Cap. 1
IL RUOLO DEI SISTEMI DI PROGRAMMAZIONE E
CONTROLLO IN AZIENDA
I sistemi di programmazione e controllo sono strumenti di supporto dell’attività
di direzione d’impresa, che la guidano verso le proprie finalità istituzionali
Gli approcci all’attività di direzione d’impresa sono due:
1. Approccio giorno per giorno approccio non formalizzato. Esso consiste
nella risoluzione dei problemi quotidiani, giorno per giorni, in un’ottica di
breve periodo e senza pianificazione del futuro. Suddetto approccio è
caratterizzato da una tendenza diffusa ad inseguire tutte le opportunità, da
un orientamento al presente, da una cronica mancanza di informazioni.
2. Approccio razionale/anticipatorio esso consiste nei sistemi di
pianificazione, programmazione e controllo.
Pianificazione = attività che definisce gli obiettivi strategici, di
medio/lungo periodo.
Il ruolo della pianificazione strategica è un ruolo al vertice aziendale (cda,
ceo), che viene poi condiviso a livello di top management. È dunque il
controller a fornire informazioni per un piano di P&G.
Programmazione = attività che consiste nella definizione delle modalità
operative per raggiungere suddetti obiettivi e nella realizzazione delle
attività prescelte
Gli obiettivi definiti con l’attività di pianificazione vengono attribuiti
alle differenti figure chiave all’interno dell’organizzazione; le risorse
vengono allocate, proporzionalmente in base agli obiettivi più difficili ed
ambiziosi.
Si tratta di un’attività di periodo, che viene ripetuta di anno in anno.
Controllo = guida dell’impresa verso gli obiettivi predefiniti e/o rivisitati;
si verifica costantemente l’allineamento tra obiettivi e risultati.
Le aziende gestite secondo un approccio razionale/anticipatorio sono invece
caratterizzate da un forte senso della direzione, da un forte orientamento al
futuro e da processi decisionali razionali guidati dalle informazioni necessarie.
Ad esempio in un piano industriale di 3 anni l’obiettivo strategico può essere
quello di aumentare il fatturato (pianificazione), il programma di azione
consiste in una nuova strategia di marketing (programmazione) ed inoltre si
controlla se si ha raggiunto l’obiettivo predeterminato.
Governare/dirigere un’organizzazione verso il perseguimento delle proprie
finalità significa sviluppare e realizzare 3 differenti tipologie di attività:
CONTROLLO DIREZIONALE (2° attività, dopo pianificazione strategica)
Se correttamente progettati, predisposti e fatti funzionare, i sistemi di controllo
direzionale sono in grado di offrire un contributo indispensabile alla gestione in
termini di:
1. Controllo economico migliore comprensione dei meccanismi che portano
l’organizzazione a raggiungere (o mancare) certi risultati; il contributo dei
sistemi di controllo si concretizza nella possibilità di capire meglio e prima il
perché delle performance realizzate.
Nel concreto si “spezza” la complessità dell’organizzazione in modo tale da
capire in che misura i risultati aziendali sono attribuibili a diverse
determinanti.
2. Controllo esecutivo migliori opportunità di valutare il contributo alle
performance aziendali da parte delle figure chiave a cui è affidata la
responsabilità di importanti aree dell’organizzazione rendono visibili le
performance individuali.
3. Supporto al processo decisionale possibilità di elevare l’efficacia e la
tempestività del processo decisionale, vale a dire di decidere meglio e
prima. I sistemi di controllo in questo senso aiutano l’azienda ed il suo
management a prendere decisioni coerenti con gli obiettivi strategici
prescelti: non si decide ad intuito ma attraverso un processo razionale e
strutturato.
4. Motivazione possibilità di creare un miglior clima organizzativo,
diffondendo una cultura meritocratica. Da ciò deriva la soddisfazione delle
persone a lavorare in una determinata azienda.
LA STRUTTURA INFORMATIVA DEL SISTEMA DI CONTROLLO
Gli strumenti del controllo di gestione sono:
Contabilità generale sistema di rilevazione che ragiona sui valori
derivanti dagli scambi tra l’impresa e terzi e rappresenta la sintesi
economico-finanziaria della gestione d’impresa.
Contabilità analitica sistema di rilevazione che parte dai dati della
contabilità generale, ma li “spezza” e riaggrega in relazione ad oggetti di
calcolo differenti (ad esempio prodotti, mercati, aree geografiche).
Budget esso rappresenta l’espressione economico-finanziaria dei
programmi di azione aziendali, disaggregati fino ad arrivare alle unità
organizzative elementari. Attraverso questo strumento è possibile
verificare la fattibilità dei programmi di azione prescelti e formalizzare gli
obiettivi assegnati alle differenti unità organizzative.
Sistemi di reporting strumenti attraverso i quali è possibile realizzare
un confronto organico e sistematico tra obiettivi predefiniti e risultati
ottenuti.
LA STRUTTURA ORGANIZZATIVA DEL SISTEMA DI CONTROLLO
Le informazioni rese disponibili dai sistemi di budget, reporting e dalla
contabilità devono essere affidate a tutte le unità organizzative che realizzano
centro di responsabilità.
le strategie aziendali in particolar modo al
Si tratta di un’unità organizzativa costituita da un gruppo di persone che opera
impiegando determinate risorse ed ottenendo definiti risultati sotto la guida di
un dirigente che si assume la responsabilità delle azioni intraprese.
Tutte le unità che vengono elevate al rango di centri di responsabilità
costituiscono la struttura organizzativa del sistema di controllo direzionale.
PROCESSO DI CONTROLLO DIREZIONALE modalità secondo le quali,
all’interno di un’organizzazione, viene organizzata l’attività di supporto ad una
gestione razionale ed anticipatoria.
Le fasi del processo sono le seguenti:
1. Definizione dei migliori programmi di azione, strumentali al raggiungimento
degli obiettivi aziendali (fase di programmazione)
2. Definizione del fabbisogno di risorse economiche necessarie per sostenere
tali programmi; si deve inoltre assicurare la fattibilità economica, finanziaria
e tecnica (fase di formazione del budget)
3. Realizzazione dei programmi di azione prescelti e misurazione dei risultati
grazie a questi conseguiti (fase di svolgimento dell’attività e misurazione).
4. Confronto degli obiettivi prestabiliti con i risultati effettivamente raggiunti e
definizione di eventuali interventi correttivi (fase di reporting e valutazione).
Gli attori che intervengono nel
processo decisionale, in tempi e
con modalità differenti, sono:
Top management
Responsabili dei differenti
centri di responsabilità
Collaboratori dei
responsabili
Direzione amministrativa
I soggetti che vengono coinvolti nelle attività di controllo direzionale sono:
Top management: alla direzione aziendale spetta il ruolo di dare avvio al
processo e di orientarlo costantemente verso il raggiungimento delle
strategie prescelte.
Titolari dei centri responsabilità: definiscono i programmi d’azione da
intraprendere
Collaboratori dei responsabili dei centri responsabilità: essi collaborano in
caso di stile di direzione partecipato
La direzione amministrativa o il controllo di gestione: ha la “ownership”
dell’intero processo di controllo, essendo chiamata a coordinare il
comportamento di tutti gli attori.
Cap. 2
COSTI E DECISIONI: LA CLASSIFICAZIONE DEI COSTI ED IL MARGINE DI
CONTRIBUZIONE
Classificazione dei costi
I costi di beni o servizi sono costituiti dal valore delle risorse, di differente
specie, consumate per lo svolgimento delle attività che rendono disponibile
quel bene/servizio.
Essi possono essere classificati osservando le relazioni che esistono con:
Il livello di attività dell’impresa osservando il comportamento delle
differenti classi di costo al variare del livello di attività aziendale è possibile
distinguere tra: Esempi di costi variabili sono
le materie prime; tanto più alto
è il livello di attività tanto
maggiore è l’acquisto di MP.
Esse seguono l’andamento
dell’attività (dunque sono più
gestibili); al contrario i costi fissi
sono meno gestibili ed incidono
di più
Costi variabili a fronte di ogni incremento (decremento) unitario dei livelli
di attività, i costi variabili crescono (o decrescono) di un ammontare costante
(=costo variabile unitario).
Costi fissi a fronte di ogni incremento (decremento) unitario del livello di
attività i costi fissi rimangono inalterati nel loro ammontare complessivo.
Le principali categorie di costi variabili sono:
1. Costi delle materie prime e tutto ciò che serve a creare il prodotto (ad
esempio l’energia per forza motrice)
2. Provvigioni di vendita pagate a rappresentanti
3. MOD (=manodopera diretta) operai
4. Costi di trasporto
Attualmente l’unica vera categoria di costi variabili sono i riders, che vengono
pagati esclusivamente in base al numero di consegne effettuate.
La manodopera può essere considerata sia come un costo fisso che come un
costo variabile: quando è considerata un costo variabile va ad incidere sui
risultati intermedi, se considerata costo fisso incide solo sul risultato finale.
Le principali categorie di costi fissi sono:
1. Ammortamenti degli impianti e dei macchinari
2. Costi di affitto, riscaldamento, pulizia, vigilanza
3. Stipendio del direttore di produzione, del personale amministrativo e
commerciale
4. Manutenzione degli stabili
5. Pubblicità
6. Spese amministrative
Attraverso la classificazione dei costi in relazione alla loro differente variabilità,
è possibile determinare una grandezza fondamentale nell’ambito dei processi
di programmazione e controllo CONTRIBUZIONE
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Se MdC > 0 esso indica l’utile che il singolo prodotto genera. Ciò significa
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che la produzione genera valore, che viene riconosciuto dal mercato
dell’azienda. Il margine di contribuzione è fondamentale per orientare le
decisioni.
In caso di MdC < 0 si perdono soldi per ogni unità di prodotto, ciò può portare
all’eliminazione della linea di prodotto in questione.
L’oggetto di calcolo prescelto la classificazione dei costi in base
all’oggetto di calcolo assume come criterio discriminante la possibilità di
attribuire oggettivamente e senza l’ausilio di alcuna base di ripartizione
determinate classi di costo ad oggetti di calcolo prescelti (come prodotti,
unità di prodotto, canale distributivo, area di risultato, fase del processo,
attività).
La distinzione non dipende dunque dalla natura dei costi quanto dalla misura in
cui la relazione esistente tra costo ed oggetto di calcolo si riveli più o meno
immediata. Es. di costo specifico
costo di una
professoressa in
un’università
Es. di costo comune
costo del rettore in
un’università (poiché
comune a tutte le
facoltà).
Nel caso di costi comuni dunque non è immediatamente comprensibile quanta
parte di tali costi vada a gravare sull’oggetto di calcolo; comprendere ciò
richiede un’interpretazione soggettiva da parte di chi elabora l’informazione di
costo.
Alternativamente i costi possono essere divisi anche in: I costi diretti sono
costi variabili,
poiché il fattore
produttivo presenta
una relazione diretta
con il prodotto.
Le tipologie di costi diretti più ricorrente sono:
Costi diretti di produzione (MP, prodotti finiti, manodopera diretta, forza
motrice)
Costi diretti commerciali (provvigioni, sconti)
Le tipologie di costi indiretti più ricorrenti sono:
Costi indiretti di produzione (ammortamenti, costi di manutenzione
impianti)
Costi indiretti commerciali (promozione e pubblicità, costi per il personale
commerciale)
Costi indiretti amministrativi (stipendi del personale amministrativo,
consulenze)
Costi generali (costi telefonici)
Le esigenze di controllo direzionale l’attività di controllo di direzione
è definibile come “il processo mediante il quale i dirigenti si assicurano che
le risorse siano ottenute ed usate efficacemente ed efficientemente per il
raggiungimento degli obiettivi dell’organizzazione”.
Sono strumentali allo svolgimento di un’efficace attività di controllo le
seguenti classificazioni di costo: Esempi di costi
standard sono il
consumo di risorse
richiesto per il
raggiungimento di
determinati risultati
(es. il prezzo a cui si
comprano MP o la
quantità di MP
necessarie)
Ai fini dell’attività di controllo la disponibilità di informazioni di costo standard e
di costo effettivo è fondamentale in quanto consente di evidenziare gli
scostamenti rispetto ai programmi di azione predefiniti, di analizzarne le cause
e di individuare le possibili azioni correttive FEEDBACK.
I costi standard sono valori economici predeterminati in modo rigoroso per
questo motivo costituiscono uno strumento di programmazione e controllo di
carattere ripetitivo e standardizzabile.
Il processo di determinazione dei costi standard è il seguente:
1. Analisi delle caratteristiche del processo produttivo: analisi delle
condizioni di svolgimento del processo produttivo, al fine di individuare le
attività elementari necessarie per la produzione di un bene o servizio.
2. Determinazione degli standard di costo unitari dei fattori produttivi: per
ogni fattore produttivo occorre determinare il costo standard unitario.
3. Calcolo del costo standard unitario di prodotto: lo standard unitario di
prodotto è dato dalla sommatoria dei costi standard unitari dei fattori
produttivi impiegati.
STIMA
DEI
VOLUMI
DI
STANDARD
DI
PROCESSO
Sempre nell’ottica della classificazione in base alle esigenze di controllo
direzionale, sono strumentali allo svolgimento di un’efficace attività di controllo
le seguenti classificazioni:
23/09/2019
Analisi differenziale approccio metodologico per valutare la
convenienza economica di varie alternative
In azienda le decisioni vengono prese dal top management, che ha un ruolo
decisionale. Più le decisioni sono importanti, tanto più vengono delegate al
vertice. Le decisioni si suddividono in:
1. Decisioni di breve periodo (decisioni operative) nel breve periodo la
capacità produttiva e la struttura dell’azienda non possono essere
modificate. Nel breve periodo si ricerca la soluzione che consenta di
ottimizzare la capacità produttiva esistente, mediante ciò che si ha (poiché
non si può modificare).
Capacità produttiva numero di unità di produttive ottenute in un
determinato momento grazie alla struttura organizzativa e agli
impianti disponibili.
L’analisi differenziale consente di prendere decisioni di breve periodo.
2. Decisioni di lungo periodo (decisioni strategiche) si ha la possibilità di
agire su un insieme di variabili molto più ampio (ad esempio entrare in nuovi
mercati, cambiare attività, sviluppare nuovi prodotti; per questo si parla di
strategia).
In programmazione e controllo ci si focalizza sulle decisioni di breve periodo,
ovvero operative.
L’analisi differenziale considera esclusivamente ricavi e costi differenziali,
ovvero la differenza tra i valori futuri che caratterizzano i differenti corsi
alternativi di azione. Si ragiona dunque per differenza.
Si vanno a considerare le seguenti tipologie di valori:
L’analisi differenziale è fondata esclusivamente sulla valutazione comparata di
informazioni quantitativo-monetarie. Le decisioni aziendali, però, vengono
assunte integrando i dati economici con considerazioni di vario tipo: impatto
strategico, competitivo, organizzativo, commerciale delle varie alternative.
Decisioni di breve periodo (data la capacità produttiva fissa, che determina
un MIX produttivo)
1. Conviene continuare a produrre una determinata linea di
prodotto?
Non conviene produrre/vendere un prodotto se il suo MdCu è negativo,
in quanto ogni unità aggiuntiva prodotta/venduta genera una perdita
Se esistono CFS relativi alla linea di prodotto non conviene
produrre/vendere un prodotto se il suo MdC I totale è inferiore ai suoi
CFS eliminabili (ovvero se MdC I non copre i CFS eliminabili)
L’informazione rilevante per questa decisione è il MdC cessante: se il
MdC cessante (ricavi cessanti – costi cessanti) è negativo, conviene
l’eliminazione
I costi cessanti generalmente sono costituiti da costi variabi
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