Lezione del 18-19/10/21
Prof.ssa Serafina Pastore
Il progetto nasce tutto da un’idea che deve essere d’effetto, deve provocare un cambiamento, deve essere innovativa.
Cos'è la progettualità?
La competenza su cui noi studenti dobbiamo lavorare. Pensare-organizzare e agire è tutto finalizzato, c’è una pianificazione e razionalizzazione.
La pianificazione è solo una sequenza di fasi che mira al raggiungimento dell'obiettivo, senza margine d'errore, mentre la progettazione è tutt'altro. Si può anche non ottenere l'obiettivo che ci si era prefissato, poiché bisogna contare l'imprevisto e l'errore (questo accade in educazione).
In ambito educativo
Si tratta di due competenze specifiche che vanno coltivate. Progettare è un concetto polisemico. Etimologicamente, deriva dal termine tardo latino proiectare, composto da pro (avanti, oltre) e iactare, forma intensiva di proicere (gettare, ma anche seminare) e significa "gettare in avanti" il pensiero per pensare un’azione possibile, ma anche "seminare" per raccogliere in seguito dei frutti, predisporre un piano di azione per attuare un’idea di cui si intravvede una possibilità di attuazione o per risolvere un problema.
Per definizione la progettazione si colloca in un’area intellettuale meta-disciplinare ed è una specifica modalità di pensare, organizzare e agire che, in un campo strutturato d’azione entro cui siano visibili scopi, risorse e vincoli, consente di ordinare idee, conoscenze e informazioni; finalizzare e organizzare l’azione seguendone il corso; valutare i risultati conseguiti. È intimamente connessa con la dimensione dell’intenzionalità, della responsabilità e della previsionalità.
Perché è connessa all’intenzionalità, alla responsabilità e alla previsionalità?
Perché nel progetto c'è una mia idea, una mia intenzione, ciò che voglio realizzare, raggiungere, agire per un fine. Allo stesso tempo mi prendo le mie responsabilità e devo prevedere sia i buoni risultati che i possibili errori.
Politica
- L’intervento che raggiunge la massima estensione applicativa, a prescindere che sia pubblica o privata (una politica statale o una aziendale) ha sempre una natura simbolica e genera programmi direttamente "progetti".
- Quando la politica è pubblica, oltre ad avere in posizione dominante la presenza di un’autorità pubblica, ha un’estensione applicativa pari a quella dell’area politico-amministrativa di riferimento di tale autorità (nazionale, regionale, o comunale).
Es. di politica: politiche educative, politiche di famiglia-lavoro, politiche del welfare, politiche migratorie ecc.
A volte le politiche hanno effetto immediato, altre invece non producono effetti o producono un effetto perverso (es. studente al liceo, si parlava di AIDS, quando i soggetti non collaborano e non c’è coerenza, anni 90, il ministro dell’istruzione era una donna spiccata-cattolica, voleva mutare l’argomento perché era un tabù, per effetto di contrasto si è parlato ancora di più di quell’argomento. Un altro esempio era la campagna sugli evasori fiscali, molto complessa, era basata sui parassiti (acaro) per paragonarli all’evasore fiscale (pratica sociale), poco dopo tempo non è stata più pubblicizzata.
Programmazione, pianificazione, progettazione
- Il programma può indicare:
- Una progettazione delle attività di intervento
- Programmazione, tempificazione di un intervento
- Insieme generatore di specifici progetti
- Intervento sociale di tipo processuale per lo più legato ai servizi alla persona
- È un insieme di ipotesi di azione in risposta a problematiche sociali ed educative più ampie, con tempi di svolgimento medio-lunghi.
Pianificazione, programmazione: la sottile differenza
- Pianificazione corrisponde all’intero processo concettuale e operativo del piano, i macro-passaggi, dall’individuazione del problema e degli obiettivi, le attività, fino al controllo dei risultati. Una volta che ho pianificato, devo cominciare a riempire quelle fasi in dettaglio con la programmazione, stabilire chi fa, che cosa e quando.
- Programmazione è una fase del piano e consiste nello strutturare gli aspetti organizzativi traducendo in programmi specifici i principi generali e le linee politiche di pianificazione (progetti).
Progetto
- Unità minima di un intervento. (La prof non è d'accordo.)
- La caratteristica del progetto che è finito, è chiuso, è completo al suo interno, ha una reazione diretta e concreta. Ha elementi specifici caratterizzati da forte coesione e coerenza (armonia), significa che le fasi devono essere collegate, obiettivi specifici, da un’organizzazione indivisibile e da una gestione unitaria delle sue attività.
- Il progetto deve essere sostenibile.
- È un dispositivo metodologico, ci sono modi diversi di scrivere e realizzare un progetto.
- Intervento: è la fase esecutiva di un programma o di un progetto, vale a dire la sua concreta realizzazione nel contesto definito e, nello specifico, ciò che viene effettivamente valutato. Ciò che si realizza e si valuta. Es. all’interno delle politiche di gestione dell’emergenza sanitaria, un probabile intervento sarebbe un intervento di sanificazione, deve portare degli effetti e deve essere valutato.
Progettualità
"Un’attività intellettuale e operativa di trasformazione di situazioni date in situazioni desiderate, nella quale gli scopi che il progetto si prefigge di perseguire rappresentano un criterio organizzatore e di orientamento di importanza cruciale, mentre gli altri elementi caratterizzanti l’azione progettuale sono costituiti dalla delimitazione del campo di intervento, dalla ricognizione delle risorse e dei vincoli, dalla realizzazione di azioni specifiche e dalla valutazione dei risultati conseguiti."
Tale formulazione è arricchita da un’ulteriore elemento che è il concetto di razionalità che costituisce l’essenza di ogni discorso progettuale e di ogni possibile metodologia della progettazione. H. Simon.
La razionalità assoluta e la razionalità limitata
Lezione del 25/10/2021 – Progettazione: in genere abbiamo una politica e questa ha un orientamento. Può essere macro o un po' più piccolo, è un quadro generale che intende risolvere una serie di problemi che si sono presentati in una situazione. Nel momento in cui abbiamo questo quadro generale dobbiamo scendere in maniera progressiva verso l’intervento che andremo a fare.
Progettazione è un campo trans-disciplinare caratterizzato da determinati aspetti che permette di realizzare un’azione razionale e prevedibile nel senso che può essere monitorata.
Pianificazione è la fase intermedia e serve a capire quanto tempo voglio impiegare e quali sono le macro-azioni che voglio utilizzare e che devono essere programmate.
Nel passaggio dalla politica all’intervento c’è l’elemento che oggi vedremo: il Progetto.
A seconda di quelli che sono i campi di applicazione, il progetto può avere modelli differenti. Anche la scrittura e la comunicazione del progetto sono importanti perché devo rendere il progetto leggibile per tutti e serve a capire che cosa si vuole fare.
I modelli di progettazione che esistono in letteratura hanno questi due modelli: 1) Razionalità assoluta (ingegneristici) e limitata (dialogici).
Il concetto di razionalità e informazione
- Assoluta: dice che l’informazione è sempre disponibile ma questa cosa non è sempre vera. A volte si può aver bisogno di rifarsi al proprio intuito.
- Limitata: non è detto che io la ottenga subito. Il che significa che se mi oriento in questa prospettiva è probabile che la finalità venga sistemata in corso d’opera.
Razionalità e obiettivi
Nell’assoluta non sono modificabili. Sono chiari e preliminari ad ogni azione.
Nella limitata: possono essere modificati in quanto hanno contorni sfumati.
Esame delle soluzioni
Sono tutte quelle alternative, soluzioni, azioni che il progettista tiene in mente per poter realizzare quella che è la finalità. È come il ventaglio di alternative.
- Assoluta: non si cambia, sono definite esclusivamente in funzione degli obiettivi. Tutte le soluzioni possibili sono esaminate simultaneamente e prima della decisione.
- Limitata: le soluzioni individuate sono in funzione di programmi elaborati in anticipo: esse sono successivamente ri-analizzate sia in funzione di considerazioni esterne al problema sia nel caso di necessità di elaborare nuove decisioni.
Decisione
- Assoluta: è simile ad un’analisi costi-benefici che ha come punto di riferimento principale gli obiettivi definiti in anticipo.
- Limitata: c’è scritto gioco politico, siccome non posso essere sicura al 100% di quello che otterrò, cerco di massimizzare, non raggiungo il 100% ma mi avvicino. Le variabili non sono sempre tutte controllabili.
Esecuzione
- Assoluta: crollasse il mondo si va avanti. Nel caso dell’educazione questo può valere fino ad un certo punto. Perché durante l’intervento le nostre aspettative possono cambiare.
- Limitata: si ha la possibilità di modificare in corso d’opera, ma questo non è sempre semplice.
Allora qual è il migliore? Dipende da quello che voglio fare. Bisogna cercare il modello che fitta meglio.
Per approfondire
Leggere la scheda 1.3: Artefatto, fatto ad arte. Creato appositamente per un determinato scopo. Noi siamo circondati da artefatti. Parliamo di oggetti materici: vestiti, sedie ecc. Essi sono fatti appositamente per realizzare determinate cose. Gli artefatti sono caratterizzati dall’intenzionalità: sono cioè il risultato di azioni intenzionali.
L’idea di artefatto ci rimanda all’esempio di Galilei e alla costruzione del telescopio. È uno strumento che serve per arrivare dove l’occhio umano non arriva.
Gli artefatti possono essere:
- Oggetti (materiali come un motore)
- Processi (oggetti immateriali, processo produttivo o percorso formativo)
Gli artefatti non solo materiali ma anche cognitivi. L’artefatto cognitivo è un artefatto particolare, definito come: dispositivo artificiale concepito per conservare l’informazione, presentarla o trattarla al fine di assicurare una funzione rappresentativa e influire sull’attività cognitiva umana.
Nella prospettiva della cognizione distribuita gli artefatti sono intesi come dispositivi tangibili esterni, non mentali, che consentono di superare i limiti della capacità di elaborazione simbolica della nostra mente. L’attività cognitiva è pertanto distribuita tra cervello e ambiente esterno. Quindi i dispositivi possono essere tangibili o meno come i modelli.
Chi progetta non fa altro che immaginare quello che vuole realizzare. Quando parliamo di progettazione, parliamo di tutto quello che faccio per concretizzare un’idea, quindi realizzo un artefatto.
Artefatto
Entità ideata per raggiungere scopi. Tra le due immagini l’artefatto è il fermacarte, nato per fare quello. Il sasso non è nato per quello ma lo potremmo utilizzare per fare quello.
Possiamo distinguere tra artefatti materici e quindi tutti gli oggetti che ci circondano. Possono essere anche immateriali come il progetto produttivo o un percorso formativo.
Quando parliamo di progettazione e di ciò che abbiamo nella nostra testa, abbiamo bisogno di dispositivi. Questi dispositivi possono essere esterni però possono essere anche non tangibili, non materici, per esempio i modelli. Sono artefatti cognitivi che non sono sempre necessariamente fisici.
Il modello è una cosa con cui ha a che fare sempre il progettista. Posso avere i plastici, la cartina geografica ecc. però ci sono anche i modelli di vita es l’essere vegetariano, buddista ecc. Ci sono anche i modelli matematici. I social che noi utilizziamo hanno dietro un sistema di logaritmi. I modelli servono e ne abbiamo bisogno perché descrivono o rappresentano qualcosa di diverso da sé o che è da realizzare. Funge quindi da supporto per la nostra attività progettuale.
Ci sono delle regole da seguire e conoscere i modelli serve perché in futuro sappiamo che il modello fitta meglio rispetto al target e l’obiettivo da raggiungere. Questo ci insegna che la nostra azione non è mai improvvisata e che nel fare attività di progettazione il modello è un alleato.
La modellizzazione è correlata alla competenza progettuale. La progettazione richiede una conoscenza preliminare dei concetti di base che ricorre nelle diverse proposte ed è utile per descrivere, in termini generali e indipendenti dal dominio di applicazione, sia i problemi di progettazione, sia lo stato in cui può trovarsi il progetto di progettazione. Significa che impariamo a gestire il linguaggio della progettazione. Progettare non è solo scrivere il progetto, è tutto quello che c’è a monte.
Concetti base
L’obiettivo ha un focus diverso rispetto allo scopo. Con l’obiettivo parliamo di tutto quello che guarderò e farò per arrivare a ciò che io devo realizzare.
Vincolo
Variabili che devono essere considerate che possono essere esterni o interni (io stessa che mi do dei vincoli). Sono le condizioni e mi aiutano a comprendere quanto è fattibile quello che io voglio realizzare.
Alternativa di progetto
Sono il “piano B”, tutte quelle azioni o strategie che io penso prima ancora di partire sul campo, possono fungere da ciambella di salvataggio se le cose non vanno come pensi, ma si pensano prima e non quando qualcosa è già accaduto. Non parliamo di valutazione dei rischi, è qualcosa a cui penso in maniera previdente. Può essere che io non le utilizzi ma io devo essere preparato. Più che del rischio possiamo parlare di eventualità. Se io ho realizzato un progetto educativo e le persone rispondono bene e in anticipo, non è un rischio ma è quella che viene chiamata benedizione, quindi non è una cosa negativa, dunque si ottimizzano i tempi.
Descrizione del progetto
Come noi lo presentiamo.
Lezione del 26/10/2021
È importante conoscere i modelli di progettazione e saperli differenziare in base agli approcci teorici di riferimento e attuare la progettazione (attività progettuale di ideazione di ciò che voglio realizzare, cioè la creazione di un artefatto che può essere materiale o immateriale). Non sono modelli prescrittibili ma orientano la nostra pratica. Dagli anni 60 in poi gli studi sulla progettazione si sono diversificati, ampliati e sono diventati sistematici. La progettazione era intesa in maniera meccanica.
Per fare una buona progettazione è bene fare una buona analisi
Serve a comprendere il problema e fare la previsione rispetto a quelli che sono scopi, obiettivi e vincoli da soddisfare. Se l’analisi è ben fatta e si rileva bene il bisogno, lo scopo va a specchio e una volta rilevato lo scopo vado a rilevare gli obiettivi.
Devo fare poi sintesi che è intesa come elaborazione delle possibili soluzioni cioè le azioni, le strategie attività che io intendo realizzare per raggiungere i miei obiettivi.
Infine, c’è la valutazione cioè la valutazione di quale soluzione va meglio in relazione a scopi e obiettivi.
Questo modello, elaborato da Asimon, è stato criticato perché era il frutto di una concezione estremamente razionale e scientifica. Era abbastanza rigido perché prevedeva solo: Si chiama modello base perché queste tre fasi ci sono sempre, in qualsiasi progettazione. Nel modello originario si seguiva la scansione temporale. Dagli anni 70 in poi si è sentita l’esigenza di retroagire, cioè rivedere e sistemare le varie fasi.
Nel modello originario si proseguiva per ordine, successivamente l’ordine poteva essere anche cambiato.
Esempio di analisi del contesto: È stato realizzato un progetto per permettere alle donne di poter prendere parte alle carriere scientifiche. L’analisi in questo caso è stata presa dalla letteratura e altri progetti se presenti. L’analisi è la fase di conoscenza.
Valutazione ex ante
Dopo essersi fatti un’idea dell’analisi ci permette di rilevare se effettivamente è così o meno. Per esempio: nel personale over è importante capire come agire e se modulare ore di lavoro o altro.
Elaborazione degli obiettivi
Pianificazione del percorso: elaborare e stabilire in maniera più precisa quali saranno obiettivi, e attività didattiche e si fa il monitoraggio (le azioni proseguiranno così in modo tranquillo o saranno controllate man mano in campo). È probabile che alcune fasi non siano state ben inserite nel progetto o strategie non siano.
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Paniere Progettazione e valutazione
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Progettazione e valutazione
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Progettazione didattica e didattica speciale
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Progettazione e valutazione