Dalla diretta obbligata al format
Le emissioni televisive regolari iniziarono il 3 gennaio 1954. Il cinema si contraddistingue per uno scarto temporale accentuato fra il momento della produzione e quello della fruizione in sala, comunica per la maggior parte in differita. La caratteristica della televisione è far vedere cose lontane e farle vedere mentre accadono, ovvero comunicare in diretta. Le immagini televisive sono generate da segnali elettromagnetici che si trasmettono via etere (hertz).
La televisione opera in genere con più camere per riprendere gli elementi pro-filmici da più punti di vista. Necessità poiché il pubblico non può essere sottoposto a lungo a guardare un'immagine fissa, pena la stanchezza e la distrazione dello spettatore. La diretta è quindi la specificità che distingue la televisione dal cinema. E questa possibilità incide su quello che è il modo di operare del fare televisione: dalla fase di preparazione si passa a quella di produzione, edizione ed emissione che si fondono e ciò ha un riflesso sulla sua organizzazione.
Il cinema è sempre rappresentazione, che significa mettere in scena. I suoi significanti non esisterebbero se non ci fosse un soggetto che intendesse farne oggetto di discorso. La televisione invece, per la sua specifica proprietà della diretta, è un presentare, ovvero una riproposizione di un evento che è in divenire. Nei casi di diretta di un evento pubblico l'emittente si pone due obiettivi:
- Garantire la leggibilità del testo.
- Sostenere la referenza del testo al mondo reale.
La diretta rimase come obbligo, cioè come unica possibilità produttiva, per tutti i primi anni delle trasmissioni, fino a quando lo sviluppo tecnologico dotò la televisione della possibilità di registrare il segnale video. L'errore o l'evento inaspettato non sono un problema che possa essere di ostacolo alla diretta, poiché nella neo-televisione non disturbano più di tanto la possibilità di partecipazione dello spettatore nell'azione rappresentata. Inoltre vengono letti come segni di spontaneità e veridicità dell'azione.
L'esigenza di studiare e ideare programmi che possano essere modulati in ogni parte e ripetibili a cadenza prefissata è stato uno dei motivi che hanno condotto alla nascita dei format, ovvero programmi di misure immutabili poiché ogni piccolo elemento è stato previsto e descritto in una Bibbia e in seguito provata e valutata nei suoi effetti sul pubblico. Programmi che possono essere clonati da una nazione all'altra cambiando solo la lingua. Esistono format rigidi come i game show e più flessibili come i reality show.
Network e reti: strutture organizzative e identità
L'emancipazione dalla schiavitù del palinsesto è in virtù della liberazione di scelta offerta per esempio dall'opzione di video on-demand (VOD) o dalla migrazione sui siti Web dei programmi emessi. Qualunque sia la fruizione finale, occorre sempre pianificare una strategia della proposta di contenuti ancorata a dei principi di pianificazione e preparazione. I network dispongono di strutture dedicate che progettano, commissionano, attivano e diffondono il prodotto appoggiandosi su palinsesti che si contendono ascolti e consensi e quindi gli inserzionisti pubblicitari o il pubblico pagante nel caso della pay-tv.
Si realizza un prodotto invece che un altro, in genere perché quel prodotto è storicamente fidelizzato (Festival di Sanremo), oppure perché è basato su un format che ha funzionato bene nelle edizioni precedenti (C'è posta per te) o perché si affida ad una star di grande affidabilità e riconoscibilità. Analogamente, per la fiction si tende a puntare su racconti che il pubblico italiano metabolizza con facilità. Le strategie di marketing delle televisioni mirano a:
- Inserire utilmente un determinato prodotto televisivo in un contesto concorrenziale.
- Attribuire a quel prodotto spessore e validità nella reiterazione.
- Vendere quel prodotto ad un inserzionista pubblicitario o un pubblico pagante.
Su queste premesse, gli enti che progettano, commissionano e diffondono il prodotto varano una linea editoriale che fa capo ad una direzione strategica la quale è responsabile del brand, ovvero del profilo di quel network, e che ne alimenta contenuti con varie tipologie di programmi e con gli artisti contrattualizzati per tali programmi. RAI e Mediaset basano la loro programmazione sulle reti ammiraglie, RaiUno e Canale 5, che tendono ad essere più larghe possibile per quantità e composizione di pubblico, mentre gli altri canali vengono riforniti con prodotti coerenti con le rispettive identità di rete. L'avvento dei canali digitali e delle offerte pay ha eroso questi principi strategici e ha ridotto gli obiettivi di share: fare oggi il 20% di ascolto con un programma di prime-time su una rete ammiraglia generalista può essere considerato un buon risultato.
L'Auditel è un sistema di rilevamento statistico-matematico della quantità di sintonie televisive su un determinato programma e in una determinata fascia oraria. Lavora tramite un piccolo apparecchio chiamato meter che viene collegato a ciascun televisore e alla linea telefonica della casa di più o meno di 5200 famiglie italiane. È una società che ha lo scopo di raccogliere e pubblicare dati sull'ascolto televisivo italiano.
Insieme alla direzione strategica del network, a governare le scelte complessive è la Rete, che è la prima linea della decisione sul prodotto e che è tenuta a conoscere il proprio pubblico. La direzione di Rete deve porsi obiettivi precisi di mantenimento, consolidamento e crescita dei suoi telespettatori e a tal fine dispone di un budget annuale per finanziare i prodotti scelti. Tale budget è calcolato in base ai proventi pubblicitari generati dai propri programmi. L'obiettivo è fornire alla concessionaria di pubblicità gli ascolti previsti e negoziati con gli inserzionisti oppure vendere il maggior numero di abbonamenti al pubblico pagante al fine di raggiungere e superare il punto di pareggio, detto break even point.
Quando una Rete è generalista conta su programmi diversi per tipologia e contenuti. Una volta definiti i prodotti da realizzare, la Rete fa riferimento alle specifiche direzioni di area le quali curano e realizzano rispettivamente i prodotti di intrattenimento, fiction, news e sport. I capistruttura affidano poi il governo operativo dei singoli programmi ai produttori.
Il singolo prodotto è pensato e realizzato per essere offerto ed inserito all'interno di un palinsesto, dove vive in rapporto con gli altri programmi che si confronta con programmi concorrenti. L'obiettivo fondamentale è fare l'ascolto previsto o soddisfare il pubblico pagante, nel rispetto del budget. Il prodotto televisivo poggia su strategie di realizzazione e finanziamento fortemente pianificate che tengono conto di molti fattori. Il prodotto televisivo più che originale deve funzionare e deve essere facilmente riconoscibile deve cioè creare ascolto.
Il produttore dirige la realizzazione del programma occupandosi:
- Del parametro economico.
- Del parametro organizzativo-gestionale complessivo.
- Di tutto ciò che attiene alla realizzazione del programma fino alla consegna alla Rete e alla messa in onda.
Il produttore deve saper riconoscere quali presidi tecnici sono indispensabili o meno all'obiettivo prefissato, inoltre deve disporre di requisiti culturali e avere conoscenze economiche dirette al controllo dei costi e alla gestione dei preventivi. La pianificazione di un programma televisivo impone quindi un'analisi di fattibilità per la quale ci si pone alcune domande:
- Che tipo di programma si deve realizzare?
- Quando lo si deve realizzare?
- Quante puntate vanno realizzate?
- Come le si realizza?
- Chi lo fa?
- Quante risorse umane non artistiche (personale di produzione) occorrono?
Dalle risposte il produttore dà vita al piano di produzione, che porta a un preventivo di massima che necessita di un'approvazione da parte della Rete e che dà il via al lavoro. Da qui il piano di produzione si fa settimanale, poi giornaliero e quindi effettivo. Il produttore accompagna lo svolgersi del programma. La tipologia di programma può spaziare dalla diretta alla serie registrata.
Le risorse umane si dividono in sopra la linea e sotto la linea. Le risorse sopra la linea sono legate ai costi variabili, cioè quelle figure che vengono contrattualizzate per quella produzione. Mentre le risorse sotto la linea sono fisse, composte da personale assunto a tempo. La risorsa sopra la linea è generalmente unica, non sostituibile automaticamente. Nel sopra la linea fanno parte:
- Cast - conduttore, artisti fissi e artisti ospiti.
- Personale artistico – autore capo-progetto, autori, regista, scenografo, costumista, direttore della fotografia, coreografo e corpo di ballo.
Il conduttore è fondamentale, poiché una notevole parte del prodotto televisivo poggia sul contributo dell'artista che lo regge. In particolare nei game show occorre che il format sia forte, cioè che il meccanismo funzioni di suo per concatenazione e ritmo delle fasi di gioco. La rivoluzione digitale impone che i futuri prodotti siano quanto più possibile multipiattaforma, ovvero fruibili su più terminali.
I contratti quadro, ovvero di esclusiva e pluriennali, sono redatti per togliere gli artisti alla concorrenza e per poter contare su di loro, anche prima di aver deciso a quali programmi destinarli. Il duo formato dal cosiddetto clown bianco, che entra in scena mostrando di voler fare qualcosa di artisticamente alto, e il clown scoordinato, che rompe ogni tentativo del collega, sono la coppia di artisti più apprezzati dal mercato e diventano determinanti per la composizione dei palinsesti. Sono anche gli artisti che gli investitori pubblicitari prediligono per la loro capacità di aggregare pubblico e garantire gli ascolti.
Gli artisti liberi vengono contrattualizzati di volta in volta, quindi non in esclusiva, e non vengono più scelti a priori ma proprio per supportare una singola trasmissione. In questo campo troviamo la più svariata tipologia di personaggi, noti e meno noti. È regola avere il conduttore prima della singola produzione e che questa si adatti alle caratteristiche del personaggio chiamato a condurla.
Scrivere un prodotto televisivo vuol dire fare in modo che questo prodotto, per come è pensato, per le risorse umane e materiali che ha a disposizione, possegga il massimo della comprensibilità e raggiunga il massimo possibile di attenzione e fascinazione presso un pubblico. L'autore televisivo trova sempre prima uno schema di racconto (format) e un artista per cui scrivere. L'autore televisivo: conosce, prende atto, scrive e realizza. Deve avere molta curiosità per tutto ciò che lo circonda, deve informarsi, navigare, comparare, selezionare e scartare quello che non gli viene buono. Spesso si viene chiamati a fronte di un prodotto già pensato e realizzato in altri paesi. L'autore deve scegliere il tema di puntata, selezionare gli ospiti, costruire le domande da rivolgerle, scalettare lo sviluppo degli argomenti, ricercare immagini e iconografia, realizzare contributi video e musicali, scovare curiosità. L'autore sta in studio e fa il programma assieme all'artista conduttore.
È sempre nella sua scrittura e nell'adesione del conduttore a questa scrittura che il prodotto fonda gran parte delle proprie chances di successo. Nel 1962 si accende il Secondo Programma chiamato Rete 2 dopo la riforma del 1975 e ora RaiDue. Il nuovo canale decolla con l'informazione del TG. Con Mixer inaugura un genere televisivo sconosciuto fino ad allora che oggi viene definito infotainment, mescolando spettacolo, musica, sport e moda attraverso vari segmenti affidati a personaggi di riferimento. Nel 1976 nasce L'altra domenica su Rai 2 contro la domenica istituzionale di Rai 1 con Domenica In.
Il direttore di produzione costituisce il completamento del lavoro del produttore. È responsabile della troupe tecnico-logistica alla quale appartengono i cameramen, i tecnici audio e video, macchinisti ed elettricisti, tecnici RVM, assistenti di studio, di regia e di produzione, editor di post-produzione oltre che costumisti, reparto sartoria, truccatori, parrucchieri, scenografi, redattori, consulenti musicali, operatori grafici, tecnici dell'emissione. Il ruolo richiede un'attitudine al problem solving e familiarità con la natura contabile del controllo costi. L'assistente di studio è quella figura con le cuffie che tiene le comunicazioni fra la regia e la scena, trasferendo alla scena quel che il regista gli dice. Sarte, truccatori e i parrucchieri diventano indispensabili quando in particolare nelle dirette bisogna provvedere in scena, nei secondi di pausa, alla sistemazione degli artisti.
Scenografi e costumisti. Il direttore della fotografia è colui capace di attenuare occhiaie e piccoli difetti di postura oppure esaltare sguardi e sorrisi grazie al potere delle luci di studio.
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