La socialità umana e l'influenza dei fattori sociali
La socialità è propria dell’uomo, necessità di considerare l’influenza dei fattori sociali, l’azione dell’ambiente sulla socializzazione e le interazioni fra socializzazione, affettività e intelligenza (obiettivo è la sintesi Piaget-Freud). L’uomo è un essere sociale: studi scientifici dimostrano che, isolato e privato della presenza altrui, l’essere umano non acquisisce i tratti caratteristici della natura umana (influenza che l’ambiente umano esercita sullo sviluppo psicologico degli individui; per esempio, bambini allevati dai lupi si comportano come animali).
Le facoltà umane (di ordine intellettivo, affettivo, spirituale) non sono presenti dalla nascita, se non virtualmente; per svilupparsi, hanno bisogno non solo dei processi organici, ma soprattutto dei rapporti con gli altri (ciò permette la costruzione della personalità). L’essere umano è immerso fin dalla nascita in un ambiente sociale, non è un istinto sociale ereditario, ma una lunga evoluzione che inizia nei primi mesi e finisce dopo l’adolescenza = sviluppo sociale.
Il ruolo dell'educazione nella socializzazione
L’educazione è il primo agente della socializzazione; il bambino non è passivo nei confronti dell’ambiente, la socializzazione implica una partecipazione diretta e risposta attiva del soggetto.
Primo rapporto con la madre: dall'adualismo al rapporto oggettivale
Rapporti tra psicoanalisi e psicologia: Freud sottolinea l’influenza delle esperienze affettive infantili sulla intera vita e l’importanza dei primi legami emozionali, oltre alla totale assenza di ricordi della prima infanzia (rimozione ricordi); si attribuisce al neonato una memoria, una capacità di rappresentazione, un io strutturato e cosciente. Piaget parla di adualismo (incapacità di distinguere io/non io, incoscienza di sé, assenza di memoria evocativa che presuppone l’esistenza di una funzione simbolica che comparirà solo dal secondo anno).
Negli anni '50 c’è un riavvicinamento tra psicoanalisi e psicologia (la psicoanalisi offre elementi mancanti riguardo alla genesi dei rapporti affettivi e sociali del bambino). Per esempio, Anna Freud, René Spitz, Charles Odier: attenzione per l’Io (istanza che ha il compito di conciliare le esigenze dell’Es e Super-io con quelle dell’adattamento al mondo esterno).
Prima: riduzione della psicoanalisi a una scienza dell’inconscio. Ora maggiore attenzione ai problemi di adattamento al mondo esterno, necessità di affrontare il problema della genesi dell’io.
Per comprendere il comportamento degli adulti, l’analisi si avvale delle loro comunicazioni verbali; per comprendere il neonato (stadio preverbale) serve un metodo diverso, ossia il rapporto madre-bimbo. Importanza e carattere particolare del rapporto madre-bambino (studi di Spitz).
È un passaggio dalla sfera fisiologica (stadio fisico dell’utero, rapporti di parassitismo totale) a quella psicologica. Dal primo anno, il bambino passa da uno stadio di simbiosi a uno in cui sviluppa rapporti di dipendenza.
Il rapporto con la madre è caratterizzato dalla costruzione dell’oggetto: in un primo momento il rapporto non esiste come tale (due esseri che si riconoscono come tali) perché il lattante vive in uno stadio di totale indifferenziazione, privo di qualsiasi coscienza di sé, incapace di distinguere se stesso dagli altri, in assoluta dipendenza dalla madre. La madre sostituisce l’io che egli non ha e funge da intermediaria col mondo esterno. Per ora la madre, con cui il bimbo vive in simbiosi, non occupa ancora un posto privilegiato perché il bimbo non la distingue da sé o da altri oggetti; col passare dei mesi, la madre diventa l’oggetto per eccellenza (quando il bimbo stabilisce con lei un rapporto oggettivo), elabora un mondo stabile formato da oggetti distinti dall’io.
La comunicazione tra partner tanto diversi è quasi una modalità di scambio arcaica in cui, nonostante le sostanziali differenze, ciascuno è informato di ciò che sente l’altro. La madre, grazie al suo amore e esperienza di persona adulta, percepisce e impara a interpretare le emozioni del bimbo e il bimbo registra i movimenti affettivi consci e inconsci della madre, li introietta e diventano orientamento per sue reazioni.
La costruzione dell'oggetto secondo Piaget
Piaget utilizza come criterio la ricerca attiva degli oggetti scomparsi (reazione del bambino se gli si sottrae un oggetto). Nei primi nove mesi, il bambino è caratterizzato dall’assenza di qualsiasi condotta speciale in rapporto alla scomparsa degli oggetti:
- Le cose esistono solo a intermittenza e non sono concepite nella loro collocazione spaziale; gli oggetti esistono solo nella misura in cui l’azione del soggetto si esercita su di loro; l’universo del lattante è mobile e caotico, necessità che gli oggetti si distacchino dall’azione e si collochino in un contesto di relazioni spaziali e causali indipendenti dall’azione immediata (l’io deve scoprirsi e situarsi come cosa, uscire dall’egocentrismo).
- Evoluzione che dimostra che il bambino inizia ad attribuire agli oggetti un inizio di permanenza; grazie alla maturazione nervosa e muscolare, si organizzano gli schemi di comportamento (per esempio, coordinazione udito-vista, se si agita un sonaglio, il bimbo cerca la fonte del rumore).
- Il bambino inizia a portare davanti ai suoi occhi ciò che afferra (coordinazione vista-prensione) e segue gli oggetti nella loro caduta, è capace di prevedere la nuova posizione dell’oggetto (capacità di attribuire permanenza a un oggetto) e reazioni circolari differite: se si distoglie l’attenzione del bimbo occupato in un’azione, riprende poi l’attività interrotta ed è capace di allontanare gli ostacoli che intralciano la sua percezione (per esempio, lenzuolo sugli occhi).
- Caratterizzato dalla ricerca degli oggetti scomparsi (se nascosti dal suo campo percettivo sono immediatamente ritrovati intorno ai 9-10 mesi), però non tiene conto degli spostamenti successivi anche se visibili: ricerca l’oggetto sempre dove lo ha ritrovato la prima volta come se gli attribuisse una posizione immutabile.
- Il bambino tiene conto degli spostamenti successivi (1 anno); l’oggetto è costituito, anche se non è capace di dedurre gli spostamenti senza vederli.
- 18-20 mesi, capacità di rappresentazione, cioè l’affermarsi del pensiero; l’oggetto si stacca del tutto dall’io per divenire sostanza autonoma e dotata di permanenza, il proprio corpo è percepito come un oggetto e il bambino lo rappresenta per analogia con quello degli altri.
Stretta interazione tra costituzione oggetto/presa di coscienza di sé: all’inizio il bimbo è incapace di distinguere gli oggetti, poi inizia a percepire il mondo esterno in rapporto alla propria attività, poi acquisisce una conoscenza delle cose sempre più estesa (differenzia gli oggetti dalla sua persona e giunge a comprendere che esistono anche quando non li vede/usa), dal riconoscimento della loro autonomia, riconosce anche la propria.
L'evoluzione oggettuale secondo la psicoanalisi
- Fase narcisistica: tutta l’energia libidica resta sul soggetto (ha esistenza puramente fisiologica: nutrizione e sonno). Spitz afferma che il solo affetto osservabile alla nascita è il dispiacere (situazioni di tensione, disagio); col tempo il bambino associa all’esperienza dell’allattamento una sensazione piacevole (soddisfazione dei bisogni che diminuisce la tensione). Da qui esperienze sempre più specifiche: per esempio, dopo una settimana rivolge il capo alla madre che lo allatta, a tre settimane reagisce alla voce umana con movimenti di suzione. A tre mesi è transizione alla fase successiva: il bambino sorride allo sguardo/voce dell’adulto e si acquista al suo avvicinarsi.
- Fase pre-oggettuale: sorride all’adulto, è la prima risposta intenzionale e prima condotta sociale perché non è provocata da sensazioni interne di bisogno/tensione, ma è disinteressata (primo scambio), però si limita al volto visto di fronte e sorridente il bimbo non percepisce una persona ma il segnale di un’immagine, è lo schema di riferimento meglio conosciuto e legato a tutte le situazioni piacevoli e rassicuranti). Non c’è un oggetto individualizzato (sorride anche a una maschera). 6-8 mesi periodi di transizione: il bimbo distingue persone conosciute e sconosciute.
- Fase oggettiva: Spitz parla dell’angoscia degli 8 mesi (corrisponde al quarto stadio di Piaget), reagisce con paura alla vista di un estraneo, comportamento che deriva dall’assenza della madre; ciò che angoscia il bimbo non è l’estraneo ma l’assenza della madre (insicurezza) e il sopraggiungere di un estraneo, che delude il suo desiderio di vedere la madre, determina il rifiuto per l’intruso. La madre è distinta da tutte le altre persone e occupa nell’universo del bimbo un posto insostituibile (raggiunto il livello oggettivo). Manca ancora la capacità di rappresentarsi l’oggetto o evocare l’immagine della madre assente, la madre è il primo oggetto costituito, è l’oggetto affettivo e cognitivo per eccellenza (percezioni, azioni, conoscenze sono acquisite tramite madre). L’affermarsi del rapporto oggettuale indica che l’io è strutturato, anche se rudimentale, assicura equilibrio negli scambi soggetto/oggetto. Da qui progressi nei comportamenti sociali: rapporti differenziati con le altre persone (gerarchia affettiva), si arricchisce il registro di emozioni e scambi attivi con gli altri inizia a comprendere e usare i gesti come mezzi di comunicazione e contatto.
La comunicazione nell’ambito del rapporto madre-bambino
Il ruolo dei sentimenti: la comunicazione è fattore determinante della sicurezza del bambino (fondamentale per buona formazione dell’io e sviluppo armonico della personalità); la comunicazione ha effetti anche sulla madre: anche se non ha valore formativo, esercita grande influenza su atteggiamenti consci e non della madre, anche la madre acquista sicurezza a seconda delle risposte del bambino (processo circolare di azione/reazione).
Importanza del passato psicologico della madre: dalla parte della madre la comunicazione si stabilisce su due piani diversi, conico e inconscio (può esserci coincidenza o contraddizione, per esempio, una madre può curare perfettamente suo bimbo, ma avere nel profondo reazioni ambivalenti). I segnali che provengono da atteggiamenti inconsci hanno un ruolo fondamentale nell’organizzazione dell’io.
Per situazioni di carenza affettiva materna:
- Causata da separazione: malinconia dei lattanti separati dalla madre (Spitz) nei primi sei mesi: arresto dello sviluppo, regressione, basso quoziente sviluppo, ritardo motorio e intellettivo (dopo i cinque mesi di separazione i disturbi diventano irreversibili); se la madre è restituita al bimbo, la guarigione è immediata, riprende vitalità. I danni sono attenuati/eliminati se la madre è sostituita da una persona adatta. La depressione analitica si sviluppa solo se il bimbo è separato da una buona mamma.
- Causata da incapacità della madre di svolgere il ruolo di oggetto rassicurante: non solo madri snaturate, ma anche personalità nevrotiche o profondamente ambivalenti. Se i rapporti con madre sono negativi, i risultati della separazione portano a un miglioramento del quoziente di sviluppo.
Per lo sviluppo e socializzazione la figura materna è insostituibile, a condizione che sappia svolgere il suo ruolo. Se la comunicazione è positiva, struttura il senso di sicurezza, l’amore di sé (il bimbo si sente buono perché la madre gli vuole bene); col tempo acquista un sentimento più autonomo e interiorizza il suo valore personale. Se la comunicazione è negativa: soggetto insicuro, privo di autostima, sentimenti d’inferiorità (autosvalutazione).
Gli inizi della comunicazione intenzionale
Durante i primi mesi, le reazioni del neonato sono semplici reazioni a stati di tensione, la comunicazione è intenzionale da parte del bimbo e diretta/volontaria da parte della madre. Il comportamento del bimbo è un indizio che è interpretato dalla madre come messaggio o richiamo; col tempo, dato che i bimbi sono appagati dalla madre, capisce che i suoi pianti hanno funzione comunicativa (primi elementi del linguaggio).
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