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PRINCIPI E METODI DI VALUTAZIONE PSICOLOGICA.
Prof Rota.
Libri: Del Corno F, Lang M - La diagnosi testologica (Franco Angeli Edizioni) + Passi
Tognazzo D - Metodi e tecniche nella diagnosi di personalità (Giunti Firenze) tutti
test proiettivi Esame:
(che hanno alla base una teoria psicodinamica/psicoanalitica).
scritto a crocette.
Lezione 1.
Il principale strumento di valutazione è il colloquio, strumento fondamentale che si
inserisce all’interno della relazione con il paziente. È il primo strumento di
osservazione, valutazione e misura. Dopo il colloquio abbiamo i test, strumenti che
partono da una teoria/costrutto e che servono allo psicologo clinico come supporto per
fare una diagnosi. I test sono sempre un supporto, qualcosa che si affianca al
colloquio.
La valutazione avviene attraverso delle fasi e solitamente ci vogliono 3/4 incontri per
fare una valutazione. L’intera valutazione prende il nome di assessment. La
risoluzione è la fase finale della valutazione, il momento dove restituiamo quello che
abbiamo valutato di un soggetto. Una valutazione globale, che comprende anche l’uso
di test, si chiama psicodiagnosi.
I principi e metodi della valutazione psicologica si utilizzano in psicologia clinica, ma di
quale psicologia clinica andiamo a parlare? Di una disciplina che ci porta a
studiare il comportamento degli individui ed i loro processi mentali. Quindi il nostro
intervento è sull’individuo, l’individuo può appartenere a diverse fasce d’età; dal
bambino all’adulto.
aree di partenza psicologica clinica
Le sono quelle aree dove lo psicologo intervenire
(ce ne sono alcune dove è più facile intervenire, altre meno) ed esse sono: abuso di
sostanza, valutazione diagnostica, disturbi alimentari, depressione, disturbo di
personalità, attacchi di panico, gioco d’azzardo; valutazione dello stress lavoro-
correlato, progettazione di un servizio di aiuto psicologico ecc.
La psicologia clinica è la scienza delle relazioni (individui, gruppi, organizzazioni), più
che dell’individuo, infatti opera su una molteplicità di contesti approcciabili
clinicamente. La consultazione clinica non è sempre rivolta a un individuo né sempre
finalizzata ad un successivo trattamento psicoterapeutico. Potenziali clienti dello
psicologico clinico sono scuole, università ecc. individuo in un contesto.
STORIA DELLA PSICOLOGIA.
La storia della psicologia ci aiuta a comprendere le dimensioni sui cui si è costituita la
psicologia clinica, in particolare del volto che essa ha assunto nel contesto
nordamericano: intervento su un individuo sofferente, la cui malattia può essere
misurata/predetta/curata al di là di ogni considerazione di contesto noi abbiamo a
che fare con strumenti che originano in altri paesi e che poi vengono adattati
(standardizzati) al nostro. Tutte queste valutazioni servono non solo per la diagnosi ma
anche per un potenziale intervento. 2
antecedenti,
La psicologia clinica ha alle spalle degli ovvero la psicologia
sperimentale (ricordiamo ad esempio Wundt, Skinner ecc.) e la psicologia della
misura delle differenze individuali un grande contributo per i principi e i metodi
della valutazione psicologica è stato dato da studi/lavori di psicologi che hanno
valutato e studiato le differenze fra gli individui; questi studi hanno riguardato
l’individuazione di tratti di personalità fino ad arrivare poi agli aspetti di personalità
che conosciamo noi.
Nel 1869, in Inghilterra Francis Galton avvia una serie di studi che:
Focalizzano l’attenzione sull’individuo e le differenze tra gli individui.
Introducono il concetto di misura quantitativa delle differenze individuali.
Rafforzano l’importanza dell’analisi statistica dei dati psicologici.
La psicologia delle differenze individuali studia le differenze tra individui e introduce il
concetto di misura delle differenze e riesce a studiare per esempio il temperamento. È
necessario avere presente che il temperamento è la parte più stabile delle nostre
caratteristiche, ognuno di noi nasce con un tipo di temperamento. Il nostro compito è
anche riuscire a comprendere il tipo di temperamento della persona. Prima di mettere
in atto un intervento è necessario, tramite il colloquio, cercare di capire il
temperamento della persona. Cosa ci spaventa di più? Un temperamento vivace o
depressivo, che manifesta appunto depressione? Colui che ha temperamento
depressivo è più statico, chi invece ha temperamento vivace sarà comunque in
movimento, sia che questo venga espresso da rabbia o altri elementi. Ci sono dei tratti
stabili del temperamento che ci indicano come ci muoviamo: introverso, estroverso,
chiuso o esploratore… mental test,
Nel 1890, James Cattell introduce il termine e nel 1894 sviluppa una
batteria di reattivi per valutare le abilità mentali delle matricole della Colombia
University.
Di fatto le variabili da lui misurate, di carattere sensoriale percettivo, si rilevarono
scarsi predittori del successo degli studi universitari.
J. McKeen Cattel convinto che gli indici delle discriminazioni sensoriali e i tempi di
reazione potessero essere considerati come forme di misura delle capacità intellettive,
dà la prima definizione di «test mentali».
Wissler (allievo di Cattel) evidenzia i limiti delle teorie di chi lo aveva preceduto:
afferma che ci sia bassa correlazione tra i risultati dei test di intelligenza ed altri indici
esterni e indipendenti.
Nel 1900-1920 la psicologia inizia ad indentificarsi con la testologia.
La diagnosi psicologica si sofferma sulle caratteristiche della persona, essa è una
diagnosi psicometrica, poiché la teoria di riferimento è la teoria della misura
mentale. Ogni test ha alla base un costrutto, ovvero una teoria di riferimento Cosa
è stato scritto fino ad oggi? Cosa hanno fatto gli altri? Questi teorici avevano
cominciato a studiare le teorie di riferimento dei costrutti mentali per ideare i test.
1905: Binet e Simon cominciano ad elaborare la scala dell’intelligenza. Due
psicologi francesi, furono incaricati dal Ministero dell’Istruzione di mettere a punto
un metodo per identificare quei bambini che non potevano trarre profitto dalla
regolare istruzione e che pertanto dovevano essere collocati in scuole speciali. Nel
1905 è stato ideato il primo test di intelligenza, la scala Binet-Simon, composto
da 30 item disposti in ordine di difficoltà crescente e misuranti abilità astratte.
1908: nasce il concetto di età mentale età rilevabile dal test e relativa alle
capacità medie dei bambini di quell’età. 3
1916: Terman introduce il concetto di quoziente intellettivo.
1917: con lo scoppio della prima guerra mondiale, le autorità militari degli Stati
Uniti affidano agli psicologici clinici la costruzione di strumenti per la valutazione e
la classificazione dei soldati. Vengono creati l’Army Alpha, l’Army Beta e il Personal
Data Sheet.
1921: Cattell fonda la Psychological Corporation che raccoglie circa 200 psicologi
con lo scopo di offrire consulenza, soprattutto di tipo testistico, al mondo degli
affari e dell’industria.
Nel 1930-1940 molti psicologi si avvicinano alla psicoanalisi e nascono test con
stampo dinamico. La tradizione psicometrica (da Cattel a Binet e Simon) e la
tradizione dinamica trovano intorno al 1930-1940 la loro prima singolare fusione
nell’elaborazione e utilizzazione dei test proiettivi. Nel 1938: Thurstone mise a
punto un procedimento statistico, l’analisi fattoriale: batterie multiple o
multifattoriali che permettono di valutare la posizione di un soggetto in rapporto a
diversi tratti specifici: come la comprensione verbale, l’abilità spaziale e la
memoria associativa per rendere più complesso il costrutto teorico dell’intelligenza.
Nel 1950 si dà sempre più importanza alla psicologia. Nel 1953 gli psicologi americani
adottano il Code of Ethical Standards of Pshycologist e stabiliscono un Certyfing Board
con il compito di certificare le competenze professionali nelle principali aree della
psicologia applicata: counseling, psicologia industriale, psicologia clinica e si inizia a
parlare anche della psicologia scolastica.
Nel 1960: Sono caratterizzati dal movimento antipsichiatrico alla luce di nuove teorie
sulla malattia mentale, che rivendicano la genesi sociale del disturbo, e l’importanza
della prevenzione sulla terapia. Gradualmente il lavoro degli psicologi clinici si apre
alle attività di servizio entro le comunità. Oltre ai tradizionali compiti di ricerca,
valutazione e trattamento, anche la consulenza per varie agenzie sociali (scuole,
polizia, istituzioni riabilitative…) e la formazione per le figure para-professionali
(infermieri, assistenti sociali).
Nel 1970-1980 si inizia a introdurre il concetto di assessment. Negli USA però il
governo riduce progressivamente le sovvenzioni ai programmi per la salute mentale,
di cui beneficeranno soprattutto i trattamenti ritenuti più rapidi e risolutivi. Nel 1973
viene emanato un decreto legge che stabilisce che gli psicologi si possano occupare
del disturbo ma sotto la supervisione degli psichiatri. Nel 1975 si formalizza che il
disturbo deve essere curato da un trattamento psicoterapeutico di tipo medico. È in
In Italia i corsi di
questo clima internazionale che nascono i corsi di psicologia in Italia.
psicologia nascono negli anni ’70 e si focalizzano sulla psicologia applicata. La
psicologia applicata si aspetta di dare l’oggettività empirica ai risultati e alle decisioni
derivanti dai risultati.
In Italia i primi corsi in Psicologia nascono negli anni ‘70 e si focalizzano sulla
psicologia applicata.
cosiddetta Nelle Università si studiano i processi psicologi di base
(percezione, memoria, tempi di stimolo-risposta, pensiero creativo e divergente,
intelligenza, …) con metodi strettamente empirici, in laboratorio. I risultati e le
metodologie vengono applicate in vari settori della società (anche se sono stati
scoperti o costruiti in laboratorio), ad esempio nella selezione del personale, per
“predire” i comportamenti futuri dei candidati e il loro possibile successo nei compiti
richiesti. Nel frattempo iniziano le prime esperienze di psicoterapia praticate per lo più
da psicoanalisti. Le emozioni e l’analisi emozionale sono il maggiore focus della
pratica. D’altra parte, l’analisi delle emozioni è confinata alla relazione terapeutica, 4
senza attenzione – anche in questo caso - al contesto nel quale la psicoterapia si
svolge. IL METODO DELLA PSICOLOGIA CLINICA.
La situazione clinica è un processo di osservazione orientato verso la totalità e
la singolarità dell’essere umano, dove contrariamente all’approccio sperimentale,
il clinico e la relazione stabilita con il paziente fanno parte dei parametri
essenziali. Colui che adotta il metodo clinico tiene di conto le modalità di gestione
della vita intrapsichica e intersoggettiva nella storia individuale e gruppale,
accompagnato da una concezione dell’essere umano marcata dall’unicità, dalla
singolarità e soprattutto dalla complessità. L’essere umano quindi viene considerato
nella sua totalità.
Finalità dell’incontro clinico.
È un incontro finalizzato a rispondere ad una richiesta di aiuto attraverso il
“prendersi cura”.
Nella maggior parte dei casi prevede una valutazione delle problematiche
presentate dal paziente, sia in termini di diagnosi nosografica, sia in termini di
analisi dei processi profondi rispondenti alla diagnosi psicodinamica.
La finalità è sempre quella di individuare l’intervento di cura più opportuno.
La diagnosi nosografica.
La valutazione del disturbo è in termini esclusivamente sintomatici.
È espletata in riferimento a format che indicano procedure e classificazioni
prestabilite da manuali di rifermento (DSM IV), simili per ogni paziente.
La finalità è quella di realizzare il più correttamente possibile un esame obiettivo.
Presupposto di base: i sintomi sono segno di malattia, la loro eliminazione è il
ritorno in salute.
Principi e metodi di valutazione psicologica.
Legge 56/89; ordinamento della professione di psicologo. ARTICOLO 1. DEFINIZIONE
DELLA PROFESSIONE DELLO PSICOLOGO.
"La professione di psicologo comprende l'uso degli strumenti conoscitivi e di
intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di
sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e
alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in
tale ambito".
Diagnosi: processo logico con cui il medico definisce l’esistenza e la natura della
malattia e le condizioni del paziente. La parola diagnosi deriva dal greco “dia” = per
mezzo di, attraverso + “gnosis” = cognizione, conoscenza conoscenza ottenuta
attraverso l’osservazione e lo studio dei segni e/o sintomi. Ci sono diversi tipi di
diagnosi, le principali sono 3:
Diagnosi medica :
La medicina ha il fine di curare i malati e la nosografia è uno strumento che ottimizza
esistono le
le procedure di diagnosi/prognosi/terapia. L’assunto di base è che
malattie e che possono essere riconosciute: cioè identificare e differenziare le une
dalle altre. 5
Diagnosi identificare come appartenente ad una classe nosografica dello schema
classificatorio un singolo quadro morboso che giunge all’osservazione. Essa:
1. Consente una previsione del decorso della malattia (prognosi).
2. Ottimizza la comunicazione tra gli operatori del settore.
3. Strumento per migliorare le conoscenze.
Nella medicina occidentale la nosografia si basa fin dalle sue origini su alcuni semplici
criteri classificatori:
a. Il sistema biologico interessato in senso anatomo funzionale.
b. Le caratteristiche anatomo-patologiche della “lesione” alla base della malattia o le
alterazioni funzionali dei sistemi.
c. La causa o le cause della malattia.
Esempio: il signore XY dice di essere affetto da episodi in cui il cuore gli batte
all’impazzata, ha un forte dolore al petto ed ha una sensazione di stare per morire.
Il medico identificherà i sintomi disfunzionali del paziente, secondariamente risalirà
alle cause determinanti la malattia, e infine, esamina la capacità di ripresa dell’organo.
disturbi soggettivi
In medicina i sintomi sono riferiti dal paziente e i segni sono le
alterazioni direttamente osservabili che indicano una devianza dalla norma. Essi sono
dati dell’esame fisico, di laboratorio, da indagini strumentali. Confermano l’origine
dogmatica dei sintomi e suggeriscono le possibili alterazioni biologiche che sottendono
ai sintomi del paziente.
Il medico scopre che il cuore è perfettamente integro, risale allora alla fase precedente
in cui deve ipotizzare la causa dei sintomi per poi ripetere nuovamente la verifica
funzionale. Nel caso del signor XY si può ricorrere ad una spiegazione di tipo
psicologico: il soggetto è fortemente ansioso e viene invito ad un altro specialista.
Il modello medico classico della diagnosi si muove su questi versanti:
1. Primo contatto con il malato e colloquio clinico.
2. Osservazione vera e propria del soggetto.
3. Esame obiettivo clinico (raccoglie quelli che sono i racconti di sintomi e segnali che
il paziente riporta).
4. Formulazione (riformulazione) di un’ipotesi diagnostica.
5. Accertamenti diagnostici: esami strumentali e di laboratorio.
6. Se i risultati oggettivi non confermano l’ipotesi farò una riformulazione dell’ipotesi
diagnostica (torno al punto 4).
7. Se invece la verificano si passa al trattamento.
8. Che poi dovrà essere verificato periodicamente.
Diagnosi psicologica :
Differenze fra diagnosi medica e psicologica: nella psicologia tramite i test possiamo
verificare se i sintomi che il paziente lamenta appartengono ad una fascia clinica o
meno. I test danno un punteggio in riferimento a dati statistici e potranno rientrare o
meno in un quadro clinico.
DIAGNOSI MEDICA DIAGNOSI PSICOLOGICA
Segni e sintomi. Segni e sintomi.
Prima ipotesi. Prima ipotesi.
Verifica di laboratorio o strumentale. Valutazione del comportamento.
Conferma della diagnosi. Verifica della diagnosi.
Intervento. Intervento.
Verifica dell’efficacia. Verifica dell’efficacia (si vede in un
tempo più prolungato). Non termina mai. 6
Fare una diagnosi psicologica non significa attribuire o riconoscere un una persona una
patologia disturbo psichico.
certa o Questa è una modalità della diagnosi psichiatrica.
Lo psicologo non vede di fronte a sé una serie di segni/sintomi/elementi in attesa di
essere organizzati e dotati di senso attraverso un’etichetta (diagnostica). Fare
psicodiagnosi non è un esercizio (inteso come ginnastica mentale) che vede il
professionista intento a “cacciare e contare” gli elementi necessari per l’attribuzione di
un nome a ciò che la persona lamenta e presenta.
Diagnosi psichiatrica :
In psichiatria i sintomi (disturbi soggettivi riferiti dal paziente) sono caratterizzati da
una assai maggiore complessità e articolazione rispetto a quelli medici, e sono la base
per l’inquadramento nosografico e l’identificazione diagnostica. Il raggruppamento di
questi sintomi serve per fare poi una valutazione psicodiagnostica; è la presenza o
l’assenza di sintomi e la loro durata che fa la differenza per il terapeuta per fare un
inquadramento nosografico ed individuare la categoria diagnostica in base al DSM.
“vissuto&rdquo
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Principi, Macroeconomia
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Principi termodinamica
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Principi di patologia vegetale
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Marketing (principi e strumenti)