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L’A :

RBITRATO

L’arbitrato costituisce uno strumento di risoluzione delle controversie alternative rispetto alla

giurisdizione ordinaria. Il ricorso al giudizio arbitrale comporta la possibilità di ottenere una

decisione in tempi più veloci; far decidere controversie particolarmente complicate da persone

che abbiano specifiche conoscenze tecniche; favorire soluzioni che siano facilmente accettate da

tutte le parti in causa. Gli inconvenienti dell’arbitrato sono gli eccessivi costi processuali, a causa

della particolare elevatezza degli onorari da corrispondere agli arbitri, e il rischio di una non

effettiva imparzialità del giudizio, dato che gli arbitri sono scelti dalle parti. Quando le parti si

accordano per far decidere una controversia ad arbitri, tale arbitrato viene definito rituale. A

causa degli oneri fiscali connessi all’arbitrato rituale, si è diffuso l’arbitrato irrituale o libero che

viene definito come una forma di risoluzione convenzionale delle controversie, che si caratterizza

per il fatto che le parti conferiscono agli arbitri il compito di comporre una lite mediante un atto

negoziale impegnandosi a considerare come espressione della propria volontà quando viene

deciso dagli arbitri. Assai frequente è il ricorso al biancosegno, cioè alla sottoscrizione in bianco

di un foglio conferendo agli arbitri il potere di riempirlo con quella che sarà la decisione della

controversia. La distinzione tradizionale tra arbitrato rituale e irrituale si rinviene nella volontà

delle parti: -con l’arbitrato rituale le parti intendono attribuire agli arbitri una funzione

giurisdizionale e desiderano ottenere una decisione destinata ad acquistare efficacia apri a

quella di una sentenza del giudice; -con l’arbitrato irrituale le parti conferiscono agli arbitri un

mandato per risolvere una controversia mediante un atto negozionale. L’arbitrato irrituale non va

confuso con l’arbitraggio: con l’arbitrato le parti incaricano l’arbitro di risolvere una controversia.

Con l’arbitraggio le parti conferiscono al terzo arbitratore il compito di determinare uno degli

elementi del contratto in formazione, ad es.l’oggetto dedotto in contratto o il presso, senza

conferire alcun potere decisorio su questioni controverse. L’arbitrato irrituale va anche distinto

dalla perizia contrattuale che si ha quando le parti incaricano il terzo di svolgere constatazioni o

accertamenti e si impegnano ad accettare la deliberazione del terzo (si distingue dall’arbitrato

per il diverso oggetto del contratto che attiene ad una questione tecnica e non giuridica).

L’A P R 2006: per l’arbitrato irrituale si applicano le norme sul mandato,

RBITRATO RIMA DELLA IFORMA DEL

per quel che riguarda il rapporto tra le parti e gli arbitri, e quelle sulla transazione ed in generale

sui contratto e sulle obbligazioni, per quel che riguarda il negozio con cui viene composta la lite.

Per quanto concerne il regime dell’impugnazione la giurisprudenza ritiene che contro il lodo

irrituale sono esperibili le impugnazioni irrituali. Per conferire l’incarico agli arbitri le parti possono

stipulare un compromesso, che è un apposito negozio con cui gli arbitri vengono incaricati di

definire una lite già insorta, o possono predisporre una clausola compromissoria che è una

clausola inserita in un altro contratto con cui le parti si impegnano, in via preventiva, ad affidare

ad arbitri la risoluzione delle future controversie derivanti dal contratto stesso. Per quanto

riguarda la forma, sia il compromesso che la clausola compromissoria, devono avere forma

scritta a pena di nulità. La legge 25/94 ha precisato che le parti possono manifestare la

propria volontà anche mediante telegrafo o telescrivente (forma elettronica). Per quanto riguarda

il contenuto, negli accordi compromissori devono essere indicati: l’oggetto della controversia, a

pena di nullità; la nomina degli arbitri o il numero di essi e il modo di nominarli; la sede

dell’arbitrato; le norme che gli arbitri devono osservare nel procedimento. Il giudizio arbitrale può

riguardare solo controversie su diritti disponibili, perché la legge non consente di sottrarre alla

cognizione del giudice ordinario i diritti indisponibili. Gli arbitri possono essere uno o più, purchè

in numero dispari. La nomina può essere affidata alle parti medesime, a terzi o all’autorità

giudiziaria. Solo con l’accettazione per iscritto da parte dell’arbitro si perfeziona la costituzione

dell’ufficio arbitrale. Dopo la L.25/1994 l’arbitro può essere sostituito quando pregiudica con il

proprio comportamento il regolare svolgimento dell’arbitrato o ritardi il compimento dei propri atti.

Poiché l’arbitro assolve alle funzioni che sono proprie di un giudice e deve operare con

imparzialità , può essere ricusato dalla parte per gli stessi motivi previsti per la ricusazione del

giudice ordinario.

P : l’atto iniziale del giudizio arbitrale è quell’atto con cui la parte manifesta la volontà

ROCEDIMENTO

di adire gli arbitri, propone la domanda e procede alla nomina dell’arbitro. Il giudizio arbitrale

viene instaurato nel momento in cui tale atto viene notificato all’altra parte. Riguardo agli effetti

sostanziali della domanda di arbitrato, la riforma del 1994 ha previsto l’effetto interruttivo e

sospensivo della prescrizione, che decorre dalla notifica dell’atto introduttivo del giudizio

arbitrale, e la possibilità di trascrivere la domanda di arbitrato e il successivo lodo reso

esecutivo. Per garantire il nucleo essenziale del principio del contraddittorio, la legge impone agli

arbitri di consentire sempre alle parti di presentare memorie e documenti. Per l’assunzione dei

mezzi di prova si ritengono applicabili, in linea di principio, le norme del processo ordinario.

Riguardo alla prova testimoniale, però, gli arbitri non hanno poteri coercitivi nei confronti dei

testimoni. La legge 25/1994 prevede che l’assunzione della deposizione possa avvenire

oralmente o per iscritto. Gli arbitri non possono emettere provvedimenti cautelari che, però,

possono essere chiesti e concessi solo dal giudice ordinario che se non ci fosse stato l’accordo

compromissorio sarebbe stato competente a conoscere il merito. Gli arbitri possono decidere

tutte le questioni insorte nel corso del giudizio arbitrale. La decisione della controversia avviene

sulla base delle norme sostanziali vigenti, a meno che le parti non abbiano autorizzato gli arbitri

a decidere secondo equità.

D : il lodo dev’essere deliberato entro il termine fissato dalle parti o, in mancanza,

ELIBERAZIONE

entro 180 giorni dall’accettazione dell’incarico. Il lodo è deliberato dagli arbitri riunito in

conferenza personale, nel senso che è necessaria la presenza fisica di tutti gli arbitri. L’arbitro

che omette di partecipare alle riunioni può essere sostituito. La deliberazione è adottata a

maggioranza ed il lodo dev’essere necessariamente redatto per iscritto. Il lodo può essere

parziale (quando viene deciso solo in parte il merito) e non definitivo (quando vengono decise

una o più questioni di carattere pregiudiziale o preliminare, ma non viene definita la

controversia). Il lodo dev’essere sottoscritto da tutti gli arbitri. È valido, però, il lodo sottoscritto

almeno dalla maggioranza degli arbitri. Dalla data di sottoscrizione il lodo acquista efficacia

vincolante tra le parti. La pubblicazione del lodo avviene mediante la comunicazione alle parti

effettuata dagli arbitri tramite la consegna di un originale del lodo a ciascuna di esse. La

comunicazione deve avvenire entro il termine di 10 giorni dall’ultima sottoscrizione. Perché

possa essere eseguito in Italia, il lodo dev’essere depositato in cancelleria a cura della parte

interessata per l’omologazione. Competente per l’omologazione è il tribunale nella cui

circoscrizione vi è la sede dell’arbitrato. Il tribunale è tenuto solo a controllare la regolarità

formale del lodo. A seguito del controllo emana un decreto con cui può essere concessa o

negata l’esecutorietà del lodo. Contro il decreto che nega l’esecutorietà del lodo è proponibile

reclamo, entro 30 giorni dalla comunicazione, mediante ricorso al tribunale in composizione

collegiale del quale non può far parte il giudice che ha emesso il provvedimento reclamato che

provvede con ordinanza non impugnabile. Nel sistema originario del codice, il decreto del giudice

era necessario per l’esistenza stessa del lodo; con la riforma del 1983 si è attribuito al decreto la

funzione di conferire al lodo efficacia di sentenza. Con la legge 25/1994 l’omologazione del lodo

rende il lodo titolo esecutivo; consente la trascrizione del lodo nei registri immobiliari e rende il

lodo inidoneo per l’iscrizione dell’ipoteca giudiziale. Con la riforma del 1994 è venuto meno

l’obbligo di depositare il lodo in un termine perentorio ed è stata introdotta la possibilità di

impugnare il lodo per nullità, anche se non è stato depositato.

I : la competenza è della corte d’appello nella cui circoscrizione è stata fissata la sede

MPUGNAZIONE

dell’arbitrato. Se il lodo è stato notificato, il termine per l’impugnazione è di 90 giorni dalla data

della notifica, altrimenti è di un anno dall’ultima sottoscrizione. L’impugnazione è ammessa per


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allets

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (AVEZZANO, TERAMO)
SSD:
Università: Teramo - Unite
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher allets di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Procedura civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Teramo - Unite o del prof Sandulli Piero.

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