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La tutela dell'ambiente e la cooperazione locale

Irene Centomo, matricola VR065800, commenta l'affermazione di Kottak secondo cui la tutela dell'ambiente dipende dalla cooperazione a livello locale (Kottak, p. 253). La decisione di svolgere una relazione sulla tutela dell'ambiente nasce dalla volontà di reperire qualche informazione e di tentare una ricostruzione, seppur breve e frammentaria, dell'allarmante situazione in cui versa l'ambiente negli ultimi decenni. Da più parti del mondo ci giungono rilevanti testimonianze, sia attraverso la voce di studiosi come gli etnografi, che decidono di trascorrere lunghi periodi della loro vita in stretto contatto con una comunità, per studiarla nel suo insieme, sia dal grido di attivisti che si sono ritrovati ad essere protagonisti dei profondi cambiamenti avvenuti a partire dagli anni della loro infanzia fino ai nostri giorni.

Il contributo di Wangari Maathai

Fondamentale è il contributo tratto dall'autobiografia di Wangari Maathai Solo il vento mi piegherà, da lei redatta per rendere pubblica la sua lotta (e quella di milioni di altre donne e uomini) per salvare la terra in cui è nata e cresciuta, ripristinandone le aree verdi. Di particolare interesse per questa ricerca è la condizione africana, con specifici riferimenti al Kenya, la terra di Wangari, come esempio lampante del fatto che «in quel continente le pressioni per sostituire le dinamiche del mercato a quelle dell'economia di sussistenza hanno creato nuove aree di fame, povertà, deprivazione sociale (…)» (Balsamo, Calvo, Di Meglio, Donini, Guerreschi, Maher, Segre, 1997).

L'influenza dell'occidentalizzazione

Fino a partire dagli anni Venti del Novecento, l'antropologia si è interessata ai cambiamenti prodotti dal contatto fra società industrializzate e non industrializzate. L'influenza esercitata dall'espansione occidentale sulle popolazioni indigene e sulle loro culture, conosciuta come occidentalizzazione, e in particolare l'adozione forzata del sistema economico occidentale, rappresentano una grave minaccia per le popolazioni locali. Spesso, a stravolgere le economie del Terzo Mondo e dei paesi in via di sviluppo sono le multinazionali, che mirano alla ricerca di manodopera a basso costo e materie prime che in queste «terre vergini» sono particolarmente abbondanti. La moderna tecnologia produce una sorta di imperialismo culturale, che designa «la diffusione o l'avanzamento di una cultura a spese di altre, o la sua imposizione su altre culture, modificandole, rimpiazzandole o distruggendole» (Kottak 2008). E i governi locali, attratti dai compensi economici promessi in cambio dello sfruttamento selvaggio della terra, spesso appoggiano queste vere e proprie razzie.

Il caso del Kenya

I problemi, in Kenya, sono iniziati con la colonizzazione inglese. I primi europei giunsero alla fine del XIX secolo, per accaparrarsi quanto più continente fosse possibile. Le terre vennero tolte ai legittimi proprietari, i quali furono costretti a trasferirsi e ad abbandonare le loro proprietà. Le zone migliori, come gli altipiani, erano particolarmente apprezzate dai coloni, perché il terreno era fertile, senza malattie debilitanti come la malaria, e il clima era perfetto. Perfetto per sostituire le piantagioni locali con le più monetizzabili coltivazioni di frumento, mais, caffè e tè, destinate alle esportazioni.

Questa fu una delle cause principali della diffusione in Kenya di malattie associate alla malnutrizione, un fenomeno di cui Wangari non ricorda di aver mai sofferto, grazie alla coltura di legumi, radici, miglio, mais e molte varietà di frutti, cibi nutrienti che la terra rigogliosa degli altipiani offriva in abbondanza. In seguito al disboscamento a fini commerciali, la legna da ardere e per cucinare cominciò a scarseggiare, motivo per cui la popolazione dovette abbandonare l'alimentazione locale, ed adottarne una meno salutare e nutriente, perdendone in robustezza e forza fisica.

«Non solo l'industria zootecnica era minacciata dal degrado ambientale, ma (…) tutto il Paese ne avrebbe pagato le conseguenze. Il legame fra i problemi dell'ambiente e le loro cause (disboscamento, distruzione della vegetazione, agricoltura non sostenibile e perdita del terreno) era ovvio» (Maathai 2006).

Tra le conseguenze del disboscamento, oltre alla carenza alimentare, si è assistito al graduale impoverimento del terreno. La coltivazione intensiva basata sulle monocolture e l'abuso di fertilizzanti chimici ha prosciugato il suolo della sua fertilità.

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Scienze politiche e sociali SPS/13 Storia e istituzioni dell'africa

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia e Istituzioni dell'Africa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Zamponi Mario.
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