Propedeutica filosofica
Prof. Francesco Camera-Gerardo Cunico Repubblica
Modulo I (Platone libri V, VI e VII)
Platone e la filosofia
Per Platone, la filosofia è una modalità di ricerca della verità, un percorso tramite il linguaggio (logos) tramite un processo in divenire. Gli scritti platonici non constano di teorie sistematiche, ma di dialoghi in divenire, nel suo stesso farsi. Il dialogo è un discorso basato su argomentazioni sul proprio punto di vista in relazione a quello altrui.
Corpus platonicum: 9 tetralogie 34 dialoghi, Apologia e lettere → Platone non compare mai nei suoi dialoghi (a-topia= autore assente), questo per evidenziare l’argomento in discussione. L’autore assente si potrebbe identificare con Socrate, ma egli non compare in tutti i dialoghi, per questo si pensa che Platone sia presente nell’insieme dei personaggi. Egli tratta di oggettività: di argomenti universali che valgono per la vita umana in quanto tale, sia che l’uomo si ponga le domande o no. Il dialogo fa prevalere le domande sulle risposte, non ci sono punti fermi, esso obbliga il lettore a prendere parte attiva al dialogo, ampliando e approfondendo. L’apertura dialogica consente un accesso privilegiato nello spazio della filosofia. Il dialogo scritto rappresenta il riflesso di quello orale e sollecita la scelta di praticare la filosofia, risveglia la capacità di interrogare.
“Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta” cit. Platone
Repubblica
Introduzione
Il nome originale dell’opera è Politeia (da polis) ed è divisa in 10 libri. Essa è stata scritta tra il 390 a.C. e il 370 a.C. e fa parte dei dialoghi della maturità. Questo è il primo testo in cui è presente il termine “philosophos”. L’argomento principale è la giustizia, la ricerca di una città giusta (cos’è la giustizia?).
4 temi
- Etico-politico: Cos’è la giustizia in sé stessa? Chi è il filosofo? (Tema principale). Tema della giustizia nella vita associata, rapporto tra filosofia e vita, tra teoria e prassi. Fare filosofia è un impegno etico-politico.
- Epistemologico/gnoseologico: Quali sono i tipi di conoscenza? A cosa serve? Quali strumenti la rendono possibile?
- Ontologico/metafisico: Cos’è ciò che è? In che forme si presenta?
- Pedagogico: Qual è l’educazione del filosofo/buon governante? Quali saperi deve apprendere?
Platone sostiene che tutte le città siano mal governate, in tutte regna l’ingiustizia e in questo pensiero è importante l’influenza delle sue vicende biografiche, come si legge nella Lettera VII. La polis va guarita tramite la filosofia, essa è il criterio di distinzione tra giusto e ingiusto. I filosofi devono diventare governatori o questi devono votarsi alla filosofia.
Filosofi Governatori oppure Governatori Filosofi
L’impostazione letteraria è diegetico-mimetica, ovvero è una copia della realtà, ma trasfigurata, c’è una cornice narrativa con battute dialogiche. La ricerca della giustizia è intrecciata con le vicende biografiche di Platone.
Personaggi principali
- Socrate
- Glaucone (intelligenza critica)
- Adimanto (minor spicco)
Questi ultimi rappresentano il ceto intellettuale che vuole acquisire le conoscenze per governare bene la polis, sono rappresentanti del ceto decisivo per le sorti della città. I personaggi dialogano tramite il logos, si interrogano sulla giustizia, sulla possibilità di edificare una città giusta. Ogni personaggio rappresenta una precisa posizione intellettuale collegata agli ambienti sociali dell’Atene dell’epoca. Si ha un’evoluzione dei personaggi nel corso del dialogo, soprattutto di Socrate.
Libro I
Tema etico-politico. Socrate scende al Pireo (porto di Atene) di sera, dove incontra Polemarco, il quale lo invita a casa sua, dove sono presenti il padre Cefalo e altri ospiti. Cefalo è un ricco commerciante meteco. Il Pireo si trova all’esterno della città e permette così di osservare criticamente da fuori le sue vicende politiche. Il dialogo è ambientato nella notte della festa della dea tracia Bendis, il contesto è quindi orfico, non illuminato da discorsività razionale. Socrate, al buio, cerca di introdurre la luce/sapienza. La discesa al Pireo rappresenta un momento iniziatico per acquisire il sapere da portare in città.
A casa di Cefalo, si ha una riflessione dello stesso sulla condizione dell’uomo dopo la morte, un discorso sull’ingiustizia commessa in vita. La conversazione è innescata da Cefalo, il quale non è un intellettuale, quindi tutti possono fare filosofia.
“Vicino alla morte l’uomo si cura di cose di cui prima non si curava, col timore di dover pagare nell’aldilà le ingiustizie commesse.”
Cefalo: Socrate, a questo punto, capovolge il discorso parlando della giustizia, chiede un concetto universale e Cefalo risponde: “La giustizia consiste nel non ingannare o mentire e non commettere mancanze nei confronti degli dei o degli uomini.” Socrate entra nello spazio della filosofia partendo dal quotidiano, facendo sì che Cefalo venga coinvolto ed esplicita la sua tesi, enunciando il criterio che il vecchio ha in mente, ovvero che giustizia è dire la verità e rendere ciò che si è ricevuto. Subito dopo interviene Polemarco, il quale fa propria la tesi di Cefalo, diventando “erede del discorso”. Il prossimo a prendere la parola è Trasimaco, che chiede a Socrate di prendere posizione, ma questo ribadisce la sua ignoranza e lo invita a parlare.
Trasimaco: “Il giusto è l’utile del più forte.” Secondo questa visione, le leggi riflettono gli interessi di chi è al potere. La giustizia non è un concetto universale, ma relativo alla forza di chi ha il potere. Forza=giustizia. Si ha uno spostamento sul piano politico, la giustizia dipende dalla forma di governo.
- Cefalo → comportamento individuale, modo di vivere che rende felice.
- Trasimaco → vita sociale, la virtù è propria della vita associata, è conforme alla legge esterna.
Fine libro IV
La città giusta è quella in cui vige l’armonia, l’equilibrio tra le componenti della polis, nel corpo sociale (analogo all’equilibrio dell’anima). C’è isomorfismo tra anima e città.
- Anima: Concupiscibile (sensi): lavoratori, produttori.
- Irascibile (volontà): guerrieri, militari.
- Razionale (logos): governanti.
Armonia/giustizia: ciascun individuo svolge la propria funzione. Oikeoiopraghia: fare le cose proprie, che si sanno fare secondo la propria natura.
Libro V
Come deve essere questa armonia? Esiste il conflitto, ma l’armonia non si trova in nessuna città. Bisogna cambiare le forme di convivenza conflittuali, rivoluzionare le forme di governo. Serve un cambiamento (metabole) per eliminare le condizioni che generano conflitto, il quale nasce dal desiderio di sopraffazione di un individuo o di un gruppo sociale.
3 tappe per il cambiamento
- Prima ondata: parità di funzioni tra uomo e donna nei ruoli di potere, educazione egualitaria per sviluppare pari capacità. La distinzione tra uomo e donna è culturale, non naturale, tra gli animali non c’è.
- Seconda ondata: abolizione della famiglia, per dare alla polis una struttura uniforme e comunanza di figli e beni perché i conflitti nella polis nascono tra famiglie.
- Terza ondata: ci vuole una nuova classe di governanti per mettere in pratica il modello delle prime due ondate. Questo è un cambiamento non piccolo, né facile, ma possibile. Il governo deve essere affidato ai filosofi.
Quest’ultima è una tesi controcorrente, paradossale, poiché il filosofo non godeva di buona fama, si chiede a Socrate di giustificarla. Coloro che non sono filosofi devono seguire chi comanda, non comandare. Chi è il filosofo? La filosofia ha a che fare con la città e col comandare? (Nuove domande guida). Si ha uno spostamento della discussione dal piano della giustizia a quello della filosofia.
Il filosofo intrattiene un rapporto privilegiato col sapere (qui usa per la prima volta la parola filosofo), egli ama il sapere nella sua totalità, ma l’amare implica un percorso verso qualcosa che manca. Il filosofo si appresta ad apprendere e non è mai sazio, egli si distingue dai falsi filosofi (sofisti e retori). Il criterio di distinzione è la verità, infatti il filosofo ama contemplarla, ama conoscere le cose in sé stesse e la differenza tra essere e apparire. La filosofia tende alla visione della verità, è desiderio di sapere, il quale consiste nell’insieme di competenze e conoscenze che hanno a che fare col logos. Il sapere del filosofo tende all’essere e non all’apparire, egli sa che ciò che appare non è la vera realtà, sa cosa c’è oltre lo spettacolo illusorio. I filosofi sanno cos’è l’essere, sanno che la realtà non è lo “spettacolo della verità” e per natura sono dotati di questo sapere, rispetto ai sedicenti filosofi, di cui la città è piena. Lo pseudo-filosofo, invece, è amante degli spettacoli (apparenze), non di ciò che è. Egli ammette solo la molteplicità. Platone fa una distinzione tra philosophoi e philotheamones.
Dicotomia
- Vero filosofo: non cade nell’illusione perché è capace di vedere un livello ulteriore (mondo delle idee), è capace di puntare verso il bello in sé e di vederlo in sé stesso. Va oltre le apparenze sensibili, è il vero metafisico, conosce le idee, le cose in sé stesse. Punta alla bellezza in sé (è sveglio, ha vera conoscenza).
- Falsi filosofi: sono attratti dalle apparenze sensibili, passeggere del bello, sono incapaci di vedere e amare la natura del bello in sé. Si limitano alle cose belle (sogna ma dorme, non conosce, ha un’opinione).
Bello in sé: entità ferma, stabile, in sé e per sé, sempre identica a sé stessa, autonoma.
3 gradi di conoscenza e relazione biunivoca tra piano epistemologico e ontologico, tra vera conoscenza e vero essere, tra pensiero ed essere:
- Conoscenza: gnome/episteme (grado massimo).
- Opinione: doxa (forma di sapere degli uomini comuni, saperi di natura empirica, che non sono scienze).
- Ignoranza: agnoia/agnosia (non essere).
Grado massimo di essere = grado massimo di essere. Il filosofo si rivolge ad oggetti che hanno un vero essere, non parziale (doxa). Teorema onto-epistemologico: esiste un’implicazione biunivoca tra i livelli di conoscenza e quelli di realtà.
“Ciò che compiutamente è, è compiutamente conoscibile, ciò che in nessun modo è, è del tutto inconoscibile.”
Platone accetta l’impostazione parmenidea, ma la modifica, infatti aggiunge un livello intermedio tra pieno essere e non essere, ovvero quello dell’opinione (essere parziale). Conoscenza e pensiero sono sempre riferiti a qualcosa che è, qualcosa che esiste già, non creato dall’atto del pensare, esterno al pensare. Conoscere presuppone essere, il pensiero presuppone realtà e riflette l’essere.
Realismo gnoseologico
Prima la realtà e poi il pensiero, prima l’essere e poi il conoscere. Gradazionismo: se l’essere ha diversi livelli di realtà, anche il conoscere ha gradi diversi di chiarezza.
- Più essere: scienza (grado massimo, reale)
- Meno essere: opinione (grado intermedio, semi-realtà)
- Nessun essere: ignoranza (irreale)
Il grado intermedio è introdotto rispetto a Parmenide, Platone fa una riforma dell’ontologia eleatica. L’essere ha 3 significati, si supera il monismo di Parmenide. Colui che segue l’opinione è il filodosso (philodoxos), mentre il filosofo conosce le entità invariabili, sottratte al divenire (idee), ama ciò che è in sé stesso, non opina. Per governare bisogna disporre della teoria delle idee, il filosofo ha un sapere che lo abilita a comandare nel modo giusto. Il potere si radica nel sapere. Il vero essere ha un valore normativo per la prassi, fornisce un sapere stabile. Le idee sono punti di riferimento che orientano l’agire dell’uomo nel mondo.
L’obiettivo critico sono i sofisti, tra cui:
- Protagora: è vero ciò che appare a ognuno come vero, di tutto è misura l’uomo, il singolo. Non c’è verità comune (relativismo).
- Gorgia: nulla esiste, non ha senso mirare ad un sapere universale, tutto è apparenza. Se esistesse il sapere, esso non sarebbe comprensibile e se anche lo fosse, non sarebbe comunicabile (nichilismo).
- Trasimaco: ciò che è sancito come giusto dalla legge è relativo a chi promulga la legge stessa. Non c’è un giusto assoluto o per natura (individualismo).
Repubblica, la teoria delle idee
La teoria delle idee è presupposta nella Repubblica, Glaucone la conosce già, si fa riferimento ad essa nel Fedone e nel Simposio.
Idea: da eidos (aspetto, forma, sfera della visione) e dal verbo idein (vedere, contemplare). Termine derivato dai Pitagorici, che lo usavano per indicare le forme geometriche.
Idea ciò che rimane sempre invariato nella sua identità. Entità dotata di significato stabile e definito. Ciò che si vede, che appare, non in modo sensibile, ma nel modo del contorno, della delimitazione. Senza la pluralità delle idee, il discorso della scienza sarebbe ridotto all’unica tautologia: “l’essere è”. L’idea ha un contenuto oggettivo, autonomo e separato dalla mente che lo rappresenta, è un’entità noetica (nous= intelletto), il contenuto della rappresentazione mentale non dipende dall’individuo, non è prodotta dal pensiero che la pensa. Le idee fanno parte di un mondo intelligibile (kosmos noetos), che è autonomo e separato rispetto al mondo sensibile (iperuranio, regione soprasensibile). Le idee sono contemplate ma non create. L’idea è causa, fondamento ontologico, costituisce l’essere della cosa, esse sono condizione della pensabilità degli oggetti, rendono conoscibili le nostre esperienze, sono predicati, hanno anche una funzione gnoseologica.
Nei dialoghi della maturità l’idea è presentata come realtà ontologica di significato, separata, auto-identica, che funge da modello stabile e perfetto delle cose del mondo. Essa è un paradigma dotato di unità significante e invariabile. Di una molteplicità di individui si predica la stessa caratteristica, che non è identica a nessuno dei particolari di cui si predica, ma eccede, esiste separatamente da essi, non è un’idea qualificata, ma è trascendente. Essa è un referente ontologico, metafisico, non si esaurisce in ciò a cui si riferisce. Le idee sono ciò a cui si rivolge il pensiero quando pensa a qualcosa. Realismo platonico: la realtà riflette le idee.
Fedone
La scoperta del mondo intelligibile avviene nel Fedone, nel quale si passa dal naturalismo dei fisici al mondo soprasensibile tramite due “navigazioni”.
- Prima navigazione: Socrate all’inizio aderisce alla tesi naturista, cercando le cause del divenire all’interno di esso, quindi cause immanenti alla natura. Questa rappresenta la nave che procede con le vele, grazie al vento.
- Seconda navigazione: Socrate cerca cause non immanenti, non materiali, oltre l’esperienza. Questa rappresenta la nave che procede a remi, senza vento (più faticoso).
Metafora: vento= sensi, remi= ragionamento (logos).
Le idee fungono anche da postulati. Un postulato è una proposizione assunta come vera, implicita, auto-evidente, da esso si possono dedurre logicamente altre informazioni, ci si fa riferimento, esso sta alla base dei ragionamenti corretti, oggettivi e autonomi. Ciò che è bello, lo è perché partecipa del bello in sé, ci vuole quindi un modello di riferimento e per questo occorre postulare l’esistenza del bello in sé. Per giustificare i postulati ne servono altri, fino ad arrivare a quello più soddisfacente: la causa non sensibile che spiega perché una cosa è tale. I postulati si trovano tramite la filosofia e il logos, il quale formula le ipotesi, fino a quella più stabile, ovvero l’idea del sé per sé (postulato 1°, an-ipotetico, causa prima). Il filosofo è colui che esplicita il postulato, le idee sono ipotesi ragionevoli e egli, attraverso un ragionamento dialettico, arriva ad esplicitarle. La postulazione delle idee esplicita la loro funzione causale, risolve il problema della causalità. Infatti, il postulato è causa del modo d’essere delle cose e le idee sono postulati an-ipotetici.
Funzioni delle idee
- Causale: sono fondamento ontologico dei fenomeni.
- Gnoseologica/epistemologica: sono condizione della pensabilità degli oggetti.
- Logica: sono predicati.
Le idee sono conoscibili tramite il logos, non disprezzando il mondo dell’esperienza, perché i sensi ci danno delle indicazioni. Nella Repubblica non si parla di reminescenza o di anamnesi, ovvero l’ipotesi di una conoscenza precedente delle idee, che l’anima ha contemplato prima di incarnarsi, ma qui si suggerisce soltanto di partire dall’esperienza sensibile.
2 possibili tipi di rapporto tra idee e cose
Partecipazione (metexis): le sing
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