La critica della Ragion pura di Kant (1724-1804)
Dopo Aristotele hanno trattato le categorie i neoplatonici (Porfirio) e i commentatori (Alessandro e Ammonio), spesso neoplatonici, come Plotino (che voleva unire elementi aristotelici e platonici).
Porfirio, allievo di Plotino, scrisse l’Esagoghè che costituirà per secoli l’introduzione alla filosofia e parla dei generi sommi (dalla visione platonica) introducendo il problema degli universali [= “si possono predicare di molte cose” (es. bianco, lavagna,…)]: si dicono ante rem o post rem? (oggetto bianco: esemplificazione).
I realisti sostenevano che gli universali si danno indipendentemente dagli oggetti, universale è ciò che è reale. Gli empiristi sostenevano che, tolti gli individui, non ci potevano essere gli universali. I concettualisti, invece, sostenevano che l’universale fosse in re, ovvero gli universali si danno contestualmente alle cose.
Le interpretazioni delle categorie
Ci si è già chiesti in età antica cosa fossero le categorie:
- Molti hanno pensato che avessero a che fare con l’aspetto linguistico (cfr. Aristotele: “delle cose che si dicono…”): punto di vista di Trendelburg (NOMI).
- Chi sostiene che per Aristotele il linguaggio è successivo all’Essere, le cose che si dicono con le cose: ovvero le categorie hanno valore ontologico, esse si riferiscono alle cose: punto di vista di Bonitz (COSE).
- Chi sostiene il carattere linguistico delle categorie non può negare le cose da cui dipendono e quindi i concetti che le rappresentano. Da qui emerge l’interpretazione logico-semantica che vede le categorie come referenti dei concetti, cioè le categorie sono i concetti più generici attraverso cui comprendiamo le cose: punto di vista di Apelt (CONCETTI).
Gli autori moderni discutono di questi argomenti che hanno attraversato tutta la storia della filosofia, ma rispondendo alle critiche mosse da Kant. Con Kant, infatti, abbiamo per la prima volta una dottrina delle categorie diversa da Aristotele. Perché? Che cosa era cambiato?
La concezione del mondo: essa è molto diversa tra Aristotele e un filosofo del ’700 come Kant, a causa della rivoluzione scientifica il concetto di attrazione gravitazionale vale in tutto il mondo ed è riconducibile alla categoria della relazione (diversamente da Aristotele che sosteneva che la relazione fosse meno categoria delle altre) > molto valore alla categoria della relazione (in Kant infatti la sostanza è sotto la relazione) > il mondo non è dato.
Tesi di Aristotele
- Il mondo è ordinato secondo le categorie.
- Il mondo è l’insieme di tutto ciò che esiste (= di tutto ciò che è ordinato secondo le categorie, gli oggetti e tutte le loro proprietà, ma l’esistenza è connaturata all’oggetto, non è una proprietà).
- Tutto ciò che c’è è ordinabile secondo le categorie.
Tesi di Kant
- Il mondo fenomenico è ordinato secondo le categorie.
- Il mondo fenomenico è l’insieme dei fenomeni (= di ciò che il soggetto percepisce e struttura, come in fisica dove il punto di vista non è trascurabile, per cui vediamo tutto dal mondo cfr. rivoluzione copernicana).
Il fenomeno è l’oggetto come mi si dà attraverso i sensi, secondo le forme dello spazio e tempo e viene strutturato secondo le categorie dell’intelletto; è la risultante tra il noumeno (ciò che si dà ma è inconoscibile) e le strutture conoscitive del soggetto.
Dunque per Kant se non c’è il soggetto il mondo non esiste? No, tuttavia il noumeno non è conoscibile.
Cartesio e la centralità del soggetto
La Critica della Ragion pura uscì nel 1781, ma prima fu Cartesio (teorico del principio d’inerzia, degli assi cartesiani,…) che pose grande attenzione sul soggetto:
- “Cogito ergo sum”.
- Dualismo cartesiano: res cogitantes e res extensae per cui l’uomo è una macchina (all’origine dei trapianti di organi in medicina per cui si possono trapiantare tutti gli organi tranne il cervello che pone anche il problema dell’identità).
- Centralità del soggetto.
Nelle “Meditazioni metafisiche” poi Cartesio sviluppò il problema dell’esistenza del mondo, di cosa mi garantisce che non siamo pura apparenza = fenomeno = ciò che appare al soggetto (“è possibile che siamo un sogno di qualcos’altro?”): Cartesio formula così le ipotesi del Dio ingannatore, che nega subito in quanto potrebbe negare lo stesso uomo, e del genio maligno che può ingannare, ma non può negare il fatto che mentre mi inganna io penso, perché gli credo: se dubito, formulo un pensiero, quindi sono una sostanza pensante.
Kant si confronta con la fisica del tempo e Cartesio. Da giovane scrisse la “Teoria del cielo” che fu ripresa 40 anni dopo da La Place: teoria di Kant-La Place. Per Kant era molto importante la conoscenza del mondo fisico, oltre l’aspetto giuridico e morale.
Nel periodo precritico i suoi scritti hanno a che fare con la fisica, l’etica, l’estetica e vari argomenti. A 46 anni divenne professore e per 10 anni non scrisse più nulla. Al termine del cosiddetto “decennio silenzioso” pubblicò la Critica della Ragion pura scritta in 4/5 mesi e in seguito scrisse libri quasi annualmente.
Ad esempio la “Metafisica dei costumi” incentrata sulla filosofia del diritto e la “Critica del giudizio” sull’estetica.
Ontologia ed epistemologia
Per Aristotele il mondo è già dato per cui prima viene l’ontologia e dopo la conoscenza (le categorie sono massimo 10 poi magari sono riducibili a meno). Diversamente Kant pone l’accento sull’epistemologia.
Il mondo fenomenico corrisponde alla totalità delle cose che il soggetto trascendentale comprende (la conoscenza non è un fatto soggettivo), il quale rende possibile il fare scienza: esiste una struttura conoscitiva comune a tutti gli uomini (la grulleria, ovvero la stupidità consiste in un difetto di giudizio). Per Kant l’essere dotti non sopperisce alla mancanza di intelletto (Kant fu un innovatore, contrario alla cultura accademica).
Se per mondo intendiamo la totalità delle cose in sé, è informe, senza ordine; acquista ordine solo quando diventa oggetto di conoscenza. Senza il soggetto il mondo c’è, ma non possiamo dirne nulla. La percezione non è ingenua ma è sempre condizionata dalle nostre categorie (cfr. uso della parola “sedia”).
È possibile un intelletto diverso da quello umano, ma non so come è, non posso dirne nulla. Le categorie (a priori) sono i concetti dell’intelletto che mi servono per ordinare le impressioni che mi vengono dai sensi. L’intelletto organizza il mondo. Quando porgiamo l’attenzione a un piede ad esempio, così è conoscere, sottrarre una figura dallo sfondo.
Il numero delle categorie è finito oppure no? Se è finito la teoria è molto potente. Kant, diversamente da Aristotele, si pone il problema di avere un criterio per individuare le categorie e che tutto ciò che è fenomeno cada sotto quelle categorie. Kant ne individua 12.
C’è qualcuno che, considerando l’universo in espansione e l’evoluzione in movimento, sostiene che tutto non possa cadere sotto le categorie; teoria delle categorie mai chiusa. Inoltre anche oggi la creazione di nuovi oggetti è continua.
Oggi una dottrina delle categorie deve confrontarsi con l’immagine che la fisica dà del mondo (diversa dall’epoca di Kant). Si pone anche il problema del rapporto tra la scienza e le altre discipline, infatti ciò che dice la scienza non è assoluto ma perfettibile, per cui non necessariamente la lista deve essere definitiva.
Si chiamano “categorie” sia per Aristotele che per Kant ma sono diverse. Tuttavia c’è una familiarità tra le due teorie, se ne possono evidenziare affinità e differenze. Dunque il termine ha diversi significati, come “mondo” in Kant, in quanto esistono il mondo del noumeno e il mondo del fenomeno: se avesse sostenuto un mondo solo del soggetto, sarebbe caduto nell’ipersoggettivismo.
Kant e l’Illuminismo
Kant si colloca nel ’700, il secolo dell’Illuminismo. Per Kant Illuminismo significa “uscire dallo stato di minorità a lui stesso (cioè l’uomo) dovuto”.
Infatti nel titolo “La critica della Ragion pura” il genitivo si può intendere soggettivo per cui è la ragione stessa che fa la critica, perché può farlo solo la ragione, o genitivo oggettivo per cui io uomo faccio la critica della ragione. “Pura” significa “a priori”, ovvero che non è mischiata a nulla di empirico.
Il senso dell’opera è un’idea simile alla sostanza prima (indivisibile, separata e autonoma) di Aristotele, ovvero l’idea dell’autonomia che Kant afferma a livello etico (morale autonoma contrapposta ad eteronoma), giuridico, ma prima a livello teoretico (Ragion pura). È una rivoluzione del modo di pensare come la fisica e la scienza.
Seconda edizione nel 1787; nel 1790 scrisse “La religione nei limiti della sola ragione”. La rivoluzione del modo di pensare è un antidoto per superare il Terrore, cui seguì Napoleone e la Restaurazione.
Napoleone fu avversario dell’impero austro-ungarico, primo esempio di stato multiculturale dove fu vietato di leggere Kant, Fichte, Schelling ed Hegel, pensatori dello spirito della rivoluzione francese. La Mitteleuropa non fece esperienza di Kant e dell’idealismo tedesco: il concetto di autonomia etica è contrario al concetto di suddito, sottomesso a un’altra autorità.
A Königsberg fu vietato a Kant di pubblicare il saggio sulla religione. Accettò il divieto ma pubblicò il testo a Jena. Esigenza teoretica astratta che parte dalla volontà che l’uomo agisca in maniera autonoma, ma per arrivarvi deve passare attraverso la critica della Ragion pura, non separata dal nostro modo di agire.
Kant nella seconda edizione riscrisse il testo, in particolare modificò la dottrina delle categorie che per lui fu molto faticoso produrre. È l’intelletto che dà le leggi alla natura.
Il realismo e la costruzione della realtà
Contesto teorico diverso, più moderno rispetto ad Aristotele: nella modernità la realtà che sembrava qualcosa di solido perde quasi di significato, anche il concetto di materia (atomi formati di elettroni: concetto di sostanza cui sostituiamo quello di energia).
L’esperienza del ’900 mette in dubbio che ci sia una realtà oggettiva, in che termini quello che percepiamo lo percepiamo nello stesso modo (a livello percettologico ed estetologico l’occhio che osserva non è innocente, ma è sempre un occhio che è influenzato da tutto il passato, ad esempio idea dell’angelo con le ali nell’arte, è familiare solo a noi).
La realtà non sta al di fuori, ma è qualcosa che noi contribuiamo a costruire. Tuttavia, soprattutto negli ultimi anni, si sta affermando un punto di vista che vuole riportare il realismo di Aristotele: anche se percepiamo le cose in maniera diversa, qualcosa in comune ci deve essere per forza, un nocciolo duro comune.
La storia della filosofia vede compresenti diversi punti di vista: all’indomani della morte di Kant, tutti coloro che avevano aderito al metodo kantiano, iniziarono subito ad elaborare altre teorie (anzi Kant divenne ciò attraverso cui bisogna passare, ma superare, bisogna attraversare il criticismo ma poi andare oltre dice Hegel).
Poi Kant sarà ripreso soprattutto nel ’800 e ’900 perché non può essere ignorato: egli sostenne che il mondo è qualcosa che deve conformarsi alla nostra maniera di percepirlo.
L’Illuminismo tedesco e Mendelssohn
La Ragion pura nasce all’interno dell’Illuminismo tedesco che ha caratteristiche peculiari rispetto agli altri paesi, da un punto vista filosofico ricordiamo Lessing oppure Mendelssohn. Lessing morì nel 1781. Kant invia la Ragion pura a Mendelssohn per avere un suo giudizio.
Mendelssohn è considerato il filosofo più importante insieme a Lessing (essi si occuparono della polemica sull’ateismo riguardo a Spinoza) ed è noto per alcune opere: una sul Fedone di Platone e “Gerusalemme”, opera in cui cerca di fornire un’interpretazione dell’ebraismo dal punto di vista della concezione illuminista del tempo (come rendere moderno l’ebraismo), non come lo concepirebbe il cristiano (per cui l’ebraismo è semplicemente un momento di passaggio in vista del Nuovo Testamento).
Quando Kant scriverà la Ragion pura, in particolare la seconda parte che ha a che fare con questioni che riguardano la libertà, il mondo e l’esistenza di Dio e parla della religione, per lui l’ebraismo si riduce a una forma di legalismo, una legislazione con le 613 norme che ogni ebreo deve seguire.
È un’opera di carattere teorico la Ragion pura, in particolare una teoria della conoscenza ma a suo tempo non esisteva questo tipo di disciplina. Kant insegnava Logica e Metafisica (= filosofia teoretica oggi) e il suo scopo non è puramente scrivere un’opera di carattere teoretico, cfr. nel momento in cui dice i limiti oltre i quali il nostro intelletto non può spingersi (alcune cose posso solo pensarle, non conoscerle, e il limite è rappresentato dal principio di non contraddizione), infatti perché qualcosa sia conoscibile mi si deve dare come fenomeno: Dio può essere solo pensato come idea della ragione perché non si fenomenizza, non si dà nello spazio e nel tempo.
Questa è la storia esterna della Ragion pura (contesto in cui si colloca). È importante anche la storia interna, il percorso di Kant che è arrivato fino alla Ragion pura (letture, incontri…).
L’autonomia del pensiero
Nella risposta alla domanda “Che cosa è l’Illuminismo?” (1784) si vede quanto era fondamentale per Kant l’autonomia morale ma anche di pensiero, che è un’idea che percorre tutta la sua opera.
Un autore ha letto le prefazioni alle varie opere di Kant (unico luogo in cui l’autore può parlare in prima persona in un testo scientifico) ed emerge come Kant parli di sé anche in prima persona, in particolare c’è un testo “I pensieri sulla vera valutazione delle forze vive”, prima opera di Kant, in cui cercava di prendere posizione riguardo a una polemica sulle forze vive che agitava tutti i grandi scienziati europei.
Si presenta come un rappresentante dell’Illuminismo (testo scritto nel 1746, ma pubblicato nel 1749) e dice spesso “io”, mentre nella Ragion pura inizia con un’epigrafe di Bacone in cui è scritto “di noi è meglio tacere”.
Emerge la sicurezza di Kant nelle proprie capacità e dice qualcosa che ripete spesso nelle prefazioni, “ho risolto tutti i problemi”, ma sulle forze vive dà la risposta sbagliata (quella giusta era stata pubblicata da D’Alembert tre anni prima).
Anche in altri luoghi dice che la filosofia insegna l’autonomia del pensiero e l’autonomia etica non attraverso le dottrine (essa non può essere meramente insegnata perché è critica, insegna a pensare in maniera critica), “non si impara la filosofia, ma si impara a filosofare” dice Kant.
Ha 22 anni e dice di sentirsi libero di contraddire a grandi uomini, come Leibniz e Newton: libertà di pensiero significa non essere succubi a nessuno, su di me può comandare solo ciò che la mia ragione può comprendere. Sostiene che il suo tempo è quello dell’Illuminismo.
“Traino dell’intelletto”: obbediamo solo al nostro intelletto e non bisogna avere paura di opporsi a delle autorità. Non dice una teoria falsa in assoluto, ma se si mostra falsa al suo intelletto, vero motivo per cui non può accettare quel parere.
Ora chiarisce che questo non significa che criticare Newton sia dire che noi siamo i migliori, non c’è la presunzione, dice solo che noi tutti siamo fallibili e anche Newton o Leibniz possono sbagliare. “Una certa nobile fiducia nelle proprie forze” = autostima, non bisogna affidarsi agli altri. “Intraprenderò il mio corso”.
Parla molto in prima persona. A mio giudizio ciò che è falso lo considererò falso: questo sostiene. Questi grandi maestri posso considerarli miei avversari ma ciò non scalfisce il loro valore. Criticare Kant è fare lo stesso che lui ha fatto. Si vede questa decisione forte, questa idea di autonomia del pensiero.
Poi ribadirà la sua convinzione quando risponde alla domanda sull’Illuminismo. Kant ha sempre perseguito questa idea di autonomia del pensiero.
Kant nel tempo dal ’46 al ’81: nel ’46 fa molto appello sulla ragione, è un razionalista, punto di vista cui si oppongono spesso gli empiristi, che sostengono che la ragione non basti (il sistema tolemaico era razionale, ma non reggeva all’osservazione: questa idea porterà alla rivoluzione copernicana).
Kant dirà che ad avergli aperto gli occhi è stato Newton, un empirista. C’è un’affermazione di autonomia, ma posso giudicare solo con l’uso della mia ragione se ho a che fare con una scienza aprioristica, invece con le altre non posso esimermi dall’osservazione.
Con questo testo Kant sta concludendo il suo curriculum universitario (tesi di laurea), poi lavorò come precettore e in seguito iniziò ad insegnare come precario. A lui verranno fatte molte offerte di insegnamento in varie università, ma lui ne rifiutò molte perché voleva restare a Königsberg e insegnare logica e metafisica.
Aveva conseguito l’abilitazione (licenza) per insegnare, ma allora gli insegnanti erano pagati non dallo stato ma dagli studenti, l’insegnamento come privatdozent poggiava tutto sulla responsabilità dell’insegnante: nel ’65 scrive un testo in cui presenta il corso che terrà nel semestre invernale del ’65 e dice che cosa intende per filosofia, dice che bisogna insegnare a pensare, ma non bisogna insegnare
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