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Capitolo 1. Dalle psicologie alla psicologia clinica

Il termine psicologia

Il filosofo R. Gockel usò per la prima volta il termine "psicologia" nel 1590.

  • Termini corrispondenti nell’antichità: animistica, pneumatologia, scienza dell’anima

Questi termini, come sottolineato da Aristotele già nel 4 secolo a.C., cercavano di indicare lo studio di tutti gli attributi degli esseri viventi, rappresentando anche aspetti corrispondenti alla biologia.

La psicologia si occupa dello studio dei fenomeni che distinguono gli animali e l'uomo relativi alla mente. "Psiche" deriva dal greco, significa fiato, respiro e tradotto in latino diventa anima e spirito. Nel corso degli anni, la psicologia si è costituita come un sapere multiforme e diversificato, caratterizzato da un insieme di prospettive.

Le prospettive della psicologia

La psicologia si è costituita come sapere multiforme e diversificato, caratterizzato da un insieme di prospettive: determinante è il quadro di riferimento, il modo di vedere le cose (vertice: Bion, angolo visuale da cui si affrontano i problemi) e l’orientamento teorico seguito.

Nell’ambito delle molteplici definizioni si ricordano:

  • Scienza che studia la condotta umana e animale e i processi mentali dell’uomo nei suoi aspetti manifesti e latenti (inconscio) secondo molteplici e differenti orientamenti teorici e metodologici (metodi empirici e sistematici).
  • Scienza dell’uomo che ha per oggetto di studio la sua vita di relazione, le funzioni, le idee e i sentimenti che gli permettono di adattarsi all’ambiente fisico, biologico e culturale nel quale vive.

Fondamenti della psicologia clinica secondo G. Volta (1997)

Soggettivismo contemporaneo

1. Soggettivismo psicodinamico del profondo

Include la psicoanalisi di Freud, la psicologia analitica individuale di Adler, la psicologia analitica di Jung e gli orientamenti da essi derivati (Horney, Kardiner, Fromm, Erikson, Arieti; la scuola inglese della Klein; quella britannica di Winnicott – Guntrip – Fairbairn, la scuola di analisi transazionale americana di Berne ecc.). Secondo queste scuole, la psiche è costituita da un complesso di apparati e funzioni mentali. La vera soggettività è rappresentata dall’insieme delle istanze e dei significati inconsci e i contenuti coscienti e autocoscienti sono mascheramenti o travestimenti, o semplici espressioni, così come il comportamento. Il comportamento palese e i contenuti mentali consci sono intesi come segni dai quali risalire verso i contenuti latenti per cogliere il vero senso della storia mentale dell’individuo.

2. Soggettivismo psicofenomenologico

Adotta una posizione di unità tra mente e corpo; la soggettività si realizza nei comportamenti, considerati eventi interni ed esterni, fisici e mentali, soggettivi ed oggettivi. I vissuti interiori vengono resi oggettuali nei comportamentali, di modo che l’esperienza soggettiva di una persona è soggettiva, ma non privata, risultando accessibile dall’esterno attraverso il comportamento palese. I fenomenologi negano l’esistenza di una separazione reale ma operano una distinzione tra soggettività interna e comportamento esterno. Comportamento = vera soggettività.

3. Soggettivismo funzionalista

È un soggettivismo mentalista e coscienzialista; la maggior parte dei contenuti e processi psichici sono attività e prodotti mentali autoconsistenti e autostrutturanti secondo modalità indipendenti dalla coscienza dell’individuo. Piaget e molti cognitivisti hanno dimostrato che il soggetto non possiede consapevolezza dei complessi processi che hanno luogo nella sua mente. Egli è in grado di utilizzare sia operazioni che risultati. L’io per i funzionalisti è solo una tra le tante strutture e funzioni della mente ed è il risultato finale di una complessa evoluzione storica e personale. Il significato procede dall’esterno del comportamento per andare verso l’interno e il soggetto centro cosciente (io) dell’individuo.

4. Soggettivismo puro ipercoscienzialistico

Identifica la realtà psichica mentale con la soggettività dell’io cosciente, il cui centro è l’autocoscienza. Il soggettivismo puro propone una posizione dualistica: il significato sarebbe tutto quanto dentro la mente dell’individuo (nel suo io) e fuori di esso non ne esisterebbe nemmeno un polo (fuori regnerebbe la fisicalità, nuda di senso, della realtà esterna).

B) Behaviorismo (o comportamentismo)

(Stimolo – risposta): Rivolta contro la psicologia dell’io, affermando che "la coscienza non è assolutamente nulla". Uno dei maggiori esponenti fu Watson. Con tale movimento anche la psicologia poteva definirsi una scienza empirica e sperimentale. Tal posizione ha come retroterra culturale:

  • Empirismo: tesi dell’associazionismo.
  • Evoluzionismo: generalizzare le leggi comportamentali da una specie all’altra.
  • Pragmatismo: elaborare tecniche in grado di modificare la relazione tra l’organismo e l’ambiente.
  • Operazionismo: concetti scientifici riconducibili a operazioni empiriche o a gruppi di operazioni.
  • Epistemologia di tipo neopositivista
  • Ambientalismo: comportamenti complessi come somma di componenti elementari, appresi e modificabili mediante una tecnologia del comportamento basata sullo studio scientifico delle leggi delle varie forme di apprendimento.

C) Cognitivismo

(Processi intenzionali): Si oppone a ogni modello dell’essere umano come macchine, al comportamento, e ai modelli:

  • Energetico – omeostatico
  • Istintivistico – pulsionale: Proposto da alcune posizioni "biologiste" dalla neuropsicofisiologia e da varie scuole psicologiche, specialmente da alcune diramazioni di quella psicoanalitica. Sottolinea come l’uomo non sia una macchina che per muoversi e funzionare necessita di un qualche tendenza omeostatica, motore esterno (stimolo eccitante), movimento interno (istinto, pulsione, ecc).
  • Reattivistico del comportamentismo (schema stimolo-risposta): "L’uomo si muove da sé: si muove perché agisce secondo progetti mentali che comprendono scopi, propositi, regole, criteri di scelta, intenzioni, credenze". Ogni comportamento umano è il risultato finale di scelte operanti in base a processi di selezione guidati da un piano con certi obiettivi. Ci si concentra sui "processi cognitivi" che costituiscono la mente.

N.B. Differenze tra psicologia:

  • Soggettivo: Psichiche vista dall’interno dal soggetto stesso: apprezzamento del conscio, psicologico come un’anima, sé come nucleo centrale, centralismo, maggiore importanza alla ricerca di leggi individuabili: leggi idiografiche.
  • Oggettivo: Vista dall’esterno da un osservatore: minimizza il conscio, psicologia senza un’anima, svuotamento del sé, maggiore importanza alla ricerca di leggi generali: leggi nomotetiche.

La disciplina Psicologia Clinica

Premessa

Il termine clinico (cliché = lettino) deriva dal greco e significa letto, poi divenne chi visita il malato a letto e scienza medica, arte clinica. Nel sedicesimo secolo venne inteso come università di insegnamento medico, modalità didattiche, comportamenti, l’associazione concettuale tra clinico e patologico. Il fondatore della psicologia clinica è Witmer:

  • Nel 1896 costituisce la prima "clinica psicologica" presentando all’American Psychological Association la sua concezione di questa nuova disciplina come "metodo clinico in psicologia che consente l’istituzione di un servizio ambulatoriale, pubblico e sociale per gli operatori dell’aiuto".
  • È stato il primo a creare una rivista specifica di Psicologia Clinica.

Nel 1897 Janet, eminente specialista in materia di nevrosi, nel sottolineare l’importanza della psicoterapia, utilizza il termine di Psicologia Clinica. Nel 1899 Sigmund Freud, in una lettera indirizzata a Fliess, riferendosi alle concezioni relative alle tecniche da lui sperimentate per il trattamento dei primi casi clinici, scrive: "mi piacerebbe chiamarla Psicologia Clinica". Kraepelin si dedica allo studio della sperimentazione psicologica in psichiatria, auspicando il contributo della componente scientifica sperimentale della psicologia ai problemi psichiatrici attraverso la misura e calcolo (primi strumenti psicometrici e psicodiagnostici).

Le molteplici definizioni della Psicologia Clinica

Le molteplici definizioni della Psicologia Clinica come disciplina possono testimoniare:

  • L’interrotta difficoltà nei tentativi di amalgamare matrici diverse
  • La sua lunga appartenenza in una zona di confine tra le aree disciplinari della medicina e quelle della psicologia.

Un elenco delle definizioni enunciate nei più diffusi testi e manuali:

  • Comprensione e miglioramento del funzionamento umano. Condivide il compito di accrescere la conoscenza dei principi del funzionamento psichico.
  • Condivide il compito di accrescere la conoscenza dei principi del funzionamento psichico nella "gente in generale" e la competenza specifica riguardo problemi umani "delle persone in particolare". Lo scopo di ogni intervento clinico consiste nell’aumentare il benessere e l’efficienza degli individui che soffrono di disturbi (Korchin 1976).
  • Si propone di insegnare e di studiare gli aspetti psicologici delle dinamiche e delle transizioni emotive che si attuano nel rapporto interpersonale, per cui la persona non va vista solo come essere umano che soffre di una malattia, ma come personalità globale inserita in una trama di rapporti familiari, sociali ecc. Non va dimenticato il rapporto con l’operatore stesso.

Si possono individuare due obiettivi:

  • Orientare alcuni tipi di operatori che si confrontano con problemi che hanno un aspetto umano
  • Perfezionare professionalmente gli operatori che avranno compiti psicologici clinici (Ravasini 1979).

La psicologia clinica è la scienza del comportamento e dei processi mentali, normali e patologici, del soggetto, piccolo gruppo e organizzazioni sociali. Il suo fine è spiegare, prevedere, modificare, ricercare e i suoi oggetti di studio sono il comportamento e le attività psichiche della persona, piccolo gruppo e organizzazioni. I mezzi utilizzati sono: colloquio e la relazione interpersonale, le tecniche di gruppo e i reattivi mentali o test.

Le matrici storiche della psicologia clinica

La psicologia clinica trova le sue matrici storiche nella:

  • Psicometria
  • Psicologia dinamica

Con termine clinico si intende un metodo e una disciplina applicativa che occupa posto nell’ambito della salute mentale. Il metodo clinico utilizza il rapporto interpersonale come strumento di conoscenza e considera l’individuo nel suo ambiente naturale e nella globalità del suo comportamento.

Come disciplina specifica: è una disciplina del settore di psicologia applicata che si avvale delle conoscenze dei principali orientamenti psicologici quali:

  • Psicologia generale
  • Psicologia sociale
  • Psicologia dell’età evolutiva
  • Psicologia dinamica
  • Psicologia del profondo

Il suo scopo è sanare problemi di varia estensione e natura che coinvolgono la personalità dell’individuo e incidono sul suo benessere psichico. L’eccezione clinica rimanda alla patologia e cura come riconduzione alla normalità che è fisiologica: psicologico-clinica: si basa su una specifica fenomenologia sociale altamente variabile. Ciò comporta, come scrive R. Carli 1987, una differenza importante:

  • La domanda può essere accettata e validata dal medico, quindi accantonata perché irrilevante rispetto al processo diagnostico e terapeutico.
  • Nel caso dello psicologo clinico, la domanda si scrive in una relazione passata, si realizza entro il rapporto con lo psicologo e non ha la mediazione di alcun sintomo; il vero sintomo del paziente è la sua stessa domanda e si dispiega e declina nel rapporto con lo psicologo clinico stesso (Galimberti 1992).

Competenza specifica della psicologia clinica

La psicologia clinica è una disciplina che ha come competenza specifica quella di prendere il soggetto nella sua individualità e di aiutarlo a risolvere in maniera più adeguata i disagi e problemi derivanti dalla sua difficoltà nell’armonizzare bisogni, desideri del mondo interno e adattamento al mondo esterno. Questo avviene attraverso l’uso di strumenti psicologici in un contesto dinamico di interazione psichica, basato sul consenso fra psicologo e paziente. All’interno della relazione, lo psicologo deve assumere una posizione che gli permette di:

  • Identificarsi col paziente e di non confondersi, lasciando uno spazio che lo mantenga sullo sfondo rispetto al paziente.
  • Deve cercare di non dare una risposta collusiva a: fantasie, difese, angosce del paziente ma tentare di capire, riflettere nell’ottica di restituire qualcosa che il paziente si attende.

Il termine clinico si riferisce alla sofferenza, a chi se ne fa carico, al luogo della cura e alla cura stessa, alla scienza che se ne occupa. Quindi può essere definita secondo Nicolino Rossi come scienza che comprende l’insieme delle conoscenze e delle competenze psicologiche utilizzate per affrontare i problemi dell’adattamento e i disturbi del comportamento sul piano della ricerca, della prevenzione, valutazione psicodiagnostica, dell’intervento psicoterapeutico (Trombini 1994).

La psicologia clinica è una branca disciplinare che trae i suoi contributi dalla:

  • Psicologia: psicologia differenziale e sperimentale.
  • Medicina: psichiatria e fisiologia.

Essa sta cercando uno suo statuto, autonomo e con una sua delimitazione, metodologia e dominio di applicazione (Codispoti 2001).

Punti di frontiera della psicologia clinica

Attualmente, la maggioranza degli psicologi clinici concorda nel riconoscere due punti di frontiera:

  • Esterno: si differenzierebbe dagli altri settori in relazione alla peculiarità dei suoi modelli epistemologici, teorici e metodologici.
  • Interno: si distinguerebbe per l’enfasi posta sull’agire clinico, intesto come insieme di competenze, metodiche, tecniche e strumenti atti a modificare un certo stato psichico o determinati comportamenti.

Sull’importanza rivestita dalla psicologia clinica come indirizzo nell’ambito dei corsi di laurea e specialità, si allegano i dati presentati dal professor Giorgio Soro (facoltà di psicologia, Università di Torino) nel contesto del recente contributo da lui offerto all’interno del ciclo di seminari sul tema "mettersi in proprio: un’impresa impossibile", organizzato dalla funzione: dal diritto allo studio al mondo del lavoro.

Le immagini sociali che riguardano l’ambito professionale dello psicologo sembrano caratterizzate dalle seguenti dimensioni:

  • Quella connessa all’aspetto curativo costituita sia dall’immagine di un terapeuta con particolari aspetti intrapsichici sia di un esperto-ricercatore delle funzioni della mente.
  • Mansione di operatore per il benessere sociale e organizzativo.
  • Quella connessa alle prospettive di collocazione secondo modelli interdisciplinari.

Capitolo 2. La psicopatologia in psicologia clinica

Epistemologia

Studio della conoscenza e condizioni di validità del sapere scientifico. Può essere inteso come riflessione critica intorno ai principi e metodi della conoscenza scientifica.

Scienza

  • Tradizionale: garanzia totale
  • Contemporanea: carattere di assoluto

Si considera il diverso grado di garanzia concesso alla conoscenza nel corso della storia del pensiero occidentale, sono individuati in tre diverse concezioni della scienza:

  • Dimostrazione
  • Descrizione
  • Correggibilità: apre prospettive allo studio analitico degli strumenti di indagine di cui le scienze dispongono ossia alla natura delle teorie che regolano il processo della conoscenza.

Teorie della scienza

1) Popper: il razionalismo critico, il "fallibilismo"

Filosofo della scienza formatosi nel periodo in cui si affermavano sia:

  • Meccanica quantistica
  • Teoria della relatività

Scienza: tentativi ed errori; congetture e confutazioni (è scientifica ogni affermazione confutabile, criticabile). La ricerca scientifica inizia da problemi (contraddizioni tra asserti stabiliti). Tre sono i passaggi del metodo scientifico:

  • Problemi
  • Teorie
  • Critiche

Diversamente dai neopositivisti logici:

  • Osservazione
  • Intuizione
  • Ipotesi
  • Verifica

2) Kuhn: la nozione di paradigma

Concezione di scienza e del suo sviluppo sui concetti di:

  • Paradigma: scienza normale, discipline scientifiche, intesi come stadi distinti che tutte le discipline scientifiche attraversano continuamente.
  • Il quadro di riferimento che una particolare disciplina assume, come propria, per definire i fenomeni oggetti di studio.
  • Prodotti paradigmatici, ossia i suoi elementi centrali ed essenziali.

La scienza si costruisce a partire da paradigmi e modelli. Quando viene proposto un nuovo paradigma che entra in collisione con quello vecchio, ciò comporta una rivoluzione scientifica da cui nasce una nuova visione del mondo, definita scienza straordinaria, il cui destino è ridefinirsi tornando a costituirsi come scienza normale.

3) Lakatos

La competizione tra paradigmi è concomitante con i processi di sviluppo presenti all’interno di ogni paradigma. Le nuove teorie sostituiscono le precedenti e preservano elementi di queste ultime.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher annarella1989 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia clinica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Fulcheri Mario.
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