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Psicologia clinica, prof Fulchieri Appunti scolastici Premium

Appunti di psicologia clinica basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Fulchieri dell’università degli Studi Gabriele D'Annunzio - Unich, facoltà di psicologia, Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Psicologia clinica docente Prof. M. Fulcheri

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Finestra 1. Sistema complesso: dalla semplicità alla complessità.

Negli ultimi anni lo sviluppo di una scienza (o paradigma) della complessità sembra suggerire

una nuova prospettiva di comprensione. Fa capo a una corrente alla quale aderiscono studiosi

e pensatori provenienti dai campi più disperati:

- Epistemologo francese: Edgard Morin

- Fisico viennese: Heinz Von Foerster

- Chimico e premio nobel: Illya Prigogine

- Filosofi italiani: Gianluca Bocchi, Mauro Cerruti.

Termine complessità: latino(complector): intrecciare, abbracciare, comprendere, tenere

insieme.

Morin: fenomeni complessi vanno studiati nel proprio ambiente e dipendono dal loro

osservare. Ogni fenomeno è organizzato e assume le caratteristiche di un sistema.

Scienza della complessità: il modo più utile per comprendere, il mondo attraverso una rete di

teorie; è la capacità di tollerare il dubbio, ambiguità, contraddizione, coesistenza. I termini

opposti: unicità, dualismo, disordine, organizzazione.

Assumere una posizione complessa comporta l’abbandono di ogni ideale di onnipotenza.

L’esperienza clinica è complessa. Diversi paradigmi teorici si intrecciano, queste

corrispondono all’integrazione: capacità di avvalersi di un modello teorico ben sperimentato in

cui ci si trovi a proprio agio, da affiancare ad altri modelli che possono offrire una visione

diversa.

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Teoria della complessità: introduce una nuova questione epistemologica: la separazione tra :

- Determinismo

- Prevedibilità

Caratteristico binomio della scienza positivista. Ciò permette lo sviluppo di una nuova idea

di scientificità.

Tale teoria, attraverso il concetto di autonomia(capacità di mantenere la propria coerenza

interna), comprende l’organizzazione biologica e psicologica. Secondo la scienza della

complessità il modo più utile per comprendere il mondo è attraverso una rete di teorie; è

fondamentale la capacità di tollerare il dubbio, l’ambiguità, contraddizione, coesistenza, ecc.

Assumere una posizione complessa non significa negare la validità del proprio paradigma di

riferimento, né considerare il proprio modello equivalente a ogni altro, ma comporta

l’abbandono di un ideale di onnipotenza.

L’esperienza clinica è per sua natura complessa poiché in essa diversi paradigmi teorici si

intrecciano, perciò si parla di integrazione: cioè la capacità di avvalersi di un modello teorico

sperimentato da affiancare ad altri modelli che offrono una visione diversa di una situazione

problematica aiutando a risolverla.

Il dibattito tra genetico e acquisito tra natura e cultura è inadeguato e comprendere

l’evoluzione di un organismo. La teoria della complessità consente, inoltre, di comprendere le

affinità e le differenze tra le pratiche cliniche medica e psicologica.

I temi della guarigione, del senso della cura(come aiuto per esprimere e realizzare le

potenzialità del rapporto tra normale e patologico, non come contrario di normale ma di sano)

comportano la possibilità di condividere l’attuazione di una clinica attenta al singolo, alla

soggettività, alla storia individuale.

Su tali permesse si fonda la psicologia clinica con il passaggio da disciplina a raggruppamenti

disciplinari e a settori scientifico – disciplinari. La psicologia clinica combina la spiegazione

scientifica con la ricerca del ‘’bene degli individuali’’ e necessita di praticare procedimenti

volti all’aiuto e/o alla cura delle persone.

Essa contiene tutti postulati di base che ne garantiscono un’identità scientifica come settore

della psicologia:

- Determinismo: ordine logico(sostituibile con la prevedibilità)

- Empirismo: identificare

- Costruzione e integrazione teorica:scienza costruisce teorie la cui caratteristica

essenziale è la confutabilità.

- Dimensione pubblica: rendere pubbliche le osservazioni,verificare i risultati.

- Evoluzione paradigmatica: la scienza si costruisce a partire da paradigmi e modelli.

- Approccio dinamico: scienza come tentativo prova continua.

Ipotesi Lagache: psicologia clinica = maniera specificamente psicologica di comprendere

l’uomo. È indipendente sia dalla medicina, sia dalle scienze naturali, sia della filosofia. La

psicologia clinica rientra nelle ‘’scienze umane’’ pur rifacendosi a: scienza della natura e

metodi sperimentali. La sua ispirazione medica è psichiatria; e quella fisiologica:

fenomenologica.

Inoltre, essa acquisirebbe valore scientifico in relazione all’uso del colloquio clinico:

consente,attraverso l’anamnesi, di fornire la biografia del soggetto e di ricollocarne il

comportamento in una prospettiva evolutiva.

Le nuove interpretazioni della clinica.

Nel senso etimologico per clinica: s’intende attività praticata da colui che si china al letto del

pz mette a disposizione competenze tecniche e qualità umane fronte ai problemi di salute del

malato(si riferisce alla medicina e al medico).

Nell’atto clinico si assolvono insieme lo scopo scientifico e il fine antropologico che

caratterizzano la cura. Colui che esercita la clinica ha come azione intenzionale e finalizzata

quella di curare. Psicologia clinica come:

- Storica: nella fase di ricostruzione anamnestica dei fatti.

- Osservativa: osservare e registrare la storia naturale della patologia.

- Tecnologica: si avvale di accertamenti strumenti o tecniche terapeutiche

- Sperimentale: provoca sperimentalmente dei mutamenti positivi.

Processo d’aiuto: la clinica può essere vista come disciplina ermeneutica e come modalità di

espressione di componenti drastiche.

Circolo ermeneutico: movimento che rende l’interpretazione come un processo che consente

di superare il cortocircuito tra teoria e prassi, tecnica, arte, scienza e valori a favorire una

ridefinizione del rapporto tra comprendere e spiegare, accogliere e curare, pare caratterizzato

dallo ‘’scopo di intervenire prospettivamente verso la salute’’.

Momento clinico: comportano un movimento continuo tra congettura teorica e falsificazione

clinica, non può non tenere conto dei seguenti aspetti:

- Privilegio dell’analisi qualitativa del singolo caso individuale, con il passaggio a

generalizzazione quantitative (la validazione intersoggettiva come superamento delle

molteplici teorie e punti di vista)

- Dimensione terapeutica e situazionale (setting, psicopatologia, applicabilità dei vari

strumenti: supporto psicologico, counseling, psicoterapia).

- Dimensione processuale: necessita di spiegazione e comprensione storica, genetica e

ricostruttiva.

A.Pazzagli --- momento clinico: insieme di accoglienza dell’umana sofferenza (funzione

psicologica) e come agire in funzione della cura(funzione clinico terapeutica) dove

razionalismo ed empirismo si coniugano positivamente.

Sistemazione dei fenomeni clinici: non identifica automaticamente la malattia ed è

compatibile con la comprensione del paziente come persona unita e irripetibile anche

nell’evolversi del suo disturbo.

Fare diagnosi: consentire di identificare e riuscire a conoscere meglio in funzione dell’aiuto

che si può fornire.

Momento diagnostico: nel linguaggio dell’azione, come aiuto per comprendere e distinguere.

Esistono due prospettive legate alla clinica:

- Individualismo: esigenza di considerare la persona come fine e non come mezzo. La

clinica dunque come responsabilità di fornire contributi nell’educazione alla salute e

anche di fornire contributi nell’educazione alla salute, come ‘’imperativo’’ di perseguire

un’uguaglianza di risultati terapeutici anche in disuguaglianza economico sociali,

attraverso un’alleanza serva il più possibile di possibile di componenti ‘’tecnicistiche

mercantilistiche’’.

- Componente evolutiva sociale: attenzione a cura per in servizio di attenzione che lo

psicologo clinico dovrebbe adottare per evitare inconveniente:

- attenzione alle alterazioni identificatorie

- attenzione deformazioni professionali

- al narcisismo bisogno di originalità

- alle iperspecializzazione comportanti forzate divergenze e perturbanti conflittualità

- ‘’teorie ideologiche’’ come dottrine chiuse in se stesse e dogmatiche, al rischio del

compiacimento e quindi alla rappresentazione idealizzata o collusiva, alle rigidità

comportanti inevitabili ritardi culturali

- creazione di miti

- personalità dominanti.

Ogni caso clinico è nuovo e singolare e nessun essere umano si adatta completamente a una

teoria. La conoscenza come conflitto, come accettazione dell’incertezza e della relatività del

sapere resta l’indispensabile assunto di base per la psicologia clinica.

Un dilemma: il paradigma conoscitivo.

Vanno condivise alcune raccomandazioni che Gaston Bachelard indicava come condizioni per

‘’aggirare l’ostacolo epistemologico’’ costituito:

- dalle tendenza alla generalizzazione facile,affrettata e riduttiva

- dal ripiegamento nel ‘’sostanzialismo’’ empirico e ingenuo, alle cui esigenze di

semplicità ed economia può essere sacrificata la complessità dei fenomeni

- dalla reificazione linguistica

- dal ricorso alla metafisica delle proprietà interne, dell’occulto e dell’intimo, attribuita

alla natura delle cose, piuttosto che agli espedienti interpretativi dell’osservatore

il comportamento umano può vantare un sapere prevalente, né imporre i suoi metodi come

unici ed esclusivi.

Capitolo 6 CONCETTO DI PSICOLOGIA CLINICA COME GALASSIA, COME SISTEMA COMPLESSO

CHE E’ ANDATO EVOLVENDOSI.

Per una ridefinizione della psicologia clinica che tenga presente:

- costituita come specifico settore scientifico disciplinare

- conciliare la ricerca scientifica della pluralità degli orientamenti teorici e prassi

metodologiche con bisogno – motivazione di identità scientifica professionale.

- L’esigenza di integrazione con bisogno di appartenenza autonome

- Tendenza all’universalità alle particolarità degli specialismi, può usare adatto l’utilizzo

del sistema astronomico delle galassie.

Infatti consente di rappresentare la psicologia clinica tenendo conto di tutti i passaggi che

hanno segnato il processo di evoluzione epistemologica.

Le teorie cosmologiche:

galassie: processo evolutivo(forme semplici – complesse); variano nel tempo. Quelli già

esistenti sono in interazione con il mezzo che li circonda e che ‘’qualcosa’’ le farà cambiare.

Spazi intergalattici: sono in grande attività.

Infinito: rappresentazione dell’infinita possibilità evolutiva caratterizzate sia:

- Fisica: astronomica

- Creatività della mente umana

Se si accetta l’immaginazione della Psicologia Clinica come autonoma galassia, ne consegue il

tentativo di identificare le componenti fondamentali che la caratterizzano:

- proprio sole:come luce, calore ed energia, nucleo centrale e simbolo della profonda

radice che accumuna e identifica la professionalità della Psicologia Clinica.

- speciali pianeti e satelliti: i primi come rappresentazione simbolica degli assunti

fondamentali condivisi da tutti gli appartenenti al settore; secondi: come ipotesi

ausiliare che circondano i pianeti stessi.

- nebulose: aspetti non ancora ben definiti.

- buchi neri: espressione della relatività,caducità e finitezza del potere della scienza,

nell’eterna lotta tra essere umano e natura.

- costellazioni: macroparadigmi costituiti da tanti microparadigmi collegati tra di loro in

relazione alle ‘’affinità’’.

La galassia della psicologia clinica.

Sole: immagine – figurazione dell’ideale di riferimento

 elemento centrale che contraddistingue l’appartenenza alla Psicologia Clinica;

 l’originaria passione, quel trasporto vocazionale verso la dimensione umana della

sofferenza psicologica propria e altrui.

Istanza di aiuto, esigenza curativa, istinto altruistico, bisogno di soccorrere, tensione

 ‘’aiutativa’’ con una sua peculiare connotazione passionale(considerazioni di Gilberti

1982 traibili da Freud: quando parla di appartenenza ‘’senza rimedio alla schiera

dannata’’,’’ fascinazione della psicopatologia e follia’’).

Motivazione comune all’aiuto: forza che suscita e sostiene e dirige una scelta con componenti

sia educativo sociali, sia riparative e/o terapeutiche, espressione di identità multiple e

complementari, convergenti verso un attenzione consapevilizzante della relazione d’aiuto

clinico e dei suoi compiti di sostegno, cura e sostituzione quando la restitutio non è possibile.

Spinta motivazionale:

Vocazione di base

 Aiutativa( istinto d’aiuto,tensione a)

 presente in tutte le helping profession

 alla base di tutte le relazioni psicologico – cliniche

 Può essere accompagnata e guidata da differenti tendenze inconsce passioni affini che

 consentono il riconoscimento e connotazione delle principali istanze di seguito

riportate:

istanza psico- sociale/pedagogica:

meno rappresentata e dichiarata in ambito psicologico – clinico

 costituisce la spinta più determinante nella scelta effettuata da colo che decidono di

 operare nei contesti o della ricerca, didattica o prevenzione, o delle tecniche valutative

(psicometria – psicodiagnostica) o attraverso l’esercizio pressoché esclusivo di attività

di studio privato.

Inoltre prevalente in tutti gli operatori che scelgono di svolgere le professioni che

 implicano una relazione d’aiuto. Ci si riferisce alle attività professionali svolte da

assistenti sociali, animatori, educatori, infermieri, insegnanti di sostegno, orientatori,

consulenti famigliari e quelli on line che perseguendo come obiettivi:

1) Primari: apprendimento, soluzione di problematiche attenenti la sfera materiale,

socializzazione, riabilitazione( in funzione delle diverse competenze professionali).

2) Secondari: (di tipo psicologici): incremento dell’autostima, stabilità emotiva,

integrazione sociale; conseguenti a cambiamenti e nuovi apprendimenti sul piano

reale; connessi alla qualità della relazione interpersonale costruita.

Componente d’aiuto :si esplica secondariamente rispetto ai fini delle singole professioni, e

scaturisce dall’istanza aiutativa che permette la costituzione di un’alleanza fondata su

capacità comunicative e relazioni empatiche.

Il clima di fiducia e accoglienza rappresenta un importante elemento in tema sia di

promozione del benessere, sia di prevenzione verso la potenziale strutturazione di una forma

di malessere e disagio nell’individuo:

- Anche se non può andare oltre al fornire un primo canale di ascolto all’esplicita

richiesta d’aiuto

- E al riconoscimento della sofferenza causata da vari problemi.

riparativa: nell’ambito delle professioni specifiche dell’aiuto sembra costituire la

 componente più importante riscontrabile negli individui che tendono a scegliere come

campo di applicazione del loro modello operativo (individuale, relazionale, famigliare,

gruppo). Quella della salute e disagio psicologico attraverso interventi clinici come il

counseling, psicoterapie brevi, orientamenti e tecniche con finalità più adattive.

Relazioni d’aiuto: fondazione – costituzione di una specifica alleanza d’aiuto, connotata dai

differenti modelli teorici di riferimento utilizzati dallo psicologo clinico per le varie tipologie

relazionali.

Istanza riparativa: accompagnata dagli obiettivi volti a ripristinare le varie tipologie/ modalità

di adattamento precedenti al momento di crisi dell’individuo e a favorire la ripresa del

processo di crescita attraverso precise metodologie.

Istanza terapeutica: sembra costituire la spinta caratteristica di chi sceglie di operare:

 ambito sanitario, psicopatologie, attraverso strumenti clinici e con particolare

predilezione verso quelli con finalità psicoterapeutica.

Si ipotizza che tale istanza sgorghi da una vocazione alla comprensione del

funzionamento mentale in un’ottica esplorativa e trasformativa. L’alleanza che si viene

a creare tra il terapeuta e il pz è definita in letteratura come alleanza terapeutica: si

caratterizza come il supporto che consente di fornire l’aiuto richiesto sia come impulso

necessario per favorire il cambiamento.

È indispensabile la presenza di un elevato grado di compartecipazione emotiva da

parte del terapeuta,aspetto che comporta l’acquisizione di specifiche competenze e

abilità e uno specifico percorso formativo.

Tutte le istanze descritte sono compresenti negli individui che scelgono una helping

profession, ma il prevalere di una sulle altre, pare caratterizzare la spinta vocazionale forte,

implicata nei processi di scelta di alcuni aspetti professionali piuttosto che altri da parte degli

operatori in ambito psicologico – clinico.

Su questo tema affascinante è la trattazione svolta da LUCIO SARNO sull’intreccio tra

vocazioni formative, modalità strategiche di intervento e ‘’atteggiamenti relazionali’’.

I PIANETI: i nove assunti fondamentali condivisi universalmente.

1. Assolvere contemporaneamente lo scopo scientifico e le finalità cliniche nella

dimensione della consapevolezza delle compresenti istanze etico – morali e prospettive

educativo – sociali.

2. Nell’ambito dei progetti scientifici vengono riconosciuti il pluralismo delle teorie, degli

orientamenti e delle scuole di pensiero che si presentano non dogmatici e secondo i

criteri di scientificità di Popper e di paradigmi secondo Kuhn, nell’accettazione

dell’evoluzione paradigmatica come fondamento scientifico includibile.

3. La necessità di controllo scientifico attraverso rigorose metodologie di ricerca, come

garanzia di apertura alle innovazioni: le varie e nuove ipotesi vengono prese in

considerazione allo scopo di arricchire il panorama psicologico – clinico.

4. L’obbligatorietà della pratica clinica continuativa nell’ambito delle persone e dei gruppi

sia in ambito istituzionale pubblico sia privato; costante impegno nel confronto con gli

eventi psicologici e neuropsicologici che possono limitare o disturbare le capacità

adattative di un soggetto o di un gruppo.

5. La valutazione diagnostica secondo specifici e peculiari caratteristiche: come modello

di riferimento si può adottare quello di Lagache, pe il quale la diagnosi psicologica

individuale deve far fronte a due esigenze del pensiero: bisogno di coerenza e realtà; e

si basa su tre principi:

1) Principio di informazione: grado di validità in funzione della ricchezza e della varietà

dei dati raccolti.

2) Principio di unità: i dati dovendo essere rapportati alla persona totale nella sua

teoria e nell’insieme dei suoi rapporti con l’ambiente.

3) Principio di economia: per cui l’interpretazione più probabile è quella che spiega il

massimo dei fatti con il minimo di ipotesi.

6. L’osservazione dei comportamenti e la valutazione psicodiagnostica come pratica

sincronica nella costruzione di una storia individuale, dove la ricerca clinica consiste

nello scoprire e nel far emergere i fattori psicologici presenti nel processo patologico. Lo

studio del ‘’caso’’ : della persona nel suo specifico contesto interattivo, la ricerca dello

psicologico nel patologico.

7. La cura secondo un’ottica psicologico – clinico, cioè basata sul rapporto intersoggettivo

nella considerazione dell’essere umano come una totalità ma compiuta.

Visione genetica: dello studio dello sviluppo in rapporto agli eventi.

Obiettivo della psicologia clinica: nell’impiego delle metodiche ritenute più adeguate

alla prevenzione, consulenza e sostegno collegate alle varie situazioni disfunzionali o

patologiche a livello mentale.

8. Nell’ambito del rapporto intersoggettivo, le competenze e le capacità di

comunicazionali e relazioni vengono riconosciute come gli elementi fondanti e comuni

nei differenti orientamenti teorici e metodologici.

9. Nella domanda di aiuto e nella prassi clinica non è necessaria la mediazione del

sintomo che non costituisce il principio oggetto di interesse psicologico clinico.

Il pz è sia colui che patisce che colui che vive una situazione di disagio malessere e che

aspira al cambiamento.

La patologia è intesa nella logica della sofferenza, come sofferenza psichica del

soggetto o del collettivo.

Le costellazioni: i principali macroparadigmi di rifermento e di appartenenza con le peculiari

espressioni di scuola(microparadigmi).

Si può tentare di disegnare una mappa paradigmatica, nel campo della Psicologia Clinica,

capace di consentire tanto di cogliere i punti di contatto connessi al ritrovarsi in un sapere

comune, quanto di rintracciare quelli relativi alla decodificazione degli specifici linguaggi-

sintattici in grado di accumunare le istanze principali di base che caratterizzano le scelte

professionali.

Si sono scelti 4 parametri importanti di riferimento che possono consentire un inquadramento

delle varie costellazioni, in grado di rispondere alle esigenze di discriminazione –

sintetizzazione necessarie per il raggiungimento degli obiettivi didattici:

1) I presupposti teorici della personalità come riferimento principale(assunti teorici)

2) Il criterio epistemologico teorico (scopi)

3) Il criterio epistemologico applicativo (processo terapeutico)

4) Le modalità di intervento operativo – cliniche (tecniche operative).

Le costellazioni.

Si possono ipotizzare sei principali costellazioni paradigmatiche:

1) La costellazione psicodinamica:

Più complessa

 rappresentata dalla ‘’stella polare’’ della Psicoanalisi di Freud identificata come

 ‘’l’alimento vitale’’ nella fondazione e per lo sviluppo di tutta la Psicologia

Clincia(Imbasciati 1994),oltre che dalle altre due ‘’stelle’’ di particolare rilievo e

brillantezza e cioè :

- Scuole di psicologia del profondo originate da Adler (psicologia individuale)

- Jung (psicologia analitica)

ma anche da tutte le più o meno visibili ‘’stelline’’ accumunate dal riconoscimento

dell’inconscio e della centralità del rapporto interpersonale come fulcro di

conoscenza( piano teorico) e di mutamento(piano terapeutico).

Affinità e presupposti comuni:

- Negli assunti teorici: disturbo come espressione della presenza di conflitti inconsci.

- Negli scopi: il riconoscimento consapevole del conflitto attraverso l’esplorazione

dinamica all’esperienza relazionale.

- Nel processo terapeutico: l’emergenza e la comprensione degli studi e delle difese

inconsce.

- Nelle tecniche operative: interpretazioni attraverso le associazioni libere, l’analisi dei

sogni e delle fantasie ricorrenti, e l’utilizzo del transfert e del controtransfert.

2) La costellazione umanistica esperienziale: a sua volta costituita dal modello gestaltico,

da quello rogersiano, da quello esistenziale e della dasein – analyse, da quello

dell’analisi transazionale, da quello dello psicodramma moreniano, da quello delle

psicoterapie espressive.

Affinità e presupposti comuni:

Negli assunti teorici:

- il disturbo:come espressione dell’incapacità di entrare in relazione con la propria

interiorità.

- Negli scopi: la consapevolezza della propria capacità di crescita.

- Nel processo terapeutico: la comprensione della propria modalità di esistenza.

- Nelle tecniche operative: la partecipazione emotivo- affettivo- empatica, le tecniche di

gruppo, verbali,ecc.

3) La costellazione biologico – funzionale: contraddistinta dal modello ipnotico –

sofrologico, da quello della programmazione neurolinguistica, da quello delle tecniche

immaginative – suggestive – meditative, da quelle centrate sul corpo.

Affinità e presupposti comuni:

Negli assunti teorici:

- il disturbo :come espressione di anomali vissuti emotivi neuro – psico – fisiologici e di

disarmonia nell’unità mente – corpo.

- Negli scopi: la modificazione, degli stati emotivi e l’armonizzazione psicosomatica.

- nel processo terapeutico: l’elaborazione attraverso stati coscienziali e livelli di vigilanza

neuro – psico – fisiologici

- nelle tecniche operative: immaginative, suggestive, ricostruttive – elaborative.

4) La costellazione comportamentista: caratterizzata dal modello classico

comportamentista, da quello orientamento neuro – psico- fisiologico, da quello delle

tecniche di bio – feed-back, da quello dell’apprendimento osservativo (modelling).

Affinità e presupposti comuni:

- Negli assunti teorici: il disturbo come espressione di un comportamento disadattivo.

- Negli scopi: la modificazione del comportamento.

- Nel processo terapeutico: l’apprendimento per condizionamento operante,

controcondizionamento, ricondizionamento attraverso stimoli appropriati

- Nelle tecniche operative: quelle direttive, condizionanti – decondizionanti.

5) La costellazione cognitivista: a sua volta costituita dal modello neocomportamentistico-

cognitivistico, da quello della terapia razionale – emotiva (RET di Ellis) da quello

costruttivista, da quello della terapia cognitiva di Beck.

Affinità e presupposti:

Negli assunti teorici:

- Disturbi: espressione di un modo distorto di interpretare gli eventi.

- Scopi: la modificazione delle convenzioni errate.

- Nel processo terapeutico: la valutazione delle convinzioni attraverso processi cognitivi

verso la riorganizzazione del ‘’campo affettivo – cognitivo ‘’ individuale.

- Nel tecniche operative: quelle direttive, la falsificazione delle convinzione errate, la

ristrutturazione cognitiva.

6) La costellazione sistemico – relazionale: contraddistinta dal modello sistemico –

relazionale e da quello delle terapie famigliari.

Affinità e presupposti comuni:

- Negli assunti teorici: il disturbo come espressione di modelli disfunzionali di interazione

familiare e sociale

- Negli scopi: l’attivazione di modelli relazionali che non necessitano di comportamenti

sintomatici

- Nel processo terapeutico: l’intervento sulle regole di relazione e sui messaggi

comunicativi nei sistemi umani.

- Nelle tecniche operative: quelle direttivo – relazionali ,le prescrizioni paradossali, quelle

metaforiche, la formulazione e la ristrutturazione.

La nebulosa.

Sembra possibile identificare, come nebulosa della ‘’galassia Psicologia Clinica’’, l’esigenza

di elaborare e configurare un profilo effettivamente caratterizzante, sotto l’aspetto

scientifico e accademico, il settore M-PSI/08.

L’attesa è che dalla ricchezza multidisciplinare esistente nel settore psicologico clinico,

scaturisca una più forte e autonoma caratterizzazione, responsabilmente comunicata nel

presente e trasmissibile a chi ci seguirà. A questo scopo sono state indette riunioni per

discutere la costituzione dell’associazione ‘’Collegio dei professori di ruolo e fuori ruolo e

dei ricercatori di Psicologia Clinica delle Università italiane.

Come primo atto alla chiarificazione dei principali elementi ‘nebulosi’ è stato proposto lo

studio ed il ‘’riesame’’ dei seguenti criteri di pertinenza:

- Definizione: la Psicologia Clinica si configura come una pluralità di conoscenze

autonome ma complementari i cui obiettivi sono la conoscenza, la spiegazione,

l’interpretazione e la riorganizzazione dei processi mentali disfunzionali o patologici,

individuali ed interpersonali, unitamente ai loro correlati comportamentali e

psicobiologici.

La Psicologia Clinica è identificabile con le pratiche psicologiche volte alla consulenza,

diagnosi, terapia e trattamento della organizzazione psicologica individuale e di gruppo,

nei suoi aspetti problematici, di sofferenza e di disadattamento e dei suoi riflessi

interpersonali, sociali e psicosomatici. La Psicologia Clinica finalizzata agli interventi atti

a promuovere le condizioni di benessere psicologico e i relativi comportamenti, anche

preventivi, nelle diverse situazioni cliniche e sociali.

- Ambiti di pertinenza:

Psicologia clinica

 Metodi e tecniche per la ricerca in psicologia clinica

 Psicopatologia

 Neuropsicologia clinica

 Psicofisiologia clinica e psicosomatica

 Psicologia delle dipendenze

 Psicologia clinica forense

 Psicosessuologia

 Psicologia della salute

 Psicologia della riabilitazione

 Psicoterapia

 Psicologia clinica occupazionale

- Obiettivi: specifica area finalizzata ricerca e all’intervento per la:

Valutazione

 Cura

 Trattamento

 di stati mentali e di sistemi disfunzionali e patologici, nonché al miglioramento ottimale

delle condizioni biologiche e comportamentali dipendenti da variabili psicologiche

soggettive,situazionali e sistemiche.

La psicologia clinica configura i suoi ‘’oggetti’’ di studio e di intervento nei processi che

possono limitare o disturbare anche gravemente le capacità di adattamento intrapsichico,

interpersonale o di gruppo, generando situazioni di disagio, sofferenza e devianza.

- Criteri scientifici: mediante i propri delle scienze della natura sia delle scienze della

cultura, impiegando in modo pertinente sia metodi sperimentali ed empirici, sia

semiologici e storico ermeneutici.

- Modelli: pluralità dei modelli che sono guidati da differenti presupposti epistemologici e

teorico – metodologici.

- Metodi: sono codificate da protocolli operativi. I differenti procedimenti diagnostici,

valutativi e di terapia si qualificano come ‘’psicologici’’ in virtù dei mezzi impiegati e

degli effetti perseguiti.

Psicoterapia: costituisce l’ambito applicativo che più caratterizza la psicologia clinica

come punto di massima convergenza tra domanda, conoscenze psicologiche disponibili,

fenomeni indagati e metodi utilizzati.

- Autonomia e settori disciplinari limitrofi: è caratterizzata da contiguità e rapporti

interdisciplinari con altri settori scientifici e professionali. La psicologia clinica mantiene

una sua autonoma caratterizzazione teorica, di ricerca e di metodo, per cui le sue

competenze e pratiche operative non sono di pertinenza di altri settori limitrofi,salvo

sovrapposizioni.

I buchi neri: varie componenti medico – psichiatriche e psicologiche che, ancora a visioni

ideologiche con posizioni drastiche e antitetiche, si sono dapprima confinate e poi allontanate

definitivamente, migrando in altre ‘’galassie’’.

Finestra 2: psicoanalisi e psicologia clinica: dobbiamo a Freud la prima fondazione di una

psicologia clinica. Nel 1923 Freud disse: la psicoanalisi è:

1) Un procedimento per l’indagine di processi psichici cui altrimenti sarebbe impossibile

accedere

2) Un metodo terapeutico basato su tale indagine per il trattamento dei disturbi nevrotici

3) Una serie di conoscenze psicologiche acquisite per questa via

Può essere definita come una psicologia clinica speciale o specializzata.. come psicologia

clinica generale tra le scoperte metodologiche primarie della psicoanalisi che sono state

assunte dalla psicologia clinica in toto sottolineando le seguenti:

- Fallacia dei metodi introspettivi

- Basilarità dei due processi

- Caduta col mito della coscienza, del concetto di volontà e la sua sostituzione con

quello di motivazione

- Continuità tra il normale e patologico, processi cognitivi ed emotivi con centralità delle

emozioni nel processo di conoscenza

- Conseguente necessità di un addestramento cognitivo ed emotivo dell’operatore

(Imbasciati 1993).

Capitolo 9. Le alleanze,le competenze rilazionali e comunicazionali,il linguaggio verbale e non

verbale, il conversazionalismo.

L’alleanza d’aiuto.

L’ ipotesi relativa all’efficacia terapeutica viene rivestita dall’alleanza d’aiuto tra interlocutore

e operatore dell’aiuto. Tra le figure più importanti del panorama psicologico – clinico che

hanno posto l’accento sull’alleanza come aspetto centrale nelle relazioni d’aiuto, spiccano:

- Alfred Adler: partecipazione emotiva – affettiva come fondante il rapporto

psicoterapeutico.

- Carl Rogers: focalizzazione sulla comprensione empatica come agente terapeutico. È la

qualità dell’incontro interpersonale l’elemento più significativo nel determinare

l’efficacia e la riuscita dell’intervento, ogni volta che mi sono chiesto come mai

terapeuti diversi per personalità orientamenti e metodi di lavoro, potessero riuscire tutti

allo stesso modo.. sono giunto alla conclusione che ciò dipendeva dal fatto che tutti

pongono nella relazione di aiuto certi atteggiamenti particolari.

Inoltre sull’alleanza d’aiuto significativo è il contributo di Lester Luborsky che la definisce:

helping alliance: ‘’quell’insieme di fenomeni che riflettono quanto utile il cliente – pz ritiene

per raggiungimento degli obiettivi stabiliti, la relazione con il clinico. Egli identifica due tipi di

alleanza:

- Tipo I: in cui il soggetto riceve l’aiuto in modo passivo e il clinico si fa promotore di una

relazione affettuosa, incoraggiante e accurata

- Tipo II: basata sulla consapevolezza che entrambi sono impegnati in un lavoro comune,

condividono la responsabilità del raggiungimento degli obiettivi del trattamento, sono

uniti dal sentimento dell’essere insieme.

Quanto più l’operatore clinico è percepito come una persona empatica,

sensibile,professionalmente capace, tanto più riuscirà ottenere la collaborazione

necessaria per fornire l’aiuto richiesto.

Luborsky sottolinea l’importanza rivestita dall’uso del ‘’noi’’, termine che ‘’facilita nel pz

la consapevolezza del suo ruolo attivo nel processo di cambiamento e al tempo stesso

gli rimanda l’idea di avere un alleato in questo compito.

Elenca come fattori curativi centrali:

- Comprensione del sé: acquisibile attraverso le tecniche espressive

- Alleanza d’aiuto: instaurabile grazie all’uso di tecniche di sostegno.

- Capacità di interiorizzazione: indispensabile per conservare risultati del trattamento

dopo la sua conclusione.

Le competenze relazionali e comunicazionali.

Tutti coloro che svolgono relazioni di aiuto e/o funzioni devono possedere specifiche:

Competenze: preparazione necessaria per compiere determinati atti, per esercitare

 una specifica attività.

Capacità: origina dal latino capacitas – capax: atto – adatto a contenere la funzione

 connessa al contenimento. Vanno tenute distinte dal termine abilità ,che riguarda la

manipolazione e si riferisce a una funzione tecnica.

Il concetto di capacità va inoltre concepito in stretta correlazione con quello di sviluppo,

relativo cioè innata disposizione relazionale presente nell’essere umano( i più recenti dati

desunti sia dalla baby observation che infant research testimoniano che fin dalla nascita è

presente la tendenza verso la comunicazione e relazione con le figure significative.

Le relazioni d’aiuto secondo Schafer.

Preme ricordare il contributo offerto da Roy Schafer nel suo volume L’atteggiamento

analitico(1984),dove vengono evidenziate le principali componenti dell’aiuto in ambito

relazionale analitico. Termini come:

- Rispetto

- Simpatia

- Empatia(Kohut)

- Tatto

- Work ego(Fliess)

- Rapporto di lavoro

- Working relationschip (Winnicott)

- Apprezzamento(Schafer)

Sembrano costruire il fondamento di ogni relazione d’aiuto su impostazione analitica. Ciò che

indispensabile è la ricerca continua di un equilibrio ‘’fra il rimanere uguali e cambiare in modo

adeguato’’.

Merita qualche accenno l’alleanza costitutiva dell’impegno di collaborazione fra terapeuta

(analista) e paziente (analizzando), definibile con il termine accordo analitico (ritenuto

preferibile a quello storico-classico di contratto analitico, considerato il sapore commerciale

che quest’ultimo può evocare).

Nell’ambito della Psicologia Individuale Adleriana, sono tre le regole considerate importanti

per raggiungere un equilibrato accordo analitico:

- Non effettuare pressioni sull’individuo in favore della scelta di analisi

- Non scoraggiarlo accentuando le prospettive di rischio e di insuccesso

- Chiedere al soggetto un impegno e garantirgli l’impegno del terapeuta

Le capacità relazionali.

Seguenti capacità:

- Saper entrare in contatto

- Comprendere le richieste, i bisogni e vari punti di vista

- Gestire la complessità interpersonale nell’incontro con l’altro

- Offrire accoglimento e disponibilità a ricevere e contenere

Si ricorda quanto espresso da Giorgio Blandino nel suo volume Le capacità relazionali: ‘’ la

capacità relazionale è dunque in primo luogo proprio il non voler curare, ma piuttosto

prendersi cura,il non voler cambiare o far cambiare a tutti i costi, ma piuttosto il saper

affiancare l’interlocutore nel lavoro interiore di riflessione; riuscire a pensare e aiutare a

pensare,la capacità di sentire,essere in contatto; saper aspettare,tenere viva la curiosità,dare

spazio all’interlocutore per poter entrare in contatto con la sua sofferenza e saper dare

speranza e spinta verso le risorse, con quell’atteggiamento di aiuto che consente la ricerca

della forza vitale anche dove sembra spenta e oscurata.

La comunicazione.

Si configura come ‘’ un gioco sociale primario e intrinseco alla natura dell’uomo; il suo

sviluppo costituisce il risultato e la condizione dell’acquisizione di abilità percettive, cognitive

e sociali, essenziali alla sopravvivenza, in un processo evolutivo che si è realizzato nella

stretta interdipendenza di queste sfere dell’attività umana.( Anolli,Ciceri 1992).

Comunicare(Zani e Selleri 1995)= trasferire dei significati da persona a un’altra o più persone;

essa è uno scambio di info, dove è necessario che i messaggi in partenza dall’emittente, siano

percepiti e interpretati dal ricevente e che le funzioni di emittente-ricevente possono essere

scambiate a vicenda. È un sistema che coinvolge più soggetti sociali in una serie di eventi.

Interessante definizione: intende la comunicazione come un trasferimento di impulsi da una

fonte a un'altra: a prescindere dalla forma in cui viene effettuato.

Nell’ambito dei messaggi comunicativi si possono distinguere due livelli:

- Denotativo: esplicito,letterale

- Metacomunicativo: l’insieme di informazioni veicolate in modo indiretto cioè come

‘’metamessaggio’’.

In ogni comunicazione vanno considerati gli aspetti contenutistici,codificazione e relazionali.

L’aspetto relazionale rappresenta la metacomunicazione, cioè la comunicazione sulla

comunicazione.

Processo di codificazione dell’informazione: varie operazioni connesse tra di loro a livello:

- Cognitivo

- Emotivo

- Affettivo

La decodeficazione del messaggio comporta la percezione, riconoscimento del suo significato,

oltre all’interpretazione dell’espressione per cui entrano in gioco vari fattori tra cui vanno

segnalati l’attenzione,le aspettative personali e il contesto.

Si intendono come importanti funzioni della comunicazione:

- Referenziale: scambio di informazioni tra interlocutori su un oggetto o referente.

- Espressiva o interpersonale: consente di esprimere il proprio modo di sentirsi e che può

essere spontanea, autentica, o accuratamente costruita per conseguire un fine voluto

- Sociale: ricerca il contatto con gli altri.

- Relativa al controllo : attraverso modalità espressive dirette o indirette – minacce,

comandi, gesti, sguardi, si cerca la regolazione del comportamento altrui.

- Regolativa: concerne le regole che sottostanno a ogni comunicazione

Linguaggio verbale e non verbale.

Entrambi vengono tradotti attraverso segnali vocali(espressi tramite la voce) e non vocali(i

movimento della mano e bocca, mimica facciale, sguardi). Nell’ambito del linguaggio non

verbale si sottolineano i seguenti segnali:

- Prosodici: accentuazione e intonazione vocale

- Sostegno alla conversazione: quelli vocali, cioè quei rumori che hanno funzione di

sostegno e mantenimento della conversazione; quelli non vocali: gesti che fanno da

sostegno alla conversazione(sguardi, cenni del capo).

- Tratti paralinguistici: tono, volume, durata dell’emissione vocale o toni di espressione

attraverso gesti non vocali.

- Tratti indicali: forniscono info sulle caratteristiche personali(appartenenza a un gruppo

sociale: accento, dialetto, acconciatura, abbigliamento,accessori).

- Tratti interpersonali: volume della voce, sbadigliare, allontanarsi col corpo,diminuire le

interazioni occhio a occhio.

- Tratti dello stato emozionale: tono e velocità nel parlare, l’espressione del viso, postura,

sguardi.

- Tratti di personalità: timbro della voce,stile dei gesti.

Neologismo coniato da Adler intorno al 1912 sul ‘’linguaggio o gergo degli organi’’, inteso

come ‘’l’insieme delle modalità con cui le funzioni del corpo esprimono le finalità della psiche

e tendono verso la loro realizzazione’’.

A titolo esemplificativo si rammentano manifestazioni ricorrenti e diffuse quali:

- Dolori cervicali: la difficoltà nel ‘’tenere la testa sul collo’’

- Sintomatologia gastro- enterica: mandare giù, digerire la suocera, capoufficio; il colon

irritabile come espressione di rabbia e irritazione somatizzate ecc.

- sintomatologia cardio – circolatoria: cuore: simbolo dell’affettività, ferita.

- Ipertensione: accumulo eccessivo di aggressività non scaricabile

- Cefalgie: somatizzazione, in correlazione con la patologia ansiosa e depressiva.

- Disturbi dermatologici: manifestazioni a eziopatogenesi psicosomatica o disturbi

psicopatologico clinici primari con espressioni cutanee piuttosto che malattie

dermatologiche con sintomi psicopatologici clinico secondari.

Conversazionalismo.

Giampaolo Lai:

- Suo libro 1985 LA CONVERSAZIONE FELICE: ‘’ sono interessato a un buon andamento,

felice della conversazione, mi piace registrare le conversazioni, le mie conversazioni.

Alcune registrate, solitamente quelle che mi sono apparse nel loro snodarsi poco felici o

infelici, cerco di scoprire se e dove e in che modo una sequenza infelice è stata

propiziata da un mio contributo infelice. Poi il ricordo delle conversazioni studiate o

passate, mi aiuta a evitare i contributi che mi sono sembrati propiziatori di

conversazioni infelici, per privilegiare i contributi che mi sono sembrati, propiziatori di

conversazioni felici’’.

- Fonda e dirige a Milano l’Accademia delle Tecniche Conversazionali che riunisce studiosi

e ricercatori a cui lavori compaiono sulla rivista ‘’TECNICHE’’: organo ufficiale

dell’accademia. Ogni due anni l’accademia organizza il proprio convegno portano i

risultati di una ricerca in continua evoluzione: ‘’caos’’ fu il primo, seguito da ‘’l’anima e

le parole’’ , ‘’le parole ferite’’, ‘’le parole sospese’’ e ‘’le predizioni del testo’’.

Antonio Minervino:

- Giornata seminarile sul tema ‘’la relazione medico paziente’’ organizzata dalla Cattedra

di Psicologia Medica dell’Università di Torino.

Conversazionalismo: ci si appassiona al tentativo di condividere con i propri

interlocutori conversazioni che siano le più felici possibili.

Ci si concentra sulla felicità come qualità della conversazione legata alla possibilità di

sciogliere un problema della conversazione per cui prima questa qualità era assente o più

passa poi risulta essere presente o più alta(ci si può accontentare di un decremento

dell’infelicità).

Pierrette Lavanchy: ‘’ cercando di approfondire il concetto ‘’felice’’: una mossa, formulazione,

espressione, di una persona. Può essere linguistica e psicologica. Occupandoci di

conversazione ci troviamo sul crinale tra due mondi.

Parole – cose; linguistica – extralinguistico.

Definizione di conversazionalismo dizionario ‘’tecniche’’: concezione pratica di tutte le

transizioni verbali nelle quali i partecipanti portano la questione: come se ne esce? E si

muovono secondo il criterio della felicità. La questione come se ne esce? È una regola

costitutiva; il criterio della felicità è una regola normativa delle conversazioni. Oggetto della

ricerca e pratica del conversazionalismo sono le conversazioni.

Il metodo e la tecnica convergono verso lo scopo di risolvere la questione ‘’come se ne

esce’’ ? seguendo il criterio della felicità.

Capitolo 11. Risorse ed orientamenti per l’assessment clinico.

In psicologia clinica è importante l’attività diagnostica.

Diagnosi:

- Origine greca

- Utilizzata nella medicina antica ha significato quello di: riconscimento, comprensione,

valutazione, discernimento.

Processo diagnostico:

- Che il paziente percorre

- Scopo: rilevare e circoscrivere l’ampiezza e l’entità dei disturbi; attribuire loro un

significato(diagnosi); individuare le possibili strategie di cui avvalersi la causa della

sofferenza.

- Identifica la malattia per il quale il paziente soffre(King 1982).

Menninger: fare diagnosi:comprendere la persona che si trova in uno stato di disagio –

malessere – scompenso psicopatologico al fine di decidere quali interventi possono essere

utilizzati.

Diagnosticare = conoscere e identificare le principali caratteristiche di ogni individuo,

decidere sul ‘’cosa fare’’ con un paziente partendo dalla rilevazione dei suoi bisogni.

Psicodiagnostica: disciplina che, nel settore applicativo della salute mentale mira a tracciare

un quadro complessivo della personalità dei soggetti esaminati, per individuarne i vari aspetti

normali e patologici. Essa si avvale di particolari test, interviste e colloqui clinici fondati sulla

comunicazione verbale e sul rapporto interpersonale.

Colloqui clinico: principali aree d’indagine:

- Ambito famigliare: nucleo famigliare, atteggiamento dei genitori,livello di scolarità,

professione dei genitori,eventi stressanti rilevanti,ecc.

- Ambito fisico: problemi di salute del paziente.

- Ambito psicologico: primi anni di vita, rendimento scolastici, adolescenza. È tramite il

colloqui che si comprendono le principali caratteristiche dell’io del paziente, la qualità

della sue relazioni interpersonali e le componenti consentono di acquisire un valore

prognostico (capacità di mentalizzare, tolleranza alla frustrazione).

Risultati dei test: sono importanti, però è necessario osservare l’evoluzione del paziente

all’interno di un setting preciso, per cui diventa indispensabile completare il quadro clinico con

le info necessarie all’approfondimento dei vari livelli di conoscenza.

Processo diagnostico:

- Inizio: primo contatto con il paziente; formulazione di ipotesi psicologico – cliniche.

Individuazione modalità pragmatiche possibili.

- Fine: scelta intervento più idoneo per il paziente. Fare diagnosi: impegnarsi in

un’impresa valutativa.

- Fare diagnosi: impegnarsi in una ‘’impresa valutativa’’.

- Tentare una diagnosi: risoluzione di un arduo problema conoscitivo.

- Risolvere un problema diagnostico: rimanda alla chiarificazione delle ‘’cose oscure’’.

La differenza tra :

- diagnosi sostanziale: fa riferimento ad una sostanza e a un suo modo di

essere(caratteristiche della persona).

-diagnosi funzionale: osservazione legata ad una funzione(disagio inferisce su funzioni

mentali,es. attenzione).

-diagnosi tipologica: produzione della mente, dell’aspettative, dell’immaginazione di chi fa la

diagnosi.

La psicometria.

Attualmente: branca della psicologia che tenta di tradurre gli aspetti dell’attività psichica e/o

della personalità normale o patologica, che altrimenti resterebbero oggetto di una valutazione

soggettiva e descrittiva.

Vista epistemologico: rappresentare l’applicazione del modello medico – naturalistico alla

psicologia, nel tentativo di formulare ‘’oggettivamente’’ quello che altrimenti resterebbe a

livello di intuizione ‘’soggettiva’’.

Nell’ambito del raggruppamento di psicologia(M-PSI):viene a costituire uno specifico settore

MPSI/03 definibile attraverso la seguente declaratoria: il settore psicometria comprende le

competenze scientifico – disciplinari specificamente riferite alla misura in psicologia alla teoria

dei test psicologici e alle applicazioni della matematica e statistica alla psicologia.

I metodi psicometrici: si avvalgono di:

- Test : reattivi di tipo psicologico; ottenimento delle misurazioni obiettive e

standardizzabili delle più reazioni e diverse psichiche individuali.

- Scale di valutazione

- Questionari: creati allo scopo di ‘’misurare’’ le principali funzioni psichiche dell’uomo.

- Numero: acquista significato diverso rispetto a quello rivestito nelle scienze esatte;

rappresenta un indicatore o di posizione o di riferimento.

Negli ultimi tempi il termine Anglosassone Assesment:

- Importante nell’ambito degli strumenti psicometrici e psicodiagnostici

- Deriva dal latino assidere (sedere accanto)

- Personality assessment: indica un processo informale di acquisizione di conoscenza,

comprensione e di descrizione delle persone

- Si riferisce anche a un tipo particolare di attività scientifica e professionale

caratterizzata dall’utilizzo delle metodiche di analisi e misurazione della personalità.

(Holt 1977).

ASSESMENT:

- Si intende tutta la valutazione iniziale che lo psicologo clinico svolge in relazione alla

possibile presa in carico di un paziente, per sostegno psicologico o psicoterapia.

- Ha come finalità ‘’principe’’ quella di raccogliere tutti i dati necessari per l’elaborazione

del caso e tali da consentire di:

1) Ricostruire i meccanismi e i processi che sottendono i problemi(o disturbi lamentati)

2) Individuare e concordare con il paziente sia gli obiettivi immediati sia quelli di

medio/lungo periodo relativi all’eventuale trattamento

3) Identificare le modalità di intervento più appropriate, per far fronte ai problemi del

soggetto in maniera efficace e duratura

4) Decidere circa le possibilità e le opportunità di una presa in carico

- Quello iniziale si basa:

Misurazione: ci si propone di ottenere un insieme di info tale da consentire, da un lato

 di formulare le prospettive ipotetiche e dall’altro di confrontare i progressi ottenuti nel

corso della terapia

Ipotesi:

 --- eventuali relazioni tra i disturbi e le varie situazioni potenzialmente in grado di

scatenarli

---l’eziopatogenesi dei disturbi,ossia la ricostruzione dei meccanismi e dei processi che

sottendono i problemi

---le possibili strategie di approccio terapeutico

---le tecniche di trattamento

Un test mentale sembra dover possedere le seguenti caratteristiche:

- Validità: la capacità di misurare esattamente ciò che si propone

- Attendibilità: è data dall’accuratezza della misurazione, costanza dei rilevamenti che

devono fornire risultati identici, nelle ripetute somministrazioni allo stesso individuo e

nelle stesse condizioni

- Sensibilità: è rilevabile verificando la capacità del test di discriminare tra individuo ed

individuo e fra i diversi livelli evolutivi e di apprendimento dello stesso soggetto

- Praticità ed economia: la prima: comodità di impiego; seconda: il costo limitato,tempo

di applicazione e rapidità dello spoglio dei risultati.

Nell’ambito dei test, la distinzione fondamentale è fra:

- Test di rendimento: o prestazione che comprendono:

Test di intelligenza

 Test neuropsicologici

- Test di personalità: che comprendono:

Test proiettivi

 Questionari di personalità

 Scale cliniche ed interviste psichiatriche

Test di rendimento.

Consistono in una serie di prove scelte, con difficoltà crescenti, standardizzate su un

campione sufficientemente rappresentativo, allo scopo di valutare determinate funzioni

psichiche o determinate attitudini.

Misurano le principali abilità che possono subire eventuali alterazioni:

- Memoria

- Linguaggio

- Ragionamento astratto

- Organizzazione percettiva

- Livello culturale

Le alterazioni del funzionamento cerebrale: possono avvenire a vari livelli e compromettere:

- Funzioni sensoriali: vista,udito, ecc

- Orientamento spaziale temporale, motorie.

- Possono provocare difficoltà di tipo prassico e manipolatorio

- Linguistiche( orali, scritte).

- Mnestiche: coinvolgono la MBT e MLT, verbale, spaziale possono compromettere le

funzioni superiori, ragionamento logico, capacità di problem – solving (soluzione dei

problemi), astrazione, comprensione, attenzione .

Orientamento: test vengono somministrati oralmente e consistono nel porre domande

specifiche sulla data del giorno relativo all’esame, e comprendono il giorno della settimana,

mese, l’anno e l’ora. Spaziale: il paziente deve rispondere a domande sul luogo dove si trova,

spiegandone la natura ed il perché.

Attenzione: per controllare questa funzione possono essere utilizzati ad esempio:

- MIDA:test applicabile anche su PC,permette di misurare i tempi di reazione ad alcuni

stimoli visivi che si presentono e si susseguono sullo schermo, verificandone la

noramlità.

- Test delle matrici attenzionali: caratterizzato dallo scopo di ricercare,all’interno di una

matrice contenente una grande quantità di numeri.

Memoria: si utilizzano test relativi ai seguenti livelli:

- Quello verbale:

Test di ripitizione di parole sillabiche (span: capacità, verbale) misura la capacità della

 MBT.

Span di Corsi: misura la capacità della MBT spaziale, in cui il soggetto deve toccare,

 dopo l’esaminatore,primo due e poi i vari cubi del test di Corsi(tavola di legno su cui

sono incollati nove cubetti in ordine sparso).

Supraspan di Corsi: il soggetto deve ripetere una lunga sequenza,data

 dall’esaminatore, fino a quando non la ricorda tutta, avendo a disposizione 18 tentativi,

ad ognuno dei quali viene dato un punteggio.

Linguaggio:

- Test di fluenza verbale per categorie: il soggetto deve elencare una serie di elementi

che rientrano in determinate tipologie.

- Test di fluenza verbale per associazione libera di parole: soggetto deve elencare termini

possibili in connessione con quello ritenuto ‘’chiave’’.

Aprassia: test esemplificativo citabile in tale contesto, è utilizzato per misurare l’aprassia

ideomotoria, in cui il paziente deve ripetere, con le mani, i movimenti dell’esaminatore.

Un altro test è costituito dalle modalità di misurazione dell’aprassia bucco – facciale: soggetto

è sollecitato al ripetere le azioni dell’esaminatore, riguardanti la sfera facciale,attraverso

l’esecuzione di peculiari movimenti (aprire la bocca, effettuare un insieme di ‘’smorfie’’)

funzionali al reperimento di eventuali anomalie.

Altre prove: ragionamento logico e problem- solving, esistono prove eseguibili su PC, in cui il

soggetto deve operare mentalmente più ragionamenti rivolti alla rivoluzione di un problema.

Torre di Handi: strumento in grado di evidenziare l’efficienza di quei processi mentali che

sottendono il ragionamento.

Test neuropsicologici: hanno la peculiarità di poter essere utilizzati in ambito clinico,

professionale, in relazione all’orientamento e alla selezione. Un contesto rilevante è costituito

dall’area della PSICOLOGIA DEL LAVORO: vengono utilizzati seguenti test:

- Idoneità

- Revisionale

- Relazione al successo di un’eventuale attività futura

- Giese -test system: atto a valutare le attitudini professionali

- Pauli test: specializzato sulla misurazione:

Concentrazione

 Costanza

 Qualità

 di svolgimento delle varie attività lavorative.

Un’applicazione rilevante avviene nell’ambito delle DEMENZE:

- Patologie caratterizzate da un progressivo e globale deterioramento delle funzioni

cognitive, sottese a varie lesioni a livello neuroanatomico.

Attraverso varie indagini neuropsicologiche si riesce a stabilire effettivo deterioramento

mentale presente nel soggetto esaminato.

Matrici progressive di Raven: elaborate per lo studio del ragionamento, soluzione dei

problemi, valutazione di abilità mentali in persone di varie età e livello culturale.

Test di Goldstein: strumento validato nel caso di lesioni cerebrali.

I test di personalità.

Hanno lo scopo di indagare la personalità o nella sua globalità o in qualche sua dimensione

specifica.

- Test proiettivi: rappresentano un metodo di indagine della personalità, non rigidamente

strutturato, dove il soggetto risponde il più liberamente possibile alla presentazione di

uno stimolo ambiguo; le risposte consentono di scorgere alcuni dei principali aspetti

inconsci della personalità. Gli stimoli più utilizzati consistono in macchie di inchiostro

(test di Rorschach),frasi da completare, raffigurazioni non ben definite(TAT per adulti;

CAT per i bimbi).

Termine ‘’proiettivo’’: meccanismo difensivo della proiezione, fenomeno psichico- dinamico

che indirizza gli individui ad esprimere le proprie pulsioni su oggetti o persone esterne. Questo

termine si riferisce ai metodi di indagine della personalità che , ponendo i soggetti di fronte ad

ambigue situazioni, favoriscono l’espressione di elementi riconducibili alla strutturazione della

personalità.

Questi test stimolano la produzione immaginativa, quella che consente di liberare la creatività

personale e di rilevare le tendenze inconsce individuali. Le caratteristiche principali di questi

test sono:

- Ambiguità: dello stimolo fornito

- Molteplicità: delle risposte possibili, non sottoponibili al giudizio vero/falso-

giusto/sbagliato

- All’interpretazione: della prova sembra particolarmente ‘’inquinabile’’ dagli aspetti

caratterizzanti il rapporto interpersonale tra esaminatore ed esaminato( le dinamiche

relazionali che si instaurano tra le due figure possono influenzare l’esito delle prova).

Test di Rorsarchach: metodo proiettivo più noto. E’ composto da dieci tavole dove sono

raffigurate delle macchie tendenzialmente simmetriche, a volte in bianco e nero, a volte

colorate. Le tavole vengono presentate singolarmente dall’esaminatore ed il soggetto

indirizzato alla valutazione viene inviato a riferire che cosa la macchia potrebbe

rappresentare. Al termine della presentazione, l’esaminatore effettua la cosiddetta

‘’inchiesta’’, volta ad ottenere ulteriori chiarimenti sulle motivazioni legate al tipo di scelta e

di risposta.

Molti hanno rilevato le molteplici limitazioni metodologiche che un uso esclusivo del test può

comportare ai fini dell’approccio clinico e della ricerca scientifica ( Weiner , Wood et altri).

Lo strumento che più di altri si è rilevato utile nella funzione di ampiamento delle indicazioni

psicodiagnostiche è rappresentato da:

Tci (temperament and character inventory): questionario di personalità con caratteristiche

innovative.

Tat: formato da trenta tavole raffiguranti persone poste in situazioni ambigue e mal definite.

Ideato da Murray nel 1943. Viene sollecitato il racconto di una storia, suggerita dalla scena

rappresentata dalla tavola ‘’somministrata’’, includente il passato, il presente ed il futuro della

vicenda; costituisce uno strumento essenzialmente tematico, sente ed il futuro della vicenda.

Costituisce uno strumento importante tematico, in cui il ricercatore si interessa al contenuto

dei pensieri espressi nelle fantasticherie verbalizzate. Ciò permette all’esaminatore di

raccogliere, contemporaneamente, emozioni,atteggiamenti e processi cognitivi, da favorire la

costruzione di una ipotetica ‘’analisi strutturale/globale’’ della personalità.

Questionari di personalità:

- hanno lo scopo di indagare aspetti del temperamento, stili di pensiero, caratteristiche

personali, modalità di adattamento e manifestazioni psicopatologiche.

- Sono costituiti da un insieme di ‘’item’’ che attraverso la descrizione dei sintomi o tipi

di comportamento più o meno patologici, possono favorire una valutazione sullo stile di

personalità dei vari soggetti.

Tra i questionari di personalità più importanti e maggiormente utilizzati ricordiamo:

- MMPI Inventario Multifasico della Personalità Minnesota: che nella versione originaria

ideata da Hathaway e McKinley,era composto da 500 item riguardanti atteggiamenti,

emozioni, alterazioni psicosomatiche, disturbi motori, sentimenti e comportamenti

indicativi di problemi psicopatologici.

- TCI Temperament and Character Inventory: ideato da Cloninger et al. nel 1993: si

presenta come un questionario autosomministrabile, costituito da 240 domande,

suddivise nei vari settori d’indagine presenti nel contesto delle dimensioni strutturali

della personalità.

- Scale cliniche e le interviste psichiatriche: costituiscono peculiari modalità valutative,

finalizzate al reperimento di specifici disturbi,quali: ansia, la depressione, stress, rabbia,

aggressività, disordini alimentari, ipocondria, paranoia ecc. sembrano avere il

vantaggio di essere più brevi e economici nel contesto allo spoglio dei risultati e più

efficaci nelle indagini su superfici disturbi.

- Scid (intervista clinica strutturata per il DSM): si costituisce come intervista

semistrutturata; volta all’ottenimento di ‘’rapidi screening’’ ad ampio spettro, secondo

criteri diagnostici del DSM IV.

Ambito psicologico- clinico: risulta utile per confermare o documentare una diagnosi,

laddove risulta necessario un ‘’riferimento comune’’.

Assessment psicofisiologico.

Si intende quel segmento dell’esame psicodiagnostico devoluto alla valutazione delle

specifiche modalità del sistema di risposte psicofisiologiche della persona in esame. I più

comuni indici psicofisiologici da valutare sembrano essere:

- L’attività mioelettrica

- Frequenza cardiaca

- Frequenza respiratoria

- Temperatura periferica cutanea

- Pressione sistolica e diastolica

- Conduttanza cutanea

Inoltre è importante per valutare quindi tecniche di rilassamento utilizzate, il profilo

psicofisiologico costruito attraverso alcune stimolazioni:

- Stress mentale: eseguire complesso compito mentale in tempi ridotti

- Il cold pressure test: immergere la mano in una bacinella di acqua fredda per almeno

novanta secondi

- Specifiche prove di attenzione e concentrazione

- Il reato delle frasi da completare di Sack: rivolto all’orientamento di info clinicamente

significative su: famiglia,sesso.

- Stimoli immaginativi: visualizzazione di scene di particolare significato emotivo.

- Stimoli filmici: osservazione di filmati di rilevante valenza emotiva.

Capitolo 13. Concetti basilari su psicologia dei farmaci, dolore, ipnosi e sogno.

Personalità: dal latino, persona, maschera, etimologicamente la personalità costituirebbe

un’amplificazione delle qualità specifiche individuali del personaggio rappresentato

dall’attore.

Secondo Millan:essa è il risultato delle modalità comportamentali che si sviluppano, in

risposta alle sfide dell’esistenza, durante i primi sei anni di vita. Le risposte ambientali e

sociali sono in grado di strutturare le varie modalità comportamentali in modo che diventino

sempre più specifiche e selettive:

- Sviluppo psicobiologico

- Contesto psicoaffettivo

- Apprendimento sociale

Contribuiscono a formare una serie di tratti impressi e difficilmente

modificabili(funzionamento psicologico e comportamentale). Tali tratti andranno a

costituire lo stile individuale : la personalità andrebbe vista come modello complesso di

caratteristiche psicologiche collegate, spesso inconsce e difficilmente modificabili, che si

manifestano automaticamente in quasi tutti gli aspetti del funzionamento individuale.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher annarella1989 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia clinica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Gabriele D'Annunzio - Unich o del prof Fulcheri Mario.

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