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Problemi e testi della letteratura del Novecento - Appunti Appunti scolastici Premium

Appunti di Problemi e testi della letteratura del novecento del prof. Carlino che riassumono il periodo che va dal Decadentismo alla Neoavanguardia del '63.
Gli appunti di letteratura italiana contemporanea di Carlino aiutano nella comprensione dei movimenti letterari che hanno interessato la letteratura contemporanea, con un esame approfondito dei maggiori esponenti... Vedi di più

Esame di Letteratura italiana contemporanea docente Prof. M. Carlino

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poco, la nuova scienza psicologica avrebbe fornito agli scrittori decadenti strumenti d’indagine più

dell’inconscio incorporerà filosofia e

suggestivi e approfonditi. Freud con la scoperta scientifica

scienza. Nato da una frattura tra l’artista e la società, che con il progressivo affermarsi della civiltà

di massa era destinato ad accentuarsi, il decadentismo si esprimeva nell’enfatizzazione della

diversità, dell’angoscia, della solitudine, nel privilegiare la malattia rispetto alla salute. I

del panorama letterario sono in particolare D’annunzio e Pascoli.

protagonisti

G D ’

A B R I

E

L

E A N N U N Z

I

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D’annunzio visse una vita particolarmente ricca e varia. La sua influenza si esercitò, oltre che nel

campo letterario, sul costume e su tuta la società italiana, cercando di proporsi come uomo-

immagine, interpretando il gusto di un pubblico che chiede il testo da leggere, e l’immagine di un

mito col quale identificarsi. Si dà un posto sui rotocalchi cercando di far

la sua storia con l’attrice Eleonora

parlare di sé, Duse è presente in tutte le

cronache del tempo, si lascia fotografare seminudo pur di catturare un

pubblico. Questo atteggiamento dimostra la tendenza di mercato sempre

crescente anche in letteratura. D’annunzio di presenta in nome di un

estetismo sottoforma di superuomo, in grado di proporsi come modello

per il mondo, grazie alla capacità di vivere la sua vita come se fosse

un’opera d’arte (trasferendo, dunque, il vissuto nell’opera). La bellezza

per D’annunzio è un misto tra nuovo e classicità. Legge, così, i simbolisti,

incorporandoli con elementi classici. I due miti che servono a localizzare

D’annunzio sono quelli della bellezza e del superuomo. Il mito della

bellezza si lega a quello dell’eccezionalità, dell’essere fuori dal comune. Tale caratteristica si

ripercuote nei personaggi, sia maschili che femminili. Le donne dannunziane sono fatali, agghindate

con abiti alla moda, con atteggiamento teatrale. Gli uomini sono particolari, o fuori dalla normalità.

lusso e all’antiquariato, gli oggetti sono piccoli simboli da

Tutto il repertorio degli oggetti si rifà al

porre accanto ai personaggi e ne acquistano significato. Il linguaggio tende al sublime e consolida

un livello di bellezza proposta come inarrivabile. È molto attento alla sonorità, così come alla

retorica, alla costruzione della struttura: tutto è armonia.

Il mito del superuomo di esprime nell’opera “Il Si rifà a

Fuoco”. Nietzsche, travisandone il

significato. Il superuomo del filosofo, infatti, ha una profondità filosofica che D’annunzio non ha.

Egli dipinge il superuomo come un personaggio incarnato solo dal poeta, il quale ha ricevuto il

compito di portare il senso della bellezza, il fuoco dell’arte, usando il superuomo e la sua figura a

scopi politici e personali. Il Fuoco è un disegno del superuomo e di ciò che egli può fare nella

All’interno del

società, riuscendo a mettersi a capo delle folle e trascinarle eventi straordinari.

romanzo, il protagonista si reca a Venezia e porta sulle spalle il cadavere di Wagner. Quest’ultimo

l’incarnazione dell’estetica. È un grande esponente del simbolismo. Portare il

è, infatti, quasi

cadavere di Wagner fino alla tomba significa stabilire una continuità tra D’annunzio e quest’ultimo.

Serve, inoltre, per affermare che D’annunzio si sente l’unico in grado di superarlo. Stelio Effrena,

poeta e simbolo della poesia stessa, occupa il centro e il romanzo gli orbita intorno. Stelio ama

Foscarina, ma è stanco di lei, e Foscarina, la quale impersona Eleonora Duse, ormai in là con gli

anni, si sacrifica lasciando il suo posto alla nuova amante. In questo primo livello di lettura

riscontriamo tanti elementi autobiografici. L’autore ci presenta sé stesso e la sua vita; presenta la

bellezza della “superfemmina”. Foscarina si immola perché il superuomo sia libero di agire e di

affermare la propria volontà. Egli restituisce il fuoco, la prima scintilla della civiltà, alla società. Il

fuoco come civiltà che ricomincia e che crea nuove prospettive per l’uomo. Stelio va a Venezia

perché questa è la città della decadenza e della morte, del sole che declina, ma che grazie a Stelio

tornerà alla luce, poiché egli riporta il fuoco dell’arte. Per D’annunzio è tutto dalla parte dei poeti

che “annunciano il verbo”. D’annunzio cerca di

assertivi (che asseriscono una verità), poeti-vati

dare una riposta alla crisi dei valori dell’epoca: è il Mito. 2

Il ciclo delle Laudi intitolate alle Pleiadi, in un progetto mai completato in 7 volutimi, si

l’ideologia del linguaggio poetico. L’Alcyone,

caratterizzano per il terzo volume delle Laudi,

il rapporto con la natura; un rapporto d’immedesimazione in cui D’annunzio ritorna in un

sintetizza

certo senso fanciullo. Qui il superuomo si prende temporaneamente una pausa, ma non viene

eliminato completamente. D’annunzio rimane sempre uguale a sé stesso, non bastano le pause e lo

sguardo rivolto dentro, la scrittura frammentata e autoanalitica; chi scrive è il poeta, la sua statura è

quella gigantesca del superuomo, la sua parola è ancora il “verbo”.

G P

I

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V A N N I A S C O

L

I

D’annunzio è il poeta dell’aristocrazie, Pascoli della piccola borghesia, a cui offre il suo mondo

D’annunzio

fatto di cose semplici, quotidiane, contrapposte agli oggetti di lusso dannunziani. è il

poeta dei grandi giardini, Pascoli dei giardinieri e degli agricoltori, delle piccole realtà; le piccole

cose quotidiane che suggeriscono un certo mistero. Il sublime pascoliano parte dal basso. A cavallo

tra ‘800 e ‘900 Pascoli si candida “poeta della nuova era”, nonostante venga mantenuta una forte

continuità nei confronti della tradizione letteraria passata. Questa

letteratura si rivolge ad un pubblico vasto: grazie alla facoltà di far

emergere il “fanciullino”, gestire e tradurre le sue scoperte, Pascoli

entra in contatto con la presenza infantile in ognuno di noi,

dall’elite al popolo. Il fanciullino

spostando il potenziale pubblico è

come una piccola anima che, finché siamo stati piccoli, ha parlato a

noi all’unisono. Crescendo, il fanciullino non viene più ascoltato. È

questo il compito principale della poesia: dar voce al fanciullino che

tutti hanno, ma che non sanno ascoltare. Il fanciullino sembra

guardare il mondo per la prima volto, stupito in un rapporto

spontaneo con le cose, innocente come se fosse il primo uomo e

riscoprisse la visione originaria della realtà. Oltre alla scoperta delle

cose, il fanciullino le nomina per la prima volta, parlando un

e nell’ambito appropriato finisce per assumere

linguaggio specifico,

un effetto di suggestione. Il linguaggio è perciò pre-verbale, pre-

Da qui la scelta dell’onomatopea.

grammaticale, ci si affida solo alla sonorità della natura. Non

usa, dunque, il nostro linguaggio convenzionale, le cose e le parole ritrovano la loro identità

perduta. L’esattezza vuole che siano riportati direttamente i distinti gorgheggi, inserendo elementi

sonori puri che, per quanto giustificati dalla rappresentazione della realtà, a volte sono quasi

impronunciabili, avviando le associazioni della memoria dal sonoro al visivo. Dal linguaggio

arriviamo all’analisi del fanciullino che è dentro ognuno di noi; Pascoli potrebbe precorrere la

psicoanalisi e lo studio del nostro inconscio, affacciandosi in un mondo sconosciuto che sarà

largamente studiato in seguito. Pascoli pone comunque una linea di separazione posta a

salvaguardare il “nido”. Il limite della siepe porta un doppio messaggio protettivo all’interno,

respingente all’esterno da muro invalicabile contro le minacce esterne. L’ideologia del nido si

accompagna ad un vero e proprio sgomento di fronte alla realtà, nella quale viveva una fuga dalla

storia. Il rifiuto della città contemporanea Pascoli lo concretizza nel malinconico idoleggiare la

campagna. Il fanciullino del ‘900 non reca sempre un bene alla società, è anche un fanciullo

pestifero, che nomina cose mai state nominate prima, parla di sesso, di tabù, di cose represse

all’interno di ogni persona. Il fanciullino del Pascoli, invece, rimane represso, irrigidito, legato alla

dimensione del sublime come da tradizione. 3

L P

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G I I

R A N D

E

L

L O

L’opera di Pirandello, che interessa la narrativa e il teatro, è considerata rivoluzionaria. Con il “Fu

attacca valori,

Mattia Pascal” convenzioni, istituzioni, e assieme a Svevo va considerato come la

più lucida coscienza di quella crisi che nel decadentismo trova a sua

espressione letteraria. Questo libro segna una piccola svolta, è una

letteratura di consumo, che rispondendo alle questioni di mercato cerca di

soddisfare un pubblico medio. L’importanza del linguaggio, il

cambiamento repentino da un registro serio ad uno comico, giochi di

parole, l’impostazione quasi maccheronica, ci portano ad una visione non

più statica della realtà. Essa ora è, infatti, interpretabile anche in modi

opposti. Pirandello permette di cogliere, attraverso la riflessione, la

complessità del reale, mettendone in luce la molteplicità, andando oltre

l’apparenza. Sottolinea come l’uomo non stia più al centro dell’universo,

entrando così nell’ottica del relativismo. Viene dato spazio a cose che

marginali, da qui l’elogio alla pazzia,

sembrano intesa come fuga dalla realtà. Anselmo,

personaggio del libro, usa una metafora per sottolineare la perdita dei valori fondamentali: la vita

era fatta da un lanternone, ogni uomo si portava il proprio lanternino per illuminare la strada,

prendendo un po’ di fuoco dal lanternone (che è l’insieme dei valori del mondo) che adesso rischia

di spegnersi o si è spento; gli uomini brancolano nel buio della vita. È appunto la crisi d’identità dei

valori e la perdita dei punti di riferimento. Adesso non ci si può più fidare di una realtà precisa, non

esiste una sola verità, non vi è più un senso preciso attribuito alla vita. È Anselmo ancora che ci

parla di un “cielo strappato”: si mette in scena in un teatrino di marionette la tragedia di Oreste. È

la morte della tragedia: il personaggio (la marionetta) non è più giostrato o guidato da determinati

valori. Il personaggio moderno è quello che si rende conto che il mondo non si muove in un

microcosmo perfetto. La marionetta esce fuori da sé stessa e si guarda recitare; esce dalla scena e

l’eroe inetto, perplesso,

guarda la realtà come fosse una finzione. Si ricava che dubita, esce fuori dal

Il romanzo adesso ha un’impostazione

romanzo che non solo racconta, ma si guarda raccontare.

teatrale, il protagonista recita, parla al pubblico come in una sorta di monologo. Si ha così

l’impressione che il narratore stesso sia l’attore che recita il monologo, diventando meno serio,

ironizzando e quasi interagendo con la propria narrazione in una mescolanza dei piani. Questa

comicità fa in modo che il lettore non si immedesimi con il personaggio, che non assimili più come

oro colato tutto ciò che si dice nel romanzo: la letteratura non è più una grande rivelatrice di verità.

La caduta della tragedia incoraggia la comicità, l’uso degli equivoci, le descrizioni grottesche. Da

sottolineare la figura dell’inetto, quasi inadatto alla vita che non riesce a padroneggiare,

tenendosene anzi a distanza. Questo ci spiega anche il perché quando torna a casa non ridiventa

Mattia Pascal (egli, infatti, credeva nella possibilità di costruirsi un’altra identità e approfitta del

caso, una vincita al gioco e la notizia che un morto suicida è stato scambiato per lui, ma ovviamente

fallisce, in una società in cui non si può vivere al di fuori delle finzioni imposte). Ma il FU Mattia

Pascal. Importante è la dimensione del doppio (Mattia Pascal / Adriano Meis) che si serve per

comprendere lo sdoppiamento dell’individuo, sottolineando la perdita d’identità del mondo

moderno. Nella “teoria dell’umorismo” si concretizza la poetica pirandelliana tutta volta a cogliere

le contraddizioni della realtà. È la riflessione che porta Pirandello a questa teoria, nella quale

l’autore opera una distinzione tra “comico” e “umoristico”. Il comico è legato a “l’avvertimento

e l’umoristico al “sentimento Ogni effetto

del contrario” del contrario”. comico è prodotto

dall’insorgere di un evento che contrasta, che urta contro l’andamento regolare delle cose, che

scivola, cade, suscitando immediatamente una reazione di riso, poiché avvertiamo questo

Ma con un’attenta

avvenimento come contrario ad una previsione di realtà. riflessione si va oltre

l’avvertimento, interrogandoci sui perché, si passa ad una nuova rielaborazione intellettuale di ciò

che abbiamo visto. La nuova letteratura si basa su questa forma di riflessione e profondità, che

comune, lasciandosi interpretare dal comico e dall’umoristico. La figura

sceglie la dimensione

dell’intellettuale che emerge nel saggio “l’umorismo” è quella dell’uomo sospeso, perplesso: è

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l’umorista, il quale sa che la vita non ha un fine chiaro e determinato. La sua funzione è quella di

riducendo l’esistenza alla sua nudità.

svelare illusioni e finzioni, menzogne psicologiche e sociali,

Significativo è anche il suo primo romanzo, “L’esclusa”: è la storia di una donna che viene cacciata

di casa dal marito perché ritenuta ingiustamente adultera, ma viene riammessa proprio quando

l’adulterio viene realmente commesso. Marta cerca un riscatto personale che la liberi dalle

oppressioni subite dalle donne nella società, che non permettono di emanciparsi ed affermarsi, ma

alla fine cede e ritorna sotto la tutela del marito. Marta è il primo dei personaggi esclusi inventati da

Pirandello, una metafora della condizione dell’intellettuale, del piccolo-borghese che invano aspira

al salto di classe, all’affermazione individuale. Come escluso ed espulso dalla vita è Serafino

protagonista de “I quaderni di Serafini Giubbo operatore”,

Giubbo, che altre a rinunciare alla

ricerca di una nuova identità, abbandona anche l’ultima illusione del suo amore per Luisetta,

l’intellettuale senza qualità e sentimenti. La “dequalificazione”

restando professionale che lo

costringe al solo gesto di girare la manovella della cinepresa gli permette solo la registrazione

impassibile della realtà. Per Serafino tutta la vita è ingabbiato in istituzioni che predispongono sin

dalla nascita il destino dell’uomo. L’intellettuale non può che studiare e registrare, ma i suoi occhi

sono quelli di un osservatore distaccato ed impotente; gli uomini gli appaiono prigionieri dediti

senza scampo al lavoro, lo stesso riposo è solo svago che produce un accrescimento di stanchezza in

funzione della ripresa dell’attività. L’uomo è diventato servo e schiavo della macchina. Il processo

d’industrializzazione dell’età giolittiana non viene esaltato, ma denunciato come ulteriore strumento

di alienazione. Gli artisti stessi devono subordinarsi alla macchina, alienandosi sino alla follia.

Nuova è anche la struttura melodrammatica del romanzo. La storia d’amore ruota attorno alla figura

di un’attrice, donna fatale che viene uccisa da un suo spasimante, Aldo Nuti, che durante la ripresa

cinematografica di una scena di caccia, invece di sparare ad una tigre, indirizza il colpo contro di

lei, finendo straziato sotto gli artigli della belva, mentre serafino continua meccanicamente a

registrare la scena, muto dallo shock. La narrazione è ricca di anticipazioni, di flashback, di

“racconti nel racconto”. La stessa struttura diaristica accresce questa impressione di apertura.

Gli anni in cui Pirandello pubblica la storia di Serafino segnano una svolta nella sua vicenda

artistica: il passaggio al teatro, ben presto al “teatro al “metafisico”, a usare cioè

nel teatro”, un

La mancata identificazione, l’ossessione del doppio, sono al

testo teatrale per discutere del teatro.

centro di tale produzione. Lo sdoppiamento diventa ancora più grottesco quando questa ricerca si

svolge nella famiglia. Si ha allora l’interscambiabilità delle immagini e dei ruoli, soprattutto nelle

opere de “Il e “Sei personaggi in cerca d’autore”. La

gioco delle parti” vita è ridotta a commedia,

in cui ciascuno recita un ruolo, senza mai identificarsi del tutto, sdoppiandosi in altri ruoli. La

finzione è una “finzione tra le altre”. Infine, nel romanzo “Uno, nessuno e centomila” la rivolta

sociale: il protagonista capisce che la costrizione da

anarchica porta al rifiuto completo dell’addetto

lui subita per tutta la vita è di natura sociale, è ovvero rappresentata dalla moglie, dal lavoro, dal

La libertà consiste nel privarsi di ogni condizionamento: è l’unica via per poter

denaro. essere

insieme nessuno e centomila, in un caos indistinto. L’esistenza diventa un’avventura aperta, priva di

senso, eppure meravigliosa.

I S

T

A L

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V O

Il “Fu e “La tracciano delle coordinate fondamentali per la

Mattia Pascal” coscienza di Zeno”

del ‘900.

letteratura nella Coscienza di Zeno abbiamo un narratore che si è formato in un ambiente

particolare come Trieste, dove sono forti gli influssi di Freud. Svevo costituisce il romanzo secondo

due chiavi essenziali. I capitoli sono monotematici, divise dunque per temi: è una grande novità,

poiché fa saltare il principio della narrazione in ordine cronologico. La narrazione non è più usuale,

la riflessione ed il pensiero assumono ruoli predominanti (rifletto poi narro). La durata degli episodi

diventa dunque varia e disomogenea. Queste unità di contenuto prevalgono sulla storia del

personaggio. Altro elemento è la questione del titolo: la coscienza, appunto, interviene

continuamente, tutto è presente da dentro la coscienza del protagonista che ne regola la narrazione.

Per la prima volta la psicoanalisi è discussa in modo completo, come un elemento essenziale per

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comprendere il romanzo. È il rapporto di un ammalato che si sottopone ad una terapia psicoanalitica

per guarire da una strana malattia, una nevrosi ossessiva, in cui Zeno oscilla tra ricerca della

normalità e terrore che questo possa verificarsi. Lo scrittore introduce, accanto al punto di vista

dell’io narrante, il punto di vista del dottore, lo psicoanalista S., il

quale osserva che il racconto di Zeno è un cumulo di verità e bugie.

Tale duplicità fonda l’ambiguità di tutta la narrazione. Zeno è contrario

alla psicoanalisi come terapia, convinto che non possa guarire i mali

dell’uomo, è lui che dovrebbe essere il più malato di tutti, l’inetto è

personaggio di successo. L’inettitudine non è vista in chiave

invece il

negativa, si dissocia dalla tragicità: la vita di Zeno è solo relativamente

fallimentare, egli teme il fumo ma non ha danni alla salute, sposa

Augusta per ripiego ma troverà in lei la felicità, è inetto negli affari ma

trarrà profitto da essi. Il romanzo si conclude con una visione

apocalittica: la vita non solo è di per sé malata, ma è addirittura essa

stessa una malattia, con tutti i suoi sintomi, e che porta inevitabilmente

alla morte. La visione profetica sottolinea che Zeno ha una presa di coscienza della sua malattia e si

rende conto che nulla può guarirla, perché si tratta della natura della vita stessa. Il protagonista, più

che agire, è agito dalle cose, l’incapacità è il sintomo della sua malattia. Per queste caratteristiche ci

troviamo di fronte alla comparsa di un antieroe, non più sicuro del proprio ruolo, della propria

condizione ed ha problemi nel relazionarsi con gli altri. Nel romanzo di tradizione finisce per essere

un modello, un eroe, un punto di riferimento per il lettore: è il personaggio tipico, ideale, ma il

romanzo del ‘900 farà a meno del personaggio tipo e sceglierà l’inetto che non sa nulla del suo

destino, della sua condizione, vive l’esistenza come alla deriva. L’assetto sociale ha invece un ruolo

fondamentale che Svevo spiega alla luce di una concezione darwiniana della vita. La salute può

appartenere solo agli animali, non agli uomini, da quando questi hanno inventato ordigni che non

riescono più controllare. Fra i primi vige la legge della creazione, la selezione naturale, mentre tra i

secondi rischia di non avervi più luogo. Nel suo primo romanzo “Una Svevo mostra già di

vita”,

aver almeno intuito i motivi di fondo che caratterizzano la sua successiva produzione, nonostante

questo risenta del romanzo naturalistico e veristico nella struttura narrativa, nel ruolo del narratore

esterno impersonale. Una vita racconta l’esistenza grigia di Alfonso Nitti, un modesto impiegato

che cerca di uscire dalla mediocrità grazie alla pratica della letteratura e soprattutto al fortunato

corteggiamento della figlia del principale; ma egli dopo averla sedotta non sa approfittare

dell’occasione e tradurre il successo momentaneo in matrimonio vantaggioso, e riprecipita nella

si inseriscono elementi che precorrono il romanzo del 900. Il dato

mediocrità. Nell’impianto

fondamentale è l’inettitudine di Alfonso: prima che schiacciato dagli ingranaggi di una società

ingiusta, Alfonso si schiaccia da solo, è vittima di sé stesso e delle sue tortuosità psicologiche. La

società e l’ambiente rimangono sullo sfondo per mettere in primo piano l’analisi interna di Alfonso.

Il motivo dell’inettitudine è ripreso ed approfondito nel successivo romanzo, “Senilità”, che

progressivamente si stacca dai moduli del romanzo naturalistico, senza però abbandonare la

struttura del racconto a narratore esterno. Nel nuovo romanzo l’analisi psicologica è approfondita e

resa assolutamente prioritaria rispetto al rapporto individuo / ambiente. Il romanzo è organizzato in

una struttura geometrica le cui storie si articolano attraverso le vicende di quattro personaggi.

Emilio, il protagonista, fa scorrere il suo pensiero in ogni pagina, è un uomo debole, che pur di non

affrontare la realtà, si rifugia tra le pareti domestiche, costruendosi una vita tranquilla, priva di ogni

emozione. È un letterato mediocre che non ha raggiunto il successo e cerca in un’avventura

amorosa con Angiolina, di cui conosce la dubbia reputazione, una sorta di riscatto alla propria

mediocre esistenza. Il suo modello è il Balli, un pittore pure mediocre e non gratificato dal

successo, ma spregiudicato e fortunato in amore. L’ultima figura ma non meno importante è quella

la sua storia è omologa a quella del fratello, un’esistenza che si consuma

di Amalia: in casa,

violenta dettata dall’amore per il

prigioniera del suo ruolo. Anche la sua strada subirà una scossa

Balli. Ella cercherà l’evasione degli eteri profumati, un’evasione artificiale che la porterà alla morte.

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Se il romanzo dell’800 può essere considerato un romanzo in ascesa quasi epico, quello del ‘900 è

considerato una testimonianza della crisi della società, nella perdita d’identità e nella crisi dei

valori. Il linguaggio non è mai esplicito, dice e non dice, lascia spazio ad un seguito.

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P U S C O L

A R I

S M O

Non si tratta tanto di un movimento quanto di una tendenza. Il simbolismo nel contesto culturale del

primo ‘900 è più segnato e marcato, accanto al quale una serie di autori e poeti del simbolismo

conventi ecc) sottolineando un’esistenza

minore costruiscono particolari spazi e luoghi (castelli,

privilegiata, in un’altra realtà, sospesa, magica. Questo è indice di eccezionalità ma anche di

dell’artista, il quale è al di fuori del mondo, è appartato. Il crepuscolarismo italiano

marginalità di queste rappresentazioni simboliste.

eredita l’uso La tendenza artistica dominante è il liberty, le

sue decorazioni, le sue immagini che vanno dal piccolo fregio alla figurina stilizzata. Crepuscolo è

il senso di un declino, in una condizione di provincia, malinconia, estraneità, decadenza della

grande poesia, toni più colloquiali che si abbassano a un linguaggio comune, marginalità come

malattia. Il poeta ha qui cambiato la sua funzione: perde l’aureola perché vede la vede franare nel

caos della modernità. Essa rappresenta la sacralità del poeta. I crepuscolari prendono atto di questa

caduta e si interrogano sul ruolo del poeta e della poesia. Lo stesso Palazzeschi usa un registro

comico proprio per affermare la perdita della sacralità della poesia. I poeti crepuscolare nascono in

varie parti d’Italia, non si accordano tra loro, non hanno un manifesto. Il termine crepuscolarismo

verrà dato successivamente, e solo allora questi poeti verranno uniti in questa tendenza. D’annunzio

modo chiudono l’800, mentre sono proprio i crepuscolari ad

e Pascoli sono coloro i quali i qualche

aprire il ‘900.

C G

O

R R A D O O V O

N I

Al momento dell’esordio, la condizione poetica di Govoni appare segnata da inquietudine ed

incertezza, tra vocazione ad arricchire ulteriormente il fasto dannunziano e tendenza a ripiegare su

oggetti quotidiani in un linguaggio semplice e spoglio, tra osservanza del canone metrico e

aspirazione ad una metrica libera. In questo contrasto occorre vedere il segno di un disagio storico,

Nelle “Fiale”, il suo primo libro,

dove convivono la cultura liberty e la sensibilità crepuscolare.

Govoni oscilla tra oggetti e comportamenti linguistici contrastanti, attratto dalle eleganze del liberty

e in cerca dell’impoetico, in due percorsi paralleli che a volte s’intersecano e si

confondono. Affascinato dalle immagini fastose di D’annunzio e insieme

oppresso dalla loro inautenticità, desideroso di sensazioni nuove, tuttavia è

intuitivamente consapevole che la prima regola imposta per il momento è

l’impossibilità della naturalezza. Govoni non trova altro modo di liberarsi dai

modelli che moltiplicare lo sfarzo e i modi artefatti di D’annunzio. La stilistica

delle fiale è comunque l’eccesso, in un linguaggio referenziale raffigura

minuziosamente degli oggetti. In realtà è la sostanza sonora delle parole che lo

attira più di ogni altra cosa. Mentre sembra consacrare il liberty con una suprema

cerimonia, Govoni lo dissacra subdolamente. Accentuando all’estremo la preziosità lessicale del

forza significativa. In “Armonia

proprio linguaggio, egli lo svuota di ogni autentica in grigio et in

seconda sua opera, mostra l’allontanamento da D’annunzio e dal liberty, preferendo la

silenzio”, In quest’opera compare una versificazione più libera, dove però le rime

prosa della vita reale.

continuano ad esercitare una funzione dominante. Scomparsa la foga ornamentale, sulla pagina si

accumulano vocaboli capaci di installare nella poesia una folla di oggetti impoetici che annunciano

l’evento della società industriale, percepiti dal poeta provinciale senza l’entusiasmo futurista. Dopo

Armonia, il lavoro di Govoni procede con “Fuochi d’artifizio” e “Gli che costituiscono il

aborti”,

passaggio dalla tematica crepuscolare a quella futurista, nella totale acquisizione della metrica

libera. Infine “Rarefazioni attesta l’effimera adesione di Govoni al futurismo,

e parole in libertà”

dove coniuga con notevole originalità segni linguistici e visivi. 7

A P

L

D

O A L

A Z

Z E

S C H I

Il programma ideologico-letterario di Palazzeschi si struttura sulla coscienza della crisi e sulla

possibilità di testimoniarla ospitandola nel corpo del testo. Pagliacci e pagliacciate abbondano nelle

’10,

poesie, specie quelle degli anni e fanno da accompagnamento musicale per il codice di Perelà,

l’antiromanzo dell’uomo di fumo. Nella poesia “Chi il clown si mette in piazza, culminando

sono”

dell’anima mia>>,

nella figura del <<saltimbanco il pagliaccio

ironico che piange e ride di se stesso facendone il verso.

Nell’”Incendiario” tutto viene letto in chiave futurista, sarà infatti lo

a pubblicare i suoi testi “Chi sono” e lo stesso

stesso Martinetti

“Incendiario”, raccolta di un incendiario (il poeta) che chiuso in una

gabbia non può e non riesce a compiere le sue azioni e i suoi

obiettivi. La poesia, benché incapace di incendi veri, può liberare

l’incendiario,

dalle catene e agire affinché lui agisca. È però una

fantasia, un sogno subito infranto. La polizia, che ha imprigionato

l’incendiario, tiene in camera di sicurezza la scrittura. Palazzeschi

condivide l’aria di novità portata dal futurismo dove può dare sfogo

alla sua ribellione, alla sua comicità libera da ogni condizionamento,

nonostante restino alcuni caratteri del poeta crepuscolare che non

In “Lasciatemi

riesce a condividere i capisaldi del futurismo.

si pronosticano le parole in

divertire” libertà futurista, inserite in una struttura rimangono confinate

in siparietti intervallati da note di commento, il loro meccanismo è tanto scoperto e riconoscibile da

apparire banale, con un’anima estroversa e divertita. Palazzeschi non usa l’umorismo pirandelliana,

ma un comico fortemente trasgressivo, carnevalesco: è una comicità esibita da un clown-poeta, la

dimensione e il ruolo centrale della letteratura sono stati persi. <<Gli uomini non domandano più

quindi “lasciatemi divertire”. Nel primo ‘900 è autore di “Cavalli

nulla dai poeti>>, bianchi”,

“Lanterna” e “Poemi”, che ricordano per alcuni aspetti l’esperienza di Govoni, per altri Gozzano.

Anche con Palazzeschi ritroviamo, come in Govoni, atmosfere un po’ fiabesche riferite al liberty. In

“Parco Umido” il poeta usa un gioco di assonanze che sembra quasi un eco sonoro, un gioco di

parole in una dimensione orale. Il ruolo delle donne non è precisato, come un enigma ripetuto

all’infinito, una giostrina che ripete continuamente la stessa musichetta. Nel 1908 esordisce col

romanzo dalla forma narrativa sperimentale e d’avanguardia prima intitolato “Riflessi”, poi

“Allegoria di novembre”. Romanzo epistolare a metà con un personaggio, Valentino Cole, dalla

da D’annunzio con una visione languida e dagli

sensibilità esasperata, lettere che sembrano scritte

in un periodo legato al simbolismo e l’estetismo tipico dei romanzi di fine

arredi in stile liberty,

‘800: nella seconda metà, il romanzo cambia registro, un linguaggio comune, burocratico con

inflessioni giudiziarie, dove lo scrittore moltiplica i punti di vista. Valentino Cole scompare e questi

“flash d’agenzia” non lasciano intendere cosa realmente accade. Il personaggio si frantuma e si

insegue il suo fantasma, da qui il capovolgimento. Nel “Codice di Perelà” il fantasma diviene

appunto Perelà, personaggio di fumo, inconsistente, fittizio, la psicologia e i valori sono cancellati.

In un paese immaginario Perelà diviene l’uomo con cui tutti i cittadini si confrontano, gli chiedono

di sancire le norme che devono regolare i loro comportamenti, da lì il codice. È un romanzo

d’avanguardia, che precede l’”antiromanzo”, dove il protagonista non è propriamente un inetto, ma

comunque un non-personaggio. Il romanzo si compone di piccoli episodi, quasi siparietti che

corrispondono ai colloqui e ai vari incontri in cui egli risponde <<io sono leggero>>. Risulta essere

una parodia di una storia evangelica, Cristo che dovrebbe arrivare ma si presenta come un messia

assente, non in grado di pronunciare le parole, è inoltre polifonico, poiché interpreta e simbolizza

un insieme di espressioni delle varie realtà sociali del tempo. Queste voci si accavallano non

armonizzandosi tra loro. Perdendo le caratteristiche ottocentesche, ci troviamo in una struttura

carnevalesca che autorizza il capovolgimento dei valori e giustifica la follia. Palazzeschi incorona

Perelà come re del carnevale di questa realtà fittizia capovolta. 8

G G

U I

D

O O Z

Z

A N O

Gozzano si fa interprete di tutta la poesia del primo ‘900, ed è infatti il maggior esponente dei poeti

crepuscolari. Si contraddistingue sia per la sua capacità di esprimere tutte le sensazioni di tristezza e

malinconia attraverso la chiave dell’ironia, sia per il suo complesso ed ambivalente atteggiamento

nei confronti dei miti del decadentismo dannunziano. I crepuscolari, infatti, respingono la poetica di

D’annunzio, rispettandolo e ammirandolo nella sua poesia più intima. Essi

studiano e si basano su D’annunzio nell’affannosa ricerca di moduli narrativi

innovativi e contestatori, in un costante rapporto tra vita e poesia. Condivide

con Govoni la condizione di chiusura e di estraneità, avendo però una cultura

più elevata ed un più alto livello poetico. Gozzano sarà molto legato a

Torino, innanzitutto per la vicinanza con la cultura francese, per cui può

entrare in contatto con la grande area del simbolismo, inoltre perché era una

città aperta al nuovo, all’industrializzazione e alla nuova economia italiana, vi

è l’esaurirsi di una spinta propulsiva della vecchia cultura torinese della

dall’ideale risorgimentale, quindi decadenza politica e

borghesia infuocata

culturale, la crisi della società idealista, la conclusione dell’epoca dei sogni. I

c’è

poeti crepuscolari si interrogano sul proprio ruolo in modi differenti; Gozzano afferma che non

un ruolo per il poeta, la condizione umana è universale, è uguale per tutti, la poesia non è più

immortale. Nella poesia di Gozzano non troveremo più oggetti grandiosi, ma oggetti che si

confondono, che non servono più. Il tempo diventa un componente forte: pesa, lavora, manipola gli

oggetti e i personaggi, viene evocato attraverso il riferimento di date, tempo che è anche moda. La

sua poesia preferisce descrivere gli interni, ovviamente polverosi e decaduti, piccolo-borghesi.

Come l’oggetto decade e può essere abbandonato, così la poesia può diventare un oggetto buono da

solaio, può non essere più funzionale. Una poesia tutta per gli oggetti, dove oggetti sono gli stessi

personaggi, modesti borghesi. Gozzano esce dal sublime con una poesia disincantata, condizionata

dalla malinconia e dall’inettitudine, condizione del vinto. Da qui l’ironia con cui guarda questo

piccolo mondo, lo estranea da questa condizione di crisi e degradazione. Nel 1911 pubblica

“Colloqui”, in un linguaggio comune, colloquiale, utilizzando comunque espressioni colte. La

poesia tra aulico e prosaico inclina verso forme di teatralizzazione, si apre al dialogo teatrale. C’è

una grande sapienza costruttiva, quasi cinematografica, sa cogliere il dettaglio e farlo risaltare.

Gozzano non porta innovazioni, non sceglie il verso libero, ma usa canonicamente le rime, versi e

strofe con ironia. C’è qui un distacco da parte dell’autore nei confronti della poesia, non si partecipa

più come nella poesia di tradizione. I “Colloqui” arrivano nella maturità, anche se morì

giovanissimo, e hanno una struttura ciclica divisa in tre parti, vuole essere un’opera di “bilancio”, di

ricapitolazione. La sua poesia è dominata da un’idea della modernità come età della falsificazione.

L’età moderna è il tempo in cui ogni autenticità è venuta meno ed esistono soltanto, spesso ricche di

fascino, copie delle cose. Compito della poesia, che è essa stessa un falso, quello di rendere palese

la contraffazione, e non quello impossibile di restituire al mondo la sua innocenza.

“La signorina Felicita”: Uno dei più famosi idilli poetici di Gozzano, forse il suo capolavoro.

Racconta la storia delicata e malinconica di un amore impossibile, ambientato in un paesino del

Canavese dove l'Avvocato trascorre una vacanza prima di affrontare il viaggio in India che avrebbe

alla donna fatale di “Invernale”.

dovuto guarirlo dalla sua malattia mortale. Felicita si contrappone

Viene prima inquadrata la casa da lontano, e avvicinandosi si entra all’interno, dove c’è la

corruzione del tempo. Nella casa riscontriamo elementi importanti: non vi sono più termini aulici, si

sceglie l’ambiente modesto passando dal sublime al parlato, dall’aulico al colloquiale. È una poesia

che mente, l’avvocato mente a Felicita promettendole di tornare: dire di essere ciò che non si è. Nel

solaio ha luogo la massima espressione dell’opera, è una poesia che dedicata molta attenzione a ciò

che è stato segnato dal tempo. Alla fine abbiamo una sorta di mondo travolto dal turbine dell’oro, e

da questo mondo l’autore si ritira. All’avvocato non basterà più il mondo di Felicita, e parte

promettendo di Tornare, ma non lo farà. Ed ecco qui la condizione crepuscolare di inettitudine, di

non partecipazione alla vita. 9

F

U T

U R I

S M O

La stagione delle avanguardie storiche si apre ufficialmente sul finire del primo decennio del secolo

con il “Manifesto di Marinetti, 1909.

Futurista” Uno dei precedenti del futurismo è la

Scapigliatura lombarda, dalla quale deriva un rifiuto della tradizione, il voler essere “alternativi”

antireligioso), c’è la voglia di distruggere il passato e di guardare

(come ad esempio il sentimento

solo al futuro, poiché la società non è altro che divenire. Si tratta spesso di fenomeni globali, che

interessano svariati campi artistici ed extra-artistici, dalla politica al costume, dalle arti figurative

alla letteraria, cinema e musica. In arte, in questi anni, c’è stato il divisionismo: questo comporta la

frammentazione del colore, creando effetti di luce dinamici, caratteristiche che influenzeranno

quelle dell’arte futurista. Lo stesso divisionismo è teso verso il nuovo, è orientato verso

l’innovazione, così come fondamentali sono le riflessioni e la scoperta nel mondo della macchina.

Da un lato la suggestione del divisionismo, da un altro la ribellione della scapigliatura, da un altro

ancora il voler guardare alle nuove realtà scientifiche. I decadenti perlopiù rifiutavano il mondo

presente, la società borghese e quella industriale, per ritirarsi dal mondo in universi separati,

rimpiangendo epoche di passato splendore, dichiarando la crisi e la fine imminente di una civiltà. I

futuristi approdano ad una polemica “antipassistica”, e nei confronti di quanto nel presente risente

dell’influsso del passato. I futuristi esaltano la civiltà delle macchine, delle sue realizzazioni ed

innovazioni: la macchina, la velocità, il dinamismo e il fervore della vita cittadina, i suoni e i rumori

del presente, diventano ben presto princìpi ispiratori di poetica e poesia.

F M

I

L

I

P P O A R I

N E

T T

I

Filippo Tommaso Marinetti, personaggio emblematico senza il quale non sarebbe nato il

movimento futurista, nasce ad Alessandria d’Egitto e va in Francia per la sua formazione al contatto

francesi. Guida a lungo la rivista “Poesia” in Italia,

col simbolismo e le protoavanguardie che

accoglie opere e manifesti simbolisti, discussioni e dibattiti sulle questioni

culturali del tempo (famoso è il dibattito sul verso libero), ospita autori

emergenti in un laboratorio poetico nel quale avviene il confronto. Dopo la

pubblicazione del Manifesto del Futurismo sulle pagine del Figaro nel 1909,

Marinetti si dedicò ad un’intensa opera di diffusione, che cercherà di

impiantare anche all’Europa. Investendo e dilapidando capitali nella casa

editrice Poesia, Marinetti sarà l’unico finanziatore e promotore della sua

attività. Inonda il mercato di libri, spesso corredati dal manifesto e da una

premessa: le copie vengono diffuse in un numero quasi pari a quello della

tiratura. Riuscì a creare una forte risonanza intorno al fenomeno futurista, a

livello di pubblico, è legata anche alla messinscena parodistica della

letteratura che esce dai confini dei libri, musei, biblioteche, per trasformarsi in spettacolo, in un

accadimento da vivere collettivamente. Nonostante Parigi fosse la città in cui operava di più,

Milano sarà quella in cui si svilupperà maggiormente, luogo dove queste idee trovano una maggiore

accoglienza. Soprattutto sul piano politico, l’attivismo del leader non si concede tregua.

L’avventura Libica giunge propizia per rilanciare lo slogan della guerra come sola igiene del

mondo, e sottolineare il giusto fondamento, l’attualità dell’ideologia futurista. Il ribellismo e

l’anticonformismo dei futuristi intendono colpire quanto di decadente e autointrospettivo c’è

nell’epoca in cui vivono. Azioni, gesti, niente psicologia. Vitalismo, dinamismo, attivismo da

travasare dalla vita della civiltà industriale nell’arte. È indubbio che una parte consistente della

mitologia futurista confluisca in quella del fascismo. Molti esponenti del movimento, nel clima di

ritorno all’ordine del ventennio, abbandoneranno gli eccessi dell’arte e le provocazioni ed

entreranno nei ranghi del regime. 10

M , 1 9 0

9

A N I

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A

Non è un saggio, né un programma: è un genere letterario misto. Marinetti mette insieme alcuni

elementi diversi, un racconto vero e proprio, una parte centrale in cui vi sono i punti essenziali,

infine un altro racconto di chiusura. Vi è la storia metaforica di una morte e di una rinascita: muore

la vecchia tradizione culturale e ne nasce un’altra. Abbiamo la lotta contro il museo: devono essere

eliminati dallo scenario dell’arte, tutte le arti passate devono essere distrutte. Saranno contro

legandola ad un’idea passata di romanticheria. Questa lotta contro la tradizione avviene sia

Venezia,

attraverso idee racchiuse in una serie di temi che vengono proposti, sia attraverso diversi

atteggiamenti: l’arte deve essere caratterizzata da un forte atteggiamento di contrapposizione e

Se l’arte del passato è stata statismo, i futuristi vogliono “cantare

disprezzo aggressivo ed attivo. il

coraggio, l’audacia e la ribellione”. L’atteggiamento aggressivo, dal punto estetico, porta a forme

ed esalta l’attivismo dell’arte, la rottura di ogni armonia, nel massimo del disordine.

disarmoniche lotta, di velocità. L’idea che la vita coincida con

Tutta la realtà è fatta di dinamismo e di incessante

una perenne lotta, Marinetti la preleva da diverse fonti filosofiche. La guerra è vista come elemento

che sempre si ripete, come lotta eterna. Egli si pone in chiave antigiolittiana e si avvicina al

che spera ancora di trasformare l’Italia in una gigante potenza. Forte è anche il

nazionalismo,

disprezzo per la donna, l’ideale umano è l’uomo che ha subito una metamorfosi meccanica

rinunciando all’eros, è tutto proteso verso la produttività. Viene esaltato il lavoro umano come

mitizzazione della modernità.

M , 1 9 1 2

A N I

F E

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C O

Il manifesto tecnico appare come premessa di una antologia di poeti futuristi. Nasce dall’esigenza di

chiarire e ribadire le caratteristiche futuriste: vuole specificare cosa s’intenda per scrittura futurista.

I pre-futuristi hanno seguito il verso libero, un verso ordinato secondo le personali esigenze; ora

Marinetti vuole dettare le regole elencando i punti della scrittura futurista. L’arco temporale che va

dal 1909 al 1912 è importante per comprendere gli elementi e le caratteristiche che lo compongono:

focale sarà la guerra libica, in cui Marinetti partecipa come corrispondente dal fronte. Anche questo

un’apertura narrativa e una seconda in cui vengono enumerati

manifesto prevede i punti modali. Per

quanto riguarda la velocità, non bisogna solo rappresentarla, ma bisogna anche scrivere in modo

veloce, la scrittura deve essere dinamica. Il presupposto e la garanzia che questa velocità sia tale,

che sostituisce la logica e l’intelligenza.

passa attraverso un sistema di percezione ed intuizione

L’intuizione come percezione immediata, dinamica e veloce. Vengono accantonate la logica,

l’intelligenza e di conseguenza la sintassi tradizionale basata dal concatenamento logico degli

elementi. Distruggere quindi la sintassi, disponendo i sostantivi a caso, privilegiare sostantivi e

verbi, abolire gli aggettivi e gli avverbi, usare i verbi solo all’infinito; accostare e raddoppiare i

sostantivi, sopprimere il “come”, il “così” ed il “quale”, ovvero le similitudini, privilegiando

l’analogia, la più azzardata e imprevedibile possibile, introdurre sistematicamente l’onomatopea,

abolire la punteggiatura introducendo segni matematici. Inserire nella letteratura il rumore, il peso,

l’odore, distruggere l’Io e quindi tutta la psicologia. In sintesi, “parole o

in libertà”,

paroliberismo, immaginazione senza fili. A Marinetti manca la coscienza della marginalità

dell’arte e della letteratura, che è invece realtà della modernità, sembra quasi preso

monotematicamente dalla guerra, fornendo una rappresentazione poco critica della realtà. Dopo

questo manifesto, molti cominceranno a sentirsi a disagio per questo continui inneggiare alla guerra

e all’interventismo, sentendo stretta l’impostazione del paroliberismo. Nel 1915 nasce la rivista

“L’acerba”, che distaccandosi da Marinetti, si dichiarerà neutrale alla guerra.

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Tavole a metà tra scrittura letteraria e grafico-pittorica, promosso dal manifesto tecnico futurista,

che proponeva rapporti e passaggi dal piano verbale a quello visivo, non è più una sequenza

ordinata di righe, ma una sorta di quadro con l’annessione nel suo interno di più linguaggi

11

(onomatopea, sonorità, parole, grafica). La Tavola Parolibera non rimane circoscritta nel periodo

futurista, si sviluppa all’interno delle altre avanguardie successive, anche pittoriche, arrivando fino

ai giorni nostri, mettendosi in linea con altre forme di comunicazione. Marinetti utilizza questo

schema secondo due sistemi: il primo per propagandare il futurismo in un lancio pubblicitario del

movimento, il secondo sui miti della sua forza e della velocità, ogni pagina si presenta infatti come

di tavole pittoriche, dinamiche, sintetiche, all’insegna di una

un susseguirsi percezione simultanea,

Nella tavola di Marinetti, al centro della composizione “Schianto”, che vede

immediata.

moltiplicare le “i” e rinvia all’ortografia deforme per arrivare alla sonorità onomatopeica. È una

costruita sull’uso dei caratteri diversi

tavola con la presenza di segni matematici e geometrici, le

lettere si dispongono secondo un andamento di scia, tutti elementi che fanno riferimento ai caratteri

tipici del manifesto futurista. Altro elemento evidente si riferisce ala logica della composizione, in

una sensazione di velocità e di schianto, di un dinamismo forte come può essere l’esplosione di una

bomba. Marinetti si riferisce spesso alla guerra e alla sua aggressività in contrapposizione con il

nemico passato. Per rendere quest’idea di dinamismo, usa la simultaneità che esprime l’attimo in

cui di evidenzia la violenza e l’esplosività per renderne l’idea. Govoni non è così spregiudicato

come Marinetti, lontano dalla velocità, dalla guerra, in una dimensione surreale, in cui il linguaggio

verbale e visivo entrano in un rapporto più complesso e più significativo. Govoni dispone i suoi

elementi in una sorta di lentezza, pigrizia che richiama il crepuscolarismo, in uno spazio vuoto tra

un’immagine e l’altra; crea un senso di calma nella costruzione, tra le varie immagini non c’è

sintesi dinamica come in Marinetti, ma disomogeneità e discontinuità. Un mondo di sogno lontano

una forma di tradizione

e avvezzo dal presente. C’è della forma e del disegno quasi infantile,

aggiunge a tutte le immagini una definizione, una didascalia, schema che esula dalle innovazioni

tecniche proposte da Marinetti. Quest’ultimo rende le immagini uno strumento di cui si serve per

esprimere le sue ideologie, di persuasione, per convalidare le sue idee. Il futurismo apre nuove

strade, dimensioni che saranno utilizzate in diversi modi, in un percorso libero, uscendo dagli

schemi rigidi imposti.

G L

I

A N P I

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R O U C I

N I

Lucini è il teorico, oltre che l’attuatore, del verso libero, come una riapertura della poesia in prosa

L’importanza di Lucini è da un punto di vista culturale: è un anello di

rispetto al romanzo.

congiunzione tra una tradizione aperta all’innovazione (scapigliatura lombarda) e scrittura del

primo ‘900. ‘900 in Lombardia) si lega l’idea

Alla linea lombarda (da Manzoni fino al di una

scrittura plurilinguista, che adopera cioè più linguaggi insieme costruendo un testo più composito

e linguisticamente più multiforme di quello tradizionale. Lucini è il punto di

conciliazione tra il modello petrarchesco, ovvero monolinguistico, che tende

al lirico e al sublime, e quello dantesco, ovvero evita il sublime ed è

plurilinguistico, visto l’uso del volgare che accorpa più elementi.

Rappresenta, tuttavia, “colui un simbolismo italiano,

che teorizza”

simbolismo molto più a contatto con la realtà: deve cioè sintetizzare il

prodotto di varie correnti, per cui storicità, speranza di carattere politico,

idee rivoluzionarie, tutto ciò va sintetizzato in un’’”Utopia di opera

nuova”. È molto attento a mettere in scena personaggi ellenistici

contemporanei, maschere che rappresentano valori e idee. È un simbolismo

caratterizzato da una finalità morale: autoformazione dell’uomo attraverso

cultura e la presta al cambiamento. È un’opera

la quale costruisce la propria

che vuole provocare un radicale cambiamento, deve formare un Io cosciente, che sia in grado di

capire quali sono i falsi valori e gli ostacoli. Esso è tale solo se si vive in una società liberata. A

Lucini non è estranea la coscienza che il poeta ha perso la sua aureola, sa bene che il messaggio

della letteratura raggiunge pochi ascoltatori, ma sa anche che la sua opera, per poter creare un Io di

tale portata, deve rivolgersi ad un lettore diverso, che fa parte della società sfruttata, emarginata,

vinta dalla storia (contadini, operai). Ma questi destinatari non sono raggiungibili: sono anni di

12

analfabetismo, di problemi di diffusione, ma Lucini non rinuncia al tentativo di cambiamento, nelle

sue poesie, dunque, comparirà il conquistatore delle terre coloniali, la monarchia, il letterato dei

suoi tempi, e forti saranno le sue critiche contro questi personaggi. Da un lato l’ironia, il sarcasmo,

dall’altro lo straniamento, nella consapevolezza che la letteratura è marginale e non può compiere il

suo ruolo. Nel 1909, nell’ambito della grande stagione futurista, viene pubblicata l’opera “Le

che avrebbe dovuto intitolarsi “canzoni dove viene presentata la borghesia e

revolverate”, amare”,

È una poesia di parte, che vuole fare in modo che l’unico

viene colpita, a colpi di revolverate.

lettore che può leggere le sue opere, ovvero il borghese, prenda coscienza della realtà del potere. Le

revolverate apparsero nelle edizioni di “Poesia”, con una premessa di Marinetti. L’alleanza con il

futurismo, sia pure momentanea, è dettata dalla comune adozione del verso libero, ma è anche di

reciproca convenienza: lo scrittore lombardo supera le sue difficoltà di pubblicazione trovando un

editore che stampa e diffonde la sua opera, Marinetti, un nome che dà prestigio al movimento

d’avanguardia appena inaugurato. Il e dall’articolo di

distacco è confermato dalla Diffida

sconfessione su “La quando l’ideologia futurista avrà ormai rivelato il vero volto. Le

voce”,

è un discorso “rivoluzionario”,

revolverate che scuote istituzioni, ideologie, usi letterari, anche

del primo ‘900. Ad una scena da teatro simbolista, sostituisce uno spazio urbano

futuristi,

tentacolare, colmo di tensioni e di conflitti. L’Io sale alla ribalta e in tono autoironico, il verso libero

stavolta grida, esasperando la propria doppiezza di innovazione e tradizione, con una frantumazione

ritmica. Le Revolverate sono premeditate, scegliendo consapevolmente il “per chi” e il “contro chi”.

La poesia di vendicazione è mirata contro le carogne sociali, i rappresentanti di una borghesia al

potere superba e buona a nulla. A tutti i traditi dalla storia, vecchi, giovani e bambini stritolati dalla

morsa della società borghese. Ad essi Lucini indirizza canti d’angoscia e di speranza, ma sa bene

Il “per chi” delle

che il suo messaggio non può raggiungerli perché non hanno facoltà d’ascolto.

revolverate si sdoppia, il vero destinatario deve ancora arrivare in un futuro indefinito.

V

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A N E

S I

M O

Nel 1915, con l’entrata in guerra dell’Italia, il periodo eroico del futurismo inizia a declinare. Da un

lato c’è il fastidio di alcuni artisti che avvertono nelle costrizioni imposte una sorta di gabbia di

regole, alcuni iniziano a vedere nel futurismo una scuola fin troppo organizzata che sacrifica la

libertà, dall’altro lato c’è un certo irrigidimento dei futuristi sul tema della guerra imminente e che

essi esaltano. Tutti si muovono sul tema dell’interventismo, ma il futurismo di questa guerra si fa

esaltare in un ruolo di propaganda, servilismo politico che molti letterati non amano. Nel 1913

nasce a Firenze “L’acerba”, rivista condotta da Papini e Soffici, che ospiterà molti manifesti

futuristi, ma che finirà per dissociarsi dai futuristi di Marinetti, crisi che sfocerà nel secondo

dopoguerra. Negli stessi anni de L’acerba, a Firenze c’è un’altra rivista significativa che ha un

grande potere d’attrazione, “La guidata nel 1912 da Papini e

voce”, Prezzolini. Ha una doppia fase:

dal 1908 fino al 1914 è diretta da Prezzolini, ha un taglio culturale con un raggio di interessi molto

ampio. Dal 1914 al 1916 subentra De Robertis e La voce assume un carattere unicamente letterario,

che ospita scrittori e autori italiani del tempo. Nasce con un programma preciso, in una spinta

antigiolittiana, che rimproverava a Giolitti di aver seguito una politica di compromesso, una politica

di basso profilo che rinuncia agli ideali, ai grandi principi liberali; Prezzolini in questo senso lancia

un appello per tornare a mettere in moto una cultura che intervenga sulla società, dare nuova linfa

alla politica, per costruire e rinnovare valori a cui la politica possa fare riferimento. Sulla Voce,

perciò, vengono ospitate idee e riflessioni sulla società del tempo, emergono temi sulla storia, dei

problemi sociali, delle grandi istituzioni e strutture di uno stato moderno. Forte spazio sarà occupato

dalla saggistica filosofica; la voce raccoglierà le testimonianze di molti scrittori, molti dei quali

riflettono sulla possibilità che la letteratura assuma la finalità di contribuire ad una crescita culturale

dell’Italia. Alcuni cercano di rendere la loro letteratura più direttamente attinente alla società, dentro

la concretezza dei problemi reali. All’interno de La Voce, viene dibattuto il tema dell’idealismo

filosofico, attraverso la posizione di Benedetto Croce, il quale enunciava la sua estetica, basata

di poesia pura, intuizione lirica di un sentimento: L’estetica dei Distinti,

sull’idea la poesia legata

13

ad una purezza e un aspetto lirico, non deve uscire da questi parametri, non deve avere intenzioni

morali ma essere fine a se stessa, idea che si scontrava con le altre ideologie di Boine, critico e

entra infatti in polemica con Croce, stanco dell’estetica

paladino di una letteratura diversa. Boine

crociata, facile e ristretta, incita ad un’estetica di un’opera grande che entri

dei creatori,

direttamente nella vita. Vuole potersi esprimere per intero, senza che la scrittura lo tiri fuori dalla

realtà nella quale è immerso, il linguaggio deve essere libero, deve poter manifestare la varietà di se

stesso anche se la scrittura risulta frammentaria. Si vuole esprimere nella sua interezza, ma non può

farlo, la realtà è un incessante divenire, può riuscirci solo con “frammenti di vita”. Il vocianesimo

non diviene un movimento definito, ma una tendenza, una condizione di alcuni poeti e letterati. I

della poesia vociana sono i temi dell’autobiografismo,

caratteri essenziali del moralismo, del

e dell’espressionismo.

frammentismo

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E E

B O

R A

Può essere considerato il maggiore esponente della rivista “La Voce”. Di origini lombarde, nasce e

si forma a Milano. Rebora ha una formazione filosofica di sistematica ricerca di una visione

dell’idea nella storia mondo che vive sia la logica manifestazione dell’idea

secondo la quale il

vicino alle ideologie futuriste, che lo spirito diventi corpo nella città, nella modernità. Il movimento

e la trasformazione danno atto allo spirito di divenire, grazie al vortice della vita. Dalla città alla

natura come luogo ideale per la contemplazione filosofica, dove la dimensione ideale delle cose

che porta all’estraneità come ripiegamento, come

prende forma. Un mondo, quello della campagna,

fuga: così la città appare alienante, una vita vorticosa, in una

cessazione della spiritualità, in cui l’uomo è svuotato. Rebora oscilla

tra la città e la campagna, vista sia come polo negativo che positivo,

tra diverse posizioni, in una continua ricerca che non trova una sintesi

Attraversa l’idealismo, senza trovare risposte alle sue

efficace.

domande, in un’altalena di stati d’animo. La sua formazione è anche

musicale, la musica gli fornisce, infatti, un ulteriore strumento, dando

voce alle dissonanze tra i veri momenti dell’Io. È un poeta che

sostanzia la sua poesia di conoscenza e ricerche filosofiche, in una

particolare tensione che chiama il lettore ad interrogarsi su alcune

questioni del mondo. Non si limita alla pura letteratura, assumendo

una posizione diversa, non ha compiti politici, ma è una poesia

impura, una scelta morale che segue caratteri e modi, mettendo in

primo piano il soggetto e i suoi momenti diversi, con connotazioni

autobiografiche: un viaggio di conoscenza e ricerca. È una poesia

scomposta di bagliori e stati d’animo, frammentaria, che si esprime attraverso flashback e ricordi,

esprime volta per volta la diversità degli stati d’animo che l’Io ha messo in luce. Nel 1913 pubblicò

le edizioni della “Voce” i “Frammenti l’opera più famosa, alla ricerca della sua

per Lirici”, Forte è l’elemento

identità, che diventa coincidente con il suo viaggio infinito.

dell’Espressionismo, in un linguaggio vario, che volontariamente fa riferimento a Dante ed alle sue

espressioni sonore e visive, arcaico, fortemente espressivo, testimone delle difficoltà che l’Io

sistematicamente vive. L’urto, il contrasto, il plurilinguismo e l’espressionismo sono gli elementi

focali per la rappresentazione del movimento e della ricerca perenne del soggetto. Una poesia che

non si accontenta, ma è aperta ed animata, giocata con flash improvvisi del viaggio dell’Io. Rebora

vive fra gli opposti, nel turbine della vita e della città, in una posizione importante ed indicativa. 14


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Problemi e testi della letteratura del novecento del prof. Carlino che riassumono il periodo che va dal Decadentismo alla Neoavanguardia del '63.
Gli appunti di letteratura italiana contemporanea di Carlino aiutano nella comprensione dei movimenti letterari che hanno interessato la letteratura contemporanea, con un esame approfondito dei maggiori esponenti tra cui:
Gabriele D'Annunzio,
Giovanni Pascoli,
Pirandello e Svevo,
Aldo Palazzeschi,
Filippo Marinetti,
Clemente Rebora,
Dino Campana,
Giuseppe Ungaretti.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in letteratura, musica e spettacolo
SSD:
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ninja13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Carlino Marcello.

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