Che materia stai cercando?

Principi di infermieristica generale ed assistenza di base II - l'eliminazione urinaria Appunti scolastici Premium

Appunti di Principi di infermieristica generale ed assistenza di base II per l'esame della professoressa Durizzotto. Gli argomenti trattati sono i seguenti: l'eliminazione urinaria, l'eliminazione urinaria femminile e maschile, le caratteristiche dell'urina.

Esame di Principi di infermieristica generale ed assistenza di base II docente Prof. V. Durizzotto

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Incontinenza urinaria

L’incontinenza è la perdita involontaria di urine attraverso il meccanismo sfinterico, dimostrabile

oggettivamente, in luoghi e/o tempi inappropriati, tali da costituire un problema igienico sociale.

Rappresenta un sintomo, un segno ed una patologia. Questo problema è in grado di condizionare

la vita in quanto riduce l’autonomia e l’autostima della persona, assume risvolti medici, igienico -

sociali e psicologici e rappresenta un aumento della spesa per la sanità.

L’incontinenza urinaria colpisce prevalentemente gli anziani, soprattutto le donne (circa il 40%

donne, tra i 40 e i 50 anni, ha manifestato almeno una volta un problema d'incontinenza - circa il

55% donne dopo i 60 anni presenta perdita involontaria di urina) anche se solo 1 utente su 10 si ri-

volge allo specialista. L’incontinenza maschile, invece, è secondaria ad interventi chirurgici o

Traumi (es. dopo la prostatectomia radicale il 23% degli uomini rimane incontinente).

Alcuni studi hanno provato a quantificare i costi portati da questo problema, identificando sia in

Europa (uno studio del 2005) che in USA (uno studio del 2004) un costo approssimativo medio di

circa, rispettivamente, 528€ e 480€ per paziente/anno; solo quello statunitense ha stimato in modo

significativo i costi indiretti, identificando un valore indicativo medio di altri 337€. Il costo sociale del-

la patologia in Europa era stimabile nel 2000 in circa 16 miliardi di Euro l’anno (solo costi diretti); lo

studio statunitense stimava una cifra pari a 14 miliardi di Euro. È interessante confrontare questo

importo con la stima del 1995 dei costi sociali annui negli USA, in miliardi di Euro, di altre patologie:

6,4 per il cancro al seno, 7,7 per i disturbi alimentari, 11,3 per l’influenza, 12,6 per l’artrite, 18,2 per

l’ictus, 19,3 per il fumo.

È possibile anche verificare l’andamento di questo problema con il passare degli anni:

2000 ITALIA: dati epidemiologici sono scarsi e frammentati (dati IU tratti da Nord Europa e Ame-

 rica). Una persona con IU spende circa £ 654.000 all'anno per acquisto di pannoloni, creme ed

altri presidi. Costo medio per la collettività è di £ 928.000 annue per ogni incontinente. Si PRE-

SUME che in Italia ci siano più di 3.000.0000 di persone con incontinenza.

2005 realtà locale (Asti uff. protesica) spesa annua 210.000 euro escludendo creme e presidi.

 Popolazione CONOSCIUTA: 3130 persone.

 SCONOSCIUTI

Si presume che il numero degli incontinenti al servizio sociosanitario siano la

 maggioranza.

L' INCONTINENZA, NON PUO' ESSERE CONSIDERATA UNA FISIOLOGICA PARTE DEL

PROCESSO D' INVECCHIAMENTO!

Ci sono diversi tipi di incontinenza urinaria:

Incontinenza da sforzo o da stress

DEFINIZIONE: stato nel quale la persona è soggetta ad una immediata perdita involontaria di urine

con l’aumento della pressione intraaddominale (ridere, starnuti,correre, sollevare oggetti pesan-

ti…)

SINTOMI: gocciolamento con l’↑ della pressione addominale; pollachiuria, urgenza minzionale

FATTORI CORRELATI: obesità, gravidanza, età avanzata, anomalie congenite, body building

Incontinenza da urgenza

DEFINIZIONE: stato nel quale la persona è soggetta ad una immediata perdita involontaria di urine

associata a un forte e improvviso desiderio di urinare (pressione detrusore > presssione uretrale)

SINTOMI: urgenza minzionale seguita da incontinenza

FATTORI CORRELATI: infezioni, traumi, interventi chirurgici,lesioni neurologiche, post cateterismo a

permanenza, eccessiva assunzione di liquidi o di sostanze quali alcool,caffeina…

Incontinenza mista o totale

DEFINIZIONE: stato nel quale la persona è soggetta ad una perdita di urine continua e imprevedibi-

le, in assenza di distensione della vescica e di consapevolezza della ripienezza vescicale

SINTOMI: flusso costante di urina in momenti imprevedibili, nicturia, insuccesso dei trattamenti per

l’incontinenza, mancata consapevolezza dell’incontinenza

FATTORI CORRELATI: quelli delle 2 precedenti

Incontinenza da sovra riempimento o riflessa

DEFINIZIONE: stato nel quale la persona è soggetta ad una prevedibile e involontaria perdita di uri-

ne senza alcuna sensazione di bisogno di emissione di urine o di ripienezza vescicale

SINTOMI:

Contrazioni vescicali non inibite, riflessi involontari che producono fuoriuscite spontanee di urina e

perdita totale o parziale dello stimolo

FATTORI CORRELATI: compromessa conduzione degli impulsi al di sopra dell’arco riflesso secondaria

a: trauma/infezione/tumore del midollo spinale

Incontinenza funzionale

DEFINIZIONE: stato nel quale la persona è soggetta a incontinenza per la difficoltà o l’incapacità di

raggiungere in tempo il bagno

SINTOMI: incontinenza prima o durante il tentativo di raggiungere il bagno

FATTORI CORRELATI:

Fisiopatologici: ictus, sclerosi multipla, parkinsonismo…

Farmaci: sedativi, diuretici,miorilassanti, immunosoppressori…

Situazionali: ridotta mobilità, barriere ambientali, confusione mentale…

Secondo la letteratura il ruolo dell’infermiere, rispetto al problema dell’ incontinenza urinaria è fon-

damentale e si realizza, all’ interno di una equipe multidisciplinare, nell’ ambito dell’accertamento,

della diagnosi e del trattamento.

Gli interventi che l’infermiere deve attuare in caso di incontinenza urinaria sono diversi:

1)Determinare la presenza di fattori contribuenti

2)Accertare il modello funzionale

3)Ridurre/eliminare i fattori di rischio quali:

Obesità

o Parto

o Atrofia e Invecchiamento

o Esiti anestesia

o Post cateterismo e manovre invasive

o Farmaci miorilassanti, sedativi, ipnotici, antipsicotici, diuretici

o Post – chirurgia (prostatectomia)

o Enuresi in età pediatrica

o Donne con prolasso organi pelvici

o Infezioni basse vie urinarie

o Fumo

o Famigliarità

o

4)Utilizzo di presidi per l’incontinenza quali:

P. rettangolari: i meno indicati per la ridotta capacità assorbente e poco anatomici.

o P. sagomati per i. leggera: sono studiati anatomicamente per la donna, simili a quel-

o li da ciclo, ma più assorbenti; si indossano con la propria normale biancheria

P. sagomati per i. medio grave: sono i più diffusi, diverse misure, si possono usare con

o propria biancheria o con mutanda elastica.

Mutandine assorbenti elasticizzate: assorbente incorporato in una mutandina mo-

o nouso che s’ indossa con biancheria normale

P. mutandina con chiusura laterale: da riservare solo per persone allettate

o P. mutandina con chiusura laterale: solo per soggetti allettati e poco usati

o Coni assorbenti

o Urocondom

o

5) Cateterismo intermittente o a permanenza

6) Sviluppare un programma di rieducazione del pavimento pelvico finalizzato a po-

tenziare le fibre muscolari residue e a rafforzare le strutture del piano perineale.

Il criterio fondamentale di inclusione è la motivazione del paziente alla risoluzione del problema;

prima di iniziare prima di iniziare il trattamento riabilitativo, è indispensabile quantizzare il grado di

incontinenza della persona tramite diario minzionale, pad test, questionari sulla qualità di vita e test

pubo-coccigeo. Successivamente, si può iniziare il percorso riabilitativo facendo capire al paziente

la composizione del suo pavimento pelvico…

A. MUSCOLO PUBORETTALE

B. MUSCOLO PUBOCOCCIGEO

C. MUSCOLO ILEOCOCCIGEO

D. MUSCOLO ISCHIOCOCCIGEO

E. MUSCOLO PIRIFORME

F. FASCIA RETTOVAGINALE

G.MUSCOLO OTTURATORIO

INTERNO

…e utilizzando determinati strumenti per il recupero e il riacquisto della

forza delle strutture del piano perineale; questi possono essere:

Counselling

o Bladder training (esercizi vescicali) un insieme di

o norme comportamentali finalizzate a ripristinare il

controllo della funzione urinaria. Es: evitare di bere

almeno a partire da un’ora prima di andare a letto,

tenere un diario minzionale, sforzarsi di prolungare

l’intervallo tra le pipì…

Chinesi terapia (fkt) esercizi che mirano ad una presa

o di coscienza da parte del paziente della muscolatura

del pavimento pelvico.

Sef (elettrostimolazione funzionale) si avvale

o dell’utilizzo di una piccola sonda vaginale, collegata

ad un dispositivo atto al controllo della stimolazione

elettrica, a stretto contatto con la muscolatura del

pavimento pelvico. E‘ una tecnica passiva che

consiste nell’applicazione di stimoli elettrici a strutture

muscolari per ottenerne una migliore attività.

Biofeedback attraverso delle piccole sonde

o 

introdotte in vagina, il paziente è in grado di osservare

su di un monitor gli effetti delle contrazioni muscolari e

delle stimolazioni dei gruppi muscolari.

Coni vaginali

o

Questi strumenti possono essere utilizzati insieme o solo una parte, in base al caso specifico da in-

fermieri esperti in riabilitazione del pavimento pelvico, fisioterapisti, personale medico.

7) Insegnare tecniche atte a stimolare il riflesso minzionale (per incontinenza da

sovra riempimento o riflessa)

8) Assicurare i fattori strutturali che promuovono la continenza (per l’incontinenza

funzionale o da urgenza)

9) Interventi farmacologici

Si usano farmaci che appartengono alla famiglia degli “ antimuscarinici o anticolinergici”. Questi

farmaci agiscono sulla vescica riducendo le contrazioni, gli spasmi, ma anche riducendo la sensibi-

lità per volumi di urina troppo ridotti.

Estrogeni: la vescica, l’ uretra ed il pavimento pelvico sono sensibili all’ azione

Antimuscarinici o anticolinergici: Questi farmaci agiscono sulla vescica riducendo le

 contrazioni, gli spasmi, ma anche riducendo la sensibilità per volumi di urina troppo ri-

dotti(Atropina,Propantelina,Trospium...)

“Simpaticolitici”: Questi farmaci vengono impiegati nella terapia dell’ ipertrofia prostati-

 ca benigna con l’ obiettivo di migliorare lo svuotamento vescicale, avendo sperimenta-

to come il sistema ortosimpatico svolge una azione inibitoria sulla contrazione

“Antidepressivi triciclici”: L’uso di questi farmaci è legato alla loro proprietà anticoliner-

 gica a livello del detrusore. Particolare attenzione va fatta all’ uso di questi farmaci in re-

lazione alla stretta finestra terapeutica e agli effetti collaterali prevalentemente di carat-

tere cardiovascolare (Imipramina)

10) TECNICHE DI MODULAZIONE NERVOSA

Utilizzano impulsi elettrici per stimolare e ripristinare il sistema di

comunicazione tra la vescica e il centro sacrale della minzione.

Cateterismo vescicale

Cateterismo (dal greco kathiénai che significa mandar giù) è un termine che indica l’inserzione di

sonde all’interno di cavità dell’organismo utilizzando vie naturali o artificiali, a scopo diagnostico,

terapeutico o evacuativo. Le indicazioni per il suo utilizzo sono diverse:

1. Ritenzione acuta di urina

2. Disfunzione neurologica permanente (se difficoltà all’autocateterismo)

3. Monitoraggio diuresi nei pazienti critici

4. Interventi chirurgici che richiedano la vescica vuota (urologia o strutture contigue)

5. Trattamento di neoplasie vescicali con citotossici topici (irrigazioni)

6. Incontinenza, solo se non si possono usare sistemi alternativi

7. Macroematuria/piuria per evitare il tamponamento vescicale

8. Test di funzionalità vescicale

Il catetere vescicale si mette solo quando serve e si tiene per il minimo tempo necessario.

INFEZIONI DELLE VIE URINARIE (IVU)

È bene ricordare che le infezioni delle vie urinarie sono la complicanza più frequente nei pz porta-

tori di catetere vescicale e sono una delle più frequenti infezioni nosocomiali (20-40% circa).

L’80% delle IVU sono associate all’uso del catetere vescicale e il 30-40% delle batteriemie ospeda-

liere da gram negativi fa seguito ad una IVU; le IVU associate a cateterismo allungano la degenza

media di 2.4 - 4.5 gg

Dato l’alto rischio di infezioni delle vie urinarie, una delle principali componenti della gestione del

pz con catetere vescicale è la prevenzione delle complicanze infettive. Il rischio di contrarre infe-

zioni è molto più elevato nei pz anziani, immunodepressi, diabetici, puerpere e soggetti a ritenzione

urinaria e a domicilio il rischio è molto più basso rispetto all’ospedale. Le IVU aumentano con la du-

rata della cateterizzazione e sono strettamente correlate con l’esecuzione della tecnica, la corret-

ta assistenza e la gestione del circuito.

Il catetere viene inserito in un’area del corpo particolarmente colonizzata (area perineale) e, con-

siderato che l’apparato urinario è un’area sterile, (fatta eccezione per il tratto terzo distale Uretra-

le), le urine rappresentano un buon terreno di crescita per i batteri.

I microrganismi che possono portare ad infezioni sono diversi:

Escherichia coli (24%)

 • Enterococchi (16%)

 • Pseudomonas aeruginosa (11%)*

 • Candida (11%)

 • Klebsiella (9%)

 • Enterobacter (5%)

 • Staphylococcus aureus

 • Staphylococcus epidermidis

 • Serratia

Questi microrganismi possono entrare nell’apparato urinario

durante l’inserzione del catetere, per via intraluminale (infezioni

crociate più frequenti negli uomini) o per via extraluminale che è

la principale (i microrganismi (mo) migrano dall’area periuretrale

alle vie urinarie ed è più frequente nelle donne dove i mo

provengono direttamente dalla flora rettale). La maggior parte dei cateteri si colonizza entro 30

giorni dall’introduzione (il 50% a 10gg) a causa della crescita di microrganismi resistenti; per tale

motivo non si raccomanda l’uso di ATB a scopo profilattico in quanto sulla superficie esterna del

catetere si forma un biofilm che rende parzialmente inefficace la terapia ATB.

Le IVU non diminuiscono se si aggiungono soluzioni antibatteriche nella sacca.

Le IVU associate a catetere vescicale sono spesso asintomatiche e si risolvono spontaneamente

con la rimozione del catetere ma se persistono possono portare a prostatite, cistite, pielonefrite o

batteriemia da gram negativi (porta ad una mortalità significativa).

La prima misura di prevenzione delle infezioni delle vie urinarie è ridurre l’esposizione del paziente al

cateterismo vescicale. Il cateterismo può portare a diverse complicanze non infettive quali stenosi

uretrali, ematuria, perforazione vescicale, parafimosi o fistola uretro-cutanea.

IL CATETERISMO

Il catetere non è un elemento a se ma comprende anche tubi e sacca di drenaggio che quando

vengono assemblati sono da considerarsi come un tutt’uno. In base al tempo di permanenza si di-

stinguono 3 tipi di cateterismo:

Cateterismo a breve termine o transitorio

 Cateterismo a lungo termine o permanente

 Cateterismo Intermittente

La scelta del catetere varia in base a diversi fattori quali il calibro, il numero di vie, la consistenza e il

tipo di materiale.

Calibro

Minore è il calibro minori sono le reazioni della mucosa anche se esso non si sceglie in base alle di-

mensioni del meato uretrale esterno.

Le dimensioni ottimali sono :

- 12-14 Fr per la donna

- 14-16 Fr per l’uomo

- 18-20 Fr per cateterismo a lungo termine

- 20-22Fr se ematuria o interventi ch.

NB: un catetere 12 Fr permette il passaggio di 100L di urina /die

Il diametro dei cateteri viene convenzionalmente riportato in Charrière (Ch) oppure French (Fr). Un

Ch corrisponde a 1/3 di mm. Es: un catetere da 24 Ch vuol dire che ha un diametro di 0.8 cm.

I vari diametri si possono distinguere in base ad un codice colore:

Bianco = 12 Ch

Verde = 14 Ch

Arancione = 16 Ch

Rosso = 18 Ch

Giallo = 20 Ch

Blu = 22 Ch

Numero di vie

Normalmente si usa il 2 vie (Foley) (drenaggio + fissaggio) mentre per i cateteri ad intermittenza si

usa a 1 via (Nelaton). Se si prevede di fare dei lavaggi è consigliato quello a 3 vie (Foley a 3 vie).

Consistenza

A seconda dello scopo del cateterismo i cateteri possono essere più o meno rigidi. Avremo quindi:

Cateteri rigidi-semirigidi

Cateteri semirigidi

Cateteri molli

Materiali

Possono essere di Silicone, di Lattice, di Teflon o in PVC ma non si sa quale materiale sia il migliore

anche se in assoluto il lattice è sicuramente da escludere in caso di allergie. Esistono cateteri rico-

perti di ioni Ag o ATB, ma la loro efficacia nel prevenire le IVU va ulteriormente confermata, inoltre

sono molto costosi, pertanto il loro utilizzo andrebbe limitato solo a pz particolarmente a rischio.

In base alla forma dell’estremità prossimale i cateteri si distinguono in:

Nelaton : ha l’estremità prossimale arrotondata e rettilinea con uno o due punti di

o drenaggio. E’ quello più comunemente usato e non è auto statico


PAGINE

16

PESO

482.15 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in infermieristica (ASTI - AOSTA - CUNEO - ORBASSANO - TORINO)
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher _MorphinE_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Principi di infermieristica generale ed assistenza di base II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Durizzotto Valentina.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Principi di infermieristica generale ed assistenza di base ii

Principi di infermieristica generale ed assistenza di base II -  l'eliminazione intestinale
Appunto
Principi di infermieristica generale ed assistenza di base II - il prelievo venoso e l'emocultura
Appunto
Chirurgia d'urgenza
Appunto
Infermieristica d'urgenza e intensiva (infermieri)
Appunto