Le unioni bullonate
Premessa
Abbiamo esaminato tutti gli elementi del capannone. Questi si realizza «accoppiando» (unendo) tra loro elementi prefabbricati. Questi punti di unione sono delicati. Un buon progetto si vede dunque dall’esame delle zone di collegamento.
Collegamenti
Un buon collegamento deve:
- Garantire il buon funzionamento della struttura
- Garantire aderenza a schema statico
Per ottenere questi due requisiti occorre privilegiare la semplicità. Infatti un’unione semplice:
- È facile da capire e valutare
- È facile da realizzare (dunque, anche in cantiere, sarà eseguita proprio come l’abbiamo progettata)
- È rapida da eseguire ed economica
Oggi, le connessioni sono di 2 tipi: Bullonate e Saldati. Prima, c’erano anche unioni chiodate e incollaggi.
Unioni bullonate
PRO: sono meno critiche, cioè è più facile che vengano eseguite bene
CONTRO: possono creare "indebolimenti per foratura"
Unioni saldate
PRO: non "indeboliscono"
CONTRO: sono più critiche, perché, se non è eseguita correttamente, l’unione può funzionare davvero male. Dunque queste unioni sono eseguite solo da esperti saldatori.
Conseguenza: Le unioni saldate sono quelle eseguite in officina, quelle bullonate in cantiere.
Criterio di scelta
Unioni bullonate
Il bullone è fatto così: La parte terminale ha la filettatura. Essa riduce la sezione.
Dunque:
- Sezione nominale: AB
- Sezione ridotta: AB RID
Occorre che la parte filettata cada oltre gli elementi da giuntare: O, se ci entra, la normativa ci dice che questo non può avvenire «oltre un certo livello».
L'unione è fatta così:
- Vite con testa esagonale
- C gambo in parte filettato
- Foro > Vite (leggermente)
- Dado
Foro - Vite: tolleranza. Da essa dipendono i "giochi" della vite.
La norma del 2008 dice:
- Toll < 1 mm se D vite ≤ 20 mm
- Toll < 1.5 mm se D vite > 20 mm
Funzionamento
Quest'elemento è il tavolo e tiene fermo il bullone. Gli si applica una coppia torcente Mz. ↑ Mz → ↑ Tens normale a cui è soggetto il gambo, e si può rompere. Per questo la normativa ci dice quanto dev'essere la coppia di serraggio per:
- Creare un'unione salda
- Non creare eccessivo sforzo normale, ma mantenerlo entro un certo valore
Dunque: Cs → Ns → σns (Tens di traz nel gambo della vite) (σns è un valore altissimo! σns ≈ 0.80 fyk)
Il serraggio pone in trazione la vite. Gli elementi, invece, sono compressi: Se Fa è troppo grande, posso rompere la vite. Noi non misuriamo Fa, ma la coppia di serraggio Cs. Supponiamo che le pareti non aderiscano al gambo e si applichi una forza F.
Andamento dell'unione
Vediamo l'andamento possibile:
- Fin qui si comporta come un pezzo unico Ff
- Da qui in poi l'unione scorre. La lunghezza del tratto dipende dal gioco d'accoppiamento vite-foro
- ΔL/L Se le aste sono doppie: Ora vediamo come si comporta l'unione. Via via che F cresce (per F > Ff), il gambo viene impegnato a taglio e questo produce deformazione…
Impegno a taglio in campo elastico della vite. Impegno a taglio in campo plastico della vite. In B si aggiunge lo snervamento. Poi la vite si rompe. Possiamo valutarne la resistenza con questi due valori:
L'unione ad attrito è di qualità superiore perché è più rigida.
Diagramma carico-scorrimento di una unione bullonata
Nel diagramma è facile riconoscere quattro rami, corrispondenti ad altrettanti diversi comportamenti dell’unione:
- Questo ramo è praticamente verticale perché lo scorrimento è quasi nullo al crescere del carico: la forza Si viene interamente trasmessa per attrito fra i piatti collegati;
- Nel punto A ha inizio il superamento della resistenza d’attrito: i pezzi collegati subiscono uno brusco scorrimento, fino a quando il gambo del bullone non entra a contatto con l’anima del foro (punto B). N.B. tra il gambo e il bullone c’è una differenza fissata dalla normativa: i fori in cui si inseriscono i bulloni devono avere un diametro d pari a d + 1,0 mm per d ≤ 20 mm, d + 1,5 mm per d > 20 mm;
- Questi valori sono più piccoli se non è consentito un assestamento dell’unione sotto carico;
- Lo scorrimento è praticamente proporzionale: si annota, il bullone si deforma elasticamente; in C termina la fase elastica e inizia una fase plastica con grandi scorrimenti per piccoli incrementi di carico, fino ad arrivare alla rottura dell’unione;
Il grafico si può interrompere anche prima, se il profilato si rompe prima della vite.
Rifollamento
Può succedere che, applicando una forza F, si rompano gli elementi da unire prima del bullone! Ma può anche rompersi la piastra di collegamento. Se l'elemento è robusto, va in crisi con il gambo del bullone! Ovvero, il foro si «ovalizza», o, come si suol dire, si ovalizza, o si rifolla.
Verifiche da eseguire
Nell'unione bullonata vanno verificati 3 elementi:
- Vite: Attrito, Taglio
- Elem uniti: Profilati indeboliti, Piastra
- Rifollamento
Verifica di rifollamento: Verifichiamo i singoli elementi: N°1 N°3.
Ebbene σAIF(ollamento) = Fi/Dti. Es Caso 1: F1 = F/2 ⇒ σAIF = F1/Dt1. Deve risultare: σAIF = Fi/Dti < σAIF limite = αγ/γ. Dove α è un coeff > 1. Il suo valore è: α = aD. α < 2.5. Dev' essere: a > 2D. Ps E γ? γ = 1.5 per T.A.
Nuova normativa NTC 2008
Azione resistente: Rb,RD = KαcftkDt/γM2 (Lo vedremo dopo) ftk (piastra o profil) D (diam vite) t (spessore. piastra o profil) K e αc dipendono dalla geom. dell’unione. αc = f(distbullone-bordo) ↑ dist ↑ αc ma αc ≤ 1. K = f(distanza bulloni tra loro ortog forza) K ≤ 2.5
Azione sollecitante Fb,ED = F⊥F/2. Rb,RD ≥ Fa,ED
Verifica elementi indeboliti e piastra
Dunque: ≤ Es 1 Es 2 Es 3. Talvolta, per evitare indebolimenti, i fori sono sfalsati.
Arid = A - max
Ovvero: max. Nella piastra, invece: Inizio azione. Fine: Lo sforzo è passato. Tutto quanto alla piastra: dopo, l’azione si diffonde. Allo stesso modo sulla piastra. L’azione si diffonde così: Op: Fb. Se la piastra finisce prima.
Questa zona è quindi irrilevante ai fini della trasmissione!
Ps I coni di diffusione possono spesso sovrapporsi, ma la norma prescrive di non tenerne conto. Es 3 D Resistenza Bullone. Dalla bullonatura, determino l'azione sul singolo bullone.
Verifica sul bullone
Sol < ResistPrimo passo: Usiano criteri elastici Trascur gli effetti della toller elem o: rigidi nel piano di giunzione. La forza è nel baricentro! o meglio: passante per G, nel suo pianoPer ipotesi, ci sono moti rigidi della stessa quantità. Essendo in campo elastico: Fbc = ηke. La forza che il bullone esercita sulla piastra KE = he : Area bulloni.
La quantità che non ci interessa Ris, FΦ = ∑η KE = N° bull x η x KE. Dunque: FΦ = Ris, FΦ. In questo caso, i bull sono ugualmente sollecitati Ris, FΦ agisce nel baric delle aree. P.s. e se la forza è generica? Ovvero, non passa per il baric delle aree.
F' = F + C dove C = F ⋅ e. La coppia produce una rotazione attorno a GB. GB è fermo. Ce lo dice il teorema di Betti. L₁₂ = L₂₁ F: ηGB₂ = C·φGB₁ Poiché φGB₁ = 0 ⇒ ηGB₂ = 0. Dunque: ηB = ψ pi. Le forze sono orientate nel medesimo modo. Ma l'intensità è:
Cris ∑i=1N Fbiρi = ∑i=1N keψρi² = keψ ∑i=1N ρi²
Fbj = Cris / ∑ρi² ρj. Conclusione: Le viti più sollecitate sono le più distanti. Fbi e Fbj si compongono vettorialmente.
EsF' La più sollecitata è la 4. La meno è la 1. Fase 2 Bullone con il max Fb. Una tabella raccoglie i vari γNtc 2008:
Resistenza a taglio δM γM2 = 1.25. Resistenza ad attrito S.L.U. γM3 = 1.25. S.L.E. γM3 = 1.10. Precarico Fp (sforzo serr) γM3 = 1.10.
Resistenza a Taglio: Fb = Fv,ed. Fv,ed = Fb / 2. Ebene, Fv,rd = Ente Resistente Fv,rd 0.6 ftb Ab / γM2 (Filettat Fuori Dall'Unione) 0.5 ftb Arid / γM2 0.6. Fv,ed < Fv,rd.
Vecchia normativa
Icb = Tu / Abi ≤ Icb lim. La vite è sottoposta anche a sforzo normale (ob / oblim)² + (cb / Icb lim)² ≤ 1.
Continuazione
Mancano ancora:
- Verifica a punzonamento.
- Verifica ad attrito.
Verifica disposizione viti
Come disponiamo le viti? Ce lo dice la norma. Se le viti sono troppo vicine (al foro o tra loro) → Indebolimento.
Dunque:
- L3 L7 L2 2 ⟹ Forza L1, P1, L2, P2 min⟹// Forza
E neanche troppo lontane: Alcune zone sono "fuori pinza" e quindi ci può essere distacco e sollevamento della zona.
- E.g L1, P1, L2, P2 MAX
Conclusione:
- Minimi L1, L2 > 1.2 Do (Diam vite)
- P1 > 2.2 Do
- P2 > 2.4 Do
Massimi P1, P2 < min200 mm4 t min elemgiuntati. L1, L2 hanno limitazioni solo se l'unione è esposta a fenomeni corrosivi. In quel caso: L1, L2 < 40 mm + 4 t min. Se l'unione è compressa, c'è un ulteriore verifica, che permette di non eseguire una verifica specifica di instabilità: P ≤ 9 t min · e.
Vecchia normativa
P1 ≥ 3 Do. P1 ≤ 15 tmin vite; Elem compressi - Elem tesi - a1 ≥ 2 Do; a1 ≤ 6 tmin; 9 tmin; a2 ≥ 1.5 Do; a2 ≤ 6 tmin; Bordo stand - 9 tmin; Bordo irigid.
Dove E = √235/σy. Ci sono poi altre unioni, in cui le forze non agiscono nel piano, ma ortogonali al piano d'unione. Ora, nelle verifiche, si prescinde dallo sforzo normale di serraggio. Prima che si rompa la convess, le due piastre si separano, e dunque è come se la vite si dimenticasse dello sforzo di serraggio. Ft, ed = sforzo traz singola vite (solo). Ft, ed ≤ Ft, rd dove Ft, pd = 0.90 · Arid. Questo se c'è solo trazione. Se c'è anche taglio:
Fv, ed + Ft, ed < 1 / Fv, Rd Ft, Rd 1.4. Stavolta, se c'è N, occorre eseguire la verifica "A punzonamento". Dobbiamo verificare che la testa della vite o il dado non rompano i pezzi metallici.
Bp, Rd = 0.6 t Dm tp ftk / γM2. Diam medio testa vite o dado. AS N > 0, la vite non lavora a compressione.
Unioni ad attrito
Le Fb max si calcola allo stesso modo, ma la verifica è diversa. Nascono delle azioni di attrito. Se sono > Fext, l’unione è in esercizio. Fmax > μN; per sicurezza metto ¾.
Anche qui:
- 1 superf d’attrito
- 2 superf d’attrito
In questo caso: FS,RD = ns · μ · Fpc / γM3. Dove Fpc = 0.70 fbd t Ares / γm7 (1.1 o 1.0 se il serr è controllato).
Se c’è anche Next > 0, FS,RD = nsμ (Fpc - 0.8 Ft,ed) / γM3.
Ebbene FS,RD ≥ Fmax*2.
Vecchia normativa
Vf = n · μ ÷ γf (NP). Lo sforzo norm tra i piatti. NP = Nserr - Next. Se Next = Nserr non c'è più resistenza d'attrito! Questo non avviene mai! Da norma: Next ≤ 0.80 Ns γf = 1.25. Ns - Next = sforzo netto; (Se Next < 0 => non ne tengo conto). μ = 0.3-0.45 per superf particolarmente trattate.
Unioni flangiate
Flangia "Flange". Se c'è una componente di taglio, l’unione si comporta come visto prima.
Il gambo della vite si inflette. La vite non è resistente a flessione. Quindi, per salvaguardare la vite, occorre limitare l'inflessione della flangia. La flangia dev'essere infinitamente rigida ⇒ conservazione sezione piane. Si può usare la teoria di Navier. Dunque: Se N/σ la sez. resist. sono solo i gambi delle viti. Se N/σ è la sez. della flangia. N/σ ⇒ op₁: ad ogni bullone va op₁. op₁: N/σext; sulla flangia è ∅; nAres. Se N < 0 sulla flangia Next; Nflangia Sui bulloni N = 0; Abbiamo solo trazione o compressione sono soltanto quando N passa per il baricentro dell'unione.
E se c'è un momento flettente: Parte è tesa e parte è compressa. Occorre trovare N: Le tensioni sono lineari: I bulloni li mettiamo solo dove c'è trazione. Se c'è solo M → Asse neutro baricentrico. Dunque: J = by² / 2 + ∑(di-y)Abi ; ∑(di-y) Abi Bulloni tesi.
J = b l³ / 3 + ∑(di-y)² A bi Bulloni tesi. Dunque: Op = M/3 ⟹ Flangia. Opl = M/3 (Di - y) Bulloni. Fed = ⟹ Ab. Se ci sono N ed M ⟹ L'asse neutro non è più baricentrico. Eσ. È comunque possibile trovare l'asse (Noi non entriamo nel merito). L'area resistente avrà: A
Op = N/A - M/A ⟹ /3. Opl = N/A + M1/A (Di - y)/3.
Esempio
N1 N2 N2 ≠ N1
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