Psicologia applicata alle scienze motorie
La psicologia deriva dal greco psiche (anima) e logos (discorso) ed è una scienza del comportamento che ha inglobato lo studio del cervello e che ha come obbiettivo la comprensione del comportamento delle persone. La psicologia riguarda l’individuo, la psicologia sociale tratta le coppie e i piccoli gruppi e la sociologia si occupa di grandi gruppi e della collettività.
La psicologia dello sport studia gli aspetti psicologici, sociali, pedagogici, psicofisiologici dello sport. Per osservare e spiegare i comportamenti delle persone nelle attività quotidiane, e in particolare quelle motorie, necessita di un approccio multidisciplinare e per questo trae ispirazione e contenuto da molte discipline che vanno dalla biologia, alla fisica, alla medicina, alle scienze motorie, etc., ma per comprenderne le dinamiche e le vere problematiche applicate, si sono dovute coinvolgere tante altre discipline collaterali in ambiti di studio psicologico: antropologia, psicologia dinamica, psicologia sociale, psicologia culturale, psicologia dei gruppi, psicologia del lavoro, psicologia dell’età evolutiva, etc.
In particolare, ultimamente c’è tanta attenzione sulla preparazione mentale e sulla capacità di avere prestazioni migliori grazie all’uso della mente, migliorando determinate difficoltà come la gestione dell’ansia, dello stress, la motivazione, la concentrazione, ecc.
Lo sport dovrebbe rappresentare per tutti un'esperienza divertente, di crescita e consapevolezza del proprio corpo, dello stare bene con sé stessi e gli altri (compagni di squadra e allenatore), all’interno di un sistema culturale ed educativo, in equilibrio fra esigenze affettive (famiglie, partner, etc.) processi di crescita (scuola, educatori, ecc.), contesto sociale e culturale (società sportive, federazioni, enti di promozione sportiva, ecc.). In particolare, daremo attenzione all’importanza della psicologia nelle attività motorie adattate e preventive dove la relazione fra tecnico e allievo, paziente, ecc... si basa soprattutto sulle dinamiche di «aiuto agli altri», alla ricerca del benessere degli individui.
Positivismo
La prima tappa del percorso coincide con il periodo della prima metà del 1800 e che va addosso al mondo del positivismo, al quale si rifanno tre grandi filoni di pensiero: l’approccio biologico, quello della psicanalisi e quello del comportamentismo. Il positivismo è legato a un concetto di fondo, ovvero che si studia solo quello che si è in grado di misurare; ad esempio, se esistessero un metro di felicità, un chilo di gestione dei conflitti, allora si potrebbero studiare, ma siccome questi concetti non sono misurabili, allora vuol dire che non esistono. Esistevano quindi delle regole di fondo, ovvero:
- È scientifico e vero solo ciò che è misurabile
- Un problema va affrontato segmentandolo in parti più semplici
- Lo studio e la ricerca si fanno in laboratorio
- La scienza appartiene agli scienziati
Il grande pensatore del positivismo era Wilhelm Maximilian Wundt, il quale iniziò a studiare dal punto di vista sperimentale il fatto che ci sono anche altre questioni all’interno delle dinamiche dei comportamenti delle persone. Nel 1856 Wundt ottenne il titolo di dottore in medicina presso l'università di Heidelberg e approfondì gli studi di fisiologia lavorando a fianco di Johannes Peter Müller ed Hermann von Helmholtz, che all'epoca stavano conducendo le prime pioneristiche ricerche sperimentali sulla fisiologia degli organi di senso. Presso l'Università di Lipsia nel 1879 Wundt fondò il primo laboratorio di psicologia sperimentale. Questa data è spesso considerata come l’inizio della moderna psicologia. Il laboratorio divenne rapidamente un modello da imitare, oltre che un centro di ricerca dove accorrevano giovani studiosi da tutta Europa per imparare le basi della nuova psicologia sperimentale. Cominciò a dare un’impronta che andava al di fuori della comunità scientifica. Sostenne che per ogni popolo esiste una cultura attorno alla quale costruisce riti, festività e credenze che vengono tramandate attraverso artefatti non visibili. Dimostrò che esiste una forte relazione tra individuo e società.
Approccio bio-(socio)-culturale
Affronteremo queste tematiche con un approccio bio-(socio)-culturale, quindi sono tre grandi mondi che metteremo insieme, partendo dal principio che quello che noi facciamo avviene all’interno di un ambiente, quindi il nostro comportamento è condizionato dalla relazione tra persona e ambiente. Le esperienze delle persone, vissute nei contesti sociali e culturali, danno forma in modo reciproco, alle relazioni dinamiche (sempre in movimento) fra cervello e comportamento (Inghilleri).
Calli e Massimini negli anni ’80, per spiegare e fissare questo approccio bio-socio-culturale, scrivono un’equazione che racconta come funzionano i comportamenti fenotipici Cf, che sono funzione di tre grandi modi.
C = f (G, CI, n) + (AN, CE, n) + I (G, CI, CE)
La prima parentesi è quella che riguarda il singolo individuo, la seconda racchiude le interazioni con l’ambiente e la terza riguarda l’inerzia, ovvero la resistenza al cambiamento nel tempo, cioè al fatto che tutto il sistema evolutivo si trova di fronte a una problematica per la quale una volta raggiunto un certo equilibrio non si vuole più cambiare; quindi la dinamica fra la consapevolezza che bisogna cambiare e il fatto che tutti i fattori oppongono una resistenza, che però prima o poi cede.
In sintesi, questa equazione sta a significare che il comportamento è giustificabile da una somma di fattori. C'è un’interazione tra informazioni biologiche depositate nei geni, processi psicologici e contesto sociale. Questa equazione si fonda sul principio che esiste una relazione importante che afferma che la parte genetica e quella culturale dialogano fra loro e influenzano lo sviluppo e l’evoluzione l’una dell’altra, cioè ci sono delle questioni culturali che influenzano lo sviluppo genetico e viceversa.
È un processo di co-costruzione tra geni e cultura: la cultura influenza i processi psichici e il comportamento, in relazione con fattori biologici e ambientali. La nell’equazione è una variabile scientifica che rappresenta il grado di penetranza, è un fattore ponderale che cambia da individuo a individuo.
Istruzioni genetiche e cultura interna
La prima parentesi comprende i fattori legati all’individuo, che sono:
- G, istruzioni genetiche, di tipo biologico e depositate nel DNA
- CI, cultura interna o intrasomatica (ovvero le istruzioni culturali comportamentali intrasomatiche interiorizzate da elaborazione individuale ed incorporate nel sé)
- n, grado di penetranza
Un esempio di queste istruzioni può essere l’istinto del cane di mangiare l’erba quando sta male o di trovare rifugio quando piove, ecc. Si può parlare di istinto? Chi gli ha fornito queste istruzioni comportamentali?
Luigi Luca Cavalli-Sforza, uno dei più grandi biologi italiani, scrisse Evoluzione Culturale con un saggio di Telmo Pievani, dove sviluppa il concetto di evoluzione culturale. Uno dei punti di forza del lavoro di Luigi Luca Cavalli-Sforza è l'abbraccio multidisciplinare che ha innervato il suo approccio alla ricerca scientifica. Gli studi sull'evoluzione biologica di Homo sapiens e sulla genetica delle popolazioni, di cui è stato un pioniere, non avrebbero avuto la stessa dirompente carica innovativa se non fossero stati letteralmente nutriti dai fondamentali apporti dell'antropologia, della linguistica, dell'archeologia, della storia demografica. Questo sguardo trasversale trova compimento in una delle intuizioni più felici e raffinate di Cavalli-Sforza: il concetto di evoluzione culturale, una lettura dello sviluppo culturale degli ultimi 60.000 anni dell'uomo fatta con la lente della teoria dell'evoluzione darwiniana.
Richard Dawkins, antropologo e psicologo culturale, disse che esiste la memetica, che afferma che gli antefatti, ovvero le cose che vengono fatte, materiali o immateriali, dotate di senso oppure no, si diffondono da persona a persona all’interno di una cultura. Quindi se io vivo solo con i miei genitori, o in un certo ambiente, queste informazioni si depositano dentro di me. La psicologia evoluzionistica è la teoria dell'evoluzione analizzata dal punto di vista del gene anziché da quello dell'individuo. Costituisce il punto di partenza per la formulazione del concetto di meme come entità di informazione replicabile.
L’incontro fra gene e MEME, quindi tra evoluzione biologica e cultura, dice che l’essere umano nel suo corpo è contemporaneamente veicolo e replicatore di informazioni.
Epigenetica
L’epigenetica è un termine (originariamente coniato per descrivere come l’informazione genetica viene utilizzata durante lo sviluppo per produrre un organismo) oggi usato per descrivere tutte quelle modificazioni ereditabili che variano l’espressione genica pur non alterando la sequenza del DNA. Con termini più tecnici, dunque, si definiscono epigenetici quei cambiamenti che influenzano il fenotipo senza alterare il genotipo. Benchè questi cambiamenti vengano spesso tramandati alle diverse generazioni cellulari attraverso la mitosi e in molti casi attraverso la meiosi, non sono permanenti, ma possono essere cancellati o modificati in risposta a diversi stimoli, inclusi i fattori ambientali.
Su fenomeni epigenetici si basa la maggior parte dei processi di differenziamento cellulare. Proprio perché il differenziamento è prevalentemente epigenetico, una cellula differenziata può essere riprogrammata e diventare totipotente, permettendo così il clonaggio di un intero organismo a partire dal suo nucleo. Tra i fattori epigenetici maggiormente in studio in questi anni possiamo annoverare la metilazione del DNA, la struttura della cromatina, la modifica post-traduzionale degli istoni e l’utilizzo delle varianti istoniche, l’inattivazione del cromosoma X, i fenomeni di imprinting, il silenziamento genico. Relativamente a quest’ultimo, è importante ricordare come recentemente si è scoperto che l’interferenza a RNA (RNA interference) sia uno dei metodi fondamentali utilizzati sia dalle cellule animali sia vegetali per regolare il silenziamento genico durante lo sviluppo.
Neuroni specchio
I neuroni specchio sono una classe di neuroni motori che si attiva involontariamente quando un individuo esegue un'azione finalizzata, e quando lo stesso individuo osserva la medesima azione finalizzata compiuta da un altro soggetto qualunque. Uno dei riferimenti mondiali sullo studio dei neuroni specchio è Giacomo Rizzolati dell’università di Parma.
Tornando all’equazione
C = f (G, CI, n) + (AN, CE, n) + I (G, CI, CE)
Fattori legati al mondo esterno
La seconda parentesi dell’equazione riguarda i fattori legati al mondo esterno:
- AN, ambiente naturale: si dice che la stessa identica persona che ha determinate caratteristiche bioculturali, se si trova in due ambienti completamente diversi, come l’equatore e il Polo Nord, tenderà a comportarsi in modi diversi, perché i fattori quali il clima, la luce, gli spazi, la temperatura, la morfologia del territorio, le risorse che l’ambiente offre, condizionano il comportamento; questo è estremamente importante nelle attività. Le caratteristiche G e CI vanno in secondo piano rispetto all’ambiente in cui si opera, con grande condizionamento dei comportamenti. Se si prendono dieci topolini e si mettono in una piccola scatola, prima o poi si ammazzano, perché lo spazio è troppo piccolo e quindi c’è bisogno di vita ed energia, di tutto quello che serve per poter vivere bene, quindi i topi si ammazzano per raggiungere questo obiettivo.
- CE, cultura esterna o extra somatica depositata, materiale e immateriale. Tutte le regole, i codici, i comportamenti desiderati o indesiderati che una collettività propone agli appartenenti della collettività stessa. Questa variabile è fuori dal soma, fuori dal nostro corpo, fuori dalla prima parentesi e soprattutto è depositata, cioè regole incise, come le regole di Hammurabi o la Costituzione Italiana. A un certo punto della storia le regole non si sono più tramandate oralmente, ma si è evidenziata la necessità di depositarlo in qualche cosa di solido, di scritto. Questa questione è così importante e decisiva che ha condizionato per millenni i comportamenti degli individui. Quante milioni di persone si sono fatte uccidere o hanno ucciso per fare in modo che sopravvivesse la Bibbia, il Corano, il Vangelo o qualsiasi altro deposito di memoria? Quanti ragazzi si sono uccisi o hanno ucciso perché ci potesse essere una costituzione repubblicana? Quello che si scrive non è mai frutto di un’invenzione del qui e ora, ma è frutto di un’esperienza precedente che consiglia i padri di una religione o di una civiltà a dare dei consigli di comportamento sulla base di una memoria; quindi CE può anche essere chiamata come memoria extra somatica. Noi con le nostre caratteristiche biologiche, quando decidiamo di vivere in una comunità, accettiamo di vivere secondo queste regole, secondo questa cultura extra somatica.
Dal rito al teatro
Victor Turner è un antropologo e nel suo testo tratta della funzione che ha il teatro, tutte le ritualità e tutti i riti nella trasmissione di regole e cultura. Questa questione della ritualità, anche nelle civiltà più semplici, primitive e centrate sul contatto con la natura e l’ambiente, nel sistema di trasmissione delle regole è estremamente importante. In alcune collettività la trasmissione di regole avviene attraverso degli individui, dei narratori, cioè persone che girano di villaggio in villaggio per trasmettere le storie, i miti per trasmettere valori morali e regole di comportamento sociale. Nelle nostre campagne il termine Far Filò indicava l’abitudine di trovarsi nella stalla attorno al fuoco, dove i bambini ascoltavano le storie degli anziani, le nonne chiacchieravano facendo a maglia, gli uomini si raccontavano storie di lavoro, storie che venivano da lontano, di guerra, di sacrificio; tutto questo veniva fatto per aggregazione e per trasmettere delle regole morali di una collettività.
Fattori legati al tempo
La terza parentesi dell’equazione
C = f (G, CI, n) + (AN, CE, n) + I (G, CI, CE)
Riguarda i fattori legati al tempo: I, inerzia, ovvero resistenza al cambiamento nel tempo, quindi G, CE, CI tendono a non cambiare, a porre resistenza al cambiamento, da cui sono utili ed adattive solo in passato ma che rimangono per inerzia a disposizione del comportamento individuale. La gente quando gli si propone un cambiamento normalmente dice “no”, la tendenza è il rifiuto. La variabile è il tempo, perché se seguiamo le logiche darwiniane di adattamento, l’ambiente cambia, così come le società, quindi il problema è quando cambiare e in che modo. Ci sono due tipi di cambiamento e di resistenza al cambiamento: il cambiamento può essere lento, progressivo e inesorabile, come l’invecchiamento, oppure può essere traumatico e repentino. In entrambi i casi il problema è l’accettazione di questo cambiamento e comprenderne il perché. Ci sono persone che mettono molti anni a elaborare i traumi, come un lutto, un infortunio o un incidente e alcuni addirittura bloccano la loro vita per cercare di capire perché sia successo; a causa di questa cosa anche il comportamento e il benessere di un individuo prendono strade diverse. La terza parentesi nel lungo periodo è estremamente delicata, perché il cambiamento è inevitabile, non ci si può opporre per sempre e l’abilità che ognuno deve acquisire è riuscire a lavorare in un ambiente che cambia continuamente.
Atteggiamento e pregiudizio
Facendo una parentesi, l’atteggiamento in psicologia viene definito come una predisposizione al comportamento, ma non è per nulla correlato ad esso, nel senso che non è detto che se io ho un atteggiamento poi mi comporto in relazione ad esso. Il pregiudizio invece è strettamente correlato al comportamento, cioè che sulla base di un’esperienza che ho avuto o che mi è stata narrata da qualcuno che io stimo, nei confronti di qualcuno o di una situazione o un pregiudizio, ovvero un giudizio che viene prima del mio comportamento, che sarà in funzione di esso (salvo eccezioni).
La conseguenza di quello che deriva dalle questioni che si sommano sul comportamento sono le grandi domande “chi sono?” e “quanto valgo?”. Le due grandi questioni che vengono poste all’inizio del comportamento, questioni che condizionano il benessere individuale e le relazioni tra le persone, sono l’identità e la stima (valore). Nella psicologia dello sport, l’autostima è molto importante ed è condizionata dalla stima degli altri nei tuoi confronti. Autostima non vuol dire sovrastima o sottostima.
Approccio biologico
Lo studioso Spencer propose una visione particolare dell’evoluzione. Lui sostenne che in tutte le condizioni di vita di relazione tra individuo e società, prima o poi si creano condizioni di scarsità, perché il rapporto tra “domanda e offerta”, fra bisogni e ciò che è disponibile per soddisfarli, è sbilanciato; lo slogan è che prima o poi ci rendiamo conto che siamo troppi e in una condizione di scarsità si attiva automaticamente una competizione per sopravvivere. La competizione per la sopravvivenza si attiva arrivando anche a limiti importanti anche di conflittualità, ma chi vince? La strategia darwiniana dice che vince il più veloce e colui che è capace di port...
(Il testo originale si interrompeva qui)
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