Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Quali strategie per la risoluzione del problema?

Si tratta quindi di:

• gestire la ricerca: organizzare i collaboratori, attrezzare gli eventuali locali (p.es. per il focus

group), selezionare e invitare determinate persone a partecipare, e così via;

• a livello metodologico la nostra unica preoccupazione è di fare bene le cose; molto spesso , si

tratta di un problema di VALIDITÀ e AFFIDABILITÀ delle nostre procedure di indagine;

• ormai - a questo punto della valutazione - i giochi sono fatti; una corretta gestione e applicazione

delle tecniche ci consente di sostenere adeguatamente le argomentazioni valutative, le risposte

alle domande iniziali, e quindi a confidare nel reale uso della valutazione.

3.2.9. Uso della valutazione

L'uso non dipende solo dal va1utatore, poiché i dati trovati e il rapporto di ricerca che li descrive sono di

proprietà del committente; ma forse il valutatore può cercare di far qualcosa per un maggiore e migliore

uso del suo prodotto.

Il valutatore, che deve cercare di stimolare sin dalla fase del mandato un uso opportuno della valutazione,

che deve poi sostenere evitando tecnicismi oscuri. Scrivere un rapporto di valutazione chiaro e

comprensibile è un dovere del valutatore.

In quest'ultima fase del disegno mettiamo anche l'attenzione alla disseminazione dei risultati, e alla

cosiddetta "metavalutazione", ovvero la valutazione della valutazione stessa (è stata fatta bene? Si sono

impiegate le tecniche adeguate?).

Come ultime riflessioni generali quindi propongo:

• a livello gestionale la capacità comunicativa è un elemento strategico ed essenziale;

• a livello metodologico indico solo la capacità di sintesi, che è una capacità essenziale nella

ricerca, e in quella valutativa in particolare.

• nel reparto delle connessioni segnalo una retroazione al mandato: ciò che abbiamo fatto deve

essere utilizzato con riferimento ai bisogni del committente, e al mandato pattuito, non alle

fantasie del valutatore.

3.3. Una piccola conclusione

Queste nove fasi della ricerca valutativa non devono essere intese come prescrittive. Non si tratta di nove

elementi di una procedura, ma di nove "luoghi di attenzione", di nove aspetti sui quali concentrare il

nostro pensiero per impedirei di fuggire via.

La valutazione è una responsabilità, non è una procedura asettica standardizzata.

La valutazione è ricerca e quindi necessita di argomentazioni e di un pensiero attento.

La valutazione nasconde insidie, non è sempre priva di conflitti e di trappole.

Senza un “disegno” non si hanno bussole si lavora per tentativi, si va da qualche parte ma non si sa dove

né come si è arrivati lì.

4. Mappa delle tecniche di valutazione

4.1. Le tecniche sono solo protesi 22

Nella ricerca sociale e valutativa le tecniche sono protesi: servono solo a raccogliere informazioni - ed

elaborarle nel formato che più ci sembra idoneo ai fini del nostro lavoro.

A questo punto io- in quanto esperto - devo fondare la mia analisi su dati e informazioni che siano

riconoscibili da tutti

Lle tecniche sono Solo Protesi: quello che importa veramente è il nostro pensiero, la nostra capacità

argomentativa, che si appoggia su tecniche e sui conseguenti dati costruiti nel modo più opportuno.

4.2. Strategie di ricerca valutativa

Una confusione diffusa non solo fra i valutatori riguarda termini quali 'TECNICA', 'METODO' e altri

quali strategia, approccio e così via

Molte volte questi termini sono usati impropriamente, altre volte fanno parte di tradizioni di ricerca.

Viene proposta una prima fondamentale distinzione fra strategie di ricerca e tecniche di ricerca.

Con 'strategia' possiamo intendere una particolare modalità di rilevazione dei dati che -

indipendentemente dalle tecniche che poi si utilizzeranno - si propone di superare certi problemi generali

intrinseci alla ricerca (sociale e valutativa); tali problemi hanno una natura epistemologica, ovvero

relativa al rapporto fra il valutatore e la realtà valutata. Prima di correre verso una tecnica bisogna infatti

chiedersi cosa si va a cercare, e se il metodo (non la specifica tecnica, ma il metodo della ricerca in

generale) ci sostiene in questa ricerca.

Qualunque tecnica noi mettiamo in campo, però, si scontra col problema della "CONTRO-

FATTUALITÀ", ovvero: cosa sarebbe successo senza quel servizio? Oppure con un altro, assolutamente

diverso servizio? La sfida della controfattualità è una delle più interessanti della ricerca valutativa e

probabilmente ognuno di noi si è lasciato tentare, qualche volta, dal pensiero di cosa sarebbe successo

invece, nella sua vita: se quella volta non avessi perso il treno ......

L'esperimento cerca, di superare il problema della controfattualità erogando un determinato servizio solo

a una 'certa parte della popolazione, per poi valutarne gli effetti in comparazione con la parte di

popolazione che non ha ricevuto il servizio.

Per realizzare correttamente un esperimento occorre che tutte le variabili conosciute siano egualmente

distribuite.

II problema nasce in realtà in seno alla ramificazione successiva dove vediamo la possibile scelta fra

strategie cosiddette "standard" e "non standard".

Chiamerò "standard" gli approcci alla ricerca che confidano nella standardizzazione delle procedure e in

una maggiore direttività del ricercatore, e chiamerò "non standard" tutti gli altri approcci, più flessibili,

non standardizzati, poco direttivi. Un esempio notissimo di tecnica che appartiene al primo tipo (standard)

è il questionario, che viene somministrato sempre uguale a molti intervistati, selezionati generalmente con

tecniche di campionamento; gli intervistati hanno in genere da scegliere fra risposte predefinite, e tutte le

risposte, attraverso uno specifico codice, vengono inserite in una matrice dei dati per analisi di tipo

statistico. Un esempio del secondo tipo (non standard) è per esempio il focus group, dove un "facilitatore"

(colui o colei che conduce il gruppo) propone alcuni temi liberamente discussi nel gruppo di partecipanti;

tutte le cose dette vengono generalmente registrate, e il ricercatore provvede poi a fare delle sintesi a sua

discrezione. 23

Quantitativo e qualitativo si sono contrapposti per decenni neII'affermare ciascuno, la propria superiorità

di ricerca, fin- quando nel dibattito non è comparso chi ha incominciato a sostenere che forse era meglio

pensare a una integràzione fra metodi e ad approcci che contemplassero elementi quantitativi e qualitativi

debitamente interrelati per un risultato di maggiore spessore e significato.

Questo approccio in valutàzione viene chiamato, dagli anglosassoni, Mixed Methods, che però in italiano

non è traducibile piattamente come "metodi" misti, perché l'inglese method ha più sfumature di

significato, e gli americani lo intendono spesso come "tecnica".

Sembra: molto ragionevole preferire i metodi misti", che integrano quantitativo e qualitativo e

semnranQpromettere risultati più interessanti; purtroppo non è COSÌ semplice, sembra molto èòmplessa

in realtà per la semplice ragione che ci sono profonde diffèrenze nel formati delle informazioni prodotte,

nelle loro finalità, e così via;

Multicriteri è un termine assai più diffuso in valutazione, che richiama una stràtegia specifica di utilizzo

di elementi di analisi diversi entro una stessa analisi; per esempio, quando si valutano programmi di

formazione, si ritiene di dover inc1udere, in una stessa sintesi, elementi economici (espressi in valuta),

elementi cosiddetti "fisici" (quali il numero di partecipanti); elementi di qualità (espressi tramite punteggi

di gradimento) e altri elementi tutti diversi nella costruzione e nell'unità di misura. Il cosiddetto

"approccio" multicriteri, o multicriteriale, è semplicemente una strategia di integrazione di dati di

formato e di unità di conto diverse, che a mio avviso può a buon titolo entrare nell’alveo dei Mixed

Method.

4.3. Un quadro sintetico preliminare de"e tecniche

Nel mondo delle tecniche di ricerca valutativa, non c'è giorno in cui non nasca Una minima variante, con

un nuovo nome, necessariamente in inglese perché fa più presa su alcuni ingenui acquirenti. .

Tante tecniche:troppe..

Ma possiamo provare a semplificare il qnàdro, perché a ben guardare le tecniche fondamentali non sono

poi molte; possiamo vedere come la valùtazione sia interamente debitrice alle scienze sociali, e come

conseguentemente si possano riscontrare poche tecniche di base.

A queste tecniche di base occorre però aggiungere qualche innovazione valutativa

1. "Standard" e "Non standard" sono infatti delle strategie di ricerca, come già osservato, e POssono

entrambe eSSere realizzate con procedure di primo o di secondo livello, ovvero costruendo i dati (con

questionari ad hoc, focus group, e altro), oppure rielaborando dati costruiti da altri:

2. le tecniche sono moltissime ad esempio standard= analisi costi benefici(di secondo livello)

questionario (di primo livello); strategie non standard di secondo livello (valutazione tassonomica) di

primo livello basate su individui (intervista biografica), basata su gruppi reali(focus group brainstorming)

e su gruppi nominali (analisi Delphi nominal group tech).

3. Questi elenchi di tecniche comprendono vere e proprie tecniche o semplici strumenti come il

questionario.

4.4. Breve descrizione delle principali tecniche valutative

4.4.1. L'analisi costi benefici

Si potrebbe definire una tecnica di carattere "economico", se non fosse che ai valutatori le etichette

disciplinari non piacciono molto perché si considerano multidisciplinari per eccellenza. È comunque una

delle tecniche più antiche, forse la mamma di tutte le tecniche ·valutative.

24

L'analisi costi benefici (o semplicemente "costi benefici", o ACB) è una tecnica per valutare la migliore

opzione fra diverse possibili, sulla base del maggiore vantaggio economico. Vale a dire: se devo

realizzare una strada che congiunge due località, e sono tecnicamente possibili tre alternative di tracciato,

l'analisi costi benefici individua quella in cui tutti i benefici sociali, al netto di tutti i costi, presenta il

valore più alto. Sia i benefici sia i costi sono quindi espressi in valuta.

Per poter ragionare sul beneficio netto di ogni progetto occorre infatti poterne identificare tutti gli effetti

positivi e negativi, o perlomeno quelli ritenuti più importanti.

Questo è certamente uno dei problemi più difficoltosi (non solo per la costi benefIci) almeno per i

seguenti motivi:

• impossibilità di identificare tutti i risultati di una qualunque azione a causa della complessità sociale

e della sua multidimensionalità;

• i criteri di selezione degli effetti ritenuti, comunque, "più importanti", possono essere molteplici, e

sostanzialmente fortemente influenzati anche da fattori la cui importanza ed i cui effetti di distorsione .

sono sconosciuti al valutatore, come il contesto culturale e valoriale, le implicazioni politiche di talune

scelte, e così via;

• non è sostanzialmente possibile tenere conto, preliminarmente, dell' accuratezza e addirittura dell'

esattezza delle ipotesi su cui si fonda la scelta dei risultati; tali ipotesi potrebbero essere totalmente errate

per una quantità di circostanze e fattori, e spesso è quasi impossibile accorgersene;

Ad ogni modo il valutatore cerca di avere, semplificando, una lista degli effetti positivi del progetto

(benefici) ed una lista dei suoi costi.

Per analizzarne la diversa portata e calcolare quindi i benefici netti, il valutatore deve ora attribuire un

valore monetario a ciascun elemento di entrambe le liste. Ma anche questo non è affatto semplice.

Bisogna infatti considerare almeno che:

• il valore non è semplicemente pari al prezzo di mercato corrente (al momento dell'analisi, o al

momento in cui il progetto è realizzato), ma deve tener conto, in prospettiva, dei valori futuri;

poiché siamo ovviamente interessati a costi e benefici di progetti con durata pluriennale;

• la disponibilità a pagare è un elemento che potrebbe modificare i valori di mercato, specie in

particolari casi di progetti rilevanti;

• a volte occorre poi considerare il costo-opportunità, ovvero il valore che avrebbe quello stesso

elemento se fosse destinato ad un uso diverso; il costo-opportunità è quel valore che socialmente si at-

tribuisce ad un'alternativa sufficientemente rilevante al progetto;

• relativamente poi al sistema dei prezzi, occorre introdurre il concetto di prezzi ombra, relativi alla

correzione (che deve fare il valutatore, ma più probabilmente, nel caso di grandi progetti nazionali, gli

organi centrali della programmazione economica) da fare ad alcuni prezzi di mercato di beni e servizi di

particolare rilevanza sociale;

• in diverse circostanze la necessità di esaltare alcuni effetti redistributivi dei programmi può indurre a

dare un giudizio diverso di progetti con benefici netti negativi per la società ma positivi per particolari

ceti sociali.

Come si vede l'analisi costi benefici si è una tecnica in realtà ancora più complessa e sottile di quanto qui

brevemente illustrato, perché l'analisi può essere resa molto più profonda.

4.4.2. Il questionario

Probabilmente è il questionario la tecnica più difficile fra quelle qui presentate, eppure è anche la più

popolare.

Il questionario serve a identificare delle VARIABILI sociologiche (come sesso, età, stato civile, ma

anche giudizio su qualcosa, comportamenti, gradimento di un servizio, ecc.) e vederne la distribuzione

25

sociale. Dovrebbe essere abbastanza chiaro che per poter descrivere seriamente una distribuzione sociale

di tali variabili non possiamo accontentarci di fare qualche intervista col questionario, ma occorre fame

un numero tale che ci consenta di dire che rappresentano l'intera popolazione.

In un numero elevato di individui saranno probabilmente rappresentate tutte le professioni e i titoli di

studio, le idee politiche e i comportamenti di consumo, e così via.

La teoria dei campione si riserva di dichiarare un margine di errore, ovvero la possibilità che il campione

selezionato possa non includere alcuni di questi individui marginali.

Tutti i soggetti del nostro campione devono essere oggetto delle stesse domande, formulate nello stesso

modo, in un contesto di ricerca simile. Il questionario è appunto questo: un elenco di domande, con la

possibilità di rispondere secondo una lista preselezionata a cura del ricercatore (in questo caso si chiama-

no domande 'chiuse') oppure prive di tale lista, e con la possibilità di trascrivere una risposta così come

formulata dall'intervistato (domande cosiddette 'aperte').

Tutte le risposte vengono inseriteatraverso un sistema di etichette numerichein una matrice di dati, la

matrice è come un foglio elettronico

In valutazione il questionario è abbastanza utilizzato in particolare nella valutazione ex post dei risultati e

degli impatti, laddove occorre chiedere a un ampio gruppo di beneficiari di un certo programma cosa ne

pensano, se si dichiarano soddisfatti cosa è successo in seguito ecc.

4.4.3 Valutazione tassonomica.

E’ una specie di analisi del contenuto di tipo qualitativo in cui il valutatore scompone il documento in

unità di senso minime poi definisce ciascuno di questi frammenti secondo classificazioni utili per la sua

analisi valutativa, infine ricompone graficamente tutti i vari frammenti rispettando le classificazioni e le

gerarchie attribuite.

4.4.4. L’intervista biografica

Molto spesso viene chiamata “intervista in profondità”, ma ha molti nomi(intervista) e diversi

parenti(diari, storie di vita ecc)

In un certo senso è l’opposto del questionario, qui non interessa la distribuzione delle variabili ma la

comprensione dei fenomeni (qualcosa di intenso di contestuale).

Si tratta di un'intervista che non si appoggia a questionari e che potrebbe apparire come una chiacchierata

intensa, approfondita, in cui l'intervistatore deve avere la capacità e sensibilità di ascoltare, interve nire

poco o niente, quanto basta per stimolare l'intervistato a continuare, scendere nel dettaglio, spiegare,

narrare. Le interviste biografiche possono essere molto lunghe (da qualche ora a diverse giornate), sono in

genere registrate su nastro, e prevedono una lunga, laboriosa e faticosa fase di riascolto per l'analisi.

Generalmente un disegno di ricerca che preveda questo approccio può includere da poche unità a qualche

dozzina di interviste; non certamente le centinaia o migliaia delle indagini con questionario. Quello che

interessa non è la distribuzione delle variabili (quanti dicono una certa cosa) ma la comprensione di

atteggiamenti, la ricostruzione della genesi di comportamenti, il pensiero profondo e articolato degli

individui.

La particolare sensibilità necessaria alI' intervistatore, e la complessità dell'analisi, aggiunte alla

lunghezza del procedimento, non rendono questa intervista molto diffusa. In valutazione si utilizza molto

un suo surrogato, che solo con grande sforzo possiamo considerare parente dell'intervista biografica,

26

ovvero la breve chiacchierata informale fatta ad alcuni stakeholder significativi per ricavame

informazioni utili (generalmente descrittive, e niente affatto "profonde") da inserire nelI'analisi finale.

4.4.5. Il focus group

Il focus group è la prima tecnica che introduco relativa alla grande e popolata famiglia delle tecniche

basate su gruppi di persone.

Queste tecniche assumono, tutte, una prospettiva veramente diversa dalle precedenti: non cercano la

profondità del singolo individuo (come nell'intervista biografica) né la generalizzabilità dei grandi numeri

(come nel questionario), ma costruiscono un discorso fra un gruppetto generalmente ridotto di persone

selezionate ad hoc (in genere da mezza dozzina a una dozzina). Questa scelta è molto particolare ed è

legata alla convinzione che l'interazione entro un gruppo stimoli i partecipanti a produrre di più, o meglio.

.

Occorre segnalare che la produttività dei gruppi, la loro migliore capacità di produrre suggestioni migliori

ai fini valutativi, non è esente da critiche e da margini piuttosto seri di perplessità. In ogni caso i gruppi

sono molto graditi dai partecipanti, quasi un dovere nella valutazione partecipata, e una soluzione

ottimale in diversissime situazioni di ricerca e di valutazione.

Il focus group è una sorta di discussione fra un piccolo gruppo, coordinata da un animatore (o facilitatore,

spesso lo stesso valutatore) che propone , uno dopo l’altro alcuni temi di discussione. Non si tratta di

domande ma di temi gnerali

La discussione viene generalmente registrata per consentire al valutatore di estrarre una sintesi.

Occorre sapere gestire i gruppi avere empatia e sensibilità e saper cogliere il disagio del partecipante, la

marginalità di un altro.

E’ basato su un gruppo reale, un gruppo di persone che discutono fra loro senza particolari mediazioni.

4.4.6. Il brainstorming e la Scala delle priorità obb1igate

Anche il brainstorming prevede un piccolo gruppo riunito in sessione, ma gli obiettivi Sono veramente

molto diversi' rispetto al focus group:se· nel- focus group ci si concentra su un argomento, nel brainstor -

ming invece sì tende ad allargare la dìsCussione per cercare, in un certo senso, i confini di un concetto

che si intende esplorare o - in senso più strettamente valutativo - i confini e le còmponenti del nostro

evaluando.

L'obiettivo è accogliere e integrare, in un processo unitario, le diverse Visioni che soggetti diversi hanno

dello stesso servizio, o programma.

In generale il brainstorming prevede una prima fase creativa (e spesso divertente) in cui il gruppo produce

(con procedure che possono essere diverse) una discreta quantità di materiali sotto forma di frasi, parole~

piccoli paradossi e metafore, ecc,~ il problema incombente sul braìnstonning, se utilizzato in un contesto

valutativo, è l'utilizzo dì tali materiali,

Il prodotto finale del brainstorrning è un elenco di indicatori valutativi (ne parleremo più

approfonditamente nel' capitolo finale), condivisi dal gruppo anche nella definizione, che rappresentano

tutti gli elementi salienti deIl'evaluando, ciascuno dei quali dovrà essere oggetto, in seguito, dì attenzione

e analisi valutativa specifica, 27

Successivamente al brainstonning può essere utile applicare la Scala delle priorità obbligate. che è

semplicemente un modo per far gerarchizzare la lista di indicatori sintetizzati nel brainstorming, secondo

due dimensioni, quali efficacia e defficienza

4.4.7. L'analisi Delphi

La forza dei gruppi è data dall'interazione, dallo scambio di idee, dal confronto fra i suoi membri. Ma ho

anche segnalato la necessità di tenere sotto controllo eventuali conflitti, problemi di'relazione e altre

situazioni che potrebbero compromettere il risultato..

Proprio la preoccupazione rispetto a tali dinamiche, hanno portato alla proposta di gruppi in cui tale

interazione viene ridotta al minimo. Purtroppo-esclùdendo l’interazione si butta via ancbe. quanto di

buono viene dal confronto diretto fra le persone,

La tecnica Delphi è una soluzione estrema al problema, perché il gruppo non entra mai in interazione

diretta, .anzi i partecipanti non si incontrano proprio (e per questo il.gruppo viene detto 'nominale',

contrapposto al gruppo 'reale' visto col focus e c.:ol brainstorming). Ognuno resta nella sua sede, e

l'interrogazione viene mediata dal valutatore a <li stanza, ad esempio attraverso il servizio postale o più

recentemente - via posta elettronica.

In generale un Delphi si sviluppa ìn questo modo:

• reclutamento dei partecipanti che, non dovendo convenire nella stessa sede, possono essere

sostanziahnente sparsi in qualunque parte del pianeta

• il valutatore formula un primo questionario, o meglio una lista di te·mi da approfondire, e lo

invia a tutto il gruppo;

• ciascun membro del gruppo, risponde individualmente per iscritto e invia la risposta al valutatore;

• il valutatore analizza le diverse risposte, ne fa una sintesi, considera le direzioni che stanno

prendendo le diverse opinioni, se c'è accordo oppure no, e poi .redige un secondo questionario, o

meglio, anche in questo .caso, una seconda lista di temi che non saranno più di livello ,generale,

come nel precedente, turno, ma cer.cherannodi entrare più nello specifico, nel dettaglio;

• i membri del gruppo rispondono, sempre individuàlmente;

• il valutatore rianalizza e'così via. In generale si prevedono tre distinti turni sempre più

approfonditi" ma potrebbero essere anche di più. L'ultimo turno è il più dettagliato, e - assieme a

tutti i precedenti materiali - fornirà i materiali per il rapporto finale.

All'inizio fu utilizzato per previsioni strategiche di carattere militare poi, prevalentemente, per immagina-

re sviluppi tecnologici. Questa tecnica comunque non ha affatto solo applicazioni previsionali, e può

benissimo essere utilizzata per valutare una politica, o un programma, in corso o già concluso.

La gestione di un Delphi è in generale piuttosto complessa; non solo ci sono continui rischi di perdere per

strada membri del gruppo, che si stancano di dover rispondere a successivi questionari ma, quel che più

conta, l'analisi dei testi e la loro sintesi, per la formulazione del secondo passaggio, è spesso difficile e

delicata, e implica necessariamente che nel gruppo di valutazione ci siano specifiche e alte competenze

sul tema trattato.

4.4.8. La Nominai Group Technique

La NominaI Group Technique è una specie di piccolo Delphi fatto, invece, in compresenza fra le persone

reclutate. Ai partecipanti viene sostanzialmente impedita o limitata l'interazione in alcune fasi del lavoro,

nel quale ciascuno, singolarmente, esprime punteggi su determinati elementi valutati vi. Solo in caso di

disaccordo nei punteggi attribuiti viene concessa una piccola discussione, per continuare poi ad attribuire

i punteggi in maniera individuale. 28

5. Gli indicatori in valutazione

5.1. Cosa si intende di solito con 'indicatore'

Leggendo di valutazione, ci si imbatte negli indicatori intesi come sintetica descrizione di un elemento

importante di un evaluando, e tale descrizione, in realtà, è spesso un numero. Per esempio, se dovessimo

trovare degli indicatori (in questo significato usuale ma limitato) della "qualità" di questo libro - e

saltando a pie' pari il nodo di definire in maniera chiara cosa intendiamo con "qualità di questo li bro" -

potremmo ritenere utili i seguenti:

numero di acquirenti del volume in un dato periodo (per esempio qualche mese);

numero di ristampe in un dato periodo (per esempio qualche anno);

numero di citazioni in altre opere.

Sembrano ragionevoli; sembra cioè che in questo modo avremo dei numeri che ci possono misurare

efficacemente il nostro tema, che è poi una domanda valutati va: misurare (valutare) la qualità di questo

libro.

Dietro questa operazione c’è una teoria e ci sono delle procedure che non vanno disattese.

Ci sono due principali problemi:

• cosa indica l’indicatore vale a dire che ogni indicatore ci illustra un aspetto più o meno grande

più o meno rilevante del tema che vogliamo indagare.

• Come si è scelto l’indicatore rispetto a possibili alternative.Sono molti gli indicatori che indicano

lo stesso elemento per noi significativo o elementi simili.

A quanto pare gli indicatori hanno una sorta di ambiguità perché tanti possono indicare la stessa cosa:

• molto spesso si trovano poi indicatori molto più complicati. Si tratta di utilizzare più valori e di

combinarli assieme. In questo caso si tratta di indicatori particolari, che si chiamano indici, e che

assumono ancora più evidenza i problemi visti finora.

Gli indicatori, intanto, no sono necessariamente dei numeri (il rossore improvviso sul volto pc trebbe

essere un indicatore di timidezza o imbarazzo, e non è un nume ro); gli indicatori non possono essere

decisi a tavolino senza un riferimento chiaro e costante all'evaluando e al mandato;

Ogni "oggetto di valutazione" è complesso; è importante comprendere come la valutazione, per la sua

necessità argomentativa, non possa restare a un livello superficiale.

La formulazione delle domande valutative (è un modo per capire quali indicatori siano più importanti alla

luce del mandato (fase I); gli indicatori possibili sono infatti infiniti, e la loro selezione non può essere

dettata solo dalla sensibilità personale del valutatore, e - data la natura della valutazione, il suo

orientamento alla concreta utilità nel contesto decisionale occorre distinguere cosa sia più utile per

soddisfare le specifiche necessità del contesto;

È talmente importante considerare analiticamente l'evaluando, alla luce del mandato, che una fase su nove

è dedicata all'esplorazione dello spazio semantico, che significa, appunto, trovare gli indicatori

significativi.

E’ solo questo approfondimento che consente di orientare il valutatore verso la costruzione operativa

degli approcci e delle tecniche che probabilmente ha già immaginato

29

Gli indicatori non sono (necessariamente) dei numeri, ma più probabilmente dei concetti, frutto di

argomentazione e riflessione concettuale. Vediamo meglio cosa si deve intende con indicatore nel

prossimo paragrafo.

5.2. Un esempio illustrato

Alla luce di teorie sul disagio giovanile, di altre ricerche, di precedenti esperienze personali, ma

anche del mandato valutativo, delle domande valutative formulate, così via, il valutatore (da solo,

col suo team, o con gli stessi operatori del servizio valutato, e semmai anche con alcuni utenti)

immagina le principali dimensioni del tema "disagio giovanile", ovvero i principali elementi

costitutivi che lo caratterizzano. In questo caso si tratta di "famiglia", "relazioni amicali" e "forma-

zione".

Ciò significa che, alla luce di una teoria, di informazioni basate su altre ricerche, e comunque sulla

base di elementi argomentabili, io credo che la famiglia abbia a che fare con un servizio di

contrasto del disagio giovanile, che le relazioni fra gli amici pure, e così il tipo di for mazione

pregressa che i ragazzi hanno.

5.3. Discussione generale sugli indicatori

Il problema iniziale deve essere scomposto nei suoi elementi-chiave che ne delimitano il senso; poi

ciascun elemento deve essere a sua volta (eventualmente) scomposto in concetti più semplici, fino

a quando il ricercatore non comprende di essere sufficientemente sceso nella scala di generalità,

tanto da avere la possibilità di analizzare operativamente ciascuno degli elementi frutto di questa

scomposizione (gli indicatori). Questo processo verrà qui trattato secondo quello che viene

comunemente definito "paradigma lazarsfeldiano".

Cerchiamo di dare una prima forma espositiva chiara a questi elementi definendoli anche con i

termini appropriati:

• il problema iniziale, ampio, oggetto della ricerca valutativa, corrisponde a ciò che i

metodologi e gli epistemologi definiscono concetto;

• la difficoltà, nei contesti sociali in cui tipicamente opera il valutatore,' a leggere un concetto,

definirlo, dame definizioni operative (in una parola: dargli un valore con operazioni di

misurazione, classificazione, ecc.), porta a cercarne le dimensioni costitutive;

• ogni dimensione è scomposta in unità più piccole, chiamate indicatori (del concetto);

• ogni indicatore viene operativizzato, ovvero accompagnato da definizioni operative che il valutatore

ritiene opportune e congruenti per rilevare lo stato di quella proprietà

L'opera di concettualizzazione porta a definire degli indicatori e, contestualmente, a ridefinire il concetto

stesso, che assume i contorni che gli indicatori individuati gli assegnano.

La chiusura del cerchio è data, una volta ancora, dalla partecipazione e dalla negoziazione in valutazione;

la definizione costruttivistica degli indicatori diventa il processo di definizione negoziata dell' evaluando

e delle modalità con le quali si decide di interpretarlo.

Una volta costruiti gli indicatori, tramite opportune definizioni operative (decisioni in merito agli

strumenti idonei a rilevare le informazioni necessarie), il ricercatore/valutatore potrà procedere nella

ricerca; ogni domanda di un questionario, i temi messi al centro di un focus group, gli elementi di calcolo

di una analisi costi benefici, e così via, non sono altro che le decisioni tecniche risultanti dall'assunzione

di definizioni operative riguardanti i diversi indicatori messi al centro della ricerca.

30 CCi sono mo

informazioni:

strutturate) co

che haaDo so

risposte sono

generali del c

se ci sono mo

appare sUihi

pt'ofonde; no

mattoncini ne

forti legami c

maniera forse

bella pagina d

PROGETTAZIONE E VALUTAZIONE DI INTERV. IN EDUCAZIONE E FORMAZIONE

Prof.ssa Gatti lezione n° 1 del 12/11/08

Alcuni presupposti:

• La scuola sta assumendo a livello internazionale un ruolo sempre più strategico nella

preparazione delle risorse umane.

• La valutazione appare strategica, non tanto in termini di generiche informazioni

• Oggi la valutazione appare strategica perché occorre governare in processi educativi

attraverso la definizione di obiettivi e fini.

• La valutazione dovrà permettere il superamento delle impostazioni giuridico-formale per

adottarne una più attenta ai processi reali.

Esistono molte iniziative di valutazione fuori dall’Italia, molti modelli valutativi (valutazione

iniziale, ex ante ex post, in itinere ecc alle spalle pratiche diverse).

hanno

Tyler nel 1950 (studioso della sociologia dell’educazione), definisce che la valutazione di un

programma deve accertare se gli obiettivi sono stati raggiunti. Difficile dimostrare che sistemi

complessi come scuola servizi riabilitativi raggiungono i loro obiettivi. E’ impossibile valutare

interventi di tipo sociale ed educativo perché fattori socio-ambientali possano impedire il

raggiungimento degli obiettivi. 31

Nella valutazione per obiettivi, se non sono stati previsti in fase iniziale i cambiamenti non si

sviluppano.

Scriven 1970 La valutazione è libera da obiettivi , non deve confrontare obiettivi di partenza ma

vedere ciò che è accaduto . L’obbiettivo è una intenzionalità necessaria. Non si può usare l’idea

causa-effetto perché le azioni messe in piedi (i risultati) sono non previsti. Al valutatore si

riconosce, la capacità.di essere lui a giudicare il servizio che deve essere esterno da questo e lo

valuta indipendentemente dai politici o amministratori.

La descrizione del funzionamento di sistemi pubblici complessi è sempre un tipo di conoscenza che

viene utilizzato in fase di decisione politica.

Collegare valutazione tra tratti decisionali è importante per (Cronbach 1963), anche se nella

letteratura non è sempre presente. Rende molto difficile la valutazione e pianificazione, la presenza

di molti attori decisionali e spesso in contrasto tra loro.

Il processo di decisione comprende più elementi = più competenze.

Valutazione soggettiva Decisione

Valutazione soggettiva Una persona sceglie in base a ciò che sa e ciò che pensa . Quindi la

decisione ha all’interno due fattori. Bisogna avere molte informazioni per poter decidere perché più

conoscenza abbiamo più il fattore soggettivo è ridotto e così saremo di fronte ad una decisione più

adeguata, razionale. Se si tiene presente un momento conoscitivo adeguato si dovrebbe produrre

meno fattore soggettivo, ma questo sarà sempre presente perché alla fine un soggetto sceglie.

Esistono vari servizi sociali in Italia a seconda delle regioni (x es. le regioni settentrionali hanno una

tradizione storica dal 1700 dei servizi sociali, infatti in Piemonte Don Bosco fece firmare un

contratto per non far lavorare i bambini di otto anni per più di otto ore. Molto più marginale in altre

zone, come il centro e sud Italia poco toccato da queste tradizioni. Questo spiega perché i servizi

più efficienti sono più sviluppati al nord.

Quando facciamo una valutazione di sistema si pongono più problemi che sono generali. E’

un’operazione politica indirizzata a colui che deve prendere delle decisioni, ad esempio:

Commissione Gardner che evidenzia i problemi , partendo da un elemento singolo si giunge poi al

problema( possiamo parlare degli stessi problemi anche in riferimento al sistema sanitario):

• Difficoltà di governo della scuola a causa della sua espansione

• Spese sempre più elevate 32

• Difficoltà a seguire le fasce deboli

• Scollamento tra sistema scolastico e mercato del lavoro

• Valutazione come processo

Si valuta attraverso una misurazione di valutazione e documentazione. Valutare comprende almeno

due elementi : MISURAZIONE E GIUDIZIO.

L’aspetto soggettivo è il GIUDIZIO, mentre l’aspetto oggettivo è la MISURAZIONE.

I Servizi Sanitari ad esempio misurano l’adeguatezza di valutare certe malattie e come il servizio

riesce a rispondere per poi deidere se il servizio è ben strutturato. Entrambi sono intrinseci al

processo di valutazione. Oggi possiamo dire che si utilizza la modalità quantitativa che deriva dagli

studi sociali. Uno dei problemi della valutazione resta quello di limitare e/o distinguere il giudizio

della misurazione. Si verifica se e quando nel corso degli anni il servizio è in grado di individuare

soggetti malati, se è in grado di introdurli in progetti che hanno una determinata durata e quanto

tutto ciò sia costato al servizio. Dove e come si è sbagliato? Questa è la valutazione da verificare

per capire se si è raggiunto oppure no il progetto.

Lezione n° 2 del 13.11.2008

Mauro Palumbo, Il processo di valutazione, Angeli, Milano, 2001.

E’ un sociologo dell’Università di Genova, dove insegna Teorie e Metodi della pianificazione

sociale. E’ anche un valutatore che lavora presso il Ministero dell’Università per la valutazione

degli Atenei. Assieme a Bezzi ha creato l’Associazione Italiana Valutatori, che sono esperti di

diritto (ambito delle Scienze giurisprudenziali). Questo perché in Italia fino al 1995 l’unico criterio

di valutazione anche sociale era, per tradizione, tramite gli esperti di diritto del lavoro, che

verificavano se l’azione della scuola era giuridicamente corretta: ad esempio, se l’Ente che aveva

emesso il bando aveva rispettato le norme di legge. La valutazione era quindi solo formale. Non

esisteva in Italia la figura del valutatore non giurista. Palumbo e Bezzi fondarono questa

associazione per:

1. valutare i progetti sociali;

2. valutare le Università. 33

Questa Associazione di valutatori in realtà è per pochi. Mancano oltretutto studiosi di Scienze

dell’Educazione! Eppure, nei settori scolastici esiste richiesta di valutazione. Allora: perché la

formazione giuridica?

Perché il valutatore deve essere un garante, quindi normalmente è un esperto di diritto (anche se, in

genere, i veri valutatori sono gli insegnanti, i docenti! Comunque, in Italia c’è poca tradizione a

favore della ricerca, della pedagogia sperimentale).

La Comunità Europea vuole un albo dei valutatori europei.

Esistono tre tipi principali di approccio di valutazione:

Anni 60-70 USA. Programmi di Guerra alla povertà (giovani devianti, disoccupati,

1. emigrati fra i vari Stati).

Sono programmi compensativi per cercare di far uscire i gruppi marginali dalla povertà, anche

tecnica (competenze lavorative).

Ma questi programmi hanno avuto scarso successo e sono stati chiusi. La loro valutazione avveniva

secondo il meccanismo di causa-effetto: questa gente non ha una casa? Gliela diamo noi! Il fatto è

che questa gente, in quella casa, non ci andava: molti infatti erano vagabondi. Questi programmi

avevano un approccio positivista.

2. Anni 80, approccio di qualità: Scriven (è il nome del suo massimo esponente): una

valutazione libera da direttive!

Qualitativamente: come si presenta questo programma? È importante la figura del manager perché

mantiene la qualità.

Anni 90, approccio costruttivista. Autori: Guba (si pronuncia gaba) e Lincoln.

3.

Più attori ci sono nel progetto, migliore sarà la qualità del progetto stesso.

Gli stessi obiettivi per cui si lavora sono relativi a chi li interpreta: io interpreto e modifico il

progetto: ognuno dà il proprio contributo.

È difficile confrontare situazioni e contesti diversi.

I contesti quindi influenzano gli obiettivi. I valutatori allora sono dei facilitatori, dei negoziatori, dei

mediatori (tantissimi insegnanti, interessati dalle varie Riforme della Scuola, non leggono le Leggi

delle Riforme stesse. Cosa accade di fatto? Avviene un cambiamento sociale reale a causa di quella

34

Legge? Di quella Riforma?) Questo significa che è difficile determinare un cambiamento sociale:

non ci sono intermediari che comunichino agli operatori il cambiamento: non basta scrivere una

norma di legge perché questa poi diventi realtà. Solo le leggi economiche lo fanno!

1997, Pawson e Tilley: causalità genetica (al posto della causalità positivista-

4. sperimentale).

Questi autori, invece di pensare a un prima e a un dopo (il meccanismo di causa-effetto), si

chiedono come è possibile che una certa azione abbia dato certi risultati. Dal risultato

all’origine, andando a ritroso. Il risultato è uguale al meccanismo, unitamente al contesto in cui tutto

ciò si è svolto.

Il costruttivismo è legato ai contesti, ma con del razionalismo. Allora: se è successo questo, qual

era l’obiettivo? Non parto pensando, ad esempio, a quale possa essere il migliore ospedale ideale e

poi lo costruisco, ma penso a quale possa essere il migliore ospedale oggi in circolazione, lo studio

e poi lo costruisco.

Il fatto è che molti risultati prescindono dalle intenzioni perché ciò che esiste ha già una sua

razionalità.

Palumbo e Bezzi ritengono che ci sia una pluralità di metodi nella valutazione e che il valutatore

debba valutare con un criterio diverso a seconda della situazione in cui si trova: il valutatore ha

diversi contesti e diversi metodi.

Importante: un buon progetto va replicato: non serve pensare ad un progetto ideale (l’esempio

dell’ospedale), ma a ciò che già c’è. La razionalità viene un po’ sminuita.

In Italia c’è poca storia, poco dibattito sulla valutazione, sui criteri, sul tipo di valutazione,

sull’oggetto, sugli strumenti possibili. Per i giuristi è importante un valutatore preparato sulla

Legge, quindi formale. Ma questo tipo di valutatore non può sapere se un intervento riabilitativo è

giusto.

Il Questore non conosce i gruppi marginali che hanno dato fuoco al barbone. Ma noi come

valutiamo questi fenomeni nella nostra città? La Legge serve per giudicare ciò che è successo, ma a

livello sociale perché è capitato? Chi può essere stato? Che famiglie ci stanno dietro?

I fenomeni sociali non nascono come funghi, ma partono da lontano!

E la decisione è un fare, cioè un capire per un fare, mentre l’aspetto giuridico è più statico.

35

Con l’Unione Europea ci è stato imposto di dotarci di valutatori. A Bologna c’è la ERVET, con una

misurazione quantitativa, ma anche di giudizio, di merito, per cui non basta se il progetto è a posto

solo formalmente.

I valutatori vengono dall’esperienza professionale, sanno come si costruisce un progetto e lo

valutano.

Palumbo:

1. la valutazione può essere una scienza interdisciplinare?

2. una scienza legata al progetto decisionale?

3. esiste coerenza fra strumenti e metodi?

4. la valutazione è un atto comparativo?

Insomma, la valutazione può essere scientifica?

Un conto è dire che si serve di alcune procedure scientifiche, altro è dire che è una scienza.

La valutazione segue un atto decisionale. Ma non tutto ciò che esiste nella realtà è valutabile! Le

azioni sociali sono complesse e ciò rende difficile valutare tutto.

La valutazione deve essere conveniente, economicamente e per il suo apporto effettivo sul progetto,

cioè deve costituire un apporto significativo.

Valutiamo poi le intenzioni del progetto anche se gli obiettivi non sono conosciuti sufficientemente

da coloro che li applicano.

La committenza (coloro i quali chiedono la valutazione) dovrebbe poi servirsene, confermare le

scelte fatte.

La valutazione è un’azione riflessiva sull’agire intenzionale.

La valutazione ha un valore retroattivo, permettendo a chi lo deve fare, di essere più coerente, più

obiettivo, comprendendo maggiormente ciò che accade.

Ma ci permette anche di riflettere sui valori di quel progetto, avendo così un ampio respiro, una

visione più ampia. 36

La valutazione è molto potente: enunciati e ricostruibili gli effetti attesi, i bisogni, gli standard e i

valori.

Molto importante infatti è la coerenza con i valori. Nei processi sociali ci sono valori molto

complessi che fondano i valori dell’intera società. Ad esempio, il rispetto per le persone, la

sicurezza (sempre tornando al barbone), al punto che le società che non condividono ciò, attuano

soltanto le leggi e non esiste assistenzialismo.

Valutazione del progetto:

1. le aspettative del decisore-gestore dell’attività (mi aspetto che quel fatto non capiti più);

2. i bisogni dei destinatari;

3. gli standard predefiniti o stabiliti;

4. le modalità di realizzazione dell’intervento.

La valutazione è un’attività di comparazione degli elementi condotta secondo criteri predefiniti,

raccogliendo dati empirici, col fine di formulare un giudizio.

La valutazione è una scelta e va affidata prima che il progetto parta. Un buon progetto prevede già

la valutazione e a quali professionisti essa vada affidata: occorre infatti saper prevedere l’aspetto

finanziario, la durata ma anche l’azione replicativa.

Accade anche che un progetto per cui non era prevista la valutazione, venga valutato poi, cioè in

seguito. In questo caso bisogna cercare i documenti, la situazione pregressa che ha portato a quello

stato di cose, il vecchio contesto. Insomma, diventa tutto più difficile. La cosa migliore per un

progetto è prevedere per essa anche una valutazione.

Lezione n° 3 del 14.11.2008

Palombo intende definire la valutazione da una parte e dall’altra come si fa valutazione. La

valutazione si fonda su un supporto scientifico – metodologico. Il processo valutativo è organizzato

secondo una logica unitaria che presenta una struttura analoga a quella della ricerca sociale.

Il processo di valutazione

Esistono 3 approcci principali di valutazione:

approccio positivista-sperimentale (anni '60/'70). Nasce in USA con i programmi di Guerra

− alla povertà. Valutazione per obiettivi, forte razionalità, ricerca quantitativa;

37

approccio pragmatista della qualità (Scriven, valutazione goal free o libera da obiettivi). Si

− confrontano programmi simili in base alla qualità raggiunta;

approccio costruttivista del processo sociale (Guba e Lincoln, anni '90). Porta

− all'empowerment evaluation; si sottolinea una visione attenta a tutti gli attori del programma e

alla loro interpretazione e realizzazione dello stesso (utilizza lo studio di caso). Difficile

confrontare situazioni e contesti diversi. I valutatori diventano “negoziatori” e “facilitatori” di

comunicazione.

La Valutazione Realistica:

Nel 1997 Pawson e Tilley propongono il concetto di “causalità genetica”; si vuole comprendere

come sia stato possibile che a un certo input sia seguito un risultato.

La formula immaginata è: “risultato uguale a meccanismo più contesto”. Attenzione ai contesti

(persone, processi, istituzioni) e importanza dell'atto razionale. La domanda che si pongono è:

“Cosa funziona meglio? E dove?” (es. Dove esiste la scuola ideale? Non occorre fare ipotesi ma è

necessario prendere ciò che già c'è e che va bene).

Gli autori sostengono il valore di una pluralità di metodi nella valutazione, ma invece di attuare un

concetto di generalizzabilità (capacita di ripetere un modello), si servono del concetto di

cumulatività, per cui i decisori potranno, nel tempo, servirsi di esempi di progetti realizzati e

valutati.

In Italia manca una tradizione e una abitudine al dibattito teorico in merito di valutazione. Spesso i

valutatori son professionisti che si servono di competenze relative al settore disciplinare (es.

giuridico) ma non si riconoscono, se non marginalmente, nella veste di valutatori e hanno scarso

interesse al confronto sul tema della valutazione in quanto tale.

L'UE ha favorito e imposto procedure valutative anche in paesi, come l'Italia, privi di tradizione in

merito. Ciò ha contribuito al nascere di gruppi professionali nuovi, ma il lato negativo ha riguardato

l'imposizione di modelli fissi e di procedure complesse che non hanno permesso, finora,

l'espansione di analisi dei modelli stessi.

Valutazione come scienza? Molti dicono che la valutazione non può essere una scienza pur

avvalendosi di metodi scientifici.

Tutto ciò che è decidibile è valutabile: la valutazione è un atto decisionale, anche se nono tutto ciò

che accade è effettivamente valutabile. 38

Esiste un rapporto importante tra intenzionalità e committenza: la valutazione dovrebbe avere un

effetto retroattivo rispetto all'azione valutata. La valutazione si presenta come azione riflessa nel

suo agire intenzionale. La valutazione presuppone che siano enunciati e ricostruibili gli effetti

stessi, i bisogni, gli standard e i valori (anche se la coerenza con i valori è un tema complesso).

In sintesi, valutiamo in un progetto, il suo processo o il suo prodotto, in relazione a 4

categorie:

le aspettative (esplicite o implicite) del decisore-gestore dell'attività;

− i bisogni destinatari dell'intervento;

− gli standard predefiniti o stabiliti nel corso della valutazione;

− le modalità di realizzazione dell'intervento considerate in relazione a qualche termine di

− riferimento.

La valutazione è un'attività di comparazione tra vari elementi che viene condotta secondo

criteri predefiniti e che implica la raccolta e l'uso di dati empirici. Viene realizzata al fine di

formulare un giudizio.

La valutazione si fonda su un rapporto scientifico:

Il processo valutativo è organizzabile secondo una logica unitaria che presenta una struttura analoga

a quella della ricerca sociale. Vengono riconosciute: una fase iniziale di impostazione che

comprende la definizione dell'oggetto, la formulazione dell'ipotesi e la scelta degli strumenti di

valutazione, una fase di raccolta dei dati (discesa sul campo), una di codifica ed elaborazione dati,

una di analisi e di interpretazione dei dati. La comunicazione dei risultati, nel caso della

valutazione, è particolarmente importante in quanto il committente ha bisogno proprio di quei dati

per decidere. Dunque, l'aspetto della comunicazione efficace e comprensibile dei risultati del lavoro

di ricerca, è sottolineato nella valutazione in quanto legato all'uso dei dati stessi.

Oltre a questioni di metodo, le scienze umane sono fondamentali nella valutazione, in quanto

trattiamo di azioni umane che influiscono sull'azione di altri umani. In breve, ci occupiamo di azioni

internazionali e non di fenomeni naturali di cui ignoriamo il senso.

Ogni processo valutativo è condizionato dal contesto in cui si svolge. Ciò comporta un lavoro che

richiede competenze interdisciplinari per permettere al valutatore di individuare il significato degli

elementi del sistema che si sta valutando.

La valutazione è un atto descrittivo, in cui il valutatore non prende decisioni.

39

In sintesi le fasi della ricerca sono:

• Definizione dell’oggetto

• Formulazione dell’ipotesi

• Scelta degli strumenti di rilevazione

• Raccolta dei dati: la discesa sul campo

• Codifica ed elaborazione dei dati

• Analisi ed interpretazione dei dati

Logica naturale è quella a matrice Aristotelica che ha alla base un ragionamento non

contraddittorio e umano;

Logica empirica è quella di matrice Deweiana (Dewey) che ha alla base il ragionamento

pragmatico e scientifico. Secondo tale approccio ognuno applica un ragionamento empirico in

qualsiasi problema da risolvere. Egli fa una questione di modello.

La comunicazione dei risultati è importante per far si che il committente prenda una decisione. Per

questo motivo l’aspetto della comunicazione efficace e comprensibile dei risultati di un lavoro di

ricerca è particolarmente sottolineato nella valutazione. La difficoltà tecnica della comunicazione

potrebbe essere superata ponendo delle domande circa i destinatari dei dati: A chi mi rivolgo? Chi

devo informare? Vengo compreso? Devo semplificare? Chi fa formazione deve stare attento ai

destinatari e adottare una modalità comunicativa idonea ad essi.

La ricerca sociale è più difficile da studiare perché si mescolano i livelli soggettivi, pregiudizievoli,

di senso comune…per questo motivo non è facilmente comunicabile, tanto più che riguarda

argomenti generali perché vi sono elementi contestuali e personali tali che bisognerebbe andare

oltre i propri sistemi di pensiero.

Importanza delle scienze umane nel configurare la disciplina della valutazione:

Le scienze umane sono molto importanti nella valutazione in quanto trattiamo di azioni umane che

influiscono sull’azione di altri uomini. Ci si occupa di azioni intenzionali, cioè di azioni piene di

senso e perciò non fenomeni naturali. Le azioni sociali sembrano scontate nel senso che sono azioni

talmente routinarie che talvolta non si riflette sul perché si compiano questo è un punto cruciale

nella ricerca, nell’ambito della quale si tende a dare significato a ciò per cui si sta studiando. Non è

quindi l’esperienza che assicura la capacità di dare senso, è l’azione.

40

Ogni processo valutativo è condizionato dal contesto in cui si svolge perciò il valutatore deve

essere consapevole delle caratteristiche del contesto in cui lavora e da cui derivano le richieste

valutative. Ciò richiede competenze interdisciplinari per permettere al valutatore di individuare il

significato degli elementi del sistema che sta valutando. La valutazione in sé viene spesso vissuta

male da chi deve essere valutato perché si tende ad attribuirgli un significato che non ha: essa infatti

è puramente descrittiva e non decisionale. Il valutatore non giudica a fini decisionali ma a scopo

informativo.

Le scienze implicate nella valutazione sono: sociologia, politologia, diritto, economia, scienze

dell'amministrazione e dell'organizzazione. Secondo Palumbo sono queste le scienze da cui si

parte per valutare. Mancano però le discipline pedagogiche. Possiamo notare l’assenza delle nostre

scienze quali la psicologia, la pedagogia,…la valutazione deve essere attuata in equipe, così da

assicurare una specificità dell’elaborazione dei dati tale da comprendere aspetti interdisciplinari

necessari per un’interpretazione efficace. Non basta solo conoscere le leggi che permettono di dare

forma ad un progetto: standard qualitativi, nazionali, europei ma si rende necessaria un’adeguatezza

qualitativa che tenga conto dei fattori contestuali dei bisogni e degli obiettivi da raggiungere.

La comunità europea richiede valutazione e regolarità dei valutazione.

Cosa deve sapere un valutatore:

conoscenza delle policies (politiche anche in senso culturale);

− conoscenza dei processi decisionali (diritto e modalità amministrative e gestionali);

− conoscenza delle procedure amministrative e politiche per attribuire correttamente il significato

− di difficoltà:

conoscenza delle risorse e dei criteri dell'efficienza.

In Italia, quando si fa una valutazione, occorre prendere in considerazione la garanzia dell'ente nel

senso che ci deve essere una certa privacy.

La qualità di un servizio è la somma delle persone che ci lavorano, ma il valutatore deve avere un

occhio di sistema e non al soggetto che può causare problemi (non è un giudice). L'atto valutativo

deve essere sempre globale.

Monitoraggio di sistema controllo storico dei dati che permette di conoscere l’andamento dei

fenomeni permettendo il cambiamento politico. Il monitoraggio è quantitativo ma dopo gli anni ’30

in America si comincia ad utilizzare il campionamento come possibilità di previsione. L’idea del

campionamento ha permesso di avere una fotografia degli Stati. In Inghilterra, patria del pensiero

41

empirico l’abitudine del campionamento dopo la II° guerra mondiale prende il sopravvento

espandendo la tecnica di ricerca a livello europeo. L’Italia rimane fuori dalla valutazione

quantitativa per una questione tradizionale. Misurare è difficile e costoso.

Per poter entrare nel merito un valutatore deve conoscere i diversi livelli organizzativi di un

sistema; è necessaria la competenza interna.

Valutatore = esperto di 2° livello per la tipologia di conoscenze necessarie.

La valutazione di servizio o di sistema richiede una competenza sulle implicazioni che il sistema

stesso produce. La valutazione deve essere modulistica ( es. docenti, servizi) e come tale deve

partire da una conoscenza approfondita del sistema.

Complessità delle istituzioni Fonte delle istituzioni

Privacy delle istituzioni: tendenza a non far conoscere risultati valutativi.

Le discipline fondamentali per la valutazione, secondo palombo sono quelle indicate prima perché

la valutazione deve mantenersi sopra le parti così da fornire una fotografia del sistema.

L’atto valutativo deve essere globale.

Lezione n° 4 19/11/2008

VALUTAZIONE La logica è perché e in quale modo. Tyler e Scriven (1970), sono ancora oggi i

punti di riferimento. C’è una distinzione tra tipologie di sistemi, si costruiscono degli indicatori che

sono statistici, che sommano i risultati del singolo programma. Sono espressi con un numero,

l’indicatore è la somma di due elementi.

VALUTAZIONE SOMMATIVA O FINALE Serve per fornire un indicatore finale ai risultati

raggiunti del programma. E’ una valutazione sintetica spesso espressa con l’utilizzo di uno o più

indicatori quantitativi. E’ una valutazione che serve per indicare la qualità generale per esempio

delle singole università , se viene richiesta una valutazione delle università. Gli indicatori sono

sempre nazionali, ma gli elementi all’interno vengono messi in questo caso dall’università.

VALUTAZIONE FORMATIVA Risponde ad un’altra finalità

• E’ un’operazione intermedia, si svolge durante il programma, per offrire elementi

valutativi utili ad indirizzare scelte di ripo operativo. E’ spesso effettuata, da coloro che

gestiscono il programma (con forme di supervisione da parte dei valutatori). Ha un valore

di tipo operativo.

• E’ utile per correggere o modificare situazioni non previste in fase di progettazione.

La valutazione formativa ha una logica di approfondimento, di lettura o di fare un

cambiamento in itinere se qualcosa non funziona.

42

• Le nostre istituzioni sono tardive per esempio: la scuola, l’università non fanno valutazione

formativa.

E’ necessaria la flessibilità della progettazione, se non c’è questo elemento significa che non c’è

stata valutazione formativa.

Le due modalità di valutazione sono complementari, ma nell’ambito pubblico si utilizza quella

sommativa. I risultati spesso servono a finanziatori pubblici o privati. La valutazione formativa può

essere anche qualitativa per quel che riguarda gli strumenti di analisi che vengono utilizzati

(dell’osservazione partecipante, focus group).

Il modello ideale di valutazione prevederebbe entrambe le valutazioni sia quella sommativa che

quella formativa.

La valutazione sommativa è più legata ad una funzione ispettiva e di controllo per fare il confronto

con altre situazioni. Più lontano appare il valore “conoscitivo” che le operazioni valutative possono

offrire al sistema analizzato in termini di learning dell’istituzione e dei suoi caratteri (manca una

cultura della valutazione sufficientemente estesa). Ad esempio in questo periodo il Ministero sta

chiedendo la valutazione di tutti gli atenei, delle nuove laure). Questa valutaz risponde anche ad

esigenze sociali.

Tyler OBIETTIVI-RISULTATI La funzione ispettiva e di controllo è legata al modello

“obiettivi-risultati”, ma anche con alcune cautele, la valutazione sommativa è un elemento che

permette di confrontare, a monte e a valle, i caratteri di un progetto e le sue capacità di incrementare

i risultati.

VALUTAZIONE E PROCESSI DECISIONALI

POLITICHE PUBBLICHE (Weber si è posto come obiettivo di studi gli apparati pubblici) Le

politiche pubbliche sono un insieme di coordinato di azioni ispirate ad una o più finalità e

indirizzate verso uno o più obiettivi di cui è titolare in via diretta o indiretta un soggetto pubblico.

(Visione americana degli anni ’40-’50 policy (politica pubblica) azioni fatte in una società da

 

un soggetto pubblico per modificare situazioni e rispondere a bisogni collettivi. Welfare State 

lavora di più su chi ha problemi, lo stato fa politiche per aiutare industrie ecc.).

Le politiche pubbliche sono caratterizzate da :

• Un’azione intenzionale, rivolta ad affrontare problemi o obiettivi. L’azione è intrapresa da

un ente pubblico o da agenzie ad esso riconducibili; l’azione è guidata da regole, è

supportata da incentivi che facilitino lo svolgimento del progetto, deve esistere un

legame logico e pratico fra azioni.

Quando si valuta un’azione di policy, si vogliono vedere i risultati, e perché questi risultati sono

accaduti. Ciò richiede la ricostruzione delle funzioni e dei ruoli degli attori dei diversi momenti

attuativi del programma. Non dobbiamo dimenticare che esistono elementi nascosti o impliciti in

reazione alle singole azioni e soluzioni concrete affrontate nello svolgersi dei programmi.

43

Non possiamo escludere che alcune politiche economiche possono essere contrarie a quello che si è

pensato di fare, è difficile trovare la soluzione.

Il valutatore si trova davanti ad un problema che è quello della mancanza di documentazione, non

sempre è disponibile una qualità e una quantità adeguata della documentazione. Troppi soggetti non

lasciano documentazione o non c’è documentazione fruibile ad estranei del programma.

I servizi partono da una valutazione interna e poi esterna, quella interna ha funzione di

autoregolazione.

L’EDUCATORE (Gardella) Autoriconoscimento della categoria, permette di fare chiarezza su

alcuni elementi. L’educatore ha una storia relativamente recente. Si inizia a definire meglio che tipo

di lavoro, quali sono i tratti comuni. La categoria è estesa e riconosciuta a seconda del tipo di utenti

che incontriamo.

Codice deontologico riguarda la sfera dell’etica e del saper essere (limiti nella relazione con

l’altro). Questo perchè nelle relazioni possono verificarsi delle dinamiche negative di vario livello e

significato.

La motivazione della professione:

• Aiutare l’altro che ha problemi

Rischi, limiti e valori insiti nella relazione con persone in difficoltà

• Empatia (non deve sconfinare nell’eccesso, la persona non deve diventare parte della

ma vita)

• Disponibilità (proporzionata al lavoro che facciamo)

• Essere d’esempio (confini da definire, da parte dell’educatore)

Questi ultime tre motivazioni comportano rischi nella relazione con la persona da aiutare. Non ci si

deve far carico emotivo, ci deve essere distanza emotiva. Questa figura incontra marginalità molto

conflittuali. Una ragione dell’aiuto non è di tipo umanitario.

EDUCATORE DAL SECONDO DOPOGUERRA AD OGGI In Italia per del dopoguerra la

figura dell’educatore era legata al mondo cattolico, e anche dopo con grande efficacia.

Se volessimo dare un nome di un educatore italiano che tutti conoscono anche i non addetti ai

lavori diremmo Don Milani. La tradizione laica è successiva, dopo la seconda guerra mondiale per

una ragione storica. In Italia i servizi sociali non sono molto estesi perché il grande referente è la

FAMIGLIA. Il discorso laico ha circa 30-40 anni, negli ultimi 20 c’è l’intenzione di far emergere la

figura dell’educatore, ma è totalmente recente la storia , possiamo dire di essere solo all’inizio.

Ha avuto una valorizzazione l’educatore con l’espansione dell’uso della droga, negli anni ’80.

Ci sono state molte battaglie su chi doveva occuparsi del giovane drogato, quali figure, come

affrontarlo. In alcune regioni italiane come Piemonte, Lombardia sono nate delle cooperative in cui

gli educatori affiancavano i tossicodipendenti, questo ha fatto emergere una formazione più

specifica per gli educatori 44

A fronte della chiusura dei manicomi, qualcuno avrebbe dovuto affiancare in situazioni diverse e

più piccole le persone malate di mente. Ha prevalso così l’idea del mondo medico che pensa a

qualcosa di diverso.

Non possiamo negare una difficoltà di definizione della figura. L’educatore non è un insegnante ,

non è colui che fa i compiti, dovrebbe affiancare . Si aspetta una definizione più rigida ma più

riconoscibile. Infatti spesso gli psicologi che sono un numero troppo elevato, sul territorio si

trovano a fare gli educatori, queste professioni vanno definite meglio.

Lezione n° 5 20-11-2008

L’analisi dei bisogni

Parliamo di valutazione di sistema: perché parlare di politica nell’ambito della valutazione di

sistema?

• Politologia: è la disciplina che studia gli atti di governo, quelli intenzionali. Trattasi di

studiosi che analizzano come gli uomini hanno organizzato il governo.

• Vi è una grande diversità con l’analisi partitica: che riguarda le formazioni politiche in un

dato momento storico

• Esistono studi politologi sulle forme di governo, sulle amministrazioni anche con

riferimenti storici. Gli studi politologi sono studi storici che riguardano la politica intesa come atto

umano.

Questi studi hanno punti di contatto molto forti perché analizzano

• Tipologie di scelte politiche e organizzative.

• Contatto tra studi sociologici e politologici (anche se la sociologia cura di meno la

modellistica e privilegia lo studio del presente). Fra i padri fondatori ricordiamo Machiavelli (Il

Principe in cui vi è l’analisi della degenerazione delle signorie e il modello ideale); Platone (La

repubblica tradotta da Cicerone; in cui si delinea la democrazia, un modello di stato ancor oggi

utilizzato, il modello ideale)

• Gli studi sulle organizzazioni toccano sia il versante politologico che sociologico

• Gli interventi sociali di Welfare State sono atti politico-organizzativi che vengono studiati

anche in relazione alle figure dei formatori e degli educatori ( nascono con lo stato moderno le

protezioni per le fasce più deboli).

• Gli interventi sono il contesto giuridico- economico – amministrativo in cui si attuano i

servizi socio-assistenziali. ( il mondo antico non prevede il concetto di solidarietà: tale concetto

viene introdotto con il Cristianesimo “beati gli ultimi che saranno i primi”..concetto in antitesi con

45

il contesto del tempo in cui si moriva a 30 anni, vi era una forte mortalità dei bambini, non vi

erano mezzi, calamità quali la carestia….).

Possibile domanda d’esame: Un esempio di intervento come atto politico organizzativo

(bisogni e policy)

• La legge 180: chiusura dei manicomi è stato un atto politico e culturale: l’attuazione di

servizi territoriali di accoglienza per malati psichiatrici è una policy che permette di rispondere alla

legge: si mettono in atto servizi nuovi come risposte a 1 cornice legislativa e a atti politico-

amministrativi specifici.

Bisogni e policy

• E’ un tema teorico prima che applicativo: in linea generale, individuati i bisogni le azioni di

policy dovrebbero essere conseguenti

• In realtà la questione è molto più complessa in quanto entrano in gioco i ruoli di coloro che

devono prendere le decisioni, delle lobbies di gruppi o interessi specifici, le possibilità economiche

dei singoli programmi.

• Ovviamente anche non prendere in considerazione in nessun modo il punto di vista degli

utenti rappresenta un errore concettuale e metodologico in quanto il programmatore e il politico

assumerebbero funzioni autoritarie

• Bisogni sociali come costruzioni sociali condivise

• Lo stesso concetto di bisogno condiviso non è univoco: alcuni autori contestano la presenza

nella società di bisogni collettivi riconoscibili da tutti

• Misurare i bisogni è un atto epistemologico, metodologico e politico non tecnico

• Giddens (1976) e Scriven (1993) sottolineano la necessità di non confondere i bisogni con i

desideri di miglioramento di una popolazione ( es. necessità di abitazione per tutti ma non è

necessario che l’abitazione sia una villa con giardino).

• Passaggio da cittadino suddito a cittadino utente, cioè attivo nella definizione dei bisogni,

portatore di richieste esplicite nei confronti dei decisori: i decisori interpretano i bisogni ma fanno

mediazioni fra gli utenti e le politiche da attuare

Altra possibile domanda: Le principali categorie di attori delle politiche pubbliche:

46

- decisori

- tecnici

- beneficiari e/o destinatari

- società (lobbies, società vere e proprie. In Italia le lobbies sono informali svolgono

un’azione implicita, all’estero sono gruppi riconosciuti i petrolieri danno fondi per le

campagne elettorali..)

Le risorse di cui dispongono gli attori sono giuridiche, conoscitive, finanziarie, politiche. Vi è il

problema del neocorporativismo: concertazione tra governo e gruppi di interesse. Il

neocorporativismo è in crisi in molti paesi europei perché esaspera la conflittualità e laddove tutti

fanno un passo in più è difficile che avvenga la mediazione. ( es. Alitalia: governo, sindacati, cai,

lavoratori, e l’utente che deve viaggiare?)

Non abbiamo mai dei vuoti sociali ma può avvenire che si debbano riorganizzare risposte e

modalità.

Il politico non è sempre l’attuatore:

- le decisioni politiche non sempre sono gestite da coloro che formulano gli atti decisionali

- ciò comporta che l’attuatore è spesso più importante del decisore di policy iniziale.

I destinatari delle politiche pubbliche:

- i destinatari effettivi

- i destinatari potenziali

- la popolazione in senso generale, che in qualche modo viene interessata ad alcuni effetti della

policy ( popolazione intesa come universo statistico)

- i primi due destinatari sono facilmente individuabili, il 3° è più difficile. Non sempre poi viene

studiato e analizzato.

- quando si fa valutazione si fa sui primi due gruppi.

Lezione n° 6 21-11- 2008

PROGRAMMARE E VALUTARE UNA SOCIETA’ COMPLESSA

47

Alcuni studiosi, fra cui Palombo, sostengono che quello tra programmazione e valutazione sia un

matrimonio mancato ma vediamo perché a partire da una definizione:

“lo studio valutativo è quello che analizza le conseguenze previste e non previste, desiderabili e

indesiderabili…………………

Il modello “conoscenza-decisione politica-intervento- valutazione” è di tipo razionalista-positivista

ed è caratterizzato da una struttura lineare nella concezione dei vari stadi e degli attori coinvolti.

In una società complessa secondo molti autori tale modello non descrive a fondo le difficoltà delle

attività programmatorie e valutative

Gli elementi che sembrano origine di tali difficoltà sono:

- l’aumento delle variabili in gioco nel determinare il comportamento degli attori sociali;

- la diminuzione della capacità euristica delle variabili strutturali o di appartenenza ( titolo di

studio, sesso, età, estrazione sociale)

- aumento del numero di operatori istituzionali e delle loro relazioni;

- velocità di cambiamenti non solo tecnologici nelle varie sfere di attività umane

In sintesi dal sommarsi di tali processi ( il moltiplicarsi delle relazioni e dei gradi di libertà dei vari

soggetti e dei vari subsistemi) discende una realtà sociale con un tasso più basso di prevedibilità.

Gli studiosi di matrice marxista si riferivano ad un modello sociale di tipo capitalistico in cui le

classi sociali erano nettamente divise.

A partire da tempi più recenti studiosi di matrice Americana fanno riferimento ad un modello

sociale in cui le classi non sono più così nettamente riconoscibili al suo interno al punto da definire

il modello della classe media unica omologata.

La complessità secondo altri autori (Crozier 1987) determina una società più adulta e responsabile

al punto che i cittadini tendono a pensare di essere più capaci di chi governa di inventare il futuro.

E’ una nuova domanda di governabilità associata a spazi sempre più ampi di partecipazione.

Alcuni pensano che la complessità crescente dei sistemi sociali (che rende più complessi gli studi

relativi ai sistemi sociali stessi) derivi dalla “riflessività” degli attori sociali cioè dalla loro crescente

capacità di prevedere i risultati delle loro azioni, di incamerare informazioni e servirsene per

arrivare ai loro scopi. 48

Per Giddens, 1990 “la natura riflessiva della vita sociale invalida ogni esplicazione del mutamento

sociale in termini di insieme semplice e sovrano dei meccanismi causali”. Ciò dipende in larga parte

dal fatto che molti attori sociali hanno competenze e informazioni analoghe a quelle degli analisti

sociali, che essi stessi possono usare per prendere decisioni. Paradossalmente la conoscenza del

mondo sociale contribuisce al suo carattere instabile e mutevole rendendo sempre più deboli le

scienze sociali che per loro natura dovrebbero rispondere al concetto di utilità predicendo i

cambiamenti e informando.

Una società più complessa è anche una società più instabile?

Le persone cessano di credere nei principi di fondo e cercano di farsi guidare esclusivamente dai

risultati delle loro azioni. Soros sostiene che sia il valore delle idee messe in atto da economisti e

politici a indurre comportamenti sociali più o meno voluti o prevedibili da coloro che diffondono le

informazioni stesse. In una società riflessiva come sembra essere quella moderna le conoscenze di

vario tipo entrano a far parte della vita di ciascuno tramite le ansa, internet. Il problema è che una

volta che entrano non escono più, non le puoi fermare. Quindi la conoscenza sembre un fattore che

diminuisce la capacità di analisi delle scienze sociali.

Barman parla di società liquida, una società che è sempre più mutevole, in cui sono fragili le

relazioni, le istituzioni sociali, i rapporti. Una società talmente destrutturata e mutevole da essere

appunto definita liquida.

Il valutatore è chiamato ad una operazione di riduzione della complessità del mondo reale, in una

visione di sintesi che renda conto dei caratteri del mondo senza lasciarsi andare a forme di lettura

irrazionali o confuse. Esiste un filone di studi sulla valutazione che si basano su questa teoria della

società liquida: sono essenzialmente sociologi. Bisogna ridurre gli elementi della complessità per

dare conto degli elementi informativi che devono emergere.

I processi di apprendimento

Forme di apprendimento: apprendimento individuale, apprendimento organizzativo, leve di

apprendimento, formazione in aula, formazione sul campo, formazione a distanza, simulazioni e

role playing.

Supporti organizzativi (Coaching e mentoring): lavoro in gruppo, partecipazione a progetti, job

rotation (rotazione delle posizioni), re-engineering dei processi.

La valutazione dell’efficacia della formazione 49

Quesiti chiave:

Quali approcci orientano la misurazione dell’efficacia della formazione?

Quali sono i diversi modelli e strumenti di misurazione dell’efficacia della formazione?

Come misurare le relazioni di causa-effetto tra formazione e performance aziendali?

In quale misura è presidiata la coerenza nell’intero processo formativo (dalla progettazione,

all’erogazione, alla valutazione)?

Chi è responsabile della valutazione dell’efficacia delle formazione? Con quali ruoli?

Quali risorse (temporali, umane ed economiche) sono disponibili per la valutazione dell’efficacia

della formazione?

Quale utilizzo viene fatto delle misure di efficacia della formazione?

Come la valutazione della formazione entra a far parte dei processi manageriali?

Approcci epistemologici

A A

PPROCCIO EPISTEMOLOGICO PPROCCIO EPISTEMOLOGICO

( (

OGGETTIVISTA O POSITIVISTA O SOGGETTIVISTA O

) )

DISTALE INTERPRETATIVO O PROSSIMALE

Concezione della realtà e La realtà è governata da leggi La realtà è una costruzione

della conoscenza universali (anche di tipo sociale (processi, contesto,

contingente) significato)

Concezione del cambiamento Il cambiamento è Il cambiamento è traslazione

programmabile (soggettività,causalità,

eterogeneità)

Concezione L’apprendimento è un L’apprendimento è un

dell’apprendimento fenomeno cognitivo- fenomeno socio-culturale

funzionale (problem-driven)

E’ l’americano David Kolb che nel 1984 ha fatto una sintesi delle ricerche sul processo di

apprendimento fondato sull’esperienza, appoggiandosi alle teorie di John Dewey, Kurt Lewin e

50

Jean Piaget. Imparare è un processo di tutta la vita (life long learning). Per questo non ha senso dire

che si è imparato tutto ciò che c’è da imparare o che il nostro apprendimento è completato. E’ una

spirale che non è mai conclusa.

Ogni anello della spirale ha quattro fasi distinte in ogni ciclo.

L’esperienza concreta: coinvolgersi pienamente, apertamente in esperienze nuove

• L’osservazione riflessiva: riflettere su queste esperienze ed osservarle da molte prospettive

• La concettualizzazione astratta: creare concetti che integrino le osservazioni in teorie di

• riferimento logicamente valide

La sperimentazione attiva: l’ipotesi e le sue alternative vengono testate attraverso l’azione. Il

• risultato delle ipotesi diventate azione produce delle conseguenze, delle nuove situazioni (o

nuovi problemi).

Per Kolb l'apprendimento è un processo sociale e l'insegnamento non è più un’esclusiva della

classe scolastica, ma proprietà della famiglia, del lavoro, delle situazioni di vita quotidiana. Si può

apprendere in qualsiasi situazione, non solo in quelle designate per l'apprendimento. La tesi del

lavoro di Kolb è che l'apprendimento dall'esperienza è il processo attraverso cui avviene lo sviluppo

umano.

Kolb propone anche una tipologia degli stili individuali di apprendimento (organizzati attorno

agli assi: astratto/concreto; azione/riflessione).

Egli sintetizza uno schema per l’apprendimento attraverso quattro fasi:

1. azione o esperienza concreta: l’individuo agisce e realizza che per agire gli è necessario qualche

altro elemento (esigenza di apprendimento);

2. osservazione e riflessione: l’individuo osserva la realtà e riflette sui collegamenti evidenti e

possibili tra i vari elementi percepiti;

3. formalizzazione di concetti astratti e di generalizzazioni: l’individuo formula nuove ipotesi di

collegamenti e nuove rappresentazioni. Ri-organizza la realtà in modo diverso dal modo precedente.

4. sperimentazione o verifica delle implicazioni dei concetti in nuove situazioni: l’individuo

51


PAGINE

67

PESO

508.96 KB

AUTORE

nadia_87

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in educatore sociale e culturale (BOLOGNA, RIMINI)
SSD:
Docente: Gatti Rita
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nadia_87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Progettazione e valutazione di interventi in educazione e formazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Gatti Rita.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in educatore sociale e culturale (bologna, rimini)

Riassunto esame Conflitti nei Gruppi Sociali, prof. Melotti, libro consigliato Formazione Outdoor, Rotondi
Appunto
Storia dell'educazione - Pestalozzi
Appunto
Riassunto esame psicologia generale, prof.ssa Cicogna, libro consigliato Psicologia generale, Cicogna, Occhionero
Appunto
Riassunto esame Storia dei culti e delle religioni, prof Dondarini, libro consigliato Il senso del sacro, Ries
Appunto