si parla poi di:

Condizionamento di secondo ordine = un SC viene associato a un altro SC per farlo

­ diventare SC. È un’associazione però debole e poco duratura.

Condizionamento di ordine superiore = l’uomo interagisce e acquisisce esperienza non

­ solo tramite l’ambiente e i relativi stimoli (SC e SI), ma anche tramite un secondo sistema di

linguaggio,

segnalazione, ovvero il che consente un’esperienza indiretta tramite la

descrizione.

Uno stimolo neutro può essere associato a 2 classi di risposta o di riflessi:

difensivo:

Riflesso una risposta che tende a evitare uno stimolo nocivo.

­ consumatore:

Riflesso catena complessa di comportamento volto alla sopravvivenza.

­ innato,

Bisogna inoltre distinguere tra un riflesso che consiste nell’adattamento dell’organismo a

condizionale,

una situazione presente, e riflesso che prepara l’organismo a un evento futuro.

Skinner e il paradigma del condizionamento operante

Non esistono solo comportamenti rispondenti, cioè solo comportamenti emessi in risposta a uno

stimolo. Gli organismi infatti tentano anche di intervenire, controllare e prevenire l’ambiente. Ciò

può provocare conseguenze sull’ambiente, che a sua volta influisce sull’organismo. È il cosiddetto

paradigma del condizionamento operante di Skinner: secondo lo studioso americano, esistono 2

diverse classi di comportamento:

Comportamento rispondente = tutte le risposte sono causate da stimoli conosciuti. È

1) quella classe di risposte individuata da Pavlov, secondo cui lo SI rafforza la connessione tra

SC e la risposta.

Comportamento operante = le risposte sono più o meno dipendenti da stimoli

2) identificabili e hanno lo scopo di operare sull’ambiente. Questa classe di risposte viene

Thorndike,

individuata anche da secondo cui la connessione tra lo stimolo e la risposta è

più o meno forte a seconda del grado di piacere o di disagio connesso alla risposta. Secondo

Skinner, l’organismo emette liberamente una risposta nell’ambiente: se la conseguenza è

positiva, il comportamento viene rinforzato. Per esempio, un topolino in una gabbia si trova

di fronte tre pulsanti di colore diverso. Solo il pulsante giallo, se premuto, farà cadere del

cibo nella gabbia (che vale come rinforzatore). Il topolino preme il primo pulsante, e non

succede nulla. Preme il secondo pulsante, e anche lì nulla. Preme il pulsante giallo, e

improvvisamente arriva del cibo: il piacere connesso all’aver premuto il tasto giallo farà sì

che il topolino, con più probabilità, premerà il tasto giallo anche in futuro. Il topolino ha

quindi liberamente agito sull’ambiente, modificandolo e vedendo a sua volta il proprio

comportamento modificarsi (non ha più senso per lui premere gli altri tasti, se è solo quello

giallo che è connesso al cibo). contingenza a tre termini:

Il paradigma di Skinner prevede quindi una

Operante

• = classe di risposte che possono essere attuate (premere i pulsanti, rosicchiare le

sbarre della gabbia…)

Conseguenze

• = ciò che avviene dopo l’emissione di una risposta (pulsante rosso = nulla,

pulsante blu = nulla, pulsante giallo = cibo)

Stimolo discriminativo S

• = uno specifico operante (premere il tasto giallo) è seguito da

d

specifiche conseguenze (cibo) che quindi farà aumentare la frequenza di tale risposta. Tale

stimolo discriminativo è quindi un

Rinforzatore = evento o stimolo che aumenta la frequenza di un comportamento. Ci sono vari tipi

di rinforzatori:

Rinforzatore positivo = non ha nulla a che fare con la positività o negatività dello stimolo;

­ positivo indica l’aggiunta di qualcosa che favorisce l’aumento della frequenza del

comportamento (per esempio, dare una caramella per ogni risposta esatta).

Rinforzatore negativo = aumentare la frequenza di un comportamento togliendo qualcosa

­ (per esempio, l’aspirina toglie il mal di testa e questo probabilmente mi farà riprendere

l’aspirina in futuro).

Rinforzatore primario o naturale = sono riferiti agli stimoli legati ai bisogni primari

­ (dormire se si ha sonno, mangiare se si ha fame…). A loro volta possono essere: positivi, se

ripristinano le condizioni omeostatiche del corpo; negativi, se le alterano (qui

positivo/negativo vengono usati nell’accezione comune).

Rinforzatore condizionato o secondario = sono legati ai gusti della singola persona, sono

­ individuali e dipendono dall’apprendimento di ognuno.

Rinforzatore generalizzato = rinforzatori condizionati che però sono legati a rinforzatori

­ primari, come per esempio stimoli dal mondo sociale che però soddisfano i bisogni primari,

come attenzione, affetto… (cfr. Piramide dei bisogni di Maslow).

Rinforzatore dinamico = deriva da un comportamento del soggetto stesso.

­

rinforzo

Il è quel processo che porta alla comparsa/scomparsa di uno stimolo rinforzatore, e quindi

può essere

Al positivo, se determina la comparsa di uno stimolo (quindi rinforzatore positivo)

­ Al negativo, se determina la scomparsa di uno stimolo (quindi rinforzatore negativo).

­ of

Il funzionamento del rinforzo/rinforzatore è stato studiato attraverso specifici schedules

reinforcement, programmi di rinforzo. Sono stati individuati due tipi di programma di rinforzo:

Rinforzo continuo

• = ogni volta che si emette una determinata risposta segue un

rinforzatore; questo determina una curva di apprendimento ripida (si impara velocemente!),

ma allo stesso modo il comportamento si estingue non appena manca il rinforzatore (questa

caratteristica viene definita bassa resistenza all’estinzione).

Rinforzo intermittente

• = non sempre la risposta è seguita da un rinforzatore. Può essere

studiato tramite due modelli:

rinforzo a intervallo = il rinforzatore viene erogato in base al tempo

a) rinforzo a rapporto: il rinforzatore viene erogato in base alla “quantità” del

b) comportamento.

penalizzazione

La è uno stimolo che diminuisce la frequenza di un comportamento. Può verificarsi

in due casi:

Uno stimolo diminuisce la frequenza di un comportamento (una punizione, uno schiaffo….)

­ Uno stimolo toglie un rinforzatore positivo.

­

La penalizzazione non elimina mai un comportamento; un comportamento può solo diminuire di

frequenza o estinguersi quando non è più seguito da cause rinforzanti, ma il ritorno del rinforzo

potrebbe determinare il ritorno del comportamento. La penalizzazione può provocare risposte di

evitamento,

fuga o di molto resistente perché rinforzata negativamente (l’evitamento infatti toglie la

punizione).

N.B. Attenzione a non confondere la penalizzazione con il rinforzo al negativo/rinforzatore

un rinforzo/rinforzatore, aumenta sempre la frequenza di

negativo: che sia positivo o negativo,

un comportamento, mentre la penalizzazione lo diminuisce.

Il comportamento può essere soggetto a :

Estinzione = la forza/frequenza di una risposta diminuisce. Nel condizionamento

­ rispondente (Pavlov) non è mai né completa né permanente; se SC ricompare, si assiste a un

recupero spontaneo. Nel condizionamento operante (Skinner) l’estinzione avviene quando

un comportamento non è più seguito da rinforzi. Ciò può portare a frustrazione e rabbia; il

comportamento ritorna alla sua frequenza abituale prima che comparisse il rinforzo. La

resistenza all’estinzione è il tempo che un organismo impiega a perdere un comportamento.

Generalizzazione = è una forma di adattamento che serve a dare stabilità in un ambiente

­ variabile e permette di rispondere in maniera simile a stimoli simili. Per esempio la

generalizzazione semantica permette di dare a uno stimolo nuovo una risposta nuova basata

però su esperienze analoghe precedenti.

Discriminazione = organismo risponde in maniera specifica a stimoli differenti. È parte

­ fondamentale della contingenza a tre termini nel paradigma operante. La discriminazione

può essere:

Simultanea: due stimoli sono presentati insieme e l’organismo deve scegliere quello giusto

 Successiva: due stimoli vengono presentati uno dopo l’altro e l’organismo non deve

 scegliere tra i due, ma comportarsi diversamente in base allo stimolo.

Senza errori: si presenta lo stimolo giusto in modo particolare per evitare errori.

 Imitazione = l’organismo emette un comportamento simile a quello di un altro soggetto (il

­ cosiddetto “modeling”).

Ci sono poi gli apprendimenti complessi, che vengono acquisiti solo dopo lunghe sequenze di

esperienze. Può avvenire in diversi modi:

Modellaggio (shaping) = si “modella” il soggetto inducendo nuovi comportamenti anche

­ lontani da quelli di partenza tramite generalizzazioni e discriminazioni.

Concatenamento = si apprendono sequenze di comportamenti a partire da uno stimolo

­ discriminativo

Transfer di apprendimento = processo che agisce in un arco temporale e che avviene

­ quando 2 apprendimenti si influenzano a vicenda.

Transfer di facilitazione: A agisce su B che quindi diventa più facile da acquisire.

 Transfer di inibizione/interferenza: A agisce su B che diventa più difficile da acquisire.

 Learning set = capacità di risolvere un problema grazie alle precedenti esperienze avute con

­ problemi simili.

N.B. alcuni comportamenti vengono appresi anche senza essere seguiti da un rinforzo. Si parla di:

Apprendimento latente

• = un comportamento è insensibile alle sue conseguenze (per

esempio continuare a fumare o a bere nonostante i danni alla salute)

Comportamento governato da regole

• = seguendo le regole si apprende un comportamento

anche senza prima averne sperimentato le conseguenze. Per esempio, tutti rispettano il

divieto “non toccare, corrente elettrica” senza aver mai sperimentato di persona la scossa. È

un comportamento tipico degli essere umani perché è mediato dal linguaggio.

5. La memoria

Che cos’è la memoria? Un “contenitore” o una serie di processi?

Ci sono stati vari tentativi di spiegare che cos’è la memoria:

Platone

­ Aristotele

­ Locke, secondo cui la memoria era una tabula rasa

­ Ebbinghaus:

Hermann primo studioso con un approccio psicologico. Nel suo libro

­ curva dell’oblio,

“Memory: a contribution to experimental psychology” analizza la ovvero il

decadimento autonomo della memoria.

James:

William attua una distinzione tra memoria primaria (che comunica le informazioni

­ derivanti dalla coscienza) e la memoria secondaria (dove si trovano i ricordi recuperati

volontariamente).

effetto von Restorff:

Von Restorff = a seconda dei rapporti che intercorrono tra i diversi

­ stimoli si hanno vari effetti sulla memoria. teorie cognitiviste.

Negli anni ’60 c’è stato uno sviluppo considerevole delle L’uomo non viene più

soggetto attivo

considerato come un “contenitore” passivo, ma come un che può intervenire sulle

Bartlett,

informazioni. Per esempio, secondo la memoria è un processo attivo di ricostruzione del

passato in base alle esigenze del presente.

modello di Atkinson e Shiffrin,

Nel 1968 viene elaborato il secondo cui le informazioni vengono

filtrate da un registro sensoriale e transitano in un primo “contenitore”, la memoria a breve termine

(Mbt), che può contenere fino a un massimo di 7 tracce per non più di 30 secondi, per poi passare

alla memoria a lunga termine (Mlt):

informazioni provenienti dai sensi registro sensoriale

Mbt entro 30 secondi Mlt

Endel Tulving

Nel 1972 propone la distinzione di tre tipi di memoria:

episodica

Memoria = è la memoria riferita a fatti/eventi accaduti al singolo individuo in uno

­ specifico tempo

semantica

Memoria = è la memoria che costituisce la nostra conoscenza, costituita da

­ nozioni acquisite che non vengono ricondotte a uno specifico momento temporale (chi si

ricorda l’esatto momento in cui ha imparato a leggere, o che dog significa cane?) La

memoria dichiarativa

memoria semantica e quella episodica fanno parte della cosiddetta o

proposizionale.

procedurale

Memoria = è riferita al nostro saper fare, sono sequenze di movimenti (guidare,

­ andare in bicicletta, nuotare…)

Craik e Lockhart profondità di codifica,

In seguito elaborano la teoria della secondo cui un

ricordo è più o meno conservato in base alla profondità con cui lo stimolo è stato elaborato in fase di

codifica. Edelman,

Secondo invece, la memoria è una continua ricategorizzazione degli stimoli che

provengono dal mondo esterno; come tale, il recupero di uno stimolo non avviene mai nella forma

in cui si è verificato la prima volta.

Per cercare di spiegare il funzionamento della memoria, spesso si è fatto ricorso alla metafora del

computer. Seguendo questa metafora, sono tre le fasi che interessano la memoria:

Immagazzinamento = non si ricorda mai lo stimolo in sé, ma la risposta ad esso.

1) L’informazione viene codificata in base alle sue diverse proprietà, e quindi categorizzata in

base a un certo codice (visivo, acustico, semantico). La capacità di ricordare è un

comportamento attivo.

Mantenimento = l’informazione non è immagazzinata passivamente ma è soggetta a una

2) elaborazione che può trasformarla; perciò anche questa è una fase attiva.

Recupero = l’uomo ha bisogno di uno stimolo “suggeritore” (clue) per riaccedere alle

3) informazioni. Più lo stimolo è simile a quello nel passato, più il recupero sarà semplice e

veloce. In altri casi servono più sforzi, collegamenti e associazioni.

durata

In base invece alla del ricordo, si possono distinguere:

iconica:

Memoria dopo essere entrati in contatto con lo stimolo i nostri sensi continuano,

­ per un brevissimo tempo, a rappresentarlo, anche quando non è più attivo.

a breve termine:

Memoria capacità di ricordare le informazioni per pochi secondi dopo

­ averle acquisite (20/30 secondi massimi). Più le informazioni vengono ripetute, più aumenta

la possibilità di ricordarle (fenomeno del rehearshal).

a lungo termine:

Memoria non ha limiti quantitativi né di tempo. Tuttavia si osserva un

­ decadimento naturale della memoria nel corso del tempo (curva dell’oblio), e vi sono due

diverse teorie a proposito:

Teoria della traccia = la memoria decade autonomamente

 Teoria dell’interferenza = il ricordo è inibito da eventi successivi.

 contenuto

In base al si distinguono:

procedurale:

Memoria riguarda le operazioni motorie o i modi di fare le cose. Al suo

­ interno si distinguono due tipi di abilità:

discrete

Abilità = movimenti singoli e puntuali, più facili da dimenticare

 continue

Abilità = serie di movimenti più complessi che si fissano di più nella memoria.

 implicita:

Memoria riferita agli stati della coscienza

­ esplicita:

Memoria riferita a eventi che vengono autonomamente e consapevolmente

­ recuperati, perciò ricollegata alla →

autobiografica/episodica:

Memoria riferita a eventi personali che sono avvenuti in un

­ preciso spazio­tempo; sono influenzati dall’emotività.

semantica:

Memoria riferita a concetti e significati

­ Metamemoria: capacità di ragionare sulla propria memoria

­ lavoro:

Memoria di capacità di ricordare/dimenticare in breve tempo le informazioni

­ utili/inutili a svolgere un compito (per esempio il barista che si ricorda le ordinazioni finché

non le ha eseguite)

prospettica: Meacham e Leiman

Memoria individuata da nel 1975, è il ricordo di qualcosa

­ da svolgersi nel futuro (ricordarsi di ricordarsi di fare qualcosa). Il periodo che intercorre tra

intervallo

il “ricordarsi di ricordarsi” e il momento in cui l’azione è da svolgersi si chiama

di ritenzione. Dal momento che il “ricordarsi di ricordarsi” deve riemergere al momento

opportuno nel futuro, questo tipo di memoria è strettamente collegata alla memoria

retrospettiva. dell’emozione

Negli anni ’70 si ha lo sviluppo di teorie che includono anche i fattori e della

cognizione. Vengono individuati due principi:

Congruenza dell’umore

• = un ricordo viene più o meno fissato in base alla sua congruenza

con lo stato emotivo del momento. Ciò che è “fuori dalla norma” viene fissato più

facilmente.

Dipendenza dallo stato

• (MDM, Mood­dependent memory) = un ricordo viene recuperato

più facilmente se si prova di nuovo lo stesso stato emotivo.

Interazioni verbali e comunicazione.

6.

Il potere del linguaggio risiede nella sua capacità di influenzare il comportamento degli altri. Ha

funzione adattiva

una ed è indispensabile per la trasmissione della cultura di un gruppo, tramite

leggi, prescrizioni, massime. Il comportamento verbale nasce la lo sviluppo di una correlazione tra

natura sociale,

segno – referente – vocalizzazione (parola pronunciata) ed ha essenzialmente una in

quanto ha come scopo la mediazione con altre persone. Per quanto riguarda lo studio del linguaggio,

ci sono due differenti approcci:

Strutturalista = tutti gli uomini hanno la competenza linguistica, perciò la struttura

­ linguistica è universale e inoltre vi è una corrispondenza tra l’organizzazione linguistica e

quella cerebrale.

Funzionalista = la lingua dipende dal contesto sociale e dall’interazione con l’ambiente.

­

A prescindere dall’approccio scelto, è difficile parlare del linguaggio a causa della sua natura (non

si sa bene cosa sia, si tende a reificarlo per facilitarne la spiegazione), della sua vaghezza e

ambiguità; tuttavia ci sono 2 caratteristiche principali su cui tutti concordano:

• Ha come funzione la comunicazione

• È basato sull’uso di una simbologia arbitraria, che è un carattere distintivo dell’uomo.

Ma il linguaggio è una capacità (strutturalisti) o un comportamento (funzionalisti)?

Catania,

Secondo il linguaggio è un comportamento verbale contraddistinto da tre proprietà:

Controllo istituzionale = il linguaggio modifica il comportamento altrui

­ Classi equivalenti = esiste una simmetria tra lo stimolo verbale e quello non­verbale

­ Processi autoclitici = capacità di chi parla di discriminare il proprio comportamento.

­ l’aspetto interazionale,

Questa teoria predilige cioè il comportamento verbale non è tale se manca

la mediazione sociale. Al contrario, gli psicolinguisti sostengono che il comportamento verbale non

sempre ha intenzione comunicativa, e individuano 3 caratteristiche della comunicazione non

verbale:

Sistema di segnali condivisi

­ Codificatore del messaggio

­ Decodificatore del messaggio

­

Per quanto riguarda la nascita del linguaggio, ci sono diverse teorie:

Il linguaggio è nato tramite l’imitazione dei suoni naturali. A questa affermazione si obietta

­ in vari modi: come fa il linguaggio a essere così complesso? E perché i primati non parlano?

Forse i primati sono in grado di parlare in potenza, ma non hanno mai sviluppato il

linguaggio perché l’evoluzione non lo ha mai richiesto.

Il linguaggio non c’entra nulla con l’evoluzione: le strutture linguistiche sono geneticamente

­ Chomsky,

determinate nel cervello. Secondo il linguaggio si è formato all’aumentare delle

dimensioni del cervello.

Il linguaggio è nato con l’aumentare della capacità dell’uomo di fare gesti manuali

­ complessi o usare attrezzi, perché “libera” le mani dalla loro funzione comunicativa,

lasciandole libere di dedicarsi a altre operazioni.

Secondo i paleontologi, il linguaggio si è sviluppato grazie allo sviluppo dell’apparato

­ vocale. Qui però si entra in un paradosso: perché l’apparato vocale si è sviluppato, se non

Bickerton,

per dare voce al linguaggio? Quale dei due viene prima? Secondo l’uomo 1,5

milioni di anni fa parlava un proto­linguaggio; poi circa 40000 anni, a seguito di una

mutazione del cervello, si è sviluppato il linguaggio odierno.

Deacon

Secondo il linguaggio e il cervello si sono co­evoluti, influenzandosi a vicenda. In

­ seguito la selezione naturale ha favorito chi poteva comunicare in modo più complesso.

Jaynes,

Secondo lo psicologo Julian lo sviluppo del linguaggio ha portato all’emergere della

­ coscienza, permettendo cioè di discriminare gli stati interni e mettendo fine alle

“allucinazioni verbali”.

In ogni caso, lo sviluppo del linguaggio comporta uno sviluppo su tre livelli:

Sviluppo biologico della facoltà di parlare, a livello genetico = selezione filogenetica.

1) Sviluppo della struttura socio­culturale, a livello di comportamento = selezione ontogenetica

2) Trasmissione del comportamento verbale = selezione culturale

3)

Secondo Place, il linguaggio nasce grazie allo sviluppo di tre capacità:

Capacità di usare bastoni e pietre come armi

­ Capacità di imitare i comportamenti altrui

­ Capacità di comunicare con i gesti quello che si desidera.

­

Lo sviluppo di queste capacità ha permesso la specializzazione di alcune aree cerebrali; la capacità

di indicare gli oggetti in senso referenziale e la possibilità di sostituire simboli al referente ha

costituito un vantaggio evolutivo. N.B. In tutto questo è essenziale la contingenza sociale.

Lo sviluppo del linguaggio nel bambino

Analisi funzionale:

Il bambino è sin da subito inserito in un contesto sociale. Per cui il linguaggio si sviluppa seguendo

le seguenti fasi:

Il comportamento del bambino è continuamente rinforzato attraverso i rinforzi. Il bambino

1) comincia a distinguere tra segnali interessanti (cioè utili per ottenere qualcosa) e quelli privi

di significato. Con i primi vocalizzi tenta di conformarsi al comportamento vocale dei

genitori. Fisicamente si sviluppa la testa.

Fase di lallazione, in cui vengono prodotte le prima sillabe.

2) Fase del gesto simbolico, in cui le parole e i gesti vengono usati per riferirsi al proprio

3) ambiente.

Stadio olofrastico, in cui le parole emesse dal bambino devono essere interpretate e corrette

4) dal genitore in modo da favorirne la verbalizzazione.

Stadio telegrafico, in cui grazie a processi di estinzione e di rinforzo si sviluppa un

5) linguaggio più complesso e articolato. ↓

Fondamentale è l’interazione del bambino con il proprio ambiente.

Analisi strutturale:

→ innatisti

Gli di ispirazione chomskiana sostengono che l’ambiente non offra abbastanza stimoli per

lo sviluppo di una cosa complessa come il linguaggio. Lo sviluppo del linguaggio non può

cognitivismo

dipendere solo dall’interazione con l’ambiente. Perciò si inserisce il concetto di = la

mente umana è un insieme di strutture predefinite, tramite cui si percepisce il mondo esterno; è la


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Corso di laurea: Corso di laurea in Interpretariato e comunicazione
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Suzy90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione - Iulm o del prof Moderato Paolo.

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