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Protezione internazionale

Appunti di diritto dell'immigrazione sulla Protezione Internazionale basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Consito dell’università degli Studi di Torino - Unito, facoltà di Giurisprudenza. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Diritto dell'immigrazione docente Prof. M. Consito

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ESTRATTO DOCUMENTO

Articolo 14 decreto legislativo 25/2008 post riforma: il colloquio è registrato con mezzi audiovisivi e trascritto in

lingua italiana con l’ausilio di sistemi automatici di riconoscimento vocale. Della trascrizione viene data lettura al

richiedente in una lingua a lui comprensibile ed in ogni caso tramite interprete. Il componente della

Commissione territoriale che ha condotto il colloquio, subito dopo la lettura ed in cooperazione con il richiedente

e l’interprete, verifica la correttezza delle trascrizioni e vi apporta le modifiche necessarie. Il verbale della

trascrizione è sottoscritto dal presidente o dal componente della Commissione territoriale che ha condotto il

colloquio e dall’interprete. Il richiedente sottoscrive eventuali osservazioni ripetute in calce ai sensi del comma

1. La firma del richiedente è richiesta solo de vengono riportate eventuali correzioni.

Questa dovrebbe essere la modalità ordinaria di svolgimento del colloquio. La videoregistrazione non è

necessariamente pregiudizievole per il richiedente, ma anzi può essere considerata una garanzia nei suoi

confronti.

Ci possono essere casi in cui non è gradita, è temuta, quindi può diventare uno strumento che nuoce alla

genuinità del racconto. Quindi la norma prevede che il richiedente faccia una richiesta motivata di non avvalersi

del supporto della videoregistrazione. Sull’istanza decide la Commissione territoriale con provvedimento non

impugnabile. Non si sa se la decisione sarà presa dalla Commissione territoriale in composizione collegiale o

dal singolo commissario.

Il richiedente riceve copia cartacea della trascrizione in lingua italiana. In sede di ricorso giurisdizionale avverso

la decisione della Commissione territoriale, la videoregistrazione ed il verbale di trascrizione sono resi

disponibili all’autorità giudiziaria ed è consentito al richiedente l’accesso alla videoregistrazione. Letta così, è

una norma che limita il diritto di difesa del richiedente in fase di giudizio. Andrebbe utilizzato come strumento di

difesa ben prima del ricorso.

Legge 7/8/1990 n. 241 sul procedimento amministrativo: diritto di accesso agli atti: diritto di prendere visione e

di estrarre copia dei documenti amministrativi; documento amministrativo è ogni rappresentazione del

contenuto di atti detenuti da una Pubblica Amministrazione. Tutti i documenti amministrativi sono accessibili, ad

eccezione di alcuni, ad esempio quelli coperti da segreto di Stato, quelli relativi a procedimenti tributari. La

richiesta alla Commissione territoriale di accesso ai documenti deve essere motivata. Il rifiuto, il differimento e la

limitazione dell’accesso devono essere motivati. Se l’Amministrazione non risponde entro 30 giorni dalla

richiesta, questa si intende respinta.

L’accesso alla videoregistrazione non può essere consentito al richiedente solo in sede di ricorso

giurisdizionale!

Se non si effettua la videoregistrazione, si redige verbale, come si è sempre fatto, firmato dal richiedente.

PROCEDIMENTO GIURISDIZIONALE.

Modifiche che rendono sempre più difficile la modifica dell’esito negativo della precedente decisione, quindi vengono

limitati i diritti del richiedente.

Sezione specializzata istituita presso i Tribunali ordinari del luogo nel quale hanno sede le 26 Corti d’appello.

Competenza in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Ue. I giudici

scelti tra i magistrati dotati di specifiche competenze, già addetti alla trattazione delle controversie da almeno 2 anni,

formazione specifica e conoscenza della lingua inglese o francese. È obbligatoria la formazione continua in

collaborazione con EASO ed UNCHR.

La competenza specifica di queste Sezioni specializzate riguarda:

• Soggiorno ed allontanamento dei cittadini Ue (cosa c’entra?!).

• Protezione internazionale, convalida e proroga del trattamento del richiedente asilo.

• Protezione umanitaria.

• Ricongiungimento familiare e permessi di soggiorno per motivi familiari.

• Decisioni adottate dall’Unità Dublino sullo Stato competente.

• Stato di apolidia e di cittadinanza italiana.

È competente la Sezione specializzata nella cui circoscrizione ha sede l’autorità che ha adottato il provvedimento

impugnato. Per le cause di apolidia e cittadinanza, è competente la Sezione nella cui circoscrizione ha la dimora l’attore.

Le controversie aventi ad oggetto l’impugnazione delle decisioni della Commissione territoriale o della Commissione

nazionale di Roma, sono regolate dagli articoli 737 e ss cpc (procedimento in camera di consiglio), con i correttivi

introdotti dalla legge 46/2017. È una procedura che si caratterizza per svolgersi in camera di consiglio, cioè non c’è il

momento di incontro tra giudice e parti, in generale.

La causa si apre con ricorso, il presidente del tribunale individua il giudice relatore della causa, in alcune materie viene

sentito il PM sulle proprie conclusioni sulla causa, il giudice può assumere informazioni, se lo ritiene necessario ed in

forma libera. Il giudizio si chiude con decreto motivato, senza celebrazione di udienza. Il decreto motivato è reclamabile

entro 10 giorni al giudice superiore, cioè alla Corte d’appello. La riforma Minniti dice che le decisioni della Commissione

territoriale si svolgono con questo rito.

Il ricorso può avvenire in via telematica.

Disposizioni integrative introdotte dalla riforma.:

• Termine di 30 giorni per impugnare la decisione (60 giorni se risiede all’estero, 15 se è trattenuto, o se la

domanda è manifestamente infondata o reiterata. Come prima. Se la persona viene dichiarata espulsa dalla

Commissione territoriale, per i primi 30 giorni non è espellibile. Se in quei 30 giorni non fa ricorso, diventa

espellibile. Se fa ricorso, continua a beneficiare della protezione dall’espulsione.

• Effetto sospensivo automatico del ricorso, salvo i casi di cui sopra.

• Notificazione del ricorso, a cura della cancelleria, al Ministero dell’Interno presso la Commissione territoriale o la

Commissione Nazionale e trasmissione del ricorso al Pubblico Ministero.

Nell’avviso con cui la cancelleria comunica al Ministero dell’Interno la presentazione del ricorso, viene indicato

specificamente che il Ministero dell’Interno ha 20 giorni per presentare memoria difensiva. Quindi diventa la controparte

del richiedente. Entro gli stessi 20 giorni, la Commissione territoriale è tenuta a rendere disponibile all’autorità giudiziaria

tutti gli elementi che riguardano la richiesta di protezione che riguardano quel richiedente, ed è tenuta ad indicare

all’autorità giudiziaria la documentazione sulla situazione socio – politica ed economica del Paese di origine del

richiedente.

Disposizioni integrative introdotte dalla riforma: il ricorrente può depositare una nota difensiva entro 20 giorni successivi

alla scadenza del termine assegnato al Ministero per il deposito della propria nota difensiva ed alla Commissione

territoriale per il deposito della documentazione relativa alla domanda.

Fase decisionale:

• Regola generale: il procedimento è trattato in camera di consiglio, senza la fissazione dell’udienza di

comparizione delle parti.

• Eccezione: l’udienza per la comparizione delle parti è fissata (quindi non è una facoltà del giudice, ma deve

essere fissata) esclusivamente nei casi indicati dalla legge (casi tassativi).

1. Visionata la videoregistrazione, il giudice ritiene necessario disporre l’audizione dell’interessato.

2. Ritiene indispensabile richiedere chiarimenti alle parti.

3. Dispone consulenza tecnica o l’assunzione di mezzi di prova.

4. La videoregistrazione non è disponibile, senza specificarne il motivo.

5. L’interessato ne abbia fatto motivata richiesta nel ricorso introduttivo ed il giudice, sulla base delle

motivazioni esposte dal ricorrente, ritenga che la trattazione del procedimento in udienza essenziale ai

fini della decisione. È una valutazione discrezionale del giudice.

6. L’impugnazione si fonda su elementi di fatto non dedotti nel corso della procedura amministrativa di

primo grado.

Disposizioni integrative introdotte dalla riforma:

• Entro 4 mesi dalla presentazione del ricorso (termine ordinatorio e non perentorio), il Tribunale decide sulla

base degli elementi esistenti al momento della decisione con decreto motivato che rigetta il ricorso ovvero

riconosce al ricorrente lo status di rifugiato o di persona cui è accordata la protezione sussidiaria.

• Il decreto non è reclamabile, si perde così il secondo grado di giudizio.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francesca ghione di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'immigrazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Consito Manuela.

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